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“Ho abbracciato l’alba d’estate”

postato da romano lil [27/08/2006 16:37]
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"Una città in Rimbaud" nasce per dare testimonianza di una delle massime voci della poesia universale, simbolo di un'ansia di libertà. Una Rovigo in cartolina "vista" attraverso la figura di Arthur Rimbaud che esplora e definisce anche quella parte di città rimossa - come il cimitero degli ebrei, o misconosciuta - come il parco di via Curiel, per spingere lo sguardo oltre le mura, ai campi Rom ed al manicomio di Granzette.


"UNA CITTA' IN RIMBAUD"
19 cartoline da Rovigo attraverso i manifesti e la figura del poeta
20 settembre 2004. Il progetto "Una città in Rimbaud" nasce per ricordare e dare testimonianza di una delle massime voci della poesia universale, simbolo della poesia stessa e di un'ansia di libertà e di assoluto che non ha paragoni. Il progetto prevedeva, in un'ideale gemellaggio con Charleville, una settimana di intensa attività nella città di Rovigo, in occasione del 150° anniversario della nascita, il 20 ottobre 2004: musica, teatro, danza, cinema e cortometraggi, poesia, murales e graffiti, fumetti, conferenze-dibattito, installazioni... Per la durata del festival tutti gli spazi di affissione pubblica (dalle tabelle 3x9m, ai cartelli, alle locandine sui muri e sui locali) dovevano essere utilizzati con manifesti poetico-visivi sul poeta. In questa idea si comprendevano anche striscioni con versi e frasi appesi alla torre Donà, sul Corso del popolo...Era un modo per rendere olistica questa ricorrenza e respirare, "mi respira", la figura dell'autore in tutta la città in cui dovevano essere identificate quattro stazioni, spazi di incontro e di rappresentazione, come luoghi della memoria ritrovata: 1 - Charleville; 2 - Parigi; 3 - Londra; 4 - Africa.

Poi il progetto, è stato ridimensionato ed oscurato per mancanza di fondi economici e di luminarie della mente (il "pensiero ribelle" di Rimbaud ridotto a frasi fiorite da cioccolatini perugina) ed allora sono rimaste le "cartoline" da Rovigo come testimonianza di ciò che poteva ma non è diventato. Un carnet di visioni.

Una Rovigo in cartolina "vista" attraverso la figura di Rimbaud. Il Rimbaud d'Africa (nel progetto iniziale era un attore che "appariva" a leggere alcune lettere spedite alla famiglia) che esplora e definisce, in una ricerca d'identità, anche quella parte di Rovigo rimossa - come il cimitero degli ebrei, o misconosciuta - come il parco di via Curiel, per spingere lo sguardo oltre le mura, al manicomio di Granzette ed ai campi rom, alla periferia della città. La fotografia dunque come de-scrizione della realtà, una mappatura del territorio, ma anche come capacità visiva-visionaria di de-scrivere (con la luce) realtà marginali, appena lì dietro l'angolo. Perché per "changer la vie", come scrive Rimbaud, occorre, per dirla con Aldous Huxley, "aprire le porte della percezione".


Rovigo: una città in Rimbaud


RIFERIMENTI: "Non mi avrete mai come volete voi"

 

Immagine: l'Adige verso Boara


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