
?Senza sicurezza è guerra tra poveri? spiega il Ministro Amato. Più agenti, telecamere e campi rom. Sicurezza, seicento uomini in più per Milano; la Moratti: “Aperta la strada al Paese”. Ai nomadi 4 villaggi ma lontani dal centro. Siglato il “Patto sulla sicurezza per Roma”. Nei giornali il termine ?zingari? è ormai stato sostituito con Rom e con ?nomadi? ma sono invece tutti stanziali e ?sfollati? ? caso mai, solo in seguito agli sgomberi.
Ai nostri lettori un servizio di “rassegna stampa” sul tema dominante degli ultimi giorni. Conoscere per capire. I testi sono parziali, per l’articolo completo si clicchi sopra il titolo in azzurro.
*Municipi all’oscuro, piani tenuti segreti
Nessun chiarimento
E-polis Roma, 24 maggio, pag.24
Cento persone, tra capifamiglia e donne del campo Rom Casilino 900, si sono recate ieri nella sede del VII Municipio dove era in corso la seduta del Consiglio. Il portavoce, Najo Azovic ha espresso la preoccupazione della comunità e chiesto chiarimenti sul suo destino. Una mossa vana, perché l?amministrazione locale non è al corrente dei piani della Prefettura sugli sgomberi.
Nomadi: una commissione per le aree dei villaggi
Lo ha stabilito il prefetto Serra d’intesa col sindaco Veltroni. Entro tre mesi verranno indicati i luoghi di allestimento degli insediamenti per 4mila zingari al di là del GRA. Ma le polemiche infuriano
RomaOne.it 23 maggio
Roma, 23 maggio 2007 – Istituita nella Capitale la commissione per i villaggi destinati ai nomadi. A designarla è il prefetto Achille Serra d’intesa con il sindaco Walter Veltroni, un atto previsto dal ”Patto per Roma Sicura” firmato lo scorso 18 maggio. La commissione avrà il compito di individuare le aree in cui allestire i ”villaggi della solidarietà” e sarà coordinata da un viceprefetto, ne faranno poi parte rappresentanti del comune, della questura e dei carabinieri. In tre mesi la conclusione dei lavori.
Ma l’idea di costruire alla periferia di Roma, al di fuori del grande raccordo anulare, quattro grandi insediamenti per 4000 zingari che oggi vivono nelle baraccopoli abusive, non piace né a destra né a sinistra, né tanto meno ai nomadi. Da giorni ormai infuriano le polemiche
A criticare il progetto anche il presidente nazionale dell’Opera Noma-mi, Massimo Converso: ” Questi mega accampamenti, lontanissimi dalla città non faranno che moltiplicare la devianza e l’esclusione”.
Una lancia a favore dei grandi campi nomadi la spezza invece l’assessore alle Politiche sociali della giunta capitolina Raffaella Milano: “Abbiamo già grandi strutture per i nomadi, i villaggi Pontina e Salone, entrambi da mille ospiti, e funzionano – commenta – Sono luoghi di passaggio, dove i rom si fermano nel tempo necessario per rendersi autonomi con il lavoro e quindi con la casa”.
Roma, la sinistra radicale: In piano sicurezza solo demagogia
il velino, 23 maggio
Roma, 23 mag – La sinistra della maggioranza capitolina ribadisce il suo no ai villaggi della solidarietà per i Rom. I capigruppo di Rifondazione comunista, Verdi e Pdci, Adriana Spera, Fernando Bonessio e Fabio Nobile sono tornati a criticare in maniera univoca le misure previste dal ?piano per Roma sicura?, puntando il dito contro l?amministrazione che ?nelle sue decisioni ? dicono – non ha coinvolto né il Consiglio, né le commissioni competenti?, come confermato anche da Gemma Auzuni, consigliere comunale di Sinistra democratica e presidente della commissione Politiche sociali. Accanto a loro, negli uffici consiliari di via delle Vergini, anche l?ex assessore alle Periferie Paolo Carrazza, il presidente del VII municipio e esponenti di comunità Rom e di associazioni fra cui Arci, Riva sinistra, il Campo della pace ebraica e Opera nomadi. Del piano non sono piaciuti né l?impostazione né gli aspetti concreti a partire dalla grandezza dei campi. ?Io non li chiamerei campi della solidarietà ma campi della sofferenza?, ha detto la Spera che ha definito quello per la sicurezza ?un patto strabico?. ?È vero ? ha spiegato – che il sindaco ha scritto una lettera a nove ministri che si occupano di sociale chiedendo interventi e stanziamenti per risolvere le emergenze, ma con questo patto è caduto in una contraddizione che noi non condividiamo?. Secondo l?esponente del Prc con i campi non si risolverà infatti alcun problema perché vi troverà accoglienza soltanto ?una parte dei Rom che ci sono in città. Essendo così grandi finiranno anche per mettere a rischio proprio la sicurezza perché sarà difficile il controllo e più facile commettere devianza?…
*«Caro Walter, come ebrei ti diciamo: non cacciare gli zingari dalla città» da “il manifesto”, 23 maggio
Come cittadini italiani appartenenti a una minoranza, quella ebraica, ci opponiamo alla cacciata dei rom da Roma per tre precisi motivi:
1) Come ebrei abbiamo memoria della storia di questo popolo vittima insieme a noi della più grande barbarie prodotta dalla civiltà occidentale, la Shoah. E’ il popolo che ha pagato più di ogni altro l’industrializzazione del mondo occidentale con una crescente emarginazione produttiva ed esistenziale. Mentre con l’avvento della società moderna la maggior parte dei cittadini acquistava nuove libertà, i rom venivano stigmatizzati per la loro improduttività (d’altra parte l’accusa di devianza rispetto all’ottica della produttività non è molto dissimile da quelle portate storicamente contro noi ebrei), additati a pubblico disprezzo e discriminati, impedendo alla loro diversità culturale di mescolarsi a tutte le altre.
2) Come cittadini di fronte al problema della sicurezza, evidente nelle nostre metropoli (ma le cui cause vanno ricondotte ad un processo involutivo dovuto alle politiche urbanistiche degli ultimi decenni), riteniamo che la deriva securitaria che hanno preso alcuni sindaci di sinistra, partendo da Cofferati, passando per Chiamparino, Zanonato, per arrivare a Veltroni, ora legittimati dal ministro dell’interno Amato, rappresenti non solo una perdita di memoria storica ma anche un pericoloso rincorrere gli umori della cosiddetta gente aizzati a bella posta dai cosiddetti imprenditori politici del razzismo nostrano, un tempo tutti collocati a destra. Inoltre viene leso un caposaldo dello stato di diritto che vuole che le persone siano considerate come individui e non come gruppo, perché in caso di misure collettive viene trattato allo stesso modo chi ha diversi comportamenti e nel caso di misure repressive le pagano anche coloro che sono completamente estranee a condotte illecite, solo perché facenti parte della categoria sociale presa di mira. Un politico di sinistra, non cedendo sulle infrazioni della legge commesse dai singoli, dovrebbe porsi rispetto ai gruppi sociali con l’ottica dell’in-tegrazione per promuovere la conoscenza reciproca tra le culture e nel caso specifico innanzitutto «fare storia della cultura rom».
3) E’ da tempo in atto una campagna virulenta che partendo da specifici fatti di cronaca e ignorando altri episodi che vedono come vittime gli immigrati, vede schierate le televisioni, i giornali (purtroppo anche legati all’attuale maggioranza governativa come Repubblica), il centrodestra e parte del centrosinistra. Si alimenta un clima di paura che porta ad identificare nello «straniero» il capro espiatorio. Il concetto di «sicurezza» è declinato totalmente in chiave di ordine pubblico. Per noi sicurezza significa anche sicurezza di un posto di lavoro (o di un reddito), sicurezza di una casa, sicurezza di poter accedere a quei beni comuni, dall’acqua all’istruzione, fondativi di una comunità civica basata sull’inclusione e non sull’emarginazione sociale. La sicurezza o è sociale o non è! Con questo nostro appello sollecitiamo l’associazionismo politico, sociale e culturale, i singoli sensibili a fermare questa deriva, e parte della stessa classe politica non disposta a farsi arruolare in questa nuova, grave, crociata securitaria a prendere l’iniziativa e promuo-vere un appuntamento nei prossimi giorni a Roma per dare un segnale di civiltà e di opposizione a questa indecente campagna.
FIRMATARI:
Irene Albert, Andrea Billau, Giorgio Canarutto, Paola Canarutto, Ilan Cohen, Marina Del Monte, Gabriele Fiorentino, Giorgio Forti, Joan Haim, Dino Levi, Patrizia Mancini, Miriam Marino, Ernesto Muggia, Stefano Sarfati Nahmad, Carla Ortona, Renata Sarfati, Hanna Cristina Scaramella, Sergio Sinigaglia, Stefania Sinigaglia, Susanna Sinigaglia, Jardena Tedeschi, Ornella Terracini.
ADESIONI: campodellapace@yahoo.it
ERRC e OsservAzione scrivono alle Istituzioni italiane ed europee
Richiedono un?azione urgente per rescindere i “Patti per la Sicu-rezza”, recentemente firmati a Roma e Milano
23 maggio 2007. ERRC (Centro Europeo per i Diritti dei Rom) e OsservAzione (centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti) hanno inviato una lettera alle più alte autorità italiane richiedendo un?azione urgente per annullare i ?patti per la sicurez-za? recentemente firmati a Roma e Milano, che prevedono lo sgom-bero forzato di più di 10.000 Rom. La lettera inviata al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell?Interno, all?UNAR (Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali), richiede alle istituzioni italiane di rispettare ?gli obblighi dettati dalla legislazione internazionale? e di ?adottare politiche e programmi abitativi che evitino l?ulteriore segregazione di Rom e Sinti e offrano soluzioni abitative reali ed adeguate di Rom e Sinti, che attualmente vivono in insediamenti precari in Italia?.
Nella loro lettera, inviata in copia alle competenti agenzie europee ed internazionali, Errc ed OsservAzione hanno ricordato la decisione del Comitato Europeo per i diritti sociali del dicembre 2005, che ha riscontrato nei riguardi di Rom e Sinti la violazione da parte dell?Italia delle garanzie del diritto all?abitazione contenute nella Carta Sociale Europea Revisionata.
Rom e sicurezza (all’italiana)
Archivio Romano Lil, 22 maggio
Roma, 22 maggio. “Rom e legalità”: la risposta al “patto di sicurezza” varato dal ministro dell’Interno Amato. Il comunicato di un gruppo di associazioni impegnate in prima linea nei “campi nomadi”: Comunità di Sant’Egidio, Caritas Diocesana di Roma, Arci Solidarietà, Comunità Capodarco di Roma, Jesuit Refugee Service, Servizio Rifugiati e Migranti/FCEI. “La proposta di risolvere ?il Problema Rom? costruendo mega campi ?controllati? da 1000-1500 persone ?fuori del Raccordo? ci appare una palese violazione dei diritti umani della popolazione presa di mira. È grave sia la proposta in sé, sia il messaggio che essa contiene… Non si può utilizzare la popolazione Rom e Sinta, come falso bersaglio, anziché mettere a fuoco i reali problemi delle nostre periferie? Diffondere una cultura della paura può produrre conflitti maggiori e più violenti. Temiamo che i fantasmi liberati non si tratten-gano più. E’ la storia che lo insegna: oggi i grandi ghetti; e domani?”…
*”IL PREFETTO REQUISISCA LE AREE PER I NOMADI”
Carla Osella, presidente dell’Associazione italiana Zingari Oggi, contesta il numero chiuso del Comune
La stampa, 21 maggio
Torino. ?«Innanzitutto inquadrare correttamente il problema. E il problema sono i nomadi romeni. Sono loro che troviamo agli incroci a lavare i vetri delle auto, e sono loro i bambini che chiedono l?elemosina ai semafori. Gli altri stranieri, più o meno, si sono inseriti. I romeni, invece, sono arrivati in massa. Sono circa 3 mila, a livello di volontariato è molto difficile avvicinarli, e ripropongono le stesse questioni che avevamo vissuto e superato».
?«Torino deve adottare il modello Genova. Qualche anno fa, il prefetto di Genova ha disposto la requisizione delle aree. E penso ad aree nei Comuni della prima e della seconda cintura. Perché nelle comunità più piccole, rispetto alle grandi metropoli, è possibile dar loro maggiori occasioni di integrazione. Occorre ?legarli? a un territorio».
?«Bologna ha accettato i profughi di guerra, li ha affidati ai Comuni. Sono nati progetti di inserimento nel mondo del lavoro e nella scuo-la. Non dimentichiamo che negli ultimi dieci anni, anche nel Torinese, sono state inserite nel mondo del lavoro persone che all?inizio nessuno avrebbe pensato di vedere impegnate in un?attività».
?«Certo. Anche loro, i rom, devono cambiare: non si può sempre e solo parlare di diritti e questo loro lo sanno bene. Nella crisi culturale che stanno attraversando sono spesso lasciati soli, non sanno più come affrontare e risolvere i problemi esistenziali dei loro figli che, condizionati dai modelli consumistici, cozzano contro le proprie tradizioni secolari. Per questo è necessario puntare sull’organizza-zione di un Tavolo permanente presso le Prefetture, dove intervengano le istituzioni: Regione, Provincia e Comuni, e vengano investite sì risorse economiche ma che tutti i Comuni offrano la disponibilità ad accogliere piccoli nuclei familiari per l’inclusione nella propria rete»…
Il Comune: troppi 6mila rom a Milano
Milano non può accogliere tutti. «Pronti a introdurre il numero chiuso» dopo la nomina di Lombardi a commissario straordinario
Vivimilano.it 21 maggio
«Seimila rom a Milano sono troppi. Non esiste che restino tutti qua». Il giorno dopo la firma del patto sulla sicurezza, Palazzo Marino chiede al governo di mettere subito mano alla parte normativa, quella che deve riempire di «poteri» il documento siglato con il ministero dell’Interno. A partire dalla nomina del prefetto Gian Valerio Lombardi a commissario straordinario sui nomadi perché l’emergenza rom è tra le priorità di Palazzo Marino. «Il nostro obiettivo ? attacca l’assessore ai Servizi sociali, Mariolina Moioli ? è quello di garantire l’accoglienza all’interno di un patto di legalità per offrire sicurezza ai cittadini e per abbassare il livello del conflitto sociale. Ma questo non si può fare di fronte a una situazione di non governo del fenomeno: 6 mila rom sono troppi». Da qui la richiesta di accelerare sulla nomina di Lombardi (prevista in tre mesi), di chiedere al governo il controllo dei flussi migratori sulla base delle indicazioni dei sindaci e sulla capacità di accoglienza delle città.
Ai nomadi 4 villaggi ma lontani dal centro
Corriere della sera, 19 maggio
Roma – Emergenza nomadi, accattonaggio, prostituzione. Sono tre delle situazioni più a rischio-criminalità nella Capitale, finite nel mirino del Patto per la sicurezza. Veltroni lo dice chiaramente: «Roma città accogliente e solidale, ma per chi vive nella legalità, per chi rispetta le regole». I numeri dei tre fenomeni, che spesso sono collegati dal sottile filo rosso della clandestinità, sono, al momento, da record. A cominciare dal pianeta rom: le stime più o meno ufficiali parlano di 10 mila residenti nella città. 7.500 vivono nei 23 campi regolari o attrezzati. E poi ci sono altre migliaia di persone che dimorano in piccoli accampamenti improvvisati. Baracche, sorgono e scompaiono nel giro di poche settimane lungo il Tevere anche in zone centralissime, magari a poche decine di metri in linea d’aria dalla Ara Pacis. O ? ancora ? c’è chi vive sulle rive dell’Aniene, o nei tanti cunicoli naturali delle aree verdi di periferia?
Sicurezza, seicento uomini in più per Milano
La Moratti: “Aperta la strada al Paese”
Il giornale.it 18 maggio
Milano – Oltre 600 uomini in più tra agenti di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Nucleo d?intervento rapido, e telecamere agli ingressi della città. Sono questi i punti principali del Patto per la sicurezza di Milano firmato oggi dal vice ministro all?interno Marco Minniti col sindaco Letizia Moratti, il presidente della provincia Filippo Penati e il Prefetto Gian Valerio Lombardi.
… «Ringrazio il Governo per l?attenzione rivolta a Milano – ha com-mentato Letizia Moratti – e vorrei dedicare questo patto a tutti coloro che hanno creduto nella mia opera sulla sicurezza e ai sindaci e ai cittadini che hanno sfilato con me il 6 marzo scorso. Milano ha aperto la strada al Paese in questo settore».
Per quanto riguarda i finanziamenti, il Comune di Milano verserà entro due mesi, nell?apposito fondo gestito dalla Prefettura, 1 milio-ne di euro, altrettanto farà la provincia e fondi, ancora non quan-tificati sono attesi dalla Regione. Per il futuro l?Amministrazione Co-munale si è impegnata a utilizzare «i crediti – ha spiegato il vice sindaco De Corato – che abbiamo nei confronti del Ministero della Giustizia per la gestione del palazzo del Tribunale, circa 28 milioni».
… I settori d?intervento saranno principalmente, come ha dichiarato il Prefetto Gian Valerio Lombardi, le occupazioni abusive, i campi nomadi, la violenza sulle donne e i bambini, la tossicodipendenza e la prostituzione, «quei problemi che fanno sentire insicura la città»…
AMATO, SENZA SICUREZZA E’ GUERRA TRA POVERI
Ansa, 18 maggio. Matteo Guidelli
ROMA – Se la sinistra pensa che quello della sicurezza sia un problema solo dei ricchi, commette “un tragico errore”. Perché nelle società globali di oggi accade esattamente l’inverso: è chi ha “pochissimo da difendere, e che proprio per questo si difende ancora più aspramente”, che chiede maggiore tutela. Ed è lui che “se non si sente difeso, diventa nemico di chi gli è più simile”. Insomma, una guerra tra poveri. Il ministro dell’Interno Giuliano Amato presenta il patto per la sicurezza a Roma – più uomini e fondi per la capitale – in contemporanea con Milano, dove è andato il viceministro Minniti: un’intesa che nei prossimi giorni verrà estesa ad altre città italiane. Ma utilizza quasi tutto il suo intervento per mandare messaggi alla maggioranza e al governo. Invita, appunto, a non commettere tragici errori, cadendo in stereotipi lontani anni luce dalla realtà; rilancia le politiche della casa; chiede alle istituzioni, tutte, di “condividere le responsabilità”, perché “da solo lo sceriffo non ce la fa”. “E’ un grande impegno – spiega – e una scommessa totale che noi facciamo, ma abbiamo bisogno anche degli altri” in modo che “l’espressione di solidarietà inter-istituzionale” rappresentata dal patto per la sicurezza, riguardi “l’insieme del nostro assetto istituzionale”?
Più agenti, telecamere e campi rom
Piani per la sicurezza a Roma e Milano
la Repubblica.it 18 maggio
ROMA – Più agenti, più soldi e più sistemi di sorveglianza. E ancora nuove zone dove ospitare i campi nomadi. Sono questi i punti di forza dei “patti di sicurezza” di Roma e di Milano. Martedì prossimo toccherà a Torino, entro la prima settimana di giugno a tutte le aree metropolitane della penisola. Un provvedimento presentato oggi dal ministro dell’Interno Giuliano Amato che avverte: “La sinistra commette un tragico errore se pensa che oggi il problema della sicurezza sia un problema dei ricchi che hanno qualcosa da difendere”. Per il titolare del Viminale il patto è “espressione della solidarietà inter-istituzionale nell’affrontare meglio il problema della sicurezza”. Questa solidarietà, avverte però Amato, “deve esten-dersi ancora e riguardare l’insieme del nostro assetto istituzionale”. Altrimenti, “lo sceriffo da solo non ce la fa”…
Nella giornata di ieri presso la Prefettura della capitale
Siglato il “Patto sulla sicurezza per Roma”
la Voce d?Italia, 19 maggio
Roma, 19 mag. – Siglato nella giornata di ieri il “Patto sulla sicurezza per Roma”.
? Il patto per Roma prevede principalmente interventi in tre settori: emergenza abitativa, contenimento dei campi rom ed un maggiore controllo del territorio. Obiettivi che verranno perseguiti con più uomini e più soldi. Si parla di almeno 200 agenti e 15 milioni in più per la capitale, che insieme a Milano fa da apripista in questa attesa collaborazione tra Stato ed enti locali. Nel corso della presentazione dell’accordo, grande attenzione è stata riservata al problema della turbolenta convivenza con le comunità rom, che a Roma raggiun-gono le 16mila unità. Prevista la creazione di 4 grandi centri di accoglienza, presumibilmente dislocati nei 4 quadranti della città, ed il contemporaneo sgombero di campi e baraccopoli, sorte ormai anche a ridosso del centro storico e lungo le anse dei fiumi Tevere ed Aniene…
*Niente nomadi, siamo la capitale
Nel patto per la sicurezza su Roma, previsti quattro «villaggi della solidarietà» al di fuori del raccordo anulare. Così la città sarà ripulita dagli «zingari»
?il manifesto? 19 maggio. Giovanna Boursier
Nelle cronache del 1400 si legge che era vietato ai rom accamparsi dentro le mura cittadine. Li chiamavano con disprezzo Zingari , Zigeuner , Tziganes , e dovevano mettere le loro tende fuori dal confine urbano. Dentro ci stavano i cittadini, ma i rom non lo erano. Per loro era il secolo dell’arrivo in Europa, dopo la grande migrazione dall’India intorno all’anno Mille, e questi gruppi nomadi e colorati che approdavano in Germania, Italia, Francia, Belgio, incutevano paura, stimolavano odii atavici, non fosse altro che per la loro diversità di abitudini e costumi. Poi ci sono stati altri secoli.
? ieri il ministro degli interni, Giuliano Amato, ha potuto tranquil-lamente presentare e firmare il patto per la sicurezza del governo di centrosinistra. E farlo, oltreché a Milano, a Roma, con un sindaco di centrosinistra, e presidenti di provincia e regione pure di centrosinistra. Eppure c’erano tutti, a legiferare come fossimo nel Medioevo, dicendo, sostanzialmente, i rom fuori dalle città. Oggi, al posto delle mura, c’è il raccordo anulare, e infatti hanno scritto che entro un anno tutti gli insediamenti rom abusivi saranno abbattuti e sostituiti da quattro “villaggi della solidarietà”, mille posti ciascuno, da costruire fuori dalla cinta urbana, oltre il raccordo anulare, appunto. E questi villaggi della solidarietà saranno controllati e vigilati da un centinaio di agenti specializzati del Viminale.
? Verrebbe da chiedere conto di tutto quello che hanno fatto negli anni precedenti gli stessi e altri amministratori quando costruivano altri campi, alle volte li chiamavano nello stesso modo, “villaggi della solidarietà”, e oggi li sgomberano. Come Villa Troili, attrezzata con i containers dalla giunta Rutelli, o Foro Boario, dove vivevano un centinaio di persone e non troppo male, con le roulottes e persino una tenda che faceva da chiesa, dove i bambini andavano a scuola e li trovavi sorridenti e dove, un mese fa, sono arrivate le ruspe e adesso tutti vivono sul greto del Tevere. Verrebbe anche da chiedere se hanno letto i dati sulla città: perché quattro per mille persone fa quattromila, e a Roma gli insediamenti abusivi sono un’ottantina e le persone che ci vivono almeno diecimila. E verrebbe infine da chiedere se invece che affrontare davvero il problema, per esempio con una politica seria della casa anche per i rom, e riconoscendoli come minoranza etnica con una cultura da difendere, non sia più semplice arraffare consensi cavalcando emergenze criminalità più o meno false.
Mentre i mezzi di informazione scrivono “rom” prima di tutto nei fatti di cronaca come quello di Giuliano, ma non lo scrivono a proposito della bambina rom uccisa da un napoletano. Le parole, che fanno a pugni, senza dubbio indicano politiche. Che dicono siete pericolosi, non avete diritti e se ne avete dovete riguadagnarveli ogni giorno, per esempio se siete cittadini lo siete meno degli altri, e poi siete accattoni, ladri, criminali, forse anche asociali. Come dicevano altri che hanno fatto altri campi. Ad Auschwitz, ad esempio, dove il sindaco di Roma va tutti gli anni, insieme ai ragazzi delle scuole superiori. Li accompagna nella speranza che quella storia non si ripeta. Parla con loro della deportazione, poi torna a Roma e firma queste cose.
Sono 160 mila di cui 50 mila i romeni. Allarme per il flusso dall’est che cresce mese dopo mese. Il dossier dell’Opera nomadi e un allarme sociale evidente, da Appignano a Roma, da Napoli a Milano
1- FRA CRONACA NERA E INTEGRAZIONE
FOTOGRAFIA DELLA REALTÀ NOMADE IN ITALIA
Almeno tredici ceppi diversi suddivisi in tre grandi famiglie: italiani, ex jugoslavi e romeni. Solo il 10 per cento dei bimbi arriva alla terza media. Ventimila minori non vaccinati. Oltre 500 campi abusivi
la repubblica.it 18 maggio. Di Claudia Fusani
?Quanti sono – A febbraio l’Opera nomadi, ente morale nato nel 1965 con trenta sezioni provinciali, ha aggiornato la fotografia sul variegato mondo rom e sinti in Italia in un congresso nazionale. Non esistono censimenti ufficiali che dicano con esattezza quanti sono. Stime ufficiali parlano di 160 mila persone di cui 70 mila con cittadinanza italiana e 90 provenienti dai Balcani, di cui la metà dalla ex Jugoslavia a partire dal 1966 con punte altissime nei primi anni novanta, e l’altra metà da Bulgaria e soprattutto Romania “direttrice che registra un costante aumento”.
In Europa la minoranza rom/sinta è stata definita “la minoranza più numerosa dell’Unione europea”. In Italia “pesa” con una percen-tuale pari allo 0,3 per cento della polazione. In genere si può dire che è un popolo con una bassa speranza di vita, l’età media è tra i 40 e i 50 anni, e con un’alta percentuale di minori (il 60 per cento ha meno di 18 anni). Tra questi il 47 per cento ha dai 6 ai 14 anni; il 23 per cento tra i 15 e i 18; il trenta per cento tra 0 e 5 anni. Sono dati, questi, che raccontano bene al tempo stesso della emarginazione e della impossibilità di un’integrazione: in Italia c’è una minoranza di migliaia e migliaia di persone che nonostante viva qui da anni e in molti casi abbia anche la cittadinanza, resta fuori – si mette fuori – da un sistema sanitario evoluto e per lo più gratuito. Non mancano certo le convenzioni sanitarie per controlli e vaccinazioni. Ma il più delle volte sono gli stessi rom che rifiutano l’assistenza…
2-STORIE DI ORDINARIA INTEGRAZIONE
Quelli che sono riusciti a trovare un lavoro e a mandare i figli a scuola. Da Milano a Roma passando per Fano. Ma solo il dieci per cento ce la fa. La storia di Vintila, rom romeno titolare di impresa edile e judicator nel suo campo. Il paradosso di Walter, sinti, italiano, quattro figli, paga le tasse ma non riesce ad avere una casa
la repubblica.it 22 maggio. Di Claudia Fusani
ROMA – “Mi chiamo Belykize, nella mia lingua era il nome della regina di Saba. Ho 19 anni, sono zingara e ne sono fiera. E questa, l’Italia, è la mia terra”. Belykize è una rom kosovara nata in Italia, a Napoli, dove la sua famiglia è arrivata nel 1985 da Mitrovica, città ora sotto il controllo delle Nazioni Unite, uno di quei distretti simbolo dei furori etnici scoppiati nei Balcani. Belykise è sempre andata a scuola, fin dall’asilo, e ora frequenta l’ultimo anno dell’istituto tecnico “Adriano Olivetti” di Fano. “So cucire, modifico i vestiti, so ballare, mi porto dietro tutti i colori e i suoni della cultura della mia gente e il mio sogno è aprire un negozio oppure lavorare come commessa”.
Poi le voci di Arif Thairi, il padre di Belykise; di Costantin Marin Vintila, rom romeno, un judicator a capo del cris, il tribunale della sua comunità che è il campo nomadi vicino al Cimitero Maggiore a Milano. E di Walter Tanoni, un sinti italiano, giostraio figlio di una famiglia di giostrai da quattro generazioni e ora preoccupato di segnare le differenze: “I sinti italiani sono zingari ma più nomadi: siamo cittadini italiani in tutti i sensi e paghiamo le tasse. Il problema sono gli altri zingari, gli slavi e adesso i romeni, che rischiano di avere più diritti di noi”. Sono quelli che ce l’hanno fatta. Che si sono integrati senza omologarsi, senza rinunciare a ciò per cui i popoli e le culture zigane sono riuscite nel tempo – ma sempre meno – ad affascinare: quel misto di anarchia mescolato alla capacità di fare festa, di gioire e di convivere con le tragedie quotidiane. Secondo il presidente dell’O-pera Nomadi Massimo Converso “in Italia solo il 10 per cento dei 160 mila rom ufficiali si sono integrati”. Forse una percentuale ottimista. Di sicuro minima. Ognuno di loro ce l’ha fatta in un modo diverso.
Arif, tre nazioni in una sola casa – Belykize non è un “miracolo”. E quindi può non essere un’eccezione. Se lei ce l’ha fatta – e senza nemmeno troppo faticare – dietro di lei ci sono un padre e una madre che invece di fatica ne hanno fatta molta. Arif Thairi, il padre, oggi ha la sua partita Iva e una ditta di autotrasporti e facchinaggio a Fano. Prima, per 14 anni, ha lavorato nei cantieri navali. Prima ancora ha lottato con le unghie e con i denti nei campi rom di Napoli e Messina. E’ originario di Mitrovica ed è arrivato in Italia nel 1985. Ha 45 anni ma se lo ascolti sembra che abbia già fatto sette vite. “Da Mitrovica negli anni è scappato un intero quartiere, 180 mila persone, prima per le persecuzioni poi per la guerre. La mia famiglia è di origine rom, zigana, ma noi a Mitrovica avevamo la nostra casa e quando ci passavano davanti quelli con le roulotte dicevamo che non avremmo mai voluto fare quella fine. Poi siamo dovuti scappare e adesso non abbiamo più documenti di nulla, nè della casa, nè del casellario giudiziario, nè del comune perchè Mitrovica non si sa più di chi è. Così, io che potrei avere la carta di soggiorno e chiedere la cittadinanza, non posso avere nulla perchè l’Italia non sa se sono serbo, kosovaro o croato”.
Vintila, il rom romeno – Una barbona bianca folta, 54 anni, venti nipoti, capo-famiglia di un clan di 50-60 persone: Costantin Marin Vintila è proprio lo zingaro dell’immaginario romantico, per quel poco che può sopravvivere in qualcuno di noi. “Sono anche judicator – racconta – sono l’anziano che giudica le liti interne e familiari, convoco il cris e decido chi ha torto e chi no”. Una giustizia parallela a quella italiana? “No per carità, sto parlando di questioni interne, liti di famiglia. Per il resto posso dire che siamo l’occhio della polizia dentro il campo”. Vintila è in Italia dal 1991, vive a Milano nel campo vicino al cimitero Maggiore che ospita 7-800 persone. Non è certo uno dell’ultimo flusso dalla Romania. Però si dichiara con grande orgoglio “cittadino europeo, sono come un francese e un tedesco”. Non ha una casa, (“e come potrei se non ce l’hanno neppure gli italiani”) ma ha una ditta edile e la sua partita Iva. “I miei figli lavorano con me, uno fa il benzinaio, qualcuno ha trovato casa, in affitto, ma non ha detto di essere rom”. Vintila è per la tolleranza zero:”Servono più controlli e pene rigorose per i genitori che non mandano i bambini a scuola e li mandano a chiedere l’elemosina. Pene ancora più dure per gli adulti che rubano. Deve restare qui solo chi rispetta le regole. Gli altri fuori, altrimenti danneggiano tutti noi che siamo venuti per lavorare”.
Viaggio nei paesi europei alla ricerca di un’integrazione possibile
Nel continente sono tra i 9 e i 12 milioni: ma non esistono censimenti
3- I ROM E L’EUROPA
Dal rigore tedesco alla Francia modello “bastone e carota”
I Rapporti della Divisione Roma and Travellers del Consiglio europeo
L’Italia ha la maglia nera. Ovunque esistono Uffici centrali nazionali
la repubblica.it 3 giugno. Di Claudia Fusani
ROMA – Sono “qualcosa” che non può essere ignorato. “Esistono” e devi farci i conti. Sono, spesso, un “problema” per gli altri, cioè “noi”; ma soprattutto per se stessi: condizioni igienico sanitarie pessime, massimo della devianza, nessuna integrazione. Tutto vero. Eppure se cerchi di capire come l’Europa affronta la questione rom e zingari rimbalzi in un muro di vaghezza e pressapochismo. Nonostante gli sforzi del Dipartimento Roma and Travellers (Rom e camminanti, due delle varie etnie zingare), l’ufficio nato nel 1993 a Strasburgo nell’ambito del Consiglio Europeo per fronteggiare la questione rom e che ogni anno produce pagine e pagine di relazioni, rapporti internazionali, raccomandazioni, manca totalmente un progetto esecutivo. Dalle parole non si riesce a passare ai fatti. Risultato: se l’Italia non sa da che parte cominciare per affrontare la questione rom, l’Europa è messa più o meno nelle stesse condizioni.
“Purtroppo non esiste un modello unico per affrontare la questione” dice Maria Ochoa-Llido, responsabile del Dipartimento rom e migranti del Consiglio di Europa. “La situazione varia da paese a paese e ogni governo affronta la questione con un proprio approccio politico. Negli ultimi venti anni le cose stanno cambiando e il Consiglio d’Europa se ne sta facendo carico sul fronte dei diritti umani, dei diritti delle minoranze e in funzione dell’integrazione sociale”.
Negli anni, attraverso numerose Raccomandazioni – ad esempio sulle condizioni abitative (2005), sulle condizioni economiche e lavorative (2001), sui campi e sul nomadismo (2004) – si è cercato di dare almeno una cornice di riferimento, linee guida ai vari stati per gestire la continua emergenza rom. Buone intenzioni, quindi, ma scarsi risultati. Secondo il Rapporto annuale della Commissione europea contro il razzismo e le intolleranze presentato al Parlamento Europeo il 23 novembre 2005, i Rom risultano la popolazione più discriminata d’Europa. Svantaggiati nel lavoro, nell’alloggio, nell’i-struzione e nella legislazione ma anche vittime regolari di continue violenze razziste. Il Rapporto – va detto – non si occupa dell’aspetto devianze, cioè criminale, che caratterizza da sempre la popolazione rom e che tanto pesa nel non-inserimento sociale degli zingari.
Una minoranza di 9-12 milioni di persone – Uno dei file più aggiornati della Divisione Roma and Travellers sono i numeri. Che vista l’assenza di censimenti della popolazione rom – per il timore che possano diventare strumenti discriminatori – è già tantissimo. In Europa si calcola che viva un gruppo di circa 9-12 milioni di persone, in qualche paese del centro e dell’est europa – Romania, Bulgaria, Serbia, Turchia, Slovacchia – arrivano a rappresentare fino al 5 per cento della popolazione. Scorrendo i fogli delle statistiche ufficiali europee (aggiornate al giugno 2006), colpisce come nei paesi della vecchia Europa, nonostante la presenza e l’afflusso continuo di popolazione rom, manchi del tutto un loro censimento. Eppure conoscere i contorni del problema dovrebbe essere il primo passo per approcciarlo. Sono censiti solo gli zingari che vivono nei paesi dell’est Europa, dal 1400 la “casa” dei popoli nomadi in arrivo dall’India del nord est.
La Romania guida la classifica dei paesi con maggior numero di gitani: l’ultimo censimento ufficiale del 2002 parla di una minoranza che si aggira tra il milione e 200 mila e i due milioni e mezzo. Seguono Bulgaria, Spagna e Ungheria a pari merito (800 mila), Serbia e Repubblica Slovacca (520 mila), Francia e Russia (tra i 340 e 400 mila; ma secondo il rapporto di Dominique Steinberger del 2000 in Francia vivrebbero almeno un milione di zingari), Regno Unito (300 mila), Macedonia (260 mila), Repubblica ceca (300 mila), Grecia (350 mila). L’Italia è al quattordicesimo posto con una stima, ufficiosa in assenza di un censimento, che si aggira sui 120 mila. Sappiamo che oggi quel numero è salito fino a 150-170 mila. Facendo un confronto con i paesi della vecchia Europa, è una stima inferiore rispetto a Spagna e Francia, Regno Unito e Germania. Sui motivi di queste concentrazioni la Storia conta poco: se è vero che la Germania nazista pianificò, come per gli ebrei, lo sterminio degli zingari (Porrajmos) e nei campi di concentramento tedeschi morirono 500 mila rom, in Spagna la dittatura di Franco ha tenuto in vigore fino agli anni settanta la legislazione speciale contro i gitani eppure gli zingari continuano ad essere, e sono sempre stati, tantissimi.
Il caso italiano – A scorrere i Rapporti del Consiglio europeo, l’Italia sembra avere la maglia nera nella gestione della questione rom. La lista delle “mancanze” italiane è lunghissima. Contrariamente agli altri paesi della vecchia Europa, non abbiamo una politica certa sui documenti di identità e di soggiorno mentre in altri paesi hanno la carta di soggiorno e anche i passaporti. Nonostante molti Rom e Sinti vivano in Italia da decenni, non hanno la cittadinanza col risultato che migliaia di bambini rom nati in Italia risultano apolidi; gli stessi bambini non vanno a scuola e non hanno accesso all’educazione; non sono riconosciuti come minoranza linguistica. L’Italia, soprattutto, continua ad insistere nell’errore di considerare queste persone nomadi segregandole in campi sprovvisti dei servizi e diritti basilari mentre invece sono persone a tutti gli effetti stanziali. Si legge a pag. 29 del rapporto: “Non si riscontra a livello nazionale un coordinamento. E in assenza di una guida a livello nazionale, la questione non potrà mai essere affrontata in modo valido”. Bocciati, su tutta la linea. Persino “puniti” nel dicembre 2004 per la violazione della disposizione sul diritto alla casa. “Puniti” anche Bulgaria e Grecia…
>>OPINIONI
Non ne posso più. Della «sicurezza»
il manifesto, 19 maggio. Alessandro Dal Lago
Se non erriamo, tra i firmatari del patto sulla sicurezza c’è lo stesso on. Minniti che ieri ha avanzato sospetti di «terrorismo» sul seque-stro dell’autobus di Alessandria. A Milano il patto prevede l’instal-lazione di videocamere all’ingresso della città, nonché la dislocazione dei magazzini dei cinesi nell’hinterland e il pattugliamento rafforzato nelle zone a rischio. A Roma l’amministrazione Veltroni provvede allo sradicamento dei campi rom e si prende un po’ di mesi di tempo per trovare altre aree in cui insediare i cittadini Ue nomadi. Il prefetto Serra coordinerà un’apposita task force. La Lega minaccia «passeg-giate» in altri campi rom. In alcune città italiane, Forza nuova fa lavoro sociale nei quartieri aizzando i «proletari» contro gli stranieri. Nel frattempo, l’inchiesta sul clamoroso caso di pedofilia in provincia di Roma si è un po’ sgonfiata. I procuratori chiedono l’incidente probatorio con partecipazione dei bambini e gli psicologi insorgono. Un anno fa, sotto casa mia, nei pittoreschi carrugi di Genova, una donna è stata sgozzata a notte fonda. L’opinione diffusa ha incolpato prontamente i «marocchini». Due ne sono stati arrestati e rilasciati poco dopo come estranei ai fatti. Dell’omicidio è stato accusato il fidanzato italiano della donna, che è ancora sotto inchiesta…
Nomadi, i campi della discordia
L’urbanizzazione forzata divide
La repubblica.it 19 maggio
Non piace alla destra, ma non piace nemmeno ai nomadi, l’idea di costruire alla periferia di Roma, al di fuori del grande raccordo anulare, quattro grandi insediamenti per 4000 zingari che oggi vivono nelle baraccopoli abusive. Il piano sicurezza del ministro Amato è appena stato presentato e già infuriano le polemiche.
Con le opinioni di Massimo Converso, don Vinicio Colmegna, l’asses-sore Raffaella Milano, Moni Ovadia, Mariolina Moioli, Laura Balbo…
________note a margine______________
SUCAR DROM, ROM SINTI @ POLITICA E LA SINDROME DI GIUDA
Dispiace constatare come anche in questa situazione di emergenza, dove si invita all?unità (pur temporanea e differenziata) le frammen-tate associazioni a tutela dei Rom/Sinti per una manifestazione nazionale, Carlo Berini (socio Opera Nomadi) e Nazzareno Guarnieri (socio Opera Nomadi) non perdano occasione di criticare e di dileg-giare l?Opera Nomadi che incrementerebbe, o trascurerebbe, il cosiddetto ?allarme Rom?. Nessuna critica, invece e per esempio, ad altre associazioni tipo Caritas e Sant?Egidio, che a Roma firmano il ?patto sociale? col sindaco Veltroni. Nessuna critica, anche artificiosa – offensiva e pretestuosa ma magari costruttiva, dei sunnominati soci Opera Nomadi ai coordinamenti, seminari, gruppi di lavoro, mo-bilitazioni Opera Nomadi degli ultimi cinque anni (due sole parte-cipazioni di Opera Nomadi Mantova). Gli articoli si trovano, rispet-tivamente, su Sucar drom sabato 19 maggio e su Rom Sinti @ Politica ? giovedì 17 maggio. Su due dei pochissimi mezzi disponibili per una informazione corretta sulle tematiche Rom/Sinti.
Informazione sui Rom/Sinti che, come dicono le ?raccomandazioni? del Consiglio d?Europa, sono spesso deviate da episodi di cronaca nera e di mala-informazione tese a screditare queste popolazioni. L?ONU, da parte sua, suggerisce l’istituzione di una specie di ?carta di Treviso?, come per i minori, per garantire una informazione corretta sulle tematiche Rom/Sinti. ?Carta? da far sottoscrivere anche a Sucar drom e Rom Sinti @ Politica.
Riferimenti: Firmata la legge di ?sicurezza? nazionale