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Per un ?Patto sociale? nazionale coi Rom/Sinti

29 Maggio 2007

In risposta al "patto di sicurezza" che legalizza la discriminazione verso i Rom/Sinti, l’Opera Nomadi propone al Governo un "patto sociale" nazionale per favorirne, invece, l’integrazione, in dettato alla Costituzione Italiana. Un patto che preveda la fine di un vero e proprio "Stato" di guerra (di persecuzione-esclusione-repressione), la rimozione degli ostacoli (pre-giudizi), il riconoscimento dell’identità etnica e l’avviamento di progetti di integrazione sociale a rimuovere gli svantaggi prodotti da 500 anni di discriminazione. Un "patto di sicurezza" per i Rom/Sinti.

"PATTO DI SICUREZZA": legge speciale
I "patti di sicurezza" più che un patto firmato da due contraenti sembra una "legge speciale" firmata infatti dalle Istituzioni (Ministero dell’Interno – Sindaci) indirizzata soprattutto verso gli stranieri emarginati ed i Rom, i diversi per antonomasia, capro espiatorio per ogni "emergenza" sociale. Con queste misure il Governo del Paese, all’ottavo posto nel mondo per "stato di benessere", rischia di prendere la strada della persecuzione e della criminalizzazione dei Rom e dei Migranti, alimentando solo l’isteria contro lo straniero povero e producendo falsa sicurezza sociale ai danni degli ultimi e degli emarginati, immolati per raggiungere un falso "benessere". Benessere da difendere, con forze militari e con barriere sempre più fortificate, da mendicanti e disperati che vivono nelle baraccopoli d’Italia. Benessere che si dovrebbe misurare, invece, a partire proprio dalle fasce sociali più deboli.

PATTO SOCIALE: la premessa
La premessa del "patto sociale" è il riconoscimento di uno "Stato di guerra" verso le popolazioni Rom e Sinte che continua, in modo diverso, da 500 anni. Questo riconoscimento deve portare ad una ri-conciliazione nazionale che riconosca ed indennizzi le vittime di questa plurisecolare guerra per poi rimuovere le cause attuali di esclusione e segregazione sociale (culturali e fisiche) ed avviare progetti di integrazione con facilitazioni che riducano lo svantaggio prodotto. L’integrazione viene promossa da un "patto sociale" di riconoscimento interculturale, sottoscritto dalle due parti che vogliano ridurre i conflitti, riconoscersi e fare "sistema". Il "patto" per costruire un ponte fra due sponde col contributo delle due parti.

PATTO SOCIALE: al Governo Italiano
L’Opera Nomadi è nata nel 1966 a tutela dei Rom/Sinti e Camminanti, nello spirito della Dichia-razione dei Diritti Umani ed è stata riconosciuta Ente Morale nel 1970. E’ attiva in 30 città d’Italia con progetti per favorire l’integrazione dei Rom/Sinti: sul lavoro, habitat, casa, scuola, salute.
L’Opera Nomadi, come risposta al "patto di sicurezza" nazionale, che legalizza e regolarizza la discriminazione e l’esclusione sociale etnica dei Rom/Sinti, col supporto di misure militari, propone un "patto sociale" tra Istituzioni e Rom/Sinti, un "patto" di riconoscimento ed integrazione sociale con le popolazioni più discriminate e sottoposte ad atti di violenza razziale d’Europa.
Un "patto" per uscire dalle nebbie dell’intolleranza e del pre-giudizio ed affrontare la "questione Rom" che è prima di tutto morale e sociale. Basta la volontà politica a promuovere progetti di integrazione a 360°, a favore di una popolazione di circa 150 mila persone che rappresenta lo 0,3% della popolazione italiana. Rom e Sinti che dopo 500 anni di persecuzioni, e dopo lo sterminio nazi-fascista, continuano ad essere le minoranze più discriminate e sottoposte ad atti di violenza razziale d’Europa. Ed allora occorre rimuovere i pre-giudizi che stanno alla base dell’esclusione sociale e cominciare a costruire ponti, a partire da un "patto sociale", di giustizia e pari opportunità, in dettato alla Costituzione Italiana.

ROM/SINTI MINORANZA EUROPEA
I Rom/Sinti, 10 milioni di persone, sono la minoranza più numerosa dell’Unione Europea, ma continuano, dopo 500 anni di permanenza ad essere la più discriminata e sottoposta ad atti di violenza razziale secondo i monitoraggi dello stesso Consiglio d’Europa. Sono vittime di tutti e tre i tipi di razzismo (da esclusione, da assimi-lazione, da paura) che si è sedimentato in pre-giudizio culturale.
In Italia i Rom/Sinti sono circa 150 mila e rappresentano lo 0,3 per cento della popolazione, un numero di gran lunga inferiore a quello di molti altri Stati (ad esempio Germania, Francia, Spagna). 70 mila sono "italiani" – portatori di "cittadinanze imperfette", 80 mila sono "immigrati" (dai Balcani attorno agli anni settanta e dalla Romania verso il 2000) -portatori di "cittadinanze negate". Anche dopo 500 anni di presenza in Italia i Rom/Sinti continuano ad essere discri-minati in tutti i settori sociali: disoccupazione quasi totale, analfabe-tismo diffuso, degrado ambientale, emarginazione sociale, condizioni igienico-sanitarie allarmanti (soprattutto nei "campi nomadi"). Sono popolazioni con una bassa speranza di vita, l’età media è tra i 40 e i 50 anni, e con un’alta percentuale di minori (il 60 per cento ha meno di 18 anni).

TUTTI I CITTADINI HANNO PARI DIGNITA’ (salva la Costituzione)
La Costituzione della Repubblica Italiana pone all’apice dell’ordinamento il principio di eguaglianza e tutela le minoranze; ne garantisce l’accesso all’istruzione, la promozione e il pieno sviluppo della persona umana a qualsiasi formazione sociale appartenga. Questi orientamenti costituzionali impegnano la coscienza demo-cratica a rispondere con fermezza a un clima intollerante e irrazio-nale, che si nutre di pregiudizi antichi e di nuove avversioni.
Articolo 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Articolo 6: La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
Articolo 11: L’Italia ripudia la guerra comune strumento di offesa alla libertà degli altri popoli.

DALLA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL‘UOMO
La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo è stata adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. Nel preambolo si stabilisce "che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo". Riconoscimento della dignità a prescindere dalla razza, sesso, età, nazionalità, o da un permesso di soggiorno rilasciato dalla Questura di uno Stato.
Dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, 10 dicembre 1948:
art.1, tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali per dignità e diritti;
art.3, ogni persona ha diritto alla vita, alla libertà, alla sicurezza della propria persona;
art.5, nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento inu-mano o degradante;
art.7, diritto di eguaglianza e di non discriminazione;
art.13, diritto di movimento nel territorio;
art.15, ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza;
art.22, diritto alla sicurezza sociale;
art.23, diritto al lavoro (previsto anche dalla Costituzione Italiana);
art.24, diritto al riposo ed allo svago;
art.25, diritto ad un decoroso tenore di vita;
art.26, diritto all’istruzione;
art.27, diritto di partecipare alla vita culturale della comunità.

RISOLUZIONI INTERNAZIONALI
Il Relatore Speciale ONU relaziona, nel 2006, che é l’intera società italiana a presentare "profonde tendenze alla xenofobia", "parti-colarmente discriminate sono le popolazioni Rom e Sinti", ma già nell’anno 2000 il Comitato per l’Eliminazione delle Discriminazioni dell’ONU definiva i "campi nomadi" come "un mix tra le favelas e i campi di concentramento". Decennali sono gli inviti anche del Consiglio d’Europa a ridurre la discriminazione verso i Rom/Sinti ed a riconoscere loro lo status di minoranza etnica. I monitoraggi del Consiglio d’Europa rilevano di anno in anno che i Rom/Sinti sono le popolazioni più discriminate e sottoposte ad atti di violenza razziali del continente, e le Commissioni del Consiglio da anni condannano l’Italia paese dei "campi" (l’unica nazione d’Europa che ne mantiene l’esistenza) e "raccomandano", da anni ed anni, di smantellare i campi nomadi, "l’emblema della segregazione razziale per eccel-lenza", secondo la definizione dell’ European Roma Right Center.
Nella legge 482 del 15 dicembre 1999 "norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche e storiche", le popolazione rom/sinte non sono state neanche nominate disattendendo norme, principi ed impegni internazionali e in particolare la Carta Europea delle lingue regionali minoritarie in vigore dal 1° marzo 1998 che prevede esplicitamente norme "anche per le lingue sprovviste di territorio come l’yddish e lo zingaro". Il Consiglio d’Europa, il 14 giugno 2006 "raccomanda" all’Italia di sviluppare l’opportunità di riconoscere la minoranza etnicolinguistica dei Rom/Sinti per permettere loro di conservare e sviluppare la loro identità".
La commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite, nel rapporto presentato il 13 marzo 2007, "raccomanda" anche: "Il riconoscimento della Comunità di Sinti e di Roma come una minoranza nazionale la cui cultura e lingua debbono essere protette".

"STATO DI GUERRA"
Il labirinto della persecuzione. Da 500 anni è in atto uno "stato" di guerra verso gli "zingari": è iniziato nel 1492 con la loro cacciata (assieme e "mori ed ebrei") dalla cattolicissima Spagna e proseguito nei secoli con bandi di espulsione, cacce all’uomo, assimilazioni forzate, riduzione in schiavitù, massacri, assassini generalizzati. Una guerra che non si è placata con lo sterminio, "Porrajmos", di 500 mila persone (il 70% della popolazione) ad opera del regime nazi-fascista, durante la seconda guerra mondiale ma continua, in modo diverso, al giorno d’oggi. Una persecuzione fatta di esclusione dalla scuola, dal lavoro, dalla salute, di sgomberi forzati, espulsioni collettive, deportazioni alla clandestinità, sequestro e demolizione dei pochi beni, segregazione etnica nei "campi nomadi" (che producono morte sociale, fisica, e devianza criminale).
Questa guerra ha sedimentato una diffidenza ostica che si è tra-dotta in un pre-giudizio culturale che ha generato un "trattamento differenziale" ed un vero e proprio processo di "de-umanizzazione" di queste popolazioni (sono considerati rifiuti e destinatari, perciò, di politiche di rifiuto). Una accesa ostilità che ha prodotto discri-minazione, esclusione, segregazione e morte. I prigionieri di questo conflitto sono rinchiusi nei campi (di concentramento) nomadi.

LA GUERRA DEI "CAMPI"
La guerra dei "campi", coinvolge donne, anziani e bambini: incendio di tende, presidi, fiaccolate, ronde contro i Rom, marce della "pace" contro i "campi nomadi", legislazione speciale ("patto di legalità"), sgomberi di Polizia verso la clandestinità con ruspe che sfasciano tutto o con sequestro di fornelli-elettrodomestici suppellettili – brande – libri e quaderni, incendio di baracche e roulotte da parte di cittadini infuriati, raccolta firme per sgomberare o impedire l’allestimento di "campi", deportazione dei "campi" in periferia. I trasferimenti, quando va bene -ma in genere sono dispersioni, non sono mai concordati coi residenti e aumentano la conflittualità nei "campi regolari", ammassando e mischiando famiglie alla rinfusa. 

FINIRE LA GUERRA AVVIARE L’INTEGRAZIONE
Ed allora occorre prima di tutto terminare il conflitto ed attuare percorsi di pace a partire dal riconoscimento dello status di profughi di guerra alle vittime, rimuovere i pre-giudizi, riconoscere la loro identità culturale ed avviare processi di integrazione sociale che tengano conto degli svantaggi prodotti e della loro specificità.

RI-CONCILIAZIONE PER RIDURRE I PRE-GIUDIZI
Ogni progetto di integrazione sociale viene ostacolato, o impedito, dal pregiudizio verso i Rom e i Sinti. Il pre-giudizio è un "portato" genitoriale che non si riduce col buon senso ma con messaggi istituzionali forti per ricondurre i Rom/Sinti all’"umanità negata", per avviare processi di ricono-scimento, di dialogo e di scambio fra i diversi orizzonti culturali per una ridefinizione degli stessi.
Con una ri-conciliazione nazionale da parte della società maggio-ritaria che chiuda finalmente le ostilità, riconosca le proprie colpe e responsabilità per secoli di persecuzione e faccia "ammenda" risarcendo le vittime con progetti di integrazione sociale "facilitati" che riducano lo svantaggio prodotto da secoli di ostilità.

LE EMERGENZE PRIORITARIE: "Campi nomadi" e "clandestini"
Secondo l’ONU un terzo dei Rom/Sinti d’Italia (circa 150 mila persone) vive nei "campi nomadi" – un "mix tra favelas e campi di concentramento", luoghi di segregazione etnica" secondo il Consiglio d’Europa. L’ONU ed il Consiglio d’Europa da anni "raccomandano" di smantellare i "campi". I "campi nomadi" per il solo fatto di esistere producono "morte sociale": malattia, incidenti mortali, disoccupazione, devianza, induzione alla criminalità, conflitti sociali. Le operazioni di polizia, che cercano di "normalizzare" i campi risolvono un aspetto ma non il "problema", curano il sintomo – non la causa. Il "problema" sono i "campi nomadi", nati come contenitori temporanei di umanità e divenuti produttori permanenti di disagio e criminalità.
I "campi" sono da reprimere, e chiudere, non le persone. Più della metà dei Rom/Sinti d’Italia sono immigrati, fin dagli anni settanta, e di questi decine di migliaia sono clandestini o irregolari (anche di terza generazione) e per questo impossibilitati ad eser-citare alcun diritto di cittadinanza, l’accesso ad un lavoro regolare per esempio.
Anche i Rom Romeni, dal 2007 cittadini Comunitari, per essere in regola ed accedere ai diritti di cittadinanza, devono iscriversi all’anagrafe del comune di residenza certificando un lavoro ed una dimora regolari ed un reddito specifico a seconda dei familiari.
Il Consiglio d’Europa "raccomanda" da anni, inutilmente, di rico-noscere la cittadinanza almeno ai Rom nati in Italia, per non dire del riconoscimento dello status di minoranza etnico-linguistica.
I "campi nomadi" e la "clandestinità", voluti e garantiti dallo Stato Italiano, producono "morte sociale" e induzione alla criminalità. Non c’è bisogno di "leggi speciali" e di polizia per garantire la segregazione e l’esclusione sociale, servono "leggi normali", in dettato alla Comunità Europea, per garantire diritti di cittadinanza e l’accesso ai progetti di integrazione. Progetti di integrazione che sono anche meno costosi di quelli di controllo della segregazione etnica e producono, viceversa, ricchezza sociale.
Campi nomadi: blocco degli sgomberi senza alternativa abitativa; Protezione Civile per Centri di Prima Accoglienza Temporanea per gli insediamenti abusivi; smantellamento dei "campi nomadi" con redistribuzione abitativa, concordata coi residenti, che metta al primo posto la casa.
Clandestini: regolarizzazione con permesso di soggiorno per i residenti in Italia da due anni, cittadinanza per i nati in Italia da due anni o adulti residenti da cinque anni.
Regolarizzazione, lavoro e casa contro la criminalita’
I "campi nomadi" e la clandestinizzazione voluta e forzata producono altissimi costi in "morte sociale" e devianza criminale. Il lavoro, la regolarizzazione, la casa sono i più grandi deterrenti alla criminalità, costano molto meno e producono ricchezza sociale.

RICONOSCIMENTO DI IDENTITA’ ETNICA
Status di minoranza etnico-linguistica europea che riconosca anche la cultura di queste popolazioni: il matrimonio rom, per esempio. Estensione giorno della memoria. Ufficializzazione del "giorno del popolo Rom".

PROGETTI PER FAVORIRE L’INTEGRAZIONE
A partire da un monitoraggio qualitativo-quantitativo delle presenze e con l’istituzione di un Ufficio Governativo che coordini i progetti avvalendosi di mediatori culturali Rom/Sinti.
Il "protocollo d’intesa" MIUR-Opera Nomadi, del 25 giugno 2005, per favorire l’integrazione scolastica dei Rom/Sinti, è il primo ricono-scimento ufficiale di minoranza etnico-linguistica di queste popo-lazioni, anche se non è stato applicato con adeguati finanziamenti economici. Esso riconosce e sancisce la difficoltà di integrazione scolastica dei Rom/Sinti che va ridotta con progetti specifici che mettano in primo piano la figura del mediatore culturale e valorizzino processi di autostima. Allo stesso modo vanno siglati "protocolli d’intesa" per favorire l’accesso al lavoro, all’habitat, alla salute. Con progetti che riducano i disagi e le difficoltà esistenti e, tenendo conto delle specificità di queste minoranze, promuovano percorsi di integrazione sociale.

I PUNTI DEL "PATTO SOCIALE"
1- Fine dello "stato" di guerra: degli sgomberi, deportazioni, segregazioni, esclusioni, discriminazioni.
2- Ri-conciliazione nazionale attraverso figure di altro rilievo istituzionale: i Rom/Sinti come nostri concittadini. Per una società interculturale.
3- Riconoscimento di minoranza etnico-linguistica con accettazione e valorizzazione delle differenze", estensione del "giorno della memoria", ufficializzazione del "giorno del popolo rom".
4- La chiusura dei "campi nomadi", e degli insediamenti abusivi, con redistribuzione abitativa, concordata coi residenti, che metta al primo posto la casa in muratura.
5- La regolarizzazione dei Rom immigrati: permesso di soggiorno dopo due anni, cittadinanza ai Rom residenti in Italia da cinque anni ed ai bambini nati da due anni in Italia.
6- Istituzione di un Ufficio Governativo per un monitoraggio delle presenze ed il coordinamento dei progetti di integrazione.
7- "Adotta una famiglia". Che ogni comune si dichiari disponibile a provvedere ad accogliere una o più famiglie Rom/Sinte a seconda del numero di abitanti presenti nel territorio, attivando percorsi di educazione alla pace, di gestione creativa dei conflitti.
8- L’attivazione di percorsi di formazione al lavoro e percorsi di inserimento lavorativo, tenendo conto delle esigenze e delle attitudini dei Rom/Sinti presenti nel territorio. Sportelli lavoro specifici, estensione dei soggetti svantaggiati nelle cooperative sociali, incentivazione alla creazione di cooperative (tipo raccolta-ferro), albo comunale per musicisti di strada…
9- L’attivazione di progetti di inserimento scolastico con l’impiego di mediatori culturali per stabilire un’efficace rapporto scuola/famiglia e favorire l’attuazione di una didattica interculturale.
10- Favorire l’accesso alla sanità ed alla vivibilità della salute.

ADESIONI AL PATTO SOCIALE
In vista di una mobilitazione nazionale
Si riporta in appendice la dichiarazione di Doudou Diène, "Relatore Speciale" per i Diritti Umani dell’ONU, che ad ottobre 2006, a Roma, ha dichiarato: é l’intera società italiana a presentare "profonde tendenze alla xenofobia", "particolarmente discriminate sono le popolazioni Rom e Sinti"; la legge "Bossi-Fini" è "ispirata dalla filo-sofia di scontro di civiltà" e "incita alla discriminazione e alla crimina-lizzazione degli immigrati".
Non vogliamo aspettare ottobre 2007 perché dica le stesse cose sul "patto di sicurezza" o su quello di "legalità e socialità". Si invitano tutte le persone ed associazioni sui Diritti Umani ad attivarsi per questo "appello nazionale" – che è prioritario anche di fronte ad altre avversità, nel modo e nelle forme che riterranno opportune. Restiamo a disposizione di chi voglia costruire un percorso comune ed un confronto su questa iniziativa.
No al "patto di sicurezza"
No ai "campi nomadi"
Si ai diritti di cittadinanza
Sì al riconoscimento dei Rom/Sinti come minoranza etnica

OPERA NOMADI
Segreteria Tecnica Nazionale Tel. 06/44704749 Fax. 06/49388168
E-mail: operanomadinazionale@virgilio.it

Redazione Romano Lil: e-mail: red.romanolilele2.it

 

_____note a margine_______

I "campi nomadi" condannati dal Consiglio d’Europa
Archivio Romano Lil, 28 maggio 2006
In Europa l’Italia è conosciuta come il "paese dei campi". Il Consiglio d’Europa ha previsto strumenti per far valere i diritti fondamentali dei cittadini: a questo riguardo diverse "raccomandazioni" sono state rivolte all’Italia. L’ultima è una severa condanna dei "campi nomadi" del 24 aprile 2006: le politiche abitative italiane sono di esclusione e di apartheid sociale, bloccano l’integrazione dei Rom, a li condannano alla segregazione su base razziale. Inoltre le autorità italiane sottopongono rom e sinti a sgomberi forzati dalle loro dimore: spesso distruggono arbitrariamente i loro beni, adoperano un linguaggio denigratorio e offensivo e umiliano gli sfrattati in vari modi. In molti casi, le persone cacciate dalle loro residenze sono rese senza casa.

Italia xenofoba e razzista verso Rom e Sinti: rapporto ONU
Romano Lil, 15 marzo 2007
Ginevra, 13 marzo. "La società italiana – secondo il rapporto del re-latore Speciale delle Nazioni Unite – affronta un’inquietante tendenza alla xenofobia e lo sviluppo di manifestazioni di razzismo che colpiscono principalmente le comunità Sinti e Rom che sono "il grup-po etnico che affronta la discriminazione più pesante nell’alloggio, nell’istruzione, nella sanità, così come nell’occupazione e soffrono dalla violenza razzista. Fino a un terzo della popolazione di Sinti e Rom è segregato dal resto della società in accampamenti autorizzati e non".

>III rapporto ECRI sul razzismo in Italia
Romano Lil, 21 luglio 2006
Strasburgo 16 maggio. Presentato il terzo rapporto dell’ECRI (Europea Commissione contro il Razzismo e l’Intolleranza): un monito-raggio completo sul razzismo e l’intolleranza registrato in Italia a fine 2005. Da una verifica con quello precedente, stilato il 22 aprile 2002, il rapporto constata che a livello generale la situazione, dal punto di vista dei diritti umani, continua ad essere tragica, e "raccomanda" ulteriori misure per migliorarla. Per quanto riguarda la questione dell’emarginazione e della discriminazione cui sono esposte le popolazioni Rom e Sinti in Italia, l’ECRI "aveva formulato delle raccomandazioni alle autorità italiane affinché fosse migliorata la situazione di questa parte della popolazione (in possesso o meno della nazionalità italiana) in settori essenziali, quali l’alloggio, il rilascio dei documenti di identità, l’istruzione, l’occupazione, la sanità, l’amministrazione della giustizia e i rapporti con le forze di polizia". L’ECRI deve tuttavia constatare con rammarico che: "In generale la situazione rimane immutata rispetto a quella descritta nel secondo rapporto dell’ECRI (22 aprile 2002), e si rileva che circa un terzo dei Rom e dei Sinti, sia cittadini, che non cittadini, è praticamente segregato dal resto della società e vive in campi nomadi, in molti casi senza avere accesso ai servizi più basilari".
RACCOMANDAZIONI:
98. L’ECRI sollecita le autorità italiane ad istituire una politica globale a livello nazionale per risolvere la situazione di emarginazione, svantaggi e discriminazione delle popolazioni Rom e Sinti. A tal fine invita le autorità italiane a stabilire un meccanismo di effettivo coordinamento a livello nazionale, a cui partecipino le autorità nazionali e locali, dei rappresentanti dei Rom e dei Sinti, delle organizzazioni della società civile e altri partner pertinenti.
100. L’ECRI raccomanda vivamente alle autorità italiane di affrontare la questione dell’alloggio delle popolazioni Rom e Sinti in stretta collaborazione con le comunità stesse, e raccomanda che l’obiettivo sul lungo periodo delle politiche abitative dovrebbe essere quello dell’eliminazione dei campi nomadi.
101. L’ECRI invita le autorità italiane ad adottare provvedimenti immediati per affrontare la questione della mancanza di passaporto e di permesso di soggiorno dei Rom e dei Sinti.

PROGETTI DETTAGLIATI PER L’INTEGRAZIONE SOCIALE
Le descrizione specifica e dettagliata delle linee di intervento dei progetti di integrazione sociale, settore per settore, si trova a "La linea politica dell’Opera Nomadi", Romano Lil, 28 novembre 2006, e nelle relazioni dei gruppi di lavoro del IX Seminario Nazionale dell’Opera nomadi: "I ROM/SINTI E LE METROPOLI", Romano Lil, 9 febbraio 2007.

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