
Opera (Mi), 10 febbraio. 77 Rom Romeni, cittadini Comunitari, fra cui 37 bambini, scappano dalle tende della Protezione Civile dopo un mese e mezzo di presidi anti-zingari, di striscioni, sputi ed offese. Contro i disperati Rom vincono la guerra: Lega Nord, Alleanza Nazionale ed il Comitato per i Pregiudizi e bassi istinti corporali (de-fecatori). Fallisce miseramente la forza di interposizione condotta da Comune, Provincia, Prefettura con il cappellano militare della Caritas. Saranno lo stesso insigniti di medaglia d?oro al valor militare per a-vere convinto, a sprezzo di enormi difficoltà e pericoli, gli inermi Rom a firmare un patto di ?legalità e socialità? (?Se non scopi la tenda ti cacciamo via con tutta la famiglia?), anche se risultati perfettamente inefficaci ad applicare la legge ed a fare firmare il ?patto? agli intolleranti cittadini di Opera che, invece, la ?legalità e socialità? l?hanno ampiamente violata: incendio di tende, blocco del Consiglio comunale, presidi abusivi con bar e servizi igienici, insulti verbali ed a mezzo striscioni ?anche verso i bambini, violazione morale dell?o-spitalità. In sintesi, incitamento e pratiche di odio razziale.
“Mi pare di essere tornata a casa, in Romania”, ha dichiarato sconsolata Milena C., “la sola differenza è che qui c’è più possibilità di lavoro regolare”, riferendosi alle 40mila aziende italiane che sfruttano il lavoratori romeni in Romania. “Meglio con i tos-sicodipendentri di don Virginio che con i legadipendenti di Opera”, ha sottolineato Sebastian R. romeno di religione cristiana. “Se sono nomadi che nomadiscano” avrebbe dichiarato Sua Eccellenza il Prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, soprannominato il Passato Prefetto, consultando il “Devoto-Oli”, come il 22 gennaio scorso all’arrivo del Ministro della Solidarietà Sociale Ferrero.
LA DECISIONE DI LASCIARE IL ?CAMPO?
Pietà l?è morta e solidarietà, sua sorella, è scomparsa
Domenica 11 febbraio. La decisione di sgomberare l?area, ha spiegato il Comune di Opera, è venuta dopo la lettera aperta indirizzata alle istituzioni dai 77 rom che vivevano nella tendopoli temporanea dalla fine dello scorso dicembre -fino al previsto 31 marzo, che esprimevano «disagio e preoccupazione per le continue tensioni e pressioni a cui, loro malgrado, sono sottoposti»: «Ci sentiamo offesi, i nostri bambini hanno paura, siamo stanchi. Non potevamo nemmeno uscire dalle tende per gli insulti e le minacce».
Pertanto, Comune di Milano e Opera, la Provincia e Casa della carità hanno deciso di dare «un?accelerata al piano di uscita dall?e-mergenza». I Rom si trasferiscono all´interno del parco Lambro di Milano, dove saranno ospiti presso il Ceas di don Virginio Colmegna, una comunità di recupero per tossicodipendenti e pazienti psichici. 10 uomini, grazie a un progetto avviato dalla Casa della carità in collaborazione con il sindacato degli edili Fillea-Cgil, rientraranno in Romania per lavorare all?asfaltatura delle strade del villaggio di Salcutsa.
LA LETTERA DEI ROM
Alle istituzioni.
Siamo il gruppo di persone, uomini, donne, bambini che da mesi vivono nelle tende ad Opera in una situazione d?emergenza, con un presidio di gente che non ci vuole, con la polizia che è sempre all?entrata del campo.
Non ce la facciamo più. Soprattutto i nostri bambini hanno paura. Per questo non volgiamo più stare neanche un?ora in più perché siamo stanchi. Ci sentiamo e siamo offesi continuamente. Soprattutto la presenza del presidio della polizia che dovrebbe garantire la nostra sicurezza continua a far emergere un?immagine brutta di noi.
È completamente sbagliata e per questo vogliamo, con questo gesto, dire basta. Non siamo gente che ruba, che offende. Volgiamo vivere tranquillamente con le nostre famiglie, con i figli piccoli, quelli che vanno a scuola.
Abbiamo detto e scritto i nostri impegni, stiamo attendendo pazien-temente una soluzione più dignitosa. Vgliamo dire, con questo gesto che siamo noi, soprattutto i nostri bambini, ad aver paura. Quando passiamo vicino al presidio noi salutiamo sempre, ma loro ci trattano male. Passiamo ogni giorno attraverso cartelli che ci offendono.
Siamo persone come voi e molti, anche cittadini di Opera, lo possono affermare. Ora non abbiamo più il coraggio di uscire dopo le 17 per prendere da mangiare. Chi viene a trovarci, deve essere riconosciuto dalla polizia, spesso non passa.
Ma perché? Avevamo detto che saremo rimasti quel gruppo e così è.
Siamo intimiditi ed impauriti. Non ce la facciamo più.
Ringraziamo il sindaco, chi lo sostiene, la parrocchia che ci ha dato fiducia, tutti quanti, volontari e cittadini, Casa della Carità soprat-tutto che ci state vicini. Confidiamo ancora in una soluzione che ci permetta di vivere in modo dignitoso.
Alcuni di noi stanno cercando casa lavorando, altri chiedono un?ospitalità temporanea in attesa di abitare in modo dignitoso come ci è stato promesso.
I nostri bambini però non ce la fanno più.
Vi ringraziamo e porgiamo i nostri saluti.
Milano, 10 febbraio 2006
Le Famiglie della tendopoli di Opera
TUTTO COMINCIA
Tutto comincia il 14 dicembre 2006 con gli sgomberi di 77 Rom Romeni, tutti regolari, da un insediamento abusivo di proprietà del costruttore Ligresti, che occupavano da un anno e mezzo in via Ripamonti a Milano. L?ordinanza del Prefetto crea un?emergenza abitativa che viene risolta con l?allestimento di una tendopoli della Protezione Civile nell?area circense di Opera, comune ai confini di Mi-lano. La tendopoli dovrebbe ospitare temporaneamente la trentina di famiglie da fine dicembre al 31 marzo 2007. Si tratta di 77 persone di cui 23 uomini, 17 donne e 37 minori, in particolare, 11 bambini hanno meno di tre anni e, tra questi, cinque sono nati nel 2006.
La decisione del comune di Opera, di centro sinistra, di dare accoglienza solidale, per un periodo limitato, a degli sgomberati, crea immediate reazioni. Parte della cittadinanza, ispirata da FI, AN, Lega e dalla fazione più intollerante, la sera del 21 dicembre, dopo avere incendiato sei tende ed averne divelte altre sette, invade e fa sospendere il Consiglio Comunale esibendo frammenti di tende bruciate anche in piazza.
L?arrivo dei Rom viene ritardato a venerdì 29 dicembre. Accom-pagnati dagli operatori della Casa della carità di don Vinicio Colmegna, che gestisce la situazione, arrivano alla tendopoli intorno alle 16 ma sono costretti ad entrare da un ingresso secondario per evitare il presidio dei cittadini contrari alla decisione di Prefettura, Provincia di Milano e Comuni di Milano e Opera. Alcuni cittadini del presidio lanciano petardi nel ?campo? e inveiscono contro i Rom con urla e slogan. I Rom, che per risiedere nel ?campo? devono firmare un patto di ?legalità e socialità? suddiviso in nove emendamenti, trovano alloggio in 19 tende. Dieci sono da otto posti, sei sono da sei posti, due fungono da refettorio e una da magazzino. Sul posto ci sono dei bagni chimici, una cucina da campo e viene successivamente allacciata l’acqua corrente e l’elettricità.
Dal 29 dicembre persiste il presidio, che è un vero e proprio assedio, dei cittadini di Opera contrari al ?campo di accoglienza? temporaneo. Un presidio a cui partecipano e sollecitano a partecipare alti esponenti della Lega Nord come Borghezio. Per resistere alle intemperie viene addirittura allestito un Bar ?Rom? e posizionati due bagni chimici che vengono però fatti rimuovere dal sindaco di Opera. Il 10 febbraio, dopo un mese e mezzo di battaglia, gli assedianti vincono la guerra contro i Rom che intimoriti abbandonano la tendopoli in anticipo anche se non è stata approntata nessuna vera alternativa. Una guerra unilaterale ed armata (di insulti, petardi, striscioni) a cui non ha interposto resistenza nessuna parte di ?società civile?, qualsiasi cosa voglia dire e rappresentare.
AD OPERA NESSUNO, A VICENZA DA TUTTA ITALIA
Opera -Italia, Vicenza -Wonded Knee
Ad Opera i Rom sono vittime e scappano da un?altra guerra condotta dalle forze più intolleranti e discriminatorie della società ma con l?adesione complice di chi non ha voluto schierarsi contro questa ennesima deriva morale e sociale italiana. Che riguarda al solito Rom e Sinti vittime di pre-giudizi plurisecolari. Nonostante due mesi di mobilitazione e incitamento alla società civile di Opera Nomadi. E partiti di sinistra e cosiddetta ?società civile? e la stampa, sono state le tre scimmiette complici, orbe e sorde e mute, dei vincitori di questa guerra. Che non si capisce perché sui ?campi nomadi? di Vicenza, luoghi di segregazione razziale per gli “indiani” d’Europa -in attesa di Wonded Knee, stiano tutti zitti ed orbi e sordi da anni, mentre sull’ampliamento della base americana -fort Apache, eroici difensori dei diritti civili, e partitici e giornalisti d’assalto, si muovono da tutta Italia.
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DOPO OLTRE UN MESE DI BATTAGLIA
A Opera vincono i cittadini: i rom se ne vanno
Smantellato il campo nomadi. Il Carroccio: «La gente non si è piegata di fronte a una decisione assurda»
La Padania Online, 12 febbraio, di Fabio Brochetti
Il campo nomadi di Opera è da ieri solo un ricordo: tutti i rom che occupavano la tendopoli dal 21 dicembre scorso se ne sono andati. Qualcuno andrà in strutture messe a disposizione dalla Provincia di Milano sul territorio dell?area metropolitana, altri invece rientreranno in Romania. Da ieri quindi il campo è disabitato e domani sarà smantellato definitivamente.
Gli operesi possono ringraziare ancora una volta la Lega Nord ed il suo rappresentante consiliare Ettore Fusco che dal 21 dicembre, con un presidio continuativo in prossimità del campo nomadi allestito dalla giunta, ha saputo quotidianamente tenere alta la tensione sulla situazione di illegalità che si stava perpetrando ai danni dei cittadini.
La situazione, fin dal 21 dicembre era stata tesa, un incendio spontaneo di cittadini imbufaliti contrari al campo nomadi, aveva distrutto le tende allestite per il campo, il giorno dopo, i soliti insulti da parte dei benpensanti verso i cittadini di opera del comitato contrario al campo e ai militanti leghisti presenti al presidio. Per oltre un mese, è stato scritto e detto di tutto, le accuse di xenofobia e razzismo piovute addosso ai leghisti erano all?ordine del giorno. Ma la forza e la determinazione ha prevalso, numerosi sono stati gli interventi di solidarietà e partecipazione da parte degli esponenti del movimento che più volte, si sono recati a Opera, all?aperto e al freddo per stare in mezzo alla gente.
? Domani la tendopoli sarà definitivamente cancellata e le famiglie ancora in procinto di sistemarsi, saranno ospitate presso il ?Villaggio solidale? allestito al Ceas . Per Borghezio, si è trattato di una vittoria schiacciante: «È un grande risultato della gente, che grazie al nostro appoggio, non ha mai mollato e non si è piegata di fronte alla decisione demenziale che è stata presa da chi amministra Opera che così facendo ha tradito la fiducia dei propri cittadini. Questo risultato – prosegue Borghezio -, ci fa capire che chi l?ha dura la vince, i nostri patrioti padani, si sono battuti con determinazione e hanno vinto».
? Il consigliere Fusco, accoglie la notizia con un sospiro di sollievo: «È una vittoria sull?arroganza dell?amministrazione operese che ha offerto un area in modo superficiale, col rischio che il campo divenisse, come tutti gli altri campi provvisori, un altro Triboniano. Adesso non resta che prendere atto di questa vittoria e demandare alle prossime settimane la ricerca delle responsabilità politiche sull?operazione che ha avuto, come risvolto positivo, la capacità di unire un?intero paese per quasi due mesi in difesa del proprio territorio».
I Rom lasciano Opera per il parco Lambro
Il Giornale.it domenica 11 febbraio
(…) smantellato, già ieri le famiglie romene se ne sono andate. La decisione di sgomberare l?area, ha spiegato il Comune di Opera, è venuta dopo la lettera indirizzata alle istituzioni dai 71 rom che vivevano nella tendopoli dallo scorso dicembre, che esprimevano «disagio e preoccupazione per le continue tensioni e pressioni a cui, loro malgrado, sono sottoposti». Pertanto, Comune di Milano e Opera, la Provincia, Casa della carità e Ceas hanno deciso di dare «un?accelerata al piano di uscita dall?emergenza»… Domani la tendopoli sarà dismessa e le famiglie ancora in procinto di sistemarsi saranno ospitate presso il «villaggio solidale» di don Colmegna al parco Lambro. «Non so se hanno vinto quelli che ogni giorno presidiavano il campo rom – ha affermato don Virginio Colmegna, direttore della Casa della carità -: so solo che hanno vinto l?onestà e l?intelligenza di questo gruppo di rom che ha scelto di stare insieme e non essere usato come strumento di una battaglia». La soluzione «ha solo anticipato i tempi, previsti per il 31 marzo, data entro la quale i nomadi avrebbero dovuto comunque lasciare Opera». Deluso il sindaco di Opera, Alessandro Ramazzotti (Ds), che parla di «una comunità frastornata, divisa e ferita. Sembra che Opera non sia più quella di prima. Ci attende uno sforzo paziente, tenace che, col tempo, potrà dare i suoi frutti solo se lo faremo tutti insieme, lavorando per ripristinare alla nostra città il volto che si merita, per tornare a essere fra i Comuni considerati più vivibili del sud Milano e, facendo tesoro dell?esperienza, per essere un po? meglio di quelli che siamo e soprattutto di quelli che pensavamo di essere prima della sera dell?incendio nell?area». Il presidente della Provincia Filippo Penati anticipa invece che «al Governo chiederemo maggiori garanzie per la tutela della legalità».
Addio dei rom al campo di Opera
Vincono i contestatori, la tendopoli chiude in anticipo. Lettera aperta dei romeni “Stanchi e offesi, i nostri figli sono impauriti”
la Repubblica 11 febbraio, Zita Dazzi
Le tende resteranno fino a domani mattina, ma già da ieri notte le 30 famiglie rom ospitate dalla fine di dicembre sono andate via da Opera. Dopo un mese e mezzo di manifestazioni e proteste, i 77 nomadi ieri mattina hanno per l´ultima volta superato il cordone di polizia che li ha difesi nelle settimane passate dalle minacce e dagli insulti di un gruppo di cittadini del posto, contrari fin dall´inizio all´insediamento degli zingari deciso dalla prefettura d´accordo col Comune di Opera. D´accordo con il Comune e la Provincia di Milano, don Virginio Colmegna ha deciso di ospitare il gruppo di romeni al Ceas, una sua comunità di recupero per tossicodipendenti e pazienti psichici, che sta dentro al parco Lambro.
Nel centro – dove già abitano e lavorano da due anni altri 70 rom sgomberati da via Capo Rizzuto – sono arrivate ieri le prime roulotte e i camper messi a disposizione da Mariolina Moioli e Francesca Corso, gli assessori di Palazzo Marino e Palazzo Isimbardi che hanno seguito la questione dall´inizio. «È una soluzione temporanea scelta perché le famiglie rom umanamente non ce la facevano più a sopportare l´ostilità e la violenza con cui sono stati accolti dal gruppetto di manifestanti che assediava la tendopoli», dice don Colmegna, dopo aver portato nella sua Casa della carità i romeni in fuga da Opera. I nomadi hanno spiegato in una lettera aperta la loro scelta: «Ci sentiamo offesi, i nostri bambini hanno paura, siamo stanchi. Non potevamo nemmeno uscire dalle tende per gli insulti e le minacce. Ringraziamo il sindaco Ramazzotti, il parroco don Renato, quei cittadini che ci hanno mostrato solidarietà».
È l´atto finale di una vicenda che dura dalla metà del dicembre scorso, quando fu sgomberato un insediamento abusivo in via Ripamonti. Appena fu annunciata la realizzazione della tendopoli a Opera, cominciò la protesta. Al termine di un corteo notturno, furono incendiate tutte le tende montate dalla protezione civile per affrontare quella che il sindaco di Opera Alessandro Ramazzotti aveva definito «emergenza umanitaria».
Il prefetto Gian Valerio Lombardi aveva preso l´impegno di trovare una sistemazione alternativa ai 77 rom entro la fine di marzo. «Ma siccome ad oggi è ancora tutto fermo – dice Colmegna – portiamo le famiglie al sicuro».
Don Colmegna: abbiamo cercato il dialogo, ma il clima è peggiorato
“Stufi di tensioni e insulti ma la nostra non è una fuga”
la Repubblica 11 febbraio, Zita Dazzi
«Ce ne andiamo da Opera perché siamo stufi di subire l´ostilità, la violenza e l´arroganza di chi presidia il campo e ogni giorno, più volte al giorno, copre di insulti noi volontari e i rom che vivono nelle tende?.
Che fa, don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità, si arrende di fronte alla protesta di alcune decine di cittadini di Opera?
«La nostra non è una fuga davanti alla Lega e ai cittadini del presidio. Semplicemente, ci sottraiamo all´intolleranza di chi se la prende con persone deboli, donne, bambini, gente senza tetto che chiedeva solo ospitalità».
Così il presidio ha raggiunto il suo obiettivo. La tendopoli viene smontata prima del 31 marzo, la data prevista dal prefetto.
«I rom sono lì da oltre un mese e il clima continua a peggiorare. Il campo è circondato dalla polizia, si deve entrare e uscire sotto scorta per evitare aggressioni. Ci sono state manifestazioni con-tinue, lancio di petardi, cartelli insultanti, volantini razzisti, annunci di nuove manifestazioni. Le famiglie hanno paura».
Al presidio dicevano che i rom sono tutti ladri.
«Stiamo parlando di 70 persone, gente civile che ha accettato di dormire in tenda, nonostante il freddo, con 37 bambini, fra cui molti neonati. Hanno sopportato per un mese e mezzo violenze verbali e psicologiche inaccettabili. Adesso umanamente non ce la fanno più, hanno paura per i loro figli. Si tratta di una soluzione temporanea, ma al parco Lambro troveranno un altro clima, potranno muoversi senza la scorta della polizia, potranno progettare il loro futuro».
Il leghista Fusco, leader della protesta: delusi da sindaco e Chiesa
“Tutta la città era con noi per questo abbiamo vinto”
Saremmo rimasti qui a oltranza, per difendere la legalità
la Repubblica 11 febbraio, Oriana Liso
È naturale che siamo tutti soddisfatti per questa vittoria. E quando dico tutti, intendo tutti i cittadini di Opera». A sera Ettore Fusco, consigliere comunale della Lega e front man della protesta contro il campo nomadi, tira – e non metaforicamente – un sospiro di sollievo.
Signor Fusco, come ha accolto la decisione di don Colmegna?
«Ci avevano prospettato tre mesi di battaglia, siamo stati impegnati col presidio per un mese e mezzo: ci è andata bene. Ma, intendiamoci: noi avremmo continuato a oltranza».
In questo periodo non ha mai avuto dubbi sulla bontà della vostra causa?
«Ne hanno dette di tutti i colori su di noi. Che siamo razzisti, xenofobi, fascisti. La verità è che abbiamo fatto una battaglia per la legalità, per farla rispettare da tutti, istituzioni e nomadi».
Non era una garanzia la presenza di una personalità autorevole come don Colmegna?
«In questa storia la prima istituzione in cui abbiamo smesso di credere è stata proprio la Chiesa. O meglio, alcuni suoi uomini: don Colmegna, ma anche il nostro parroco e i volontari del campo. Dopo loro, viene l´amministrazione comunale e il nostro sindaco. La sua arroganza è inaccettabile. Contro questo abbiamo combattuto e contro il business che qualcuno ha creato, non contro i nomadi».
I bambini del campo avevano problemi a raggiungere la scuola.
«Falsità belle e buone. Sono loro, i nomadi, che utilizzavano i bambini per attività che non credo fossero lecite. E poi in questo periodo, nella zona, sono aumentati i furti e nel centro commerciale sono stati arrestati alcuni nomadi».
Fusco, ma lei che cosa intende con “noi”? Noi del comitato o noi di Opera?
«Quello che dice il sindaco, che la comunità operese è spaccata, è una balla. Quelli che hanno manifestato a favore del campo nomadi non sono di qui, arrivavano da Milano. La cittadinanza è sempre stata dalla nostra parte».
I fantasmi dell’Opera
il manifesto 13 febbraio, di Luca Fazio
Opera fa schifo. Ma facciamo schifo tutti quanti. In un paese dove è scandaloso e un tantino terrorista manifestare contro una base americana, l’unica comunità di cittadini con le mani libere, libere anche di pianificare un pogrom incendiario alle porte di Milano, è composta da un gruppo violento di impuniti razzisti e fascisti che ha interpretato il sentire comune del popolo (come si diceva una volta) e delle istituzioni tutte. Di destra, e di sinistra. Onore ai vincitori. Sabato, gli zingari che abitavano regolarmente il campo provvisorio di Opera hanno deciso di andarsene. Sono scappati per liberarsi da un assedio vergognoso che è stato incoraggiato anche da chi non ha mosso un dito, o si è limitato a balbettare che la sicurezza è un problema che riguarda anche la sinistra. Appunto. Dove sono i magistrati che oggi registrano pure i fischi di chi dissente? E la polizia? Qualcuno si è forse accorto che alcuni onesti cittadini, per due mesi, hanno insultato e sputato a 37 bambini scortati dalla polizia per andare a scuola? Ai bravi operesi che occupavano il suolo pubblico, istigando all’odio razziale, è stato concesso anche di montare gabinetti igienici e un bar. Le istituzioni, sappiamo dove sono. A Milano c’è un prefetto incapace che blatera di bullismo e poi mobilita le forze dell’ordine giusto per strizzare l’occhiolino ai razzisti che andavano sgomberati. Hanno perso tutti. Il comune di Milano e la Provincia di centrosinistra si sono comportate come nullità, sono state umiliate dagli operesi incattiviti e sono state salvate dal solito intervento di un prete. Il ministro degli Interni si è allarmato? Il presidente della Repubblica, almeno il giorno della Memoria, se n’è ricordato? E anche se degli assenti non è educato parlar male, la sinistra, in tutte le sue disarticolazioni e con qualche lodevole ma ininfluente eccezione, non ha fatto altro che guardarsi allo specchio per scoprire che, in fondo, siamo razzisti anche noi. Gli operesi che sputano ai bambini hanno alle spalle un’intera comunità in difesa del proprio territorio. Come in Val di Susa? O a Vicenza? Assolutamente no, ma in ogni caso i no-rom sono gli unici che vincono nell’in-differenza generale. Il governo ha ben altri presìdi da sgomberare.
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PROFUGHI DI GUERRA
I Rom di Opera sono profughi da una guerra di discriminazione razziale iniziata nel 1492, che non è finita con lo sterminio subito dai nazi-fascisti durante la seconda guerra mondiale se anche negli ultimi anni le popolazioni Rom e Sinte continuano ad essere le più discriminate e sottoposte ad atti di violenza razziale del continente, secondo i monitoraggi del Consiglio d?Europa.
I Rom ?immigrati? in Italia, a partire dagli anni ottanta del secolo scorso, sono profughi della guerra di Jugoslavia, e Kosovo, da cui sono scappati anche se non hanno partecipato in nessuno schieramento delle fazioni in conflitto. Dalla Romania sono scappati per una guerra di tipo soprattutto economico a partire dalla fine degli anni novanta.
MINCULPOP (la stampa di ?regime?)
Il Ministero di Cultura Popolare controllava minuziosamente la stampa durante il periodo fascista.
Un Minculpo di regime, che attraversa tutte le testate giornalistiche, si è verificato anche sulla questione Rom di Opera dove l?in-forma-zione è stata monopolizzata da giornali complici dell?intolleranza ? la Padania, Il Giornale, senza un bilanciamento, per pari opportunità da parte dei giornali di altra linea politica. Sul caso del campo Rom del Triboniano (Mi), che segue appresso e si intreccia coi fatti di Opera, il quotidiano.net (la Nazione, il Giorno, il Resto del Carlino) ha indetto un sondaggio pilotato sull?eventuale recinzione del ?campo?: 1-si, 2-no, 3- a metà. Per bilanciare questa posizione Romano Lil, con la pratica di ?manghél? Opera Nomadi, ha offerto gratis a tutti i giornali di sinistra una intervista inedita sui Rom di Milano a Dario Fo, premio nobel per la letteratura. Silenzio stampa reiterato su questa pro-posta come su quelle che settimanalmente si invia alle redazioni nazionali: a partire dalle prese di posizione dell?Opera Nomadi di Milano, associazione politica proprio sui Rom/Sinti, per arrivare alla petizione nazionale contro il ?patto? di ?legalità e socialità?.
Si è più volte scritto che la stampa è ?sinistra? e orba sulla ?questione rom?, analfabeta ma supponente. Tant?è che più volte si è proposta da questo schermo telematico, in osservanza alle ?raccomandazioni? del Consiglio d?Europa, la costituzione di una specie di ?carta di Treviso? che, come per i minori, tuteli e garantisca l?in-formazione sulle tematiche Rom e Sinte.
Fotografia, Rom da Opera: www.mi-lorenteggio.com e da il Giornale.it
Riferimenti: Opera: index