Nicolita Banel: un Rom con lo Steaua Bucarest

Nicolita Banel, anni 23, attaccante della Steaua Bucarest, è uno dei pochi (se non l?unico Rom) a giocare nella massima serie di uno dei campionati europei. Nonostante la dura gavetta per arrivare in una squadra nazionale, non ha dimenticato le sue origini da “zingaro”: che in un Paese come la Romania sono “pesanti”. Nicolita Banel è stato proposto ad ambasciatore anzirazzista dell’Uefa e del Consiglio rumeno contro le discriminazioni.
In Italia c’è un Sinto che gioca col Vicenza calcio ma non rilascia interviste all’Opera Nomadi.
NOTE TECNICHE
Banel Nicolita. Nazionalità: ROMANIA.
Data di nascita: 07/01/1985
Squadra di appartenenza: Steaua Bucarest
Ruolo: Centrocampista
Ha fatto il suo debutto nel 2001 con la Dacia Unirea Traila, poi è passato nel FCU Poli Timisoara e dal 2004-2005 nello Steaua Bucarest. Indiscutibilmente il secondo giocatore più popolare di FC Steaua Bucuresti dopo Mirel Radoi.
E? nato nel povero villaggio di Faurei, sud-est della Romania, uno di sei fratelli che la madre, da sola, ha tirato su con lavori saltuari come donna delle pulizie. La sua storia, da ?favela? europea, Nicolita l?ha riassunta così: ?Mi piaceva giocare a pallone, ma un sacco di volte ho giocato senza scarpe a pancia vuota?. Un giocatore che non rinnega la sua ?zinganità?, tant?è che in occasione dei passati ottavi di finale della Coppa Uefa ha invitato allo stadio di Bucarest, a sue spese, venti ?zingarelli? del suo paese. Paese in cui Nicolita torna spesso, con la sua Audi A6, e porta regali a tutti.
Nicolita, lo zingaro che dribbla gli ultras e la geopolitica rumena
Alberto Piccinini, il manifesto, 28 febbraio
Nicolita, Banel. 23 anni. Ala della Steaua Bucarest. Detto «Jardel» come il celebre goleador brasiliano che finì la sua carriera depresso all’Ancona. Nicolita è uno dei pochi (se non l’unico) Rom a giocare nella massima serie di uno dei campionati europei, in Romania. Motivi di depressione ne avrebbe più d’uno, anche lui. Leggo dal sito dei «Pirati di Ghencea», tra i peggiori ultrà della Steaua, alcuni buoni motivi per far parte del gruppo: «ripulire il paese dagli zozzi zingari», «divertirsi». Eccetera.
Secondo la temibile geopolitica calcistica rumena i tifosi della Steaua odiano gli zingari (e i neri, gli ebrei, gli ungheresi) ma odiano soprattutto i tifosi del Rapid Bucarest (che non sono mammolette). Quelli del Rapid sono «zingari» perché per tradizione la squadra ha il sostegno delle comunità rom e sinti del paese. Il derby Steaua-Rapid perciò è uno di quegli eventi sui quali periodicamente si accendono i riflettori delle associazioni antirazziste europee, e lo spettacolo è sempre pochissimo edificante. E’ capitato di sentire persino lo spea-ker dello stadio presentare l’allenatore del Rapid con l’appellativo di «miserabile zingaro», e suonare subito dopo una canzone infame intitolata «Zingari e Ufo». Il coro più gentile degli ultrà della Steaua contro quelli del Rapid è «zingari, vi pisciamo addosso». Di recente, sempre lo stesso allenatore del Rapid che si era presentato in tribuna ad assistere all’incontro Steaua-National è stato cacciato a furor di stadio. Cose così.
E dunque: che ci fa l’unico giocatore rom professionista di serie A nel club che ha la tifoseria più anti-Rom d’Europa? Mistero. Gigi Becali, padre-padrone della Steaua, ha voluto fortemente due anni fa Nicolita, strappandolo al Politecnica Timisoara per la bella cifra di 90.000 euro. Da allora il giocatore è, nei momenti peggiori, «il cocco del presidente». E’ capitato una volta che quelli del Rapid, addi-rittura, gli dessero dello «zingaro». Ma nulla più. A dire il vero lo stesso Becali, di cui si mormorano legami inconfessabili con l’estrema destra razzista dei suoi ultrà, ha voluto come presidente del club Marius Lacatus (mitico bidone per i tifosi della Fiorentina tanti anni fa) che è pure considerato un po’ «zingaro». E Lacatus a sua volta ha patrocinato fortemente la nomina di Banel Nicolita ad ambasciatore anzirazzista dell’Uefa e del Consiglio rumeno contro le discri-minazioni. E’ successo quasi un anno fa e, insomma, può darsi che ci sia del macchiavellismo in tutta la vicenda, legato anche alla necessità di presentare una faccia buona della Romania all’Europa. Ma tant’è.
Banel Nicolita – che a parte tutto è un buon giocatore – è nato nel villaggio di Faurei, sud-est della Romania. La madre da sola ha tirato su sei figli lavorando saltuariamente come donna delle pulizie. Nicolita ha riassunto così: «Mi piaceva giocare a pallone, ma un sacco di volte ho giocato senza scarpe e pancia vuota». E’ una storia da favela europea, la sua. A 14 anni ha avuto in dono dall’allenatore del Unirea Faurei il primo paio di scarpe da calcio (e adesso lo ha passato in eredità al fratello più piccolo). A 15 ha guadagnato il suo primo stipendio (15 euro), talmente astronomico che una volta ha rischiato grosso perché tornando a casa dopo una partita era stato sorpreso a rubare delle mele da un fruttivendolo. A 16 ha giocato in serie C col Dacia Brailia, per due stagioni. A 19 ha esordito in serie A col Timisoara.
All’inizio dello scorso anno Nicolita ha legato il suo nome all’exploit della Steaua in Coppa Uefa, eliminata soltanto in semifinale dal Middlesborugh. Agli ottavi la Steaua aveva eliminato addirittura gli arcinemici del Rapid, nel solito derby ad altissimo rischio, con due pareggi e un unico gol di Nicolita segnato però «fuori casa». Quel giorno Banel aveva invitato a sue spese venti «zingarelli» del suo paese allo stadio (ci torna spesso a Faurei, con la sua Audi A6, e porta regali a tutti). Nella partita successiva, 3-0 contro il Real Betis, una doppietta segnata agli spagnoli lo aveva fatto diventare un mezzo eroe. Evviva.
Ma siccome il calcio è pur sempre lo sport crudele e meraviglioso che è, la nuova stagione non è stata affatto fortunata. In novembre, nell’eliminatoria di Champions League contro il Real Madrid, la giovane ed esuberante ala ha segnato uno degli autogol più pazzeschi di tutta la storia del calcio: un retropassaggio a porta vuota senza accorgersi che il suo portiere era ancora a terra sul palo opposto alla direzione del pallone. C’è una bella foto che racconta questa storia: Beckham e Raul che consolano l’inconsolabile Nicolita con gli occhi gonfi di lacrime. I giornali spagnoli, il giorno dopo, hanno ribattezzato la sua sciagurata prodezza «tontogol».
Banel Nicolita, Steaua Bucarest
Fotografia. dal sito Steaua bucarest


