“Ho abbracciato l’alba d’estate”
"Una città in Rimbaud" nasce per dare testimonianza di una delle massime voci della poesia universale, simbolo di un'ansia di libertà. Una Rovigo in cartolina "vista" attraverso la figura di Arthur Rimbaud che esplora e definisce anche quella parte di città rimossa - come il cimitero degli ebrei, o misconosciuta - come il parco di via Curiel, per spingere lo sguardo oltre le mura, ai campi Rom ed al manicomio di Granzette.
Poi il progetto, è stato ridimensionato ed oscurato per mancanza di fondi economici e di luminarie della mente (il "pensiero ribelle" di Rimbaud ridotto a frasi fiorite da cioccolatini perugina) ed allora sono rimaste le "cartoline" da Rovigo come testimonianza di ciò che poteva ma non è diventato. Un carnet di visioni. Una Rovigo in cartolina "vista" attraverso la figura di Rimbaud. Il Rimbaud d'Africa (nel progetto iniziale era un attore che "appariva" a leggere alcune lettere spedite alla famiglia) che esplora e definisce, in una ricerca d'identità, anche quella parte di Rovigo rimossa - come il cimitero degli ebrei, o misconosciuta - come il parco di via Curiel, per spingere lo sguardo oltre le mura, al manicomio di Granzette ed ai campi rom, alla periferia della città. La fotografia dunque come de-scrizione della realtà, una mappatura del territorio, ma anche come capacità visiva-visionaria di de-scrivere (con la luce) realtà marginali, appena lì dietro l'angolo. Perché per "changer la vie", come scrive Rimbaud, occorre, per dirla con Aldous Huxley, "aprire le porte della percezione".
Immagine: l'Adige verso Boara
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