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L’induzione a confondere a solitudine con pericolo

27 Dicembre 2007

Psicosi sicurezza. Su quotidiani, siti Internet e Tg., la cronaca nera occupa il 35% dello spazio, alimentando la psicosi collettiva. Col risultato che gli italiani si sentono sempre meno protetti. Ma il nostro Paese non è mai stato cosi sicuro: è quanto emerge dai dati forniti dallo stesso Ministero dell’Interno.

CONFONDIAMO LA SOLITUDINE CON IL PERICOLO
Il Tempo.it, 18 dicembre. Di Costanza Rizzacasa

Milano: rapina in villa con botte e minacce; Agguato a Napoli: muore pregiudicato, gravi due donne incinte; Como, pensionato ucciso con tre coltellate (…)
Sono alcuni dei titoli apparsi nelle ultime ore su quotidiani, siti Internet e tg. Dove la cronaca nera ormai regna sovrana, occupando il 35% dello spazio e alimentando la psicosi collettiva. Col risultato che gli italiani si sentono sempre meno protetti. La sicurezza diventa così la prima priorità della politica, coi due poli che si rincorrono e il centrosinistra che, non senza imbarazzo, quasi scippa alla destra un suo cavallo di battaglia. Ma la situazione è davvero così grave? A dir la verità per niente. Anzi, a quanto emerge da un’analisi del pensatoio Vision su dati del Ministero dell’Interno, il nostro Paese non è mai stato più sicuro.
Sorpresi? Prendiamo ad esempio gli omicidi volontari. Che negli ultimi sedici anni sono scesi progressivamente, e se nel 1991 erano 1.916, nel 2006 si sono attestati a 601, tre volte meno. Un dato confermato dal raffronto tra città su base internazionale, dove Roma risulta la capitale con meno omicidi per 100mila abitanti: 1,27 per l’esattezza, contro gli 8,65 di New York, i 2,60 di Londra, i 2,34 di Berlino e i 2 di Parigi. Illuminante, poi, il confronto sul numero di poliziotti ogni 100mila abitanti, con l’Italia che figura al primo posto a quota 467, seguita dalla Spagna con 457 e dalla Francia con 387. Ultimi gli Stati Uniti, a 230. Ma come si spiega questo gap tra sicurezza percepita e sicurezza effettiva? «Semplice – spiega Francesco Grillo, direttore del think tank – Le buone notizie non fanno notizia: abbiamo bisogno di essere spaventati. Il Viminale stesso ha sottolineato queste cifre nel suo "Rapporto sulla sicurezza in Italia" prima dell’estate, ma stampa e tv vi hanno dato poco risalto. Ma il paradosso è che negli ultimi anni la sicurezza è diventata sempre più centrale nel dibattito politico, mentre gli omicidi diminuivano costantemente e in maniera significativa».
Insomma, le nostre città sono tra le più sicure del mondo e il numero dei delitti non è mai stato così basso. Come ripensare, allora, il tema della sicurezza? Sicuramente diminuendo il peso della criminalità nell’informazione partendo dal servizio pubblico (e magari anche nel marketing politico). E poi ridistribuendo le forze dell’ordine sul territorio sulla base non più della popolazione ma del tasso di delinquenza. Perché se ad esempio Basilicata e Molise sono più sicure della media delle regioni del centro nord, le province di Napoli e Caserta hanno indici di criminalità tre volte superiori al resto della Campania. Che a sua volta ha indici tre volte superiori alla media nazionale. La vera sfida, però, è rendersi conto che lo Stato da solo non può garantire la sicurezza, ma che essa passa attraverso la riscoperta del sentirsi parte di una comunità.

>APPROFONDIMENTI
Speciale sicurezza (giustizia sociale)
Archivio Romano Lil, 25 ottobre
La sicurezza non va coniugata con legalità, è figlia della giustizia sociale. I "patti di sicurezza" sono un esempio di politica nazionale che indica i Rom (ed i poveri, le prostitute, i venditori ambulanti) come falso problema dell’insicurezza sociale dell’Italia ottavo Paese del Pianeta per grado di "benessere". È un diversivo, utile per dissimulare impotenze o pavidità in altri campi. I Rom come falso problema e capro espiatorio di un sistema sociale basato sulla dis-uguaglianza. Se non ci fossero i Rom chi?

 

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