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Archivio Maggio 2007

Diritti e riconoscimento culturale dei Rom/Sinti

31 Maggio 2007 Commenti chiusi

Dal IX Seminario Nazionale Opera Nomadi, la relazione del gruppo "Diritti". Da una introduzione sullo "Stato" di istituzionale discriminazione ad una serie di proposte per il riconoscimento e l‘effettiva acquisizione dei diritti delle popolazioni Rom/Sinte. A partire dalla priorità della regolarizzazione e dallo smantellamento dei "campi nomadi", per il riconoscimento della identità culturale. La questione diritti va inserita in una politica complessiva che favorisca l‘integrazione dei Rom/Sinti. A partire da un Ufficio Governativo Nazionale, con mediatori culturali Rom/Sinti, che coordini gli interventi su: Habitat, Lavoro, Sanità, Scuola, Diritti, Rappresentazione culturale.

DA DOVE VIENE IL DOSSIER
Il dossier, approvato dal IX Seminario Nazionale, proviene dall‘e-sperienza quarantennale Opera Nomadi sul territorio: 30 sezioni in tutta Italia. Da quattro Seminari nazionali sull‘Habitat per i Sinti, da nove Seminari Nazionali su tutte le tematiche per favorire l‘inte-grazione dei Rom/Sinti, da conferenze, dibattiti e coordinamenti regionali, da buone proposte delle sezioni, da buone proposte istituzionali, da un confronto aperto a tutti anche attraverso la circolare telematica dell‘Opera Nomadi, Romano Lil.

IL CONTESTO
Il dossier Diritti fa parte del Rapporto Programmatico Opera Nomadi 2007: Proposte di politica nazionale riguardanti lo sviluppo e l‘autosviluppo delle popolazioni Rom/Sinte.
Un rapporto suddiviso in differenti aree tematiche, Habitat
- Lavoro – Scuola – Sanità – Diritti, per favorire l‘integrazione dei Rom/Sinti. A partire dal riconoscimento di minoranza etnico-linguistica Europea come primo passaggio verso una Ri-conciliazione trans-nazionale verso i Rom/Sinti, per rimuovere le barriere, i pre-giudizi che hanno prodotto un "trattamento differenziale" ed una vera e propria de-umanizzazione di queste popolazioni. E dall‘istituzione di un Ufficio Governativo Nazionale, che si avvalga di mediatori Rom/Sinti, a coordinare gli interventi su tutto il territorio nazionale.

> IX Seminario Nazionale Opera Nomadi:
I ROM/SINTI E LE METROPOLI, Roma, 10 - 11 febbraio 2007

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Per un ?Patto sociale? nazionale coi Rom/Sinti

29 Maggio 2007 Commenti chiusi

In risposta al "patto di sicurezza" che legalizza la discriminazione verso i Rom/Sinti, l’Opera Nomadi propone al Governo un "patto sociale" nazionale per favorirne, invece, l’integrazione, in dettato alla Costituzione Italiana. Un patto che preveda la fine di un vero e proprio "Stato" di guerra (di persecuzione-esclusione-repressione), la rimozione degli ostacoli (pre-giudizi), il riconoscimento dell’identità etnica e l’avviamento di progetti di integrazione sociale a rimuovere gli svantaggi prodotti da 500 anni di discriminazione. Un "patto di sicurezza" per i Rom/Sinti.

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Invito alla lettura

28 Maggio 2007 1 commento

Protocollo Veneto – Opera Nomadi per la scolarizzazione. Per rispondere, anche di fronte all’emergenza, con proposte sempre concrete. Noi dell’Opera Nomadi: a Bologna.

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?Patto di sicurezza?: invito alla lettura

26 Maggio 2007 Commenti chiusi


?Patto di sicurezza: rassegna stampa?: aggiornato. Sindaci razzisti, Prefetti Speciali, Sicurezza: il lato oscuro dell’Italia. L’Opera Nomadi propone un ?patto sociale? al sindaco di Roma: poteri speciali all’Assessore al Lavoro, non al Prefetto. La casa per l?integrazione o per l?esclusione?: dimmi dove abiti e ti dirò chi sei. Ebrei con gli Zingari contro i campi di concentramento: separati da Hitler uniti da Veltroni. ERRC e OsservAzione alle Istituzioni italiane ed europee: per annullare i “patti per la sicurezza”. Rom e sicurezza (all’italiana): associazioni cattoliche contro il “patto”. No al “patto di legalità” dei mega campi-nomadi: Opera Nomadi contro il “patto”. Xenofobia contro i Rom e strumentalizzazione della paura: la paura del diverso, dell’altro da sè. Allarme sicurezza: l?Italia s?è destra: il sonno del consumismo genera mostri. Allarme zingari: l?Italia s?è destra: i Rom come capro espiatorio dell’Italia del “benessere”. Effetto Serra: allarme nei ?campi?: l’”effetto Serra” produce disastri all’ambiente ed alle persone.

Un servizio 5 per mille all’Opera Nomadi offerto da Romano Lil, edizione telematica del foglio di viaggio “romano” dell’Opera Nomadi: luogo di coscienza. Zona di temporanea, ineludibile, significazione topografica.

___note dal telescopio_________

Roma vista dalla luna: Rom e pregiudizio

Pre-giudizio: fobia sedimentata a livello sociale. Gli “zingari” (i Rom) considerati “rifiuti” e quindi soggetti a politiche di rifiuto.
Il ?patto per la sicurezza? prevede la firma di due contraenti che in questo caso sono le Istituzioni: Prefettura, Ministro Interno, Sindaci.
A Roma si prevedono 4 ?campi? da mille persone del costo di tre milioni di euro l?uno. A cui aggiungere milioni di euro per la gestione e servizi (tipo scolarizzazione) alle associazioni ed i costi del presidio di polizia. ?Campi? da mille Rom sono autentiche polveriere sociali: dentro per l?ammassamento caotico di gruppi profondamente diversi e magari ostili, fuori perché aggravano le condizioni del territorio. Ed i presidi di polizia sono un deterrente solo iniziale. E? facile prevedere la raccolta firma di ogni comune indicato ad area ?campo?.
L?emergenza sicurezza a Roma sembra riguardare 15 mila Rom (il 60% minori) con spese di 12 milioni di euro per la creazione di ?campi? regolari ed altri milioni di euro alle associazioni assistenzia-liste a ridurre il danno e tamponare l?emergenza: anno dopo anno. Emergenza che sembra fisiologica ed apposita al ?sistema sociale? che mantiene, ad altissimi costi, i Rom segregati come falso problema, che sceglie di mandare al macero una parte di sé (i Rom) non offrendole altra opportunità che disagio, devianza e delinquenza e sbattendola in galera proprio per questo.
Da 500 anni di guerra si è sedimentato un pre-giudizio culturale verso i Rom, come simbolo del diverso per antonomasia, dell?altro da sé, da condannare (senza prove), disprezzare ed emarginare per la propria sopravvivenza. I monitoraggi del Consiglio d?Europa, anno dopo anno, indicano i Rom come le popolazioni più discriminate e sottoposte ad atti di violenza razziale dell?Unione.
Per ritornare a Roma (che è anche plurale di Rom), gli stessi soldi spesi per regolarizzare i ?campi nomadi di segregazione etnica? potrebbero essere investiti per trovare 3 mila alloggi (case cantonie-re – scuole – caserme – allooggi di edilizia popolare da ristrutturare; affitti agevolati?) per altrettante famiglie in comuni diversi d?Italia. Un “patto sociale” fra istituzioni e Rom. Ogni comune una famiglia con aiuto iniziale per il lavoro e l?inserimento scolastico. Come è stato fatto col Piano Nazionale Asilo per rifugiati, per esempio. Ed i Rom di Roma sono rifugiati politici: dalla guerra in Jugoslavia, e da quella economica in Romania.
Le stesse associazioni che lavorano, a milioni di euro, per tamponare e mantenere l?emergenza a Roma – anche con l’indignazione, po-trebbero sottoscrivere un protocollo a rinnovare le convenzioni col Comune solo di fronte a progetti di smantellamento dei ?campi?: offrirebbero un vero esempio di solidarietà a mettersi da parte ed a perdere anche il lavoro in vista di un bene comune.
In questo modo l?emergenza sarebbe prima ridotta e poi annullata ed i costi solo iniziali e non a seguire, perché una famiglia che ha la casa e lavora in un comune non produce più devianza e disagio sociale. Ma in ogni comune si leverebbero proclami tipo ?casa e lavoro agli italiani, non agli zingari?. Come se gli ?zingari? avessero le stesse opportunità di casa e lavoro. E si ritorna ai Rom come falso problema. Rom portatori di un pre-giudizio che si è sedimentato nel cervello, nei neuroni. (Immagine: neurotrasmission)

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Nomadi per forza: sgombero a Roma -Tor Cervara

25 Maggio 2007 1 commento


Roma, 24 maggio. Questa mattina si è rappresentato l?ennesimo atto della tragedia che la Prefettura ed una parte dell?Amministrazione Comunale stanno portando in scena da alcuni mesi sperperando denaro pubblico che poteva essere ben impiegato affittando alloggi o facendo recuperare agli operai muratori Rom le centinaia e centinaia di edifici pubblici inutilizzati in città e nell?area metropolitana. Invece di politiche di integrazione sociale l?atto inutilmente repressivo di questa mattina ha semplicemente spostato il problema in altre diecine di siti della città e quindi aggravato la situazione.

Lo sgombero, la dispersione in strada, di Tor Cervara riguarda circa 600 Rom Romeni, la metà bambini. «Abitavamo qui da 5 anni – ha detto Valentina – e ora andremo per strada, non abbiamo altra soluzione». Della notizia si trova traccia, a livello romano e nazionale, solo su E-Polis, pag.24.

SGOMBERO di TOR CERVARA: ALTRO DENARO PUBBLICO SPERPERA-TO, L?ENNESIMO INUTILE ATTO DI REPRESSIONE CHE AUMENTA L?IN-SICUREZZA ed IL DISORDINE PUBBLICO IN CITTA
Comunicato dell?Opera Nomadi Lazio, Roma 24 maggio

A Roma, se si riescono a reperire qualche diecina di cittadini intol-leranti ma proprietari di un telefono con fax, è possibile ottenere uno sgombero di sventurati Rom Rumeni che hanno avuto il solo torto di abbandonare una terra la Romania, dove i 10.000 (diecimila) imprenditori italiani pagano salari di 40 (quaranta) euro settimanali alla massa dei lavoratori rumeni, fra cui gli stessi Rom che in Romania sono 2 milioni e mezzo (in Italia il numero è di 150 mila).
Questa mattina si è rappresentato l?ennesimo atto della commedia che la Prefettura ed una parte dell?Amministrazione Comunale stanno portando in scena da alcuni mesi sperperando denaro pubblico che poteva essere ben impiegato affittando alloggi o facendo recuperare agli operai muratori ROM le centinaia e centinaia di edifici pubblici inutilizzati in città e nell?area metropolitana.
A Tor Cervara in questi mesi un intervento congiunto di Protezione Civile, Servizi Sociali Comunali, Vigili Urbani del N.A.E. avrebbe potuto migliorare le condizioni igienico-sanitarie (cioè il motivo reale di attrito con gli altri cittadini romani) delle centinaia di Rom lì ?sopravviventi? ed allontanare contestualmente la minoranza di delinquenti che te-neva sotto scacco il resto della suddetta comunità; con ASL e Cari-tas-Area Sanitaria si sarebbe potuto procedere alla vaccinazione (e con l?Opera Nomadi alla prima scolarizzazione) di quegli sventurati bambini a cui Roma non sa offrire altro che sbocchi militari per i loro problemi, peraltro causati, come detto, dai voraci imprenditori italiani in Romania.
Nel frattempo si sarebbe potuto dare inizio ad una razionale delocalizzazione come sopradetto ed avviare il rilancio economico di Craiova (la loro città di provenienza , dove i Rom costituivano il 10% dell?intera popolazione) di concerto con i Governi Italiano e Rumeno.
Invece l?atto inutilmente repressivo di questa mattina ha sem-plicemente spostato il problema in altre diecine di siti della città e quindi aggravato la situazione.

L?Opera Nomadi ha chiesto all?Assessore alla Sicurezza, Prof. Touadi, di incontrarsi in assemblea con i Rom della Città e di interrompere questa inutile e pericolosa spirale di sgomberi.
Oggi alle 16 l?Opera Nomadi incontra l?Assessore al Lavoro, Dante Pomponi, per rafforzare al massimo il piano occupazionale del Comune di Roma per i Rom/Sinti della Città.

Siamo fiduciosi infine che il Sindaco Veltroni nel suo prossimo viaggio in Romania, sia accompagnato dagli esperti economici del Governo Italiano perché in tempi medi gli oltre 5000 (cinquemila) Rom di Craiova possano rientrare nelle loro case della città dove vivevano da svariati secoli (ed adesso spopolatasi dai cittadini Rom), trovando però lavoro e servizi sociali adeguati.
Al Sindaco Veltroni chiediamo ancora una volta di non recarsi a Bucarest ma nelle tre città da cui provengono i Rom Rumeni di Roma, in particolare Craiova che si trova al centro della zona di maggiore emigrazione verso l?Italia.

Opera Nomadi sezione Lazio
Ente Morale (D. P. R. 26/03/70 n. 347)
Via di Porta Labicana, 59 ?00185 Roma
tel. 06/44700166 ? 44701860

E-mail: operanomadilazio@yahoo.it

LE BUGIE COMUNALI
Roma, 28 marzo. Una delegazione di dieci capifamiglia rom è stata ricevuta dalla Consigliera Capogruppo On.le Adriana Spera ed è riu-scita ad entrare in comunicazione con il Capo di Gabinetto del Sin-daco Veltroni, Luca Odevaine, protagonista quest?ultimo assieme al Prefetto di tutti gli sgomberi senza alternative delle ultime settimane.
Il Dr. Odevaine ha rassicurato i Capifamiglia Rom che allo stato attuale lo sgombero della megabaraccopoli di Tor Cervara non è stato fissato ed esiste quindi un margine di trattativa perché le famiglie Rom vengano trasferite in strutture attrezzate.
Rom Romeni in Consiglio Comunale di Roma, Romano Lil, 29 marzo.

__________la cronaca__________

Sgomberato campo nomadi abusivo
Demolite baracche a Tor Cervara

Donne e bambini erano ammucchiati al margine della strada, 50 metri più avanti (Testo da Pdf assestato quasi riga per riga)
E-polis, 25 maggio. Pag.24 Simona Caleo
È stato sgomberato ieri mattina il campo rom abusivo di via Tor Cervara, un insediamento che era in piedi da qualche anno e sorgeva in un?area di proprietà privata. L?operazione è stata svolta da polizia e carabinieri. Dalle sette di ieri mattina altri 600 cittadini rom, per circa metà minorenni, sono in giro per la Capitale in cerca di un posto dove dormire, destinati ad impegnare le forze dell?ordine in nuove cacce tra prati e parcheggi. Polizia e carabinieri hanno presidiato l?ex accampamento fino alla fine dei lavori di demolizione e sgombero. «La tua casa non c?è più» ha detto un poliziotto a una donna rom con un bambino in braccio tornata all?ingresso dell?area, «dovunque andrete vi manderemo via» ha precisato un altro, invitandola a non tornare più sui suoi passi.
Viaggio comunque inutile, visto che le ruspe avevano già raso al suolo e ammassato tutto: baracche, mobili, suppellettili ed effetti personali. Non essendo un campo autorizzato, in via Tor Cervara non c?erano né scolarizzazione né assistenza sociale. Gli occupanti sono stati avvisati la sera prima dello sgombero imminente, non abbastanza per organizzarsi e andare altrove. «Siamo stati trattati male – ha detto Ioana Galiciani, una giovane madre con uno dei nove figli in braccio – io personalmente sono stata picchiata – ha detto mostrando i lividi sul braccio – e anche un ragazzino è stato picchiato. Non hanno voluto neanche vedere i documenti». Molti di loro hanno mostrato carte e passaporti.
Tiberius ha spiegato un foglio dove è registrata la nascita di uno dei suoi figli: lo hanno chiamato Romano Prodi, ha un anno e mezzo. Sull?ondata di sgomberi romani e sulle modalità con cui vengono eseguiti sono intervenuti l?Errc, Centro Europeo per i Diritti dei rom, e OsservAzione, centro di ricerca e azione contro la discriminazione di Rom e Sinti, che hanno inviato una lettera alle più alte autorità italiane per sollecitare un?azione che rescinda i ?Patti per la sicurezza? siglati a Roma e Milano, che prevedono l’allontanamento forzato di più di 10.000 rom. La lettera – inviata al presidente del Consiglio dei Ministri, al ministro dell?Interno e all?Unar, l?ufficio italiano anti-discriminazione, ma anche alle agenzie internazionali competenti – chiede di rispettare gli obblighi previsti dalla legislazione internazionale e di ?adottare politiche e programmi abitativi reali che evitino un?ulteriore segregazione?, ricordando la decisione del Comitato Europeo per i Diritti Sociali del dicembre 2005 che riscontrava la violazione da parte dell?Italia, nei riguardi di Rom e Sinti, del diritto all?abitare previsto dalla Carta Sociale Europea Revisionata. «Abitavamo qui da 5 anni – ha detto Valentina – e ora andremo per strada, non abbiamo altra soluzione».
Donne e bambini ieri mattina erano ammucchiati al margine della strada, 50 metri più avanti. Nel gruppo di uomini che discuteva sul da farsi c?era anche Luca, giovane sassofonista che abitava con la famiglia nel campo sgomberato e che ieri pomeriggio si esibiva con il suo gruppo sul palco di Intermundia in piazza Vittorio.

_________progetti____________

Per un “patto sociale” coi Rom/Sinti a partire dal lavoro
Caro Walter: l?Opera Nomadi al sindaco di Roma
Archivio Romano Lil, 21 maggio
Roma, 21 maggio. ?Caro Walter?: l?Opera Nomadi propone al sindaco di Roma un ?patto sociale? che metta al primo punto l?avviamento al lavoro (mercati, musicisti di strada e cooperative) per i Rom. “Poteri speciali”: non al Prefetto ma all?Assessore al Lavoro. In questo quadro di solidarietà e regole l?Opera Nomadi è pronta a collaborare col Comune e col Governo per superare quella logica militare di cui è intriso il ?patto per la sicurezza?. “Patto per la sicurezza” che sembra riguardare i circa 15 mila Rom su una popolazione di circa tre milioni di persone.

Riferimenti: Il Prefetto Serra dichiara guerra ai Rom

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Nomadi per sempre: a Cagliari e Torino

25 Maggio 2007 Commenti chiusi

24 maggio, blitz delle forze dell?ordine. A Torino la maxi operazione, durata 16 ore, ha portato alla denuncia dei 70 senza fissa dimora che, con i loro figli minorenni ?occupavano il suolo privato?. A Cagliari sei ordini di allontanamento per altrettanti nomadi di cinque nuclei familiari, in tutto una quindicina di persone, costrette a lasciare il campo per «gravi e reiterate violazioni al regolamento».

NOMADI PER FORZA A TORINO
Torino, 24 maggio. La maxi operazione, durata 16 ore, ha portato alla denuncia dei 70 senza fissa dimora che, con i loro figli minorenni e non perseguibili penalmente, ?occupavano il suolo privato?. Ma l?insediamento non è stato sgomberato: manca un?apposita ordinanza che potrebbe arrivare nei prossimi giorni. Molto proba-bilmente è stato ?invaso? dagli stessi zingari che recentemente sono stati sgomberati dall?accampamento in lungo Stura Lazio.
In attesa dell?ordinanza di sgombero, che ancora latita, c? è un com-mento ricorrente nei bar e nelle vie della zona: « È un importante intervento per ripristinare la legalità. Siamo dalla parte delle forze dell?ordine che lottano per mantenere la sicurezza nelle nostre strade». Nessun commento, invece, a tutela dei minori sgomberati da un accampamento all?altro senza possibilità di frequentare la scuola.

NOMADI PER FORZA A CAGLIARI
Cagliari, 24 maggio. Sei ordini di allontanamento per altrettanti nomadi di cinque nuclei familiari, in tutto una quindicina di persone che, ieri mattina, è stata costretta a lasciare il campo per «gravi e reiterate violazioni al regolamento». Nessun allontanamento o de-nuncia, invece, per il Sindaco responsabile sanitario di un ?campo?, dove attualmente vivono circa 150 persone – un terzo dei quali bambini, in condizioni igieniche allarmanti: pozzanghere e fango ovunque, ma anche ratti che scorrazzano assieme a cani e galline.
Su indicazione dei ?servizi sociali? allontanato anche capofamiglia residente da 12 anni. L?espulsione è stata garantita dalle ?forze dell?ordine? arrivate con una lunghissima colonna di pattuglie e blindati: dodici auto e tre camionette della polizia municipale, i cellulari del brigata celere dei carabinieri e dei reparti antisommossa dalla polizia. In tutto una sessantina di uomini, pronti ad intervenire.

Torino, maxi-operazione durata 16 ore
Blitz nel campo nomadi, denunciati in settanta Adesso lo sgombero? La Padania Online, 24 maggio. Elvio Chilelli

Settimo Torinese – Le camionette dei carabinieri hanno fatto irruzio-ne alle prime luci dell?alba. Nel campo nomadi abusivo di Settimo, im-merso nel panorama industriale dell?hinterland torinese, considera-to da più parti il focolaio dei fenomeni di microcriminalità nella zona. La maxi operazione, scattata martedì mattina e durata 16 ore, ha portato alla denuncia dei 70 senza fissa dimora che, con i loro figli minorenni e non perseguibili penalmente, ?occupavano il suolo privato?.
Ma l?insediamento non è stato sgomberato: manca un?apposita ordinanza che potrebbe arrivare nei prossimi giorni. Il campo è a poche centinaia di metri dall?imbocco dell?autostrada Torino-Milano. Molto probabilmente è stato ?invaso? dagli stessi zingari che recentemente sono stati sgomberati dall?accampamento in lungo Stura Lazio. Nel blitz le forze dell?ordine non hanno lesinato uomini e mezzi. I settanta nomadi sono stati identificati ed inseriti negli archivi fotografici. Ma non è stato sufficiente per dipanare la nebbia sulla loro reale identità: tutti si dicono romeni e c?è il sospetto che si tratti di un espediente, la Romania è entrata a far parte dell?Unione Europea, per sfuggire alle sanzioni destinate ai clandestini. A denunciare questa situazione è stato il manager una nota azienda locale, proprietario del terreno dove da una quindicina di giorni si erano accampati i sedicenti ?sintu romeni?. Il blitz è scattato solo qualche ora dopo. Ma nulla sembra essere cambiato: le roulotte, le auto, i cavallucci a dondolo dei più piccoli sono sempre al loro posto. In attesa dell?ordinanza di sgombero, che ancora latita, c? è un com-mento ricorrente nei bar e nelle vie della zona: « È un importante intervento per ripristinare la legalità. Siamo dalla parte delle forze dell?ordine che lottano per mantenere la sicurezza nelle nostre strade».

Abusi al campo nomadi, è blitz: cacciati 15 rom
Ieri il blitz con una sessantina di militari impegnati. Quindici, invece, i rom costretti a lasciare le baracche. Ora allo sgombero potrebbero seguire tensioni
L?Unione Sarda 24 maggio. Di Francesco Pinna

Cagliari. Sono saliti su un vecchio furgone Ford, lasciando la baracca dopo aver tentato in ogni modo di evitare lo sgombero. Subito dopo, una pala meccanica del Comune ha raso al suolo la palafitta che era stata costruita inchiodando assieme assi di legno e lamiera, lascian-do libera la piazzola che è stata assegnata ad un’altra famiglia di nomadi. Poco dopo, la stessa sorte è toccata ad una seconda baracca che, però, era già andata a fuoco la settimana scorsa.

ALLONTANATI. L’epilogo sta nei numeri: sei ordini di allontanamento per altrettanti nomadi di cinque nuclei familiari, in tutto una quindicina di persone che, ieri mattina, è stata costretta a lasciare il campo per «gravi e reiterate violazioni al regolamento». Queste, almeno, le motivazioni che più volte hanno ripetuto ai capifamiglia rom i vigili urbani e le assistenti sociali nel corso dell’operazione di sgombero, durata quasi cinque ore. Una mattinata di tensione, iniziata poco dopo le 7,45 con l’arrivo nel campo nomadi di una lunghissima colonna di pattuglie e blindati: dodici auto e tre camionette della polizia municipale, i cellulari del brigata celere dei carabinieri e dei reparti antisommossa dalla polizia. In tutto una sessantina di uomini, pronti ad intervenire nel caso di incidenti durante le fasi dell’allontanamento forzato.

LE RAGIONI. Per fortuna, comunque, non c’è stato bisogno dell’uso della forza: i dirigenti della polizia municipale e della Questura hanno lavorato a lungo con le assistenti sociali per convincere le persone colpite da decreto a lasciare il campo senza opporre resistenza. Qualche momento di tensione soltanto poco dopo le 9, quando il comandante della municipale Mario Delogu e Giacinto Mattera, dirigente dell’ufficio stranieri della Questura, hanno dovuto allontanare un capofamiglia che viveva nella sua baracca da 12 anni. A causa delle condizioni di salute non perfette, l’uomo è stato portato in ospedale, ma dopo la visita è stato dimesso e allontanato dal campo con la sua famiglia. «Abbiamo applicato un provvedimento emanato dai servizi sociali – spiega il comandante Delogu – queste persone erano quelle che avevano più volte violato il regolamento interno approvato dal Comune, ma nello stesso tempo abbiamo notificato anche altri diciotto provvedimenti di diffida, l’avviso che precede l’allontanamento».

IL GIRO VITE. Dopo anni di tensioni e una sfilza di episodi di violenza, all’interno del campo nomadi e anche contro alcune famiglie che vivono nelle vicinanze, è scattato dunque il giro di vite. Ma nell’area dove attualmente vivono circa 150 persone, un terzo dei quali bambini, le condizioni igieniche restano allarmanti: pozzan-ghere e fango ovunque, ma anche ratti che scorrazzano assieme a cani e galline. Le baracche, invece, sono ricoperte di una polvere finissima sprigionata dai falò che vengono accesi quasi ogni sera per fondere il rame dai fili elettrici. La calma è tornata solo dopo mezzo-giorno, quando le forze dell’ordine hanno lasciato il campo e alcune famiglie si sono impegnate a demolire delle costruzioni in lamiera che occupano un terreno privato all’esterno dell’area comunale. Ma potrebbe essere solo una calma apparente: le tensioni all’interno della comunità nomade restano alte, mentre il vicino centro comunale resta presidiato giorno e notte dalle guardie giurate.

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Nomadi per forza: sgomberato campo rom a Foggia

24 Maggio 2007 Commenti chiusi


Foggia 23 maggio. Oltre 400 Rom Romeni che vivevano nella baraccopoli sistemata da sette anni all’interno del vecchio campo di calcio della borgata Segezia, alla periferia di Foggia, sono stati sgomberati stamani da un centinaio di uomini delle ?forze dell’ordine?, tra agenti di polizia, carabinieri, vigili urbani e vigili del Fuoco. Una ventina le persone fermate, per le quali sono state avviate le procedure per l’espulsione, gli altri si sono spostati in altre zone.

NOMADI: SGOMBERATO CAMPO ROM A FOGGIA
La Repubblica.it 23 maggio
Oltre 400 Rom che vivevano nella baraccopoli sistemata all’interno del vecchio campo di calcio della borgata Segezia, che si trova alla periferia di Foggia e voluta da Mussolini, sono stati sgomberati stamani da un centinaio di uomini delle forze dell’ordine, tra agenti di polizia, carabinieri, vigili urbani e vigili del Fuoco. Una ventina le persone fermate e per le quali sono state avviate le procedure per l’espulsione. Nella zona da tempo si registrava una situazione di vera emergenza per i residenti che soprattutto nelle ore serali non uscivano piu’ dalle loro abitazioni per paura degli extracomunitari e anche dalle tante auto che giornalmente frequentavano la borgata in cerca di prostitute. Da oggi per la sicurezza della borgata dovrebbe essere attivata una unita’ della Polizia Municipale che ogni giorno stazionera’ all’interno di Borgo Segezia.

Sgomberato campo nomadi a Borgo Segezia
Teleradioerre.it 23 maggio. Tatiana Bellizzi
Niente servizi igienici, niente acqua, luce e gas, ma solo tende canadesi e baracche in legno o cartone. Resta ben poco del campo nomadi di Borgo Segezia, stamani oggetto di sgombero da parte delle forze dell’ordine, così come disposto in un’ordinanza del Comune di Foggia. Centoquaranta Rom rumeni, trentacinque nuclei famigliari, venti bambini, questi i numeri di quella che è stata definita da molti “l’invasione degli zingari”. Ma da un paio di giorni i nomadi, assiepati in due punti della borgata, ai bordi nel campo sportivo e nelle campagne che la circondano, hanno provveduto a smantellare le loro baracche, trasformando cosi Borgo Segezia in una vera discarica a cielo aperto. Stamani i rom non si sono visti, alcuni hanno atteso lontano l’arrivo delle forze dell’ordine, una cinquantina tra Carabinieri Vigili Urbani, Polizia e Ispettori della Asl, altri invece nascosti nei campi di grano. E pensare che qualche settimana fa Segezia aveva vissuto un momento di forte rilancio grazie alla pellicola “Mio Fratello è Figlio Unico” di Daniele Luchetti che ha mostrato all’Italia intera non più una borgata periferica oppressa dal fenomeno dell’immigrazione, ma un piccolo centro, un’oasi felice ai margini di una città.

Segezia, sgomberato il campo rom
Il meridiaqno, 24 maggio. Emiliano Moccia
Il campo rom di Borgo Segezia è stato sgomberato. Ed a presidiare quello che un tempo era definito ?il giardino di Foggia?, adesso, ci penserà una pattuglia di vigili urbani che avrà l?incarico di portare un po? di sicurezza tra i cittadini e di evitare il ripetersi di altri accam-pamenti improvvisati. Ieri mattina, quindi, carabinieri, polizia e vigili urbani hanno dato seguito all?ordinanza di sgombero predisposta dal Comune di Foggia in seguito alle lamentele dei residenti del piccolo borgo, e soprattutto per la precaria situazione igienico-sanitaria in cui versava il campo di rom rumeni. Ad attendere l?arrivo delle forze dell?ordine, però, non c?erano tutti i 140 rom censiti in questi giorni dall?Opera Nomadi, ma solo una cinquantina di stranieri. Gli altri, probabilmente, hanno lasciato Borgo Segezia durante la notte, anche se prima di ?accogliere? le ruspe hanno smantellato le barac-che di legno in cui hanno alloggiato nel periodo di permanenza nel piccolo centro. L?altra novità dell?operazione di sgombero, durante la quale non si sono verificati incidenti o problemi di ordine pubblico, riguarda la bonifica dell?area utilizzata per l?allestimento del campo.
«Il terreno sarà bonificato per renderlo impraticabile ed evitare che i rom rumeni possano tornare. Purtroppo ? dice Michele Del Carmine, assessore comunale all?Immigrazione e al Volontariato, che si è reca-to sul posto per assicurarsi che la rimozione del campo procedesse regolarmente ? i nomadi hanno dimostrato poca voglia di integrarsi con la nostra realtà. E poi ? prosegue ? non dobbiamo dimenticare che a breve partirà il campo della parrocchia di Borgo Segezia in cui si riversano tanti immigrati per lavorare i campi». L?accoglienza promossa da don Ivone, infatti, ogni anno richiama numerosi stagionali ed è fonte di una proficua attività di volontariato che coinvolge un po? tutta la popolazione di Borgo Segezia. «Il Comune di Foggia è sempre impegnato in attività di accoglienza nei confronti degli immigrati, ? aggiunge Del Carmine ? ma dobbiamo anche garantire ai cittadini il rispetto della sicurezza e delle norme igienico-sanitarie, che con questo campo rom erano venute a mancare».

_______prima dello sgombero_________

Borgo Segezia: domani lo sgombero dei rom
Le parole del presidente regionale di Opera Nomadi in Puglia, Antonio Vannella. Il Grecale 22 maggio. di Redazione
Foggia – E? ufficiale, ormai, la notizia che domani, avverrà lo sgombero dei rom di Borgo Segezia. Ad intervenire sulla vicenda il presidente dell?Opera Nomadi Puglia Antonio Vannella: “Una misura inutile perché i nomadi appena ne avranno la possibilità torneranno. Domani ci sarà soltanto uno spreco di denaro pubblico. Uno sgombero di questo tipo, infatti, costerà alla città di Foggia almeno diecimila euro”. Intanto i rom, prima dell?arrivo delle ruspe, hanno pensato di alleggerire il lavoro a chi dovrà effettuare lo sgombero. Da un paio di giorni, infatti, hanno smontato tutte le baracche accumulando il materiale residuo al centro del campo sportivo. L?unico tetto, sia di giorno che di notte, per loro è il cielo. Qualcuno ha provveduto con l?acquisto di tende da campeggio. Altri dormono sotto le stelle. “Questo loro gesto vuole dimostrare la disponibilità a collaborare ? continua Vannella ? qualcuno aveva dichiarato la necessità di ripulire la zona e, seppur a modo loro, i rom lo hanno fatto. Come rappresentante di un Ente morale che si prende cura dei nomadi, voglio rivolgere un invito alle istituzioni, in primis all?assessore comunale all?immigrazione Michele Del Carmine, per avviare un tavolo di concertazione volto al miglioramento delle condizioni di vita degli immigrati. Un invito che mi sento di estendere anche alle altre associazioni che si occupano del fenomeno, a partire dalla Caritas diocesana. Bisogna assolutamente avviare dei percorsi coordinati e concordati. Foggia è una città crocevia per tutti quegli stranieri che vengono in Italia per i cosiddetti lavori stagionali ? conclude il presidente dell?Opera Nomadi Puglia ? Non possiamo pensare agli immigrati solo come manodopera per i lavori che noi italiani non vogliamo più fare abbandonandoli a loro stessi. E? ora di adoperarsi per evitare situazioni che portino i cittadini all?esa-sperazione e che possano degenerare, poi, in atteggiamenti di razzismo”. (Red/Sv01)

Borgo Segezia, sgombero imminente
“Stiamo qua da sette anni” dichiara Zisu Eracle
il meridiano, 20 maggio. Carmelo De Rosa
Lo sgombero dei rom da Borgo Segezia è imminente. Dopo le lamentele degli abitanti per le condizioni igienico-sanitarie e di scarsa sicurezza in cui verserebbe la zona, molto probabilmente lo smantellamento delle baracche dei nomadi avverrà nei primi giorni della prossima settimana. «Non servirà a molto – afferma Antonio Vannella, presidente regionale dell?Opera Nomadi – questa è ormai una routine che si risolve in una gara a chi si stanca prima: le ruspe che rompono o i rom che ricostruiscono le baracche dopo qualche giorno, con uno spreco di tempo e denaro. E? ora di affrontare il problema e non nascondere la testa sotto la sabbia per non vedere, come lo struzzo». E? questa la vita dei rom rumeni di Borgo Segezia. Dal primo gennaio Europei a tutti gli effetti. «Cittadini europei di serie B, o forse anche di categoria inferiore stando ai fatti – continua Vannella – ci manca solo il cartello ?benvenuti nelle favelas foggiane? ma per il resto sembra di fare un salto in Brasile».
«Stiamo qua da sette anni ormai e non abbiamo dato mai fastidio a nessuno ? dice Zisu Eracle, un rom che si dichiara capo del villaggio ? Quello che chiediamo è di vivere in condizioni umane. Vorremmo poter disporre di questo terreno, avere dei servizi igienici e stare in santa pace, niente di più. Adesso per lavarci abbiamo a disposizione solo la fontanella della piazza e il nostro bagno è la campagna». Non ci sono fonti ufficiali per sapere quanti rom vivono in maniera stabile a Segezia. L?Opera Nomadi proprio in questi giorni sta effet-tuando un censimento: sembra che il numero si aggiri tra i 300-350.
…Gli stranieri servono per quei lavori che gli italiani non vogliono più fare. Raccogliere i frutti della terra, al sole di agosto, non piace a molti. «E invece i rom e gli altri immigrati che già da giugno iniziano a riempire il borgo si accontentano di 3 euro all?ora per sgobbare nei campi» conclude il responsabile dell?Opera Nomadi. Una benedizione per gli imprenditori agricoli. E, inoltre, quando l?aria si fa afosa a Segezia e la sete si fa sentire, gli zingari diventano miracolosamente una manna dal cielo anche per chi nel borgo l?acqua la vende, e cara.

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Ebrei con gli Zingari contro i campi di concentramento

23 Maggio 2007 Commenti chiusi


?Caro Walter, come ebrei ti diciamo: non cacciare gli zingari dalla città?: in ?Patto di sicurezza?: rassegna stampa. I lager, campi di internamento, furono istituiti dal regime nazista a partire dal 1934 per rinchiudervi prima i dissidenti politici e poi popoli e gruppi invisi al regime: Ebrei, Zingari, Disabili, Omosessuali, Testimoni di Geova. Solo dopo anni, nel 1942, venne la “soluzione finale”: l’ordine di assassinare gli internati ebrei (e zingari). Ma anche di fronte alla morte della camera i gas gli “zingari” furono tenuti separati dagli altri prigionieri negli appositi “zigeuner-lager” (campi per zingari).
Nei “campi” di internamento odierni, presenti solo in Italia, ci sono rimasti solo i Rom/Sinti, ma non c’è bisogno di “soluzione finale” perché essi vi muoiono di disagio e devianza sociale, di di-speranza di vita alla nascita (vent’anni inferiore a chi vive fuori dai “campi”). Per il solo fatto di esistere i “campi nomadi” producono “morte sociale”: regolarizzare i “campi nomadi”, anche con telecamere e presidi di polizia, vuol dire solo regolarizzare dei lager istituzionali, produttori di morte e conflitto sociale.

Fotografia: Veltroni con studenti ad Auschwitz
Riferimenti: ?Patto di sicurezza?: rassegna stampa

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?Patto di sicurezza?: rassegna stampa

22 Maggio 2007 Commenti chiusi


?Senza sicurezza è guerra tra poveri? spiega il Ministro Amato. Più agenti, telecamere e campi rom. Sicurezza, seicento uomini in più per Milano; la Moratti: “Aperta la strada al Paese”. Ai nomadi 4 villaggi ma lontani dal centro. Siglato il “Patto sulla sicurezza per Roma”. Nei giornali il termine ?zingari? è ormai stato sostituito con Rom e con ?nomadi? ma sono invece tutti stanziali e ?sfollati? ? caso mai, solo in seguito agli sgomberi.

Ai nostri lettori un servizio di “rassegna stampa” sul tema dominante degli ultimi giorni. Conoscere per capire. I testi sono parziali, per l’articolo completo si clicchi sopra il titolo in azzurro.

*Municipi all’oscuro, piani tenuti segreti
Nessun chiarimento
E-polis Roma, 24 maggio, pag.24
Cento persone, tra capifamiglia e donne del campo Rom Casilino 900, si sono recate ieri nella sede del VII Municipio dove era in corso la seduta del Consiglio. Il portavoce, Najo Azovic ha espresso la preoccupazione della comunità e chiesto chiarimenti sul suo destino. Una mossa vana, perché l?amministrazione locale non è al corrente dei piani della Prefettura sugli sgomberi.

Nomadi: una commissione per le aree dei villaggi
Lo ha stabilito il prefetto Serra d’intesa col sindaco Veltroni. Entro tre mesi verranno indicati i luoghi di allestimento degli insediamenti per 4mila zingari al di là del GRA. Ma le polemiche infuriano
RomaOne.it 23 maggio
Roma, 23 maggio 2007 – Istituita nella Capitale la commissione per i villaggi destinati ai nomadi. A designarla è il prefetto Achille Serra d’intesa con il sindaco Walter Veltroni, un atto previsto dal ”Patto per Roma Sicura” firmato lo scorso 18 maggio. La commissione avrà il compito di individuare le aree in cui allestire i ”villaggi della solidarietà” e sarà coordinata da un viceprefetto, ne faranno poi parte rappresentanti del comune, della questura e dei carabinieri. In tre mesi la conclusione dei lavori.
Ma l’idea di costruire alla periferia di Roma, al di fuori del grande raccordo anulare, quattro grandi insediamenti per 4000 zingari che oggi vivono nelle baraccopoli abusive, non piace né a destra né a sinistra, né tanto meno ai nomadi. Da giorni ormai infuriano le polemiche
A criticare il progetto anche il presidente nazionale dell’Opera Noma-mi, Massimo Converso: ” Questi mega accampamenti, lontanissimi dalla città non faranno che moltiplicare la devianza e l’esclusione”.
Una lancia a favore dei grandi campi nomadi la spezza invece l’assessore alle Politiche sociali della giunta capitolina Raffaella Milano: “Abbiamo già grandi strutture per i nomadi, i villaggi Pontina e Salone, entrambi da mille ospiti, e funzionano – commenta – Sono luoghi di passaggio, dove i rom si fermano nel tempo necessario per rendersi autonomi con il lavoro e quindi con la casa”.

Roma, la sinistra radicale: In piano sicurezza solo demagogia
il velino, 23 maggio
Roma, 23 mag – La sinistra della maggioranza capitolina ribadisce il suo no ai villaggi della solidarietà per i Rom. I capigruppo di Rifondazione comunista, Verdi e Pdci, Adriana Spera, Fernando Bonessio e Fabio Nobile sono tornati a criticare in maniera univoca le misure previste dal ?piano per Roma sicura?, puntando il dito contro l?amministrazione che ?nelle sue decisioni ? dicono – non ha coinvolto né il Consiglio, né le commissioni competenti?, come confermato anche da Gemma Auzuni, consigliere comunale di Sinistra democratica e presidente della commissione Politiche sociali. Accanto a loro, negli uffici consiliari di via delle Vergini, anche l?ex assessore alle Periferie Paolo Carrazza, il presidente del VII municipio e esponenti di comunità Rom e di associazioni fra cui Arci, Riva sinistra, il Campo della pace ebraica e Opera nomadi. Del piano non sono piaciuti né l?impostazione né gli aspetti concreti a partire dalla grandezza dei campi. ?Io non li chiamerei campi della solidarietà ma campi della sofferenza?, ha detto la Spera che ha definito quello per la sicurezza ?un patto strabico?. ?È vero ? ha spiegato – che il sindaco ha scritto una lettera a nove ministri che si occupano di sociale chiedendo interventi e stanziamenti per risolvere le emergenze, ma con questo patto è caduto in una contraddizione che noi non condividiamo?. Secondo l?esponente del Prc con i campi non si risolverà infatti alcun problema perché vi troverà accoglienza soltanto ?una parte dei Rom che ci sono in città. Essendo così grandi finiranno anche per mettere a rischio proprio la sicurezza perché sarà difficile il controllo e più facile commettere devianza?…

*«Caro Walter, come ebrei ti diciamo: non cacciare gli zingari dalla città» da “il manifesto”, 23 maggio
Come cittadini italiani appartenenti a una minoranza, quella ebraica, ci opponiamo alla cacciata dei rom da Roma per tre precisi motivi:
1) Come ebrei abbiamo memoria della storia di questo popolo vittima insieme a noi della più grande barbarie prodotta dalla civiltà occidentale, la Shoah. E’ il popolo che ha pagato più di ogni altro l’industrializzazione del mondo occidentale con una crescente emarginazione produttiva ed esistenziale. Mentre con l’avvento della società moderna la maggior parte dei cittadini acquistava nuove libertà, i rom venivano stigmatizzati per la loro improduttività (d’altra parte l’accusa di devianza rispetto all’ottica della produttività non è molto dissimile da quelle portate storicamente contro noi ebrei), additati a pubblico disprezzo e discriminati, impedendo alla loro diversità culturale di mescolarsi a tutte le altre.
2) Come cittadini di fronte al problema della sicurezza, evidente nelle nostre metropoli (ma le cui cause vanno ricondotte ad un processo involutivo dovuto alle politiche urbanistiche degli ultimi decenni), riteniamo che la deriva securitaria che hanno preso alcuni sindaci di sinistra, partendo da Cofferati, passando per Chiamparino, Zanonato, per arrivare a Veltroni, ora legittimati dal ministro dell’interno Amato, rappresenti non solo una perdita di memoria storica ma anche un pericoloso rincorrere gli umori della cosiddetta gente aizzati a bella posta dai cosiddetti imprenditori politici del razzismo nostrano, un tempo tutti collocati a destra. Inoltre viene leso un caposaldo dello stato di diritto che vuole che le persone siano considerate come individui e non come gruppo, perché in caso di misure collettive viene trattato allo stesso modo chi ha diversi comportamenti e nel caso di misure repressive le pagano anche coloro che sono completamente estranee a condotte illecite, solo perché facenti parte della categoria sociale presa di mira. Un politico di sinistra, non cedendo sulle infrazioni della legge commesse dai singoli, dovrebbe porsi rispetto ai gruppi sociali con l’ottica dell’in-tegrazione per promuovere la conoscenza reciproca tra le culture e nel caso specifico innanzitutto «fare storia della cultura rom».
3) E’ da tempo in atto una campagna virulenta che partendo da specifici fatti di cronaca e ignorando altri episodi che vedono come vittime gli immigrati, vede schierate le televisioni, i giornali (purtroppo anche legati all’attuale maggioranza governativa come Repubblica), il centrodestra e parte del centrosinistra. Si alimenta un clima di paura che porta ad identificare nello «straniero» il capro espiatorio. Il concetto di «sicurezza» è declinato totalmente in chiave di ordine pubblico. Per noi sicurezza significa anche sicurezza di un posto di lavoro (o di un reddito), sicurezza di una casa, sicurezza di poter accedere a quei beni comuni, dall’acqua all’istruzione, fondativi di una comunità civica basata sull’inclusione e non sull’emarginazione sociale. La sicurezza o è sociale o non è! Con questo nostro appello sollecitiamo l’associazionismo politico, sociale e culturale, i singoli sensibili a fermare questa deriva, e parte della stessa classe politica non disposta a farsi arruolare in questa nuova, grave, crociata securitaria a prendere l’iniziativa e promuo-vere un appuntamento nei prossimi giorni a Roma per dare un segnale di civiltà e di opposizione a questa indecente campagna.
FIRMATARI:
Irene Albert, Andrea Billau, Giorgio Canarutto, Paola Canarutto, Ilan Cohen, Marina Del Monte, Gabriele Fiorentino, Giorgio Forti, Joan Haim, Dino Levi, Patrizia Mancini, Miriam Marino, Ernesto Muggia, Stefano Sarfati Nahmad, Carla Ortona, Renata Sarfati, Hanna Cristina Scaramella, Sergio Sinigaglia, Stefania Sinigaglia, Susanna Sinigaglia, Jardena Tedeschi, Ornella Terracini.
ADESIONI: campodellapace@yahoo.it

ERRC e OsservAzione scrivono alle Istituzioni italiane ed europee
Richiedono un?azione urgente per rescindere i “Patti per la Sicu-rezza”, recentemente firmati a Roma e Milano
23 maggio 2007. ERRC (Centro Europeo per i Diritti dei Rom) e OsservAzione (centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti) hanno inviato una lettera alle più alte autorità italiane richiedendo un?azione urgente per annullare i ?patti per la sicurez-za? recentemente firmati a Roma e Milano, che prevedono lo sgom-bero forzato di più di 10.000 Rom. La lettera inviata al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell?Interno, all?UNAR (Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali), richiede alle istituzioni italiane di rispettare ?gli obblighi dettati dalla legislazione internazionale? e di ?adottare politiche e programmi abitativi che evitino l?ulteriore segregazione di Rom e Sinti e offrano soluzioni abitative reali ed adeguate di Rom e Sinti, che attualmente vivono in insediamenti precari in Italia?.
Nella loro lettera, inviata in copia alle competenti agenzie europee ed internazionali, Errc ed OsservAzione hanno ricordato la decisione del Comitato Europeo per i diritti sociali del dicembre 2005, che ha riscontrato nei riguardi di Rom e Sinti la violazione da parte dell?Italia delle garanzie del diritto all?abitazione contenute nella Carta Sociale Europea Revisionata.

Rom e sicurezza (all’italiana)
Archivio Romano Lil, 22 maggio
Roma, 22 maggio. “Rom e legalità”: la risposta al “patto di sicurezza” varato dal ministro dell’Interno Amato. Il comunicato di un gruppo di associazioni impegnate in prima linea nei “campi nomadi”: Comunità di Sant’Egidio, Caritas Diocesana di Roma, Arci Solidarietà, Comunità Capodarco di Roma, Jesuit Refugee Service, Servizio Rifugiati e Migranti/FCEI. “La proposta di risolvere ?il Problema Rom? costruendo mega campi ?controllati? da 1000-1500 persone ?fuori del Raccordo? ci appare una palese violazione dei diritti umani della popolazione presa di mira. È grave sia la proposta in sé, sia il messaggio che essa contiene… Non si può utilizzare la popolazione Rom e Sinta, come falso bersaglio, anziché mettere a fuoco i reali problemi delle nostre periferie? Diffondere una cultura della paura può produrre conflitti maggiori e più violenti. Temiamo che i fantasmi liberati non si tratten-gano più. E’ la storia che lo insegna: oggi i grandi ghetti; e domani?”…

*”IL PREFETTO REQUISISCA LE AREE PER I NOMADI”
Carla Osella, presidente dell’Associazione italiana Zingari Oggi, contesta il numero chiuso del Comune
La stampa, 21 maggio
Torino. ?«Innanzitutto inquadrare correttamente il problema. E il problema sono i nomadi romeni. Sono loro che troviamo agli incroci a lavare i vetri delle auto, e sono loro i bambini che chiedono l?elemosina ai semafori. Gli altri stranieri, più o meno, si sono inseriti. I romeni, invece, sono arrivati in massa. Sono circa 3 mila, a livello di volontariato è molto difficile avvicinarli, e ripropongono le stesse questioni che avevamo vissuto e superato».
?«Torino deve adottare il modello Genova. Qualche anno fa, il prefetto di Genova ha disposto la requisizione delle aree. E penso ad aree nei Comuni della prima e della seconda cintura. Perché nelle comunità più piccole, rispetto alle grandi metropoli, è possibile dar loro maggiori occasioni di integrazione. Occorre ?legarli? a un territorio».
?«Bologna ha accettato i profughi di guerra, li ha affidati ai Comuni. Sono nati progetti di inserimento nel mondo del lavoro e nella scuo-la. Non dimentichiamo che negli ultimi dieci anni, anche nel Torinese, sono state inserite nel mondo del lavoro persone che all?inizio nessuno avrebbe pensato di vedere impegnate in un?attività».
?«Certo. Anche loro, i rom, devono cambiare: non si può sempre e solo parlare di diritti e questo loro lo sanno bene. Nella crisi culturale che stanno attraversando sono spesso lasciati soli, non sanno più come affrontare e risolvere i problemi esistenziali dei loro figli che, condizionati dai modelli consumistici, cozzano contro le proprie tradizioni secolari. Per questo è necessario puntare sull’organizza-zione di un Tavolo permanente presso le Prefetture, dove intervengano le istituzioni: Regione, Provincia e Comuni, e vengano investite sì risorse economiche ma che tutti i Comuni offrano la disponibilità ad accogliere piccoli nuclei familiari per l’inclusione nella propria rete»…

Il Comune: troppi 6mila rom a Milano
Milano non può accogliere tutti. «Pronti a introdurre il numero chiuso» dopo la nomina di Lombardi a commissario straordinario
Vivimilano.it 21 maggio
«Seimila rom a Milano sono troppi. Non esiste che restino tutti qua». Il giorno dopo la firma del patto sulla sicurezza, Palazzo Marino chiede al governo di mettere subito mano alla parte normativa, quella che deve riempire di «poteri» il documento siglato con il ministero dell’Interno. A partire dalla nomina del prefetto Gian Valerio Lombardi a commissario straordinario sui nomadi perché l’emergenza rom è tra le priorità di Palazzo Marino. «Il nostro obiettivo ? attacca l’assessore ai Servizi sociali, Mariolina Moioli ? è quello di garantire l’accoglienza all’interno di un patto di legalità per offrire sicurezza ai cittadini e per abbassare il livello del conflitto sociale. Ma questo non si può fare di fronte a una situazione di non governo del fenomeno: 6 mila rom sono troppi». Da qui la richiesta di accelerare sulla nomina di Lombardi (prevista in tre mesi), di chiedere al governo il controllo dei flussi migratori sulla base delle indicazioni dei sindaci e sulla capacità di accoglienza delle città.

Ai nomadi 4 villaggi ma lontani dal centro
Corriere della sera, 19 maggio
Roma – Emergenza nomadi, accattonaggio, prostituzione. Sono tre delle situazioni più a rischio-criminalità nella Capitale, finite nel mirino del Patto per la sicurezza. Veltroni lo dice chiaramente: «Roma città accogliente e solidale, ma per chi vive nella legalità, per chi rispetta le regole». I numeri dei tre fenomeni, che spesso sono collegati dal sottile filo rosso della clandestinità, sono, al momento, da record. A cominciare dal pianeta rom: le stime più o meno ufficiali parlano di 10 mila residenti nella città. 7.500 vivono nei 23 campi regolari o attrezzati. E poi ci sono altre migliaia di persone che dimorano in piccoli accampamenti improvvisati. Baracche, sorgono e scompaiono nel giro di poche settimane lungo il Tevere anche in zone centralissime, magari a poche decine di metri in linea d’aria dalla Ara Pacis. O ? ancora ? c’è chi vive sulle rive dell’Aniene, o nei tanti cunicoli naturali delle aree verdi di periferia?

Sicurezza, seicento uomini in più per Milano
La Moratti: “Aperta la strada al Paese”

Il giornale.it 18 maggio
Milano – Oltre 600 uomini in più tra agenti di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Nucleo d?intervento rapido, e telecamere agli ingressi della città. Sono questi i punti principali del Patto per la sicurezza di Milano firmato oggi dal vice ministro all?interno Marco Minniti col sindaco Letizia Moratti, il presidente della provincia Filippo Penati e il Prefetto Gian Valerio Lombardi.
… «Ringrazio il Governo per l?attenzione rivolta a Milano – ha com-mentato Letizia Moratti – e vorrei dedicare questo patto a tutti coloro che hanno creduto nella mia opera sulla sicurezza e ai sindaci e ai cittadini che hanno sfilato con me il 6 marzo scorso. Milano ha aperto la strada al Paese in questo settore».
Per quanto riguarda i finanziamenti, il Comune di Milano verserà entro due mesi, nell?apposito fondo gestito dalla Prefettura, 1 milio-ne di euro, altrettanto farà la provincia e fondi, ancora non quan-tificati sono attesi dalla Regione. Per il futuro l?Amministrazione Co-munale si è impegnata a utilizzare «i crediti – ha spiegato il vice sindaco De Corato – che abbiamo nei confronti del Ministero della Giustizia per la gestione del palazzo del Tribunale, circa 28 milioni».
… I settori d?intervento saranno principalmente, come ha dichiarato il Prefetto Gian Valerio Lombardi, le occupazioni abusive, i campi nomadi, la violenza sulle donne e i bambini, la tossicodipendenza e la prostituzione, «quei problemi che fanno sentire insicura la città»…

AMATO, SENZA SICUREZZA E’ GUERRA TRA POVERI
Ansa, 18 maggio. Matteo Guidelli
ROMA – Se la sinistra pensa che quello della sicurezza sia un problema solo dei ricchi, commette “un tragico errore”. Perché nelle società globali di oggi accade esattamente l’inverso: è chi ha “pochissimo da difendere, e che proprio per questo si difende ancora più aspramente”, che chiede maggiore tutela. Ed è lui che “se non si sente difeso, diventa nemico di chi gli è più simile”. Insomma, una guerra tra poveri. Il ministro dell’Interno Giuliano Amato presenta il patto per la sicurezza a Roma – più uomini e fondi per la capitale – in contemporanea con Milano, dove è andato il viceministro Minniti: un’intesa che nei prossimi giorni verrà estesa ad altre città italiane. Ma utilizza quasi tutto il suo intervento per mandare messaggi alla maggioranza e al governo. Invita, appunto, a non commettere tragici errori, cadendo in stereotipi lontani anni luce dalla realtà; rilancia le politiche della casa; chiede alle istituzioni, tutte, di “condividere le responsabilità”, perché “da solo lo sceriffo non ce la fa”. “E’ un grande impegno – spiega – e una scommessa totale che noi facciamo, ma abbiamo bisogno anche degli altri” in modo che “l’espressione di solidarietà inter-istituzionale” rappresentata dal patto per la sicurezza, riguardi “l’insieme del nostro assetto istituzionale”?

Più agenti, telecamere e campi rom
Piani per la sicurezza a Roma e Milano

la Repubblica.it 18 maggio
ROMA – Più agenti, più soldi e più sistemi di sorveglianza. E ancora nuove zone dove ospitare i campi nomadi. Sono questi i punti di forza dei “patti di sicurezza” di Roma e di Milano. Martedì prossimo toccherà a Torino, entro la prima settimana di giugno a tutte le aree metropolitane della penisola. Un provvedimento presentato oggi dal ministro dell’Interno Giuliano Amato che avverte: “La sinistra commette un tragico errore se pensa che oggi il problema della sicurezza sia un problema dei ricchi che hanno qualcosa da difendere”. Per il titolare del Viminale il patto è “espressione della solidarietà inter-istituzionale nell’affrontare meglio il problema della sicurezza”. Questa solidarietà, avverte però Amato, “deve esten-dersi ancora e riguardare l’insieme del nostro assetto istituzionale”. Altrimenti, “lo sceriffo da solo non ce la fa”…

Nella giornata di ieri presso la Prefettura della capitale
Siglato il “Patto sulla sicurezza per Roma”

la Voce d?Italia, 19 maggio
Roma, 19 mag. – Siglato nella giornata di ieri il “Patto sulla sicurezza per Roma”.
? Il patto per Roma prevede principalmente interventi in tre settori: emergenza abitativa, contenimento dei campi rom ed un maggiore controllo del territorio. Obiettivi che verranno perseguiti con più uomini e più soldi. Si parla di almeno 200 agenti e 15 milioni in più per la capitale, che insieme a Milano fa da apripista in questa attesa collaborazione tra Stato ed enti locali. Nel corso della presentazione dell’accordo, grande attenzione è stata riservata al problema della turbolenta convivenza con le comunità rom, che a Roma raggiun-gono le 16mila unità. Prevista la creazione di 4 grandi centri di accoglienza, presumibilmente dislocati nei 4 quadranti della città, ed il contemporaneo sgombero di campi e baraccopoli, sorte ormai anche a ridosso del centro storico e lungo le anse dei fiumi Tevere ed Aniene…

*Niente nomadi, siamo la capitale
Nel patto per la sicurezza su Roma, previsti quattro «villaggi della solidarietà» al di fuori del raccordo anulare. Così la città sarà ripulita dagli «zingari»
?il manifesto? 19 maggio. Giovanna Boursier
Nelle cronache del 1400 si legge che era vietato ai rom accamparsi dentro le mura cittadine. Li chiamavano con disprezzo Zingari , Zigeuner , Tziganes , e dovevano mettere le loro tende fuori dal confine urbano. Dentro ci stavano i cittadini, ma i rom non lo erano. Per loro era il secolo dell’arrivo in Europa, dopo la grande migrazione dall’India intorno all’anno Mille, e questi gruppi nomadi e colorati che approdavano in Germania, Italia, Francia, Belgio, incutevano paura, stimolavano odii atavici, non fosse altro che per la loro diversità di abitudini e costumi. Poi ci sono stati altri secoli.
? ieri il ministro degli interni, Giuliano Amato, ha potuto tranquil-lamente presentare e firmare il patto per la sicurezza del governo di centrosinistra. E farlo, oltreché a Milano, a Roma, con un sindaco di centrosinistra, e presidenti di provincia e regione pure di centrosinistra. Eppure c’erano tutti, a legiferare come fossimo nel Medioevo, dicendo, sostanzialmente, i rom fuori dalle città. Oggi, al posto delle mura, c’è il raccordo anulare, e infatti hanno scritto che entro un anno tutti gli insediamenti rom abusivi saranno abbattuti e sostituiti da quattro “villaggi della solidarietà”, mille posti ciascuno, da costruire fuori dalla cinta urbana, oltre il raccordo anulare, appunto. E questi villaggi della solidarietà saranno controllati e vigilati da un centinaio di agenti specializzati del Viminale.
? Verrebbe da chiedere conto di tutto quello che hanno fatto negli anni precedenti gli stessi e altri amministratori quando costruivano altri campi, alle volte li chiamavano nello stesso modo, “villaggi della solidarietà”, e oggi li sgomberano. Come Villa Troili, attrezzata con i containers dalla giunta Rutelli, o Foro Boario, dove vivevano un centinaio di persone e non troppo male, con le roulottes e persino una tenda che faceva da chiesa, dove i bambini andavano a scuola e li trovavi sorridenti e dove, un mese fa, sono arrivate le ruspe e adesso tutti vivono sul greto del Tevere. Verrebbe anche da chiedere se hanno letto i dati sulla città: perché quattro per mille persone fa quattromila, e a Roma gli insediamenti abusivi sono un’ottantina e le persone che ci vivono almeno diecimila. E verrebbe infine da chiedere se invece che affrontare davvero il problema, per esempio con una politica seria della casa anche per i rom, e riconoscendoli come minoranza etnica con una cultura da difendere, non sia più semplice arraffare consensi cavalcando emergenze criminalità più o meno false.
Mentre i mezzi di informazione scrivono “rom” prima di tutto nei fatti di cronaca come quello di Giuliano, ma non lo scrivono a proposito della bambina rom uccisa da un napoletano. Le parole, che fanno a pugni, senza dubbio indicano politiche. Che dicono siete pericolosi, non avete diritti e se ne avete dovete riguadagnarveli ogni giorno, per esempio se siete cittadini lo siete meno degli altri, e poi siete accattoni, ladri, criminali, forse anche asociali. Come dicevano altri che hanno fatto altri campi. Ad Auschwitz, ad esempio, dove il sindaco di Roma va tutti gli anni, insieme ai ragazzi delle scuole superiori. Li accompagna nella speranza che quella storia non si ripeta. Parla con loro della deportazione, poi torna a Roma e firma queste cose.

Sono 160 mila di cui 50 mila i romeni. Allarme per il flusso dall’est che cresce mese dopo mese. Il dossier dell’Opera nomadi e un allarme sociale evidente, da Appignano a Roma, da Napoli a Milano
1- FRA CRONACA NERA E INTEGRAZIONE
FOTOGRAFIA DELLA REALTÀ NOMADE IN ITALIA

Almeno tredici ceppi diversi suddivisi in tre grandi famiglie: italiani, ex jugoslavi e romeni. Solo il 10 per cento dei bimbi arriva alla terza media. Ventimila minori non vaccinati. Oltre 500 campi abusivi
la repubblica.it 18 maggio. Di Claudia Fusani
?Quanti sono – A febbraio l’Opera nomadi, ente morale nato nel 1965 con trenta sezioni provinciali, ha aggiornato la fotografia sul variegato mondo rom e sinti in Italia in un congresso nazionale. Non esistono censimenti ufficiali che dicano con esattezza quanti sono. Stime ufficiali parlano di 160 mila persone di cui 70 mila con cittadinanza italiana e 90 provenienti dai Balcani, di cui la metà dalla ex Jugoslavia a partire dal 1966 con punte altissime nei primi anni novanta, e l’altra metà da Bulgaria e soprattutto Romania “direttrice che registra un costante aumento”.
In Europa la minoranza rom/sinta è stata definita “la minoranza più numerosa dell’Unione europea”. In Italia “pesa” con una percen-tuale pari allo 0,3 per cento della polazione. In genere si può dire che è un popolo con una bassa speranza di vita, l’età media è tra i 40 e i 50 anni, e con un’alta percentuale di minori (il 60 per cento ha meno di 18 anni). Tra questi il 47 per cento ha dai 6 ai 14 anni; il 23 per cento tra i 15 e i 18; il trenta per cento tra 0 e 5 anni. Sono dati, questi, che raccontano bene al tempo stesso della emarginazione e della impossibilità di un’integrazione: in Italia c’è una minoranza di migliaia e migliaia di persone che nonostante viva qui da anni e in molti casi abbia anche la cittadinanza, resta fuori – si mette fuori – da un sistema sanitario evoluto e per lo più gratuito. Non mancano certo le convenzioni sanitarie per controlli e vaccinazioni. Ma il più delle volte sono gli stessi rom che rifiutano l’assistenza…

2-STORIE DI ORDINARIA INTEGRAZIONE
Quelli che sono riusciti a trovare un lavoro e a mandare i figli a scuola. Da Milano a Roma passando per Fano. Ma solo il dieci per cento ce la fa. La storia di Vintila, rom romeno titolare di impresa edile e judicator nel suo campo. Il paradosso di Walter, sinti, italiano, quattro figli, paga le tasse ma non riesce ad avere una casa
la repubblica.it 22 maggio. Di Claudia Fusani
ROMA – “Mi chiamo Belykize, nella mia lingua era il nome della regina di Saba. Ho 19 anni, sono zingara e ne sono fiera. E questa, l’Italia, è la mia terra”. Belykize è una rom kosovara nata in Italia, a Napoli, dove la sua famiglia è arrivata nel 1985 da Mitrovica, città ora sotto il controllo delle Nazioni Unite, uno di quei distretti simbolo dei furori etnici scoppiati nei Balcani. Belykise è sempre andata a scuola, fin dall’asilo, e ora frequenta l’ultimo anno dell’istituto tecnico “Adriano Olivetti” di Fano. “So cucire, modifico i vestiti, so ballare, mi porto dietro tutti i colori e i suoni della cultura della mia gente e il mio sogno è aprire un negozio oppure lavorare come commessa”.
Poi le voci di Arif Thairi, il padre di Belykise; di Costantin Marin Vintila, rom romeno, un judicator a capo del cris, il tribunale della sua comunità che è il campo nomadi vicino al Cimitero Maggiore a Milano. E di Walter Tanoni, un sinti italiano, giostraio figlio di una famiglia di giostrai da quattro generazioni e ora preoccupato di segnare le differenze: “I sinti italiani sono zingari ma più nomadi: siamo cittadini italiani in tutti i sensi e paghiamo le tasse. Il problema sono gli altri zingari, gli slavi e adesso i romeni, che rischiano di avere più diritti di noi”. Sono quelli che ce l’hanno fatta. Che si sono integrati senza omologarsi, senza rinunciare a ciò per cui i popoli e le culture zigane sono riuscite nel tempo – ma sempre meno – ad affascinare: quel misto di anarchia mescolato alla capacità di fare festa, di gioire e di convivere con le tragedie quotidiane. Secondo il presidente dell’O-pera Nomadi Massimo Converso “in Italia solo il 10 per cento dei 160 mila rom ufficiali si sono integrati”. Forse una percentuale ottimista. Di sicuro minima. Ognuno di loro ce l’ha fatta in un modo diverso.
Arif, tre nazioni in una sola casa – Belykize non è un “miracolo”. E quindi può non essere un’eccezione. Se lei ce l’ha fatta – e senza nemmeno troppo faticare – dietro di lei ci sono un padre e una madre che invece di fatica ne hanno fatta molta. Arif Thairi, il padre, oggi ha la sua partita Iva e una ditta di autotrasporti e facchinaggio a Fano. Prima, per 14 anni, ha lavorato nei cantieri navali. Prima ancora ha lottato con le unghie e con i denti nei campi rom di Napoli e Messina. E’ originario di Mitrovica ed è arrivato in Italia nel 1985. Ha 45 anni ma se lo ascolti sembra che abbia già fatto sette vite. “Da Mitrovica negli anni è scappato un intero quartiere, 180 mila persone, prima per le persecuzioni poi per la guerre. La mia famiglia è di origine rom, zigana, ma noi a Mitrovica avevamo la nostra casa e quando ci passavano davanti quelli con le roulotte dicevamo che non avremmo mai voluto fare quella fine. Poi siamo dovuti scappare e adesso non abbiamo più documenti di nulla, nè della casa, nè del casellario giudiziario, nè del comune perchè Mitrovica non si sa più di chi è. Così, io che potrei avere la carta di soggiorno e chiedere la cittadinanza, non posso avere nulla perchè l’Italia non sa se sono serbo, kosovaro o croato”.
Vintila, il rom romeno – Una barbona bianca folta, 54 anni, venti nipoti, capo-famiglia di un clan di 50-60 persone: Costantin Marin Vintila è proprio lo zingaro dell’immaginario romantico, per quel poco che può sopravvivere in qualcuno di noi. “Sono anche judicator – racconta – sono l’anziano che giudica le liti interne e familiari, convoco il cris e decido chi ha torto e chi no”. Una giustizia parallela a quella italiana? “No per carità, sto parlando di questioni interne, liti di famiglia. Per il resto posso dire che siamo l’occhio della polizia dentro il campo”. Vintila è in Italia dal 1991, vive a Milano nel campo vicino al cimitero Maggiore che ospita 7-800 persone. Non è certo uno dell’ultimo flusso dalla Romania. Però si dichiara con grande orgoglio “cittadino europeo, sono come un francese e un tedesco”. Non ha una casa, (“e come potrei se non ce l’hanno neppure gli italiani”) ma ha una ditta edile e la sua partita Iva. “I miei figli lavorano con me, uno fa il benzinaio, qualcuno ha trovato casa, in affitto, ma non ha detto di essere rom”. Vintila è per la tolleranza zero:”Servono più controlli e pene rigorose per i genitori che non mandano i bambini a scuola e li mandano a chiedere l’elemosina. Pene ancora più dure per gli adulti che rubano. Deve restare qui solo chi rispetta le regole. Gli altri fuori, altrimenti danneggiano tutti noi che siamo venuti per lavorare”.

Viaggio nei paesi europei alla ricerca di un’integrazione possibile
Nel continente sono tra i 9 e i 12 milioni: ma non esistono censimenti

3- I ROM E L’EUROPA
Dal rigore tedesco alla Francia modello “bastone e carota”
I Rapporti della Divisione Roma and Travellers del Consiglio europeo
L’Italia ha la maglia nera. Ovunque esistono Uffici centrali nazionali
la repubblica.it 3 giugno. Di Claudia Fusani
ROMA – Sono “qualcosa” che non può essere ignorato. “Esistono” e devi farci i conti. Sono, spesso, un “problema” per gli altri, cioè “noi”; ma soprattutto per se stessi: condizioni igienico sanitarie pessime, massimo della devianza, nessuna integrazione. Tutto vero. Eppure se cerchi di capire come l’Europa affronta la questione rom e zingari rimbalzi in un muro di vaghezza e pressapochismo. Nonostante gli sforzi del Dipartimento Roma and Travellers (Rom e camminanti, due delle varie etnie zingare), l’ufficio nato nel 1993 a Strasburgo nell’ambito del Consiglio Europeo per fronteggiare la questione rom e che ogni anno produce pagine e pagine di relazioni, rapporti internazionali, raccomandazioni, manca totalmente un progetto esecutivo. Dalle parole non si riesce a passare ai fatti. Risultato: se l’Italia non sa da che parte cominciare per affrontare la questione rom, l’Europa è messa più o meno nelle stesse condizioni.
“Purtroppo non esiste un modello unico per affrontare la questione” dice Maria Ochoa-Llido, responsabile del Dipartimento rom e migranti del Consiglio di Europa. “La situazione varia da paese a paese e ogni governo affronta la questione con un proprio approccio politico. Negli ultimi venti anni le cose stanno cambiando e il Consiglio d’Europa se ne sta facendo carico sul fronte dei diritti umani, dei diritti delle minoranze e in funzione dell’integrazione sociale”.
Negli anni, attraverso numerose Raccomandazioni – ad esempio sulle condizioni abitative (2005), sulle condizioni economiche e lavorative (2001), sui campi e sul nomadismo (2004) – si è cercato di dare almeno una cornice di riferimento, linee guida ai vari stati per gestire la continua emergenza rom. Buone intenzioni, quindi, ma scarsi risultati. Secondo il Rapporto annuale della Commissione europea contro il razzismo e le intolleranze presentato al Parlamento Europeo il 23 novembre 2005, i Rom risultano la popolazione più discriminata d’Europa. Svantaggiati nel lavoro, nell’alloggio, nell’i-struzione e nella legislazione ma anche vittime regolari di continue violenze razziste. Il Rapporto – va detto – non si occupa dell’aspetto devianze, cioè criminale, che caratterizza da sempre la popolazione rom e che tanto pesa nel non-inserimento sociale degli zingari.
Una minoranza di 9-12 milioni di persone – Uno dei file più aggiornati della Divisione Roma and Travellers sono i numeri. Che vista l’assenza di censimenti della popolazione rom – per il timore che possano diventare strumenti discriminatori – è già tantissimo. In Europa si calcola che viva un gruppo di circa 9-12 milioni di persone, in qualche paese del centro e dell’est europa – Romania, Bulgaria, Serbia, Turchia, Slovacchia – arrivano a rappresentare fino al 5 per cento della popolazione. Scorrendo i fogli delle statistiche ufficiali europee (aggiornate al giugno 2006), colpisce come nei paesi della vecchia Europa, nonostante la presenza e l’afflusso continuo di popolazione rom, manchi del tutto un loro censimento. Eppure conoscere i contorni del problema dovrebbe essere il primo passo per approcciarlo. Sono censiti solo gli zingari che vivono nei paesi dell’est Europa, dal 1400 la “casa” dei popoli nomadi in arrivo dall’India del nord est.
La Romania guida la classifica dei paesi con maggior numero di gitani: l’ultimo censimento ufficiale del 2002 parla di una minoranza che si aggira tra il milione e 200 mila e i due milioni e mezzo. Seguono Bulgaria, Spagna e Ungheria a pari merito (800 mila), Serbia e Repubblica Slovacca (520 mila), Francia e Russia (tra i 340 e 400 mila; ma secondo il rapporto di Dominique Steinberger del 2000 in Francia vivrebbero almeno un milione di zingari), Regno Unito (300 mila), Macedonia (260 mila), Repubblica ceca (300 mila), Grecia (350 mila). L’Italia è al quattordicesimo posto con una stima, ufficiosa in assenza di un censimento, che si aggira sui 120 mila. Sappiamo che oggi quel numero è salito fino a 150-170 mila. Facendo un confronto con i paesi della vecchia Europa, è una stima inferiore rispetto a Spagna e Francia, Regno Unito e Germania. Sui motivi di queste concentrazioni la Storia conta poco: se è vero che la Germania nazista pianificò, come per gli ebrei, lo sterminio degli zingari (Porrajmos) e nei campi di concentramento tedeschi morirono 500 mila rom, in Spagna la dittatura di Franco ha tenuto in vigore fino agli anni settanta la legislazione speciale contro i gitani eppure gli zingari continuano ad essere, e sono sempre stati, tantissimi.
Il caso italiano – A scorrere i Rapporti del Consiglio europeo, l’Italia sembra avere la maglia nera nella gestione della questione rom. La lista delle “mancanze” italiane è lunghissima. Contrariamente agli altri paesi della vecchia Europa, non abbiamo una politica certa sui documenti di identità e di soggiorno mentre in altri paesi hanno la carta di soggiorno e anche i passaporti. Nonostante molti Rom e Sinti vivano in Italia da decenni, non hanno la cittadinanza col risultato che migliaia di bambini rom nati in Italia risultano apolidi; gli stessi bambini non vanno a scuola e non hanno accesso all’educazione; non sono riconosciuti come minoranza linguistica. L’Italia, soprattutto, continua ad insistere nell’errore di considerare queste persone nomadi segregandole in campi sprovvisti dei servizi e diritti basilari mentre invece sono persone a tutti gli effetti stanziali. Si legge a pag. 29 del rapporto: “Non si riscontra a livello nazionale un coordinamento. E in assenza di una guida a livello nazionale, la questione non potrà mai essere affrontata in modo valido”. Bocciati, su tutta la linea. Persino “puniti” nel dicembre 2004 per la violazione della disposizione sul diritto alla casa. “Puniti” anche Bulgaria e Grecia…

>>OPINIONI

Non ne posso più. Della «sicurezza»
il manifesto, 19 maggio. Alessandro Dal Lago
Se non erriamo, tra i firmatari del patto sulla sicurezza c’è lo stesso on. Minniti che ieri ha avanzato sospetti di «terrorismo» sul seque-stro dell’autobus di Alessandria. A Milano il patto prevede l’instal-lazione di videocamere all’ingresso della città, nonché la dislocazione dei magazzini dei cinesi nell’hinterland e il pattugliamento rafforzato nelle zone a rischio. A Roma l’amministrazione Veltroni provvede allo sradicamento dei campi rom e si prende un po’ di mesi di tempo per trovare altre aree in cui insediare i cittadini Ue nomadi. Il prefetto Serra coordinerà un’apposita task force. La Lega minaccia «passeg-giate» in altri campi rom. In alcune città italiane, Forza nuova fa lavoro sociale nei quartieri aizzando i «proletari» contro gli stranieri. Nel frattempo, l’inchiesta sul clamoroso caso di pedofilia in provincia di Roma si è un po’ sgonfiata. I procuratori chiedono l’incidente probatorio con partecipazione dei bambini e gli psicologi insorgono. Un anno fa, sotto casa mia, nei pittoreschi carrugi di Genova, una donna è stata sgozzata a notte fonda. L’opinione diffusa ha incolpato prontamente i «marocchini». Due ne sono stati arrestati e rilasciati poco dopo come estranei ai fatti. Dell’omicidio è stato accusato il fidanzato italiano della donna, che è ancora sotto inchiesta…

Nomadi, i campi della discordia
L’urbanizzazione forzata divide

La repubblica.it 19 maggio
Non piace alla destra, ma non piace nemmeno ai nomadi, l’idea di costruire alla periferia di Roma, al di fuori del grande raccordo anulare, quattro grandi insediamenti per 4000 zingari che oggi vivono nelle baraccopoli abusive. Il piano sicurezza del ministro Amato è appena stato presentato e già infuriano le polemiche.
Con le opinioni di Massimo Converso, don Vinicio Colmegna, l’asses-sore Raffaella Milano, Moni Ovadia, Mariolina Moioli, Laura Balbo…

________note a margine______________

SUCAR DROM, ROM SINTI @ POLITICA E LA SINDROME DI GIUDA
Dispiace constatare come anche in questa situazione di emergenza, dove si invita all?unità (pur temporanea e differenziata) le frammen-tate associazioni a tutela dei Rom/Sinti per una manifestazione nazionale, Carlo Berini (socio Opera Nomadi) e Nazzareno Guarnieri (socio Opera Nomadi) non perdano occasione di criticare e di dileg-giare l?Opera Nomadi che incrementerebbe, o trascurerebbe, il cosiddetto ?allarme Rom?. Nessuna critica, invece e per esempio, ad altre associazioni tipo Caritas e Sant?Egidio, che a Roma firmano il ?patto sociale? col sindaco Veltroni. Nessuna critica, anche artificiosa – offensiva e pretestuosa ma magari costruttiva, dei sunnominati soci Opera Nomadi ai coordinamenti, seminari, gruppi di lavoro, mo-bilitazioni Opera Nomadi degli ultimi cinque anni (due sole parte-cipazioni di Opera Nomadi Mantova). Gli articoli si trovano, rispet-tivamente, su Sucar drom sabato 19 maggio e su Rom Sinti @ Politica ? giovedì 17 maggio. Su due dei pochissimi mezzi disponibili per una informazione corretta sulle tematiche Rom/Sinti.
Informazione sui Rom/Sinti che, come dicono le ?raccomandazioni? del Consiglio d?Europa, sono spesso deviate da episodi di cronaca nera e di mala-informazione tese a screditare queste popolazioni. L?ONU, da parte sua, suggerisce l’istituzione di una specie di ?carta di Treviso?, come per i minori, per garantire una informazione corretta sulle tematiche Rom/Sinti. ?Carta? da far sottoscrivere anche a Sucar drom e Rom Sinti @ Politica.

Riferimenti: Firmata la legge di ?sicurezza? nazionale

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?Allarme rom": firmata la legge di ?sicurezza? nazionale

20 Maggio 2007 Commenti chiusi


Roma, 18 maggio. Il Ministero dell?Interno firma il ?patto per la sicurezza? con le città di Roma e Milano. Martedì tocca a Torino, entro giugno il resto d?Italia. Fra le priorità l?emergenza Rom: a Roma il trasferimento dei nomadi fuori città (quattromila in quattro campi attrezzati e presidiati, diecimila dispersi), a Milano l??allarme Rom? è abbinato al ?pericolo giallo? (Cinesi di ?chinatown? che saranno delocalizzati in periferia). A Milano la sindaca Moratti ottiene più poliziotti nelle strade e videocamere agli ingressi della città: i settori d?intervento saranno principalmente, ha dichiarato il Prefetto Gian Valerio Lombardi, le occupazioni abusive, i campi nomadi, la violenza sulle donne e i bambini, la tossicodipendenza e la prostituzione, «quei problemi che fanno sentire insicura la città».

LEGGE SPECIALE
Non si tratta di un ?patto?, che dovrebbe essere firmato anche dai contraenti (anche Nuvola Rossa firmava i trattati di internamento nelle ?riserve indiane?), ma di una vera e propria ?legge speciale? imposta ai Rom per garantire la supposta sicurezza. Ci manca solo il servizio vigilanza, ai ?campi nomadi?, garantito dalle guardie auto-ctone. Il ?patto? per Roma è mirato soprattutto all?allontanamento dei Rom dalla capitale: le cifre dicono di quattromila Rom nei ?campi attrezzati? mentre degli altri 10 mila (circa) presenti in città non si sa niente. Più articolato quello di Milano che affronta le tematiche seguenti: Campi Nomadi, Immigrazione e integrazione, occupazioni abusive di aree ed edifici dismessi, prostituzione, droga e disagio giovanile, abusivismo commerciale.

>PATTI PER LA SICUREZZA: firmati a Roma e Milano gli accordi tra governo ed enti locali per contrastare la criminalità
Il Ministro Amato a Roma e il Viceministro Minniti a Milano presenti alla firma dei protocolli che impegnano ad una maggiore colla-borazione tra Stato e grandi città
Ministero dell?Interno, 18 maggio

I Patti per la sicurezza sono «espressione della solidarietà inter-istituzionale nell’affrontare meglio il problema della sicurezza.» Questo il commento del ministro dell’Interno Giuliano Amato sui Patti per la sicurezza siglati oggi a Roma e a Milano e che saranno firmati nei prossimi giorni anche nelle altre città italiane.
La solidarietà tra istituzioni «deve estendersi ancora e riguardare l’insieme del nostro assetto istituzionale» ha proseguito Amato, sottolineando che l’azione di contrasto alla criminalità è efficace se si riduce «il bacino di potenziale criminalità» e per farlo serve, appunto la collaborazione di tutti gli organi dello Stato. Maggiore collabo-razione tra Stato ed enti locali, «un raccordo che è condivisione di responsabilità – ha detto il ministro – che porta a una nuova forma di collaborazione».
Il protocollo, firmato a Roma nella sede della Prefettura da Walter Veltroni, Enrico Gasbarra, Piero Marrazzo e dal Prefetto Serra – oltre al ministro Amato – prevede infatti più fondi, più uomini e una serie di azioni mirate per la sicurezza. Sono previsti interventi per affrontare la questione dei rom, misure anticontraffazione, interventi di contrasto allo sfruttamento della prostituzione e all’abusivismo commerciale. Partono anche una riorganizzazione dei presidi delle forze dell’ordine, l’intensificazione delle funzioni dei “poliziotti di quartiere”, il contrasto alle “forme di mendacità organizzata”. I fondi: 11 milioni di euro in 3 anni dalla Regione Lazio, 4 milioni dal Comune di Roma e un ulteriore contributo da parte della Provincia di Roma, da stabilirsi in sede di assestamento di bilancio. Questo Fondo speciale per la sicurezza di Roma sarà devoluto al ministero dell’Interno e gestito dalla Prefettura. La Guardia di finanza avrà 50 uomini in più per contrastare i fenomeni di fabbricazione, intro-duzione e commercio di merci contraffatte ed alterate. E tra Polizia e carabinieri arriveranno altri 150 uomini di rinforzo. Sarà, infine, completamente rivisto l’assetto dei campi rom, con la nascita di 4 villagi appositamente attrezzati in località da definire.

A Milano, alla presenza del Viceministro Marco Minniti, è stato firmato nella sede della Prefettura il Patto per Milano Sicura. «Cento uomini in più dalla Polizia – ha annunciato Minniti presentando i provve-dimenti adottati in collaborazione con le istituzioni milanesi – che si aggiungono ai 114 già inviati, più 130 nuovi carabinieri per Milano e comuni dell’hinterland- La Guardia di Finanza ci mette 95 uomini in più che avranno particolare attenzione alla contraffazione anche fuori la cintura milanese».
«Una risposta forte» ha detto Minniti, che prevede anche un «fondo speciale immediatamente disponibile per la Prefettura e per il Comitato per la sicurezza», una risposta che garantirà «flessibilità e prontezza di intervento» con l’impegno a una «verifica del patto ogni anno per adeguarlo a eventuali nuove esigenze».
«Oggi consegnamo, con una cooperazione piena tra Stato e enti locali un prodotto di altissima qualità» ha spiegato Minniti. «Con un Patto che entra nel dettaglio, che definisce le linee per l’azione e la prevenzione, abbiamo affrontato il tema della Grande Milano, ma faremo lo stesso patto a Roma, poi a Torino e via via nelle altre grandi città metropolitane».

PATTO PER ROMA SICURA
Roma, 18 maggio. Dal sito del Ministero dell?Interno
Il ?patto? è firmato da Prefettura di Roma, Comune di Roma, Provincia di Roma, Regione Lazio. Alla sottoscrizione presenzia il Ministro dell?Interno.

CONSIDERATO
che il diritto alla sicurezza ed alla qualità della vita urbana è una priorità che richiede, a fronte di problematiche complesse, l?azione congiunta e sinergica di più livelli di governo, nell?ambito delle rispettive responsabilità, nonché la promozione, anche in via sussidiaria, di interrelazioni finalizzate ad avvicinare, sempre più, i dispositivi di prevenzione alla percezione dei cittadini?
SI CONVIENE
… La Regione Lazio si impegna per un finanziamento di undici milioni di Euro in tre anni; la Provincia di Roma si impegna per un finanziamento da definire in sede di assestamento di bilancio; il Comune di Roma si impegna per una somma pari a 4 milioni di Euro.
? Nell?ambito delle politiche di sicurezza urbana e di ordinata convivenza sociale, è costituita dal Prefetto, d?intesa con il Sindaco, ? presso la Prefettura di Roma ? una Commissione intesa a promuovere interventi risolutivi delle esigenze di contenimento delle popolazioni senza territorio, nonché inclusione sociale, attraverso, rispettivamente: la costruzione di quattro villaggi della solidarietà in aree attrezzate in grado di ospitare circa 1000 persone -ciascuno da realizzare su aree comunali o demaniali- disciplinati da specifici regolamenti di gestione;
? la Commissione (istituita presso la prefettura dal Prefetto d?intesa col Sindaco) provvederà ad individuare, entro tre mesi, ed il Comune realizzerà, entro nove mesi, i predetti ?villaggi?; tali strutture ver-ranno gestite dal Comune stesso, fruendo di servizi di mirata vigi-lanza effettuati dalle Forze di polizia, nell?ambito delle proprie com-petenze funzionali e del rinforzato dispositivo di controllo del territorio.
Le Forze di polizia provvederanno nel contempo ad intensificare l?attività di vigilanza dedicata sugli attuali insediamenti autorizzati. Nei confronti di insediamenti abusivi, ovvero di eventuali situazioni di pericolo accertate in quelli autorizzati, la Commissione definisce un programma di prevenzione e di recupero delle situazioni di illegalità e di degrado, nell?ambito del quale potranno essere, ove necessario, assicurati servizi di controllo integrati, disposti dalle Autorità di P.S.
? Per le esigenze di vigilanza e di intervento di cui sopra viene disposta l?assegnazione di ulteriori 150 elementi (75 della Polizia di Stato e 75 dell?Arma dei Carabinieri).

PATTO PER MILANO SICURA
Patto per la sicurezza urbana fra il Prefetto ed il Sindaco di Milano
Milano 18 maggio. Dal sito del Ministero dell?Interno
Il “patto” è firmato dal Prefetto e dal Sindaco di Milano. Alla sottoscrizione presenzia il Vice Ministro dell?Interno On. Marco Minniti

PREMESSO, altresì,
- che i cittadini milanesi manifestano un crescente senso di insi-curezza ? determinato dall?attuale stato dell?ordine e della sicurezza pubblica – con raccolte di firme ed altre iniziative pubbliche, testi-monianza di un disagio suscettibile di modificare in prospettiva le abitudini di vita e la vivibilità della città;
- che l?allarme risulta maggiore nelle zone e nei quartieri periferici;
- che la città di Milano, quale polo attrattivo per il benessere offerto, soffre della presenza di numerosi cittadini extracomunitari irregolari e di nomadi, che si sono stabilmente insediati nel territorio, utilizzando strutture abusive in aree ed immobili dismessi;
- che la sensazione di insicurezza risulta accresciuta dal radicamento di alcuni fenomeni sintomatici di un diffuso disagio sociale, come il consumo, lo spaccio di droga e la prostituzione di strada, anche minorile; …
VISTO
- il ?Protocollo d?intesa per la realizzazione del piano strategico emergenza Rom nella città di Milano? siglato dal Prefetto di Milano, dal Presidente della Regione Lombardia, dal Presidente della Provincia e dal Sindaco di Milano 21 settembre 2006 alla presenza del Ministro dell?interno (allegato n. 1);

Tutto ciò premesso, si stipula e conviene quanto segue
Art.2
(CAMPI NOMADI)
1. Le parti, per dare attuazione al ?Protocollo d?intesa per la realizzazione del piano strategico emergenza Rom nella città di Milano?, si impegnano a formulare al Governo ? entro tre mesi dalla sottoscrizione – una proposta per il conferimento di poteri straor-dinari ad un Commissario Straordinario, da individuarsi nella persona del Prefetto di Milano.
2. Il Prefetto si impegna ad istituire un ?Gruppo di Lavoro? con la partecipazione di rappresentanti del Comune, della Provincia, della Regione e di ogni altro soggetto ritenuto necessario per la gestione del fenomeno del nomadismo nell?ambito del sopraccitato Protocollo.
3. lI ?Gruppo di Lavoro? dovrà, in modo particolare, studiare il feno-meno del nomadismo e quello relativo a etnie stanziali, distinguendo le due realtà e operando, ai fini della dislocazione degli insediamenti, anche in relazione alle capacità di assorbimento di ciascun territorio,
Art. 3
(IMMIGRAZIONE E INTEGRAZIONE)
2. Per quanto riguarda, in particolare, il ?quartiere cinese? della zona Sarpi, sarà concordato, d?intesa anche con i rappresentanti della comunità cinese, un progetto che preveda la delocalizzazione delle attività incompatibili con la vocazione residenziale del tessuto urbano interessato.
Art. 11
(ORGANI DELLE FORZE DI POLIZIA E DELLA POLIZIA LOCALE)
9. Le parti si impegnano a completare l?efficace sistema di video-sorveglianza con tecnologie innovative e con l?installazione di telecamere da posizionare nelle aree più a rischio della città e lungo i tratti viari di accesso ed uscita rispetto alle medesime, facente capo alle Sale operative delle Forze dell?Ordine nonché della Polizia Locale. Nel rigoroso rispetto delle norme sulla privacy e della circolare ministeriale 8 febbraio 2005 in materia, previa installazione di apposito sistema a cura delle società concessionarie che gestiscono le specifiche tratte, sarà possibile rilevare le auto rubate che transitano per i relativi varchi. Il Ministro dell?interno renderà disponibile un apposito reparto per la gestione di tale sistema.

RIFERIMENTI:
Sindaci razzisti, Prefetti Speciali e in-Sicurezza: deriva italiana

Romano Lil, 18 maggio
Roma. Comunicato dell?Opera Nomadi Nazionale sulla ?in-sicurezza? che alimenta misure militari invece che progetti di integrazione: a Verona il candidato sindaco è stato condannato per razzismo verso i Rom/Sinti, a Roma si conferiscono poteri speciali al Prefetto verso i Rom, i Rom (e le Prostitute) diventano capro espiatorio di un problema di in-sicurezza nazionale affrontato a ?leggi speciali?: fra poco ci sarà anche il coprifuoco e voleranno le pallottole. Il ?patto di legalità? verso i Rom, un vero e proprio abominio giuridico, diventa nazionale. Le misure militari aumentano la devianza, servono invece progetti di integrazione, che sono anche molto meno costosi di quelli di repressione e segregazione.

Immagine tratta da Archivio Romano Lil, 8 maggio

Riferimenti: Allarme sicurezza: l?Italia s?è destra

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Sindaci razzisti, Prefetti Speciali e in-Sicurezza: deriva italiana

18 Maggio 2007 1 commento


Roma. Comunicato dell?Opera Nomadi Nazionale sulla ?in-sicurezza? che alimenta misure militari invece che progetti di integrazione: a Verona il candidato sindaco è stato condannato per razzismo verso i Rom/Sinti, a Roma si conferiscono poteri speciali al Prefetto verso i Rom, i Rom (e le Prostitute) diventano capro espiatorio di un problema di in-sicurezza nazionale affrontato a ?leggi speciali?: fra poco ci sarà anche il coprifuoco e voleranno le pallottole. Il ?patto di legalità? verso i Rom, un vero e proprio abominio giuridico partito da Milano, si trasforma in “sicurezza” e diventa nazionale. Le misure militari aumentano la devianza, servono invece progetti di integrazione, che sono anche molto meno costosi di quelli di repressione e segregazione.

EMERGENZE: ?CAMPI NOMADI? E CLANDESTINI
Due anni fa la redazione di Romano Lil ha iniziato la ?campagna? contro i ?campi nomadi?- lager istituzionali (No ai campi nomadi NO ai CPT), in linea con l?Opera Nomadi che in diverse città ha lavorato attivamente, e da anni, per lo smantellamento dei campi: non con villaggi più o meno attrezzati (lager istituzionali presidiati dalla Poli-zia) ma con redistribuzione abitativa, concordata coi residenti, che metta al primo posto la casa. La campagna mediatica ha prodotto appelli e lettere precise: alla coalizione Prodi in campagna eletto-rale, al Presidente della Repubblica, al ministro Ferrero.
Dal 1999 l?Opera Nomadi, a partire da Torino con Secondo Massano e col presidente nazionale Salomoni, propone una ?sanatoria? per la regolarizzazione dei Rom immigrati, per farli uscire dalla clande-stinità deviante e farli diventare visibili come con-cittadini.

LEGGE SPECIALE
Il ?patto di sicurezza? più che un patto firmato da due contraenti sembra una ?legge speciale? indirizzata soprattutto verso gli stra-nieri. Con queste misure il Governo del Paese, all?ottavo posto nel mondo per ?stato di benessere?, rischia di prendere la strada della persecuzione e della criminalizzazione dei Migranti e dei Rom, alimentando solo l’isteria contro lo straniero, il diverso per antono-masia, e producendo falsa sicurezza sociale ai danni degli ultimi e degli emarginati, immolati ancora come capro espiatorio sugli altari di un falso ?benessere?. Benessere da difendere, con forze militari e con barriere sempre più fortificate, da mendicanti e disperati che vivono nelle baraccopoli d’Italia. Benessere che si dovrebbe misu-rare, invece, a partire proprio dalle fasce sociali più deboli.

LA ?SICUREZZA? DEI ROM (per esempio)
J.D., figlio di Rom dalla Yugoslavia, nato e residente a Roma, anni 25. Rischia quotidianamente l?espulsione verso un Paese, la Bosnia-Erzegovina, che non conosce e che non esisteva quando è nato. Nato e vissuto nei ?campi nomadi?, comunali e abusivi, nomade ?nel senso di sfollato, da uno sgombero all?altro. I pochi diritti di cui godeva, la scuola ?per esempio, si sono esauriti al compimento del 18° anno. Non ha patente, non può lavorare regolarmente, non può fare domanda per la casa popolare, vive in un insediamento abusivo con moglie e figli come lui espellibili in ogni momento. Come so-pravvive questa famiglia, giorno per giorno? Lavoro in nero, furto, questua (e se usa i bambini per impietosire i passanti c’è il reato di “induzione alla schiavitù”)? A Roma, in Italia, come J.D. ci sono mi-gliaia di persone. Quale sicurezza di vita per loro che non sia la ga-lera (piuttosto che l?espulsione) che costa allo Stato 300 euro al giorno a persona? Decine di migliaia di bambini rom romeni non sono vaccinati, non vanno a scuola e vivono in baracche. Quale sicurezza per loro in ossequio alle svariate leggi a protezione dei minori? E quale futuro da queste tragedie?

LAVORO, REGOLARIZZAZIONE E CASA CONTRO LA CRIMINALITA?
I ?campi nomadi? e la clandestinizzazione voluta e forzata producono altissimi costi in ?morte sociale? e devianza criminale. Il lavoro, la regolarizzazione, la casa sono i più grandi deterrenti alla criminalità, costano molto meno e producono ricchezza sociale.

I COSTI ECONOMICI (per esempio)
I costi economici dei “villaggi” da mille persone sono di circa tre milioni di euro all’uno (Gli otto punti del patto di sicurezza Comune di Roma-Prefettura, più le spese per il presidio permanente della polizia, della gestione campo e varie. Con un milione di euro si potrebbero ristrutturare casolari dismessi, appartamenti di edilizia pubblica, case cantoniere, utilizzando l’esperta manodopera romena (i Rom caramizari sono proprio Rom muratori) e agevolare gli affitti per le stesse famiglie favorendo processi di integrazione sociale invece che tenerle presidiate in villaggi di segregazione etnica.

MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO IL PATTO DI SICUREZZA
PER I DIRITTI DI CITTADINANZA DEI ROM/SINTI
La Redazione di Romano Lil, riprendendo la proposta pubblicata su Archivio Romano Lil in data 8 maggio ri-lancia l’idea di una manife-stazione nazionale contro il “patto di sicurezza” per i diritti di citta-dinanza Rom/Sinti. Le priorità sono: A- smantellamento dei “campi” con redistribuzione abitativa concordata coi residenti; B- permessi di soggiorno e cittadinanza per i Rom immigrati in Italia; C- rico-noscimento di minoranza etnico-linguistica con ammortizzatori sociali. Al “patto di legalità e sicurezza”, di segregazione presidiata, si pro-pone un “patto sociale” per i diritti ed il riconoscimento di minoranza europea. Se ne pubblicherà nei prossimi giorni.

Comunicato Opera Nomadi
>I ROM COME CAPRO ESPIATORIO DI BISOGNO DI SICUREZZA

Verona: vieni avanti cretino!
UN LEGHISTA CONDANNATO PER RAZZISMO IN LISTA DELLA CDL A SINDACO DI VERONA
Flavio Tosi, il candidato a Sindaco della Lega e della Casa Delle Libertà: ?i miei nemici: Zingari e poteri forti?.
Trenta anni fa ?Re nudo? una rivista di base, peraltro abbastanza diffusa, pubblicava una rubrica dal titolo ?Vieni avanti cretino?!?. Vi venivano citate le idiozie vecchie e nuove.
Cosicché ci è venuta in mente leggendo i titoli della forsennata cam-pagna elettorale di quel personaggio, proprio un ?toso?, conosciuto anni addietro, nel processo intentatogli dall?Opera Nomadi (e siamo in attesa di quello da noi richiesto anche per pari episodio in Bolzano) per violazione della Legge Mancino. Un candidato sindaco che si vanta addirittura, e lo usa a fini elettorali, di essere stato condannato per propaganda di idee razziste.
Vorremmo quindi riderci sopra con una battuta, ma purtroppo sono ripetute ed incredibili le anticostituzionalità che possono leggersi e che, in caso di vittoria del ?toso? (un personaggio che gira a volte addirittura con una tigre al guinzaglio), diventerebbero pratica quotidiana di brutale repressione contro i Rom/Sinti di Verona. Non c?è dubbio che fra gli elettori del ?toso? ci saranno quelle migliaia di imprenditori veneti i quali, per eludere i controlli sindacali in Italia, hanno preferito investire in Romania ? uno dei ?campi nomadi? citati dal ?toso? è appunto composto da Rom Rumeni ? dove il salario medio settimanale (ripetiamo: SETTIMANALE!) non supera i 40 (quaranta) euro, tanto per capire i motivi dell?immigrazione a Verona ed in Italia dall?est europeo?

Roma ha perso la cultura egualitaria
POTERI SPECIALI AL PREFETTO PER IL POPOLO ROM
Si registra insomma un?atmosfera revanchista in particolare nel Veneto, ma in generale in Italia.
Anche uomini dalla cultura egualitaria come Walter Veltroni, ne sono condizionati e tolgono di fatto la delega a bravi Assessori come Raffaela Milano per affidarla non ad un esperto ed umanissimo funzionario come Enrico Serpieri (dieci anni fa Rutelli gli affidò il compito di eliminare il ?Casilino 700? e lui lo smantellò, dopo una nutrita serie di riunioni con i diversi gruppi di Rom del Casilino da noi mediate, senza espellere nessuno ma garantendo un prefabbricato con servizi individuali per ciascun nucleo ROM) ma direttamente al Prefetto, a cui il Ministro Amato concede poteri speciali soltanto per il popolo Rom. E così il Sottosegretario Minniti anche lui (che a Reggio Calabria ha giustamente omaggiato le Cooperative di Don Ciotti colpite dalla mafia ma ha ignorato completamente quella dell?Opera Nomadi dove è stato assassinato, nelle stesse ore, un nostro laboriosissimo operaio Rom) se ne va a portare i suddetti poteri speciali pure a Milano.
Il Ministro Ferrero e la collega delle Pari Opportunità non vengono minimamente presi in considerazione, così come il responsabile del Dicastero Lavoro.

Rom come capro espiatorio di un problema di sicurezza
IL PATTO DI LEGALITA? DIVENTA NAZIONALE
I Rom sono già le popolazioni più discriminate d?Europa e ci sarebbe bisogno di leggi più puntuali contro il razzismo e la discriminazione che non di leggi speciali, come il ?patto di legalità? ?un vero e proprio abominio giuridico, nei loro confronti.
Un ?patto? sottoscritto dai Rom a partire dagli incendi delle tende di Opera (tende bruciate da cittadini italiani non soggetti ad alcuna legge né normale né speciale) che si è esteso ed è stata adottato, con varie modifiche, a livello nazionale.
Il tema della sicurezza, riferito soprattutto ai reati più visibili compiuti dagli immigrati, ha fatto scattare una serie di paure con conseguente capro espiatorio da immolare al dio consumista per garantire sicurezza, e che sia un falso problema non importa. Nomadi, ambulanti, commercio abusivo e prostituzione sono le priorità per dare sicurezza all?Italia con ?leggi speciali? ed apposite ?forze di sicurezza?.

Le misure militari aumentano la devianza
PROGETTI DI INTEGRAZIONE NON DI REPRESSIONE
Ma l?Opera Nomadi continuerà nel riproporre il suo programma ben elaborato in un serio Seminario Nazionale ed ulteriormente verificato in un successivo incontro con tutti i Ministeri competenti.
E? infatti noto che l?incentivazione delle misure militari aumenta in egual misura la devianza fra i Rom/Sinti e che la ?questione-regole? ? ugualmente importante ? va condivisa totalmente con i Rom/Sinti, le cui responsabilità soggettive noi abbiamo sempre considerato, perché possa costituire un vero equilibrio nei progetti di integrazione e non un mero ambito repressivo.
Nel nostro programma, elaborato anche con la Caritas-Sanità e con tutto il circuito delle Cooperative, il lavoro è la priorità ed il punto più qualificante nei progetti di integrazione sociale.
Purtroppo l?Opera Nomadi si porta il peccato originale di essere apartitica ed aconfessionale ed alcune Istituzioni non comprendono questa qualità.

Patto sociale per i Rom, non contro
INTEGRAZIONE NON SEGREGAZIONE ED ESCLUSIONE
Integrazione con facilitazioni a ridurre gli svantaggi sociali e non segregazione ed esclusione garantita da ?forze? e leggi speciali.
Secondo l?ONU un terzo dei Rom/Sinti d?Italia (circa 150 mila persone) vive nei ?campi nomadi? – un ?mix tra favelas e campi di concentramento?, luoghi di segregazione etnica? secondo il Consi-glio d?Europa. L?ONU ed il Consiglio d?Europa da anni ?raccoman-dano? di smantellare i ?campi?.
Più della metà dei Rom/Sinti d?Italia sono immigrati, fin dagli anni settanta, e di questi decine di migliaia sono clandestini o irregolari e per questo impossibilitati ad esercitare alcun diritto di cittadinanza, l’accesso ad un lavoro regolare per esempio. Il Consiglio d?Europa ?raccomanda? da anni, inutilmente, di riconoscere la cittadinanza almeno ai Rom nati in Italia, per non dire del riconoscimento dello status di minoranza etnico-linguistica.
I ?campi nomadi? e la ?clandestinità?, voluti e garantiti dallo Stato Italiano, producono ?morte sociale? e induzione alla criminalità. Non c?è bisogno di ?leggi speciali? e di polizia per garantire la segregazio-ne e l’esclusione sociale, servono ?leggi normali?, in dettato alla Co-munità Europea, per garantire l?accesso ai progetti di integrazione.
Progetti di integrazione, di riduzione del danno, che sono anche meno costosi di quelli di controllo della segregazione etnica e producono, viceversa, ricchezza sociale.

Opera Nomadi
Ente Morale (D. P. R. 26/3/1970 n. 347)

______note______________

Una scheda politica complessiva, oltre che ai vari “dossier” tipo “La linea politica dell’Opera Nomadi”, si può trovare all’articolo:

L?Opera Nomadi al Ministro dell?Interno
Archivio Romano Lil, 6 aprile
Roma 4 aprile, Ministero dell?Interno. Alla ?Giornata internazionale dei Rom?, ricorrente l? 8 aprile, è stata dedicata la seduta del ?Comitato contro la discriminazione?, presieduta dal Ministro dell?Interno Giuliano Amato. In tale occasione una delegazione dell?Opera Nomadi ha presentato ed illustrato al Ministro un documento articolato per favorire l?integrazione sociale dei Rom/Sinti. Una sintesi del Rapporto Programmatico Opera Nomadi 2007: Proposte di politica nazionale riguardanti lo sviluppo e l?autosviluppo delle popolazioni Rom/Sinte. Un rapporto suddiviso in differenti aree tematiche, Habitat ? Lavoro ? Scuola ? Sanità ? Diritti.

Riferimenti: Allarme sicurezza: l?Italia s?è destra

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In-sicurezza nazionale: telecamere e più poteri ai Prefetti

18 Maggio 2007 Commenti chiusi

Roma 17 maggio. Agenti speciali, campi nomadi sotto vigilanza, guerra a spaccio e prostituzione: si comincia con Roma capitale e Milano. I "patti di sicurezza" delle due città saranno firmati domani fra il Ministro dell’Interno ed i Sindaci. Previsti poteri straordinari al Prefetto di Roma per individuare nuove zone dove ospitare i campi nomadi la cui vigilanza sarà affidata a un reparto speciale del Viminale di 100 uomini. Caratteristica tutta milanese è l’emergenza dovuta all’accesso alla metropoli. Il "patto" con il Viminale prevede per questo una misura particolare: l’installazione di telecamere agli ingressi autostradali che filmeranno tutte le targhe delle auto. Il controllo del territorio e la prevenzione della criminalità diffusa, messo a punto fra Viminale e enti locali, sarà finanziato con fondi speciali stanziati da Comuni, Province e Regioni. E gestiti dai prefetti, in modo da rendere più flessibili le misure di sicurezza. Martedì prossimo toccherà a Torino, entro la prima settimana di giugno a tutte le aree metropolitane italiane.

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Effetto Serra: disastro nei ?campi? di Roma

17 Maggio 2007 Commenti chiusi


Roma 15 maggio. Continuano le azioni militari verso i disperati dei ?campi nomadi?: ?L’insediamento di rom e alcuni romeni del Tiburtino è stato sgomberato stamani da una task force composta da polizia, vigili urbani e carabinieri. Al provvedimento di sgombero è interessato un centinaio di persone di varia nazionalità, tra cui tanti bambini, si tratta per la maggior parte di rom. A quanto pare però, non è stata ancora data nessuna indicazione in merito ad una sistemazione alternativa per la comunità della baraccopoli”.

TIBURTINO: SGOMBERATA BARACCOPOLI
La comunità rom e romena che viveva nelle baracche è stata invitata a lasciare l’insediamento improvvisato all’altezza di ponte Mammolo. La zona dovrebbe essere spianata con le ruspe
RomaOne.it, 15 maggio

Roma, 15 maggio 2007 – Baracche in file disordinate, condizioni igieniche al limite. L’insediamento di rom e alcuni romeni del Tiburtino è stato sgomberato stamani da una task force composta da polizia, vigili urbani e carabinieri. Si è svolto tutto con grande tranquillità e senza resistenze o incidenti di sorta.
Le operazioni sono iniziate stamani, verso le 6.30: le forze dell’ordine hanno invitato la comunità che popolava le baracche costruite sul la-to sinistro del fiume Aniene, all’ altezza di ponte Mammolo, ad abban-donare quelle le proprie abitazioni. Secondo quanto si è appreso, l’a-rea, una volta sgomberata, dovrebbe essere spianata con le ruspe.
Al provvedimento di sgombero è interessato un centinaio di persone di varia nazionalità, tra cui tanti bambini, si tratta per la maggior parte di rom e di alcuni romeni.
A quanto pare però, non è stata ancora data nessuna indicazione in merito ad una sistemazione alternativa per la comunità della barac-copoli. Coloro che al controllo dei documenti non risultano in regola vengono portati nel locale commissariato per controlli più approfonditi.

PONTE MAMMOLO, SGOMBERO CAMPO NOMADI IN RIVA ANIENE
la Repubblica.it Roma, 15 maggio

Lo sgombero del campo nomadi allestito a ponte Mammolo, nella zona di via Tiburtina, sulla sponda dell’Aniene, e composto da circa venti baracche, è in corso dalle 6.30 di questa mattina. Un centinaio le persone allontanate tra le quali donne e bambini. Si tratta soprattutto di rumeni di etnia rom. Sul posto sono presenti le forze dell’ordine che stanno allontanando le persone in regola con i docu-menti e portando negli uffici quelli sprovvisti di permesso di sog-giorno per l’identificazione. Al momento non si registrano incidenti. Subito dopo lo sgombero l’area sarà bonificata. (omniroma.it)

Riva Aniene. Via i rom presto un parco letterario
Riva Aniene: Un centinaio le persone allontanate e una ventina le ba-racche buttate giù dalle ruspe al Ponte Mammolo, molte le donne e i bambini. L’area, che fa parte della Riserva naturale, sarà subito bonificata. E-polis, 16 maggio. Di Simona Caleo

Non ci sono ancora quei quattro o cinque poli dislocati appena fuori il raccordo anulare dove potrebbero essere raccolti i nomadi sparsi per Roma, i villaggi attrezzati previsti dal Patto per la legalità nato da un confronto tra sindaco e prefettura.
Nonostante l?assenza di una soluzione alternativa, buona o cattiva che sia, gli sgomberi continuano la loro tabella di marcia, alimentando
il triste balletto di umanità da un angolo all?altro di Roma.
Ieri mattina è stata la volta di un insediamento nei pressi di Ponte Mammolo, lungo il fiume Aniene. Un centinaio le persone allontanate e una ventina le baracche buttate giù dalle ruspe, non appena le for-ze dell?ordine le liberavano degli occupanti. L?operazione, coordinata dalla questura di Roma con la collaborazione delle forze di polizia giudiziaria e del personale guardia parco dell?Ente regionale Roma Natura, ha riguardato soltanto la sponda sinistra del fiume.
Tra le persone identificate e allontanate, tutte di nazionalità romena, molte le donne e i bambini.
«L’allontanamento è stato effettuato anche per motivi di sicurezza ? si apprende da un anota dell?Ente Roma Natura ? in quanto tali costruzioni erano a rischio in una eventuale esondazione del fiume.
L’area, che fa parte della Riserva Naturale Valle dell’Aniene, sarà bonificata con l’intervento dell’Ardis e dell’Ama e restituita all’uso pubblico, per diventare probabilmente nel futuro un parco letterario».
Intanto ieri mattina le famiglie sgomberate,che non hanno avuto nemmeno il giorno di preavviso concesso agli occupanti del campo di via dell?Imbrecciato e la possibilità di raccogliere le loro cose, non sapevano in che direzione muoversi.
Tra loro c?è anche una parte delle famiglie sgomberate tempo addietro dall?insediamento di via dello Scalo Tiburtino.
Come in via dell?Imbrecciato si trovavano gruppi provenienti da Villa Troili, respinti per l?ennesima volta soltanto pochi giorni fa da una sistemazione di fortuna trovata in un bosco nella zona di Bravetta.
Il gruppo di 75 persone ? tra cui 32 bambini ?ha passato una notte in un parcheggio, una in un campo con l?autorizzazione del proprie-tario, revocata poi il giorno seguente per intervento della polizia, e una terza in un sito indicato loro dai vigili urbani in via Ostiense, dal quale li hanno allontanati i carabinieri il giorno dopo.
Ora sono di nuovo nel bosco. «Ci chiediamo quale possa essere la strategia dietro queste azioni ?commenta Marco Brazzoduro,docente di Politiche Sociali alla Sapienza ? forse rendergli la vita impossibile in modo che se ne vadano chissà dove».
Altra vicenda esemplare, in questo regime di micro migrazioni, resta quella della famiglia Sulemanovic, ribalzata dal Casilino 700 a via Candoni e alla Muratella, per finire a vagare da un parcheggio all?altro, nonostante il governo sia stato obbligato dalla Corte Europea a riammetterli e dare loro un alloggio.
Proprio in questi giorni un adolescente della famiglia è stato espulso, in barba alla convenzione di New York del 1989 sui minori. Ma in poche ore la Corte Europea ha accolto l?istanza cautelare e il ragazzo ha potuto rimanere con la sua famiglia.

________SPECIALI_________

Il Prefetto Serra dichiara guerra a?
Archivio Romano Lil, 24 febbraio
SPECIALE. Roma 22 febbraio. Il Prefetto Im-Perfetto romano, Achille Serra, seguita nella politica repressiva verso i Rom/Sinti. Invece di progetti per favorire l?integrazione sociale, che riducono la criminalità e fanno autentica prevenzione, le Istituzioni attuano campagne di repressione che inaspriscono la devianza sociale prodotta dai campi nomadi. I ?campi nomadi? per il solo fatto di esistere producono ma-lattia e ?morte sociale? e vanno smantellati con redistribuzione abi-tativa, concordata coi residenti, e non controllati e regolamentati con la Polizia o con i ?patti di legalità?. Redistribuzione abitativa non in altri ?campi nomadi?, o nelle strade, ma in case e appartamenti.

Allarme sicurezza: l?Italia s?è destra
Archivio Romano Lil, 15 maggio
SPECIALE. Nell??allarme sicurezza? che ha destato l’Italia di recente, figurano in primo piano i Rom, verso cui è sempre più evidente uno ?Stato di guerra? (di discriminazione, razzismo, persecuzione) che coinvolge anche donne ? anziani ? bambini. Guerra agita attraverso deportazioni, abitazioni demolite a suon di ruspe, aggressioni, incen-di, ronde, marce forzate, sequestro di beni, segregazioni, presidi e raid di tipo militare. Da parte delle Forze dello Stato e dei Civili.
In questa ottica si inseriscono le proposte di Ministri e Presidenti di Partiti che propongono ?campi nomadi? itineranti e CPT per i Rom/Sinti e le varie leggi speciali come i ?patti di legalità?. Gli Osservatori Internazionali (ONU e Consiglio d?Europa) sanciscono ufficialmente che la discriminazione ed il razzismo continuano da anni nonostante ripetute ?raccomandazioni.
Uno SPECIALE per dare testimonianza e fare memoria, che è rivoluzionaria perché sta sempre dalla parte dei vinti.

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La demolizione del ghetto-rom di Reggio Calabria

16 Maggio 2007 Commenti chiusi


Reggio Calabria, 16 maggio. La demolizione del ?208?, uno dei ghetti dell?esclusione della comunità rom è reale ma non effettiva. Diventa difficile anche per l?Opera Nomadi mediare per la realizzazione pacifica della dislocazione delle famiglie nel territorio voluta dall?amministrazione comunale. Se in futuro comunque non si provvederà ad un piano di dislocazione a cui possano partecipare tutte le famiglie rom residenti negli insediamenti della città, allora poco potrà cambiare nella storia di rifiuto reciproco tra rom e non rom.

Comunicato stampa Opera Nomadi Reggio Calabria
DELOCAZIONE ROM POCO PARTECIPATA

Reggio Calabria 16 maggio 2007.
La fine del ?208?, intesa come demolizione di un ghetto, è attesa da anni dai cittadini rom.
Ma gli atteggiamenti equivoci e poco trasparenti che l?amministra-zione comunale ha assunto durante tutta l?operazione da essa deno-minata ?delocation Rom?, ha creato malcontento e ha alimentato la diffidenza della comunità Rom. Favoritismi e accordi sottobanco raffor-zano la diffidenza di tutte le famiglie presenti al ?208?. Si spiegano così anche le richieste dei rom che a molti possono risultare eccessive e incomprensibili. Nell?approvazione dell?amministrazione comunale di ?canali informali di contrattazione?, diventa difficile anche per l?Opera Nomadi mediare per la realizzazione pacifica della dislocazione delle famiglie. Le difficoltà sono state evidenti ieri, 15 maggio, giorno deciso dall?amministrazione comunale per la conclusione dello sgombero delle famiglie rom ancora residenti, molte delle quali non avevano ancora visto gli alloggi a loro destinati. Si spiega così perché, nella giornata di ieri, solo tre famiglie hanno lasciato le loro abitazioni al 208. Si pone inoltre il problema di due famiglie, residenti da anni nell?ex caserma Cantaffio, non inserite, per errore, nel censimento dell?amministrazione comunale del 2005 e quindi non comprese nelle 16 previste dal piano di dislocazione.
E? nel 1972 che le famiglie Rom stanziate sul torrente Sant?Agata furono trasferite, con decreto prefettizio, nell?ex Caserma Cantaffio. Questa data segna la nascita di un luogo che ha impedito ai rom di instaurare relazioni sociali con il resto della città. Una storia di esclu-sione come tante, vissute ancora oggi dalla gran parte delle comu-nità Rom nel mondo. Quasi sempre le Istituzioni pubbliche non hanno favorito la convivenza civile tra rom e non rom, alimentando la diffi-denza e il pregiudizio. In questi giorni è emersa, ancora una volta, un?immagine distorta della comunità rom. «Gli zingari non vogliono uscire dal ?208? ? si è detto ? perché pretendono l?attico a Piazza Italia». Un?offesa alla dignità di persone che da anni chiedono una casa. Purtroppo ci si accorge delle condizioni abitative dei rom solo quando l?area che occupano da decenni diventa interesse delle isti-tuzioni pubbliche. Ma se le ruspe del Comune rompono le reti fogna-rie e il liquame malsano giace davanti all?uscio delle abitazioni, la fa-miglia rom che chiede una casa può aspettare. Così come quelle che, pure avendone diritto, risiedono in zone non interessate da un piano di dislocazione a cui i rom non sono mai stati chiamati a partecipare.
L?operazione di demolizione del 208 non deve farci dimenticare tra l?altro che è avvenuta anche facendo crescere il ghetto di Arghillà che nell?ultimo anno, è passato da 54 a 90 nuclei familiari.
Nonostante i limiti dell?operazione, ne riconosciamo gli aspetti posi-tivi: la dislocazione su tutto il territorio di alcune famiglie e il risultato, qualora raggiunto, della demolizione di uno dei ghetti simbolo dell?esclusione della comunità rom.
Se in futuro comunque non si provvederà ad un piano di dislocazione a cui possano partecipare tutte le famiglie rom residenti negli insediamenti della città, allora poco potrà cambiare nella storia di rifiuto reciproco tra rom e non rom.

Opera Nomadi
Sezione Provinciale di Reggio Calabria
Tel/fax: 0965 622143)

______riferimenti_________

Reggio: presto si concluderà il trasferimento dei Rom
giornaledicalabria.it, 9 maggio
Reggio Calabria. Si avvia a conclusione l?opera di smantellamento dell?ex caserma 208 e quella di delocalizzazione delle famiglie Rom che ancora vivono in quell?area. Il 15 maggio, infatti, l?Amministra-zione comunale completerà le procedure di assegnazione degli alloggi ed è contestualmente prevista la demolizione delle restanti strutture dell?ex presidio militare…

Il Sindaco sgombera Rom da Reggio Calabria
Archivio Romano Lil, 18 febbraio
Reggio Calabria. Il 14 e il 15 febbraio un contingente di forze di polizia con casco e manganelli sono entrati nel ?208? per costringere con la forza sette famiglie a lasciare l?insediamento e occupare degli alloggi per la gran parte dei quali non sono stati ultimati i lavori di ristrutturazione. Riteniamo che questa sia stata una scelta molto grave e irresponsabile da parte dell?Amministrazione comunale che dovrebbe garantire la pace e non causare atti di violenza. La dislocazione abitativa è una questione di tipo sociale e non di ordine pubblico, per la quale una Amministrazione comunale deve usare i mezzi del Servizio Sociale e della mediazione culturale e non certo quelli della forza…

Fotografia: 15 maggio, la demolizione dell’ex caserma 208

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Romano Lil

15 Maggio 2007 Commenti chiusi


Edizione telematica del foglio di viaggio “romano” dell’Opera Nomadi: luogo di coscienza. Zona di temporanea, ineludibile, significazione topografica.

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Con le donne rom di Firenze

14 Maggio 2007 Commenti chiusi

Firenze 13 maggio. La comunità dell’Isolotto di Firenze si ritrova nella piazza del quartiere 4 a dare testimonianza, e festa, del “laboratorio Kimeta”, un progetto di integrazione sociale, partito dieci anni fa, attraverso il lavoro di donne rom dei “campi nomadi” del territorio. Una festa a cui presenziano anche il Presidente e la vice-presidente dell’Opera Nomadi Nazionale assieme alla sezione di Firenze.

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Rom ucciso dalla mafia: funerali deserti

13 Maggio 2007 Commenti chiusi

A Reggio Calabria c’è una piccola cooperativa che opera nel campo della raccolta dei rifiuti ingombranti, la “Rom 1995″. Una cooperativa caratteristica: è costituita da 18 lavoratori rom che fanno, per la collettività, il lavoro tradizionale dei loro padri, dalla raccolta del metallo al riciclaggio di mobili e arredi. E’ una cooperativa nata grazie al lavoro dell’Opera Nomadi. Lo scorso primo maggio i lavoratori di questa cooperativa non erano al corteo sindacale. Erano ad un funerale. Un funerale cui ha partecipato tutta la comunità rom di Reggio Calabria, in un dolore collettivo straziante e colorato, come sanno essere quelle comunità ferite e coese. Al funerale c’era tanta gente, ma non c’era nessuno delle istituzioni, dei sindacati, dei partiti. Solo qualche compagno: Nuccio Barillà, i volontari dell’Opera Nomadi, che rompevano l’isolamento dell’Occidente, italiano e razzista. Del resto, perché presenziare al funerale di Cosimo Abruzzese? Perché un rom dovrebbe avere gli onori della cronaca? Il primo maggio, per giunta?
Perché lo hanno ammazzato, con in dosso la tuta da lavoro, davanti al cancello della sua cooperativa, il 28 aprile. Perché ha lasciato quattro figli senza padre e una comunità intera nello sgomento. Perché è una vittima dell’intimidazione di mafia che sta dilagando in Calabria.

PER UNA CONFERENZA DI COOPERATIVE LAVORO ROM/SINTI
?Rom 1995? è una delle Cooperative voluta dall?Opera Nomadi secondo la strategia che è il lavoro lo strumento prioritario per prevenire la devianza. Ha fatto scuola a quella di Lamezia ed a quella costituenda di Cosenza, tutte di rottamatori Rom Calabresi. E? stata maestra di quella romana che lavora addirittura in quattro municipi con gli perai ?khorakhanè crnagoraqi?.
L?idea forte è quella di un incontro di tutte le Cooperative per presentare l?immagine positiva dell??Italia romanì? ad un?opinione pubblica ? ed al ?Governo amico? – che non conoscono ancora la straordinaria potenzialità del lavoro collettivo organizzato di cui sono naturalmente (e tradizionalmente, visto che la loro struttura economica era fondata sulla ?famiglia estesa?) capaci i Rom/Sinti quando le Istituzioni danno loro CONCRETA fiducia.
All?incontro ci saranno, vogliamo esserne certi, i familiari dell?eroico Cosimo Abruzzese, per cui molti si chiedono come mai il Sotto-Segretario Minniti non si sia mobilitato nemmeno con un telegramma quando poche ore prima era stato solerte per un altro attentato, sicuramente meno grave, alle Cooperative a soli pochi chilometri di distanza. Anche nelle vittime della mafia c?è quindi una gerarchia di solidarietà politica. Ed ecco perché chiederemo a Don Ciotti, nostro sincero amico, di recarsi nella Cooperativa Rom 1995 a Reggio Calabria ed all?incontro nazionale delle Cooperative dei Rom/Sinti.
Massimo Converso, Presidente Nazionale Opera Nomadi

Un storia tragica dalla Calabria sul senso di legalità e l’indifferenza per “l’altro”
Rom ucciso dalla mafia: funerali deserti
Sindacati, partiti, istituzioni? Niente

Liberazione, 12 maggio. Gennaro Migliore*
Ha ragione Sansonetti e hanno torto quei politici che inseguono l’onda perversa del sicuritarismo. Ha ragione il direttore di Liberazione quando descrive l’eclissi dello stato di diritto nei circuiti dell’informazione pubblica: una bambina polacca uccisa da un operaio italiano non vale l’accusa infamante di essere una malapianta, valida per ogni “zingaro” o “marocchino” che delinque o che si permette di uscire dal carcere: con o senza indulto. Lo sdegno è che sia lì, a piede libero. Malapianta che infesterebbe il nostro ordinato giardino. Peggio ancora se a denunciarlo è un giardiniere del “buon senso comune” che lavora al Quirinale e trova spazio per le sue snobistiche banalità sul maggior quotidiano nazionale, con tanto di risposte dei maggiori leader del nascente partito democratico. Del resto, su Repubblica , si grida in prima pagina che un reato su tre è compiuto da immigrati e che il poliziotto di quartiere i reati li fa diminuire. Chissà quanti dei denunciati sono stati accusati dalle leggi Fini sulla repressione delle tossicodipendenze o dalla violazione della xenofoba Bossi-Fini. E chissà cosa ne pensano i cittadini di Scampia, che hanno provato l’ebbrezza dell’esercito nel quartiere, altro che il simpatico vigile con il manganello, che hanno visto crescere gli omicidi con la stessa velocità con cui cresceva il fatturato dei clan.
Ma queste sono storie grandi, molto raccontate. Sconfinano, quasi, nella peggiore statistica dell’omologazione del dolore. Preferisco, oggi, raccontare una storia, una non notizia, che ho incrociato in una delle incursioni che, troppo raramente, la politica fa nella realtà.
A Reggio Calabria c’è una piccola cooperativa che opera nel campo della raccolta dei rifiuti ingombranti, la “Rom 1995″. La sede, dove arrivano quotidianamente i camion che recuperano i televisori, le lavatrici, i rifiuti di una società consumistica che lascia le sue tracce negli alvei dei fiumi o nelle periferie abbandonate delle città, occupa parzialmente un immobile sequestrato alla cosca Aquilino. Dal nome si intuisce che è una cooperativa con una caratteristica sospetta: è costituita da 18 lavoratori rom che fanno, per la collettività, il lavoro tradizionale dei loro padri, dalla raccolta del metallo al riciclaggio di mobili e arredi. E’ una cooperativa nata grazie al lavoro dell’Opera nomadi e, come mi spiega Domenico, che si è collegata allo straordinario lavoro di Libera nel recuperare gli immobili dei mafiosi. Nel 2002 fu loro affidata, dall’amministrazione del rimpianto Falcomatà, l’attuale mansione. Oggi il sindaco uscente Scopelliti, alla ricerca di una malaugurata riconferma, nega loro l’utilizzo dell’intero immobile per realizzare una “ricicleria” artigiana. Fin qui, si dirà, è una ordinaria storia di “resistenza civile” nel tormentato sud del nostro paese. Una battaglia quotidiana con le istituzioni per veder riconosciuto ciò che tutti dicono, ossia che questa è un’esperienza straordinaria, operante contemporaneamente nel settore dell’integrazione sociale, della tutela dell’ambiente e dell’antimafia. Troppo, troppo edificante, per essere degna di attenzione.

Lo scorso primo maggio i lavoratori di questa cooperativa non erano al corteo sindacale. Erano ad un funerale. Un funerale cui ha partecipato tutta la comunità rom di Reggio Calabria, in un dolore collettivo straziante e colorato, come sanno essere quelle comunità ferite e coese. Al funerale c’era tanta gente, ma non c’era nessuno delle istituzioni, dei sindacati, dei partiti. Solo qualche compagno: Nuccio Barillà, i volontari dell’Opera Nomadi, che rompevano l’isolamento dell’Occidente, italiano e razzista. Del resto, perché presenziare al funerale di Cosimo Abruzzese? Perché un rom dovrebbe avere gli onori della cronaca? Il primo maggio, per giunta?
Perché lo hanno ammazzato, con in dosso la tuta da lavoro, davanti al cancello della sua cooperativa, il 28 aprile. Perché ha lasciato quattro figli senza padre e una comunità intera nello sgomento. Perché è una vittima dell’intimidazione di mafia che sta dilagando in Calabria: due giorni prima l’incendio della cooperativa di Libera di Valle del Marro; due giorni fa l’incendio di venti alberi d’ulivo di un candidato di Seminara; e poi auto bruciate, bossoli di lupara all’associazione Don Milani di Gioiosa, minacce di morte al giovane candidato a sindaco di Rifondazione Comunista di Caulonia, Giovanni Maiolo. Perché qualcuno ha insinuato che era un “regolamento di conti” tra rom e che Cosimo Abruzzese aveva, addirittura(!), dei precedenti penali. Perché le istituzioni non hanno inviato nessuno al funerale e nemmeno hanno spedito un telegramma alla famiglia e ai suoi compagni di lavoro. Perché era un uomo che non meritava di morire due volte: prima ammazzato, poi ignorato.
Sicuramente non basta, ma questo dolore è anche nostro.

*Capogruppo Prc-Se alla Camera dei Deputati

Riferimenti: Il corpo e l’anima di Cosimo Abruzzesi

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Mani di donne Rom

11 Maggio 2007 Commenti chiusi


Firenze. Ti invitiamo alla presentazione del libro ?mani di donne? scritto a più voci dalle donne rom del laboratorio kimeta, domenica 13 maggio alle ore 10, in piazza dell?Isolotto a Firenze: il Laboratorio Kimeta, il Centro Educativo Popolare, il Q.4 Comune di Firenze.
?Laboratorio Kimeta? è una stireria e una piccola sartoria in cui lavorano stabilmente sei donne rom. Il laboratorio è nato dalla collaborazione, partita dieci anni fa, fra volontariato e istituzioni per favorire l?inserimento delle donne rom residenti nei ?campi nomadi? del territorio.

Un libro, una festa, un impegno di solidarietà
Il Laboratorio Kimeta, il Centro Educativo Popolare,
il Q.4 Comune di Firenze,
invitano alla presentazione del libro

?mani di donne?
Un? esperienza di solidarietà femminile narrata dalla viva voce
delle donne protagoniste, un libro per comunicare uno stile di integrazione ed una capacità operativa: contenuti, valori e realizzazioni di donne che accettano di mettersi in gioco e di osare il futuro possibile.

domenica 13 maggio alle ore 10,00
in piazza dell?isolotto a Firenze

A dieci anni dall?inizio di un progetto di riscatto
fortemente voluto da molti di noi, donne e uomini,
vogliamo socializzare il percorso di questa significativa esperienza

e fare festa insieme
- ore 10 concerto musicale organizzato e coordinato da Valerio Vezzani per conto della Commissione cultura del Q4
- ore 10,30 presentazione del libro ?mani di donne? con letture, interventi ed intermezzi di canzoni eseguite da Chiara Riondino
- ore 12 convivialità multietnica.

Regaliamo il racconto di questa nostra esperienza
Alle donne tenaci che non si stancano di cercare
percorsi di sororità, tenerezza, solidarietà
A chi cerca mani da stringere per trovare,
nel calore della fatica, dell?amicizia e della condivisione
la strada della conoscenza e della consapevolezza
che sfugge ai ?padri, maestri, dottori?
A chi coglie il significato profondo e gratificante del proprio vissuto
nelle generose relazioni che sfuggono al consumo ed al possesso
alle giovani ed ai giovani che osano il futuro con l?ottimismo e l?impegnoa realizzare una società basata sull?intreccio delle diversitàA chi come noi cerca la conoscenza, l?incontro, la vicinanza
di persone e gruppi con cui condividere tratti di cammino

Le donne del laboratorio Kimeta

Hanno collaborato alla realizzazione del testo:
Paola Galli – Salvije Salihi – Fatima Rufat – Lucia Aramini – Hira Jahovic – Antonietta Federici – Elena Popovich – Carmen Confetto – Fatima Salihi – Angela Bondi – Adriana Mazzi ? Elda Voliani – Luciana Angeloni
(Laboratorio Kimeta).

> MANI DI DONNE
Dal sito: baracche verdi

Un racconto a più voci. Donne si incontrano, comunicano, progettano un?esperienza di integrazione.
A cura di Luciana Angeloni con la collaborazione di Paola Galli, Salvije Salihi, Fatma Rufat, Lucia Aramini, Hira Jahovic, Antonietta Federici, Elena Popovich, Carmen Confetto, Fatima Salihi, Angela Bondi, Adriana Mazzi, Elda Voliani (Laboratorio Kimeta)

Tiratura 1500 copie
Distribuzione gratuita
I QUADERNI DI PORTO FRANCO. nuova serie.
Un libro per comunicare uno stile di integrazione ed una capacità operativa al femminile: contenuti, valori e realizzazioni di donne che accettano di mettersi in gioco e di osare il futuro possibile.
dicembre2006

Dall?Introduzione
Esistono nella società le risorse umane per affrontare costrut-tivamente le emergenze dovute alle grandi trasformazioni della nostra epoca fra cui il crescente divario fra ricchezza e povertà, l?immigrazione e la convivenza fra culture diverse? Esistono sì, ma spesso non fanno notizia. Manca l?informazione. Chi cerca uno sbocco positivo e non si limita a covare o a gridare le proprie paure scaricandole irresponsabilmente sui capri espiatori di turno ha difficoltà a comunicare. Favorire la comunicazione delle esperienze positive e la crescita delle coscienze può essere uno dei modi per affrontare i problemi che emergono.
Prendiamo il tema della convivenza con i rom accampati nelle peri-ferie di Firenze. Oltre l?Isolotto, in una discarica abbandonata, si apre il territorio degli uomini del nulla, popolo dall?identità eternamente negata. Vivono in alcuni campi che l?Amministrazione comunale, decentrata nel Quartiere (il Q4 dell?Isolotto), ha da poco tempo strut-turato in forma dignitosa realizzando due villaggi di casette pre-fabbricate, in attesa di un definitivo superamento dei campi stessi.
Il problema dell?integrazione rimane però ancora aperto. La cultura dell?accoglienza, espressa per anni da un intreccio fra società civile e istituzioni pubbliche, tenta di abbattere queste nuove mura dell?e-sclusione. Ecco la fase nuova che sta aprendosi: la strada dell?in-tegrazione. Si tratta di una fase che si fa strada a livello generale e mondiale. La questione fondamentale dei nostri tempi non è la giustizia nel senso tradizionale della redistribuzione, bensì l?inclu-sione o meglio l?integrazione. Lo affermano economisti e sociologi aperti e fa parte della nostra esperienza quotidiana.

? Una fra le esperienze di positiva integrazione è il laboratorio ?Ki-meta?. Kimeta è il nome di una giovane donna rom prematura-mente scomparsa ed il cui ricordo suscita ancora tanto rimpianto in chi l?ha conosciuta. Kimeta abbiamo titolato il laboratorio di servizi (stiratura, aggiustatura, cucito, ricamo…), scaturito da un progetto di donne dell?Isolotto e di donne di altre culture, in particolare rom, ?donne & donne?, con il coinvolgimento delle istituzioni cittadine, in particolare della Regione Toscana, del Quartiere 4 e della Cooperativa sociale Samarcanda.
La donna ha sempre rappresentato nella cultura del popolo rom un elemento fondamentale dell?economia familiare, in un contesto però fortemente patriarcale e maschilista. Nell?incontro con la nostra cultura questo ruolo non è molto cambiato. I pregiudizi, l?emargina-zione, le pessime condizioni ambientali in cui si sono trovate a vivere hanno impedito alle donne rom ogni possibilità di inserimento lavorativo ed esse hanno dovuto mettere in atto strategie di sopravvivenza quotidiana legate ai residui della nostra economia di consumo: l?accattonaggio rimaneva la loro unica risorsa.
L?integrazione non può escludere la donna rom. Anzi forse è proprio da lei che l?integrazione deve partire, cioè dalla realtà doppiamente esclusa ma che costituisce l?anima profonda della società rom.

…Sia le rom che le volontarie sono donne legate alla cultura antica della cura. Che è stata annullata dalla cultura della incuranza per le persone e le cose in nome del dominio del danaro e del profitto. Una globale e profonda rimozione delle persone è infatti il sacrificio richiesto dalla nuova religione del dio danaro. Le donne della società industrializzata e le donne della società rom hanno così perso la loro soggettività e il loro ruolo. I loro segreti e le loro competenze non servono più nella cultura delle pillole per ogni disturbo, delle trovate tecnologiche per ogni sogno e bisogno, dei prodotti a prezzi sempre più stracciati frutto della schiavizzazione di persone anch?esse stracciate come i frutti della loro fatica. L?usa e getta ha coperto di rifiuti non solo la faccia della terra ma anche la memoria, i segreti, le competenze accumulate in millenni di cultura della cura, dell?atten-zione amorosa per la vita, della preoccupazione e responsabilità verso le persone. E così le donne della società del consumo divenne-ro preda della depressione e le donne rom dell?accattonaggio.
Tutto questo è sotto i nostri occhi. Ma siamo anche testimoni di una crisi senza sbocco. Così non può durare. Passiamo da un?emergenza all?altra. E di nuovo, come in altri momenti tragici della storia, la soggettività femminile riemerge alla ricerca di varchi e di barlumi nella notte. In alternativa all?usa e getta, incurante di tutto pur di realizzare il mitico profitto, fa di nuovo capolino, in forma quasi impercettibile, come le piccole gemme degli anemoni nei prati ancora impregnati del gelo invernale, la cura delle cose che è anche almeno indirettamente cura delle persone, anzi da questa fondamen-talmente deriva. Cura delle cose e cura delle persone stanno sempre insieme.

…Ma c?è dell?altro. Questa cultura della cura è anche storicamente all?origine del cooperativismo e tuttora ne è l?anima. Le cooperative sono nate in alternativa al capitalismo padronale che considerava l?operaio come merce funzionale anch?essa al profitto. La dignità umana del ?socio? era il valore supremo della cooperazione. E di conseguenza anche la dignità del lavoro e dei prodotti del lavoro. L?interesse per le persone e per le cose al primo posto. Il grande successo anche economico della cooperazione ha dimostrato che non c?è incompatibilità fra cura e sviluppo. Ma oggi la cooperazione rischia di essere ingoiata dal nuovo capitalismo degli gnomi senza volto. Se vuol salvare l?anima la cooperazione deve anch?essa rinnovarsi, quasi rinascere. Non basta che offra merci in concorrenza spietata con un mercato globale impazzito. Né tanto meno basta che offra servizi anonimi agli enti pubblici a prezzi concorrenziali che obbligano a trascurare la dignità e talvolta i diritti dei soci lavoratori. La coo-perazione deve ritrovare la via della cura aprendosi ai servizi diretti alle persone e alla natura.

…La stireria e piccola sartoria del Laboratorio Kimeta sono, nell?intenzione e nei fatti, servizi sociali offerti alle persone, attività di cura per le persone e per le cose. La clientela è costituita da famiglie che non possono permettersi la donna di servizio, da single magari con lavoro e figli, da anziani soli, da giovani che tentano i primi approcci con l?autonomia dalla famiglia. I prezzi sono calcolati non in base al metro del profitto, ma in base a un difficile equilibrio fra dignità di chi offre il servizio e di chi ne usufruisce. Il laboratorio è in espansione, ma non ancora al pareggio. Il sostegno istituzionale ci è indispensabile e forse costituisce un diritto. Lo stesso movimento cooperativo che non volesse perdere l?anima in una svolta storica cruciale dovrebbe guardare a esperienze simili come a una risorsa positiva e promettente?

Il libro può essere richiesto a Comunità Isolotto, via Aceri 1, 50142 Firenze anche per telefono o fax 055711362, inviando ? 10,00 spese di spedizione comprese al Conto corrente postale 16404501 intestato al Notiziario Comunità Isolotto

Riferimenti: Kimeta: cooperativa di lavoro per donne rom

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La scolarizzazione dei bambini Rom/Sinti

9 Maggio 2007 Commenti chiusi

La relazione del gruppo di lavoro "Scuola", dal IX Seminario Nazionale Opera Nomadi, rileva che la percentuale dei bambini Rom, Sinti e Camminanti che evadono l‘obbligo scolastico è elevata ed occorre applicare il "protocollo d‘intesa" MIUR-Opera Nomadi del 2005: "D’accordo con la Convenzione Internazionale sui Diritti dell‘Infanzia, siamo fermamente convinti che i minori debbano vivere la propria infanzia, debbano imparare a conoscere la nostra e altre culture, debbano far conoscere la loro e debbano essere aiutati a sviluppare la propria personalità; la scuola deve educare, (dal latino "educo") cioè deve formare con l‘insegnamento e con l’esempio il carattere e la personalità.
E solo la scuola e una scuola specializzata, dove sia attuata una didattica interculturale, permette che venga riconosciuta la ricchezza che deriva dal dialogo e dallo scambio fra i diversi orizzonti culturali, per una ridefinizione degli stessi
".

Protocollo dintesa per favorire la scolarizzazione dei Rom/Sinti
Il
"Protocollo d’intesa per la tutela dei minori zingari, nomadi e viaggianti tra Ministero Istruzione,Università, Ricerca Direzione Generale per lo Studente e Opera Nomadi" è stato firmato durante l‘Assemblea nazionale dell’Opera Nomadi, il 26 giugno a Roma, dal dottor Matteo Tallo, in rappresentanza del MIUR, e dal presidente nazionale Massimo Converso. Un protocollo, della durata di tre anni, che definisce le linee di intervento con cui gli Uffici Scolastici Regionali, Regioni ed Enti Locali, previa intesa con l‘Opera Nomadi, si attiveranno per ridurre la dispersione scolastica dei Rom/Sinti con iniziative che favoriscano inserimento e integrazione, promovendo anche la formazione del personale docente per una migliore comprensione della cultura "romanì". Nel protocollo si ufficializza per la prima volta la figura del "mediatore culturale e linguistico" Rom e Sinto come ponte fra scuola e famiglia. Da parte sua l‘Opera Nomadi si impegna anche a sensibilizzare le comunità dei Rom/Sinti verso l‘obbligo scolastico.

DA DOVE VIENE IL DOSSIER
Il dossier, approvato dal IX Seminario Nazionale, proviene dall‘e-sperienza quarantennale Opera Nomadi sul territorio: 30 sezioni in tutta Italia. Da nove Seminari Nazionali su tutte le tematiche per favorire l‘integrazione dei Rom/Sinti, da conferenze, dibattiti e coordinamenti regionali, da buone proposte delle sezioni, da buone proposte istituzionali, da un confronto aperto a tutti anche attraverso la circolare telematica dell‘Opera Nomadi, Romano Lil.

IL CONTESTO
Il dossier Scuola fa parte del Rapporto Programmatico Opera Nomadi 2007: Proposte di politica nazionale riguardanti lo sviluppo e l‘autosviluppo delle popolazioni Rom/Sinte.
Un rapporto suddiviso in differenti aree tematiche, Habitat
- Lavoro – Scuola - Sanità - Diritti, per favorire l’integrazione dei Rom/Sinti. A partire dal riconoscimento di minoranza etnico-linguistica Europea come primo passaggio verso una Ri-conciliazione trans-nazionale verso i Rom/Sinti, per rimuovere le barriere, i pre-giudizi che hanno prodotto un "trattamento differenziale" ed una vera e propria de-umanizzazione di queste popolazioni. E dall‘istituzione di un Ufficio Governativo Nazionale, che si avvalga di mediatori Rom/Sinti, a coordinare gli interventi su tutto il territorio nazionale.

> IX Seminario Nazionale Opera Nomadi:
I ROM/SINTI E LE METROPOLI, Roma, 10 - 11 febbraio 2007

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Alunni rom: precari fra i banchi

7 Maggio 2007 Commenti chiusi


Bologna. Sono circa un centinaio i bambini rom che frequentano le scuole della città e almeno 80 sono romeni. Ma con grandi difficoltà di inserimento scolastico: per usi e costumi diversi ma soprattutto per gli insediamenti da emergenza sanitaria in cui vivono, per gli sgomberi – anche con distruzione di quaderni e libri, che li spostano da altre parti, per genitori di italiani che non li vogliono coi loro figli.
?La scuola è per questi bambini l’unica salvezza per poter eman-ciparsi – spiega la professoressa Antonia Dattilo, presidente dell’Opera Nomadi a Bologna, – ma non possono farlo se non cambiano le loro condizioni di vita. Non è facile mantenere un buon rendimento scolastico ed essere presenti in classe tutti i giorni, se a casa devi dividere una capanna con altre dieci persone?.

ROM, I PRECARI FRA I BANCHI
Amano la scuola, ma le condizioni disagiate e la paura di essere sgomberati da un giorno all’altro rendono difficile lo studio. E alle medie, quando il peso della diversità si fa insopportabile, c’è il più alto tasso di dispersione scolastica. Così l’integrazione, che passa attraverso l’istruzione, diventa un miraggio. A colloquio con la professoressa Antonia Dattilo, presidente Opera Nomadi Bologna
La Stefani, settimanale bolognese, 3 maggio. Di Marianna Russo

Pagano soprattutto le ragazze, costrette a indossare gonne lunghe mentre le loro coetanee sfoggiano jeans a vita bassa e top sbarazzini. Senza dimenticare il pregiudizio dei genitori italiani che non vogliono i rom in classe con i propri figli: li considerano violenti e svogliati, un “freno” al regolare svolgimento dei programmi scolastici

Vivono in baracche di lamiera, tra fango e ratti. In condizioni igieniche al limite della tolleranza, se si ammalano non hanno diritto all?assistenza sanitaria. Ciononostante i bambini rom arrivati dalla Romania negli ultimi anni, amano andare a scuola e studiare. Ma non è facile mantenere un buon rendimento scolastico ed essere presenti in classe tutti i giorni, se a casa devi dividere una capanna con altre dieci persone.

A Bologna sono circa un centinaio i bambini rom che frequentano le scuole, di cui almeno 80 sono rumeni. La frequenza è abbastanza alta nella scuola materna, regolare alle elementari e via via dimi-nuisce nelle medie. «E’ lì che si incominciano a notare le differenze» spiega la professoressa Antonia Dattilo, presidente dell’Opera Nomadi a Bologna. E’ un’organizzazione nazionale che si occupa di mediare tra le istituzioni e il mondo dei rom per garantire loro i diritti fondamentali. «Alle scuole medie, i ragazzini iniziano la loro vita sociale ? continua la professoressa ? si incontrano dopo la scuola, escono insieme. A quel punto per i rom non è più facile integrarsi. Non possono invitare i compagni a casa nè tanto meno spendere i soldi per i divertimenti adolescenziali. Inoltre i libri delle scuole medie sono tanti e costano. Poi vengono cambiati ogni anno per cui non si possono comprare usati ne passarseli tra fratello più grande e più piccolo. Poi si aggiunge un forte problema culturale. Le ragazzine, con l’inizio della pubertà, sono considerate donne e come tali hanno l?obbligo di vestirsi nella maniera tradizionale rom: gonne lunghe, grossi orecchini pendenti, zeppe e capelli che coprono la schiena. Con questo passaggio si sentono troppo diverse dalle loro coetanee che indossano jeans a vita bassa e toppini striminziti. Sentendosi inadeguate preferiscono lasciare la scuola».

Ora l’Opera Nomadi a Bologna sta cercando di convincere la famiglie rom a far portare alle ragazzine jeans e maglietta, in modo che possano almeno completare la scuola dell’obbligo. Ma non è l’unico problema. Se un minimo si riesce a fare per quelli alloggiati in campi nomadi autorizzati, dove ci sono almeno i servizi essenziali, molto poco è possibile fare per quei bambini che vivono nella baraccopoli sul Lungoreno o nei campi abusivi. Su loro pende la spada di Damocle dello sgombero.

«Prima di Natale – racconta la Dattilo ? incontrai le famiglie che erano state appena sgomberate dal Lungoreno. Mi colpì quanto i bambini fossero rammaricati di lasciare la loro scuola. Nella fretta dello sgombero le loro mamme non erano riuscite a salvare dalle ruspe i loro zainetti con quaderni e libri».

Gli ?abusivi? sono per lo più rumeni. Sono aumentati negli ultimi anni in proporzione con l?aumento degli immigrati da questo Paese. In Romania erano stanziali da generazioni, ma sempre odiati ed emarginati dalla società. Lì i bambini erano abituati a frequentare la scuola. «Oltretutto la scuola rumena è molto più severa di quella italiana.- dice ancora la professoressa – A loro piace frequentare la scuola qui perché in confronto la trovano più semplice. Se si riesce ad integrarli nelle classi, diventano degli allievi modello. Potrei portarne molti esempi fra i miei studenti».

Questo è un altro pregiudizio che l’Opera Nomadi si impegna ad abbattere. Dei 15 interventi di mediazione effettuati quest’anno nelle scuole bolognesi, quasi la metà riguarda genitori italiani che non accettano la convivenza dei loro figli con bambini rom nella scuo-la. Pensano che questi piccoli siano svogliati, aggressivi e ladruncoli. E che la loro presenza possa danneggiare i loro figli nell’appren-dimento e rallentarli nello svolgimento del programma scolastico.

«E’ evidente che ci sono dei problemi di integrazione, ma non dipendono da loro. Gli ultimi arrivati non parlano italiano e vivono in condizioni di abbrutimento totale. Riusciamo a farli studiare il pomeriggio solo se c?è il tempo pieno. Una volta che tornano a casa non è più possibile seguirli e non si può pretendere che studino tra i topi e la spazzatura. E’ già tanto se vengono a scuola con una certa frequenza. Per loro anche una giornata di pioggia può diventare un ostacolo insormontabile. Le baracche si riempiono d?acqua e non possono venire a scuola con i vestiti inzuppati. I loro papà vivono di lavoro nero nell?edilizia,senza tutele e ogni giorno possono rimanere senza lavoro e quando succede a loro non resta l?alternativa che fare l?elemosina per poter vivere».

La scuola è per questi bambini l’unica salvezza per poter emanci-parsi, ma non possono farlo se non cambiano le loro condizioni di vita. Oggi inoltre i rumeni come cittadini europei non possono essere ricacciati e sono ancora tanti quelli che continuano ad arrivare accampandosi alla meglio nella speranza di una vita migliore. Ma fin quando continuano a vivere nei campi nomadi è difficile.

«Il campo nomade è un concetto superato.- dichiara ancora Antonia Dattilo – Non sono nomadi da millenni. E? ovvio che non si può dare una casa a tutti. Il percorso in questo senso è ancora lungo. Intanto l?Emilia Romagna si è impegnata a non costruirne più. In alternativa verranno costruite delle microaree per singole famiglie dotate di casette in cemento e servizi essenziali. Non si può garantire loro l?istruzione se non gli si da prima una vita più dignitosa».

Fotografia: piccoli Rom Romeni originari da Craiova, a Roma

Riferimenti: Speciale scuola Rom/Sinti: index

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I Comitati in marcia verso il ?campo nomadi? di Modena

5 Maggio 2007 Commenti chiusi


Modena, 4 maggio. Domani con ritrovo e partenza alle 9.30 dal campo sportivo di Collegarola partirà la manifestazione del Comitato Quattroville affiancato dal Codacons per dire «no» all?assegnazione di due microaree nella sola zona di Lesignana. La marcia sarà anche un momento di dialogo con i nomadi: ?A loro diremo che non si può essere solo titolari di servizi gratuiti e che anche da parte loro deve iniziare uno sforzo per l?integrazione, i cui primi passi sono proprio il lavoro e il rispetto delle regole di convivenza?.

L?articolo sulla manifestazione ed a seguire uno con i commenti del-l?assessore alla Programmazione e Gestione del Territorio del Co-mune di Modena, Daniele Sitta, che definisce ipocrita l’atteggiamen-to di coloro che hanno annunciato di voler fare una marcia di pace verso il campo nomadi di via Baccelliera.

il Comunicato Codacons
MANIFESTAZIONE CONTRO TRASLOCO CAMPO NOMADI
Una manifestazione per chiedere al Comune di Modena una mora-toria sul trasloco del campo nomadi da San Damaso a Lesignana.
Il mantenimento degli impegni assunti con le Quattro Ville, maggiore democrazia partecipata, trasparenza e rispetto per i cittadini; serie garanzie e non parole sulle iniziative e sugli impegni del Comune per l?integrazione dei nomadi con la comunità Modenese.
La marcia che partirà domani alle 9,30 dal campo sportivo di Collegarola, sarà anche un momento di dialogo con i nomadi Modenesi, vicini scomodi e difficili di un? intera città.
Ai nomadi residenti in Via Baccelliera, che da oltre venti anni abitano lì in roulotte, vengono pagati i consumi di luce, acqua e il servizio dei rifiuti. A loro diremo che non si può essere solo titolari di servizi gratuiti e che anche da parte loro deve iniziare uno sforzo impor-tante per la integrazione, i cui primi passi sono il lavoro e il rispetto delle regole di convivenza.
(Codacons, Coordinamento delle associazioni per la difesa del-l’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori – Modena)

Il caso microaree – Quattroville si mobilita domani da Collegarola a via Baccelliera «non possono solo attendersi dei servizi devono integrarsi e iniziare a lavorare»
I COMITATI IN MARCIA VERSO I NOMADI
Un ?corteo della pace?: con loro dialogo, il problema è il Comune
Local / L?Espresso, 4 maggio
Modena, 4 maggio. Una marcia della pace verso i nomadi, per dia-logare con loro, e di protesta contro l?amministrazione comunale e le sue decisioni in materia.
Così domani con ritrovo e partenza alle 9.30 dal campo sportivo di Collegarola partirà la manifestazione del comitato spontaneo Quattroville affiancato dal Codacons per dire «no» all?assegnazione di due microaree nella sola zona di Lesignana.
«Si tratta di una manifestazione – attacca il Codacons – per chiedere al Comune di Modena una moratoria sul trasloco del campo nomadi da San Damaso a Lesignana. Il mantenimento degli impegni assunti con le Quattro Ville, maggiore democrazia partecipata, trasparenza e rispetto per i cittadini; serie garanzie e non parole sulle iniziative e sugli impegni del Comune per l?integrazione dei nomadi con la comunità modenese. la marcia sarà anche un momento di dialogo con i nomadi modenesi, vicini scomodi e difficili di un?intera città. Ai nomadi residenti in via Baccelliera, che da oltre vent?anni abitano lì in roulotte, vengono pagati in consumi di luce, acqua e il servizio dei rifiuti. A loro diremo che non si può essere solo titolari di servizi gratuiti e che anche da parte loro deve iniziare uno sforzo importante per l?integrazione, i cui primi passi sono proprio il lavoro e il rispetto delle regole di convivenza».
Si tratta della prima di due manifestazioni, che erano già state annunciate dai comitati in seguito all?incontro avuto con il presidente del consiglio comunale Ennio Cottafavi e col sindaco Pighi. Proprio il primo cittadino aveva ribadito, come i suoi assessori, che la decisione rimaneva quella, così il comitato dei residenti al fianco del Codacons ha deciso di andare avanti.
Il prossimo passo, dopo la manifestazione di domani, sarà il corteo unitario che metterà insieme tutti quei cittadini che negli ultimi mesi si sono sentiti «presi in giro» dalle decisioni del Comune «imposte dall?alto senza nessuna condivisione». E allora da una parte, questa volta verso piazza Grande forse entro metà mese, sfileranno ancora i comitati dei residenti delle Quattroville contro i nomadi ma anche i commercianti di piazza XX Settembre e i loro chioschi prossimi a chiusura, i vigili col Sulpm.

Nomadi- L’Assessore Sitta attacca la rappresentante dei cittadini: “Fa solo politica”
Il Nuovo Giornale di Modena, 5 maggio
Mentre si profila una soluzione alternativa per le microaree dei nomadi, non usa mezzi termini l’assessore alla Programmazione e Gestione del Territorio del Comune di Modena, Daniele Sitta, che definisce ipocrita l’atteggiamento di coloro che hanno annunciato di voler fare una marcia di pace verso il campo nomadi di via Baccelliera. Sotto accusa non solo la portavoce del Comitato Quattro Ville, ma anche il responsabile del Codacons di Modena, entrambi interessati, secondo l’assessore, a crearsi spazi politici.
“Dopo gli atteggiamenti razzisti portati avanti fino ad ora dal comitato nei confronti dei nomadi trovo ipocrita la marcia verso il campo nomadi. Ritengo, inoltre, i comportamenti tenuti sinora non consoni a cattolici convinti”, commenta Sitta riferendosi ad Anna Ferrari, portavoce del Comitato Quattro Ville.
“E’ evidente che la signora Ferrari, cosi’ come Fabio Galli, respon-sabile di Codacons, cercano spazi politici- dichiara l’assessore-. Non ci sono altre spiegazioni, per cui Ferrari continui a portare avanti certe posizioni, non essendo nemmeno residente nell’area interessata (Lesignana)”.
Fini politici, quindi, quelli che spingerebbero Ferrari e Galli a parlare di marcia verso campo nomadi e di manifestazione in piazza Grande con il coinvolgimento di tutti gli scontenti. Diversa, invece, secondo Sitta, la posizione di Stefano Fontana, membro attivo del comitato Quattro Ville, cosi’ come di Lesignana 2000: “Il signor Fontana e’ spinto da interessi reali, ma decisamente personali. Quando le questioni esulano dalla zona di Villa Dallari cala anche il suo interesse a contrastarle”.
Proseguono, inoltre, le consultazioni della Circoscrizione ai vari orga-nismi della zona: “Tra le varie ipotesi sembra sia stata individuata una soluzione alternativa migliore”. L’assessore non vuole pero’ dare anticipazioni.

CODACONS
Il Codacons – Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’am-biente e dei diritti degli utenti e dei consumatori – è associazione nata nel 1986.
Il Codacons ha circa 100 sedi su tutto il territorio nazionale: il collegamento con altri Stati (europei e non), un Centro Studi sul territorio, un Centro per l’immagine pubblica, un osservatorio sui servizi pubblici, attivi uffici legali a livello regionale sono i principali strumenti operativi del Codacons.
Il Codacons ha legato il proprio nome ad importanti battaglie in difesa dei diritti dell’utente dei servizi pubblici. L’associazione, è ormai famosa per le sue storiche battaglie a cominciare dalla campagna di autoriduzione delle bollette telefoniche e l’azione giudiziaria contro le inique clausole del regolamento del servizio telefonico; le antiche iniziative a favore dell’obbligo delle cinture di sicurezza, l’annullamento degli aumenti delle tariffe autostradali, la scoperta del clan dei Poggiolini nello scandalo della malasanità, la difesa dei provvedimenti della CUF contro i farmaci inutili e costosi, la battaglia per la democratizzazione della SIAE dopo 40 anni di gestione autoritaria.

Il Codacons e la Lista Consumatori mantengono un atteggiamento critico rispetto al punto del programma politico dell’Unione che prevede l’abrogazione della Legge_Fini-Giovanardi sugli stupefacenti. A questo proposito il Codacons ha presentato, nel gennaio 2007, un ricorso al TAR del Lazio contro un decreto col quale il ministro Livia Turco innalzava la quantità massima di cannabis detenibile senza sanzioni penali.

Riferimenti: Modena: smobilita lo storico campo nomadi

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Kimeta: cooperativa di lavoro per donne rom

4 Maggio 2007 Commenti chiusi


Firenze. ?Laboratorio Kimeta? è una stireria e una piccola sartoria in cui lavorano stabilmente sei donne rom. Il laboratorio è nato dalla collaborazione, partita dieci anni fa, fra volontariato e istituzioni per favorire l?inserimento delle donne rom ed è ormai una realtà consolidata, ben inserita nel tessuto sociale e apprezzata dai cittadini. Alcune volontarie della Comunità dell’Isolotto hanno seguito le donne Rom sia per l’alfabetizzazione che per il corso di formazione vero e proprio. Dieci in tutto le donne Rom formate, di cui sei lavorano adesso stabilmente nel Laboratorio. Kimeta offre un servizio utile ai cittadini che non hanno tempo di stirare o rammendare: la gente può portare il bucato da casa e lo ritira stirato oppure può richiedere piccoli interventi di taglio e cucito.

> LABORATORIO KIMETA
Si chiama Laboratorio Kimeta, dal nome di una giovane Rom del campo nomadi dell’Olmatello di Firenze, morta alcuni anni fa per una grave malattia: un?occasione di inserimento di donne Rom nel mondo del lavoro e nella società. Kimeta è un laboratorio di servizi (stira-tura, aggiustatura, cucito, ricamo…), scaturito da un progetto di donne dell?Isolotto e di donne di altre culture, in particolare rom, con il coinvolgimento delle istituzioni cittadine, in particolare della Regio-ne Toscana, del Quartiere 4 e della Cooperativa sociale Samarcanda.
L?iniziativa, nata dalla collaborazione fra volontariato e istituzioni, è ormai una realtà consolidata, ben inserita nel tessuto sociale e apprezzata dai cittadini. Alcune volontarie della Comunità dell’Isolotto hanno seguito le donne Rom sia per l’alfabetizzazione che per il corso di formazione vero e proprio. Dieci in tutto le donne Rom formate, di cui sei lavorano adesso stabilmente nel Laboratorio.

ESISTONO LE RISORSE UMANE PER AFFRONTARE LE EMERGENZE
La donna ha sempre rappresentato nella cultura del popolo rom un elemento fondamentale dell’economia familiare , in un contesto però fortemente maschilista .Nell’incontro con la nostra cultura questo ruolo non è cambiato. I pregiudizi, l’emarginazione le pessime condizioni ambientali in cui si sono trovate a vivere hanno impedito loro ogni possibilità di inserimento lavorativo ed esse hanno dovuto mettere in atto strategie di sopravvivenza quotidiana legate ai residui della nostra economia di consumo.
Esistono nella società le risorse umane per affrontare costrutti-vamente le emergenze dovute alle grandi trasformazioni della nostra epoca fra cui il crescente divario fra ricchezza e povertà, l’immi-grazione e la convivenza fra culture diverse?
Esistono ma spesso non fanno notizia. Manca l’informazione.
Chi cerca uno sbocco positivo e non si limita a covare o a gridare le proprie paure scaricandole irresponsabilmente sui capri espiatori di turno ha difficoltà a comunicare.
Favorire la comunicazione delle esperienze positive e la crescita delle coscienze può essere uno dei modi per affrontare i problemi che emergono. Prendiamo ad esempio il tema della convivenza coi rom accampati nelle nostre periferie. Il Quartiere 4, Isolotto, di Firenze, alle prese con il campo o meglio con i vari campi del Poderaccio, ha dato negli anni un contributo notevole con la progettazione e realizzazione di esperienze positive di integrazione nel rispetto dei diritti e delle identità ed ha dimostrato che è di lì che si passa anche per dare sicurezza ai cittadini.

INFORMAZIONI
Laboratorio Kimeta
via Modigliani 125, tel. 0557-332192
da lunedì a venerdì, ore 9-13; martedì e giovedì, ore 15,30-18,30

> PER RICUCIRE UNO STRAPPO SOCIALE
Intervista a Luciana Angeloni, responsabile del Laboratorio

Sono passati dieci anni, ormai, da quando abbiamo iniziato questo progetto di formazione lavoro per 10 donne rom. I primi tre anni sono stati proprio di formazione-lavoro in stireria, cucito, sartoria, a partire da un corso di alfabetizzazione, in una struttura del quartiere del comune di Firenze. Un progetto che parte da una precisa collaborazione fra volontariato ed istituzioni ed è improntato ad una politica di accoglienza, invece che di esclusione sociale.
Donne per le donne. L?obiettivo era di favorire l?autodeterminazione e l?autonomia economica delle donne rom residenti nel territorio. Rom residenti nel ?campo nomadi? del Poderaccio, abitato da famiglie provenienti dalla ex-Jugoslavia (soprattutto Macedoni e Kosovari) a partire da 15 anni fa. Il ?campo? è stato ora ristrutturato in due villaggi decisamente più vivibili.
Il corso di formazione ha riguardato dieci persone, ora di lavorative ne abbiamo sei, con donne del volontariato che accompagnano ancora questa esperienza. La possibilità del lavoro è stata utile anche per il permesso di soggiorno ed ha consentito di regolarizzare famiglie in Italia anche da 15 anni. In prima istanza abbiamo cercato di fare una ?cooperativa sociale? ma dopo anni abbiamo dovuto lasciare perché le donne rom, anche vivendo in un ?campo nomadi?, non sono considerate soggetti svantaggiati. Ed allora ci siamo appoggiate alla cooperativa sociale Samarcanda.

Questa esperienza è una grande conquista dell?accoglienza nei riguardi delle nostre ospiti ed una attività di servizio, di scambio-lavoro, per il territorio. Un?esperienza che riassume molti valori, anche di stile di vita nel recuperare i capi di vestiario invece di buttarli via. Ma soprattutto un tentativo di recupero delle capacità lavorative delle donne rom e di autodeterminazione. All?insegna della colla-borazione fra volontariato ed istituzioni, un valore imprescindibile che si è coniugato in questo cammino. Per sviluppare la cultura della capacità delle donne di autoaffermarsi e di gestirsi. Una cultura dell?autodeterminazione che si può riassumere nella frase: ?Usciamo dal ?campo? non per andare ad elemosina, ma per andare al lavoro?. Questo ?laboratorio? è una fucina, una messa in rete di risorse, di collaborazione per il bene comune. Un?esperienza che ha ricucito, in parte, lo strappo con il territorio. Questo è il segnale chi ci piace comunicare.

_______riferimenti_________

Un dossier completo su Kimeta e i ?campi nomadi? di Firenze
> FIRENZE: DAL CAMPO NOMADI ALLA SARTORIA
Firenze, dal campo nomadi in sartoria: così un gruppo di donne rom si lascia alle spalle un passato fatto di elemosina e disagio, creandosi un lavoro. Grazie al quartiere e al volontariato
Dossier ?il Ducato?, di Stefania La Malfa (maggio 2006)

Forbici, ago e filo come mezzi di integrazione. Oggetti di uso quo-tidiano per quattro donne rom arrivate in Italia dalla ex Jugoslavia in cerca di un futuro migliore.
Fatima, Hira, Selvije e la figlia Fatima vivono a Firenze nel villaggio del Poderaccio, alle porte del quartiere 4, l’Isolotto. A due chilometri di distanza c’è la sartoria-stireria dove lavorano, il laboratorio Kimeta dal nome di una giovane donna rom morta prematuramente. Un lavoro, aggiustare gli abiti o stirare quelli che a casa si ha solo il tempo di lavare, che le rom condividono con altre donne, italiane, del volontariato di quartiere. Si sono incontrate dieci anni fa e da quel momento hanno iniziato un percorso di conoscenza reciproca. Continuato, con il supporto delle istituzioni, in un impegno delle volontarie ad aiutare donne come loro nell’inserimento sociale. Attraverso l’alfabetizzazione e un’esperienza di lavoro.
“Vengo dalla Macedonia – racconta Fatima in un italiano non perfetto ma comprensibile – e nel mio paese facevo lo stesso tipo di lavoro insieme con mio marito. Lui poi mi ha lasciata ed è venuto a Firenze. Non avevo altra possibilità di lavorare e sono partita anch’io con i miei figli”.

COSI? IL LAVORO CI HA CAMBIATO LA VITA
Fatima ha 50 anni e da quando è arrivata in Italia, dieci anni fa, non è mai tornata a casa. “Ho cinque figli, tre maschi e due femmine. Il più piccolo vive con me e lavora come apprendista. La più grande abita al villaggio, gli altri invece in case popolari. Anche mio marito vive al Poveraccio ma in un’altra casetta perché stiamo divorziando”. Anche Hira e Selvije abitano al villaggio, ma da più tempo. Vengono entrambe dal Kosovo e per loro il lavoro ha avuto il significato di un cambiamento radicale. Hira ha 53 anni ed è venuta a Firenze alla fine degli anni ’80: nel suo paese faceva la casalinga, qui chiedeva l’elemosina per strada prima di lavorare nel laboratorio di cucito. “Mio marito non lavora e non ha permesso di soggiorno. Nei fine settimana chiedo ancora l’elemosina, ma solo davanti alle chiese dove i parrocchiani mi conoscono. Ho quattro figli grandi che lavorano, una di loro vive in una casa popolare”. Selvije invece è più giovane, ha 39 anni ma lo stesso quattro figli, tre grandi e una bambina. La maggiore lavora con lei nel laboratorio di cucito. Il marito faceva il muratore, al momento è disoccupato. “Vengo da Pristina – racconta – e là mio marito faceva il batterista e io la donna delle pulizie ma non c’era più tanto lavoro così lui è venuto in Italia e io l’ho raggiunto dopo un anno. Adesso sono quattordici anni che siamo qui”. Ringraziano le rom per l’aiuto ricevuto e soprattutto di aver avuto la possibilità di imparare a leggere e scrivere. In particolare Fatima, la figlia di Selvije: “Ho deciso di non seguire il destino delle altre ragazze, che si sposano presto e alla mia età hanno già due o tre figli e stanno in casa a fare le faccende”. Sono state le volontarie delle associazioni di quartiere ad avvicinarsi al campo per instaurare un rapporto con quelle donne che con le loro famiglie vivevano ai margini della città. “Trovare lavoro è stato il primo desiderio espresso dalle donne rom ? spiega la responsabile del laboratorio Kimeta Luciana Angeloni ? quindi ogni tipo di relazione poteva crescere e approfondirsi solo se si basava su questa loro richiesta”. Un percorso di formazione e lavoro con risultati positivi, iniziato con un corso di alfabetizzazione per dieci donne rom che poi hanno trovato la loro occupazione a Kimeta. “Non erano abituate a lavorare sottoposte – aggiunge Angeloni – e all?inizio abbiamo avuto qualche difficoltà perché alcune di loro non rispettavano gli orari o non riuscivano a concentrarsi. Poi sono riuscite ad adattarsi ma comunque non ci sono mai stai problemi insormontabili”.
Nel tempo alcune hanno smesso perché si sono trasferite o perché è scaduto il loro permesso di soggiorno. Sono rimaste Fatima, Hira, Selvije e la figlia Fatima, che hanno un contratto di lavoro part-time a tempo indeterminato con la cooperativa sociale Samarcanda di cui il laboratorio fa parte. All’inizio il progetto è stato finanziato dalla regione e dalla provincia, ora si cerca di arrivare all?autonomia economica.

Kimeta, il contesto
Comunità Cristiana di Base dell’Isolotto, di Firenze
Chi è la Comunità dell?Isolotto? Si può definire in poche parole? E? difficile ma ci proviamo. Siamo delle persone che vivono insieme l?avventura umana come cammino di liberazione continua e graduale, mai da considerare compiuta, da ogni forma di irregimentazione e chiusura?

Riferimenti: Speciale Lavoro

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Italia xenofoba e razzista secondo l?ECRI

3 Maggio 2007 Commenti chiusi

Tavola rotonda dell?ECRI sul razzismo in Italia

2 Maggio 2007 Commenti chiusi


Roma, 3 maggio Residenza di Ripetta. L?ECRI (European Commission against Racism and Intolerance) in una tavola rotonda presenta il III rapporto sull?Italia, un monitoraggio completo sul razzismo e l?intolleranza registrato in Italia a fine 2005 sui temi: razzismo e xenofobia nella sfera pubblica, la legislazione contro la discriminazione, lotta alla discriminazione nei confronti dei Rom. Fra i relatori la Prof.ssa Eva Smith Asmussen, Presidente dell?ECRI e l?On. Donatella Linguiti, Sottosegretaria di Stato per i Diritti e le Pari Opportunità.

Tavola rotonda dell?ECRI in Italia
European Commission against Racism and Intolerance
Residenza di Ripetta, Roma, 3 maggio 2007

>PROGRAMMA
REGISTRAZIONE: ore 9:15
Moderatore della mattinata: Vitaliano ESPOSITO, membro dell?ECRI

9:30?9:45 APERTURA
? Saluto di benvenuto della Prof.ssa Eva SMITH ASMUSSEN, Presidente dell?ECRI
? Intervento introduttivo dell?On. Donatella LINGUITI, Sottosegretaria di Stato per i Diritti e le Pari Opportunità
? Intervento dell?On. Claudio AZZOLINI, membro dell?Assemblea parlamentare del Consiglio d?Europa

> TEMA I ? IL RAPPORTO DELL?ECRI SULL?ITALIA
9:45 ? 9:55 Introduzione sul lavoro dell?ECRI
Jan KLEIJSSEN, Direttore dei Diritti dell?Uomo, Consiglio d?Europa
9:55 ? 10:15 Conclusioni del rapporto dell?ECRI sull?italia Prof. Gùn KUT, membro dell?ECRI
10:15 ? 11:00 Dibattito: aperto al pubblico

11:00?11:15 Pausacaffè

> TEMA Il?RAZZISMO E XENOFOBIA NEL DISCORSO PUBBLICO E NELLA SFERA PUBBLICA
11:15 ? 11:30 ll clima di opinioni riguardante i gruppi vulnerabili in Italia, Udo ENWEREUZOR, Cooperazione per Lo Sviluppo dei Paesi Emergenti (COSPE)
11:30 ? 11:45 lI razzismo nel calcio, Mauro VALERI, Sociologo
11:45 ? 12:00 Iniziative pratiche per combattere il razzismo e la xenofobia in Italia, Marco DE GIORGI, Direttore dell?Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (UNAR)
12:00 ? 13:00 Dibattito: aperto al pubblico

13:00 ? 14:30 Colazione

Moderatrice della sessione pomeridiana: Silvia DELLA MONICA, Capo Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità

> TEMA III ? LA LOTTA PER L?UGUAGLIANZA? APPLICAZIONE DEL-LA LEGISLAZIONE ANTI-DISCRIMINAZIONE
14:30 ? 14:45 Le norme dell?ECRi relative all?elaborazione di un quadro legislativo e istituzionale completo di lotta al razzismo e alla discriminazione razziale
? Giancarlo CARDINALE, membro del segretariato dell?ECRI
14:45 – 15:00 lI quadro legislativo e istituzionale di lotta al razzismo e alla discriminazione razziale in Italia
? Prof. Alessandro SIMONI, Istituto di diritto comparato e penale, Università di Firenze
15:00 ? 15:15 Applicazione delle disposizioni giuridiche vigenti: eventuali problemi
? Lorenzo TRUCCO, Presidente dell?Associazione Studi Giuridici sull?im-migrazione (ASGI)
15:15 ? 16:00 Dibattito: aperto al pubblico

16:00 ? 16:15 Pausa caffè

> TEMA IV ? LA LOTTA AL RAZZISMO E ALLA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE NEI CONFRONTI DEI ROM
16:15 ?16:35 Valutazione della situazione della comunità Rom in Italia
? Prof. Claudio MARTA, Docente di relazioni interetniche presso
l?Università degli Studi di Napoli ?L?Orientale?
? Piero COLACICCHI, Associazione OsservAzione ? Onlus
16:35 ? 16:50 Politiche governative per migliorare la situazione della comunità Rom in Italia, Perla STANCARI, Direttore centrale per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze presso il Dipartimento per le libertà civili e l?immigrazione del Ministero dell?interno
16:50 ? 17:30 Dibattito: aperto al pubblico

17:30 ? 17:45 Conclusioni della Tavola rotonda
? Presentazione delle conclusioni della Tavola rotonda da parte della Moderatrice

DIBATTITO APERTO AL PUBBLICO: LE DOMANDE
Se avessi possibilità di partecipare al dibattito, sulle tematiche Rom, porrei le seguenti domande:
1- Chi è il Prof. Claudio Marta e quali sono le sue competenze sui Rom/Sinti? Ha presentato curriculum per essere presente o è stato chiamato per conoscenze? E perché non Piasere, Brazzoduro, Vitale?
2- Chi è Piero Colacicchi ed a che titolo parla sui Rom/Sinti d?Italia? E? quello di Osservazione che scrive e dice che le Associazioni devono fare un passo indietro per far parlare i Rom/Sinti? E fa un passo avanti sui palcoscenici di tutti i congressi a dire che le altre asso-ciazioni devono fare un passo indietro?
3- Perché non sono state invitate le associazioni più rappresentative sui Rom/Sinti d?Italia, secondo le regole della rappresentanza po-litica? Che è basata sul numero di soci e sulla competenza, e non, invece, sulla massoneria partitica?
4- E? da anni che la Comunità Europea lancia ?raccomandazioni? all?Italia sui ?campi nomadi? di segregazione etnica, sulle discrimi-nazioni ed esclusioni. Intanto i Rom/Sinti continuano, anche in Italia, ad essere le popolazioni più discriminate e sottoposte ad atti di violenza razziale d?Europa, continuano a morire nei ?campi?, lager istituzionali, continuano ad essere sgomberati (a ruspe e sequestro dei loro beni ?compresi libri e bamboline) e mandati a vivere in clandestinità con dispersione scolastica dei minori.
5- PROPOSTA POLITICA: dalle parole ai fatti
In ogni Congresso, in ogni tavolo, tutte le associazioni, e persone interessate, dovrebbero con-dividere un punto, prioritario, da cui partire per affrontare ogni tematica di integrazione sui Rom/Sinti:
- Basta sgomberi senza alternativa abitativa
- Protezione Civile per Centri di Prima Accoglienza per gli insedia-menti abusivi!
Occorre imporre tutti assieme una Direttiva del Ministero dell?Interno che vieti gli sgomberi senza alternativa, in dettato alle raccoman-dazioni della Comunità Europea, e che allerti la Protezione Civile per l?emergenza umanitaria degli insediamenti abusivi. PUNTO PRIMO. Dopo si potrà discutere anche di musica, di antropologia e di “status”. Prima di tutto l?emergenza che è emergenza vita per tanti bambini. Ad ogni Congresso, ad ogni Convegno, ad ogni Tavolo, PUNTO PRIMO – PREMESSA: Blocco degli sgomberi, Protezione Civile per insediamenti abusivi!

Il III rapporto ECRI sull?Italia
Romano Lil, 21 luglio 2006
Strasburgo 16 maggio. Presentato il terzo rapporto dell?ECRI (Eu-ropea Commissione contro il Razzismo e l?Intolleranza): un moni-toraggio completo sul razzismo e l?intolleranza registrato in Italia a fine 2005. Da una verifica con quello precedente, stilato il 22 aprile 2002, il rapporto constata che a livello generale la situazione, dal punto di vista dei diritti umani, continua ad essere tragica, e ?raccomanda? ulteriori misure per migliorarla.
Per quanto riguarda la questione dell?emarginazione e della discri-minazione cui sono esposte le popolazioni Rom e Sinti in Italia, l?ECRI ?aveva formulato delle raccomandazioni alle autorità italiane affinché fosse migliorata la situazione di questa parte della popolazione (in possesso o meno della nazionalità italiana) in settori essenziali, quali l?alloggio, il rilascio dei documenti di identità, l?istruzione, l?occu-pazione, la sanità, l?amministrazione della giustizia e i rapporti con le forze di polizia?. L?ECRI deve tuttavia constatare con rammarico che: ?In generale la situazione rimane immutata rispetto a quella descritta nel secondo rapporto dell?ECRI, e si rileva che circa un terzo dei Rom e dei Sinti, sia cittadini, che non cittadini, è praticamente segregato dal resto della società e vive in campi nomadi, in molti casi senza avere accesso ai servizi più basilari?.

IL III RAPPORTO ECRI SULL?ITALIA: rapporto completo

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Cosimo Abruzzesi: un onesto operaio Rom

2 Maggio 2007 Commenti chiusi
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Sgomberato insediamento Rom a Salerno

2 Maggio 2007 1 commento

Salerno, 30 aprile. Gli operatori del Consorzio Sa2 hanno sgomberato oltre 70 quintali di masserizie e suppellettili varie dall?insediamento di alcune famiglie rom realizzato sotto i ponti della Lungoirno. Alla vista delle forze dell?ordine la quindicina di rom si sono immediatamente dileguati, dandosi alla fuga. Tra la mobilia rimossa dagli operatori del Consorzio, materassi, fornelli, elettrodomestici, giocattoli per bimbi, c?era anche una statuina della Madonna e immagini sacre.
Anche nella precarietà e nella fatiscenza, di vivere tra insetti e topi, i rom avevano cercato di creare un minimo confort alla loro situazione abitativa. Adesso hanno perso tutto e sono dispersi nella campagna

Salerno. Sgomberato insediamento rom sotto la Lungoirno
Raccolti 70 quintali di rifiuti ingombranti
12mesi.it, 30 aprile
Gli operatori del Consorzio Sa2 hanno sgomberato oltre 70 quintali di masserizie e suppellettili varie dall?insediamento dei rom, rea-lizzato sotto i ponti della Lungoirno, in prossimità della cittadella giudiziaria. Intervenuti d?urgenza, su disposizione della Questura di Salerno, che aveva disposto un servizio di prevenzione e controllo del territorio nella zona di via Irno gli addetti del Salerno2 hanno lavorato alacremente, per ripulire l?area.
L?operazione ha coinvolto anche il Comando dei Vigili Urbani di Salerno. In totale per l?intera giornata sono stati impiegati cinque automezzi e nove operatori coordinati dalla responsabile del servizio ritiro ingombranti.
Sotto il ponte di via Cacciatori dell?Irno, alcuni nuclei familiari di cittadini rumeni avevano realizzato le proprie residenze, con mobilia e elettrodomestici. Anche nella precarietà e nella fatiscenza, di vivere tra insetti e topi, i rom avevano cercato di creare un minimo di confort alla loro situazione abitativa.
Alla vista delle forze dell?ordine la quindicina di rom si sono imme-diatamente dileguati, dandosi alla fuga.
L?attività di rimozione degli ingombranti è iniziata in mattinata ed è proseguita sino a pomeriggio inoltrato.
Tra la mobilia rimossa dagli operatori del Consorzio Sa2, materassi, fornelli, elettrodomestici, giocattoli per bimbi, c?era anche una statuina della Madonna e immagini sacre.

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Cari e-lettori di Romano Lil

1 Maggio 2007 Commenti chiusi


Tempo di tasse, tempo da lupi, tempo di fare i conti con Romano Lil. E magari di un atto di fiducia, quella che muove il mondo, che è levogiro. Nell?immagine, da stampare e da diffondere, le motivazioni ed il codice fiscale per il 5×1000 all?Opera Nomadi: una quota a Romano Lil. Per destinare questa quota delle imposte ad Opera Nomadi, con la dichiarazione dei redditi, sul modello 730, sull?UNICO 2007 o sul CUD, occorre firmare nello spazio riservato alle associazioni e inserire il codice 80409480581.

Cara e-lettrice, caro e-lettore, questo periodo, della dichiarazione dei redditi, è la nostra campagna elettorale a promuovere le nostre iniziative e per avere, eventualmente, il suo consenso.
Quando legge articoli pubblicati alle due di notte, di mattina e sera – anche di sabato e di domenica, magari si chiederà, visto che lo spirito di curiosità ci prende all?Opera Nomadi, chi c?è dietro tutto questo. Dietro c?è colui che scrive, il direttore, che ha inventato due giornali al posto di uno. Romano Lil, ed Archivio, nascono a gennaio 2006 per sopperire alla mancanza di in-formazione e di approfondimento dovuti anche alla mancanza cronica di fondi che ci impediva di stam-pare e diffondere Romano Lil, circolare, l?amico di carta. Il Romano Lil tipografico, ?Una delegazione dell?Opera Nomadi in Ungheria? ?numero due dell’anno 2004, per fare un esempio, mi è costato 400 euro, solo di spese di viaggio (per non aggiungere il tempo-lavoro) e poi altre 500, dell?Opera Nomadi, per la tipografia e spedizione alle sezioni.

Giornale (di bordo) indipendente, apartitico e aconfessionale, ma con una vena di ribellione che si rifà ai 600 anni di resistenza delle popolazioni rom/sinte, Romano Lil non riceve contributi né dai Partiti né dalle Chiese e l?unico accesso consentito, alcuni anni fa, era di un accredito governativo di 20 lire a copia per la stampa di ogni numero dopo tortuose richieste burocratiche. Allora mi sono inventato il Romano Lil web-log, l?amico telematico per mettere mette in “rete” le registrazioni del giornale di bordo, giunto al secondo anno di attività.

Romano Lil, è un settimanale di approfondimento, a cadenza gior-naliera, non una rassegna stampa di articoli dai quotidiani fatti con la tecnica taglia-e-incolla, senza citare la fonte neanche delle foto-grafie. Anche quando si riprendono articoli di cronaca si cerca sempre di dare una visione in più? anche con le immagini. Basta vedere, ad esempio la cronaca dell?incendio al ?campo nomadi? di Appignano, integrata con un commento del Presidente Opera Nomadi, o ?La vita è crudele per i Rom di Spagna? integrata con una sezione antro-pologica e storica, per non parlare delle linee-guida sulla politica complessiva per l?integrazione dei Rom/Sinti che pro-vengono solo da Romano Lil, o delle interviste esclusive a Dario Fo – Moni Ovadia – Alex Zanotelli. Un esempio di cronaca sul ?campo? è ?Un po? di Libe-razione coi Sinti di Vicenza?. Anche in quella occasione nessun copia-e-incolla: trasferta a Vicenza, partecipazione al corteo, interviste alle persone, clic sulla macchina fotografica…
?Non olet? diceva Diocleziano a proposito delle tasse sui gabinetti. Fra poco applicheranno il canone anche sui computer (come sulla casa o sull’automobile) ed allora, cara e-lettrice, caro e-lettore, la lettura di Romano Lil sarà cumulata nella tassa suddetta. Oggi che leggete il giornale gratuitamente e senza tasse aggiunte, e magari ricevete anche gli ?inviti alla lettura? per posta elettronica, potete fare una scelta volontaria e non obbligata.

Caro e-lettore, cara e-lettrice, Le si chiede un atto di fiducia e di partigianeria, visto che si è appena completato anche il ?ciclo della resistenza?. Se Le interessa quanto offre Romano Lil, con Archivio appena di là della strada telematica che si vedono le finestre ed i titoli, firmi il 5X1000 all?Opera Nomadi che potrà così dispensare contributo al nostro giornale. Che rischia di chiudere per mancanza di fondi, anzi da gennaio si lavora quotidianamente a spese della mia famiglia, lasciando uno spazio vuoto nel profondo telematico: un buco nero di fredda desuetudine virtuale.

TU DIETRO LO SCHERMO, TI VEDO, FATTI VEDERE!
?Per essere sempre più la rappresentazione di noi stessi, fratelli nell?Opera Nomadi, e sempre meno il prodotto di una società che non ci rappresenta? (da Comuna Baires)

Postilla: Chi volesse ricevere il ?pdf? con dieci talloncini da stampare, tagliare e da diffondere lo chieda alla Redazione

Riferimenti: 5 PER MILLE all?Opera Nomadi

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Il corpo e l’anima di Cosimo Abruzzesi

1 Maggio 2007 Commenti chiusi


Reggio Calabria, 29 aprile. Comunicato stampa dell?Opera Nomadi sulla morte del giovane operaio rom, di sabato scorso, Cosimo Abruzzesi: “L’uccisione del giovane Rom Cosimo Abruzzesi è un’azione mafiosa che ha spezzato una vita imponendo ancora una volta quella logica criminale che nella nostra città sopravvive nonostante tutto? Per questo è necessario che fatti di questo genere suscitino sempre il rammarico chiaro e unanime non solo di alcuni Enti ma di tutta la società civile?.

Comunicato stampa dell?Opera Nomadi Reggio Calabria
L?UCCISIONE DI COSIMO E? UN?AZIONE MAFIOSA

L’uccisione del giovane Rom Cosimo Abruzzesi è un’azione mafiosa che ha spezzato una vita imponendo ancora una volta quella logica criminale che nella nostra città sopravvive nonostante tutto.

E’ vero che non siamo tutti mafiosi, ma di fronte a fatti di questo ge-nere, non possiamo negare che questa mentalità criminale è un male che condiziona e soffoca la vita della nostra città facendo leva sulla paura.
Per questo è necessario che fatti di questo genere suscitino sempre il rammarico chiaro e unanime non solo di alcuni Enti ma di tutta la società civile.
E’ giusto che la società reggina si difenda contro chi la definisce mafiosa per metà, ma è altrettanto giusto che essa sia sempre pronta a denunciare sempre, con forza, senza esitazione e senza dubbi, i fatti di mafia che colpiscono ogni cittadino.

Cosimo era un giovane onesto che ogni giorno si guadagnava da vivere lavorando nella cooperativa Rom 1995.
Il percorso di inserimento lavorativo realizzato da Cosimo insieme ad altri giovani dentro la Cooperativa costituisce un modello inter-culturale di vero inserimento lavorativo.
Cosimo aveva una famiglia composta dalla moglie e da quattro bam-bini di 9 , 8 , 6 e 1 anno.
Ma nella nostra città è possibile che qualcuno decida a suo pia-cimento della morte di un’altra persona .
Qualcuno ha deciso che la vita di Cosimo doveva finire sabato scorso.
Ma oltre alla vita di Cosimo anche la sua famiglia è stata colpita al cuore . I suoi quattro figli e la moglie non vedranno più il padre e il marito e dovranno vivere con un dolore incolmabile che condizionerà per sempre la loro vita.
A questi quattro bambini e alla moglie che dovranno vivere con questo dolore e con tutti i disagi conseguenti la società civile reggina deve impegnarsi ad offrire concretamente la sua solidarietà offrendo così una risposta di senso sulla quale essi potranno in qualche modo costruire la loro vita futura.

Cosimo è una vittima della mafia e della mafiosità e come tale egli va ricordato.
Il variegato movimento antimafia che tanto lavora per animare e sviluppare percorsi contro questo fenomeno criminale e che rap-presenta una speranza importante, non deve fare l’errore di distinguere tra vittime di serie A e vittime di serie B.
Ogni fatto di mafia da quello che colpisce l’uomo più importante a quello che colpisce il cittadino sconosciuto deve alimentare allo stes-so modo la protesta e il vigore dell’azione di solidarietà.
Solo così potremmo tutti riconoscerci in questo movimento e solo così questo movimento potrà unirci tutti in modo efficace generando una tendenza culturale contro questo male.

Reggio Calabria, 29 aprile 2007
Il Presidente: Giacomo Marino

Comunicato stampa dell?Opera Nomadi Nazionale
COSIMO ABRUZZESE: un ONESTO OPERAIO ROM
L?Assessore De Gaetano giovedì in visita alla Cooperativa ROM 1995

Tuttora fra i 5 milioni di Rom dei Paesi dell?Est, sono ben inseriti nel contesto economico centinaia di migliaia di operai, edili, contadini ROM, mentre in Italia desta invece incredulità che possano vivere onestamente dei Capifamiglia Rom come Cosimo Abruzzese che era uno dei più efficienti operai rottamatori della nostra Cooperativa ROM 1995, attiva appunto da oltre un decennio a Reggio Calabria nel set-tore della raccolta differenziata ed in genere della tutela ambientale.
Cosimo è erede di quelle popolazioni Rom sbarcate nella Sibaritide con i profughi arberesh 700 anni fa e, fino agli anni ?60, considerate indispensabili in tutte le fiere di bestiame della Calabria.
Finita quell?epoca, ai Rom la società non ha offerto alcuna alternativa occupazionale e soltanto alcune centinaia hanno seguito nelle fab-briche del nord gli altri calabresi colpiti verticalmente dalla crisi della società rurale. La gran parte dei capifamiglia ha cercato allora di ri-tagliarsi uno spazio occupazionale, creandosi il mestiere di rottama-tori, tanto che nella loro vecchia baraccopoli della ex-Caserma Cantaffio, i cumuli di rifiuti ingombranti da riciclare e rivendere facevano parte del paesaggio, anzi del degrado. L?Opera Nomadi ha cercato di legalizzare questo ?nuovo mestiere? creando una coraggiosa Cooperativa che si occupa appunto di raccolta di rifiuti ingombranti (di concerto con l?Azienda del settore) ed in passato anche di spazzare le strade, pure qui con regolare convenzione.
In Italia sono ancora poche le Cooperative ROM, che lavorano con progetti non-assistiti ma come vere imprese autosufficienti sul mercato del lavoro: le tre Cooperative romane, quella molisana, un?altra a Nicastro, un?altra ancora a Firenze, qualcosa a Milano, tre in formazione nel Modenese nel Veneto e nell?Agro Pontino, insomma poche.
Nella stessa Cosenza i 50 operai ROM delle famose Cooperative volute da Giacomo Mancini Senior nel 1997, tuttora vivono nell?atte-sa, spesso di molti mesi, dei contributi pubblici; insomma esatta-mente l?opposto della loro secolare condizione di allevatori ed ar-tigiani dei metalli che consentiva di fatto ai Rom Calabresi di ?essere impresa autosufficiente?, peraltro garanzia di grande autonomia culturale e di sopravvivenza onesta del gruppo.
La Cooperativa ROM 1995 aveva con successo percorso questa strada e Cosimo Abruzzese ne era uno degli interpreti più autentici, di cui l?Opera Nomadi andava fiera, tanto che la vincente esperienza reggina fungeva da esempio per altre città.

Un operaio autentico insomma: un fulgido esempio della società calabrese sana che si oppone nei fatti allo strapotere della malavita, tanto quanto le Cooperative di Gioia Tauro che però hanno ricevuto il massimo della solidarietà istituzionale, mentre la ROM 1995 ha trovato finora al suo fianco soltanto l?Opera Nomadi e poco altro.
E? perciò che abbiamo subito chiesto alla SottoSegretaria Linguiti (che sta operando delle visite mirate fra le Comunità di Rom/Sinti in Italia) di recarsi nei locali della Cooperativa a Reggio Calabria per portare la concreta solidarietà dello Stato, perché speriamo sia sol-tanto un caso che Cosimo sia stato trucidato proprio di fronte alla sede di un?impresa economica pur piccola, che PERO? non aveva padrini.

LA REGIONE CALABRIA e le COMUNITA? ROM
E? ora anche che la Regione Calabria si ricordi di avere pure seimila figli ROM, per i quali vengono spese briciole, malgrado rappresenti la più grave emergenza sociale della Calabria (la disoccupazione tra i Rom, dopo il suddetto crollo verticale dei mestieri tradizionali, è ben tre volte superiore che fra gli altri Calabresi).
Lo stesso Assessore al Lavoro, Antonino De Gaetano, più volte sollecitato dall?Opera Nomadi sul problema specifico, giovedì pros-simo visiterà la Cooperativa (la cui sede è ubicata in un locale sequestra-to alla malavita) e la famiglia di Cosimo, a seguito di una preoccupata richiesta di solidarietà a lui espressa nel giorno della Festa dei Lavoratori dal sottoscritto Presidente Nazionale.
Onore all?OPERAIO ROM Cosimo Abruzzese (la cui memoria è già stata infangata da una testata giornalistica che ha segnalato un impossibile collegamento dell?operaio Cosimo al traffico reggino di stupefacenti) ed un fermo monito allo Stato Italiano ed alle Istituzioni Calabresi perché da subito si ricordino dei dimenticatissimi seimila Rom Calabresi.
Un piano straordinario di sostegno alla legalizzazione, in tutte le più grandi Comunità Rom Calabresi (Nicastro, Catanzaro, Spezzano Albanese, Cassano allo Jonio, Cosenza, la stessa Comunità di Reggio con le altre della fascia jonica reggina), dell?attività di rottamazione delle migliaia di capifamiglia Rom, non soltanto toglierebbe acqua al mare della malavita, ma sarebbe il primo forte segnale Istituzionale di un Ente tuttora incapace di approvare, come in tante altre Regioni, una specifica Legge Regionale, il cui primo testo fu presentato alla massima Istituzione Calabrese ancora ai tempi di Rosario Olivo Presidente?

Roma, lì 2 Maggio 2007
Il Presidente Nazionale Dr Massimo Converso
La VicePresidente Nazionale Prof.ssa Renata Paolucci

Opera Nomadi Ente Morale (D. P. R. 26/3/1970 n. 347)
Presidenza Nazionale: Via di Porta Labicana, 59 ?00185 Roma
tel.: 06/44704749- fax 06/49388168
Posta elettronica: operanomadinazionale@virgilio.it

_____cronaca_________

Giovane rom ammazzato in auto a Reggio Calabria
Romano Lil, 29 aprile
Reggio Calabria, 28 aprile. Un giovane rom di 29 anni è stato ucciso a colpi di fucile nella sua autovettura mentre si stava recando al lavoro. Lavorava come operaio nella cooperativa sociale Rom 1995 fondata da soci Opera Nomadi per favorire l?inserimento lavorativo dei Rom della città. ?Di Cosimo ricorderemo il suo impegno e la sua dedizione ? afferma il presidente della cooperativa – che hanno contribuito a sfatare il mito del rom che sempre e comunque non vuole lavorare?.

Rom ucciso dalla mafia: funerali deserti
Romano Lil, 13 maggio
A Reggio Calabria c’è una piccola cooperativa che opera nel campo della raccolta dei rifiuti ingombranti, la “Rom 1995″. Una cooperativa caratteristica: è costituita da 18 lavoratori rom che fanno, per la collettività, il lavoro tradizionale dei loro padri, dalla raccolta del metallo al riciclaggio di mobili e arredi. E’ una cooperativa nata grazie al lavoro dell’Opera Nomadi. Lo scorso primo maggio i lavoratori di questa cooperativa non erano al corteo sindacale. Erano ad un fune-rale. Un funerale cui ha partecipato tutta la comunità rom di Reggio Calabria, in un dolore collettivo straziante e colorato, come sanno essere quelle comunità ferite e coese. Al funerale c’era tanta gente, ma non c’era nessuno delle istituzioni, dei sindacati, dei partiti. Solo qualche compagno: Nuccio Barillà, i volontari dell’Opera Nomadi, che rompevano l’isolamento dell’Occidente, italiano e razzista.

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