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Tragedia sfiorata nell’incendio del “campo nomadi” di S. Maria C.V. (Caserta)

11 Agosto 2007

Caserta, 11 agosto. Un comunicato dell’Opera Nomadi sulla "tragedia sfiorata" al "campo nomadi" di S. Maria C.V. 

S.Maria C.V. 10 agosto. Un vasto incendio è divampato alle ore 11 di mattina nel Campo attrezzato dal Comune in via Parisi. Area che ospita la Comunità Khorakhanè stanziale da 20 anni sul territorio. Ad aggravare la situazione la totale assenza di acqua. I Vigili del Fuoco sono intervenuti in ritardo perché i primi interlocutori credevano ad uno scherzo. Distrutti i ricoveri di alcune famiglie. Per fortuna nessun danno alle persone e soprattutto ai circa trenta bambini.

TRAGEDIA SFIORATA NELL’INCENDIO DEL "CAMPO NOMADI"
Comunicato stampa dell’Opera Nomadi Caserta
S. Maria C.V., 11 agosto. Tragedia sfiorata. Avrebbe potuto essere come a Livorno stanotte, incendio in cui sono morti 4 bambini rom rumeni: Eva 10 anni, Danchiu 8 anni, Lenuca 6 anni, Nengi 4 anni. Un vasto incendio è divampato anche qui ieri mattina alle ore 11 circa nel Campo attrezzato dal Comune in via Parisi. Area che ospitava la comunità Khorakhanè stanziale da 20 anni sul territorio. Le fiamme sono arrivate dall’esterno. Non si sa se ad alimentarle sono state cause dolose o accidentali. Sono di fatto partite da un campo di tabacco adiacente colpendo la prima baracca con roulotte e diramandosi poi a tutta la zona di destra distruggendo i ricoveri di alcune famiglie. Per fortuna nessun danno alle persone e soprattutto ai circa trenta bambini. Il signor Ramadan Seyfulah ha chiamato i soccorsi col suo cellulare ma gli interlocutori hanno creduto ad uno scherzo, subito dopo correndo ha chiesto aiuto alle villette dei vicini ottenendo un secco rifiuto e infine all’agriturismo poco distante dal quale il titolare ha chiesto l’intervento immediato dei vigili del fuoco. Naturalmente ad aggravare la situazione la totale assenza di acqua. Se ci fosse stato un morto di chi sarebbe stata la colpa? C’è da chiedersi. Sul luogo si sono recati oltre ai vigili del fuoco, i carabinieri, la polizia e alcuni volontari dell’Opera Nomadi che dopo aver realizzato alcune telefonate si sono accorti che tutti erano in vacanza. Tutte le famiglie poco dopo si sono recate coi bambini, spaventati, assetati, senza cibo, prima nella sede del Comune e poi in quella della polizia municipale per protestare vivamente con un "sit in". Da anni questa comunità aspetta gli alloggi promessi dall’amministrazione (vedere documento allegato per i dettagli). Ci sono stati anche momenti di tensione durante la protesta per la rabbia, la stanchezza e la sete di giustizia verso coloro che sono responsabili delle condizioni inumane di vita del campo. Primo fa tutti colui che avrebbe dovuto da mesi iniziare i lavori per la costruzione di alloggi, il dirigente dell’ufficio urbanistico, Antonio Ruberto (a telefono ha risposto ai vigili urbani e alla presidente dell’O.N. che non era affar suo l’incendio: guarda caso lui ha allestito l’area per le roulotte spendendo 60mila euro, lui aveva promesso i pannelli solari previsti mai montati, lui fa arrivare una cisterna d’acqua quando capita!), che nonostante la gara d’appalto espletata da anni, vinta dall’impresa edile Verazzo, ha rimandato all’infinito il decollo della costruzione delle due palazzine nelle quali avrebbero potuto essere ospitati rom e italiani, indigenti, bisognosi di un alloggio dignitoso. Fino a costringere la Regione Campania alla revoca dei fondi non spesi (notizia appresa qualche giorno fa). Non esiste alcuna motivazione (testimoni i volontari del servizio civile che hanno chiesto numerose volte al Ruberto la causa dei ritardi) sull’infinito procrastinare dell’inizio dei lavori. Forse la precisa volontà di non occuparsi del bene della collettività? Oppure altre motivazioni, a noi sconosciute, sulle quali gli inquirenti farebbero bene ad indagare. Non dimentichiamo che nel campo la comunità ha ospitato due famiglie indigenti di italiani ( Monaco, Paglia, in attesa di casa anche loro).
La presidente Nadia Marino dell’Opera Nomadi ringrazia di cuore il capitano della polizia municipale Luigi Caricchio, il sindaco Giancarlo Giudicianni, il vicesindaco Massimiliano Natale, l’assessore Biagio Di Muro e tutti coloro che si sono adoperati per la richiesta di altre roulotte (siamo in attesa!), per l’acqua, il cibo, e la sistemazione di due famiglie al centro Fernandes. Chiede loro una conferenza di servizi a settembre per i diritti inalienabili delle comunità di rom stanziali nella città del Foro: già il nome dovrebbe essere una garanzia…  

Opera Nomadi Sezione di Caserta
Via Udine,2, Casagiove, Caserta.
Presidenza: Nadia Marino 3334951447 0823492209
Segreteria: Sara Monfregola 3397383442 fax 0823471495
Fax- 081455470 sezione Caserta: marinonad@libero.it

Sit-in di protesta dai Vigili Urbani

LETTERA APERTA

Al sindaco di S. Maria C.V.
All’assessore alle politiche sociali
al dirigente dei servizi sociali
al responsabile della Protezione civile
al comandante della polizia municipale

L’Opera Nomadi di Caserta, dopo aver ricevuto notizia dal dirigente dei servizi sociali del comune di S. Maria C.V. della revoca dei fondi per la costruzione degli alloggi ai Rom stanziali, da parte della regione Campania, chiede spiegazioni a codesta amministrazione comunale sulla motivazione che ha portato a tale revoca. La regione Campania chiede a sua volta nel fax per quale motivo i fondi non sono stati spesi giacendo per anni nelle casse della casa comunale. Il sindaco Enzo Iodice in un’intervista al tgr campania nell’anno 2006 dichiarò che i lavori per la costruzione delle case per la comunità Rom di S. Maria C.V. , con i fondi già disponibili mediante le leggi 457/78 e 179/92 (pari a euro 1.187.850), sarebbero cominciati il mese successivo perché era stata espletata da mesi la gara d’appalto. Le case sarebbero state pronte, secondo il parere del sindaco, dopo due anni. L’Opera Nomadi ha numerosissime volte chiesto spiegazioni al dirigente del settore urbanistica Antonio Ruberto senza ottenere alcuna risposta, se non che all’avvio dei lavori mancava una riunione organizzativa con le parti interessate. Non si comprende per quale motivo tale riunione è stata procrastinata fino ad essere causa della revoca dei fondi. Appare ovvia una politica che non si fa carico delle proprie responsabilità rimandando all’infinito la risoluzione dei problemi di sopravvivenza di persone svantaggiate che chiedono diritti basilari negati per beghe interne, per accordi politici xenofobi, o semplicemente per omissioni, vanificando il duro lavoro dei volontari esausti e di diligenti dirigenti (il city manager Carlo Comes, per esempio) che con infinite riunioni avevano ottenuto i fondi regionali.
La vergogna è che a distanza di sei anni la comunità Rom di S. Maria C.V. – che ha vissuto con la promessa certa di una casa – si ritrova a vivere in condizioni peggiori dei 20 anni trascorsi nella stessa città: senza acqua corrente, con cisterne di acqua velenosa riempite raramente, senza energia elettrica, con roulotte che cadono a pezzi, tra topi, tra rifiuti di amianto depositati quotidianamente vicino ai bambini, senza un pulmino per la scuola. Una delegazione di donne Rom si sono recate il mese scorso alla segreteria del nuovo sindaco Giudicianni per protestare e chiedere un intervento immediato. Hanno minacciato di occupare la casa comunale se non si provvederà ad una soluzione. L’Opera Nomadi oltre a chiedere una spiegazione sulla motivazione della revoca dei fondi e un immediato intervento per riottenerli ed avviare subito la costruzione degli alloggi, chiede una soluzione immediata per una sistemazione dignitosa delle famiglie che permangono sul territorio di S. Maria C.V., che annoverano una presenza consistente di minori (una cinquantina di bambini nati in Italia).
Una dettagliata relazione sulle condizioni del campo (denominato attrezzato) in cui vivono questa famiglie è stata consegnata alla signora prefetta Elena Maria Stasi ed un ulteriore documento al commissario prefettizio del Comune Geraldina Basilicata.

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