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Diritti e riconoscimento culturale dei Rom/Sinti

31 Maggio 2007

Dal IX Seminario Nazionale Opera Nomadi, la relazione del gruppo "Diritti". Da una introduzione sullo "Stato" di istituzionale discriminazione ad una serie di proposte per il riconoscimento e l‘effettiva acquisizione dei diritti delle popolazioni Rom/Sinte. A partire dalla priorità della regolarizzazione e dallo smantellamento dei "campi nomadi", per il riconoscimento della identità culturale. La questione diritti va inserita in una politica complessiva che favorisca l‘integrazione dei Rom/Sinti. A partire da un Ufficio Governativo Nazionale, con mediatori culturali Rom/Sinti, che coordini gli interventi su: Habitat, Lavoro, Sanità, Scuola, Diritti, Rappresentazione culturale.

DA DOVE VIENE IL DOSSIER
Il dossier, approvato dal IX Seminario Nazionale, proviene dall‘e-sperienza quarantennale Opera Nomadi sul territorio: 30 sezioni in tutta Italia. Da quattro Seminari nazionali sull‘Habitat per i Sinti, da nove Seminari Nazionali su tutte le tematiche per favorire l‘inte-grazione dei Rom/Sinti, da conferenze, dibattiti e coordinamenti regionali, da buone proposte delle sezioni, da buone proposte istituzionali, da un confronto aperto a tutti anche attraverso la circolare telematica dell‘Opera Nomadi, Romano Lil.

IL CONTESTO
Il dossier Diritti fa parte del Rapporto Programmatico Opera Nomadi 2007: Proposte di politica nazionale riguardanti lo sviluppo e l‘autosviluppo delle popolazioni Rom/Sinte.
Un rapporto suddiviso in differenti aree tematiche, Habitat
- Lavoro – Scuola – Sanità – Diritti, per favorire l‘integrazione dei Rom/Sinti. A partire dal riconoscimento di minoranza etnico-linguistica Europea come primo passaggio verso una Ri-conciliazione trans-nazionale verso i Rom/Sinti, per rimuovere le barriere, i pre-giudizi che hanno prodotto un "trattamento differenziale" ed una vera e propria de-umanizzazione di queste popolazioni. E dall‘istituzione di un Ufficio Governativo Nazionale, che si avvalga di mediatori Rom/Sinti, a coordinare gli interventi su tutto il territorio nazionale.

> IX Seminario Nazionale Opera Nomadi:
I ROM/SINTI E LE METROPOLI, Roma, 10 - 11 febbraio 2007

GRUPPO DIRITTI E RICONOSCIMENTO CULTURALE
Conduttore di gruppo: Maurizio Pagani, Consigliere Nazionale

La minoranza più numerosa dell‘Unione Europea
Con l’ingresso di Bulgaria e Romania, i Rom sono diventati la più numerosa minoranza dell’Unione Europea con oltre 10 milioni di individui. Le politiche sociali e le politiche anti discriminatorie vengono indicate come una priorità dalle istituzioni europee che rimandano ai governi nazionali la realizzazione di condizioni di pari opportunità nell
‘accesso al lavoro, educazione, alloggio, salute e il necessario quadro normativo per esercitare i diritti civili e la partecipazione ai processi decisionali.
In Italia, paese in cui la presenza dei Rom, Sinti e Camminanti non supererebbe le 150.000 persone, il tema della partecipazione alle scelte politiche e di indirizzo rivolte a questa popolazione, ha fatto emergere un bilancio particolarmente negativo anche nel corso del 2006, nonostante siano da registrare le iniziative interministeriali degli ultimi mesi dell
‘anno che hanno portato ad avviare un tavolo di confronto tra il Ministero degli Interni e della Solidarietà Sociale, Regioni, Province, Comuni, associazionismo.
Il Dott. Domenico Morelli, esperto di minoranze linguistiche e delegato alla problematica Rom presso il Ministero dell
‘Interno, ha messo in evidenza i punti in discussione circa la riforma delle legge sulla cittadinanza e del testo unico per l‘immigrazione, in particolare per quanto riguarda il riconoscimento dello status di apolide e dell‘estensione del permesso di soggiorno di lunga durata.
Temi questi che allo stato attuale presentano ancora notevoli incongruenze, anche e soprattutto per quanto riguarda le pratiche di ricongiungimento familiare, o il periodo di riconoscimento della residenza legale, o ancora l
‘urgenza di poter tutelare i minori non iscritti nelle liste anagrafiche comunali.
A tutto ciò si aggiunge la proposta di una
"legge quadro" che risponda alle sollecitazioni provenienti dalla Comunità Europea in materia di rispetto dei diritti umani e di promozione di politiche sociali in favore delle comunità Rom/Sinti.
Tuttavia, pur rimandando un giudizio complessivo all
‘analisi del te-sto, ribadiamo i nostri dubbi circa l’opportunità di dar luogo ad una legislazione che potrebbe di fatto assumere una valenza "specifica" per una sola parte della popolazione, a lungo storicamente avver-sata (la proposta di legge è stata successivamente ritirata: ndr).

Rom e Sinti svantaggiati sociali
Occorre altresì tener ben presente la situazione reale, che vede la maggior parte delle comunità di Rom e Sinti in posizione svantag-giata nei settori dell’impiego e della casa come nei sistemi scolastici e della sanità, adeguando le politiche pubbliche ai parametri europei.
A partire dai processi locali, le sollecitazioni rivolte alle istituzioni centrali cercano sovente una fuga nella ricerca di soluzioni generali, attraverso l‘estensione normativa di piani territoriali spesso lontani dalla realtà sociale complessiva, ma che confermano il tentativo di coniugare le politiche sicuritarie a interventi di solidarietà di solo carattere emergenziale e di breve periodo.
Ragionare sulle politiche locali nei confronti delle minoranze rom e sinti significa inoltrarsi in un labirinto di pratiche discriminatorie striscianti e talvolta anche esplicite, veri esempi di
"discriminazione istituzionale" da parte di poteri pubblici che dovrebbero essere garanti dell‘universalismo dei diritti (Ambrosini 2006).

Lo svantaggio causato da processi di segregazione ed esclusione
Le comunità Rom/Sinti, spesso confuse o sovrapposte all‘idea dello straniero, restano al di fuori della pur precaria accettazione economica dell‘immigrato, interamente consegnate ad una visione allarmistica che disegna la relazione con la società maggioritaria.
E
‘ di pochi giorni fa ad esempio la notizia di un’iniziativa parla-mentare di alcuni deputati della repubblica, per istituire una com-missione d‘inchiesta sulla condizione dei minori e delle donne nelle comunità rom balcaniche.
Entrano così in gioco i meccanismi del pregiudizio, un linguaggio stereotipato che crea barriere molto più insormontabili e lugubri di una qualsiasi recinzione fisica, la generica definizione di minoranza senza attenzione per le articolazioni interne e le differenze indi-viduali, il confinamento urbanistico ai margini della società insieme all
‘idea stessa che la condizione dei rom "sia così per cultura", sempre però supposta come rigida e immodificabile e slegata dal contesto più generale.
Di fronte a tutto ciò, è necessario riaffermare ancora una volta con chiarezza che la marginalità delle popolazioni rom e sinte è anzitutto la conseguenza di processi di segregazione ed esclusione dalla vita sociale e culturale.

Status di minoranza negato
Il disconoscimento culturale nei confronti di Rom e Sinti non è venuto meno nel nostro Paese ma si è accresciuto, anche in virtù del mancato riconoscimento legislativo della lingua e cultura "romanì" esclusa, a scapito di minoranze anche di poche migliaia di persone, dalla legge 482 del 15 dicembre 1999.
La riscoperta e la valorizzazione della cultura rom, lontana da tentazioni culturalistiche o stereotipate, ma che più auspicabilmente possa segnare il passaggio dalla difesa dell
‘identità alla condivisione delle esperienze, può contribuire a riscattare dalla stigmatizzazione e dalla subalternità i gruppi rom e sinti ancora impropriamente definiti nomadi, pur non trascurando che in primo luogo il problema si presenta come una questione di politica sociale e di esclusione dalle risorse pubbliche.
Tuttavia, secondo una corrente di pensiero ancora molto diffusa, i rom non sarebbero integrabili nella nostra società, scaricando così esclusivamente su di loro le responsabilità ed evitando di analizzare la complessa relazione che chiama in causa i modi dello scambio tra le parti sociali, i comportamenti delle comunità locali, le politiche delle amministrazioni locali e quelle delle regioni e dello stato centrale.
Eppure, la libertà di scegliere il proprio modello di integrazione presuppone proprio la disponibilità di un minimo di quelle risorse che lo rendano possibile, come l
‘accesso e il sostegno alla casa, istru-zione, lavoro, salute.

L‘integrazione negata
Com
‘è noto, le minoranze dei Rom e dei Sinti rappresentano non solo un caso estremo di mancata integrazione ma, anzitutto, un caso di integrazione mai cercata fino in fondo dalle Istituzioni.
La costruzione sociale del
"problema zingari" utilizza specifiche chiavi interpretative, che si alimentano delle rappresentazioni e delle immagini collettive comunicate nel discorso pubblico.
E
‘ necessario ad esempio mettere in discussione i luoghi comuni interpretativi che riducono la questione a misura degli stereotipi: quelli che individuano nella presenza di comportamenti "devianti" la causa della mancata accettazione da parte della maggioranza; quelli che riconducono la questione ad un problema di "compatibilità culturale" ecc.
Si tratta in sostanza di un lavoro di decostruzione del problema, per poi ricostruirlo in modo da renderlo trattabile. Si tratta essen-zialmente di intervenire nella comprensione tra condizione di marginalità ed isolamento, pregiudizio, rifiuto e devianza: per poi legare in un unico sistema l
‘interpretazione della marginalità dei Rom e Sinti, gli stereotipi e i pregiudizi nei confronti di queste popolazioni, la consapevolezza degli ostacoli all‘integrazione e la costruzione delle politiche (Tosi 2006).
Oggi i Rom/Sinti e Camminanti sono sempre più respinti lungo i confini delle città o di uno Stato, in cui l
‘organizzazione politica è più fragile o frammentaria, costringendoli a processi di tipo adattivo che comportano una sostanziale riduzione di opportunità.
La politica degli sgomberi che ancora viene largamente praticata in molte zone del Paese, è un atto di inciviltà e di irresponsabilità amministrativa, e come tale và respinta.
La scelta dei territori e la possibilità di trovare accoglienza, è da sempre il risultato di un complesso rapporto storico e sociale tra la società maggioritaria e le comunità rom.
Un processo migratorio che si scontra con i limiti posti alla libera cir-colazione delle persone, non delle merci, stabilendo uno stretto le-game tra la costruzione di rigide barriere di contenimento dei mi-granti e normative interne che alzano i livelli di discriminazione (con conseguente riduzione dei diritti) nell
‘accesso al lavoro, la segre-gazione abitativa, l‘emarginazione politica.
Nel moderno processo di costruzione dei confini e di spartizione delle aree di influenza economica,
"l’inclusione territoriale", ovvero il po-tere dello Stato di concedere o negare il diritto di accesso e cittadi-nanza ai nuovi migranti, è componente essenziale dei meccanismi di ordine e controllo sociale, fondati sul potere di esclusione.

Gravi responsabilità dello Stato
Se così è davvero, non dobbiamo tacere le gravi responsabilità che lo Stato italiano ha nei confronti di quelle poche migliaia di cittadini, tra cui moltissimi bambini, che non hanno né possono avere diritto ad alcuna cittadinanza.
Si fa esplicito riferimento alla tragedia delle famiglie rom della ex Yugoslavia , per cui non vi è alcun riconoscimento né futuro alcuno.
Nel "Rapporto finale sulla situazione di Rom, Sinti e Viaggianti del 2006", il Commissario per i diritti umani Gil Robles, introduce un nuovo termine nel lessico politico corrente per descrivere la situazione politica all‘interno dei Paesi dell‘Unione e le discriminazioni che accompagnano la minoranza rom: "fastidio".
In Italia, paese il cui tasso di
"fastidio" non è certo minore alla media europea, si ripetono i casi di violazione dei diritti civili minimi a danno dei Rom/Sinti compiuti dalle stesse Istituzioni che, come nel recente – ma non unico in Italia – caso di Milano (patto di "legalità e socialità"), rischiano di innescare una speculare violenza immotivata tra i cittadini e alcune forze politiche che alimentano l‘odio e il razzismo .
La rinuncia al dialogo e a soluzioni alternative non solo di carattere temporaneo, si accompagna spessissimo alla rottamazione degli strumenti normalmente in uso nel diritto amministrativo e penale, eludendo la ricerca di una mediazione dei conflitti e rivelando l
‘esistenza di un parallelo "trattamento istituzionale differenziale".

Rom e Sinti: 0,3% della popolazione
Le comunità rom e sinte rappresentano circa il 3 x mille della popo-lazione nazionale, sono cioè tra le meno numerose in Europa, e per circa la metà sono composte da cittadini italiani. Non presentano neppure una concentrazione territoriale riconoscibile, che ne possa consentire una "localizzazione" percentualmente significativa. Non sono infatti una minoranza "territoriale", ma una "minoranza diffusa". Difficilmente ascrivibili all‘interno di un singolo "territorio", vale a dire in una porzione di spazio delimitata da un agire politico unitario e centrale, rom e sinti sfuggono alla logica "territorialista" che prevale nella gestione delle cosiddette "minoranze".
Disconoscimento e politiche legate alla sicurezza, costituiscono dunque l
‘involucro irrinunciabile per la costruzione di un immaginario sociale negativo diffuso, che spenge sul nascere gli interrogativi sull‘equità delle politiche pubbliche e abbassano l‘attenzione sugli episodi di razzismo presenti nella società, nelle sedi istituzionali, nei mezzi di informazione.

- ALCUNE PROPOSTE CONCLUSIVE
Proviamo quindi a indicare alcuni punti a partire dai quali si possa pensare, definire e realizzare una possibile, percorribilissima e auspicabile politica propositiva, a partire da un Ufficio Centrale Governativo che coordini e metta in rete le politiche di integrazione sociale. Per le specifiche sui temi si rimanda alla relazione Habitat, Scuola, Lavoro.

PRIMO OBIETTIVO: permesso di vita
Il primo obiettivo è di dare visibilità e diritto di vita, con una "sanatoria" nazionale, ai Rom "immigrati" irregolari che sono esclusi da TUTTI i diritti (casa, sanità, scuola, di rappresentazione…).
Si tratta di circa 30.000 persone, in Italia anche dal 1970 (dalla Jugoslavia fino ai più recenti ingressi dalla Romania) in gran parte sprovvisti di permesso di soggiorno e che rischiano continuamente l’espulsione anche se nati e residenti in Italia da 30 anni.
Una
"sanatoria" per motivi umanitari che regolarizzi tutti i Rom irregolari presenti in Italia, magari applicando lo "status" di rifugiato economico o regolarizzando la loro posizione dopo 18 mesi di residenza in Italia, come previsto da uno dei nuovi disegni di legge sull‘immigrazione, anche se irregolari.
La legge Bossi-Fini del 2002 ha regolarizzato 700 mila immigrati escludendo la numericamente minima "variante rom
" di circa 30 mila persone perché non in possesso dei requisiti di contratto di lavoro dipendente. Il "decreto flussi" 2006 ha regolarizzato per motivi di lavoro 520 mila immigrati in Italia per motivi di lavoro escludendo ancora alcune decine di migliaia di Rom, irregolari.
In subordine alla "sanatoria" si chiede che la nuova legge sulla cittadinanza, in studio presso il Ministero dell’Interno e che farà diventare cittadini italiani oltre 800 mila immigrati non escluda, ancora una volta, i 40 mila rom pertinenti con la dicitura "regolare".
Si chiede, quindi, che la "variante rom
" venga inserita nella nuova legge sulla cittadinanza, che parifichi i Rom "stranieri" agli immigrati, e permetta loro di accedere alla cittadinanza con cinque anni di residenza in Italia (anche se irregolari), ed ai loro figli di diventare cittadini italiani purchè nati in Italia da almeno due anni e figli di genitori anche non in regola.
Tutto questo nell
‘ottica del riconoscimento di minoranza etnico-linguistica europea ai cittadini Rom e per questo "facilitati" all’accesso ai diritti di cittadinanza.

SECONDO OBIETTIVO: riconoscimento di minoranza
Il secondo obiettivo è la riduzione dei pre-giudizi verso i Rom/Sinti che, di fatto, inibisce o rende impraticabili i percorsi di integrazione sociale. Per eliminare, quindi, il "trattamento differenziale" e rico-noscere i Rom/Sinti come popolazioni appartenenti all‘umanità e portatori di risorse e di differenze, valorizzando la loro rappresenta-zione culturale e sociale.
A- Riconoscimento della lingua e cultura
"romanì" esclusa dalla legge 482 15 Dicembre 1999. In questo punto si fa presente una "ten-denza" europea. Il riconoscimento di minoranza etnico-linguistica ai Rom/Sinti solo "italiani" creerebbe una ulteriore differenziazione coi Rom "immigrati" che sono diventati superiori per numero. E, quindi, si suggerisce il riconoscimento di minoranza etnico-linguistica "Europea" per i Rom/Sinti presenti in Italia.
B- Estendere il riconoscimento della legge n. 211 del 20 luglio 2000, istitutiva della Giornata della Memoria, ai Rom/Sinti, agli omosessuali, ai disabili ed ai testimoni di Geova.
C- Ufficializzare il
"romano dives", giornata internazionale del popolo rom.

TERZO OBIETTIVO: sicurezza dell‘habitat
Il terzo obiettivo è quello della costruzione di una sicurezza insediativi che non rincorra i bisogni emergenziali, senza per questo tacerli o ignorarli. La definizione di un rapporto certo col territorio è condizione necessaria per dare stabilità e permettere di riconoscere quanto di positivo è stato fatto finora. Per il futuro, occorre soste-nere attivamente le famiglie rom per il superamento delle condizioni marginali o per fornire delle valide alternative ai
"campi o villaggi nomadi comunali", ancora oggi l’unica risorsa pubblica più o meno disponibile. E, quindi, progetti per favorire l‘integrazione abitativa (case, appartamenti, microaree residenziali) a partire dallo smantellamento dei "campi nomadi" con redistribuzione alloggiativa concordata coi residenti.
Si chiede che venga emessa una Direttiva Ministeriale che impe-disca gli sgomberi dei "campi nomadi" se non sono previste alterna-tive abitative. Come è stato fatto, per esempio ed a titolo personale, dai Questori e Prefetti di Treviso e Rimini.

QUARTO OBIETTIVO: il lavoro
Per secoli i Rom/Sinti sono stati portatori di professionalità e di attività lavorative complementari ai bisogni della società ospitante. Occorre rinnovare la strada delle professionalità tradizionali per consolidarle e/o trasformarle in modo che si possano adattare all‘at-tuale mercato del lavoro. Incentivare la formazione di cooperative già presenti in alcune comunità, sostenere la formazione pro-fessionale dei giovani e le attività autoimprenditoriali, valorizzando soprattutto il ruolo femminile. Infine, formare operatori rom al servizio delle loro comunità. (Vedasi la relazione "Lavoro").

QUINTO OBIETTIVO: la scolarizzazione
Non basta inserire i bambini rom e sinti nella scuola così com‘è. Serve una scuola accogliente che abbia le risorse e le capacità per rinnovarsi continuamente ed essere un luogo dove anche i piccoli rom e sinti, dalla materna alle superiori, accedano ai gradi di Istru-zione, avendo nel contempo la possibilità di conoscere e studiare la lingua, storia e tradizioni del proprio popolo. Condizione indispen-sabile, questa, per favorire i processi di integrazione di ogni minoranza.
Per un proficuo processo interculturale che arricchisca il percorso educativo di tutti gli alunni, è indispensabile sostenere la formazione e l
‘inserimento dei "mediatori culturali rom e sinti" nelle scuole: strumento questo molto raramente riconosciuto e adeguatamente sostenuto dall‘Istituzione Scolastica.
Si chiede, quindi, che venga applicato, con fondi appositi, il protocollo d
‘intesa MIUR – Opera Nomadi, firmato il 26 giugno 2005, per favorire l‘integrazione scolastica dei Rom/Sinti che è una vera e propria pietra miliare di riconoscimento etnico-culturale dei Rom/Sinti. (Vedasi la relazione "Scolarizzazione").

SESTO OBIETTIVO: la salute
L‘alto tasso di natalità s‘intreccia con indici preoccupanti di morbilità e mortalità e con una speranza di vita mediamente più bassa di 20 - 30 anni se paragonata con il resto della popolazione.
Particolarmente colpiti sono la popolazione femminile e la prima infanzia, ma non possiamo ignorare l
‘insorgenza di "patologie da ghetto" nei luoghi di vita, la mancanza di una cultura della preven-zione, l‘elevato tasso di alcolismo e tossicodipendenza in generale, l‘esorcizzazione della malattia attraverso la negazione del sintomo, le difficoltà di accesso al servizio sanitario nazionale.
In particolare, sull
‘"emergenza" Rom Romeni, occorre promuovere, di concerto con la SIMM (Società Italiana Medicina per le Migrazioni) un Piano nazionale di vaccinazione e di accesso alle cure sanitarie per i Rom Romeni. (Vedasi la relazione "Salute").

A cura di: Bianca Maria La Penna, Vincenzo Esposito,
Maurizio Pagani, Roberto Costa

RIFERIMENTI: La linea politica dell’Opera Nomadi

Fotografia: dal maestro Tano D‘Amico

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