Le strade della terra sono tutte tracciate
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Le strade della terra, e del mondo, sono già tutte tracciate: ognuna di esse ha i suoi segnali stradali, la sua segnaletica orizzontale, le sue pietre miliari e segnavia; esse conoscono alla perfezione ogni sfumatura di tutti i possibili rumori umani: dallo scalpiccìo di passi del viandante allo stridere di ruote dell'ultimo modello di mono-volume o di station-wagon. Sembra che per l'abitatore del pianeta del XXI secolo non sia più possibile inventare nuovi percorsi, esplorare nuovi territori, ipotizzare possibili tragitti o itinerari alternativi. Ogni possibile cammino è già localizzato in anticipo, già conosciuto nelle sue coordinate prima ancora che il soggetto si possa muovere. E movere è la radice di ex-movere, che vuol dire emozione. Lo spazio del nostro tempo è lo spazio in cui non è più possibile nascondersi, celarsi allo sguardo del mondo, trovare anfratti o recessi per ripensare criticamente la propria identità. Perché se "il senso della nostra identità personale -per dirla con Erving Goffman- risiede proprio nelle crepe e nelle fes-sure che abitano i solidi edifici del mondo", oggi sembra che lo sgretolamento dell'iden-tità sociale degli individui passi proprio attraverso la requisizione di questi spazi intimi, di questi frammenti di coscienza. CONTINUA: Impossibile muoversi liberamente nello spazio ![]() |


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