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Persecuzione dei Rom in Italia: crimine contro l’umanità

18 Dicembre 2007

12 dicembre. Il gruppo EveryOne, in riferimento alla persecuzione dei Rom in Italia, rivolge una denuncia internazionale nei confronti delle Istituzioni centrali e periferiche italiane per crimini contro l’umanità. La denuncia è indirizzata a: Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite; Parlamento e Consiglio Europeo; Corte Europea dei Diritti Umani; Corte Penale Internazionale de L’Aja.
… In base alla comprovata politica razziale e persecutoria attuata dalle istituzioni italiae contro i Rrom, il Gruppo EveryOne chiede che sia istituito un processo internazionale per crimini contro l’umanità nei confronti dei responsabili di tale persecuzione.

LA POLITICA RAZZIALE
La politica razziale attuata in Italia, sistematicamente, dalle Istituzioni centrali e periferiche contro i Rrom non è certo più umana delle misure persecutorie che i regimi integralisti applicano contro le minoranze invise al potere. L’oppressione dei Rrom avviene in molti modi: negando loro il diritto ad essere tutelati quale minoranza etnica, riconosciuto dalle convenzioni internazionali; negando loro assistenza e programmi di integrazione, necessari per accedere al mondo del lavoro e a una condizione abitativa decente; perseguendo le uni-che attività con cui – nelle condizioni di emarginazione in cui sono attualmente relegati – con-sentirebbero loro di sopravvivere: in primis, elemosina e servizi di strada (spingendoli di fatto verso attività che, se frutto di libera scelta, sarebbero illecite); attivando metodicamente campagne stampa volte a criminalizzarli, potendo contare sulla complicità dei media naziona-li (le segnalazioni di casi di razzismo e xenofobia giunte all’Unar, l’ufficio anti-razzismo della Presidenza del consiglio rivelano che i Rrom sono il gruppo etnico maggiormente discriminato in Italia); attuando sgomberi simili a pogrom, che radono al suolo le loro misere baracche e mettono in strada famiglie innocenti, costrette da quel momento a tragiche "marce della mor-te" verso il nulla; evitando di perseguire le aggressioni razziali contro individui e famiglie Rrom; violando le normative che tutelano la libera circolazione dei cittadini dell’Unione negli  Stati membri e in particolare l’articolo 28 della Direttiva 2004/38/CE del Parlamento Europeo che impedisce l’espulsione dei cittadini che si trovino in condizioni di disagio sociale.
… Inoltre va segnalato che il nuovo decreto sulla sicurezza, varato l’8 dicembre 2007, prevede che siano espulsi dall’Italia i cittadini dell’Unione che non sono in possesso di mezzi di sostentamento.

- Persecuzione dei Rom in Italia: un crimine contro l’umanità
EveryOne, 12 dicembre

Denuncia internazionale nei confronti delle Istituzioni centrali e periferiche italiane per crimini contro l’umanità, in riferimento alla persecuzione dei Rrom in Italia
EveryOne, 12 dicembre

A:
- Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite;
- Parlamento e Consiglio Europeo;
- Corte Europea dei Diritti Umani;
- Corte Penale Internazionale de L’Aja

 

La pena di morte è una barbarie indegna per la comunità umana, ma quando ci si scandalizza per gli odiosi crimini di stato in Paesi come l’Iran, ci si dovrebbe anche fermare a riflettere su ciò che avviene in Italia. La politica razziale attuata in Italia, sistematicamente, dalle Istituzioni centrali e periferiche contro i Rrom non è certo più umana delle misure persecutorie che i regimi integralisti applicano contro le minoranze invise al potere. L’oppressione dei Rrom avviene in molti modi: negando loro il diritto ad essere tutelati quale minoranza etnica, riconosciuto dalle convenzioni internazionali; negando loro assistenza e programmi di integrazione, necessari per accedere al mondo del lavoro e a una condizione abitativa decente; perseguendo le uniche attività con cui – nelle condizioni di emarginazione in cui sono attualmente relegati – consentirebbero loro di sopravvivere: in primis, elemosina e servizi di strada (spingendoli di fatto verso attività che, se frutto di libera scelta, sarebbero illecite); attivando metodicamente campagne stampa volte a criminalizzarli, potendo contare sulla complicità dei media nazionali (le segnalazioni di casi di razzismo e xenofobia giunte all’Unar, l’ufficio anti-razzismo della Presidenza del consiglio rivelano che i Rrom sono il gruppo etnico maggiormente discriminato in Italia); attuando sgomberi simili a pogrom, che radono al suolo le loro misere baracche e mettono in strada famiglie innocenti, costrette da quel momento a tragiche "marce della morte" verso il nulla; evitando di perseguire le aggres-sioni razziali contro individui e famiglie Rrom; violando le normative che tutelano la libera circolazione dei cittadini dell’Unione nei territori degli Stati membri e in particolare l’arti-colo 28 della Direttiva 2004/38/CE del Parlamento Europeo che impedisce l’espulsione dei cittadini che si trovino in condizioni di disagio sociale (in Italia tale articolo è interpreta-to, in mala fede, nell’opposto significato e diviene un mezzo iniquo per espulsioni illeggit-time); censurando e non attenendosi a normative che tutelano i Rrom in Italia, fra cui la Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 novembre 2007 sull’applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.
Inoltre va segnalato che il nuovo decreto sulla sicurezza, varato l’8 dicembre 2007, prevede che siano espulsi dall’Italia i cittadini dell’Unione privi di mezzi di sostentamento. Questa norma non viola solo le Convenzioni internazionali sui Diritti Umani e sulla Tutela delle Minoranze, ma ancora una volta e palesemente la Direttiva del Parlamento Europeo 2004/38/CE, che le Istituzioni italiane mostrano di non voler recepire correttamente. Recita infatti la Direttiva all’Articolo 14, "Mantenimento del diritto di soggiorno":

4. In deroga ai paragrafi 1 e 2 e senza pregiudizio delle disposizioni del capitolo VI, un provvedimento di allontanamento non può essere adottato nei confronti di cittadini dell’Unione o dei loro familiari qualora:

a) (…)

b) i cittadini dell’Unione siano entrati nel territorio dello Stato membro ospitante per cercare un posto di lavoro. In tal caso i cittadini dell’Unione e i membri della loro famiglia non possono essere allontanati fino a quando i cittadini dell’Unione possono dimostrare di essere alla ricerca di un posto di lavoro e di avere buone possibilità di trovarlo.

Dunque non solo la minoranza Rrom non viene protetta, come prevede la normativa sui Diritti delle Minoranze, ma viene espulsa dall’Italia immotivatamente, visto che in ogni famiglia Rrom almeno un adulto, in Italia, è intento alla ricerca di un posto di lavoro ed ha ottime possibilità di trovarlo, visto che i Rrom accettano spesso mansioni molto umili e faticose, poco gradite ad altri cittadini italiani, dell’Unione o extracomunitari. L’unico ostacolo in tale loro ricerca è proprio l’attegiamento discriminatorio e persecutorio attuato dalle Istituzioni, dalle autorità e dai media italiani nei loro confronti.
Questa serie incredibile di abusi ha condotto i Rrom all’interno di un nuovo olocausto, che ha abbassato la loro speranza di vita media a 42 anni (né più né meno che quella degli ebrei in Europa durante la persecuzione nazifascista). Durante gli sgomberi abbiamo notato come le autorità tengano un contegno ostile e manifestino un’immotivata durezza, ponendosi spesso in assetto antisommossa contro famiglie inermi; i Rrom hanno finora risposto con un atteggiamento pacifico, ma va ricordato che – fallita ogni altra forma di rivendicazione – questi popoli avranno maturato anche il diritto a ricorrere alla ribellione e alla forza, secondo la Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli – Carta di Algeri, 4 luglio 1976, art. 28 ("Ogni popolo i cui diritti fondamentali sono gravemente misconosciuti ha il diritto di farli valere soprattutto attraverso la lotta politica o sindacale e anche, in ultima istanza, attraverso il ricorso alla forza").
Si deve aggiungere a questo dato agghiacciante un altro dato che rende particolarmente odiosa la persecuzione contro i Rrom. Su circa 150 mila Rrom presenti in Italia, 80 mila sono bambini e ragazzini al di sotto dei 16 anni. La fame, il freddo, l’emarginazione, la durezza della vita (quando lavorano, i Rrom sono soggetti a condizioni da schiavi) e le malattie negano ai Rrom il "privilegio" di invecchiare: il 70% di loro non supera i 30 anni, mentre solo il 2% raggiunge l’età di 60 anni.
Si può affermare senza ombra di dubbio che la situazione dei Rrom in Italia è peggiorata rispetto alle già tragiche condizioni rilevate alla fine degli anni 1990 (Carla Osella, 1999) e che non si sono registrati miglioramenti neanche sotto l’aspetto della mortalità infantile per infezioni dei Rrom, che non ha uguali in Europa (AAVV, 2001).
In base alla Costituzione italiana, alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, al Patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali dei Popoli (art. 12, in cui si prescrive fra l’altro ai governi di operare per ridurre il numero dei nati morti, il sano svi-luppo dei ragazzi – che compongono la maggioranza degli Zingari – e la creazione di con-dizioni sanitarie paritarie rispetto agli altri cittadini), alle Carte che tutelano le minoranze etniche (fra cui la Convenzione di Copenaghen del 1993) e alle Risoluzioni delle Nazioni Unite (si veda p.e. la Risoluzione O.N.U. 1992/65, "Protezione dei Sinti e dei Rom", art. I) e del Parlamento Europeo (p.e. Risoluzione 2005/2008/INI) che proteggono le etnie de-boli, il Gruppo EveryOne rileva nella politica razziale e persecutoria, nella pulizia etnica e nelle deportazioni attuate dalle Istituzioni centrali e periferiche italiane la figura di crimini contro l’umanità, aggravati da premeditazione e reiterazione, nonostante gli ammoni-menti ricevuti dalle autorità internazionali e dalle organizzazioni per i Diritti Umani.
Denunciando l’oppressione attuata dalle Istituzioni italiane contro i Rrom, ricordiamo che in giurisprudenza la locuzione "crimine contro l’umanità" riguarda azioni criminali costituite da violenze e abusi contro popoli o gruppi etnici o che comunque possano essere perce-pite, per la riprovazione generale che suscitano, come perpetrate in danno dell’umanità.
In base alla comprovata politica razziale e persecutoria attuata dalle istituzioni italiane contro i Rrom, il Gruppo EveryOne chiede che sia istituito un processo internazionale per crimini contro l’umanità nei confronti dei responsabili di tale persecuzione.   

Gruppo EveryOne
Roberto Malini,  Matteo Pegoraro, Dario Picciau, George Scarlat, Jean (Pipo) Sarguera, Marcel Courthiade, Saimir Mile,  Ahmad Rafat,  Irene Campari,  Giovanni Giovannetti,  Arsham Parsi,  Laura Todisco,  Glenys Robinson,  Steed Gamero, Fabio Patronelli, Stelian Covaciu,  Udila Ciurar,  Alessandro Matta,  Cristos Papaioannou, Paul Albrecht.

Promoters and Consultants
Centre Culturel Gitan, Pavillons-sous-Bois (France) • La Voix des Rroms (Paris) • Gypsy Lore Society (Usa) • Group of Migrants & Refugees of SalonicaUnion GypsyRoma Right WatchUnion RromaniRoma Press Center (Budapest) • Opera NomadiAssociazione Çingeneyiz (Rroms in Turkey) • Romani Yah – Association and Newspaper of Romas from Transcarpathia • Roma Virtual NetworkTamara Deuel (Israel), Holocaust survivor – activist against the discrimination of Rroms • Mercedes Lourdes Frias, Italian Republic Depute (Rifondazione Comunista - Sinistra Europea) • Etudes Tsiganes (Paris) • Alain Reyniers, anthropologist at the University of Louvain-La-Neuve (Belgium), expert in Rroma, Sinti and Kale cultures • European Roma Information OfficeRoma Diplomacy Programme John Pearson, Secretary, Democratic Socialist Alliance, UK • Gady Castel (Israel), director, director of the Jewish Film Festival "Jewish Eyes" of Tel Aviv, author of documentaries on the Holocaust • Cristina Matricardi, founder of the first  Multiethnic kindergarten "Oasis" – Genoa • Maria Eugenia Esparragoza, cultural mediator,  member of the Ministerial Intercultural Technical Committee • Professor Matt T. Salo, researcher and publisher, expert in Gypsy culture • Emiliano Laurenzi, giornalista •  Paolo Buconi, Yiddish and Klezmer musician • Marius Benta, journalist • Seven Times (Romania) • Ted Coombs, Director of Hilo Art Museum (Holocaust and Genocide art) • Steve Davey, co-director of the Hilo Art Museum (Holocaust and Genocide Art) • Mirjam Pinkhof, survivor of the Shoah, Holocaust heroine who saved 70 Jewish children from the Nazis • Halina Birenbaum, survivor of the Shoah, writer and teacher • Oni Onhaus, Holocaust witness • Manzi Onhaus, Auschwitz survivor • Elisheva Zimet, Auschwitz survivor • Alice Offenbacher, Bergen Belsen survivor• Mirko Bezzecchi, survivor the Samudaripen • Antonia Bezzecchi, survivor the Samudaripen • Hanneli Pick-Goslar, friend of Anne Frank, Holocaust survivor • Michael Petrelis, veteran  Human Rights Advocate (Usa) • Circolo Pasolini, Pavia • Stichting Buitenlandse PartnerGiovanni Giovan-netti, publisher, expert in Gypsy culture • Professor Saimir Mile, jurist, lecturer in Rromani, Sinti and Kale culture at the University of Paris (INALCO), General-Secretary of the Centre of Research and Action in France Against all Forms of Racism, member of EveryOne Group • Jean (Pipo) Sarguera, President of the Centre culturel gitan – Paris • Emeritus professor Marcel Courthiade, holder of the chair of Rromani, Sinti and Kale language and civilization at the University of Paris (INALCO) • Kibbutz Netzer Sereni, Israel • Antonia Arslan,  essayist and writer • Caffé Shakerato – Intercultura – Genova • Simona Titti, Caritas Livorno • Gazeta de Sud, Cotidian al oltenilor de pretutindeni (Romania) • Oana Olaru, journalist (Romania) • Fabio Contu, playwright and teacher, Comunità Sant’Egidio, Genova • Allie, Gypsy News, NE, Ohio, United States • Guri Gentian – Group of Migrant&Refugees of Salonica •  Associazione Yakaar Italia SenegalAssociazione Secondoprotocollo OnlusElisa Arduini, Cristina Monceri, Miriam Bolaffi, Roberto Delponte, Noemi Cabitza, Giorgia Kornisch, Claudia Colombo, Andrea Pompei, Chiara Maffei, Federica Battistini (Members of Secondoprotocollo)

 

> APPROFONDIMENTI
Speciale sicurezza (giustizia sociale)
Archivio Romano Lil, 25 ottobre
La sicurezza non va coniugata con legalità, è figlia della giustizia sociale. I "patti di sicurezza" sono un esempio di politica nazionale che indica i Rom (ed i poveri, le prostitute, i venditori ambulanti) come falso problema dell’insicurezza sociale dell’Italia ottavo Paese del Pianeta per grado di "benessere". È un diversivo, utile per dissimulare impotenze o pavidità in altri campi. I Rom come falso problema e capro espiatorio di un sistema sociale basato sulla dis-uguaglianza. Se non ci fossero i Rom chi?

 

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