Habitat Rom/Sinti: la cultura dell?abitare
Dal IX Seminario Nazionale Opera Nomadi, il dossier del gruppo di lavoro Habitat: da una relazione sulla condizione nazionale alle proposte politiche, che vedono la casa al primo piano, per facilitare l‘integrazione nell’habitat dei Rom/Sinti, a partire dallo smantellamento dei "campi nomadi" con redistribuzione abitativa concordata coi residenti. L‘Habitat, strettamente inter-connesso col Lavoro, va inserito in una politica complessiva che favorisca l‘inte-grazione dei Rom/Sinti. A partire da un Ufficio Governativo Nazio-nale, con mediatori culturali Rom/Sinti, che coordini gli interventi su: Habitat, Lavoro, Sanità, Scuola, Diritti, Rappresentazione culturale.
DA DOVE VIENE IL DOSSIER
Il dossier, approvato dal IX Seminario Nazionale, pro-viene dall‘esperienza quarantennale Opera Nomadi sul territorio: 30 sezioni in tutta Italia. Da quattro Seminari nazionali sull‘Habitat per i Sinti, da nove Seminari Nazionali su tutte le tematiche per favorire l‘integrazione dei Rom/Sinti, da conferenze, dibattiti e coordinamenti regionali, da buone proposte delle sezioni (Padova, Rovigo, Milano, Napoli, Reggio Calabria, Mantova…), da buone proposte istituzionali (come il comune di Modena, la Legge Regionale della Campania) da un confronto aperto a tutti anche attraverso la circolare telematica dell‘Opera Nomadi, Romano Lil.
IL CONTESTO
Il dossier Habitat, fa parte del Rapporto Programmatico Opera Nomadi 2007: Proposte di politica nazionale riguardanti lo sviluppo e l‘autosviluppo delle popolazioni Rom/Sinte.
Un rapporto suddiviso in differenti aree tematiche, Habitat - Lavoro – Scuola - Sanità - Diritti, per favorire l’integrazione dei Rom/Sinti. A partire dal riconoscimento di minoranza etnico-linguistica Europea come primo passaggio verso una Ri-conciliazione trans-nazionale verso i Rom/Sinti, per rimuovere le barriere, i pre-giudizi che hanno prodotto un "trattamento differenziale" ed una vera e propria de-umanizzazione delle popolazioni Rom/Sinte. E dall‘istituzione di un Ufficio Governativo Nazionale, che si avvalga di mediatori Rom/Sinti, a coordinare gli interventi su tutto il territorio nazionale.
> IX Seminario Nazionale Opera Nomadi: GRUPPO HABITAT: la cultura dell’abitare
I ROM/SINTI E LE METROPOLI, Roma, 10 - 11 febbraio 2007

Conduttore di gruppo: Massimo Converso, Presidente Nazionale
PREMESSA
Ci troviamo ormai al nono appuntamento sull‘Habitat del Seminario Nazionale dell‘Opera Nomadi ed ancora ci spetta parlare del supera-mento dei "campi-nomadi" o di emergenza "balcani". Il seminario verterà sulla presentazione delle relazioni che illustreranno le varie realtà abitative presenti sul territorio nazionale; il tutto sarà presentato anche attraverso immagini, filmati e diapositive.
I SINTI E I "CAMPI NOMADI"
Il discorso sull‘Habitat ci serve per trattare la realtà dei "campi nomadi", termine che denota una condizione abitativa negativa, rispetto alla quale molto è stato fatto in Europa, ma che ancora qui in Italia persiste come fenomeno comune, del quale i Sinti hanno pagato le maggiori conseguenze. Questo perché i Sinti sono organizzati da secoli in piccoli nuclei, indispensabili per svolgere la loro attività di spettacoli viaggianti, e si sono ritrovati, soprattutto per quanto riguarda le realtà dell‘Emilia, della Lombardia, del Piemonte e del Veneto, in agglomerati innaturali, in contesti abitativi a dir poco degenerati; nonostante cerchino di mantenere condizioni igienico-sanitarie dignitose, sono quelli che hanno pagato di più lo scotto sociale. Possiamo calcolare che almeno il 60% dei Sinti si son visti costretti a riconsegnare la licenza per i loro spettacoli, sia perché la legge 337/1968 non è applicata in Italia se non in pochi comuni, sia perché c‘è meno mercato, a causa dell’enorme diffusione dei cosiddetti mezzi di comunicazione di massa che hanno soppiantato il divertimento "animato dalla mano umana" com’era quello dei Sinti, e anche i grandi circhi hanno difficoltà a tenere il passo con i tempi.
IMMIGRAZIONE DI MASSA DI ROM RUMENI
L‘altra grande problematica risulta essere quella della immigrazione di oltre 50.000 Rom Rumeni. Questo fenomeno di migrazione di massa si è inserito in un contesto particolare. In Italia finalmente si stava cominciando ad affrontare seriamente ed energicamente la situazione dei Rom Jugoslavi, tramite due esperienze importanti:
* da una parte migliaia di Rom del Kosovo, della Macedonia, ed in parte Rumeni e Serbi, hanno affittato delle case per recuperare il loro "habitat" balcanico;
* dall‘altra molti Rom e Sinti si sono organizzati in microaree – scappando letteralmente dai "campi nomadi", luoghi in cui risulta impossibile permettere una sana crescita ai propri figli, poiché rappresentano realtà degradate che consentono l‘incremento dei fenomeni di devianza.
LE MICROAREE
Le microaree sono le realtà su cui più di tutto indagheremo in questa sede - si tratta d’aree in prossimità di centri urbani, spesso anche in città, che permettono ai Sinti (ed a significativi gruppi di Rom Harvati, Rom Kalderasha - italiani entrambi – nonché a gruppi di Rom Crna Gora (Bosniaci, Montenegrini, Croati) di integrarsi abitativamente senza rinunciare alla propria cultura, al proprio lavoro ed al proprio stile di vita. I Rom ed i Sinti tra l‘altro pur di mantenere la propria autonomia socio-economica esercitano mestieri che non apparten-gono alla loro tradizione, tra cui la raccolta differenziata del ferro, la fabbricazione-vendita di bonsai e bottiglie "artistiche" di vetro, etc.
LA QUESTIONE ROM RUMENI
La questione dei Rom Rumeni è seria ed è diventata giocoforza centrale nella maldestra politica abitativa degli EE.LL. italiani, ferma restando la grande approssimazione con cui anche il nuovo Governo - in particolare il Ministero della Solidarietà Sociale frenato da pesanti logiche di appartenenza partitica – sta ingenuamente e poco scientificamente affrontando il problema. In merito vorremmo raccomandare il Governo di non promulgare alcuna leggina se preventivamente non si passi ad attuare un serio censimento qualitativo/quantitativo della presenza dei Rom/Sinti in Italia; sarebbe un errore imperdonabile dovuto ai falsi consiglieri amici di partito ed alla fretta. La Romania è ormai entrata nell‘unione Europea, assieme alla Bulgaria; i Rom Bulgari sono ancora pochi e non creano, soltanto per ora, troppi squilibri mentre i Rom Rumeni, sono invece tantissimi e si può calcolare - se l’Italia non si impegnerà seriamente a ricondurre alla ragione sindacale i propri voraci imprenditori del nord-est scatenati in Romania ad applicare una politica salariale al di sotto dei 50 euro a settimana – che ne arriveranno almeno altri 50.000 nei prossimi cinque anni; in Italia si potrebbero contare quindi dai 100.000 ai 120.000 Rom Rumeni che già hanno modificato completamente gli equilibri cui siamo abituati e conseguentemente dobbiamo prenderne atto, dato che il governo Italiano non ha ancora previsto una strategia d‘intervento adeguata in proposito.
Veramente non si capisce perché il Ministro Ferrero abbia convocato un tavolo "tecnico" (con esperti non di habitat e lavoro ma di rassegna-stampa sull‘argomento) mentre quello interministeriale si riunisce agli Interni sulle identiche tematiche. I Rom Rumeni rischiano di ricreare la situazione tragica che c‘era a cavallo degli anni ’90 per i Rom della ex-Jugoslavia; essi stanno effettivamente ri-occupando quegli spazi di degrado e di miseria con numeri però addirittura quintuplicati rispetto al periodo anni ’70/inizio anni ’90 che vide appunto le ondate migratorie dall‘intera Repubblica Jugoslava. Discuteremo la proposta abitativa dell‘Opera Nomadi anche in base alle testimonianze che sono state presentate oggi.
LA STRATEGIA E‘ QUELLA DELLA CASA
La Strategia dell‘Opera Nomadi è essenzialmente quella della casa e delle microaree residenziali: la casa a dimensione di Rom e Sinti, scelta, voluta, indicata e programmata assieme ai soggetti in-teressati, e le microaree.
Ad esempio a Lauria e Melfi, non ci sono conflittualità ed i Rom vivono nelle case popolari - A Melfi i Rom Lucani vivevano in precedenza nella vecchia giudecca, cioè il quartiere del centro storico dove viveva la Comunità Ebraica ed oggi costituiscono almeno il 10% della popolazione; vivono tranquillamente con gli altri cittadini, sen-za episodi di conflitto. La Basilicata è sempre stata all‘avanguar-dia: le prime case popolari sono infatti state assegnate proprio in questa regione,a cavallo fra gli anni ’50 e ’60 ed addirittura nel primo cinquantennio del secolo si registravano diversi bambini Rom scolarizzati.. Si tenga in considerazione la specificità dei khorakhanè cergarija (crna-gora, bosanzi e mostareqi) che, al contrario dei Rom Serbi, Macedoni, Kosovari, Rumeni, Bulgari) non chiedono case in condominio o interne al centro urbano.
Essi pongono piuttosto l‘esigenza di aree che dispongano di un casale (si vedano le migliaia di case cantoniere e caselli ferroviari abbandonati su tutto il territorio nazionale) e di un‘area circostante adeguata alla loro generalizzata attività economica di rottamatori. Ovunque Rom dell‘ex-Jugoslavia ormai vivono in case assegnate dalle amministrazioni locali (od in case in affitto), quindi bisogna stabilire non l‘accoglienza, perché come diceva il nostro sempre più compianto Don Luigi Di Liegro, l‘accoglienza e la tolleranza sono termini fuorvianti - sembrerebbe che si tratti di persone di "serie B" alle quali dobbiamo riservare gli avanzi della nostra società …
EMERGENZA ROM ROMENI
Quindi il male è alla fonte cioè nel selvaggio sfruttamento del ca-pitale italiano della manodopera rumena, tanto da causare negli ultimi anni una grande protesta in Romania, effettuata tramite lo sciopero della fame, appunto contro gli industriali italiani per i salari sottopagati agli operai rumeni: ricordiamo che quando parliamo di operai nei paesi dell‘Est, una significativa parte di questi è Rom. Bisogna allora individuare una strategia nazionale d‘intervento partendo da un serio e prioritario protocollo fra i ministri "economici" rumeno ed italiano - ormai i Rom vivono in condizioni gravissime; c’è anche una minoranza di Rom benestanti, pure ma in minor parte tra i Sinti, lo sappiamo - il problema è che la stragrande maggioranza si può permettere al massimo un pasto al giorno, quando è possibile, e ci si spieghi come si può restare indifferenti di fronte ai 20.000 bambini Rom Rumeni non-vaccinati né tantomeno scolarizzati. Quindi, bisogna intervenire sia sul piano dell‘assistenza sanitaria, e ci vorranno perciò i fondi e le risorse adeguate, sia per quanto riguarda il problema abitativo, senza remore nel rivolgersi alla stessa Protezione Civile per abbattere immediatamente le cen-tinaia e centinaia favelas che arrivano addirittura a 500 individui, risuddividendo, con il paritario concorso dei Rom, tali disumani agglomerati in più Villaggi di casette a dimensione di famiglia estesa del tipo di Al-Karama a Latina (un ex-centro di accoglienza ristrutturato dagli stessi Rom Caramizari Rumeni ( leggi, muratori).
Il passaggio finale e decisivo sarà quello di passare poi senza remore ad una politica di medio tempo che abbia la casa al suo centro, sia essa la ristrutturazione delle migliaia di edifici pubblici in disuso, sia essa quella delle case popolari.
REGOLE O LEGGI SPECIALI?
L‘Opera Nomadi è disponibile a concordare con gli enti locali una strategia di regole, a partire dal rifiuto totale del "patto di legalità e socialità" come quello di Opera e di Milano, che rappresenta una vera e propria "invenzione giuridica" che si vuole estendere in altre realtà territoriali. Regole ben severe sono da tempo in vigore in città come Parma e nel Villaggio di prefabbricati di via di Salone a Roma un Dirigente Amministrativo di sua iniziativa ha fatto collocare una telecamera ogni 20 metri addossata alle abitazioni dei Rom "Jugo-slavi" e "Rumeni" che colà vivono: lo definiscono "carcere speciale".
In tali Villaggi autorizzati non vive se non il 10% dei 50.000 Rom Rumeni invece allocati in grande maggioranza nelle sopradette favelas, (dove, ed è profondamente vero e guai se non se ne prendesse atto, della progressiva estensione, laddove una cinica scuola di macrocriminalità si è ormai stabilizzata) a fronte di una grande maggioranza che vive di musica ambulante, di questua e di lavoro nero nell‘edilizia, che costituiscono invece il vero centro del problema, assieme a quello delle microaree residenziali già attuate o richieste (soprattutto nel Centro-Nord) da diecine di migliaia di Sinti e Rom seminomadi.
SMANTELLAMENTO "CAMPI" PER LE CASE
A Firenze con tre milioni di euro, il Comune sta attuando lo smantellamento di un campo da 200 persone verso l‘assegnazione o acquisto di case. A Modena il Comune sta investendo significativi fondi per smantellare l‘inquinatissimo campo dei Sinti della Baccelliera a favore di cinque microaree; Modena, come Firenze, ha assegnato un punteggio specifico per i Rom/Sinti che intendono accedere alle case popolari.
Questa straordinaria capacità di ristrutturazione di spazi in disuso (mostrata appunto a Latina) - unita ad una severa delocalizzazione dai grandi centri (Regione, Provincia, Comune) l‘Opera Nomadi la sta attuando nel Lazio con una famiglia estesa di Rom "khorakhanè" bosniaci: questo modello di delocalizzazione da una metropoli verso un piccolo centro dell‘interno, e, ancora, il progetto similare del co-mune di Venezia con i "khorakhanè shiftarija" (vedi pratica dell‘"ac-compagnamento in casa" da parte dell‘Ente Locale attuata anche a Padova dove sono attivi i progetti di smantellamento dei due "campi" del Comune in collaborazione con la sezione locale dell‘O-pera Nomadi), costituiscono la via maestra che Governo ed EE.LL. possono/devono seguire contando su veri esperti che conoscono e studiano scientificamente l‘evoluzione abitativa dei Rom/Sinti sul territorio italiano (con attenzione a quanto accade parallelamente nei Balcani).
Dott. Massimo Converso Presidente Nazionale Opera Nomadi
> HABITAT: alcune PROPOSTE scaturite dal dibattito seminariale
Con-divise e com-partecipate da tutti i presenti al gruppo di lavoro.
SMANTELLAMENTO CAMPI NOMADI
La priorità nel dibattito è andata alla richiesta generalizzata dello smantellamento dei "campi nomadi", considerati luoghi di segre-gazione razziale, dal Consiglio d‘Europa. Smantellamento con redistribuzione abitativa concordata coi residenti.
CAMPINE, MICROAREE E VILLAGGI
La tragedia, per i Rom/Sinti che hanno acquistato a costo di gra-vissimi sacrifici delle rispettive "famiglie-estese" anche aree agricole non-edificabili, sta nel D.P.R. 380 del 2001, ratificato in legge nell‘estate 2003 (che era stato pensato per gli abusi edilizi sulle zone costiere e turistiche): tutte le roulottes, ad uso abitazione, vanno considerate come costruzioni abusive (perciò rimosse o distrutte) e quindi non possono essere posizionate né sui terreni agricoli, né su quelli edificabili.
Per la realtà di migliaia di Sinti che hanno acquistato e acquistano terreni ma non vi possono abitare nelle "campine", è indispensabile una SANATORIA in deroga al Piano Urbanistico Nazionale che preveda uno specifico intervento congiunto Governo-EE.LL. teso appunto a sanare quelle retrodatate centinaia di situazioni di sosta per prefabbricati, roulottes e camper in terreno di proprietà, sia agricolo che edificabile, tutte nel Centro-Nord . Un provvedimento di carattere tecnico-urbanistico ma limitato assolutamente allo specifico gruppo di Rom/Sinti dell‘area geografica sopradetta e segnatamente di tipo etno-culturale, così da porre riparo all‘inaudita mancata applicazione per 39 anni (!!) della Legge dello Stato n° 337-1968 (det-ta legge Corona), legge che se fosse stata applicata metodica-mente non avrebbe portato alla stanzializzazione forzata del 70% dei SINTI GIOSTRAI i quali sono i portatori sani di tali "abusi" edilizi soprattutto nell’area padana. Dalla data fissata per la sanatoria in poi, il Governo e le Regioni sostengano tutte quelle famiglie estese di SINTI (ed in numero minore di Rom Kalderasha ed Harvati) che propongano ai rispettivi Comuni microaree abitative stabili, attrezzate di prefabbricati di buona qualità, per famiglie allargate, costituite di solito da 20-30 persone.
PADOVA LA PRATICA DELL‘AUTOCOSTRUZIONE
Valga il buon esempio del comune di Padova dove l‘Opera Nomadi in concerto con i Sinti Veneti ha stilato un progetto per la realizzazione de il "Villaggio della Speranza" (così denominato dagli stessi Sinti). Si tratta di undici casette di 54 mq., ognuna con la propria rimessa-auto ed il proprio giardino, da costruire in muratura dagli stessi Sinti in una zona dove il Comune ha già effettuato una variante al piano regolatore. Il Progetto di auto-costruzione permetterà agli stessi Sinti di essere poi assunti dalla Cooperativa che prima di iniziare il lavoro provvederà ad effettuerà un corso di formazione con atte-stato finale. Questo permetterà anche di costituire in un futuro una loro cooperativa edilizia. A Padova esistono già molti esempi di microaree private sparse nel territorio comunale che sono veri e propri giardini, abitate da famiglie di Sinti Taic e di Rom Kalderasha che convivono tranquillamente e senza problemi con i vicini. Altro esempio nel Comune di Appiano (Bolzano) che ha costruito - di concerto con i Sinti - una microarea secondo le regole urbanistiche vigenti. Queste soluzioni rispettano la cultura e le tradizioni dei Rom/Sinti.
SANATORIA PER PICCOLE MICROAREE RISTRUTTURATE
In linea con quanto sopra, si colloca una proposta che viene - anche – da Milano, vale a dire quella della legalizzazione (leggasi specifica "sanatoria") dei piccoli "Villaggi" storici, a gruppi familiari, ristrutturati dai residenti e quindi con politiche di agevolazione sia in deroga alla legge urbanistica, sia di tipo finanziario per le ristrutturazioni.
LA CASA IN MURATURA
La casa in muratura è la soluzione abitativa ottimale per la maggior parte dei Rom/Sinti.
Ma anche qui servono facilitazioni per favorirne l‘accesso. Nell‘assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica va inserito un punteggio speciale a nuclei familiari Rom/Sinti, come praticato (vedi sopra) dai Comuni di Modena e di Firenze.
Sempre a Padova, e sempre all‘interno dei progetti di smantel-lamento " campi ", dal 2004 ad oggi, circa 100 Rom provenienti dalla ex-Jugoslavia che avendo i requisiti sono stati inseriti nelle gradua-torie comunali di assegnazione alloggi. Vivendo in prefabbricati fatiscenti (invasi da insetti e con infiltrazioni d‘acqua) sono stati, di conseguenza, inseriti nella lista per l‘emergenza abitativa. In accordo con l‘Amministrazione Comunale poi, la sezione di Padova dell’Opera Nomadi, con apposito progetto, provvede ad "accom-pagnare" nella nuova unità abitativa le famiglie per le quali si ritiene più problematico l‘inserimento. In questi ultimi anni, negli alloggi comunali, sono state inserite anche alcune famiglie di Sinti Veneti e di Sinti Taic che ne hanno fatto richiesta e che non avevano la possibilità economica di acquistare appezzamenti di terra e la volontà di fermarsi nei campi nomadi comunali.
DELOCALIZZAZIONE
Nell‘alloggio in appartamenti va favorita anche la pratica della "de-localizzazione" che vuol dire destinare pochi appartamenti contigui corrispondenti ad una sola famiglia allargata (si veda la battaglia vincente dei Rom Calabresi a Reggio Calabria che rifiutarono di essere trasferiti dalla baraccopoli della "Cantaffio ex-208" in un quartiere dove già vivevano 70 nuclei). La "delocalizzazione" abitativa delle famiglie Rom ha come obiettivo quello di superare la segregazione del campo Rom a favore dell’opzione del vivere insieme. La famiglia allargata Rom costituita da poche famiglie nucleari preferisce vivere insieme ai non-Rom nei condomini anzichè in una situazione di concentramento con tante altre famiglie Rom. Il concetto di delocalizzazione come proposta specifica per i Rom, rappresenta, a livello più generale, un modo di concepire la città come società della comunione e della intercultura che si oppone a quello della divisione etnica e sociale nei quartieri ghetto.
ROM RUMENI e BULGARI: emergenza
Cominciano a pervenire all‘Opera Nomadi precise informazioni sulla silenziosa costante immigrazione di Rom dalla Bulgaria, tutti in case ad affitto ed impiegati soprattutto in agricoltura. Per quanto attiene ai 50.000 Rom Rumeni si è convenuto, dopo una difficile animata discussione, sull‘esigenza di abbattere, con un concorso straor-dinario del Ministero dell‘Interno-Protezione Civile e Ministero della Sanità - affiancati dai rappresentanti dei Rom/Sinti e da strutture altamente specializzate come la S.I.M.M. (Società Italiana Medicina per le Migrazioni, guidata dall‘espertissimo Dr. Salvatore Geraci Responsabile dell‘Area Sanitaria della CARITAS) e l’Opera Nomadi, tutte le centinaia di favelas che preveda almeno un paio di migliaia di microaree attrezzate con le innumerevoli casette della Protezione Civile, stendendo contemporaneamente un piano di accesso alla casa su tempi medi, dimensione in cui il socialismo reale - significativamente rimpianto dai Rom – aveva collocato la stragrande maggioranza dei tre milioni di Rom che vivevano in Bulgaria e Romania (ed in Italia si resta invece paralizzati – anche con il nuovo Governo - di fronte a numeri venti volte inferiori…!). Quale tolleranza può esserci di fronte a 20.000 minori nemmeno vaccinati, ancorché non scolarizzati ? E‘ provocatorio chiedere di reperire le risorse prelevandole dallo spropositato spreco delle spese militari che nel bilancio del nuovo Governo sono addirittura aumentate ?
E‘ proprio alla SottoSegretaria Lucidi che chiediamo, di concerto con i tecnici del Ministero della Sanità, dell‘UNAR e della P.I., di predisporre tale piano che sani quella che è una vera catastrofe umanitaria ed igienico-sanitaria.
HANNO PARTECIPATO AL GRUPPO
Hanno partecipato al Gruppo Habitat le realtà di Bolzano, Torino, Rovigo, Padova, Marche, Pescara/Chieti, Isernia, Roma, Latina, Foggia, Cosenza, Padova ed i Rom/Sinti, Arif Tahiri, Serena Spada, Gianfranco Memè Gabrielli, Zoran Cizmic, Guerino Spada.
LA RELAZIONE
La relazione è stata curata da Massimo Converso, Presidente Nazionale, in collaborazione con Roberto Costa O.N. Rovigo, Paolo Gruppuso Volontario in Servizio Civile a Latina, Alessandro Piccin - Opera Nomadi Veneto e Toscana.
RIFERIMENTI: Habitat per Rom e Sinti
Fotografia: Cosenza, Villaggio Rom Calabresi



Egregio Nazzareno Guarnieri,
vedo che continua pretestuosamente a criticare le microaree (campi nomadi in miniatura): ?Le drammatiche conseguenze della cultura del campo?, Rom Sinti @Politica, 3 aprile.
Legga lo ?speciale habitat? con 20 articoli sulla questione abitare. E poi anche questa relazione, la linea politica, con-divisa e com-partecipata dell?Opera Nomadi sull?Habitat. Con proposte da Milano (sanatoria per i campi abusivi), per le microaree (Bolzano e Padova e il suo amico Berini da Mantova), delocalizzazione (da Reggio Calabria). Sezioni storiche e preparate che non si inventano ma propongono da un lavoro continuo sul campo. Non sta a me, come Consigliere Nazionale, criticare queste posizioni ma valutarne la coscienziosità e metterle in ?rete? come buona prassi.
Io abito in casa, non mi permetto di dire a Memè Gabrielli che le microaree in cui lui VUOLE abitare sono campi nomadi in miniatura. Né a 20 mila Sinti che scelgono, per motivi loro, le microaree. Noi prestiamo servizio, certamente cercando di supportare e motivare le proposte con l?esperienza di quarant?anni di attività. Le microaree sono i Sinti protagonisti attivi che le vogliono.
Lei continui a fare articoli su articoli contro le microaree (senza nessuna competenza né preparazione perché, ripeto, almeno 20 mila Sinti vogliono e scelgono le microaree) senza avere contribuito o partecipato al confronto Opera Nomadi almeno dal 2001. Ma manca di rispetto a 20 mila fratelli Sinti ed all?Opera Nomadi Nazionale di cui Lei continua a usufruire dei servizi ma continua a criticare continuamente sul suo ?blog?. Non è obbligato a sussumere la linea politica, ma non si metta a fare il Presidente Nazionale di tutto e di più. Noi parliamo ed elaboriamo a nome di 30 sezioni Opera Nomadi, Lei a che titolo dà lezioni e sentenze?