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Europa: per integrazione lavorativa minoranze etniche

11 Dicembre 2007

Bruxelles, 3 dic. Un gruppo di esperti ad alto livello ha presentato alla Commissione otto raccomandazioni politiche per rimuovere gli ostacoli e favorire l’integrazione sociale e lavorativa delle minoranze etniche: ‘Senza un intervento concreto, questi ostacoli tendono a dar vita a circoli viziosi che si rafforzano di generazione in generazione’. Minoranze etniche fra le quali le popolazioni Rom sono le più discriminate.

Secondo il gruppo di esperti, soltanto politiche in grado di unire un approccio pragmatico ad un’attenzione per i valori sanciti dai diritti umani possono offrire soluzioni sostenibili, che affrontino allo stesso tempo le questioni della non discriminazione, delle pari opportunità e della gestione della diversità. Bisogna "fare dell’integrazione dei membri delle minoranze etniche nella società, e in particolare nel mercato del lavoro, una priorità politica".

MINORANZE ETNICHE E MERCATO DEL LAVORO
Un gruppo di esperti ad alto livello formula otto raccomandazioni
Commissione europea, dicembre 2007
Bruxelles, 3 dicembre.
Un gruppo di esperti ad alto livello ha presentato oggi alla Commissione otto raccomandazioni politiche sull’integrazione sociale e lavorativa delle minoranze etniche. Il gruppo, presieduto dall’ex presidente del Bundestag tedesco Rita Süssmuth, era stato costituito dalla Commissione nel gennaio 2006 allo scopo di identificare gli ostacoli che impediscono l’integrazione sociale e la piena partecipazione dei membri delle minoranze etniche al mercato del lavoro e di evidenziare le buone pratiche esistenti nella pubblica amministrazione e nelle imprese.
Commentando il rapporto presentato dal gruppo di esperti, il Commissario europeo per le pari opportunità Vladimír Špidla ha dichiarato: "Le tensioni a cui abbiamo assistito di recente non sono sorte da un giorno all’altro. Abbiamo il potere e il dovere di fare qualcosa per porre rimedio a questa situazione. Nel momento in cui le nostre società si aprono sempre più alla diversità per effetto dei flussi migratori interni ed esterni, è nostro dovere mantenere la solidarietà e la coesione sociale. Ciò significa accrescere l’attenzione dei responsabili politici a tutti i livelli. È urgente contrastare le tendenze disfattiste di chi esclude la possibilità di integrazione sociale delle minoranze etniche."
Queste le raccomandazioni del gruppo di esperti:
1) fare dell’integrazione dei membri delle minoranze etniche nella società, e in particolare nel mercato del lavoro, una priorità politica
2) tenere conto sistematicamente e a tutti i livelli delle questioni relative alle pari opportunità e all’uguaglianza uomo-donna
3) individuare e cercare di rimuovere gli ostacoli specifici all’integrazione sociale delle minoranze etniche
4) realizzare una politica sostenibile e a lungo termine per promuovere mercati del lavoro inclusivi, secondo un approccio mirato ma non basato sulla differenziazione etnica
5) coinvolgere tutti gli attori interessati, valorizzando il contributo offerto alla società dai membri delle minoranze etniche
6) stanziare le risorse necessarie
7) favorire l’apprendimento reciproco mettendo in evidenza le buone pratiche, sviluppando le conoscenze e rafforzando gli strumenti di analisi
8) concentrare l’attenzione sull’attuazione di politiche volte a migliorare la situazione dei rom sotto quattro profili: istruzione, occupazione, casa e salute.
Il gruppo di esperti, composto da dieci membri (rappresentanti di organizzazioni internazionali, di organizzazioni non governative e di organismi attivi nel campo delle pari opportunità, giornalisti, politici), ha individuato 14 grandi ostacoli all’integrazione delle minoranze etniche nel mercato del lavoro: mancanza di qualifiche, mancato riconoscimento delle qualifiche da parte degli Stati membri dell’UE, mancato accesso all’istruzione e alla formazione, ostacoli burocratici, disincentivi derivanti dai sistemi di previdenza e assistenza sociale e – cosa più importante – stereotipi, pregiudizi e discriminazioni. Senza un intervento concreto, questi ostacoli tendono a dar vita a circoli viziosi che si rafforzano di generazione in generazione.
Secondo il gruppo di esperti, soltanto politiche in grado di unire un approccio pragmatico ad un’attenzione per i valori sanciti dai diritti umani possono offrire soluzioni sostenibili, che affrontino allo stesso tempo le questioni della non discriminazione, delle pari opportunità e della gestione della diversità.
Alcuni esempi di buone pratiche sviluppate negli Stati membri illustrano le possibilità di azione. Programmi mirati finanziati dal Fondo sociale europeo come ACCEDER in Spagna sono riusciti ad accrescere l’occupabilità e il tasso di occupazione dei rom. La polizia di Londra applica un sistema che permette, a parità di titoli, di selezionare candidati appartenenti a minoranze etniche. Svezia e Paesi Bassi riconoscono le qualifiche acquisite al di fuori dei sistemi nazionali.
Particolarmente efficaci sono le strategie a favore della diversità adottate dalle imprese per quanto concerne l’assunzione e lo sviluppo professionale del personale e la politica nei confronti dei fornitori. Un’altra possibilità è quella di promuovere il lavoro autonomo, attraverso piccole imprese costituite dagli stessi appartenenti alle minoranze etniche e finanziate attraverso il microcredito.

> APPROFONDIMENTI

Il comunicato della Commissione

 - Il sito web del gruppo di esperti

 - Il rapporto del gruppo di esperti

Il gruppo di esperti

> RIFERIMENTI

Speciale Europa
Archivio Romano Lil, 21 febbraio 2007
Le "raccomandazioni" per migliorare le condizioni dei Rom e Sinti, i monitoraggi su discriminazione e razzismo, indagini tematiche, proposte di risoluzione, i dossier speciali, gli inviti del Consiglio d’Europa e del Parlamento Europeo per favorire l’integrazione di Rom e Sinti. Il Consiglio d’Europa è stato istituito con lo scopo di promuovere la democrazia e proteggere i diritti umani e l’applicazione delle leggi in Europa, attualmente è composto da 49 paesi. L’Unione Europea, guidata dal Parlamento Europeo, con l’ingresso di Romania e Bulgaria conta 27 Stati membri.

 

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