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A Bologna per ricordare i Sinti uccisi dalla ?Uno bianca?

20 Dicembre 2006 Nessun commento


Bologna 23 dicembre 2006, ore 11. Manifestazione/presidio in via Gobetti, davanti al cippo che ricorda l?assassinio di Rodolfo Bellinati e Patrizia Della Sentina, Sinti Emiliani, assassinati il 23 dicembre 1990 dai criminali della ?Uno bianca?. Manifestazione per ricordare che le persecuzioni verso i Rom/Sinti continuano a suon di sgomberi, deportazioni, incendi, anche nella Bologna della ?legalità? dell?anno 2006: una città che si vorrebbe ?normalizzata? a spese e sulla discriminazione di immigrati e Rom.
Un presidio ?civile? per riprendere memoria e ri-cor-dare, perché la perdita di memoria produce violenza: di-menticare vuol dire fuori di mente, fuori di testa

L?ASSALTO AL ?CAMPO NOMADI?
A Bologna, il 23 dicembre del 1990, due Sinti Emiliani vengono uccisi e due Rom rimangono ferite in un assalto a colpi di arma da fuoco da parte della banda della ?Uno bianca? contro il ?campo sosta nomadi? in via Gobetti. I morti furono Rodolfo Bellinati, 27 anni e Patrizia Della Santina di 34 anni. A restare ferite in maniera grave furono anche una bambina e una Romnì Jugoslava.
Al campo di via Gobetti vivevano in roulotte circa 250 persone: Sinti Emiliani e Rom di provenienza slava.

LA BANDA DELLA FIAT UNO BIANCA
Bologna, novembre 1994. Arrestati i criminali che a bordo di una Fiat Uno bianca avevano terrorizzato la città e la regione, lasciando un’impressionante scia di sangue: nel periodo compreso tra la metà del 1987 e l’autunno del 1994 vennero uccise 24 persone e ferite oltre 100 a Bologna, nella Romagna e nelle Marche. Gli imprendibili assassini erano che poliziotti, rappresentanti delle forze dell’ordine che invece di proteggere la gente avevano scelto la strada del crimine e della de-strabilizzazione politica: rapinando banche, uffici postali e supermercati, sparando a testimoni, ad agenti delle forze dell?ordine o a chi, come unica colpa, era nomade o extracomunitario.

Nella notte tra il 21 e il 22 novembre ’94 le Forze dell?Ordine arre-stano Roberto Savi, assistente di polizia in servizio alla centrale operativa della Questura di Bologna. Nei giorni seguenti, uno a uno, vengono bloccati gli altri componenti della banda: il 24 novembre e il 26 novembre, Fabio e Alberto Savi, fratelli di Roberto, rispetti-vamente, camionista e poliziotto al Commissariato di Rimini; il 25 Pietro Gugliotta, agente in servizio alla centrale operativa della Que-stura; e la notte tra il 28 e il 29 Marino Occhipinti, vicesovrintenden-te della sezione narcotici della Squadra mobile, e Luca Vallicelli, agente scelto alla scuola della Polstrada di Cesena.

L?attività della banda era iniziata il 19 giugno ’87 con un assalto a un casello autostradale, seguito da altre cinque rapine a caselli auto-stradali. Il 19 febbraio ’88 la banda uccide una guardia giurata a Casalecchio di Reno. Seguono altre rapine sanguinose, spesso compiute per portar via un bottino modesto, compreso un assalto con esplosivo a un ufficio postale del capoluogo emiliano. Il 20 aprile ’88 uccidono a Castel Maggiore, nell’ hinterland, due carabinieri in servizio di perlustrazione, Cataldo Stasi e Umberto Erriu. Il 6 ottobre 1990 uccidono Primo Zecchi perché stava prendendo il numero di tar-ga della Uno in fuga. Il 23 dicembre 2000, assaltano sparando il ?campo nomadi? di via Gobetti, a Bologna: uccidono due Sinti, Rodolfo Bellinati e Patrizia Della Sentina e feriscono una bambina ed una donna Rom. Il giorno dopo l’attentato, in questura, una delle donne del campo, chiamata a testimoniare, riconosce nel poliziotto Fabio Savi l’autore dell’agguato. Nessuno le dà ascolto. Il 4 gennaio ’91 al quartiere Pilastro di Bologna, gli assassini della ?Uno bianca? uccidono altri tre carabinieri, Andrea Moneta, Mauro Mitilini e Otello Stefanini. L’ultima impresa è del 21 ottobre ’94 con due feriti (uno grave) alla BNA di Bologna.

Sabato 23 dicembre alle ore 11
MANIFESTAZIONE/ PRESIDIO
Nell’anniversario dell’assassinio dell’Uno Bianca,
davanti al cippo di via Gobetti (quartiere Navile)

C’era una volta un maledetto re che voleva far scomparire tutti i Rom perché avevano un’aria diversa dalla sua e da quella dei suoi parenti, perché parlavano in modo che lui non capiva, e questo lo faceva arrabbiare. Tuttavia, sterminare degli innocenti all’epoca moderna non è una bella cosa. Così il re decise di fare dei Rom dei criminali. Sterminare i criminali è tutt’altra cosa?

Se esiste un?identità europea, un popolo senza altra patria che non sia il Continente, questo è il popolo rom, la minoranza più numerosa, gli ?indiani?, dell?Unione Europea. Il lungo viaggio dei Rom ha inizio nel V secolo in India ma entra in un labirinto di discriminazione nell?Europa del XV secolo: cinquecento anni di persecuzioni che non hanno trovato epilogo nel ?Porrajmos? nazi-fascista, ma che continuano nella nostra era.

Tra le carte di Norimberga, un solo paragrafo è dedicato al genocidio di Rom e Sinti, eppure gli zingari furono, assieme agli Ebrei, le cavie designate della follia nazista. Il ?Porrajamos? è il termine che in lingua “romanì” descrive l’annientamento, il divoramento di queste popolazioni: infatti dal 1940 al 1945 nei campi di sterminio e nell?Europa nazi-fascista vennero uccisi 500 mila zingari.

A Bologna, il 23 dicembre del 1990, due Sinti furono uccisi e altri due rimasero feriti in un assalto a colpi di arma da fuoco contro il ?campo sosta? di via Gobetti. I morti furono Rodolfo Bellinati, 27 anni e Patrizia Della Santina di 34 anni. A restare ferite in maniera grave furono anche una bambina e una donna jugoslava.
Al ?campo? di Via Gobetti vivevano in roulotte circa 250 persone: Sinti Emiliani e Rom di provenienza slava. L’attentato non colpì solo gli zingari, ma era rivolto anche contro chi, in città, aveva aperto la discussione sulle possibili soluzioni abitative e di accoglienza per gli immigrati che facevano parte della prima consistente ondata di migrazione nei nostri territori. Quell?attentato seguì la logica di colpire i più deboli fra i deboli, ma “avvisava” anche chi tentava di affrontare le nuove questioni sociali della città.

Anche nel 2005, secondo il rapporto dell?Unione Europea, i Rom sono la popolazione più discriminata e più sottoposta ad atti di violenza razziale d?Europa.

Oggi nella Bologna delle “legalità” e delle ordinanze anti-manife-stazioni si soffre ancora per abbandono e per freddo, oggi in una città che si vorrebbe “normalizzata” si continua con la logiche dello sgombero che producono altre sofferenze ed emergenze:
- 15 Novembre 2006: sgombero del campo di via Gobetti.
- 17 novembre 2006: incendio al campo di via Scandellara.
- 7 dicembre 2006: espulsione dal campo nomadi comunale di via della Volta di due famiglie serbe.
- 14 dicembre 2006: sgombero di 50 Rom dal casale di via Malvezza.
- 15 dicembre 2006: arrivano le lettere di sfratto a 5 famiglie serbe presenti nel campo profughi del Trebbo.

Alcuni sgomberi sono stati firmati dal Sindaco, altri dalla Procura della Repubblica, altri ancora dal Direttore dei Servizi Sociali del Comune, ma la trama è quasi sempre la stessa: le deportazione di massa (alla vigilia dell?acquisizione, da parte degli immigrati rumeni, della cittadinanza europea), il foglio di via, il CPT, il carcere per chi non ha ottemperato ad un precedente decreto di espulsione.
Gli sgomberi creano situazioni di emergenza umanitaria e non risolvono alcun problema. Non si possono mettere per strada centinaia di persone, private di tutto ciò che possedevano, senza alcun luogo dove dormire, senza la possibilità di sfamarsi e provvedere alle proprie esigenze indispensabili, e disinteressarsene completamente.
Solo grazie all’intervento di volontari e associazioni il disastro sociale causato dagli sgomberi non si è trasformato in tragedia. Ma il volontariato non può essere la scialuppa di salvataggio quando le politiche “disincentivanti” dell’amministrazione comunale sono fatte a scapito della salute, della dignità e dei diritti di centinaia di persone.
Continuare a mentire, continuare a sostenere che i servizi sociali funzionano e che le persone sono state tutelate nei loro diritti inviolabili, serve solo a rendere più evidente a tutti che “il re è nudo”.

Ma dopo Bologna, anche a Milano e a Roma le Polizie Municipali e quelle di Stato si sono travestite da Babbi Natale, ma, invece delle renne, sono arrivati con le benne a demolire furgoni e roulotte, sotto gli occhi disperati di poverissime famiglie, donne e bambini, che hanno visto distruggere senza pietà le loro dimore coi pochi averi.
A dimostrare che le responsabilità di questa “nuova tragedia umanitaria” non sono imputabili solo alla Giunta Cofferati. Vengono confermate delle direttive politiche dell’attuale governo nazionale che, fino ad ora sta rendendo operativi tutti gli aspetti più odiosi di una legge come la Bossi-Fini che, anche per il Commissario Onu per i Diritti Umani è ?ispirata dalla filosofia di scontro di civiltà? e ?incita alla discriminazione e alla criminalizzazione degli immigrati?.
Non sono ancora visibili tracce concrete verso l?abrogazione di questa legge ignobile, ma anche le “modifiche migliorative” sembrano scomparse. E non stiamo parlando della chiusura dei CPT (che ormai vedremo nell’anno del mai), ma di provvedimenti che contrastino i processi di clandestinizzazione che la normativa in vigore produce.

Per tutte queste ragioni, proponiamo alle ?reti di movimento?, alle associazioni di volontariato, alle associazioni pro Rom/Sinti del territorio nazionale, alle forze politiche della sinistra radicale, alle organizzazioni sindacali di partecipare:

SABATO 23 DICEMBRE ALLE ORE 11
nell’anniversario dell’assassinio dell’Uno Bianca,
davanti al cippo di via Gobetti (quartiere Navile)
alla manifestazione/presidio

- in solidarietà alle popolazioni rom, contro la violazione dei diritti e della dignità dei migranti;
- contro la politica degli sgomberi che spostano i problemi e li aggravano nella loro dimensione umana e sociale;
- per l’immediato allestimento di strutture adeguate a fronteggiare le emergenze ma anche a superarle, attraverso politiche non più repres-sive ma di integrazione e con lo stanziamento dei fondi necessari.

OGGI CHE LA MEMORIA POTREBBE PERDERSI, RIPRENDIAMOLA PER TORNARE A RAGIONARE E LOTTARE.

Si chiedono adesioni ed eventuale sottoscrizione dell’appello:
segreteria di Valerio Monteventi, comune di Bologna, tel. 051-203871

Elenco delle prime adesioni :
Opera Nomadi Nazionale; Associazione ABNA’AL ARD (figli della terra); PRC Federazione di Bologna; Tiziano Loreti (Segretario della Federazione PRC di Bologna); gruppo consiliare Comune di Bologna SOCIETA’ CIVILE – IL CANTIERE; Roberto Sconciaforni (capogruppo gruppo consiliare Comune di Bologna PRC); Nazzarena Zorzella per ASGI; Opera Nomadi sezioni di: Modena, Ferrara, Reggio Emilia, Pisa e Marche; Coordinamento Regionale Veneto Opera Nomadi?

In fotografia: la lapide in via Gobetti a Bologna

Riferimenti: Bologna ricorda i Sinti uccisi dalla ?Uno bianca?

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