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Senato: votato il Decreto Legge espulsione comunitari

7 Dicembre 2007

Roma, 6 dic. Il Senato ha approvato il Decreto Legge allontanamento di cittadini comunitari, che dallo scorso 1 novembre ha portato all’espulsione di 360 Romeni per motivi di pubblica sicurezza. Resta l’espulsione da parte del Prefetto per mancanza di "risorse eco-nomiche sufficienti" dopo tre mesi di soggiorno però non è più lo Stato ma il cittadino comunitario a dover provare il tempo di permanenza in Italia; sarà il Giudice del tribunale ordinario, e non più il Giudice di pace, a convalidare le espulsioni; si prevede la possibilità per i sindaci di segnalare al prefetto persone da espellere.
Un Decreto – Legge che equipara la povertà sociale, dei Cittadini Comunitari, alla criminalità e pericolosità sociale e la condanna all’espulsione.
In appendice il Disegno di legge approvato dal Senato nei dettagli.

IL DISEGNO DI LEGGE
Roma, 6 dicembre. Approvato in Senato, 160 voti favorevoli e 156 contrari, il disegno di legge di conversione del decreto-legge 1° novembre 2007, n. 181, recante disposizioni urgenti in materia di allontanamento dal territorio nazionale per esigenze di pubblica sicurezza. Il provvedimento passa ora all’esame della Camera che ha tempo fino al prossimo 1 gennaio per non farlo decadere.
Sul provvedimento il Consiglio dei ministri, riunito con procedura di urgenza nella mattinata di ieri, aveva posto la fiducia. Tecnicamente il Governo ha presentato un maxiemendamento al testo iniziale, che contiene alcuni degli emendamenti emersi nei giorni scorsi nel dibattito parlamentare e, su questo, ha posto la questione di fiducia. Il decreto convertito in legge stasera – che attribuisce ai prefetti il potere di espellere cittadini comunitari – era stato varato dal governo il primo novembre scorso, dopo essere stato scorporato dal disegno di legge sulla sicurezza, in seguito all’indignazione per la brutale aggressione a una donna, morta in ospedale dopo le violenze subite da un romeno di etnia Rom alla periferia di Roma.
Secondo dati del Viminale, fino ad oggi sono state effettuate 360 espulsioni.
Tra le novità principali vengono precisati meglio i casi imperativi di pubblica sicurezza per cui si può procedere all’espulsione immediata con accompagnamento alla frontiera.
Sarà inoltre il giudice del tribunale ordinario – e non più il giudice di pace – a dover convalida-re le espulsioni (e il principio è esteso anche agli extracomunitari); si introduce poi la possi-bilità di espulsione anche per chi è condannato da un giudice straniero; il divieto di reingres-so nel territorio italiano per chi è espulso per motivi di pubblica sicurezza sale da tre ad alme-no cinque anni; viene introdotta una norma per la quale lo straniero che non ha i mezzi di sussistenza, per evitare l’allontanamento – che è previsto dopo tre mesi che è in Italia -, de-ve provare di essere entrato da meno di tre mesi e non è più lo Stato che deve dimostrare il contrario; si prevede la possibilità per i sindaci di segnalare al prefetto persone da espellere.

Espulsioni – A disporre l’allontanamento per motivi di ordine pubblico o sicurezza dello Stato è il Ministro dell’Interno con atto motivato. Per motivi di Pubblica Sicurezza è il Prefetto. L’espulsione può essere adottata sulla base di "segnalazioni motivate dal sindaco del luogo di soggiorno del cittadino dell’Unione o del suo familiare".
Il Prefetto dispone l’allontanamento anche per cessazione delle condizioni che determinano il diritto di soggiorno come la mancanza di "risorse economiche sufficienti".
L’espulsione immediata avviene per motivi imperativi di pubblica sicurezza (minaccia concreta, effettiva e grave della dignità umana, ai diritti fondamentali della persona o all’incolumità pubblica). L’allontanamento è disposto dal Questore (possono intervenire anche il Ministro dell’Interno e il Prefetto).

- SENATO, GOVERNO OTTIENE FIDUCIA SU DECRETO SICUREZZA
Reuters Italia, 6 dicembre
ROMA – Con due soli voti di scarto, il governo ha ottenuto la fiducia in Senato questa sera sul maxiemendamento al decreto legge sulla sicurezza.
I voti favorevoli sono stati 160, 158 i contrari.
Ancora una volta sono stati essenziali alla tenuta dell’esecutivo Prodi – per il quale quello di oggi è stato il 24esimo voto di fiducia dall’insediamento nel maggio 2006 – i voti dei senatori a vita. Cinque su sei – Emilio Colombo, Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi, Francesco Cossiga e Rita Levi Montalcini – hanno votato a favore. Contrario Giulio Andreotti. Ha votato no anche la teodem Paola Binetti, scontenta per l’inserimento, voluto dall’estrema sinistra, nel testo del provvedimento di una norma contro la discriminazione di genere.
Dopo il voto di fiducia, Palazzo Madama ha poi approvato l’intero provvedimento – 160 sì, 156 no e 1 astenuto – che ora passa all’esame della Camera dove, ha fatto sapere una fonte governativa, l’esecutivo si è già impegnato a cancellare la norma sull’omofobia contestata dai teodem. A parte la Binetti, infatti, gli altri tre cattolici conservatori del Pd – Luigi Bobba, Manuela Baio Dossi e Lorenzo Ria – hanno votato la fiducia.
Il decreto convertito in legge stasera – che attribuisce ai prefetti il potere di espellere cittadini comunitari – era stato varato dal governo il primo novembre scorso, dopo essere stato scorporato dal disegno di legge sulla sicurezza, in seguito all’indignazione per la brutale aggressione a una donna, morta in ospedale dopo le violenze subite da un romeno di etnia Rom alla periferia di Roma.
Secondo dati del Viminale, in base al decreto fino ad oggi sono state effettuate 360 espulsioni.
AMATO DA SUBITO OTTIMISTA. PER BERLUSCONI DIKTAT ESTREMA SINISTRA
Ottimista sin dal pomeriggio sull’esito del voto il ministro dell’Interno Guliano Amato.
"Le mie previsioni sono ottimistiche perché ritengo ci siano i numeri, se mi sbaglio domani siamo tutti più liberi", aveva detto Amato conversando con i cronisti a Bruxelles.
Il ministro aveva spiegato che il ricorso alla fiducia derivava da "vicende personali di alcuni senatori e non da un problema con Rifondazione".
L’estrema sinistra al governo era stata da subito critica su alcune parti del provvedimento e sul fatto stesso che norme per la sicurezza fossero adottate per decreto. Ma già da ieri si era registrato un accordo sulle modifiche da adottare, in particolare su Cpt, espulsioni immediate e convalida del giudice.
Secondo il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, il voto di fiducia di questa sera dimostra ancora una volta che il governo è sotto lo schiaffo della sinistra radicale. "Si tratta dell’ennesimo diktat, in questa maggioranza vince sempre la sinistra estrema", ha detto l’ex premier parlando a Napoli.
LE NOVITA’ INTRODOTTE NEL TESTO
Il maxiemendamento cui il senato ha dato la fiducia stasera modifica il testo originario del decreto legge sulla base dell’accordo raggiunto già ieri tra maggioranza ed esecutivo. Tra le novità principali, spiegano fonti governative, vengono precisati meglio i casi imperativi di pubblica sicurezza per cui si può procedere all’espulsione immediata con accompagnamento alla frontiera.
Si dice, in particolare che "la minaccia deve essere concreta, effettiva e grave alla dignità umana o ai diritti fondamentali della persona ovvero l’incolumità pubblica, rendendo urgente l’allontanamento perché la sua ulteriore permanenza sul territorio è incompatibile con la civile e sicura convivenza".
Sarà inoltre il giudice del tribunale ordinario monocratico – e non più il giudice di pace – a dover convalidare le espulsioni (e il principio è esteso anche agli extracomunitari); si introduce poi la possibilità di espulsione anche per chi è condannato da un giudice straniero; il divieto di reingresso nel territorio italiano per chi è espulso per motivi di pubblica sicurezza sale da tre ad almeno cinque anni; viene introdotta una norma per la quale lo straniero che non ha i mezzi di sussistenza, per evitare l’allontanamento – che è previsto dopo tre mesi che è in Italia -, deve provare di essere entrato da meno di tre mesi e non è più lo Stato che deve dimostrare il contrario; si prevede la possibilità per i sindaci di segnalare al prefetto persone da espellere.
Il nuovo testo contiene ancora, dicono le fonti, un inasprimento di pene – fino a tre anni di reclusione – per chi incita a commettere o commette reati di discriminazione o violenza razziale, oppure fondate su sesso, origine etnica, religione, tendenze sessuali.
Quanto al trattenimento dei cittadini comunitari in attesa di essere espulsi, aggiungono le fonti, potrà avvenire non più soltanto nei Cpt (centri di permanenza temporanea) ma anche nelle camere di sicurezza di stazioni di polizia e caserme dei carabinieri. Un punto, questo, su cui c’era stato dibattito con Rifondazione comunista – che voleva eliminare dal testo la possibilità dei Cpt – e su cui il ministro Amato aveva tenuto duro, giungendo alla mediazione di non usare nel testo la parola Cpt, ma di parlare di luoghi già previsti dalla legge per la permanenza temporanea.

- La seduta di Palazzo Madama sul Decreto Sicurezza ed il voto di fiducia
Avvisatore.it, 6 dicembre
Con 160 voti favorevoli e 158 contrari il Senato ha approvato la questione di fiducia posta dal Governo sull’emendamento 1.1000, sostitutivo dei quattro commi dell’articolo 1 del decreto-legge n. 181, recante disposizioni urgenti in materia di allontanamento dal territorio nazionale per esigenze di pubblica sicurezza. E’ stato quindi approvato, con 160 voti favorevoli e 157 contrari ed un astenuto l’articolo unico del disegno di legge n. 1872 che ne dispone la conversione in legge. Nel suo intervento il Ministro ha motivato la decisione assunta dal Governo con la specifica responsabilità di garantire la conversione nei tempi stabiliti dalla Costituzione di un provvedimento attinente ad un tema di particolare delicatezza, visto che l’andamento della discussione ha dimostrato l’impossibilità di condurre l’auspicabile confronto tra maggioranza e opposizione.
Nella discussione della questione di fiducia e in dichiarazione di voto hanno preso la parola per l’opposizione i senatori Santini, Saro, Del Pennino e Cutrufo (DCA-PRI-MPA), Maffioli, Maninetti e Buttiglione (UDC), Divina, Polledri, Davico, Calderoli e Pirovano (Lega), Saporito e Mantovano (AN), Pastore, Palma e Vizzini (FI), Morselli e Storace (Misto-LD). A giudizio dell’opposizione il testo su cui è stata posta la fiducia riflette le ambiguità della maggioranza, incapace di rispondere alle pressanti richieste di sicurezza suscitate, specie tra le fasce sociali più deboli, dal verificarsi di un’emergenza criminale: il decreto è infatti assolutamente inefficace, in quanto rende impossibili il controllo degli ingressi e le espulsioni. La maggioranza ha respinto l’invito del Presidente della Repubblica per un approccio condiviso ai problemi della sicurezza, ricercato dall’opposizione attraverso ragionevoli proposte di mediazione, perché interessata prioritariamente a tenere insieme una coalizione eterogenea, all’interno della quale è preponderante il condizionamento della sinistra radicale.
E’ inoltre da stigmatizzare l’inserimento nell’emendamento del Governo di norme, estranee al contenuto del decreto-legge, tese a perseguire comportamenti discriminatori, che nei fatti introducono il reato di opinione ai danni di chi ad esempio contesta la legittimità del matrimonio tra omosessuali, oppure il diritto all’adozione da parte degli stessi omosessuali. La questione di fiducia, posta non in ragione di un inesistente ostruzionismo dell’opposizione ma per superare le resistenze della maggioranza, è un ulteriore segno di debolezza del Governo Prodi, che perde il sostegno di componenti della maggioranza e che per ottenere la fiducia del Senato è costretto a ricorrere al voto dei senatori a vita. Inoltre, prima della votazione i senatori Pera e Schifani (FI) e D’Onofrio (UDC) hanno censurato l’incongruenza del riferimento al Trattato di Amsterdam contenuto all’articolo 1-bis dell’emendamento del Governo.
Per la maggioranza sono intervenuti i senatori Di Lello Finuoli, Gaggio Giuliani (RC), Villone (SD), Montalbano (Misto-CS), Rubinato (Aut), Maria Luisa Boccia – che ha parlato a nome dei Gruppi RC, Verdi-Com e SD – e Sinisi e Latorre (PD), che hanno sostenuto la validità del provvedimento ai fini della sicurezza dei cittadini, evidenziando l’affinamento del testo a seguito dell’esame parlamentare, in piena sintonia con la tutela delle garanzie giurisdizionali, (attraverso il trasferimento al giudice ordinario in composizione monocratica delle decisioni sui diritti di libertà stabiliti dalla Costituzione) nonché dei criteri stabiliti dalla direttiva comunitaria 2004/38, ferma restando la necessità di una sua modifica che il Governo è impegnato a perseguire. Accenti critici sui contenuti del provvedimento sono stati invece espressi dal senatore Giovanni Battaglia (SD), sia per il ricorso alla decretazione d’urgenza, sia per la lesione dei diritti dei cittadini comunitari. Il senatore Scalera (Misto) ha annunciato un voto favorevole perché il provvedimento è la prima utile risposta alle paure della società, ritenendo tuttavia ineludibile la ricerca di un equilibrio politico più rispondente alle richieste della società; il senatore Fernando Rossi (Misto-Mpc) ha dichiarato un voto favorevole sulla fiducia, riservandosi una valutazione sul complesso del provvedimento. Ad avviso del senatore Bordon (Misto) il provvedimen-to mostra dei limiti sia sul versante delle garanzie che sotto il profilo della sicurezza delle fasce più deboli della società, richiedendo che si prenda atto dell’esaurimento della maggioranza politica.
Il senatore a vita Cossiga (Misto) ha annunciato un voto favorevole in quanto sarebbe irresponsabile la caduta del Governo in questa delicata fase della politica internazionale. Il senatore Turigliatto (Misto-SC) ha annunciato un voto contrario, perché il decreto esprime l’adesione del centrosinistra alla deriva securitaria…

- Decreto sicurezza, alla fine il Senato vota sì alla fiducia
L’Unità.it, 6 dicembre

> APPROFONDIMENTI
Speciale sicurezza (giustizia sociale)
Archivio Romano Lil, 25 ottobre.
La sicurezza non va coniugata con legalità, è figlia della giustizia sociale. I "patti di sicurezza" sono un esempio di politica nazionale che indica i Rom (ed i poveri, le prostitute, i venditori ambulanti) come falso problema dell’insicurezza sociale dell’Italia ottavo Paese del Pianeta per grado di "benessere". È un diversivo, utile per dissimulare impotenze o pavidità in altri campi. I Rom come falso problema e capro espiatorio di un sistema sociale basato sulla dis-uguaglianza. Se non ci fossero i Rom chi?

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> AGGIORNAMENTI (8 dicembre)
- Espulsione comunitari: nel dettaglio le disposizioni approvate dal Senato a modifica del decreto legge 181 e del decreto legislativo 30
ImmigrazioneOggi, 7 dicembre

Il provvedimento, quando approvato definitivamente, trasferirà tutte le competenze ora del giudice di pace al tribunale ordinario, anche per le espulsioni degli extracomunitari. Introdotta l’inversione dell’onere della prova nei casi di discriminazione.

Dichiarazione di presenza: la prima modifica riguarda la possibilità di determinare, in base alla data d’ingresso in Italia del cittadino europeo, la decorrenza degli obblighi di registrazione anagrafica.
Per non penalizzare la mobilità dei cittadini europei – e soprattutto il mercato turistico nazionale – non viene imposto un obbligo di dichiarare la presenza (peraltro possibile ai sensi della direttiva europea n. 38) ma si ricorre ad una formula che – a detta di alcuni – potrebbe ingenerare qualche confusione.
Il senso della norma è il seguente: il cittadino dell’Unione o il suo familiare non è obbligato a rendere la dichiarazione di presenza ma, in ragione della durata del suo soggiorno, può presentarsi in un ufficio di polizia e dichiarare la presenza. Qualora la dichiarazione non venga effettuata, si presume, salvo prova contraria, che il soggiorno si sia protratto da oltre tre mesi.
Per esemplificare: il turista o l’uomo d’affari tedesco che giunge in Italia e prevede di trattenersi per meno di tre mesi non dovrà fare alcuna dichiarazione. Però, in qualunque circostanza dovesse subire un controllo di polizia, sarà suo onere dimostrare che si trova in Italia da meno di tre mesi. In mancanza di prova verrà considerato soggiornante da oltre tre mesi con le conseguenze che ciò comporta: poiché ovviamente non avrà provveduto alla registrazione anagrafica, sarà considerato irregolare e potrà anche essere sottoposto a provvedimento di allontanamento. Circostanza comunque improbabile perché l’allontanamento è reso possibile non tanto dalla mera omissione amministrativa, ma dalla mancanza dei requisiti stabiliti dalla direttiva 38 e dal decreto di attuazione: lavoro, studio, mezzi autonomi di sostentamento.

Fonti di reddito: approvata una definizione più restrittiva delle fonti di reddito che ora devono essere non solo sufficienti ma anche di provenienza lecita e dimostrabili.

Allontanamento per motivi di pubblica sicurezza e di ordine pubblico e per cessazione del diritto di soggiorno: i provvedimenti devono riguardare i comportamenti individuali delle persone da allontanare.

Espulsione disposta dal Ministro dell’interno: i provvedimenti sono tradotti in una lingua comprensibile al destinatario oppure in inglese. La durata del divieto di reingresso in Italia non può essere superiore a dieci anni. Se il provvedimento non è immediatamente eseguibile deve essere concesso un termine per lasciare l’Italia di almeno un mese che, nei casi di comprovata urgenza, può essere ridotto a dieci giorni.

Espulsione disposta dal prefetto per motivi di pubblica sicurezza: i provvedimenti sono disposti dal prefetto del luogo di residenza o dimora del cittadino europeo o del suo familiare e sono tradotti in una lingua comprensibile al destinatario oppure in inglese. La durata del divieto di reingresso in Italia non può essere superiore a cinque anni. Il prov-vedimento di allontanamento indica il termine stabilito per lasciare l’Italia, che non può essere inferiore ad un mese che, nei casi di comprovata urgenza, può essere ridotto a dieci giorni.

Espulsione con accompagnamento immediato disposta dal prefetto: i provve-dimenti quando sono adottati per motivi imperativi di pubblica sicurezza sono subito ese-guiti dal questore. Le cause che consentono di adottare l’espulsione immediata del co-munitario devono essere particolarmente gravi e nella valutazione dei presupposti si tie-ne conto anche di eventuali condanne, pronunciate da un giudice italiano o straniero, per uno o più delitti non colposi, anche tentati contro la vita o l’incolumità della persona, o per uno o più delitti corrispondenti a quelli previsti dall’articolo 8 della legge 22 aprile 2005, n. 69 (concernente disposizioni sul mandato di arresto europeo); si tiene inoltre conto dell’appartenenza del cittadino europeo a taluna delle categorie di soggetti peri-colosi individuate dalla legge 27 dicembre 1956, n. 1423 (misure di prevenzione) e dalla legge 31 maggio 1965, n. 575 (mafia) ed infine delle misure di prevenzione disposte da autorità straniere o di provvedimenti di allontanamento disposti da autorità straniere.

Ricorsi e convalide dell’accompagnamento immediato: la competenza è del tribunale ordinario in composizione monocratica.

Trattenimento del cittadino europeo: il questore se non può eseguire immedia-tamente l’accompagnamento può disporre il trattenimento presso i centri di permanenza (CPT) o presso le camere di sicurezza delle questure e dei commissariati di polizia;
Segnalazioni dei sindaci: i provvedimenti di allontanamento sono adottati tenendo conto anche delle segnalazioni motivate dal sindaco del luogo di soggiorno del cittadino dell’Unione o del suo familiare.

Modifiche al testo unico 286 del 1998: la competenza sui ricorsi avverso i provvedi-menti di espulsione adottati dal prefetto nei confronti dei cittadini extracomunitari e sui procedimenti di convalida del trattenimento e accompagnamento immediato alla frontiera è trasferita dal giudice di pace al tribunale ordinario in composizione monocratica.

Discriminazioni: modificato il decreto legislativo n. 215 del 2003 (attuazione della direttiva 43 per la parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica) con la previsione che quando la persona che ricorre per dimostrare la sussistenza di un comportamento discriminatorio a proprio danno, deduca in giudizio elementi di fatto in termini gravi, precisi e concordanti, spetta alla parte convenuta provare che non vi è stata violazione del principio della parità di trattamento.

Misure penali contro le discriminazioni razziali: sostituito il comma 1 dell’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654 (ratifica della convenzione di New York del 7/3/1966 relativa alla eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale) che ora prevede la pena della reclusione fino a tre anni per chiunque incita a commettere o commette atti di discriminazione di cui all’articolo 13, n. 1 del trattato di Amsterdam (ndr: in realtà si tratta del trattato istitutivo della Comunità europea) e con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per gli stessi motivi.
(R.M.)


 

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