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Diritti e riconoscimento culturale dei Rom/Sinti

31 Maggio 2007 Commenti chiusi

Dal IX Seminario Nazionale Opera Nomadi, la relazione del gruppo "Diritti". Da una introduzione sullo "Stato" di istituzionale discriminazione ad una serie di proposte per il riconoscimento e l‘effettiva acquisizione dei diritti delle popolazioni Rom/Sinte. A partire dalla priorità della regolarizzazione e dallo smantellamento dei "campi nomadi", per il riconoscimento della identità culturale. La questione diritti va inserita in una politica complessiva che favorisca l‘integrazione dei Rom/Sinti. A partire da un Ufficio Governativo Nazionale, con mediatori culturali Rom/Sinti, che coordini gli interventi su: Habitat, Lavoro, Sanità, Scuola, Diritti, Rappresentazione culturale.

DA DOVE VIENE IL DOSSIER
Il dossier, approvato dal IX Seminario Nazionale, proviene dall‘e-sperienza quarantennale Opera Nomadi sul territorio: 30 sezioni in tutta Italia. Da quattro Seminari nazionali sull‘Habitat per i Sinti, da nove Seminari Nazionali su tutte le tematiche per favorire l‘inte-grazione dei Rom/Sinti, da conferenze, dibattiti e coordinamenti regionali, da buone proposte delle sezioni, da buone proposte istituzionali, da un confronto aperto a tutti anche attraverso la circolare telematica dell‘Opera Nomadi, Romano Lil.

IL CONTESTO
Il dossier Diritti fa parte del Rapporto Programmatico Opera Nomadi 2007: Proposte di politica nazionale riguardanti lo sviluppo e l‘autosviluppo delle popolazioni Rom/Sinte.
Un rapporto suddiviso in differenti aree tematiche, Habitat
- Lavoro – Scuola – Sanità – Diritti, per favorire l‘integrazione dei Rom/Sinti. A partire dal riconoscimento di minoranza etnico-linguistica Europea come primo passaggio verso una Ri-conciliazione trans-nazionale verso i Rom/Sinti, per rimuovere le barriere, i pre-giudizi che hanno prodotto un "trattamento differenziale" ed una vera e propria de-umanizzazione di queste popolazioni. E dall‘istituzione di un Ufficio Governativo Nazionale, che si avvalga di mediatori Rom/Sinti, a coordinare gli interventi su tutto il territorio nazionale.

> IX Seminario Nazionale Opera Nomadi:
I ROM/SINTI E LE METROPOLI, Roma, 10 - 11 febbraio 2007

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No al "patto di legalità", Si ai diritti di cittadinanza

17 Gennaio 2007 Commenti chiusi
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Il ministro Amato dai Rom: ?Garantire i diritti delle minoranze?

16 Agosto 2006 Commenti chiusi


Roma 15 agosto. ?Il nostro ordinamento deve affrontare il problema dello status giuridico della minoranza rom e delle altre minoranze nomadi che restano fuori dal nuovo provvedimento di legge legato alla cittadinanza agli extracomunitari?. A sostenerlo è il Ministro dell’Interno Giuliano Amato facendo visita, a Ferragosto, al ?campo rom? di via dei Gordiani a Roma. “L’Italia è uno dei pochi paesi europei dove non è riconosciuta la comunità Rom – ha notato il responsabile del Vicinale – eppure molte di queste persone sono pronte ad inserirsi, ma incontrano molte difficoltà a farlo sia nella scuola che nel lavoro. E’ nostro interesse che il loro inserimento possa, invece, avvenire”. E’ la prima “apertura” ufficiale del nuovo Governo sul riconoscimento di Rom e Sinti come minoranza etnica e linguistica nazionale. Che i Rom “stranieri” fossero esclusi dal nuovo provvedimento di legge sulla cittadinanza è stato ben evidenziato su queste pagine nell’articolo di Romano Lil del 4 agosto.

LA “VISITA” DEL MINISTRO
In effetti, a leggere bene i giornali (anche ?La stampa?), il Ministro non è entrato nel ?campo rom? ma ha parlato coi residenti attraverso i cancelli e si è recato poi ?in visita? dal parroco della adiacente chiesa di S.Maria della Misericordia, seguito da alcuni abitanti che lo hanno attorniato per esternargli le loro richieste.

AMATO DAI ROM: «GARANTIRE I DIRITTI DELLE MINORANZE»
?l?Unità online? 16 agosto

? L’ultima tappa del giro del ministro dell’Interno, nel giorno di Ferragosto, è avvenuta nel campo di nomadi di via dei Gordiani sulla Prenestina. Amato, accompagnato dai vertici delle forze dell’ordine ha preso contatto con la dura realtà della comunità Rom. Amato ha salutato i bambini stringendo mani attraverso i cancelli del campo che ospita circa duecento persone e a lui sono state rivolte richieste: «Ministro dacci la cittadinanza», e poi le storie dei singoli. Come quella di Zvonko, 19enne, nato in Italia ma «apolide di fatto», che ha posto il problema del diritto alla cittadinanza per chi è nato nel nostro Paese e il cui mancato riconoscimento nega la possibilità di un lavoro e di altri diritti. Amato ha ascoltato la testimonianza del giovane e si è poi intrattenuto con il parroco di Santa Maria della Misericordia, una chiesa che in qualche modo è un punto di frontiera tra il campo e il resto del quartiere.

«Bisogna riconoscere la comunità Rom e c’è molto che si deve fare nel rispetto delle leggi. Molte di queste persone – ha detto Amato nella sua visita – sono pronte a inserirsi, ma incontrano molte difficoltà». «È nostro interesse che il loro inserimento possa avvenire – ha proseguito il titolare del Viminale – ci sono tantissimi bambini. A Roma abbiamo diverse migliaia di Rom e credo che ci siano 4.000 bambini. Vorrei che questi bambini venissero seguiti come i nostri». Il riconoscimento dei diritti della comunità Rom «è un tema europeo». «Noi ci troveremo ad attivare la disciplina europea, una disciplina standard, ovvero le linee essenziali per riconoscere tutte le minoranze».

«Ce ne sono tante di situazioni come queste», commenta Amato parlando sempre fuori al campo nomadi. «Ci vuole la buona volontà come queste persone della Comunità di S. Egidio (che svolge attività umanitarie nel campo, ndr) e di qualcun altro per gettare acqua su questo fuoco». Il campo di via dei Gordiani, affermano alcuni operatori, è tra i meno invivibili ma i problemi di integrazione e di coesistenza con la gente del quartiere non sono pochi. Don Paolo, il parroco della Chiesa di S. Maria della Misericordia questi problemi li conosce bene e li rappresenta al titolare del Viminale. Ma la storia dei nomadi e della loro difficoltà integrazione è diversa, poiché – ammette lo stesso ministro – «le leggi che si applicano alle minoranze a loro non si applicano». «Il meglio delle nostre forze di polizia viene fuori qui», afferma il responsabile del Viminale. «Nelle nostre forze di polizia c’è una cultura dei diritti e non solo dell’ordine. C’è una capacità di trattare con queste persone aiutandole a vivere oltre che a mettere le manette a quelli che se lo meritano».

?l?Unità online? 16 agosto

http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=58881

VIMINALE: AMATO, RICONOSCERE DIRITTI MINORANZE ROM
MF (Milano Finanza) online

16 agosto. Il nostro ordinamento deve affrontare il problema dello status giuridico della minoranza rom e delle altre minoranze nomadi che, comunque, restano fuori dal provvedimento di legge legato alla cittadinanza agli extracomunitari. A sostenerlo è il Ministro dell’Interno Giuliano Amato. “L’Italia è uno dei pochi paesi dove non è riconosciuta la comunità Rom – ha notato il respon-sabile del Viminale facendo visita a Ferragosto al campo nomadi di via dei Gordiani a Roma – eppure molte di queste persone sono pronte ad inserirsi, ma incontrano molte difficoltà a farlo sia nella scuola che nel lavoro. E’ nostro interesse che il loro inserimento possa, invece, avvenire”.
Particolarmente grave, ha poi sottolineato il ministro, il problema dei bambini. “Nella sola Roma ce ne sono ormai 4 mila e vorrei che questi venissero seguiti come i nostri. E’ difficile, a volte, dirlo agli italiani che li vedono solo come la fonte degli scippi, ma dobbiamo intervenire perché non si può sostenere certo che questi bambini siano naturalmente inclini a forme di criminalità”.

Milano Finanza online

http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=170665&chkAgenzie=TMFI

FERRAGOSTO: I ROM AD AMATO, NOI CITTADINI INVISIBILI
(AGI)- Apolidi, per forza e non per scelta

Roma 16 agosto. Uomini e donne nati in Italia, ma non in possesso dei requisiti per ottenere la cittadinanza. E, quindi, senza le carte in regola per accedere all’istruzione, al lavoro e prestazioni sanitarie.
E’ una realtà amara, per certi versi paradossale, quella che un gruppo di abitanti del campo nomadi di via Gordiani 325 – periferia sud della capitale, stretta tra Casilino e Prenestino – spiega nel giorno di ferragosto ad un ospite d’eccezione, decisamente inatteso, il ministro dell’Interno, Giuliano Amato. Venuto a toccare con mano i problemi di una minoranza che, “a differenza di altre, territoriali e linguistiche – sottolinea – l’Italia non riconosce, come invece l’Europa prevede di fare”.
La protesta dei Rom ha i capelli neri e la faccia imbronciata di Zvonko, 19 anni, nessun documento in tasca, “nemmeno la patente per il motorino”, sussurra, intimidito dalle telecamere e dai bloc notes dei cronisti al seguito delle delegazione. Per lui parla Roberto Pignoni, di Karaula Mir, un gruppo impegnato tra Italia e Slovenia nella tutela dei diritti umani fondamentali.
“Zvonko – denuncia – non ha diritto alla cittadinanza perché non puo’ dimostrare di risiedere da anni in Italia e perche’ solo la mamma ha il permesso di soggiorno. E nemmeno il nuovo disegno di legge varato dal Consiglio dei ministri sanera’ la sua situazione, perche’ ad un periodo minimo di residenza bisognera’ accoppiare il reddito di uno dei genitori.
Faremo ricorso, e’ vero, arriveremo sino a Strasburgo, ma nel frat-tempo la sorellina down di Zvonko non ha un centesimo di sussi-dio: dove sta scritto che le colpe dei padri devono ricadere sui figli?”.
“Nelle condizioni di Zvonko – continua Pignoni – ci sono almeno un’ottantina dei 400 ospiti del campo, e decine di migliaia di rom in tutta Italia: cittadini invisibili, di cui nessuno si occupa”.

AGI (Agenzia Giornalistica Iitalia) online

http://www.agi.it/news.pl?doc=200608161039-1010-RT1-CRO-0-NF50&page=0&id=agionline.paesiarabi

Fotografia tratta da ?l?Unità?

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Comunita’ Rom italiana chiede lavoro e diritti

17 Giugno 2006 Commenti chiusi

Presentata piattaforma di proposte a governo Prodi.
Riferimenti: Il comunicato Ansa

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I ?diritti? del popolo degli ?uomini?

1 Marzo 2006 Commenti chiusi


In attesa della pubblicazione degli ?Atti? dell?VIII Seminario Nazionale dell?Opera Nomadi, tenutosi a Roma lo scorso 6-7 dicembre, si riporta la relazione del ?Gruppo diritti?. Una relazione che traccia un quadro sicuramente incompleto, ma di grande preoccupazione sui Rom, una delle grandi questioni morali e civili dell?Europa di oggi. Una relazione in fase di rifinitura da parte degli ?esperti? dell?Opera Nomadi ma, come al solito, aperta al contributo di tutti quelli che ne siano interessati. Basta contattare la sede nazionale.

LA QUESTIONE MORALE
Quella ?Rom? è una delle grandi questioni morali dell?Europa di oggi, un?opportunità per cambiare il flusso della storia e imbrigliare la debole e incerta volontà politica degli Stati dell?Unione verso il riconoscimento delle comunità presenti storicamente nelle società europee.
Un insieme composito di comunità o di frammenti etnici che costituiscono la più consistente minoranza trasnazionale e transtautuaria dell?Unione Europea, lacerata da una diaspora delle povertà resa ancor più acuta dai processi di modernizzazione, dalla perdita di protezioni sociali, dalla deterritorializzazione di ampie fasce di migranti, da una radicale modificazione dei rapporti sociali nelle comunità locali.
Sul numero dei rom e sulle concentrazioni demografiche dal carattere asimmetrico dei diversi gruppi non esistono numeri precisi ma stime percentuali che disegnano una cartina sociale e politica densa di elementi di disuguaglianza ed esclusione.
Nonostante il fervore che ha accompagnato l?espansione dell?Ue verso l?Europa orientale, i Rom di questa regione, circa i due terzi dei rom europei, vivono in gran parte al di sotto della soglia di povertà. Abitano in quartieri di baracche senza strade, né elettricità, né acqua corrente, vittime di una massiccia disoc-cupazione e discriminati quanto all’assistenza sociale e sanitaria. Gravi casi di segregazione si sono ripetuti nei reparti di maternità dove viene praticata la sterilizzazione di donne Rom senza il loro consenso informato, o nei quali i bambini ricevono spesso un insegnamento mediocre in classi separate o vengono inseriti in classi destinate ai disabili mentali.
L?uso di parole come Zingaro, densa di connotazioni negative e spesso spregiative, benchè comunemente utilizzata anche in ambito letterario, rimanda a immagini stereotipate o metaforiche che portano con sé l?utilizzo di eufemismi del tipo ?nomadi?, ?slavi? o ancora a falsificazioni di genere romantico.
Rom sono coloro che parlano il Romanès, una lingua indiana sulla cui esatta origine si è a lungo discusso senza trovare mai un pieno accordo, ma che viene parlata in tutto il mondo con accenti e imprestiti diversi.

L?ITALIA, IL PAESE DEI ?CAMPI?
In Europa l?Italia è nota come il paese dei campi.
L?influenza del luogo in cui si vive è un fattore determinante per creare il senso di appartenenza sociale o, viceversa, per rimarcarne le condizioni di emarginazione, discriminazione e disperazione tra le persone. Le barriere mentali prendono forma e consistenza nelle frontiere urbanizzate, in spazi di negazione come i ?campi nomadi?, nelle baraccopoli delle tante ?ban-lieus? (periferie) metropolitane. Inseguendo con lo sguardo i recinti, le reti e talvolta le mura che li circondano, la memoria storica corre ai fantasmi del passato, ai ricordi di quei campi vicini alla ferrovia, da dove i rom venivano condotti via durante la guerra verso i campi italiani del Duce o i domini del Reich, spesso senza farvi ritorno.
Campi che nell?immaginario collettivo e nella vita quotidiana si trasformano ancora oggi in lager moderni, quando concepiti solo per rinchiudere e oscurare le persone indesiderate, come i Rom o come i migranti nei CPT.
Uomini, donne e bambini rom vivono nelle più ricche città occidentali le stesse condizioni di miseria materiale della diaspora ebraica di cinquant?anni fa, nel ricordo del genocidio e della pulizia etnica delle guerre jugoslave degli anni ?90, negli esiti contrastanti seguiti alla dissoluzione dei regimi autoritari oltre cortina. Ma esistono molte forme più sottili di violenza morale, come l?ostracismo culturale che si respira nel monopolio della cultura d?èlite e dell?informazione, il negazionismo storico della tragedia del ?Porrajmos?, i linguaggi violenti della bassa mercanteria politica.
E che dire dell?ostinato e ottuso rifiuto dello Stato italiano che non ha riconosciuto la lingua ?romanì?, il luogo più antico della memoria del popolo rom, annoverandola tra le minoranze linguistiche nazionali, cedendo ai veti incrociati della politica e alla presunzione territorialista del ?luogo certo uguale a cultura certa?, relegando così un intero popolo ai margini della società?

QUALI POLITICHE PUBBLICHE
La varietà e la ricchezza sociale e culturale della ?dimensione Romanì? si misurano dunque con le crescenti condizioni di discriminazione politica e sociale che riguardano sempre più anche l?Italia, ponendo la domanda di ?quali politiche pubbliche? ci attendano nel prossimo decennio.
Su scala nazionale l?azione pubblica continua infatti a non seguire alcun indirizzo generale coerente, rinnovando un meccanismo di delega e ?disimpegno? verso il livello regionale e quello locale. In assenza di un quadro di riferimento statale che favorisca una affermazione esplicita dei diritti e delle modalità di coinvolgimento delle comunità rom nei processi di costruzione e partecipazione sociale, le contraddizioni e i conflitti si riversano esclusivamente sul piano delle politiche comunali, senza alcuna forma di intervento orizzontale tra gli enti del territorio o di coordinamento tra le istituzioni ordinate verticalmente.
Le conseguenze che si registrano sono gravi e riguardano i nodi politici e culturali, poiché la gestione delle problematiche avviene solo sui temi legati all??emergenza? o all??ordine pubblico?, con l?esigenza di coniugare concetti quali ?legalità e solidarietà?, eludendo la ricerca di una strategia più complessiva. E sono estremamente gravi per le comunità dei ?Rom, Sinti e Camminanti? che subiscono gli effetti devastanti di una forte disuguaglianza di accesso alle risorse pubbliche, sanitarie, scolastiche, occupazionali, abitative o di amministrazione della giustizia.
L?estensione dei ?diritti di cittadinanza? sembra dunque mancare di una pre-condizione essenziale: il riconoscimento pubblico delle genti rom come entità culturale della storia del nostro Paese. L?assenza dello status di minoranza linguistica nazionale (e di un?estensione più generale a livello europeo del carattere transtatuario della popolazione romanì) e l?assenza di un insieme di norme e meccanismi di controllo che contrastino gli episodi crescenti di razzismo e discriminazione, si accompagnano alla costruzione di uno stigma sociale il cui effetto più concreto è quello di disconoscere i rom come nostri ?concittadini?, sottoponendoli a un trattamento differenziale sul piano giuridico amministrativo e sociale. In termini più generali, quel che emerge è la necessità di lasciarsi alle spalle una politica sociale ormai logora e rigettata dagli stessi rom, proponendo una svolta culturale che eviti il rischio di un ?differenzialismo culturalista?.
Saranno quindi centrali le politiche che nel prossimo decennio verranno attuate nei settori prioritari dell?istruzione, salute, lavoro, facendo leva sulle esperienze della mediazione culturale e sulle forme di promozione e sostegno all?autonomia attraverso la redistribuzione di risorse pubbliche e la partecipazione delle comunità rom ai progetti di integrazione e sviluppo.

Il metodo che occorre seguire è quello della mediazione culturale, ovvero di una più ampia partecipazione dei Rom e Sinti agli obiettivi e strategie di intervento pubblico e privato, per costruire un confronto aperto e costruttivo tra sistemi culturali anche profondamente diversi, ma che cercano di costruire percorsi di convivenza e cittadinanza comuni. Le esperienze di formazione e di inserimento dei Mediatori non sono un fatto recente o occasionale, ma un processo decennale che è andato progressivamente a estendersi divenendo un patrimonio culturale e sociale irrinun-ciabile. E? necessario quindi promuovere per il futuro un più ampio ricorso alla figura del Mediatore anche in tutte quelle Istituzioni che oggi solo parzialmente né prevedano l?utilizzo.

Un forte elemento di preoccupazione che a breve riguarderà il tema della giustizia nei confronti dei detenuti rom è quello legato al varo delle norme della Legge ex Cirielli. Un cambiamento generale di impostazione destinato ad inasprire nei confronti di chi commette piccoli reati e dei recidivi l?applicazione della pena detentiva, prevedendo per il futuro un aggravamento delle con-dizioni complessive di tutti i detenuti e dei detenuti rom in particolare che difficilmente o quasi per niente potranno ricorrere ai benefici oggi previsti, ma anche largamente disattesi dalla Legge Gozzini. Ricordiamo a questo proposito la permanenza nelle carceri italiane di numerosi soggetti rom, in particolare le giovani donne madri, che in moltissimi casi non possono nemmeno ottenere la sospensione della pena prevista in presenza di minori al di sotto di un anno di età.
O ancora, le iniziative più recenti di alcune Prefetture, tra cui quella di Roma, che fotografando l?attuale situazione di degrado dei moltissimi campi nomadi in cui si raccoglie la maggior parte dei rom, ha decretato l?inadeguatezza di tali strutture, anche di quelle pubbliche, a ospitare detenuti che debbano scontare una pena alternativa, l?affidamento sociale o il reinserimento lavorativo.

SINTESI DI PROPOSTE
Dal quadro generale esposto occorre avanzare anche proposte concrete di lavoro e di proposizione politica. Da mettere in ?rete? con altre associazioni, per fare ?cartelli? ad esempio sul diritto di voto e di cittadinanza attiva agli immigrati visto che i Rom rumeni rientrano anche in questa categoria. E la ?questione? immigrazione con tre milioni di persone non può essere glissata per troppo tempo, soprattutto se alle nuove elezioni vincerà il centro-sinistra.
Ogni politica di integrazione verso i Rom/Sinti deve partire da un processo di ?riconciliazione nazionale? verso queste popolazioni perseguitate da sei secoli, in Europa ed in Italia, che vada ad allentare il pre-giudizio sociale ancora presente in vastissimi strati della popolazione attivando una cultura dell?accettazione del diverso, della gestione creativa dei conflitti, dell?educazione alla intercultura ed alle differenze (che vuol dire accettare sé e l?altro da sé). La riconciliazione nazionale passa attraverso il ricono-scimento di Minoranza Etnica e Linguistica, attraverso l?istituzione di un ?giorno della memoria dei Rom/Sinti? a ricordare le persecuzioni secolari confluite, ma non esaurite, nel Porrajmos del periodo nazi-fascista. In questo contesto occorre poi istituire un Ufficio Governativo per i Rom/Sinti dotato di risorse e con sezioni in tutte le città d?Italia a significativa presenza di Rom/Sinti. Compito dell?Ufficio, attivato con mediatori culturali Rom/Sinti, potrà essere quello di coordinare le politiche di integrazione sociale (dalla scuola, all?abitat, alla cultura, alla sanità?) ma anche di attivare ammortizzatori sociali (si pensi alle facilitazioni per Lavoratori Socialmente Utili o per i disoccupati cinquantenni) per favorire, seguire e tutelare l?accesso al lavoro di queste popolazioni svantaggiate. ?Lavoro? inteso anche come recupero ed ammordenamento dei mestieri tradizionali, nello spirito dell?articolo n.4 della Costituzione Italiana. A questo proposito si porta l?esempio dello ?Sportelli di segretariato sociale per l?avviamento al lavoro dei Rom, Sinti e camminanti? attivato dal comune di Roma pur senza ?fondi sociali? a cui attingere. A lato di questi progetti istituzionali occorre affrontare anche la questione legale. Si pensi ad una ?sanatoria? che mette in regola, e dia quindi visibilità e corpo sociale, i Rom, anche di terza generazione, nati e vissuti in Italia ma che non hanno accesso ai servizi fondamentali perché considerati clandestini e quindi senza nessun diritto di cittadinanza attiva. Una ?sanatoria? per tutti i Rom/Sinti nati in Italia ma anche per tutti quelli che sono nel territorio nazionale da almeno due anni (e sono decine di migliaia).

Opera Nomadi via di Porta Labicana 59? 00185 ROMA
Telefono 06-44704749. E-mail: operanomadinazionale@virgilio.it

La foto, adattata, è del maestro Tano D?Amico
Riferimenti: A Budapest: giovani attivisti Rom per i diritti

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Manifestazione Nazionale per i diritti dei migranti

2 Gennaio 2006 1 commento


Da Biancoenero, periodico polesano di immigrati e minoranze.
3 dicembre 2005 Roma. ?Abroghiamo la Bossi-Fini, no alla Turco-Napolitano!!?, ?Casa, lavoro, soggiorno per tutti!?, sono le parole d’ordine della manifestazione nazionale promossa dal Movimento dei Migranti e delle Reti Antirazziste: “Siamo di nuovo in piazza, a Roma, per la chiusura di tutte le galere etniche, per affermare i diritti delle e dei migranti”.

?Sui migranti si sperimenta oggi la costruzione di una società dell’esclusione in cui si intrecciano precarietà di lavoro e di vita, autoritarismo e repressione.
La legge Bossi-Fini, che subordina il rinnovo dei permessi di soggiorno a un contratto di lavoro ha reso ancora più evidente che i migranti non sono considerati persone ma mera forza lavoro, da usare o espellere a seconda delle esigenze del mercato e di un modello economico e sociale sempre più iniquo.
L’intreccio con la legge 30 sul mercato del lavoro aumenta drammaticamente la precarietà, imponendo di ripetere le pratiche per il rinnovo del permesso di soggiorno, mentre il vincolo della certificazione delle condizioni abitative dà ai datori di lavoro un ulteriore strumento di ricatto sulla vita di donne e uomini migranti.
La netta opposizione alla legge Bossi-Fini, a qualsiasi ipotesi di ritorno della Turco Napolitano, al legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, ai CPT e alle espulsioni e deportazioni di massa, la rivendicazione della libertà di muoversi o di restare, potranno trovare forza solo se uomini e donne migranti saranno ancora una volta, in massa, protagonisti delle loro lotte.
Per questo chiamiamo il movimento dei migranti, il movimento antirazzista, antiliberista e pacifista alla manifestazione nazionale il 3 dicembre a Roma?.

LA MANIFESTAZIONE
Roma 3 dicembre, piazza della Repubblica ? piazza Venezia.
E? un grande corteo formato da persone provenienti da tutto il mondo, chiassoso, ballato ed urlato quello che si snoda attraverso la città di Roma, passa nel quartiere dell?Esquilino ed arriva a piazza Venezia lungo la maestosità di via dei Fori Imperiali.
Almeno 40.000 persone sono scese in piazza a rivendicare il diritto di libertà da una legge, la ?Bossi-Fini?, che sancisce la schiavitù di Stato per i tre milioni di immigrati regolari in Italia. I protagonisti della manifestazione sono proprio gli immigrati, alla testa di un ?movimento?, costruito sui terreni del ?lavoro? e della ?cittadinanza?, che comprende anche una minoranza di italiani: Rifondazione Comunista, Verdi, Comunisti Italiani, Centri Sociali, Comitati di Base, Fiom, Sin Cobas, Arci, Emergency ed altre associazioni per i diritti. La presenza africana è certamente la più numerosa ma ci sono migranti dal Sud-America, dal medio ed estremo Oriente, Kurdi, Cinesi, Pakistani?
?Il Movimento è stato inventato dalla Bossi-Fini che chiude ogni spazio di progettazione del futuro per noi e per gli italiani? afferma il senegalese Sene Bazir.
?Veniamo da dove più forti sono il precariato, il razzismo e la criminalizzazione delle lotte sociali?, sostiene Abu, attivista della Rete napoletana che ha portato a Roma oltre tremila persone.
?Siamo qui perché laddove vi è una battaglia a difesa dei diritti delle persone, lì è il nostro posto come partito?, sottolinea Paolo Cento, deputato dei Verdi.
Giovanni Russo Spena, deputato di Rifondazione Comunista: ?Ritengo che questa manifestazione sia importante sul piano dei diritti, all?asilo, alla cittadinanza, di voto e per la chiusura dei Centri di Permanenza Temporanea, che sono dei lager, delle galere etniche, a mio avviso incostituzionali. E poi c?è un motivo politico di fondo: io credo che quelle persone che sono qui costituiscano la parte importante del nuovo proletariato. I metalmeccanici ieri ed i migranti oggi, qui a Roma, danno il segno di una nuova unità sociale che può diventare un fatto politico dirompente?.
PERCHE? SIAMO QUI
?Sono qui per difendere la causa degli immigrati? afferma il senegalese Gabriele Wade, da cinque anni in Italia ed operaio nell?edilizia. ?Ogni tre anni c?è la svalutazione della nostra moneta? continua, ?l?Occidente fa una politica di impoverimento dell?Africa, che sarebbe ricca ma è costantemente e metodicamente depredata. E così ci costringe a partire per cercare lavoro. Una tazzina di caffè costa ottanta centesimi a Roma ma in Costa d?Avorio il caffè grezzo viene acquistato a cinque centesimi il kilogrammo. L?Italia vende i suoi prodotti fissando i prezzi, anche i nostri prodotti dovrebbero essere a prezzo fisso, senza questa enorme ricarica di guadagno e di sfruttamento che ci fa l?Occidente?.
?Sono qui per i diritti di tutti i lavoratori immigrati che stanno male in questo Paese? afferma Michele Fernando, di 38 anni: ?Provengo dallo Sri Lanka, sto in Italia da 18 anni ed ho fatto tutti i lavori possibili sempre da operaio. E? la casa il problema più importante, gli affitti sono molto alti, un miniappartamento costa 600 euro ed io ne prendo 850 di stipendio. Attualmente pago 250 euro al mese solo per un posto letto a Padova. Con l?aumento dei prezzi a causa dell?euro i soldi da mettere via non li trovo più. Ho poca speranza, ormai, di tornare nella mia terra?.
?Vengo a manifestare i miei diritti? spiega il metalmeccanico Nazrul Islam, originario del Bangladesh ed in Italia da sette anni: ?abbiamo tanti problemi a partire dalla casa?.
?Sono qui contro la legge Bossi-Fini e per i diritti di tutti? afferma il quarantatreenne marocchino Ismail: aiutante idraulico, imbianchino, saldatore, muratore??Le parole d?ordine della manifestazione sono quelle dell?anno scorso e saranno quelle dell?anno prossimo anche se cambia il Governo. Di nuovo, rispetto ad un anno fa, c?è la legge Pisanu e la certificazione dell?abitazione. Faccio parte della Rete per il lavoro migrante di Padova dove siamo attivi in ?tavoli? diversi per risolvere i problemi degli immigrati; abbiamo appena collaborato alla realizzazione di un convegno sul diritto di voto. I nostri problemi sono soprattutto sul lavoro dove la discriminazione è continua. La settimana scorsa sono stato escluso da un colloquio per elettricista perché cercavano solo italiani. La migrazione è diventata strutturale a questo paese, i migranti sono solo da sfruttare come forza lavoro?.

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