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Minori abbandonati a Bologna: lettera a Romano Lil

15 Giugno 2007 1 commento


Una lettrice ci segnala l?intervista di Beppe Grillo al Giudice del Tribunale dei Minori di Bologna, che tratta di minori abbandonati. ?Caro Direttore, ho 60 anni e la mia vita è sempre più al servizio di chi è in difficoltà. Credo che non si riuscirà realmente a superare l’emarginazione di questo popolo finché esso non verrà sempre più educato, da chi al suo interno lo rappresenta, alla legalità.

LA MIA VITA E? AL SERVIZIO DI CHI E? IN DIFFICOLTA?
Lettera di Claudia Beghelli al direttore di Romano Lil
Ho 60 anni e la mia vita è sempre più al servizio di chi è in difficoltà.
Non ho mai avuto significativi contatti con i nomadi della mia zona, tranne qualche parola, un po’ di denaro, o qualche pacco al campo non molto distante. Ma questo è ben poca cosa.
Credo che l’operazione culturale che da più parti, malgrado tutto, è in corso non riuscirà realmente a superare l’emarginazione di questo popolo finché esso non verrà sempre più educato, da chi AL SUO INTERNO lo rappresenta, alla LEGALITA’.
Questi pensieri mi si sono ripresentati anche questa mattina, rileggendo il blog che invio e ascoltando l’accorata testimonianza di un giudice.
E’ più che mai necessario il rispetto dei bambini, porre fine a quanto oggettivamente sta avvenendo… Non sono implicati solo i rom, tutt’altro, ma è proprio per salvaguardare i rom stessi che è urgente DISSOCIARSI da determinate pratiche disumane e illegali: per loro stessi innanzitutto e al fine di ricreare una IDENTITA’ RINNOVATA E LIBERA DA PESI MORALI ENORMI.
Bologna 14 giugno
Claudia Beghelli

IL GIORNO DELLA RESPONSABILITA? CIVILE
Intervista di Beppe Grillo
Ascoltate Maria Rosa Dominici, psicoterapeuta e Giudice onorario presso il Tribunale dei minori di Bologna. Fa riflettere. Se anche i bambini diventano merce, non c?è più nessun futuro.

BAMBINI SCOMPARSI (trascrizione)
Maria Rosa Dominici, 60 anni, mi occupo di problematiche legate all?in-fanzia da molti anni, soprattutto pedofilia, pedopornografia, espianto di organi, traffico di minori, minori scomparsi. Bambini scomparsi: abbiamo continuato a negare che ce ne fossero, ma questo accade e accadrà sempre di più perché molti bambini, oggi, sono invisibili nel senso che quando nascono non vengono neanche denunciati, abbiamo poi questa invasione dei Paesi del bacino del Mediterraneo e dai Paesi dell?est. C?è un vero e proprio traffico. Secondo me la dimensione del problema comporta rischi: o viene sottovalutata, o ipervalutata oppure non si può esprimere la realtà perché, ripeto, c?è una grandissima parte di situazioni invisibili, nel vero senso della parola. Noi parliamo del fenomeno dei bambini di strada nei Paesi latino-americani: ce l?abbiamo anche noi. Adozioni illegali, pedopor-nografia, prostituzione e l?espianto di organi, che terrorizza tutti c?è e dobbiamo avere il coraggio di dire che esiste. Non ultimo, so che questo dà molto fastidio, anche nei prodotti di estetica vengono utilizzati tessuti di bambini. Perché non se ne parla?

(SUI BAMBINI ROM)
…Quando noi ci emozioniamo perché la bambina di otto, nove o dieci anni che vende le rose, siamo testimoni di un reato. Era agosto, un caldo folle, e a tutte le porte di Bologna trovavo, e non voglio demo-nizzare una categoria, dei Rom con bambini piccolissimi in braccio che stavano male e chiedevano l?elemosina. Tutte le volte ho chiamato i Carabinieri. In quel giorno furono trovati undici minori. Di questi solo tre erano figli, cinque erano in affitto e degli altri non si sapeva nulla. Se lo facessimo veramente tutti, se invece di fare il giorno del bambino scomparso facessimo il giorno dell?assunzione di respon-sabilità civile forse andrebbe meglio?

Riferimenti: Bambina abbandonata a Potenza: lettera all?O. N.

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Bologna ricorda i Sinti uccisi dalla ?Uno bianca?

23 Dicembre 2006 Nessun commento


Bologna 23 dicembre 1990-2006. Area dismessa di via Gobetti, ore 11. La società civile, 40 persone, si trova in una antivigilia laica di Natale a ri-cor-dare i Sinti assassinati dalla ?Uno bianca? ma nello stesso tempo a dare testimonianza attiva sui Diritti Umani che vengono violati soprattutto nei riguardi delle popolazioni Rom e Sinte. Fra i presenti un Consigliere Comunale e Regionale, tre sezioni Opera Nomadi (Bologna, Ferrara, Rovigo), il Segretario della Federazione PRC di Bologna e rappresentanti di associazioni di e per immigrati.

IL CAMPO
Il ?campo sosta nomadi? è stato chiuso dopo alcuni mesi dall?assalto armato, nel 1991. L?area dismessa si trova su una laterale interna di via Gobetti. Nello spiazzo desolato, in fondo rispetto all?entrata, davanti ai residui di una costruzione, è stato eretto, nel 1994, un cippo alto un metro e mezzo con la lapide-ricordo, ma in essa diverse parole sono state divorate dal tempo. L?area è adiacente alla ex fornace ristrutturata, uno spazio residuale lontano dalle case del quartiere e per questo adatto agli insediamenti abusivi degli ultimi anni, soprattutto di Rom Romeni. Per terra si vedono ancora tracce delle ultime ruspe spacca-tutto. La zona è il quartiere Navile, più in là il Lungoreno, altro territorio di stanziamenti Rom.

L?ULTIMO SGOMBERO
Sgombero Rom dal campo di via Gobetti
Romano Lil, 19 novembre
Bologna 16 novembre. Stamani all’alba almeno 80 agenti, fra Polizia, Carabinieri e vigili urbani, hanno sgomberato un ?campo rom? alla periferia di Bologna, trasferendo in Questura ed in Caserma dei Carabinieri, 123 persone, fra cui 35 bambini e 60 donne di cui 14 donne incinte, e abbattendo tutti gli insediamenti abusivi. Il sindaco ha ordinato la “rimozione” della baraccopoli di via Bignardi e dell?area che costeggia il Navile, abitata da Rom da Romania e Bulgaria, per fare fronte ad ?una situazione di notevole rischio igienico-sanitario per le persone occupanti e per quelle che vivono e lavorano nelle aree circostanti”. Al “Marconi”, un aereo pronto a partire coi Rom espulsi, che sarebbero circa ottanta.>>>

GLI INTERVENTI
Una quarantina i presenti in una manifestazione pre-natalizia che è anche relazione e scambio fra attivisti sui Diritti Umani. Viene deposto un mazzo di fiori sul cippo poi, in maniera poco ufficiale, si susseguono alcuni interventi.

Valerio Monteventi, Consigliere Comunale, promotore dell?iniziativa.
Siamo qui per dare memoria. Eravamo, nel 1990, ai primi anni dei flussi migratori, quando è successo questo assassinio. Da tre anni a questa parte le istituzioni hanno unificato tutte le vittime della ?Uno bianca? in una sola manifestazione. Ma noi abbiamo voluto ri-prendere questo ricordo di differenze. Allora qui c?era un ?campo? per Sinti, ora è diventato “accampamento” per i Rom Rumeni che lavorano nei cantieri edili di questa città. Una città dove il confronto con i problemi dell?immigrazione avviene a suon di sgomberi e di ruspe che demoliscono baracche.
Oggi la situazione è tragica. Una novità negli sgomberi è che ogni volta è pronto, e puntuale, un aereo per deportazioni di massa in Romania. Questo è successo, per esempio, negli ultimi sgomberi di via Malfetta, con 40 persone deportate, e prima ancora con quelli di via Gobetti, da qui. In altre situazioni non vengono legittimate queste espulsioni di massa, che per la Costituzione Europea sono illegali, ma a Bologna sì: nessuna abitazione per gli sgomberati che restano, espulsioni e CTP per gli altri.
Questa caratterizzazione degli sgomberi di Bologna fa scuola ed è diventata preoccupante perché si è estesa a Napoli, Milano, Roma ed è diventata linea nazionale anche se la Romania, fra dieci giorni entrerà nella Comunità Europea.
Pensare di affrontare una situazione sociale con la forza produce solo ulteriore disagio e sofferenza. E c?è il rischio della ?normaliz-zazione? di questa pratica che produce dolore e avversità soprattut-to a donne e bambini. E? la linea politica comunale della accoglienza-disincentivazione, applicata oggi sui Rom ma pronta per essere estesa ad altri soggetti, come i tossicodipendenti ma anche ii troppi studenti dell?università fuorisede.
Non preoccupiamoci perché siamo in pochi, perché i Rom sono vittime ?diverse? e verso di loro ci sono ancora fortissimi pregiudizi. Cer-chiamo di tenere aperto un discorso sui ?diversi?, di fare cambiare linea politica, perché una città ?aperta? si misura sulle situazioni più difficili. In queste situazioni dove c?è meno libertà e meno demo-crazia. Lottiamo per riportare la democrazia a Bologna.

Per Roberto Costa, presidente di Rovigo Opera Nomadi, la ?que-stione Rom? è la questione morale del Paese e dell?Europa: anche nel 2005 i Rom/Sinti sono le popolazioni più discriminate e sottoposte ad atti di violenza razziale dell?Unione Europea. Le associazioni e chi si occupa della tutela dei Diritti Umani, nello spirito della Dichia-razione dei Diritti dell?Uomo, dovrebbero mettere al primo posto que-sta ?questione?. Ma anche a ?sinistra? occorre una sorta di alfabe-tizzazione, per ridurre i pregiudizi verso i Rom/Sinti. La campagna politica lanciata tre anni dall?Opera Nomadi per abolire sia i Campi Nomadi che i CPT, luoghi di esclusione e segregazione razziale, non ha fatto molti proseliti. Occorre rilanciare la lotta sui Diritti, a partire dagli ultimi, perché lì c?è la ?misura? della nostra società, lì possiamo crescere, assieme con le nostre specificità.

?Da 30 anni lavoriamo a Bologna per il rispetto dei diritti umani, ma che sia effettivo ? interviene Antonia Dattilo, presidente della sezio-ne di Bologna dell’Opera Nomadi. Gli sgomberi dei Rom sono inutili e sono inumane le condizioni in cui vivono. Noi, come Opera Nomadi locale, ci siamo, lo abbiamo detto più volte ed abbiamo dato la nostra disponibilità totale alle istituzioni come mediatori attivi, ma non ci considerano. Siamo qui, oggi, per ribadire il nostro impegno, perché i Diritti Umani siano rispettati a partire dal diritto di scuola dei bambini che è negato perché non hanno libri, magari distrutti dalle ruspe comunali, e quando li hanno vivono sotto una tenda di nylon. Cerchiamjo di stare vicino soprattutto ai bambini ed alle donne. Ma siamo tornati indietro nel tempo, dal 1979, c?è una regressione molto forte, nei ?campi? manca solo la recinzione di filo spinato?.

Gianluigi Borghi, Consigliere Regionale Verdi.
Penso che già oggi, anche se pochi, ci siamo come Istituzioni. I Rom/Sinti sono la ?chiave? per essere accoglienza, perché nei loro confronti c?è più sovente l?esclusione. L?accoglienza e la con-divisione vera si misurano anche, e soprattutto, con queste Comunità. Ma per fare questo è necessaria una sostanziale revisione della legislazione nazionale che permetta di attuare una ?relazione? diversa. Non rassegniamoci, proviamo a rendere più solide le nostre reti di associazioni per influire nella politica. Perché la possibilità vera e reale delle politiche sociali si verifica nell?inclusione di Rom e Sinti.

?Secondo noi è molto grave la discriminazione verso le popolazioni Rom e Sinte – spiega Sebastian Zlotea, della LEga Per i Diritti delle Persone Comunitarie, Extracomunitarie e dei Rifugiati Politici di Bo-logna. ? Il nostro compito è di sostenere anche queste ultime fami-glie sgomberate, perché il Comune non si sta muovendo per niente su un percorso di integrazione. Non c?è alcuna volontà politica, del Comune, di fare accoglienza. Lo sgombero dei Rom di via Malvezza, del 14 dicembre scorso, ed il trasferimento di alcune famiglie a Paderno, alla lontana periferia di Bologna, difficile da raggiungere, attua una vera e propria violazione dei diritti dei bambini che sono impediti a continuare la scuola. Occorre passare ed attuare denunce non formali perché la violazione sui Diritti Umani è praticata ormai da anni a Bologna?.

In fotografia: Valerio Monteventi durante la perorazione per le vittime

Riferimenti: A Bologna per ricordare

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A Bologna: sabato 23 dicembre ore 11

22 Dicembre 2006 Nessun commento

Presidio/manifestazione, con le bandiere, in via Gobetti, quartiere Navile, davanti al cippo che ricorda Rodolfo Bellinati e Patrizia Della Sentina: ?Cari amici di Romano Lil, idealmente con voi per la commemorazione dei Sinti assassinati dai criminali della “Uno bianca”. A tutta la redazione i miei personali auguri di buon Natale. Giovanni Carbone, Ufficio Stampa DS, Regione Campania.

Riferimenti: A Bologna per ricordare

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A Bologna per ricordare i Sinti uccisi dalla ?Uno bianca?

20 Dicembre 2006 Nessun commento


Bologna 23 dicembre 2006, ore 11. Manifestazione/presidio in via Gobetti, davanti al cippo che ricorda l?assassinio di Rodolfo Bellinati e Patrizia Della Sentina, Sinti Emiliani, assassinati il 23 dicembre 1990 dai criminali della ?Uno bianca?. Manifestazione per ricordare che le persecuzioni verso i Rom/Sinti continuano a suon di sgomberi, deportazioni, incendi, anche nella Bologna della ?legalità? dell?anno 2006: una città che si vorrebbe ?normalizzata? a spese e sulla discriminazione di immigrati e Rom.
Un presidio ?civile? per riprendere memoria e ri-cor-dare, perché la perdita di memoria produce violenza: di-menticare vuol dire fuori di mente, fuori di testa

L?ASSALTO AL ?CAMPO NOMADI?
A Bologna, il 23 dicembre del 1990, due Sinti Emiliani vengono uccisi e due Rom rimangono ferite in un assalto a colpi di arma da fuoco da parte della banda della ?Uno bianca? contro il ?campo sosta nomadi? in via Gobetti. I morti furono Rodolfo Bellinati, 27 anni e Patrizia Della Santina di 34 anni. A restare ferite in maniera grave furono anche una bambina e una Romnì Jugoslava.
Al campo di via Gobetti vivevano in roulotte circa 250 persone: Sinti Emiliani e Rom di provenienza slava.

LA BANDA DELLA FIAT UNO BIANCA
Bologna, novembre 1994. Arrestati i criminali che a bordo di una Fiat Uno bianca avevano terrorizzato la città e la regione, lasciando un’impressionante scia di sangue: nel periodo compreso tra la metà del 1987 e l’autunno del 1994 vennero uccise 24 persone e ferite oltre 100 a Bologna, nella Romagna e nelle Marche. Gli imprendibili assassini erano che poliziotti, rappresentanti delle forze dell’ordine che invece di proteggere la gente avevano scelto la strada del crimine e della de-strabilizzazione politica: rapinando banche, uffici postali e supermercati, sparando a testimoni, ad agenti delle forze dell?ordine o a chi, come unica colpa, era nomade o extracomunitario.

Nella notte tra il 21 e il 22 novembre ’94 le Forze dell?Ordine arre-stano Roberto Savi, assistente di polizia in servizio alla centrale operativa della Questura di Bologna. Nei giorni seguenti, uno a uno, vengono bloccati gli altri componenti della banda: il 24 novembre e il 26 novembre, Fabio e Alberto Savi, fratelli di Roberto, rispetti-vamente, camionista e poliziotto al Commissariato di Rimini; il 25 Pietro Gugliotta, agente in servizio alla centrale operativa della Que-stura; e la notte tra il 28 e il 29 Marino Occhipinti, vicesovrintenden-te della sezione narcotici della Squadra mobile, e Luca Vallicelli, agente scelto alla scuola della Polstrada di Cesena.

L?attività della banda era iniziata il 19 giugno ’87 con un assalto a un casello autostradale, seguito da altre cinque rapine a caselli auto-stradali. Il 19 febbraio ’88 la banda uccide una guardia giurata a Casalecchio di Reno. Seguono altre rapine sanguinose, spesso compiute per portar via un bottino modesto, compreso un assalto con esplosivo a un ufficio postale del capoluogo emiliano. Il 20 aprile ’88 uccidono a Castel Maggiore, nell’ hinterland, due carabinieri in servizio di perlustrazione, Cataldo Stasi e Umberto Erriu. Il 6 ottobre 1990 uccidono Primo Zecchi perché stava prendendo il numero di tar-ga della Uno in fuga. Il 23 dicembre 2000, assaltano sparando il ?campo nomadi? di via Gobetti, a Bologna: uccidono due Sinti, Rodolfo Bellinati e Patrizia Della Sentina e feriscono una bambina ed una donna Rom. Il giorno dopo l’attentato, in questura, una delle donne del campo, chiamata a testimoniare, riconosce nel poliziotto Fabio Savi l’autore dell’agguato. Nessuno le dà ascolto. Il 4 gennaio ’91 al quartiere Pilastro di Bologna, gli assassini della ?Uno bianca? uccidono altri tre carabinieri, Andrea Moneta, Mauro Mitilini e Otello Stefanini. L’ultima impresa è del 21 ottobre ’94 con due feriti (uno grave) alla BNA di Bologna.

Sabato 23 dicembre alle ore 11
MANIFESTAZIONE/ PRESIDIO
Nell’anniversario dell’assassinio dell’Uno Bianca,
davanti al cippo di via Gobetti (quartiere Navile)

C’era una volta un maledetto re che voleva far scomparire tutti i Rom perché avevano un’aria diversa dalla sua e da quella dei suoi parenti, perché parlavano in modo che lui non capiva, e questo lo faceva arrabbiare. Tuttavia, sterminare degli innocenti all’epoca moderna non è una bella cosa. Così il re decise di fare dei Rom dei criminali. Sterminare i criminali è tutt’altra cosa?

Se esiste un?identità europea, un popolo senza altra patria che non sia il Continente, questo è il popolo rom, la minoranza più numerosa, gli ?indiani?, dell?Unione Europea. Il lungo viaggio dei Rom ha inizio nel V secolo in India ma entra in un labirinto di discriminazione nell?Europa del XV secolo: cinquecento anni di persecuzioni che non hanno trovato epilogo nel ?Porrajmos? nazi-fascista, ma che continuano nella nostra era.

Tra le carte di Norimberga, un solo paragrafo è dedicato al genocidio di Rom e Sinti, eppure gli zingari furono, assieme agli Ebrei, le cavie designate della follia nazista. Il ?Porrajamos? è il termine che in lingua “romanì” descrive l’annientamento, il divoramento di queste popolazioni: infatti dal 1940 al 1945 nei campi di sterminio e nell?Europa nazi-fascista vennero uccisi 500 mila zingari.

A Bologna, il 23 dicembre del 1990, due Sinti furono uccisi e altri due rimasero feriti in un assalto a colpi di arma da fuoco contro il ?campo sosta? di via Gobetti. I morti furono Rodolfo Bellinati, 27 anni e Patrizia Della Santina di 34 anni. A restare ferite in maniera grave furono anche una bambina e una donna jugoslava.
Al ?campo? di Via Gobetti vivevano in roulotte circa 250 persone: Sinti Emiliani e Rom di provenienza slava. L’attentato non colpì solo gli zingari, ma era rivolto anche contro chi, in città, aveva aperto la discussione sulle possibili soluzioni abitative e di accoglienza per gli immigrati che facevano parte della prima consistente ondata di migrazione nei nostri territori. Quell?attentato seguì la logica di colpire i più deboli fra i deboli, ma “avvisava” anche chi tentava di affrontare le nuove questioni sociali della città.

Anche nel 2005, secondo il rapporto dell?Unione Europea, i Rom sono la popolazione più discriminata e più sottoposta ad atti di violenza razziale d?Europa.

Oggi nella Bologna delle “legalità” e delle ordinanze anti-manife-stazioni si soffre ancora per abbandono e per freddo, oggi in una città che si vorrebbe “normalizzata” si continua con la logiche dello sgombero che producono altre sofferenze ed emergenze:
- 15 Novembre 2006: sgombero del campo di via Gobetti.
- 17 novembre 2006: incendio al campo di via Scandellara.
- 7 dicembre 2006: espulsione dal campo nomadi comunale di via della Volta di due famiglie serbe.
- 14 dicembre 2006: sgombero di 50 Rom dal casale di via Malvezza.
- 15 dicembre 2006: arrivano le lettere di sfratto a 5 famiglie serbe presenti nel campo profughi del Trebbo.

Alcuni sgomberi sono stati firmati dal Sindaco, altri dalla Procura della Repubblica, altri ancora dal Direttore dei Servizi Sociali del Comune, ma la trama è quasi sempre la stessa: le deportazione di massa (alla vigilia dell?acquisizione, da parte degli immigrati rumeni, della cittadinanza europea), il foglio di via, il CPT, il carcere per chi non ha ottemperato ad un precedente decreto di espulsione.
Gli sgomberi creano situazioni di emergenza umanitaria e non risolvono alcun problema. Non si possono mettere per strada centinaia di persone, private di tutto ciò che possedevano, senza alcun luogo dove dormire, senza la possibilità di sfamarsi e provvedere alle proprie esigenze indispensabili, e disinteressarsene completamente.
Solo grazie all’intervento di volontari e associazioni il disastro sociale causato dagli sgomberi non si è trasformato in tragedia. Ma il volontariato non può essere la scialuppa di salvataggio quando le politiche “disincentivanti” dell’amministrazione comunale sono fatte a scapito della salute, della dignità e dei diritti di centinaia di persone.
Continuare a mentire, continuare a sostenere che i servizi sociali funzionano e che le persone sono state tutelate nei loro diritti inviolabili, serve solo a rendere più evidente a tutti che “il re è nudo”.

Ma dopo Bologna, anche a Milano e a Roma le Polizie Municipali e quelle di Stato si sono travestite da Babbi Natale, ma, invece delle renne, sono arrivati con le benne a demolire furgoni e roulotte, sotto gli occhi disperati di poverissime famiglie, donne e bambini, che hanno visto distruggere senza pietà le loro dimore coi pochi averi.
A dimostrare che le responsabilità di questa “nuova tragedia umanitaria” non sono imputabili solo alla Giunta Cofferati. Vengono confermate delle direttive politiche dell’attuale governo nazionale che, fino ad ora sta rendendo operativi tutti gli aspetti più odiosi di una legge come la Bossi-Fini che, anche per il Commissario Onu per i Diritti Umani è ?ispirata dalla filosofia di scontro di civiltà? e ?incita alla discriminazione e alla criminalizzazione degli immigrati?.
Non sono ancora visibili tracce concrete verso l?abrogazione di questa legge ignobile, ma anche le “modifiche migliorative” sembrano scomparse. E non stiamo parlando della chiusura dei CPT (che ormai vedremo nell’anno del mai), ma di provvedimenti che contrastino i processi di clandestinizzazione che la normativa in vigore produce.

Per tutte queste ragioni, proponiamo alle ?reti di movimento?, alle associazioni di volontariato, alle associazioni pro Rom/Sinti del territorio nazionale, alle forze politiche della sinistra radicale, alle organizzazioni sindacali di partecipare:

SABATO 23 DICEMBRE ALLE ORE 11
nell’anniversario dell’assassinio dell’Uno Bianca,
davanti al cippo di via Gobetti (quartiere Navile)
alla manifestazione/presidio

- in solidarietà alle popolazioni rom, contro la violazione dei diritti e della dignità dei migranti;
- contro la politica degli sgomberi che spostano i problemi e li aggravano nella loro dimensione umana e sociale;
- per l’immediato allestimento di strutture adeguate a fronteggiare le emergenze ma anche a superarle, attraverso politiche non più repres-sive ma di integrazione e con lo stanziamento dei fondi necessari.

OGGI CHE LA MEMORIA POTREBBE PERDERSI, RIPRENDIAMOLA PER TORNARE A RAGIONARE E LOTTARE.

Si chiedono adesioni ed eventuale sottoscrizione dell’appello:
segreteria di Valerio Monteventi, comune di Bologna, tel. 051-203871

Elenco delle prime adesioni :
Opera Nomadi Nazionale; Associazione ABNA’AL ARD (figli della terra); PRC Federazione di Bologna; Tiziano Loreti (Segretario della Federazione PRC di Bologna); gruppo consiliare Comune di Bologna SOCIETA’ CIVILE – IL CANTIERE; Roberto Sconciaforni (capogruppo gruppo consiliare Comune di Bologna PRC); Nazzarena Zorzella per ASGI; Opera Nomadi sezioni di: Modena, Ferrara, Reggio Emilia, Pisa e Marche; Coordinamento Regionale Veneto Opera Nomadi?

In fotografia: la lapide in via Gobetti a Bologna

Riferimenti: Bologna ricorda i Sinti uccisi dalla ?Uno bianca?

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Distrutto dal fuoco insediamento Rom a Bologna

19 Novembre 2006 Nessun commento

Bologna, 18 nov. Doveva essere sgomberato, dalla giunta Cofferati, entro la prossima settimana ma ci ha pensato un incendio di vaste proporzioni a radere al suolo l?insediamento abusivo Rom di via Scandellara, abitato da un centinaio di Rom rumeni alla periferia di Bologna. Il rogo e’ scoppiato verso le 2 e solo intorno a mezzogiorno i vigili del fuoco, intervenuti sul posto con otto squadre, sono riusciti a domarlo. Nessun ferito tra il centinaio di Rom dell’insediamento, che pagavano anche l’affitto.
Sgombero e soldi risparmiati alla Comunità bolognese (ruspe, Polizia Municipale, ma restano i costi degli aerei per l’espulsione), perché il sindaco Cofferati, in Consiglio Comunale, a poche ore dall’evacua-zione dell?insediamento Rom di via Bignardi, aveva annunciato la necessità di fare altrettanto per quello di via Scandellara.

Il Resto del Carlino 18 novembre
Incendio doloso distrugge nella notte il campo nomadi
Bruciate baracche e roulottes, nessun ferito. Vigili del fuoco al lavoro per oltre due ore per domare le fiamme. Il vicesindaco Scaramuzzino: “I rom pagavano l’affitto”

Bologna, 18 novembre 2006 – Un incendio nella notte ha distrutto un campo nomadi a Bologna, in via Scandellara abitato da un cen-tinaio di Rom Romeni. Non risultano feriti, ma l’insediamento, com-posto a quanto pare da baracche e roulotte, e’ andato comple-tamente in fumo. Sul posto sono intervenuti Carabinieri e Vigili del fuoco che hanno impiegato oltre un paio d’ore per domare le fiamme. L’ipotesi più probabile, data l’ampiezza del fronte da cui e’ scaturito l’incendio, e’ quella di origine dolosa. Gli accertamenti, però, sono ancora in corso.

SUBAFFITTI, DENUNCE E SEQUESTRI
In via Scandellara non ci sono soltanto le fiamme che nella notte hanno mandato in fumo il campo nomadi alla periferia di Bologna. “Lo sapevamo, a quanto ci risulta da numerose segnalazioni ogni famiglia versava tra i 100 ed i 150 euro” per una sorta di canone. Adriana Scaramuzzino, vicesindaco e assessore alle Politiche sociali del Comune, calcola “l’affitto” che pagavano in media gli oltre 100 rumeni di via Scandellara, raccolti in una trentina tra baracche e roulotte.

L?immagine, censurata, perché è solo questione di stile: Cofferati come Nerone. Nell?ambiente universitario di Bologna, gira questo disegno di Cofferati con la cetra che canta ?O? sole mio?, sullo sfondo dell?incendio.
Riferimenti: Sgombero Rom da Bologna (prima dell’incendio)

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Sgombero Rom da Bologna (medaglia d?oro alla Resistenza)

19 Novembre 2006 Nessun commento


?Ripristinare la legalità? a Bologna, progetto d?ordine del sindaco Cofferati, non parte dalla mafia, dall?evasione fiscale, dal ?lavoro nero? nei cantieri, dalla speculazione edilizia, ma dallo sgombero ed espulsione di ?poveri cristi? che vivono fra baracche in condizioni ?di notevole rischio igienico-sanitario?. Si tratterebbe quindi di una operazione di ?pulizia igienico-sanitaria? che richiama un triste pas-sato per una città che è, invece, medaglia d’oro per la Resistenza.
I Rom, secondo il rilevamento dell?Unione Europea, anche nel 2005 sono le popolazioni più discriminate e sottoposte a violenza razziale d?Europa, Italia compresa (e si vede). In Romania ancora peggio.
Se a Bologna, dell?Italia settimo paese industriale, i disperati Rom Rumeni possono tentare di sopravvivere, in Romania hanno solo la certezza di morire, di fame, di mancanza di lavoro, di discriminazione e violenza razziale. Chi, con moglie e figli, resta a morire di miseria in un Paese ostile invece di cercare di sopravvivere da un?altra parte?

SGOMBERI ?COMUNITARI? DI BOLOGNA
A 40 giorni dall’ingresso della Romania nella Comunità Europea

Bologna 16 novembre. Stamani all’alba almeno 80 agenti, fra Polizia, Carabinieri e vigili urbani, hanno sgomberato un ?campo rom? alla periferia di Bologna, trasferendo in Questura ed in Caserma dei Carabinieri, 123 persone, fra cui 35 bambini e 60 donne di cui 14 donne incinte, e abbattendo tutti gli insediamenti abusivi. Il sindaco ha ordinato la “rimozione” della baraccopoli di via Bignardi e dell?area che costeggia il Navile, abitata da Rom da Romania e Bulgaria, per fare fronte ad ?una situazione di notevole rischio igienico-sanitario per le persone occupanti e per quelle che vivono e lavorano nelle aree circostanti”. Il ?blitz? (operazione militare) è stato pianificato in un tavolo tecnico in Prefettura al quale hanno preso parte Forze dell?Ordine e Comune. Informata anche la Procura. Al “Marconi”, un aereo pronto a partire coi Rom espulsi.

Le ruspe hanno demolito una sessantina fra baracche, tende e roulotte. “Voglio sottolineare ? ha spiegato l’avvocato Andrea Ronchi, da sempre consulente dei partiti della sinistra per le minoranze, che ha seguito la fasi dello sgombero, – che le strutture del campo sono state demolite e non rimosse come prevede l’ordinanza, e che i beni all’interno delle baracche sono stati distrutti invece che depositati nei magazzini comunali”. Insieme alle baracche, quindi, sono stati demo-liti anche stufe, oggetti personali, pentolame, oltre a giochi e libri di ragazzini che avevano cominciato percorsi di inserimento scolastico.

?Hanno “ruspato” anche i giochi dei bimbi e i loro libri di scuola ? hanno dichiarato il segretario di Rifondazione Comunista Loreti, il capogruppo Sconciaforni e l?indipendente Monteventi, oltre a Verdi e Cantiere. ? E? stato un rastrellamento. A 40 giorni dall?ingresso della Romania in Europa».

“Questo sgombero – commenta Sebastian Zlotea della Lega per i diritti delle persone comunitarie, extracomunitarie e dei rifugiati politici – risulta ancora più disumano se si considera l’ingresso della Romania e della Bulgaria nell’Unione Europea previsto per l?inizio dell?anno prossimo. Alla luce di questo, che senso ha continuare a trattare il problema dei rom con sgomberi, espulsioni e Cpt?”. Mentre sono ancora in corso le identificazioni, infatti, c’è già un aereo pronto a volare verso la Romania, per riportare a casa gli irregolari.
Le 123 persone sono divise fra Questura e Caserma dei Carabinieri per l’identificazione. Stasera gli irregolari potrebbero già essere rimpatriati in Romania. Si profila il provvedimento per un?ottantina di Rom. Il Comune è disponibile ad assisterne una ventina.

ARTICOLI
Bologna, Cofferati sgombera campo nomadi e il PRC attacca
Tiscali notizie, Apcom, 16 novembre.

Piazza pulita a Bologna. Sgomberato campo nomadi a via Bignardi
Trasferite 123 persone, tra cui 35 bambini e donne incinte
Bandiera Gialla, 17 novembre.

Ruspe nel campo di via Gobetti. Rifondazione contro Cofferati
Sgomberato da forze dell?ordine e vigili il villaggio abusivo dei nomadi
L?Espresso Local, 17 novembre

SEGNALAZIONI
No alle deportazioni di Rom Rumeni
Le espulsioni collettive sono illegali
Tribunale di Milano, sentenza del 2 agosto 2004: ?La pratica delle espulsioni collettive è da ritenersi illegittima secondo l?articolo 4 del Protocollo 4 allegato alla Convenzione europea dei Diritti dell?Uomo?.

Fotografia tratta da Tiscali notizie

Riferimenti: Oltre l?emergenza sgomberi dei Rom Romeni

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