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2 novembre, giorno dei defunti. Morte senza fine: una ‘cartolina' sul lutto rimosso e sulla perdita di memoria, che produce violenza perché di-menticare vuol dire fuori di mente, fuori di testa. Una società -la nostra, sempre più artificiale, che perde di memoria di sè e con essa la capacità di sentire entusiasmo e pena. Una società dell'immagine che non immagina più: s-magina. IL 2 DI NOVEMBRE CATTOLICO La Commemorazione dei Defunti (in latino Commemoratio Omnium Fidelium Defunctorum, ossia Commemorazione di Tutti i Fedeli Defunti), chiamata anche Giorno dei Morti, è una ricorrenza della Chiesa Cattolica celebrata il 2 novembre di ogni anno. Nel calendario liturgico segue la festività di Ognissanti, che ricorre infatti l'1 novembre. Nel caso in cui il 2 novembre sia domenica, la ricorrenza viene celebrata il 3 novembre. I- LA MORTE INFINITA: premessa Ha finito di lavorare (Zambia) Il suo essere si è rotto (Iran) Tirare le cuoia (Italia) Ha tirato la zampa del maiale (Serbia) Ha dato un calcio al secchio (Usa) Dare un calcio al calendario (Polonia) Stirare la gamba (Argentina) Mettersi i ferri da cavallo (Turchia) Buttare via gli zoccoli (Regno Unito) Si è messo un completo di legno (Brasile) Ha un monolocale con coperchio (Danimarca) Inchiodare il coperchio (Hong Kong) Andare un metro e mezzo sotto terra (Croazia) Stare sei piedi sotto (Canada) Rivolgere il naso al cielo (Svezia) Odorare le violette dal basso (Ungheria) Scoreggiare la terra (Repubblica Ceca) Dar da mangiare ai vermi (Francia) Andare all'altro quartiere (Spagna) Andare verso la terra dell'acqua sorgiva gialla (Giappone) Andare nelle celesti praterie (Indiani d'America) E' andato a lanciare lenticchie nere (Nepal) E' arrivato in cima alla montagna (Galles) Colui a cui è stata concessa la grazia (Egitto) Tuffarsi nel mare azzurro (Pestum, Magna Grecia) Si è fuso con l'infinito (India) Fare una festa lassù (Filippine). QUESTI I MODI DI DIRE della morte in diverse parti del mondo come premessa di una "cartolina" dal titolo "Morte senza fine". Siamo una società che perde di memoria e que-sto produce violenza perché di-menticare vuol dire fuori di mente, fuori di testa. Dimen-ticare le nostre radici, i nostri morti, è incapacità di elaborare il lutto. L'elaborazione del lutto, in modo dotto, è la ritualità nel sussumere (prendere su di sé) i dati e la realtà.
II- ELABORAZIONE DEL LUTTO IL LUTTO RIMOSSO Ci si accorge che il lutto è sistematicamente rimosso dalla società moderna nello stesso tempo in cui il mercato celebra i suoi trionfi (ed i battimani) anche nei funerali. E questo produce una crisi d'identità: da un lato l'affannosa ricerca di sé e dall'altro il venire meno dei defunti come depositari di questa identità. PENATI Era nei Penati, nella messa in onore dei defunti, nel culto dei morti, che la società antica cercava il suo nome e la sua origine. "Ilio ti affida i suoi sacri Penati, che accompagnino la tua sorte - così dice Ettore in sogno ad Enea che sta per abbandonare Troia -, cerca per loro le mura da innalzare, superbe". LA CAPANNA DELLA MORTE Secondo una religione animista del Centro-Africa, la morte viene onorata in due tempi successivi: la cerimonia funebre e quella di festa. Con la cerimonia funebre l'anima del defunto si stacca dal corpo e si alza tra cielo e terra ma, nello stesso modo, resta sospesa sopra le capanne che ci sono nel cuore: quella della paura, del sogno, della giustizia, dell'amore...finché, mediante la celebrazione di festa, che può avvenire anche dopo svariati decenni, l'anima potrà finalmente staccarsi dalla terra ed allontanarsi lieve nel cielo e, nello stesso tempo, trovare dimora nella capanna sua adatta, nel cuore. LA MORTE SOSPESA Nell'occidente, a cultura capitalista, la cerimonia festiva (che dà lievità e leggerezza) è stata rimossa e dimenticata a scapito di una cerimonia funebre sempre più esteriorizzata e svuotata di contenuto cosicché l'anima, mediante questa sola cerimonia, a malapena riesce a staccarsi dal suolo e resta sospesa tra cielo e terra in una morte senza fine... PERDERE DI MEMORIA NELLA SOCIETA' ARTIFICIALE Se la memoria è la capacità di conservare e richiamare alla coscienza sensazioni, passioni, immagini e nozioni dal passato, quella artificiale, del computer, trattiene e registra solo dati. La nostra società, sempre più stitica e computerizzata, tende a incamerare e trattenere tutto e se proprio deve svuotare, perdere di memoria, quello che se ne va non sono i fatti e gli elaborati ma la capacità di sentire entusiasmo o pena. AI NOSTRI MORTI Si spengono i lumini nelle stanze da letto, si levano le fotografie dalle credenze. Ai nostri defunti respinti nell'oblio, alla morte proibita del nostro tempo sentita come un'oscena bestemmia che infrange la legge del benessere e della felicità di massa, parole d'ordine dell'età contemporanea.
III-FOTO-EPIGRAFIE: dell'arte di comporre le pigrafi mortuarie a Rovigo, Italia "Se puoi vedere guarda, se puoi guardare osserva" (dal libro dei Consigli) Dal 1980 fotografo, ogni tanto, in bianco e nero, le epigrafi affisse in modo casuale sopra, o a fianco, di altri manifesti: ma Jorge Louis Borges dice che di casuale non esiste proprio niente. L'idea di questa ricerca, questa capacità di s-velare l'occhio, mi è venuta da Paolo Gioli e, al di là delle contaminazioni con prodotti alimentari, automobili e altro ("Sconti due per tre", "Eccezionale offerta", "Chiuso per sempre") , ho scelto di documentare gli accostamenti con le figure umane che talvolta accompagnano queste notizie di morte. Nessun foto-montaggio, la semplice ripresa fotografica diretta, che senz'altro isola dal contesto e pone l'accento sul particolare, dell'opera (d'arte) di oscuri attacchini comunali, ora privati. Gian Battista Vico diceva che la società civile nasce quando si ufficializza la famiglia (matrimonio) e si cominciano ad onorare i morti. Altre considerazioni potrei fare ma pro-pongo queste immagini perché ognuno le "legga" col suo codice personale di sensibilità, storia e cultura. Ormai possiedo una lunga serie di queste figure bianco-e-nero che coloro manualmente con chine, ecoline, pastelli e viraggi fotografici, come figurine di santi, di martiri della civiltà dell'immagine. Che ormai non immagina più. S-magina. S-magina.  "Morte senza fine", "cartolina" di Roberto Costa - 1998 Alcune foto-epigrafie, Rovigo 1980-1998 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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