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Archivio Febbraio 2007

Nicolita Banel: un Rom con lo Steaua Bucarest

28 Febbraio 2007 Commenti chiusi


Nicolita Banel, anni 23, attaccante della Steaua Bucarest, è uno dei pochi (se non l?unico Rom) a giocare nella massima serie di uno dei campionati europei. Nonostante la dura gavetta per arrivare in una squadra nazionale, non ha dimenticato le sue origini da “zingaro”: che in un Paese come la Romania sono “pesanti”. Nicolita Banel è stato proposto ad ambasciatore anzirazzista dell’Uefa e del Consiglio rumeno contro le discriminazioni.
In Italia c’è un Sinto che gioca col Vicenza calcio ma non rilascia interviste all’Opera Nomadi.

NOTE TECNICHE
Banel Nicolita. Nazionalità: ROMANIA.
Data di nascita: 07/01/1985
Squadra di appartenenza: Steaua Bucarest
Ruolo: Centrocampista
Ha fatto il suo debutto nel 2001 con la Dacia Unirea Traila, poi è passato nel FCU Poli Timisoara e dal 2004-2005 nello Steaua Bucarest. Indiscutibilmente il secondo giocatore più popolare di FC Steaua Bucuresti dopo Mirel Radoi.

E? nato nel povero villaggio di Faurei, sud-est della Romania, uno di sei fratelli che la madre, da sola, ha tirato su con lavori saltuari come donna delle pulizie. La sua storia, da ?favela? europea, Nicolita l?ha riassunta così: ?Mi piaceva giocare a pallone, ma un sacco di volte ho giocato senza scarpe a pancia vuota?. Un giocatore che non rinnega la sua ?zinganità?, tant?è che in occasione dei passati ottavi di finale della Coppa Uefa ha invitato allo stadio di Bucarest, a sue spese, venti ?zingarelli? del suo paese. Paese in cui Nicolita torna spesso, con la sua Audi A6, e porta regali a tutti.

Nicolita, lo zingaro che dribbla gli ultras e la geopolitica rumena
Alberto Piccinini, il manifesto, 28 febbraio

Nicolita, Banel. 23 anni. Ala della Steaua Bucarest. Detto «Jardel» come il celebre goleador brasiliano che finì la sua carriera depresso all’Ancona. Nicolita è uno dei pochi (se non l’unico) Rom a giocare nella massima serie di uno dei campionati europei, in Romania. Motivi di depressione ne avrebbe più d’uno, anche lui. Leggo dal sito dei «Pirati di Ghencea», tra i peggiori ultrà della Steaua, alcuni buoni motivi per far parte del gruppo: «ripulire il paese dagli zozzi zingari», «divertirsi». Eccetera.
Secondo la temibile geopolitica calcistica rumena i tifosi della Steaua odiano gli zingari (e i neri, gli ebrei, gli ungheresi) ma odiano soprattutto i tifosi del Rapid Bucarest (che non sono mammolette). Quelli del Rapid sono «zingari» perché per tradizione la squadra ha il sostegno delle comunità rom e sinti del paese. Il derby Steaua-Rapid perciò è uno di quegli eventi sui quali periodicamente si accendono i riflettori delle associazioni antirazziste europee, e lo spettacolo è sempre pochissimo edificante. E’ capitato di sentire persino lo spea-ker dello stadio presentare l’allenatore del Rapid con l’appellativo di «miserabile zingaro», e suonare subito dopo una canzone infame intitolata «Zingari e Ufo». Il coro più gentile degli ultrà della Steaua contro quelli del Rapid è «zingari, vi pisciamo addosso». Di recente, sempre lo stesso allenatore del Rapid che si era presentato in tribuna ad assistere all’incontro Steaua-National è stato cacciato a furor di stadio. Cose così.
E dunque: che ci fa l’unico giocatore rom professionista di serie A nel club che ha la tifoseria più anti-Rom d’Europa? Mistero. Gigi Becali, padre-padrone della Steaua, ha voluto fortemente due anni fa Nicolita, strappandolo al Politecnica Timisoara per la bella cifra di 90.000 euro. Da allora il giocatore è, nei momenti peggiori, «il cocco del presidente». E’ capitato una volta che quelli del Rapid, addi-rittura, gli dessero dello «zingaro». Ma nulla più. A dire il vero lo stesso Becali, di cui si mormorano legami inconfessabili con l’estrema destra razzista dei suoi ultrà, ha voluto come presidente del club Marius Lacatus (mitico bidone per i tifosi della Fiorentina tanti anni fa) che è pure considerato un po’ «zingaro». E Lacatus a sua volta ha patrocinato fortemente la nomina di Banel Nicolita ad ambasciatore anzirazzista dell’Uefa e del Consiglio rumeno contro le discri-minazioni. E’ successo quasi un anno fa e, insomma, può darsi che ci sia del macchiavellismo in tutta la vicenda, legato anche alla necessità di presentare una faccia buona della Romania all’Europa. Ma tant’è.
Banel Nicolita – che a parte tutto è un buon giocatore – è nato nel villaggio di Faurei, sud-est della Romania. La madre da sola ha tirato su sei figli lavorando saltuariamente come donna delle pulizie. Nicolita ha riassunto così: «Mi piaceva giocare a pallone, ma un sacco di volte ho giocato senza scarpe e pancia vuota». E’ una storia da favela europea, la sua. A 14 anni ha avuto in dono dall’allenatore del Unirea Faurei il primo paio di scarpe da calcio (e adesso lo ha passato in eredità al fratello più piccolo). A 15 ha guadagnato il suo primo stipendio (15 euro), talmente astronomico che una volta ha rischiato grosso perché tornando a casa dopo una partita era stato sorpreso a rubare delle mele da un fruttivendolo. A 16 ha giocato in serie C col Dacia Brailia, per due stagioni. A 19 ha esordito in serie A col Timisoara.
All’inizio dello scorso anno Nicolita ha legato il suo nome all’exploit della Steaua in Coppa Uefa, eliminata soltanto in semifinale dal Middlesborugh. Agli ottavi la Steaua aveva eliminato addirittura gli arcinemici del Rapid, nel solito derby ad altissimo rischio, con due pareggi e un unico gol di Nicolita segnato però «fuori casa». Quel giorno Banel aveva invitato a sue spese venti «zingarelli» del suo paese allo stadio (ci torna spesso a Faurei, con la sua Audi A6, e porta regali a tutti). Nella partita successiva, 3-0 contro il Real Betis, una doppietta segnata agli spagnoli lo aveva fatto diventare un mezzo eroe. Evviva.
Ma siccome il calcio è pur sempre lo sport crudele e meraviglioso che è, la nuova stagione non è stata affatto fortunata. In novembre, nell’eliminatoria di Champions League contro il Real Madrid, la giovane ed esuberante ala ha segnato uno degli autogol più pazzeschi di tutta la storia del calcio: un retropassaggio a porta vuota senza accorgersi che il suo portiere era ancora a terra sul palo opposto alla direzione del pallone. C’è una bella foto che racconta questa storia: Beckham e Raul che consolano l’inconsolabile Nicolita con gli occhi gonfi di lacrime. I giornali spagnoli, il giorno dopo, hanno ribattezzato la sua sciagurata prodezza «tontogol».

Banel Nicolita, Steaua Bucarest

Fotografia. dal sito Steaua bucarest

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Continua la guerra del Prefetto Serra

28 Febbraio 2007 9 commenti

Gli ultimi Rom di Roma lo chiamano ?effetto Serra?, che produce disastri ambientali e sociali. Dopo avere sconfitto le Brigate Rosse, la Mafia (che con vari nomi governava sei regioni d?Italia), ?Tangentopoli?, la violenza negli stadi, la prostituzione, il lavoro minorile, l?eroico Prefetto Im-Perfetto ha iniziato la ?civile battaglia? contro i Rom che risiedono in insediamenti abusivi a Roma considerati l’emergenza sociale dell’urbe (et orbi). ?La legge è uguale per tutti? spiega il Prefetto, che dirama ordinanze di sgom-bero anche per donne, anziani e bambini, ?ed occorre ripristinare la legalità?.

22 febbraio 2006
“I campi nomadi abusivi, una decina, saranno smantellati – ha spiegato Serra – Bisogna pero’ prendere atto che la maggior parte dei rom sono di etnia romena e che i romeni possono stare in Italia senza permesso di soggiorno. Nessuno si illuda che smantellando un campo poi non si vada a riformare da un’altra parte”.

6 maggio 2006
«Chiederò al sindaco Veltroni e al presidente della Regione Marrazzo di trovare un terreno fuori città ? ha dichiarato il Prefetto – dove poter ospitare i nomadi ?regolari? che attualmente vivono nel campo sosta di Tor Fiscale, sempre in uno spirito di accoglienza».

IL PREFETTO SERRA DICHIARA GUERRA A?
Archivio Romano Lil, 24 febbraio
Roma 22 febbraio. Il Prefetto Im-Perfetto romano, Achille Serra, seguita nella politica repressiva verso i Rom/Sinti. Invece di progetti per favorire l?integrazione sociale, che riducono la criminalità e fanno autentica prevenzione, le Istituzioni attuano campagne di repres-sione che inaspriscono la devianza sociale prodotta dai campi nomadi. I ?campi nomadi? per il solo fatto di esistere producono ma-lattia e ?morte sociale? e vanno smantellati con redistribuzione abitativa, concordata coi residenti, e non controllati e regolamentati con la Polizia o con i ?patti di legalità?. Redistribuzione abitativa non in altri ?campi nomadi? ma in case e appartamenti.

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Arrestato per sesso con quattordicenne in campo nomadi di Catania

27 Febbraio 2007 1 commento

Un uomo di 53 anni, E.Z., sorpreso a letto con un quattordicenne in un campo nomadi di viale Kennedy a Catania e’ stato arrestato dalla polizia. I due erano quasi nudi e abbracciati, all’interno di un locale del campo. Nel corso di una perquisizione i poliziotti hanno trovato un libro di contenuto esplicitamente erotico che e’ stato sequestrato. L’arrestato ha precedenti penali anche per corruzione e violenza su minorenne. L’arresto e’ scattato dopo che gli agenti di una volante avevano accompagnato un minorenne nel campo nomadi. (AGI: Agenzia Giornalistica Italiana)

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In viaggio con Romano Lil

27 Febbraio 2007 1 commento
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Il ministro Ferrero a Napoli

25 Febbraio 2007 Commenti chiusi


Napoli 24 febbraio. In occasione della visita del ministro Ferrero ad incontrare le associazioni di immigrati, due rappresentanti delle comunità Rom hanno letto una petizione sulle loro condizioni di vita: chiediamo di chiudere i ?campi nomadi ? che tolgono dignità alle persone, chiediamo che sia riconosciuta la cittadinanza per nascita ai nostri bambini, chiediamo il riconoscimento del popolo rom/sinti.

IL MINISTRO FERRERO INCONTRA LE COMUNITA? DI IMMIGRATI
A proposito di una sostanziale modifica della legge Bossi-Fini

Napoli 24 febbraio. Questa mattina presso la Sala Gemito della Galleria Principe di Napoli il Ministro della Solidarietà Sociale On. Paolo Ferrero ha incontrato i rappresentanti delle comunità di immigrati presenti sul territorio.
L?assemblea pubblica, promossa dal Comitato Immigrati di Napoli e dagli Assessori I. D?Aimmo della Provincia e G. Riccio del Comune, è stata occasione per le comunità di esporre direttamente al rap-presentante di Governo il proprio punto di vista rispetto alle iniquità ed alle ingiustizie che l?attuale legge Fini/Bossi ha prodotto fin dalla sua applicazione.
Tutti gli interventi che si sono succeduti, pur nella loro diversità e specificità, hanno avuto un unico e solo denominatore: la richiesta al Governo in carica di una sostanziale modifica della Fini/Bossi nei suoi punti più critici.
L?Opera Nomadi di Napoli, invitata a partecipare, ha dato diret-tamente voce a due rappresentanti delle comunità rom: Ileana Varga per i rom rumeni da Torre del Greco e Veljo Ahmetovic per i rom della ex-jugoslavia. E? stata letta al Ministro una breve lettera, scritta dagli stessi portavoce rom, in cui sono evidenziati i problemi e le condizioni di vita che da troppo tempo tolgono dignità al popolo dei Rom/Sinti: problemi imputabili in larga parte alla cecità (?) delle Istituzioni rispetto alla ?questione rom?. (Opera Nomadi Napoli/Campania)

Da 30 anni nei ?campi nomadi? di Campania
RICHIESTE AL MINISTRO FERRERO DI RAPPRESENTANTE ROM

Sig. Ministro,
sono un rappresentante dei rom extracomunitari che vivono in Campania, vi ringrazio che ci fate esprimere le nostre opinioni, e i nostri problemi. Vorrei dirvi poche e chiare cose.
Per primo, vi dico che siamo tanti i rom qui in Campania e viviamo tutti in condizioni per niente dignitose. Siamo qui da 30 anni ma stiamo ancora nei campi nomadi, che sono posti dove le persone non possono avere sviluppo sociale. I nostri figli e nipoti sono tutti nati qui, ma la legge sulla cittadinanza impedisce loro di diventare italiani e vivere una vita regolare e normale. Frequentano le scuole italiane, ma a 18 anni saranno clandestini.
Che legge ingiusta è questa?, fa diventare clandestini i nostri figli. Il motivo è che noi rom non siamo riconosciuti come persone e come popolo: credetemi sig. Ministro, vivere senza documenti è difficile, a volte impossibile.
Sig. Ministro chiediamo a Lei ed al suo Governo:
- di chiudere i ?campi nomadi ? che tolgono dignità alle persone;
- chiediamo che sia riconosciuta la cittadinanza per nascita ai nostri bambini, per un futuro migliore;
- chiediamo il riconoscimento del popolo rom/sinti. Siamo in Italia da secoli ma non esistiamo per nessuno. Esistiamo solo quando i nostri bambini muoiono bruciati nei campi.
- chiediamo, infine, che ? la questione rom ? sia inclusa nella legge sull? immigrazione che il suo governo ha intenzione di modificare; questo significherebbe dare permessi di soggiorno umanitari oppure di lavoro studiati appositamente per la specificità rom.
Saluti.

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Il governo Prodi è caduto sulla ?questione Rom?

24 Febbraio 2007 1 commento

A Opera pietà l?è morta: fotografia di un delitto

23 Febbraio 2007 Commenti chiusi


Milano 20 febbraio. La città che conta si ritrova ad interrogarsi sui fatti di Opera che hanno sancito un razzismo popolano ed incontrastato dalla stessa società benestante che ora analizza una fotografia fissata a segnalare un trattamento ?differenziale? verso i Rom. Da parte di chi li fa scappare ma anche da parte di chi, per supposta solidarietà, gli fa firmare un patto di ?legalità e socialità?. Una carta dei doveri aggiuntiva per avere diritto aggiunto di fuga.
Ma di questa solidarietà discriminante la “Milano che conta” non si è interrogata la sera del 20 febbraio disattendendo l’invito dell’Opera Nomadi: Ragionare sulle politiche locali nei confronti dei rom e sinti significa spesso inoltrarsi in un labirinto di pratiche discriminatorie striscianti. Vedasi, LETTERA DELL?OPERA NOMADI MILANO:
A Opera pietà l?è morta: incontriamoci per capire

MILANO DISCUTE DI OPERA
Gad Lerner chiama Milano a discutere del caso Opera.
La città che conta si è riunita per solidarizzare con gli zingari cacciati da Opera cercando soluzioni pratiche per uscire almeno dall’e-mergenza. Molto più complicato comprendere perché sia stato possibile che un gruppo di cittadini abbia saputo fare comunità in nome dell’odio e abbia vinto. E infatti la domanda è rimasta inevasa.

OPERA INDICA
Una settantina di Rom Romeni, precedentemente sgomberati da Milano, con 37 bambini, viene destinata ad una tendopoli della Protezione Civile ad Opera, comune alla periferia di Milano, destando allarme sociale fra alcune centinaia di cittadini che bloccano il Consiglio Comunale e bruciano diverse tende. Per questi episodi l?insediamento dei Rom viene ritardato a fine dicembre e dovrebbe continuare fino al 31 marzo. Ma i cittadini intolleranti iniziano un presidio, che diventa un vero e proprio assedio, costringendo i Rom Romeni, che per soggiornare in tenda avevano dovuto firmare un patto di ?legalità e socialità?, a scappare anzitempo il 10 febbraio. Istituzioni, associazioni e cittadini altri stanno a guardare: anzi, a fare fotografie

IL PATTO COL DIAVOLO
Pur di restare su una tenda, in inverno e coi bambini, i Rom firme-rebbero anche un ?patto? col diavolo. Firmano il patto di ?legalità e socialità? della Casa della carità dove si impegnano anche a fare le pulizie alle tende ed a mandare i bambini a scuola ed a non ospitare parenti, pena l?espulsione con tutta la famiglia. Ma ?il diavolo fa le pentole ma non i coperchi? ed infatti i cittadini di Opera, che non hanno firmato nessun patto e possono essere “illegali e asociali”, dopo un mese e mezzo di assedio riescono a fare scappare i Rom Romeni che, invece, avendo firmato il “patto”, devono subire e scappare in “legalità e socialità”.

Campo rom di Opera, la città si interroga sui luoghi dimenticati
il meridiano, 22 febbraio

Dopo l?incendio delle tende montate dalla protezione civile, dopo il mese e mezzo di presidio fuori dall?accampamento con minacce e petardi, archiviata la fuga cui sono state costrette le famiglie (con 35 bambini, tutti regolarmente iscritti a scuola) del campo Rom di prima accoglienza a Opera, il giornalista Gad Lerner e il sociologo Aldo Bonomi hanno lanciato alla città di Milano un appello al dialogo e alla riflessione. Tanta gente si è ritrovata nella sala della Provincia di via Corridoni, per riflettere su Milano, sul suo futuro e sulla capacità di mostrare un volto accogliente e solidale. Sono stati invitati rappresentanti del mondo politico, economico, culturale e religioso della città, per costruire un dialogo aperto sui fatti di Opera, «che si possono considerare una sconfitta dell?umanità – ha detto Lerner -, un episodio di barbarie che deve portare ciascuno di noi a riflettere».
Ma è stata anche l?occasione per discutere dei luoghi della città dimenticati, degli spazi invisibili che hanno bisogno di essere riconosciuti, raccontati e vissuti perché fanno parte di un territorio che ha assunto confini sempre più labili. Per questo, come ha detto lo psicanalista Umberto Galimberti, «occorre sviluppare un?etica più alta, al di là del territorio e dei confini, al di là della legge, perché i Rom sono gli indicatori del nostro territorio e noi saremo i nomadi del futuro nell?epoca della globalizzazione».
Se è vero che esiste un problema di de-territorializzazione e smarrimento, bisogna anche dar vita a un nuovo terreno aperto al riconoscimento degli altri. «Per ricostruire insieme una responsabilità sociale – ha detto Aldo Bonomi – è importante ri-territorializzare la nostra borghesia, che deve assumere un ruolo attivo e civile». A questo proposito sono stati invitati sul palco tre rappresentanti del mondo economico, finanziario e culturale di Milano, che si sono impegnati alla partecipazione e al dialogo. Ha preso la parola Paola Pierri, presidente della Fondazione Unidea del gruppo Unicredit, che ha espresso la volontà di continuare a sostenere i progetti di don Virginio Colmegna della Casa della Carità, il presidente della Triennale, Davide Rampello, che ha ribadito il ruolo importante svolto dalla cultura per creare aggregazione e luoghi di appartenenza, e il presidente della Fondazione Fiera, Luigi Roth, che ha ribadito l?importanza del senso della solidarietà che un ente economico deve dimostrare nei confronti del suo territorio.
È stato confermato il ruolo fondamentale delle istituzioni, rappresentate dall?assessore comunale ai Servizi sociali, Mariolina Moioli, che ha messo in luce il caso del campo Triboniano. Per la Provincia era presente Francesca Corso, assessore alla Protezione civile, mentre per la città di Opera ha parlato l?assessore alla Cultura, Borghi. A proposito della Responsabilità sociale delle imprese, «bisogna chiedere al mondo imprenditoriale un patto di legalità per non offrire più solo lavoro nero ai Rom, popolo escluso da occupazioni legali», come ha sostenuto la segretaria della Camera del lavoro, Graziella Caselli. È stato invitato a parlare lo scrittore Marco Revelli, oltre a don Roberto Rondinini, fondatore del Villaggio Barona, che ha ribadito il ruolo fondamentale della comunità e della condivisione. E? stata quindi ascoltata la testimonianza di una mediatrice culturale appartenente al popolo Rom che ha chiesto alla città di andare al di là della solidarietà di rompere le barriere, perché «siamo tutti cittadini d?Europa».
Per tirare le fila del discorso è stato chiamato sul palco don Virgilio Colmegna della Casa della Carità, protagonista indiscusso nella faccenda di Opera. Le persone fuggite dal campo sono ora ospitate al Ceas, all?interno del parco Lambro, dove ci sono già sessanta persone provenienti dal campo profughi di via Capo Rizzato. Don Virgilio Colmegna ha lanciato un appello alla solidarietà, concludendo così: «I numeri delle persone in difficoltà a Milano non sono determinanti – ha dichiarato -. Settemila su un numero così ampio di cittadini non rappresentano un patatrac. La vera Apocalisse è che non c?è, da parte di nessuno, la volontà di risolvere il problema».

DOPO OPERA, È DIFFICILE GUARDARSI ALLO SPECCHIO
il manifesto 22 febbraio, Luca Fazio, Giorgio Solvetti
Gad Lerner chiama Milano a discutere del caso Opera.
La città che conta si è riunita per solidarizzare con gli zingari cacciati da Opera cercando soluzioni pratiche per uscire almeno dall’e-mergenza. Molto più complicato comprendere perché sia stato possibile che un gruppo di cittadini abbia saputo fare comunità in nome dell’odio e abbia vinto. E infatti la domanda è rimasta inevasa

L’altra sera, nella sala della Provincia di Milano, Gad Lerner, l’unico volto noto del giornalismo italiano che ha compreso tutta la gravità del caso Opera – «quando i rom hanno deciso di scappare, quel giorno si è consumata una sconfitta dell’umanità» – avrebbe potuto introdurre il dibattito da lui convocato parafrasando John Lennon: «Quelli in prima fila possono far tintinnare i gioielli, gli altri in fondo possono anche battere le mani». La platea, chiamata a riflettere sul perché nessuno ha impedito che un gruppo di razzisti aggredisse 70 rom, fra cui 37 bambini che vanno a scuola, pur senza poter interloquire con gli invitati non è stata avara di applausi. Non c’è stato dibattito. E nessuno ha avuto davvero il coraggio di ragionare su «cosa siamo diventati».
I relatori, chiamati a rappresentare la mitica borghesia illuminata milanese, che una volta aveva il cuore in mano e la mano sul porta-foglio, hanno chiacchierato di solidarietà e impegno e, forse, hanno staccato qualche assegno per la causa. Speriamo. Sostanzialmente per aiutare don Virginio Colmegna e la sua Casa della Carità, che ha spalancato le porte per accogliere temporaneamente gli zingari cacciati con violenza dalla periferia di Opera. Sono parcheggiati al parco Lambro, abbandonati dalla politica (di destra e di sinistra), dalle istituzioni, da questura e prefettura, che non hanno mosso un dito per impedire l’assedio razzista e violento. Considerato lo smacco, ancora una volta la politica non sa far altro che delegare al privato sociale (cattolico) la gestione delle emergenze, e tuttalpiù battere cassa secondo il ben noto ritornello «una città così ricca non può non farsi carico di…».
Quindi, applausi per Paola Pierri (gruppo Unicredit), perché «bisogna vivere l’azienda in modo più consapevole possibile»; bene anche l’impegno di Luigi Roth, presidente della Fondazione Fiera, perché «la fiera è sempre stata legata al territorio»; lodevole anche l’intento di Davide Rampello, presidente della Triennale, perché «l’immigrazione è il vero alimento della creatività del XXI secolo». Grazie tante, ma di fronte alla bestialità di ciò che racconta Opera questo modello non basta più.
Forse non basta più nemmeno l’indispensabile pragmatismo di don Colmegna, quasi infastidito dalle chiacchiere degli intellettuali perché lui è costretto ad agire sempre in emergenza, che siano i 70 zingari di Opera da sottrarre a una sorta di linciaggio, oppure le centinaia che sopravvivono a stento nelle altre bidonville sparse per la città. Pragmatico fino al punto di inventarsi un «patto della legalità» da far firmare agli zingari, che li impegni a non rubare, a non sporcare e a trattare bene le donne, come se solo per loro non bastasse la legge italiana uguale per tutti. Fa impressione che questa carta dei doveri sia stata fatta firmare proprio a Opera, per rassicurare i cittadini operesi, gli stessi che avevavano appena incendiato le tende destinate agli zingari. E allora sono applausi anche per chi proprio non li merita, come l’assessore ai servizi sociali del comune di Milano, Mariolina Moioli (la prima a sgomberare gli zingari di Opera è stata lei), nella speranza che adesso, con quel «patto» in mano, la nuova amministrazione sia meno ottusa di quella precedente e si impegni davvero a trovare una soluzione diversa dagli sgomberi, almeno nell’enorme campo di via Triboniano.
E’ don Virginio stesso ad ammettere che il suo pragmatismo è l’ultima carta che resta da giocare di fronte a «un limite» che ormai tutti sembrano aver accettato, compresi gli amministratori di sinistra presenti in sala: «Dopo Opera, gli zingari non li vuole più nessuno, su questo terreno si perdono le elezioni». Solo in controluce emerge ciò che è successo attorno a quel campo rom. «L’altra domenica – ha raccontato Riccardo Borghi, assessore alla cultura di Opera – ho rivisto quelli del presidio illegale. Avevano organizzato una mani-festazione per festeggiare la vittoria, erano leghisti, militanti di An ma anche persone che fino ad ora avevo conosciuto come impegnate nel volontariato sociale: erano pochi, tristi, hanno vinto ma sono depressi». La socialità – quel «fare società» che reclamano i sociologi – a Opera ha avuto come catalizzatore l’odio contro gli zingari. Difendere il proprio territorio sputando adosso a bambini spaventati, che andavano a scuola scortati dalla polizia, ha avuto un risvolto positivo: Opera è uscita dall’indifferenza, le televisioni ne hanno parlato, i cittadini hanno condiviso grigliate e bicchierate in allegria. Ora che lo zingaro è cacciato, la festa è finita ma rimane il rancore. Insoddisfatto. Pronto a riesplodere, chissà dove, più forte di prima.
Apocalisse culturale, ferocia del pregiudizio e malattia dei territori, per usare le parole del sociologo Marco Revelli, accomunano destra e sinistra, le «vite scavate» di Opera e quelle piene dei cittadini della Milano che conta, che nemmeno si sognerebbero di «prendersi gli zingari sotto casa». Una dimensione pre-politica di fronte alla quale la politica non ha saputo far altro che abbassare la testa, permettendo che alle porte di Milano si consumasse un piccolo pogrom. Ecco il limite che si è oltrepassato. Se è questo che siamo diventati, allora pragmatismo e opere di bene forse non bastano più.

Profondo Nord
La metamorfosi padana nasce dal senso perduto dell’esistenza
il manifesto, 22 febbraio, Marco Revelli

I 60 rom che erano stati ospitati nel campo provvisorio di Opera, alle porte di Milano, «stanchi di insulti», se ne sono andati via, e non vi torneranno più. «E’ un modo per proteggere le famiglie, non ne possono più di attacchi verbali così violenti», ha dichiarato don Virginio Colmegna, che il 21 dicembre, dopo lo sgombero forzato del campo di via Ripamonti, ve li aveva portati, d’accordo con la giunta comunale di centro-sinistra.
Era nato allora, con la rapidità che Jean-Paul Sartre (nel suo splendido libro sull’antisemitismo) attribuisce alle «società istantanee che sorgono in occasione di un linciaggio o di uno scandalo», un comitato «spontaneo» (in realtà animato da attivisti di An e della Lega), che aveva subito dato vita a un presidio permanente. E a una mobilitazione carica di aggressività e di violenza, che nella stessa notte aveva provocato un assalto al campo con l’incendio delle tende in cui dormivano le famiglie rom con ben 30 bambini, protraendosi poi tra momenti conviviali, bivacchi, e una continua, sistematica pratica dell’aggressione verbale con insulti, sputi, minacce ai nomadi e ai volontari che ogni mattina accompagnavano i bambini a scuola.
Ora l’esodo dei Rom – inevitabile, prudentemente saggio, coerente con l’abito di un popolo «leggero», abituato a non opporre resi-stenza ma, di fronte a una pressione eccessiva, a sollevarsi nell’aria e farsi più in là -, viene salutato dai boiardi leghisti come una «vittoria schiacciante» del patriottismo padano. E’ invece, in realtà, una sconfitta secca di tutta la nostra cultura. Un punto di caduta della nostra identità, che ci rende irriconoscibili a noi stessi. Il segno – non eludibile – di un’«apocalisse culturale» che minaccia i fondamenti della nostra capacità di «convivenza».
Per questo l’assemblea convocata lunedì scorso a Milano con una lettera di Aldo Bonomi e Gad Lerner per tentare, in qualche modo, una «verifica dei valori» alla luce di quegli eventi, è stata così im-portante, a prescindere dalle specifiche posizioni in essa emerse. Per l’evento in sé: perché segnalava un’emergenza radicale. Un «buco nero» nella nostra relazionalità, tanto profondo da mettere in di-scussione il meccanismo stesso del «riconoscimento»: la possibilità di «riconoscerci» nei comportamenti dei nostri simili. E perché offriva un possibile percorso: l’apertura di uno spazio libero di comunicazione. Di un «luogo» in cui mettere in comune il proprio spaesamento.
E’ vero, infatti, che i fatti di Opera mettono in questione tante cose: la ferocia e la forza devastatrice del pregiudizio. La sempre maggiore difficoltà del rapporto con l’«altro» nell’epoca della de-localizzazione. Il «grado zero» dell’eticità nella cattiva secolarizzazione che stiamo attraversando. Ma soprattutto, credo, Opera parla di una questione a noi più interna. Parla della malattia dei territori. Di una malattia grave – per certi versi mortale – che riguarda in particolare «questo» territorio: la Padania ricca. La locomotiva d’Italia. Il luogo per eccellenza della modernizzazione post-industriale, dove l’economia corre con gli stivali delle sette leghe, dove «nascono più imprese che bambini» – come ha ricordato Bonomi -, dove i piazzali con i supermercati convivono con i nanetti nei giardini delle villette a schiera. E dove la vita si svuota, e marcisce. Solo così, con l’apertura di un vuoto esistenziale e relazionale quasi assoluto, si può spiegare il di più di odio – di rancore represso, di aggressività, di cancellazione dell’altro – scagliato contro persone ridotte a simboli. Contro bambini. Contro famiglie cui nessun atto poteva essere imputato, tale da giustificare anche la minima parte di quell’odio. Solo con una «spogliazione» radicale, che ha investito i fondamenti della socialità, si può spiegare la metamorfosi che trasforma delle persone «normali» in una comunità istantanea tenuta insieme dalla logica del linciaggio. E l’intensità di un’invidia sociale indirizzata contro gli ultimi tra gli ultimi. Contro chi non possiede null’altro che la propria vita nuda, da parte di chi possiede (e consuma) molto, ma si accanisce a cogliere, nell’altro, i segni di un vantaggio indebito. Di un presunto privilegio («perché a loro sì e a noi no?», è l’eterno ritornello), come se, appunto, in quella lamentazione, ci fosse la confessione di una vita «non-vissuta», o «mal-vissuta». Di un senso dell’esistenza perduto, e ancora posseduto, invece, dall’«altro».
Questo è, in fondo, il risvolto antropologico della attuale «questione settentrionale». Questo inabissarsi della società dentro l’accelerare dell’economia, che mette in gioco gli eterni imprenditori politici disposti a quotare alla propria borsa le vite non vissute e il conseguente rancore dei propri simili. Già una volta gli «zingari» sono stati vittime di una tale sindrome della nostra cattiva modernità, passando silenziosamente per il camino.
Mettiamoci riparo, finché siamo in tempo.

L’INTERVENTO NEGATO
L’intervento di Dijana Pavlovic -mediatrice Rom, ascoltato con insof-ferenza, è caduto nel vuoto. Dijana ha criticato il ?patto di socialità e legalità? e ha chiesto di interrogarsi se il ?pragmatismo? di don Colmegna sia l?unica risposta possibile che Milano sappia offrire alle minoranze Sinte e Rom che vedono ogni oggi i loro diritti calpestati.
Dell’unico intervento critico alla solidarietà con discriminazione non si trova traccia in tanti giornali compreso “il manifesto” riportato sopra.

Foto Emblema: protesta padana contro i Rom

Riferimenti: Speciale Opera

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A Cosenza la "questione rom" è priorità sociale

22 Febbraio 2007 Commenti chiusi


Cosenza, 22 febbraio. La ?questione rom? e? l?emergenza sociale più grave della città di Cosenza e della sua provincia ma l?Opera Nomadi è lasciata da sola a fare assistenza, servizi (come lo sportello legale) ed proporre progetti di integrazione per una ?devianza rom? intensa (criminalità ed alta dispersione scolastica). L?Opera Nomadi lancia un segnale d?allarme perche? le istituzioni affrontino la devianza Rom, che e? una priorità sociale di tutta la provincia.

Le istituzioni consentine continuano a non capire
LA DEVIANZA ROM E? UNA PRIORITA? SOCIALE di TUTTA LA PROVINCIA

Non ci piace avere ragione quando affermiamo da troppi anni che, salvo l?assegnazione di case popolari i sussidi e qualche assunzione nelle Cooperative, le Istituzioni Comunali Provinciali e Regionali nel Cosentino si sono visti crescere una macrocriminalità radicata ed organica fra i 2000 (soltanto duemila capite?) Rom Calabresi della provincia.
Anche la grave situazione “Rom Rumeni” diventa secondaria rispetto a ciò; e ci chiediamo se la grande efficienza dimostrata dall?Assessore Ferdinando Aiello con i Rumeni venisse oggi espressa anche con i Rom Calabresi, se forse non si comincerebbe a intravedere un?in-versione di tendenza positiva.
Salviamo il mondo della scuola (il Provveditore, Sandro Principe, Stefania Covello, Maria Francesca Corigliano) ma dai responsabili dei Servizi Sociali un colpevole silenzio se non soltanto imbarazzo e mancanza di programmi, visto che quello articolatissimo dell?Opera Nomadi non è stato nemmeno preso in considerazione.
Chi di queste Istituzioni si sta occupando di seguire e far approvare il Progetto di Raccolta Differenziata del materiale ferroso? Chi quello dell?Ippoturismo? Chi quello dei Mercati dell?usato? No, stamattina la solita sequela di deputati e consiglieri che si complimentano con il questore, a cui in effetti la “questione-Rom” è delegata in toto, salvo ripetiamo le istituzioni scolastiche che tentano di recuperare il terreno perduto da quelle del lavoro e del sociale.
L?altissima evasione scolastica fra il Villaggio Rom e la Sibaritide è la più alta d?Italia, conseguenza diretta del più alto tasso di criminalità fra tutte le Comunità dei Rom/Sinti in Italia.
In queste settimane ha mosso i primi passi lo “Sportello legale ROM a gratuito patrocinio” (ogni martedì alle 16 in Via Giulia 3) che conta ben 5 professionisti fra Cosenza e la Sibaritide, aperto senza alcun aiuto di Comune Provincia e Regione; l?Opera Nomadi si sta muo-vendo con le Istituzioni disponibili vista l?indifferenza a questa proposta ed a quella del “Presidio polivalente” per il Villaggio.
Sia i solerti parlamentari che gli assessori responsabili attenderanno la fine della ennesima retata del Questore-?Assessore? e spereranno che la prossima arrivi il più tardi possibile.
L?Opera Nomadi, che sabato mattina terrà un?assemblea provinciale in Via Giulia per riprovare a stimolare i vari responsabili politici dei Servizi Sociali, è sempre disponibile con l?altissima competenza e professionalità che la contraddistinguono da 40 anni.
Ma l?Opera Nomadi non può esser lasciata sola di fronte ad un problema di prevenzione della macrocriminalità e del terreno di coltura della stessa.
Cosenza, lì 22.2.2007

Il presidente Massimo Converso

Opera Nomadi Sezione Cosenza e provincia
Ente Morale D.P.R.n.347 del 26.3.1970
Via Giulia 3 ? 87100 COSENZA
tel. + fax : 0984 ? 418024 ? operanomadics@virgilio.it

Proposte politiche ai candidati sindaco alle amministrative di giugno 2006
LA QUESTIONE ROM E? L?EMERGENZA SOCIALE PIU? GRAVE della CITTA? di COSENZA e della sua provincia

A) SOCIALE
1) Coordinamento Interistituzionale per le Comunità Rom presso l?Amministrazione Provinciale (ricordiamo le altre problematiche Co-munità Rom di Cassano e Castrovillari, quella di Spezzano Albanese nonché l?altra, invece perfettamente integrata, di Diamante), per un rapporto costante con tutte le Istituzioni Locali sulla dimenticata ?questione Rom?; l?Assessore Aiello non convoca più il Coordinamento da 18 mesi, mentre la situazione a Cosenza e provincia si è aggravata.
2) Sportello Sociale ROM in Via Giulia 3 a Cosenza (dal lunedì al sabato ore 9-13).
3) Presidio polivalente al villaggio rom di via degli Stadi.
Purtroppo il modello di integrazione del VILLAGGIO non ha funzionato ed anzi si sono aggravate alcune tematiche come l?evasione scolastica e la devianza; l?Opera Nomadi all?atto dell?inaugurazione propose, inascoltata, di installare un prefabbricato con i VV.UU. per l?intero arco della giornata, supportati durante la mattinata/pomeriggio dai turni di due Mediatori ROM della Comunità, un Assistente Sociale, un esperto di avviamento al lavoro per due giorni la settimana, un esperto di assistenza legale in collaborazione con un operatore del Servizio Sociale adulti del Ministero di Giustizia di Cosenza per due pomeriggi la settimana; in parallelo va poten-ziata la struttura della Ludoteca di Serra Spiga per accogliere il maggior numero possibile di Minori nel pomeriggio; occorre un Servizio aggiuntivo di Scuolabus per trasportare i Minori alla Ludoteca ed al Corso di Tarantella/organetto della tradizione ROM che la Regione Calabria tiene nella scuola cosentina di Via Giulia 3 in alcuni pomeriggi.

B) MEMORIA STORICA
4) GIORNATA della MEMORIA, campagna di informazione sul PORRAJMOS, lo sterminio dimenticato del popolo dei Rom/Sinti; si ripropone, come avvenuto in altre città, che il Comune il 27 Gennaio apponga, assieme alla Fondazione Ferramonti all?ANPI ed all?Opera Nomadi, una targa nel quartiere ebraico di Cosenza che ricordi lo sterminio dei 500.000 Rom/Sinti da parte del nazifascismo.

C) MINORI
5) Progetto Studenti Rom (con Regione Calabria, Provincia Cosenza, MIUR Reg.le e Prov.le) per il miglioramento qualitativo della scolarizzazione dei minori Rom che accusano spesso un sensibile ritardo didattico; impegno per affrontare l?emergenza dell?EVASIONE SCOLASTICA TOTALE delle Comunità Rom Rumeni (a partire da quella che sopravvive nella baraccopoli sul Fiume Crati a Cosenza), i cui minori spesso questuano per le strade di Cosenza e provincia.
6) ?SPEZZACATENE?. Impegno sulla vicenda della montatura giu-diziaria riguardante i minori Rom Dasikhanè di Rende, dove, a fronte di un?assoluta mancanza di intervento preventivo delle Istituzioni Civili, si è operata una repressione puramente militare, separando i figli dai genitori, fenomeno ripetutamente condannato dalle Isti-tuzioni Europee che paventano in questi interventi una progressiva disgregazione dell?unità del popolo dei Rom/Sinti, l?unico in Europa a non avere un territorio unitario di riferimento; nessuno dei minori suddetti è stato mai maltrattato dai genitori, particolare che comunque non ci esime dal riconoscere le responsabilità soggettive di questi ultimi che non avevano accettato il nostro concreto invito a scolarizzare i figli, come peraltro essi già facevano con l?Opera Nomadi di Napoli, città da cui provengono; il problema si ripropone con i Minori Rom Rumeni e non ha senso che tutta questa materia venga gestita dalla Questura e non dalle Istituzioni; è altresì urgente programmare, con i prefabbricati della Prot.ne Civile, un?accoglienza per i Rom rumeni degna del rispetto delle Convenzioni firmate anche dal Governo Italiano.

D) AVVIAMENTO al LAVORO
7) Formazione di una Cooperativa sociale per la raccolta diffe-renziata del ferro (il Progetto è stato già presentato da oltre 3 anni al Consorzio ValleCrati ed omologa iniziativa è in preparazione con gli Operai Rom della Sibaritide) e per attuare il Progetto di Ippoturismo sui due fiumi cittadini; 8) MERCATO ROMANO?, come sperimentato con grande successo in altre città con le Comunità Rom, si propone la creazione di un MERCATO DOMENICALE, permanente, dell?USATO, in particolare tutto quel piccolo antiquariato che i Rom raccolgono nella loro attività di rottamatori e che è molto richiesto; il Mercato, come nelle altre città, avrebbe un regolamento e la vigilanza dei VV.UU.

9)TARANTELLA ROMANI?, Scuola di tarantella organetto e tamburo (sempre in via Giulia 3) per la formazione di uno stabile complesso folk della Comunità Rom anche con fini occupazionali degli artisti ROM ; è attiva ma con fondi insufficienti e si è già esibita in pubblico con grande successo ; sostegno maggiore anche al tradizionale CONCORSO che si tiene in autunno.
Cosenza, lì 20 Maggio 2006

Opera Nomadi di Cosenza e provincia

SPORTELLO LEGALE ROM
E? ripartito da gennaio 2006
Da gennaio è ripartito lo SPORTELLO ROM con l?assistenza legale gratuita a tutte le famiglie ROM di Cosenza: villaggio via degli Stadi, via Popilia, via Reggio Calabria e Comunità Rom Rumeni).
OGNI MARTEDI? alle 17 in Via Giulia 3 (I° padiglione sulla sinistra, piano terra) gli Avvocati Ambrosio, Bonadonna e Nardi daranno assistenza con gratuito patrocinio a tutti i Rom detenuti o con problemi legali.
INFORMAZIONI 0984 – 418024

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?Raccomandazioni? ERIO all?UE sui Rom

21 Febbraio 2007 Commenti chiusi


Bruxelles, 30 gennaio 2007. L’ufficio di informazioni europeo dei Rom (ERIO) ha presentato le ?raccomandazioni? alla presidenza dell?Unione Europea, chiedendo misure urgenti per il miglioramento degli stati di vita delle Comunità dei Rom/Sinti ed il rispetto completo dei loro diritti. In particolare, ERIO invita il presidente-UE a promuovere occasioni paritarie per i Rom/Sinti nella formazione scolastica e nel lavoro ed a rispondere ai bisogni particolari dei rifugiati Rom, nei Paesi candidati ed in Kosovo.

ERIO
L’ufficio di informazioni europeo dei Roma (ERIO: European Roma Information Office) è un’organizzazione internazionale che promuove e che difende i diritti dei Rom in Europa. È stato fondato nel 2003 ed ha sede a Bruxelles. ERIO combatte la discriminazione razzista contro i Rom progettando e promuovendo le politiche che sono orientate verso il miglioramento della situazione socio-economica e l’integrazione sociale dei Rom in Europa. Inoltre, ERIO promuove la partecipazione delle Comunità dei Rom nei processi decisionali al livello europeo, nazionale e locale. Attualmente, ERIO sta mettendo a fuoco politiche di anti-discriminazione nei campi di formazione, di occupazione, di sanità e di alloggio

ERIO: European Roma Information Office
RACCOMANDAZIONI AL CONSIGLIO D’EUROPA SUI ROM

Bruxelles, 30 gennaio 2007
I Rom sono la più grande minoranza dell’Unione Europea. Con l’ingresso di Bulgaria e Romania, ci sono oltre 10 milioni di Rom che vivono negli Stati Membri. Le tematiche dei Rom sono state nell’agenda delle istituzioni europee nell’ultima decade, e secondo la Commissione Europea oltre 270 milioni di ? sono stati investiti tra il 2001 e il 2006 [...] in progetti destinati esclusivamente alle comunità rom. Sfortunatamente, i risultati non sono stati proporzionali alla mole degli investimenti. Le comunità rom continuano a fronteggiare forti modelli di esclusione sociale e discriminazione in tutti i paesi EU.
La posizione di estremo svantaggio dei Rom mette in questione la compilazione dell’agenda sociale della EU. L’inclusione sociale e il pari trattamento dei Rom devono essere entrambe una priorità delle istituzioni EU e dei governi nazionali. La realizzazione di questa meta richiede sforzi nelle varie aree e necessita l’impegno dei decisori ai livello nazionale e della Commissione Europea. La meta ultima delle politiche EU verso i Rom devono garantire eguale accesso al lavoro, educazione, alloggio, sanità e il necessario quadro per esercitare i diritti civili e partecipare ai processi decisionali. In questo contesto, ERIO ritiene che la Presidenza tedesca della EU debba giocare un ruolo chiave nel miglioramento delle politiche europee verso i Rom.

Politiche anti-discriminatorie e di Inclusione Sociale
La maggior parte dei Rom sono in posizione svantaggiata nei settori dell’impiego e della casa come nei sistemi scolastici e della sanità e non hanno l’opportunità di partecipare ai relativi processi decisionali. Le istituzioni europee ed i governi nazionali devono fare una priorità dell’incorporare nelle loro agende politiche il miglioramento delle condizioni di vita dei Rom e l’eliminazione della discriminazione costante. Per raggiungere questo obiettivo, ERIO richiede alla Pre-sidenza EU:
1. Rafforzare gli sforzi per sradicare tutte le forme di razzismo e discriminazione contro i Rom. A livello EU la campagna comunitaria “Per la Diversità, contro la Discriminazione” deve essere più efficace tramite una miglior allocazione dei fondi, focalizzandosi su progetti con obiettivi chiari, rivolti a gruppi definiti e con gli indicatori di suc-cesso. Dev’essere assicurata la partecipazione delle organizzazioni dei Rom e l’implementazione di campagne a livello nazionale.
2. Promuovere lo sviluppo di politiche volte all’inclusione dei Rom a livello EU e nazionale. Comprendendo la consultazione delle organiz-zazioni dei Rom nella selezione, progettazione, implementazione e valutazione del Fondo Strutturale dei progetti diretti ai Rom e migliorando l’uso di questi fondi a livello EU.
3. Assicurare che la prevista Agenzia Europea per i Diritti Fonda-mentali si focalizzi con forza sulla lotta contro il razzismo verso i Rom. Dev’essere creata all’interno dell’Agenzia un’unità di lavoro che af-fronti le specifiche tematiche rom e dev’essere assicurata la parte-cipazione delle organizzazioni dei Rom nella Piattaforma delle OnG.
4. Incoraggiare gli Stati Membri a seguire i principi della Risoluzione sui Rom del Parlamento Europeo del 28 aprile 2005.

Bambini Rom e Giovani nel Sistema Educativo
Molti bambini e giovani Rom affrontano discriminazione nel sistema educativo in Europa e non hanno accesso al sistema educativo [...] frequentano scuole segregate e per disturbi mentali. La segre-gazione avviene su basi discriminatorie, e come risultato di questo sistema non sviluppano le necessarie abilità nell’accesso al mercato del lavoro o all’auto-impiego. Quindi la loro integrazione è perciò una delle maggiori sfide che attendono la EU e i governi nazionali nel garantire pari opportunità ai Rom. Per raggiungere questo obiettivo, ERIO richiede alla Presidenza EU:
1. La promozione di politiche onnicomprensive di integrazione scolastica. Nei paesi dove a scolarizzazione segregata viene pra-ticata, i governi nazionali devono essere incoraggiati a sviluppare strategie nazionali che rafforzino la integrazione. I governi devono essere anche galvanizzati nel portare avanti campagne di testimonianza sulla discriminazione nelle scuole per assicurare che i bambini e i giovani Rom siano trattati al pari dei loro coetanei della società maggioritaria.
2. Assicurare che le azioni volte ad abolire la discriminazione affrontata dai Rom nelle scuole, diventino prioritarie nei Programmi della Commissione Europea, particolarmente nei campi dell’anti-discriminazione e dell’inclusione sociale. I progetti che promuovono e appoggiano la de-segregazione devono essere fortemente foca-lizzati sui bambini e sui giovani Rom.

I Rom nel Mercato del Lavoro e dell’Auto-Impiego
Secondo diverse ricerche condotte da istituti riconosciuti, istituzioni europee e organizzazioni dei diritti umani, i Rom affrontano grandi difficoltà nel mercato del lavoro e nelle opportunità di auto-impiego. Altissimi tassi di disoccupazione e sotto-impiego, come pure lavori sotto-qualificati e sottopagati, caratterizzano la situazione dei Rom nel mercato lavorale tanto nei paesi membri che in quelli candidati. Secondo i ricercatori e come ampliamente documentati, questa si-tuazione è il risultato dei bassi livelli di scolarizzazione e delle discri-minazioni affrontate nel mercato del lavoro. Garantire ai Rom un pari accesso all’impiego e alla retribuzione è fondamentale per promuo-vere la loro inclusione sociale e combattere gli alti tassi di povertà. Per ottenere questo obiettivo, ERIO richiede alla Presidenza EU:
1. Di incoraggiare la Commissione Europea e i governi nazionali nello sviluppare programmi di formazione vocazionale che forniscano ai Rom le capacità richieste per accedere a un lavoro adeguato e ad opportunità di auto-impiego. Dato che le donne Rom sono le più soggette alla disoccupazione, devono essere creati programmi specifici indirizzati ai loro bisogni particolari e l’inclusione della comunità Rom nella progettazione, sviluppo e valutazione. Occorre favorire l’accesso a misure di micro-credito per l’auto-impiego e dev’essere tenuta in conto l’importanza che questo può avere nell’integrazione. Dev’essere assicurata la focalizzazione su queste tematiche da parte della CE, specialmente attraverso i Programmi di Progresso e i Fondi Strutturali.
2. Affrontare chiaramente la discriminazione nel mercato lavorale. Occorre assicurare che la Comunità promuova campagne di consa-pevolezza e anti-discriminatorie con attenzione ai Rom, partico-larmente nel quadro Programma Progresso della CE. Queste campagne devono indirizzarsi a lavoratori e amministratori, in particolare a quanti lavorano nelle agenzie per l’impiego. [...]

I Rom nel Processo di Allargamento della EU
Grandi comunità di Rom vivono nei Paesi Candidati: Turchia, Macedonia e Croazia. Rapporti intergovernativi e delle organizzazioni dei diritti umani – tra cui il Rapporto sui Progressi dei Paesi Candidati all’Accesso della Comunità Europea – rivelano che i Rom affrontano forti modelli di esclusione sociale e povertà diffusa nei paesi sum-menzionati. Diffuse violazioni dei diritti umani, demolizioni degli insedia-menti rom, condizioni di vita sotto gli standards ed ampli tassi di disoccupazione e assenteismo scolastico sono la prominente caratteristica della situazione dei Rom nei Paesi Candidati. E’ vitale facilitare un miglioramento delle condizioni di vita dei Rom in questi paesi. Per raggiungere questo obiettivo, ERIO richiede alla Presidenza EU:
? Che nei Paesi Candidati prevalga lo stabilizzarsi di un quadro legale e materiale di condizioni necessarie a sviluppare la situazione dei Rom. Il progresso delle condizioni di vita dei Rom in questi paesi dev’essere un parametro per ottenere l’accesso nella EU. L’agenda per l’accesso nella EU dev’essere sviluppata nello stabilirsi (e raf-forzarsi) gli standard minimi di protezione e rispetto dei diritti umani.

Rom Rifugiati e Richiedenti Asilo
La situazione dei rifugiati dell’ex Yugoslavia, tra loro quanti di origine Rom, è allarmante in diversi Stati Membri nell’Europa Occidentale. In molti Stati Membri, questi rifugiati non possono esercitare i basici diritti civili, sono spesso esclusi dal lavoro e non possono continuare gli studi. In aggiunta alla sperimentazione dell’esclusione sociale nei paesi d’asilo, i Rom sono spesso forzati a tornare nei paesi d’origine, nonostante le inadeguate condizioni per un ritorno. Le ragioni per cui i Rom sono forzati a lasciare i loro paesi d’origine nell’ultimo decennio non si differenziano molto da quelle affrontate dalle popolazioni maggioritarie: conflitti armati, violenze etniche, collasso della coe-sione e delle strutture sociali, povertà economica e sociale. Per ga-rantire la sicurezza ai Rom rifugiati, ERIO richiede alla Presidenza EU:
1. Il richiamo degli Stati Membri a rispettare appieno quanto previsto dalla Convenzione di Ginevra e alla predisposizione di misure attive a fermare le espulsioni e i ritorni forzati dei Rom verso l’ex Yugoslavia, fintanto che la situazione rimane pericolosa e non ci sono condizioni adeguate al ritorno.
2. Fare in maniera che gli Stati Membri semplifichino le procedure burocratiche per definire lo status legale dei Rom rifugiati, facilitando quindi la loro integrazione e facilitando la loro integrazione e contributo al pari accesso nei campi dell’impiego, educazione, alloggio e sanità per quanto riguarda i loro diritti civili. Le disposizioni legali applicabili ai rifugiati ed agli stranieri dovrebbero rispettare sempre il principio della non-discriminazione.

I Rom in Kosovo
La situazione delle minoranze in Kosovo, particolarmente i Rom Serbi e Kosovari, è ancora molto precaria e si sovrappone ai problemi relati agli spostamenti interni. Sperimentano inoltre condizioni alloggiative inumane, povero o inesistente accesso alla sanità, scolarizzazione e impiego. I Rom sono regolarmente bersaglio di violenze e crimini razzisti. Non è stato sviluppato alcun Piano d’Azione indirizzato alla situazione dei Rom in Kosovo. Un’importante condizione per stabilizzare la regione assicurare l’attuale pericolosa situazione dei Rom Kosovari è il chiarimento dello status del Kosovo – che dev’essere raggiunto il prima possibile dall’amministarzione ad interim dell’UNMIK, assieme alle autorità Serbe e Kosovare. Testi-moniando così il ruolo che la EU può giocare, non soltanto nel processo negoziale, ma anche nell’amplificare lo sviluppo umano nella regione e la stabilizzazione della situazione sociale, ERIO richiede alla Presidenza EU:
1. Di promuovere la partecipazione dei rappresentanti delle comunità Rom nei negoziati sullo status del Kosovo. Il pieno rispetto dei diritti delle minoranze dovrebbe essere argomento dei dialoghi sullo status del Kosovo.
2. Appoggiare le iniziative per progettare un Piano d’Azione per migliorare la situazione dei Rom in Kosovo. Questo Piano d’Azione deve contenere misure volte all’eliminazione di tutte le forme di discriminazione e razzismo contro i Rom, ed incoraggiare lo sviluppo di un effettivo sistema giuridico che protegga i diritti delle minoranze. Devono essere incluse misure per lo sviluppo delle opportunità si scolarizzazione ed impiego per i Rom e per assicurare la loro partecipazione nel processo decisionale.
3. Fare pressione verso l’UNMIK e le autorità perché scrutinino accuratamente le condizioni dei Rom nei campi rifugiati, così da determinare potenziali rischi per la salute e migliorare i servizi per gli abitanti. Dev’essere data particolare attenzione a quei campi dove c’è rischio di contaminazione da piombo (i campi situati a Mitrovica Nord, come Camp Osterode). Indipendentemente da ciò, la EU deve ricordare all’UNMIK e agli amministratori locali che la sistemazione nei campi rifugiati è soltanto una soluzione temporanea, e questi insediamenti per nessuna ragione devono diventare definitivi. Per quanto rimangano le condizioni che forzano i bambini Rom a rimanere nei campi rifugiati, dev’essere data particolare attenzione ai loro bisogni educativi. Dev’essere inoltre confermata la ricostruzione dei quartieri Rom in Serbia e Kosovo andati distrutti.

European Roma Information Office (ERIO)
www.erionet.org
Av. Edouard Lacomblé 17, Brussels 1040 Belgium
Phone: +32 (0) 2733 34 62 Fax : +32 (0) 2733 38 75
ivan.ivanov@erionet.org, guillermo.ruiz@erionet.org

Riferimenti: Speciale Europa

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Invito alla lettura

21 Febbraio 2007 1 commento

Che è input di comunicazione: solo per soci Opera Nomadi.

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A Napoli sono normali le discriminazioni Rom

20 Febbraio 2007 Commenti chiusi


Napoli 19 febbraio. Potremmo fare una lunga lista di tutti i soprusi, le violazioni di diritti umani cui la nostra società sottopone i Rom: bambine rinchiuse in una gabbia del Tribunale, o sequestrate dalla polizia perché sospettate di essere scomparse anni prima, cento Rom Romeni costretti a tampone in gola per l?esame di DNA, genitori che non possono conoscere dove è sepolta la figlia morta in ospedale? Quando queste cose terribili trovano spazio sulla stampa allora si scatena l?ipocrisia generale di ministri ed ispettori, di magistrati e politici, di prefetti e benpensanti che fingono di non sapere che i so-prusi ed il razzismo antizingaro hanno come fonte principale proprio le Istituzioni, a tutti i livelli della nostra ?democratica? Repubblica.

IL RAZZISMO VERSO I ROM E’ ISTITUZIONALE
Comunicato stampa Opera Nomadi Napoli

Napoli, 19 febbraio 2007.
Potremmo fare una lunga lista di tutti i soprusi, le violazioni di diritti umani cui la nostra società sottopone i Rom.
1-Ultimo in ordine di tempo è l?aver rinchiuso in una gabbia di Corte d?Assise del Tribunale di Napoli due bambine rom di tre e due anni: l?episodio è tanto odioso quanto vergognoso da essere assurto alle cronache nazionali.
2-Ancora prima di questo è successo che bambine rom venissero sequestrate dalla Polizia perché ?sospettate? di essere la bimba scomparsa sul Monte Faito tanti anni fa e mai più ritrovata.
3-E? anche accaduto che ad una intera comunità di oltre cento rom rumeni sia stato forzosamente introdotto in gola un tampone per l?esame del DNA, per accertare i gradi di parentela tra le persone della comunità!
4-E? anche accaduto che ai genitori di Valentina A., provenienti da un orrida ?discarica umana? di Secondigliano, non sia stato permesso per ordine di un giudice di conoscere il luogo di sepoltura della bam-bina morta in ospedale per un male incurabile: cosicché ai due genitori zingari è stato finanche negato di mettere un fiore sulla tomba della figlia!
Queste cose terribili accadono al popolo Rom e quando tali ignominie trovano spazio sulla stampa allora si scatena l?ipocrisia generale di ministri ed ispettori, di magistrati e politici, di prefetti e benpensanti. Costoro fingono di non sapere che i soprusi ed il razzismo anti-zingaro hanno come fonte principale proprio le Istituzioni, a tutti i livelli della nostra ?democratica? Repubblica.

Opera Nomadi di Napoli
Via R. De Sangro di Sansevero 4, 80134 Napoli
Tel: 081455470 E-mail: operanomadinapoli@yahoo.it

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A Opera pietà l?è morta: incontriamoci per capire

19 Febbraio 2007 Commenti chiusi


Milano, 20 febbraio, ore 21 Sala della Provincia in via Corridoni. Aldo Bonomi e Gad Lerner invitano tutti i cittadini interessati ad incontrarsi per ragionare insieme di solidarietà. A partire da quanto accaduto a Opera, dove la tendopoli provvisoria allestita per fronteggiare l’emergenza umanitaria di una settantina di rumeni (tra cui 37 bambini) è stata cinta d?assedio da un gruppo di operesi tanto da indurre le stesse famiglie rumene ad andarsene via.

Alla serata parteciperanno fra gli altri don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità che ha accolto i nomadi cacciati da Opera; il presidente della Fondazione Fiera Luigi Roth; il presidente della Triennale Davide Rampello, l´assessore ai servizi sociali del Comune di Milano Mariolina Moioli, il segretario cittadino dei Ds Pierfrancesco Majorino e il presidente della Provincia Filippo Penati. Marco Piazza, presidente dell’associazione idraulici di Milano ha disdettato l’invito: “Sono un esperto del ‘tubo’ – ha dichiarato, – riconosco i miei limiti e sui nomadi lascio il ‘campo’ agli esperti”.

A seguire l’appello di Bonomi-Lerner e la lettera dell’Opera Nomadi di Milano che pone l’attenzione sul “patto di legalità”: “E? forse a questa forma di ?separazione sociale? che ci viene chiesto di dare il nostro contributo civile, confondendola per ?solidarietà??

I rom e la solidarietà perduta
INCONTRIAMOCI PER CAPIRE COSA SIAMO DIVENTATI
Appello di Aldo Bonomi e Gad Lerner
Martedì 13 febbraio, La repubblica Milano
Alt. Vi proponiamo di interrompere un momento le nostre pur appas-sionanti discussioni politiche sul Partito democratico e sul futuro di Milano. Guardiamoci intorno, la metropoli e’ cambiata: cosa sta succe-dendo ai nostri concittadini? Siamo ancora capaci di riconoscerli?
Sabato scorso i rom se ne sono andati dal campo attrezzato di Opera, stanchi e impauriti. Stiamo parlando di una settantina di cit-tadini europei muniti di permesso di soggiorno, la meta’ dei quali bambini. Quasi due mesi di insulti, frasi di scherno scritte sugli striscioni, urla contro i volontari della Casa della carita’. E tutto cio’ dopo l’assalto notturno del 21 dicembre col fuoco appiccato alle tende.
A Milano pieta’ l’e’ morta?
Adesso forse salterà fuori un privato ?buono? disposto a concedere temporaneamente il mezzo ettaro di terra o il capannone per ricoverare altrove i rom. Come dire: se proprio gli piacciono tanto gli zingari, se li prendano in casa questi borghesi dalla coscienza delicata ? quante volte lo abbiamo sentito dire? ? purchè nessuno evochi il dovere pubblico, collettivo, della solidarietà.

Non esistono diritti fondamentali da garantire a uomini, donne, bambini, avvertiti come estranei. Allora evitiamo di dividerci in buoni e cattivi. Semmai riflettiamo severamente su quanto sia difficile diven-tare cattivi. Questo ci narra l’assedio di Opera: la metamorfosi delle persone perbene. Perche’ la furia alimentata dai soliti imprenditori politici della paura, si e’ estesa fino a coinvolgere un vasto movimento di cittadini. Persone che in buona fede si sentono loro le vittime, nel mentre lanciano improperi e cingono d’assedio quei trenta bambini che passano la notte nelle tende.
Avvertiamo uno scricchiolio sinistro. La storia ci insegna a temere questi cedimenti del tessuto sociale e delle forme di convivenza, quando la folla si unisce contro un nemico (gli zingari ladri e rapitori di bambini) e i tanti solidarizzano con i pochi.
Mossi da un disagio che ormai rasenta la vergogna, ci chiediamo: saremo ancora capaci di dialogare senza indulgenza con questi nostri concittadini? La metropoli che da anni preferisce rimuovere le sue crescenti disuguaglianze, sapra’ ancora reagire con spirito di comunita’ solidale?
Di certo siamo cambiati tutti se non abbiamo il coraggio di chiamare barbarie quel che ci capita accanto. Forse e’ venuto il momento di alzare la voce anche noi. Proponiamo a tutti i cittadini interessati di incontrarci martedì 20 febbraio alle 21 alla ?Sala della Provincia? in Via Corridoni a Milano per ragionare insieme di solidarieta’.
Aldo Bonomi
Gad Lerner

Ragionare sulle politiche locali nei confronti dei rom e sinti significa spesso inoltrarsi in un labirinto di pratiche discriminatorie striscianti
LETTERA DELL?OPERA NOMADI MILANO

Caro Lerner,
condividiamo pienamente la necessità di tornare ad interrogarci a Milano sul significato di ?solidarietà? e, nello specifico, su cosa sia più opportuno e urgente fare in merito alla ?questione rom?.
Auspichiamo quindi che l?incontro pubblico di martedì prossimo alla Sala della Provincia sia l?inizio di un percorso aperto al confronto non solo per gli addetti ai lavori ma per tutta la città, per ridare respiro a politiche fin qui troppo logore e condizionate da fattori emergenziali e da un?enfasi politica spropositata.
Come sai, in questi ultimi tempi la nostra critica non ha risparmiato l?operato del Comune di Milano, della Provincia e della stessa Casa della Carità, i cui volontari si sono spesso trovati in prima linea a fronteggiare situazioni aspre e difficili.
Su questo punto vorremmo essere chiari: a loro và la nostra incon-dizionata stima e riconoscimento per il coraggio e l?abnegazione mostrata sul ?campo?, che non è certo comune né scontata.
Tuttavia, non ne abbiamo condiviso il modo di agire e continuiamo a non approvarlo per gli aspetti legati al merito di risposte abitative, sociali e culturali sbagliate che riguardano i rom e le scelte di sviluppo della città.
Ragionare sulle politiche locali nei confronti dei rom e sinti significa spesso inoltrarsi in un labirinto di pratiche discriminatorie striscianti, talvolta anche da parte di poteri pubblici che dovrebbero viceversa essere garanti dell?universalismo dei diritti.
Si è a lungo parlato a questo proposito dell?opportunità di estendere il modello del ?patto di legalità e socialità? per normalizzare il rapporto tra i rom e la nostra città.
Il nostro giudizio al proposito è negativo e severo.
Ci chiediamo infatti come sia anche solo possibile che per una parte di nostri concittadini possano venir meno quelle garanzie fondate sui principi di diritto che giustamente riteniamo irrinunciabili per ognuno di noi.
Ma forse basterebbe ricordare che proprio la vicenda di via Tribonia-no, da cui ha origine tutto ciò, per oltre tre anni, nell?indifferenza di molti anzi, moltissimi benpensanti, è stata considerata senza cogliere la mostruosità di una condizione in cui centinaia di persone sono state abbandonate senza nemmeno avere accesso a quei servizi primari (acqua, luce, scarichi fognari) che tutti noi consideriamo irrinunciabili in ognuna delle nostre case.
Dobbiamo quindi fare attenzione a percorrere scorciatoie in nome di una imperante ?ideologia dell?emergenza? che sembra accomunare molti, istituzioni comprese, senza distinzione alcuna, ignorando il potenziale discriminatorio della costruzione di nuovi ghetti, muri, linguaggi, pregiudizi o barriere molto più insormontabili e lugubri di una qualsiasi recinzione fisica che già esiste e verrà ulteriormente potenziata, a cominciare proprio da via Triboniano.
E? forse a questa forma di ?separazione sociale? che ci viene chiesto di dare il nostro contributo civile, confondendola per ?solidarietà??
Le possibilità e gli esempi alternativi non mancano in questa città, né manca l?impegno con cui i problemi più piccoli o più grandi vengono affrontati ogni giorno, spesso lontano dall?attenzione dei media.
Opera Nomadi Milano

Foto dal sito ?Casa della carità?: un bimbo rom nella tendopoli di Opera

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Vicenza contro i ?campi nomadi?

17 Febbraio 2007 1 commento


Vicenza 17 febbraio, ore 18. Un popolo multicolore ed interculturale di 130mila persone attraversa la città con slogan e striscioni per la chiusura dei ?campi di segregazione etnica?, per il riconoscimento dei Rom/Sinti come minoranza etnico-linguistica, per l?accettazione ed il riconoscimento dell?altro da sé. ?Non sono diversi ? dichiara Paolo Ferrero ? è un falso problema, sono persone come noi, ma differenti?. Il “signor” Paolo Ferrero ci tiene a precisare che partecipa a titolo rigorosamente personale ad una manifestazione in linea con la politica del suo partito e con la sua pratica governativa ?anche se osteggiata, in incognito dalla carica di ministro per la Solidarietà Sociale. Ferrero è sempre stato molto ?attento? a queste tematiche, d?altronde lo aveva dichiarato durante la campagna elettorale: ?Possiamo vincere le elezioni anche affrontando la questione degli ?zingari?, i Rom e Sinti?.

LA MANIFESTAZIONE
La manifestazione odierna è stata promossa dalle associazioni della ?società civile? italiana per ricordare al Governo Prodi che la ?questione Rom? che era stata inserita nel programma elettorale della primavera dell’anno scorso (smantellamento dei campi nomadi, riconoscimento di minoranza etnico-linguistica, cittadinanza ai Rom immigrati residenti da cinque anni o con figli nati da due anni in Italia, Ufficio Governativo nazionale per i Rom/Sinti a coordinare progetti di integrazione sociale) è stata completamente dimenticata. Alla ma-nifestazione si sono opposti i rappresentanti governativi, Amato e Rutelli in primis, che hanno dichiarato che è solo questione di priorità e che la “questione rom” verrà affrontata quanto prima. In par-ticolare la manifestazione propone la chiusura immediata dei ?campi nomadi?, luoghi di ?segregazione etnica? anche per il Consiglio d?Europa, su tutto il territorio nazionale a partire da quelli di Vicenza.

MEMORIA DI VICENZA “CAMPO”
I Sinti dall?assessore Servizi Sociali di Vicenza
Romano Lil, 18 settembre 2006
Vicenza, 18 settembre. Alle ore 9 una delegazione di Sinti del ?campo sosta? di viale Cricoli, accompagnata da esponenti del-l?Opera Nomadi, da Padova e Rovigo, è stata ricevuta dall?assessore ai Servizi Sociali, Andrea Piazza, per la regolamentazione, voluta dalla Giunta, dello storico ?campo? cittadino. Dopo due ore di discussione, nulla di fatto e appuntamento il prossimo 27 settembre per continuare la ?questione?.

DALL?INVIATO DI ROMANO LIL
Vicenza ore 18. La manifestazione è in pieno svolgimento e si concluderà in tarda serata. Nessun problema di ordine pubblico. Non ci sono state particolari interferenze come paventato sui giornali allarmistici che hanno tentato di dissuadere i partecipanti.I previsti 80mila partecipanti sono diventati 130mila, una presenza signi-ficativa ed un segnale importantissimo ad indicare al Governo Prodi che la ?questione Rom? è la questione morale del Paese. Un attimo solo di sbandamento si è verificato quando dal gruppetto più antagonista (i Sinti Khomeinisti) si sono levati slogan di difficile comprensione fonetica ?Hüllweck razzista? tradotti poi in più rico-noscibili ?sindaco razzista?. Ma il pronto intervento del servizio d?ordine dell?Opera Nomadi ha ricondotto la calma e modificato i motti con le frasi: ?sindaco accetta le differenze, non ti costa niente, anzi ti arricchisce perché la tua povertà mentale ti sbiadisce!?.
Rinvio a domani per un resoconto più corale e complessivo. Adesso trasmetto queste testimonianze raccolte nel primo pomeriggio: di gente comune e di persone anche importanti, che sfilano tutte assieme per la chiusura definitiva dei ?campi nomadi?.

________testimonianze dirette dalla manifestazione____________

“Siamo Sinti Veneti, cittadini italiani”. Virgilio Pavan, uno degli ultimi giostrai, ricorda che tanti ?campi nomadi? nascono dalla crisi del settore giostre non impedita dallo Stato
E? SOLO QUESTIONE DI VOLONTA? POLITICA, DI PREGIUDIZIO
?Vicenza, una delle città più ricche del Nord-Est, con 110mila abitanti, – spiega Virgilio Pavan, Sinto Veneto, Consigliere Nazionale Opera Nomadi – non riesce a risolvere l?emergenza abitativa di 140 persone, Sinti Veneti – cittadini italiani, che da 20 anni sono costretti a vivere nei due campi nomadi comunali, di segregazione etnica? E? solo questione di volontà politica, di pregiudizio verso la nostra gente che per decenni ha allietato con le giostre i bambini anche vicentini. La legge ?corona? del 1968, per facilitare la nostra pro-fessione, non è stata applicata e così, anche col mutamento dei costumi, tanti di noi, giostrai dello spettacolo viaggiante di tra-dizione, si sono ritrovati disoccupati ed obbligati a diventare stanziali sulle aree sosta comu-nali che erano solo di passaggio. Questa cosiddetta ?emergenza? di due campi nomadi si potrebbe risolvere facilmente con microaree o villaggi residenziali. E la costituzione di cooperative sociali per il recupero dell?attività lavorativa?.

Kasim Cizmic, Rom dalla Jugoslavia in Italia da vent?anni, a Vicenza in difesa dei fratelli Sinti, pone anche il problema dei Rom nati in Italia ed espulsi a 18 anni
QUELLO DEI CAMPI NOMADI E? SOLO UN FALSO PROBLEMA
“Sono venuto qui da Roma a testimoniare solidarietà ai nostri fratelli Sinti, – spiega emozionato Kasim Cizmic, presidente dell?associazione di Rom e Sinti UNIRSI – anche se le leggi ci differenziano enor-memente. I Sinti dei ?campi? di Vicenza sono cittadini italiani ma i miei figli, nati in Italia, rischiano tutti l?espulsione dopo i 18 anni, verso una terra la Jugoslavia, che non esiste più e di cui non cono-scono neanche la lingua. Sono profugo, con decine di migliaia di altri Rom, da una guerra di Jugoslavia che ha prodotto guerre e conflitti di tutti contro tutti, ma noi Rom, ancora una volta, non abbiamo preso le armi con nessuna fazione, siamo stati perseguitati da tutti e siamo scappati da una terra in cui abitavamo dal 1389 (battaglia di Kosovo Polje, NDR). Solo in Italia esistono i ?campi nomadi? ma sono un falso problema, basterebbe poco a smantellarli con ridi-stribuzione abitativa. Come quello della prostituzione ormai solo di immigrate. Servono a sfogare i più bassi istinti della popolazione italiana. Falsi problemi, a distogliere l?attenzione dai veri problemi”.

Per Andrea Uscieri, residente in uno dei campi nomadi di Vicenza, e considerato ?zingaro? anche dopo 50 anni, solo manifestando assieme si possono chiudere tutti i campi nomadi d?Italia
I NOSTRI PROBLEMI SONO DI GIUSTIZIA SOCIALE
Andrea Uscieri, residente nel campo nomadi comunale di via Cricoli, confortato dalla grande partecipazione alla manifestazione trova il coraggio di dare testimonianza: ?Abito qui dal 1957 ? rivela , – siamo cittadini vicentini, non abbiamo diritti? Dopo 50 anni non abbiamo amici e ci chiamano ancora zingari. Questo vuol dire che c?è pre-giudizio verso di noi e verso i nostri figli. Vogliamo che i nostri problemi non siano considerati da ?zingari? ma da ?persone? ed affrontati nell?ottica della giustizia sociale. Siamo andati diverse volte ad affrontare la nostra situazione, di 140 Sinti, con l?assessore ai Servizi Sociali Piazza, ma non è servito a niente, lui applica la politica del sindaco Hüllweck che ci tratta male perché vuole farci andare via e liberare Vicenza dalla nostra presenza. Ma dopo 50 anni non so più dove andare. Solo mettendoci assieme, Rom e Sinti, e coinvolgendo la ?società civile? possiamo risolvere i nostri problemi, facendoli diventare problemi di tutti. Tutti assieme a manifestare per una giustizia sociale, per i diritti di tutti?.

Lucrezia Broidic, Sinta Tich, comunità in Italia dal 1930, arriva dal Polesine, con famiglia e amici, a portare solidarietà ai fratelli di Vicenza
LA QUESTIONE ROM E? PRIMA DI TUTTO DONNA
?Ho vissuto anch?io nei tuguri dei ?campi nomadi? di Padova ? afferma Lucrezia Broidic ? e solo dopo enormi sacrifici sono riuscita a trasferirmi in Polesine con la mia famiglia, ad acquistare un terreno edilizio e, nonostante una ordinanza di sgombero per la campina che vi avevamo posizionato, siamo riusciti a prendere dimora stabile ed adesso abbiamo quasi gli stessi problemi che hanno tutti i ?gagi? del paese dove viviamo. Io credo che come in tutte le minoranze oppresse, in Italia e nei Paesi del Sud del mondo, la questione femminile sia prioritaria e non vada ritardata a dopo la ?liberazione?, che proprio non si sa se e quando arriverà. Anzi, è proprio inve-stendo sulle e con le donne che si possono facilitare i processi di integrazione sociale?.

Dario Fo prim?attore, coi suoi ottant?anni di resistenza civile, partecipa attivamente alla manifestazione
MORTE ACCIDENTALE DEL POPOLO ROM?
?Se non interveniamo subito come società civile ? afferma Dario Fo prima della sua esibizione sul palco, alla fine del corteo ? la nostra epoca riuscirà in quello che non è riuscito neanche ai nazi-fascisti durante la seconda guerra mondiale: lo sterminio delle popolazioni Rom e Sinte. Una vera e propria ?morte accidentale del popolo Rom?. Che è, fuori di metafora, ?istituzionale?. La mia ?attenzione? verso queste popolazioni deriva anche dal fatto che nei miei studi di teatro ho scoperto che i ?guitti? erano discriminati nel Cinquecento come gli ?zingari? e dovevano, per esempio, portare vestiti da essere subito riconoscibili. Oggi, dopo 500 anni, i guitti possono accedere al premio Nobel, gli “zingari” solo ai campi nomadi”.

I Rom sono il ventre molle anche nel settore dell?immigrazione?. Samb Serigne, dirigente nazionale Associazione Immigrati pone la questione Rom come prioritaria sui Diritti Umani
I DIRITTI UMANI DEI ROM COME PRIORITA?
?Solo negli ultimi anni le associazioni di e per immigrati hanno posto la ?questione Rom? come prioritaria perché sono i più discriminati anche dalla legge Bossi-Fini, «ispirata dalla filosofia dello scontro di civiltà» e che «incita alla discriminazione e alla criminalizzazione» dell’immigrato, secondo il Relatore Speciale per i Diritti Umani del-l’ONU in visita in Italia lo scorso ottobre. Ed allora dobbiamo partire da qui, da questi nostri fratelli, per cominciare a rivendicare diritti di cittadinanza attiva per tutti. Concittadini nello stesso Paese?.

Franco Giordano, segretario di Rifondazione Comunista: ?A Vicenza una grande manifestazione pacifica per il diritto alla pace dei nostri concittadini Rom e Sinti?
?IL GOVERNO ASCOLTI IL SUO POPOLO?
?Sui ?campi nomadi? di Vicenza, e su quelli su tutto il territorio na-zionale, il Governo ascolti il suo popolo?, Franco Giordano, Segre-tario di Rifondazione, vuole rassicurare Prodi: ?La manifestazione di oggi ? assicura ? è pacifica e non violenta com?è nel Dna del mo-vimento pacifista e dei cittadini impegnati a salvaguardare i nostri concittadini reclusi ed esclusi nei ?campi nomadi?. Sono certo che dopo la manifestazione il Presidente del Consiglio avrà elementi per valutare positivamente le istanze che vengono dalla città, linee guida per tutta la nazione?.

Il Cardinale Camillo Ruini, presidente CEI, rivendica alla Chiesa un ruolo di ?traino? morale sugli zingari che sono finalmente considerati persone
PER UNA PASTORALE DEL POPOLO DEGLI UOMINI
Con la parabola della ?vigna? il cardinale Ruini, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, descrive per metafora come dovrebbe essere l?accettazione degli zingari nella società italiana: ?Quando venne il momento di pagare gli operai, per il lavoro pre-stato nella vigna, alcuni di essi protestarono perché gli ultimi arrivati ?solo al pomeriggio, erano retribuiti con la stessa mercede degli altri ?che lavoravano dalla mattina?. ?Ecco ? spiega il Cardinale ? con questa parabola il Signore Nostro volle rivelare che anche quelli che arrivano ultimi e lavorano meno hanno pari diritti e dignità degli altri. Proprio come gli ?zingari? e per guidarli sulla giusta strada abbiamo fondato anche la ?pastorale degli zingari? ed anche l’Opera Nomadi è nata a Bolzano nel 1963 da don Bruno Nicolini”. Il Cardinale partecipa alla manifestazione nazionale con la celebrazione della santa messa presso il Duomo di Vicenza, alle ore 18.

Gianfranco Bettin, leader dei Verdi del Veneto, pone la “questione Rom? come questione morale del Governo, locale e nazionale
?SUI CAMPI NOMADI PONIAMO LA FIDUCIA AL GOVERNO?
Non transige Gianfranco Bettin, sulla questione Rom ?più che sul ponte sullo stretto di Messina, pone la fiducia al Governo, appog-giato dal Segretario nazionale Pecoraro Scanio: ?Dopo trent?anni i ‘campi nomadi’, luoghi di ‘segregazione etnica’ per il Consiglio d?Europa e un ‘mix tra favelas e bidonville’ secondo l?Onu, devono essere smantellati con redistribuzione abitativa concordata coi residenti. Uno Stato che non riesce a fare politiche di inte-grazione sociale per una minoranza etnica, lo 0,3% della popo-lazione, che dopo cinquecento anni continua ad essere discriminata ed esclusa, non è uno Stato di Diritto. Ed a questo Stato, a queste Giunte ?come quella di Schio che abbiamo fatto saltare per il fossato anti-nomadi, poniamo la fiducia sullo smantellamento dei campi nomadi?.

Il presidente dell?Opera Nomadi Massimo Converso annuncia lo scio-glimento nel movimento della più grande, e storica, associazione a tutela dei Rom e Sinti d?Italia
OPERA NOMADI: PIONIERI DI GIUSTIZIA SOCIALE
?Noi dell?Opera Nomadi ? ha spiegato il presidente dell?associazione in corteo con centinaia di attivisti Opera Nomadi – siamo stati pionieri di una tutela verso i Rom/Sinti come popolazioni più discriminate d?Europa. Ora la ?questione Rom? è uscita da una nicchia di pochi e passionevoli attivisti di diritti umani ed ?attraversa? in modo paritario tutte le forze partitiche, sindacali e sociali. La manifestazione di Vicenza dimostra che anche i pregiudizi sono stati drasticamente ridotti e che i Rom/Sinti sono considerati nostri concittadini, portatori di diritti come altre minoranze e perfettamente in grado -anche numericamente, di rappresentare le proprie istanze: non sono più soggetti svantaggiati. Abbiamo esaurito la nostra missione e ci sciogliamo nel “movimento”. Quello dell?intercultura, della tutela dell?ambiente, dei rifugiati politici ed economici, della giustizia per il Sud del pianeta, dell?architettura sinergica, della giustizia economica, del rispetto e salvaguardia della flora e della fauna, della difesa dalle droghe di Stato (alcool e tabacco)?

Gabriele Polo, direttore de ?il manifesto?, a Vicenza per rivendicare il contributo della stampa alla ?campagna? di liberazione dei Rom/Sinti dai ?campi nomadi? e dalla discriminazione sociale
LA STAMPA PER I DIRITTI NON PER LA DISCRIMINAZIONE
?Abbiamo aderito alle ?raccomandazioni del Consiglio d?Europa già nell?anno 2003 ? spiega il direttore de ?il manifesto? Gabriele Polo, – e co-firmato la ?Carta di Torino?, a dicembre dello stesso anno, per la tutela giornalistica delle popolazioni Rom e Sinte, di cui si dava notizia solo per fatti di cronaca nera o di incitamento all?intolleranza. D?altronde me lo diceva sempre Luigi (Pintor, NDR): sei un po? lento ma quando ci arrivi ci arrivi, non come quel polentone di P-Sullo. Da quel momento si è verificato come un effetto-domino, altri giornali ci hanno seguito e , finalmente, la ?questione rom? è diventata politica e sociale. Se sono andato recentemente a ?Matrix ? continua il direttore ? è stato proprio come esperto di una tematica che nel nostro giornale è stata ed è metodicamente affrontata. La questione Rom è politica, non folcloristico-musicale, e per questo va affrontata dal punto di vista delle associazioni politiche, per i diritti civili, e non con interviste a musicisti od antropologi”.

In fotografia: lo striscione di apertura della manifestazione, sostenuto da noti esponenti dell’Opera Nomadi

Riferimenti: A Vicenza contro i ?campi nomadi?

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A Vicenza contro i ?campi nomadi? del governo Prodi

16 Febbraio 2007 Commenti chiusi


Sabato 17 febbraio a Vicenza per la più grande manifestazione nazionale, ed Europea, per i diritti di cittadinanza delle popolazioni Rom e Sinte: le più discriminate e sottoposte ad atti di violenza razziale, anche secondo l?ultimo monitoraggio del Consiglio d?Europa. Sono previste 80.000 persone a manifestare pacificamente per la chiusura dei ?campi nomadi? e per politiche di accoglienza e di integrazione sociale, oltre i pregiudizi secolari.
La ?società civile? italiana, dopo le recenti violenze di Opera, il patto di ?schiavitù? del Triboniano di Milano e gli sgomberi abusivi di Roma (in linea con la politica degli sgomberi a ruspa del sindaco Cofferati di Bologna), si fa corpo sociale e indica la strada da percorrere per attivare diritti di cittadinanza per i Rom/Sinti: smantellamento im-mediato dei ?campi nomadi?, riconoscimento di minoranza etnico-linguistica, ufficio governativo nazionale per attivare progetti di facilitazione sociale: nella scuola – habitat – lavoro – sanità – riconoscimento culturale, cittadinanza per i Rom immigrati da cinque anni o con figli nati in Italia da almeno due anni.

IL NUOVO GOVERNO
Il nuovo governo di centro-sinistra, come da programma elettorale, aveva promesso di smantellare i ?campi nomadi? che da trent?anni squalificano l?Italia a livello europeo, e di cominciare finalmente ad attuare una politica di integrazione sociale rispetto i Rom/Sinti. Col-mando anche le lacune del 1999 quando, aveva negato il riconoscimento di minoranza etnico-linguistica ai 130.000 Rom/Sinti rispetto ai 30mila ladini o 3217 Catalani. Ma con indecorosa amnesia, come per il ritiro delle truppe dall?Afghanistan, il Governo Prodi ha chiosato sui ?campi nomadi? costringendo la ?società civile? a scendere in piazza a partire da Vicenza dove ci sono due campi comunali di segregazione etnica (in via Cricoli e via Diaz) emblema di un territorio estremamente intollerante con le manifestazioni anti-zingari di Piovene Rocchette ed il caso di Schio con il fossato anti-nomadi. Una manifestazione di richiamo alla responsabilità al Governo ed al patto elettorale di giustizia sociale in ossequio alla Dichiarazione dei Diritti Umani.

LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE
Opera Nomadi, Arci, Legambiente, padri Comboniani e Saveriani, No Tav, No Mose, ?Facciamo breccia?, Agesci, Boy scout, L?isola non trovata, Punto Rosso, Libera contro le mafie, Salva la Costituzione, Cobas, Capodarco, Papa Giovanni XXIII, Pantagruel è solo e lotta assieme a noi, Lega per i Diritti dei Popoli, Attac, Sinistra Giovanile, Tigrotti della Malesia, la Sindrome di Peter Pan, Finché Alzheimer non ci separi, Giovani Comunisti, Gruppo Abele, Commercio Equo e so-lidale, Clericali anti-fascisti, Più case meno chiese, Comitato De-leuze-Guattari, Psiup, Sottosopra, Siulp, Asgi, Ics, Un ponte per?, Alice nella bolla, Beati costruttori di pace, Questione Donna, Migrantes, Associazioni Immigrati Nazionale, Gran Tempio d?Oriente, Chiesa Evangelica, Auser, Fronte del Porto, Pirati della filibusta, Dissidenti Acli, sono le associazioni capofila che hanno indetto la manifestazione per smantellare i ?campi nomadi? di Vicenza e da lì a livello nazionale.

NO ALLA POLITICA DEI ?CAMPI NOMADI? DEL GOVERNO PRODI

PER LO SMANTELLAMENTO DEI ?CAMPI NOMADI? DI SEGREGAZIONE RAZZIALE (SECONDO IL CONSIGLIO D?EUROPA)

PER LA RIDISTRIBUZIONE ABITATIVA IN APPARTAMENTI, CASE E MICROAREE RESIDENZIALI

17 febbraio tutte/i a VICENZA ore 14 Piazzale della Stazione
PER DIRE NO AI ?CAMPI NOMADI? SI AI DIRITTI DI CITTADINANZA

DOPO 500 ANNI BASTA DISCRIMINAZIONI
Ad esse hanno aderito tutte le altre associazioni sui Diritti Civili presenti in Italia, per promuovere verso i Rom/Sinti un patto di cittadinanza attiva in dettato alla Costituzione Italiana: ?Dopo 500 anni di discriminazione nessuno sarà più complice di politiche segregative verso i Rom/Sinti?, scrive il manifesto di convocazione della manifestazione.

ARTICOLO 3 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E? compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine eco-nomico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l?eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l?ef-fettiva partecipazione di tutti i lavoratori all?organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

A Vicenza fervono i preparativi
NOI VICENTINI DA SEMPRE CONTRARI AI ?CAMPI NOMADI?
In avanscoperta tra il popolo che si appresta a scendere in piazza sabato: Amato e Rutelli sbagliano a considerare i ?campi nomadi? una questione marginale. L’ex sindaco Variati: c’è un’enorme delusione per il governo Prodi
Vicenza, 15 febbraio. Dall?inviato speciale

È ancora sonnacchiosa, Vicenza, alle nove del mattino. I ritmi sono quelli di una giornata primaverile. La stazione è tappezzata di manifesti che ricordano la manifestazione di sabato. Camminando verso il centro si incrociano persone frettolose, qualche studente ritardatario e qualche signora che si appresta allo shopping prima della chiusura pomeridiana del mercoledì. Al bar sotto i portici vicino a piazza dei Signori, e dietro al comune si chiacchiera piuttosto vivacemente. Naturalmente della manifestazione di sabato. Ci sono due signore sulla sessantina che affermano convinte che loro ci saranno perché «siamo stanche di campi nomadi». La terza donna del gruppo, più giovane, sostiene che «bisogna essere in tanti per fargliela capire al governo che gli zingari sono nostri concittadini». La cosa più irritante è che noi abbiamo votato tutte, posso dirlo vero? – chiede alle amiche che annuiscono – per Prodi. Per la Margherita». E adesso «ci ritroviamo fregate su un punto prioritario del pro-gramma», interviene la più giovane, Mirella.
L’idea che ci si fa dopo una giornata a Vicenza è quella di una città in fermento. I manifesti ricordano la manifestazione di sabato, ma poi ci sono la miriade di manifesti di altre iniziative collegate. Proprio martedì sera c’è stato un presidio rumoroso davanti al palazzo municipale: oltre trecento persone si sono ritrovate soltanto con il tam tam delle telefonate e di internet. Nelle sale dei consigli di quartiere si discute, nei bar si discute. Nelle parrocchie ci si ritrova per discutere. Si preparano gli striscioni per sabato. Le famiglie per la pace, e per l?integrazione sociale dei Rom/Sinti, hanno incontrato parroci e cattolici.
L’ex sindaco di Vicenza, Achille Variati, esponente della Margherita veneta e vicepresidente del consiglio regionale, dice che «qualcosa sta succedendo in città». Una città cui è profondamente legato e che ha guidato fino al 1995. «Sono passati tanti anni – aggiunge ? è ora di attuare politiche di convivenza». Del resto lui si è schierato apertamente contro i ?campi nomadi?. «Erano campi sosta tem-poranei ma quando i Sinti hanno perso il lavoro da giostrai e sono diventati stanziali, abbiamo approntato progetti di villaggi e di microaree attrezzate – dice ancora Variati ? progetti che sono stati bocciati dalle seguenti giunte di centro-destra e tralasciati dal Governo centrale».

Sabato è prevista una mobilitazione pacifica e civile, lo ribadisce Cinzia Bottene del Comitato per i Diritti civili, «siamo gente normale, che manifesterà pacificamente perché preoccupata della discri-minazione presente nel nostro territorio, campi nomadi come campi di concentramento». Quindi aggiunge che «la delusione che pro-viamo è enorme. Ma chi ci accusa di antipolitica ci offende una se-conda volta. Per evitare di affrontare il nocciolo della questione che è uno solo: il governo non ha tenuto conto del parere della gente. Questo governo – insiste – il mio governo, non ha rispettato il suo mandato, che è quello di smantellare i campi nomadi in tutta Italia».
Intanto fervono i preparativi per sabato. «Questa – dice Albino Bizzotto dei Beati costruttori di pace – non è una delle solite mani-festazioni che si fanno in giro. Qui sta avvenendo una cosa straordinaria e questo governo non se ne accorge, non vuole vedere. Qui si sta esercitando la vera democrazia. Si discute, si formano capannelli per parlare dei pregiudizi e degli stermini degli zingari. I giovani si ritrovano a gruppi per leggere insieme l’articolo 3 della Costituzione che dice che siamo tutti uguali e che ?E? compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l?eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l?effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all?organizzazione politica, eco-nomica e sociale del Paese?, cioè rimuovere i campi nomadi».
Vicenza sembra politicamente abbandonata, lo sottolinea Nereo Turati dell’Opera Nomadi locale, «prima dal governo Berlusconi, poi dal sindaco Hullweck e adesso anche dal governo Prodi». In compenso però la città «ha trovato tanti altri amici», che sono le decine di migliaia di persone che arriveranno sabato. Cittadini, comitati, associazioni, lavoratori, studenti, gruppi, gruppetti, artisti. Tutti insieme per dire no ai campi nomadi sì alla cittadinanza attiva.

I ?CAMPI NOMADI” CONDANNATI DAL CONSIGLIO D’EUROPA
Archivio Romano Lil, 28 maggio
24 Aprile 2006, Roma, Strasburgo, Budapest. In una decisione resa pubblica oggi, il Comitato Europeo per i Diritti Sociali (ECSR) ha deciso che l?Italia sistematicamente viola, con politiche e prassi, il diritto di rom e sinti ad un alloggio adeguato: ?le politiche abitative italiane sono di esclusione e di apartheid sociale, bloccano l?integrazione dei Rom, a li condannano alla segregazione su base razziale. In numero-si ?campi nomadi? si riscontrano condizioni abitative estremamente inadeguate, che sono una minaccia per la salute e per la stessa vita dei residenti nei campi?.

IL PAESE DEI ?CAMPI?
Per il solo fatto di esistere i ?campi nomadi? producono malattia, ?morte sociale?, devianza e conflitti, anche nel territorio. Sono “lager”, campi di concentramento per Rom/Sinti vittime di una guerra, alimentata da pregiudizi, che dura da cinquecento anni.
In tutta Europa l?Italia è conosciuta come ?il paese dei campi?, l?unica nazione che perpetua una politica di segregazione etnica con l?internamento di intere famiglie nei cosiddetti ?campi nomadi?. Nati negli anni settanta del secolo scorso, da contenitori di umanità per l?emergenza si sono trasformati in campi di concentramento Istitu-zionali: nuovi ?zigeuner lager? dove non c?è bisogno di ?soluzione finale? perché i Rom e Sinti vi muoiono lentamente di diritti negati, di esclusione continua e determinata dall?accesso al lavoro, alla casa, alle cure sanitarie, di perdita dei pochi diritti di cittadinanza? di induzione alla devianza ed alla criminalità. La disoccupazione, ed il lavoro irregolare, dei 140.000 Rom e Sinti d?Italia, arriva al 60%, la dispersione scolastica al 75% (solo dodici laureati), la speranza di vita alla nascita è inferiore ai 60 anni, rispetto ai 75 degli italiani. I popoli e gruppi ?differenziati? dal regime nazi-fascista (Ebrei, Zingari, omosessuali, testimoni di Geova, disabili) sono stati tutti riabilitati ad eccezione degli ?zingari? che sono ancora considerati ladri, delin-quenti, asociali.. Addirittura sottoposti a ?trattamento differenziale? poiché la società italiana ritiene che non facciano parte della ?co-mune umanità?. Ancora considerati “criminali” e “asociali” e costretti per questo a firmare patti di “legalità e socialità” per risiedere, in roulotte o container, in “campi comunali” presidiati 24 ore al giorno da Polizia e volontari sociali.

_____________alcune dichiarazioni significative_____________

Il ministro della salute Livia Turco promette l?impegno del governo per il riconoscimento di minoranza etnico-linguistica ed una deroga alla legge sulla cittadinanza per Rom e Sinti
SIAMO TUTTI UNA FAMIGLIA: DIAMOCI UNA MANO
?Sono solidale con la manifestazione ma per sostegno a Prodi non posso essere a Vicenza per lo smantellamento dei ?campi nomadi?, afferma il ministro Livia Turco. ?Comunque, non solo la sinistra ma tutto il partito dei DS, sta affrontando la questione Rom nella sua complessità, come promesso in campagna elettorale. Abbiamo gravi colpe da farci perdonare, come di avere soggiaciuto, col governo di Centro-sinistra, ai ricatti della Lega Nord nel 1999 negando solo ai Rom/Sinti il riconoscimento di minoranza etnico-linguistica. Ma ab-biamo cercato di riparare con la Turco-Napolitano inserendo una specifica sui Rom immigrati. Legge che poi è stata sormontata dalla Bossi-Fini che li ha di nuovo discriminati con la ?sanatoria? del 2001 che ha regolarizzato 700 mila immigrati escludendo solo i 30mila Rom. Adesso stiamo cercando di convincere il ministro Amato che con la nuova legge darà la cittadinanza a 800mila immigrati escludendo ancora, con la frase ?lavoro regolare?, 30mila Rom in Italia anche da trent?anni. Cittadinanza ai Rom immigrati e riconoscimento di minoranza etnico-linguistica sono i primi due punti in agenda sulla questione Rom. Siamo tutti una grande famiglia ed è un dovere aiutare i nostri fratelli più svantaggiati?.
L?Unità, 15 febbraio, Michele Serra

Il leader dei disobbedienti Luca Casarini accusa le forze dell?ordine di complicità e contiguità con i Leghisti che bruciano le tende ed insultano i bambini rom di Opera
AD OPERA NIENTE POLIZIA A VICENZA SQUADRONI ANTI-TERRORISMO E FORZE SPECIALI
“Non siamo come i Leghisti di Opera – afferma Luca Casarini – che bruciano tende, insultano, sputano e assediano vigliaccamente 77 Rom Romeni, di cui 37 bambini, alloggiati temporaneamente su un ?campo? della Protezione Civile: lì Prefetto, Questore ed Istituzioni sono stati zitti e complici. Lì le leggi per pratiche e incitamento all’odio razziale sono perfettamente ignorate: in tutta Italia vengono sgom-berati i Rom da insediamenti irregolari ma ad Opera il presidio abu-sivo contro i Rom è stato lì per un mese e mezzo. Saremo a Vicenza per protestare civilmente e pacificamente contro i ?campi nomadi? di segregazione razziale in cui sono rinchiusi i nostri con-cittadini Rom e Sinti, in compagnia di decine di migliaia di poliziotti, e di squadre antiterrorismo, pronti a ?caricarci? e ad arrestarci, magari per ?grida sediziose? o striscioni considerati abusivi.
Radio Sherwood, notiziario ore 13 del 15 febbraio

Riferimenti: Vicenza contro i ?campi nomadi?

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La scolarizzazione possibile dei Rom/Sinti

15 Febbraio 2007 Commenti chiusi
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Scappano i Rom da Opera

13 Febbraio 2007 Commenti chiusi


Opera (Mi), 10 febbraio. 77 Rom Romeni, cittadini Comunitari, fra cui 37 bambini, scappano dalle tende della Protezione Civile dopo un mese e mezzo di presidi anti-zingari, di striscioni, sputi ed offese. Contro i disperati Rom vincono la guerra: Lega Nord, Alleanza Nazionale ed il Comitato per i Pregiudizi e bassi istinti corporali (de-fecatori). Fallisce miseramente la forza di interposizione condotta da Comune, Provincia, Prefettura con il cappellano militare della Caritas. Saranno lo stesso insigniti di medaglia d?oro al valor militare per a-vere convinto, a sprezzo di enormi difficoltà e pericoli, gli inermi Rom a firmare un patto di ?legalità e socialità? (?Se non scopi la tenda ti cacciamo via con tutta la famiglia?), anche se risultati perfettamente inefficaci ad applicare la legge ed a fare firmare il ?patto? agli intolleranti cittadini di Opera che, invece, la ?legalità e socialità? l?hanno ampiamente violata: incendio di tende, blocco del Consiglio comunale, presidi abusivi con bar e servizi igienici, insulti verbali ed a mezzo striscioni ?anche verso i bambini, violazione morale dell?o-spitalità. In sintesi, incitamento e pratiche di odio razziale.
“Mi pare di essere tornata a casa, in Romania”, ha dichiarato sconsolata Milena C., “la sola differenza è che qui c’è più possibilità di lavoro regolare”, riferendosi alle 40mila aziende italiane che sfruttano il lavoratori romeni in Romania. “Meglio con i tos-sicodipendentri di don Virginio che con i legadipendenti di Opera”, ha sottolineato Sebastian R. romeno di religione cristiana. “Se sono nomadi che nomadiscano” avrebbe dichiarato Sua Eccellenza il Prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, soprannominato il Passato Prefetto, consultando il “Devoto-Oli”, come il 22 gennaio scorso all’arrivo del Ministro della Solidarietà Sociale Ferrero.

LA DECISIONE DI LASCIARE IL ?CAMPO?
Pietà l?è morta e solidarietà, sua sorella, è scomparsa
Domenica 11 febbraio. La decisione di sgomberare l?area, ha spiegato il Comune di Opera, è venuta dopo la lettera aperta indirizzata alle istituzioni dai 77 rom che vivevano nella tendopoli temporanea dalla fine dello scorso dicembre -fino al previsto 31 marzo, che esprimevano «disagio e preoccupazione per le continue tensioni e pressioni a cui, loro malgrado, sono sottoposti»: «Ci sentiamo offesi, i nostri bambini hanno paura, siamo stanchi. Non potevamo nemmeno uscire dalle tende per gli insulti e le minacce».
Pertanto, Comune di Milano e Opera, la Provincia e Casa della carità hanno deciso di dare «un?accelerata al piano di uscita dall?e-mergenza». I Rom si trasferiscono all´interno del parco Lambro di Milano, dove saranno ospiti presso il Ceas di don Virginio Colmegna, una comunità di recupero per tossicodipendenti e pazienti psichici. 10 uomini, grazie a un progetto avviato dalla Casa della carità in collaborazione con il sindacato degli edili Fillea-Cgil, rientraranno in Romania per lavorare all?asfaltatura delle strade del villaggio di Salcutsa.

LA LETTERA DEI ROM
Alle istituzioni.
Siamo il gruppo di persone, uomini, donne, bambini che da mesi vivono nelle tende ad Opera in una situazione d?emergenza, con un presidio di gente che non ci vuole, con la polizia che è sempre all?entrata del campo.
Non ce la facciamo più. Soprattutto i nostri bambini hanno paura. Per questo non volgiamo più stare neanche un?ora in più perché siamo stanchi. Ci sentiamo e siamo offesi continuamente. Soprattutto la presenza del presidio della polizia che dovrebbe garantire la nostra sicurezza continua a far emergere un?immagine brutta di noi.
È completamente sbagliata e per questo vogliamo, con questo gesto, dire basta. Non siamo gente che ruba, che offende. Volgiamo vivere tranquillamente con le nostre famiglie, con i figli piccoli, quelli che vanno a scuola.
Abbiamo detto e scritto i nostri impegni, stiamo attendendo pazien-temente una soluzione più dignitosa. Vgliamo dire, con questo gesto che siamo noi, soprattutto i nostri bambini, ad aver paura. Quando passiamo vicino al presidio noi salutiamo sempre, ma loro ci trattano male. Passiamo ogni giorno attraverso cartelli che ci offendono.
Siamo persone come voi e molti, anche cittadini di Opera, lo possono affermare. Ora non abbiamo più il coraggio di uscire dopo le 17 per prendere da mangiare. Chi viene a trovarci, deve essere riconosciuto dalla polizia, spesso non passa.
Ma perché? Avevamo detto che saremo rimasti quel gruppo e così è.
Siamo intimiditi ed impauriti. Non ce la facciamo più.
Ringraziamo il sindaco, chi lo sostiene, la parrocchia che ci ha dato fiducia, tutti quanti, volontari e cittadini, Casa della Carità soprat-tutto che ci state vicini. Confidiamo ancora in una soluzione che ci permetta di vivere in modo dignitoso.
Alcuni di noi stanno cercando casa lavorando, altri chiedono un?ospitalità temporanea in attesa di abitare in modo dignitoso come ci è stato promesso.
I nostri bambini però non ce la fanno più.
Vi ringraziamo e porgiamo i nostri saluti.

Milano, 10 febbraio 2006
Le Famiglie della tendopoli di Opera

TUTTO COMINCIA
Tutto comincia il 14 dicembre 2006 con gli sgomberi di 77 Rom Romeni, tutti regolari, da un insediamento abusivo di proprietà del costruttore Ligresti, che occupavano da un anno e mezzo in via Ripamonti a Milano. L?ordinanza del Prefetto crea un?emergenza abitativa che viene risolta con l?allestimento di una tendopoli della Protezione Civile nell?area circense di Opera, comune ai confini di Mi-lano. La tendopoli dovrebbe ospitare temporaneamente la trentina di famiglie da fine dicembre al 31 marzo 2007. Si tratta di 77 persone di cui 23 uomini, 17 donne e 37 minori, in particolare, 11 bambini hanno meno di tre anni e, tra questi, cinque sono nati nel 2006.
La decisione del comune di Opera, di centro sinistra, di dare accoglienza solidale, per un periodo limitato, a degli sgomberati, crea immediate reazioni. Parte della cittadinanza, ispirata da FI, AN, Lega e dalla fazione più intollerante, la sera del 21 dicembre, dopo avere incendiato sei tende ed averne divelte altre sette, invade e fa sospendere il Consiglio Comunale esibendo frammenti di tende bruciate anche in piazza.
L?arrivo dei Rom viene ritardato a venerdì 29 dicembre. Accom-pagnati dagli operatori della Casa della carità di don Vinicio Colmegna, che gestisce la situazione, arrivano alla tendopoli intorno alle 16 ma sono costretti ad entrare da un ingresso secondario per evitare il presidio dei cittadini contrari alla decisione di Prefettura, Provincia di Milano e Comuni di Milano e Opera. Alcuni cittadini del presidio lanciano petardi nel ?campo? e inveiscono contro i Rom con urla e slogan. I Rom, che per risiedere nel ?campo? devono firmare un patto di ?legalità e socialità? suddiviso in nove emendamenti, trovano alloggio in 19 tende. Dieci sono da otto posti, sei sono da sei posti, due fungono da refettorio e una da magazzino. Sul posto ci sono dei bagni chimici, una cucina da campo e viene successivamente allacciata l’acqua corrente e l’elettricità.
Dal 29 dicembre persiste il presidio, che è un vero e proprio assedio, dei cittadini di Opera contrari al ?campo di accoglienza? temporaneo. Un presidio a cui partecipano e sollecitano a partecipare alti esponenti della Lega Nord come Borghezio. Per resistere alle intemperie viene addirittura allestito un Bar ?Rom? e posizionati due bagni chimici che vengono però fatti rimuovere dal sindaco di Opera. Il 10 febbraio, dopo un mese e mezzo di battaglia, gli assedianti vincono la guerra contro i Rom che intimoriti abbandonano la tendopoli in anticipo anche se non è stata approntata nessuna vera alternativa. Una guerra unilaterale ed armata (di insulti, petardi, striscioni) a cui non ha interposto resistenza nessuna parte di ?società civile?, qualsiasi cosa voglia dire e rappresentare.

AD OPERA NESSUNO, A VICENZA DA TUTTA ITALIA
Opera -Italia, Vicenza -Wonded Knee
Ad Opera i Rom sono vittime e scappano da un?altra guerra condotta dalle forze più intolleranti e discriminatorie della società ma con l?adesione complice di chi non ha voluto schierarsi contro questa ennesima deriva morale e sociale italiana. Che riguarda al solito Rom e Sinti vittime di pre-giudizi plurisecolari. Nonostante due mesi di mobilitazione e incitamento alla società civile di Opera Nomadi. E partiti di sinistra e cosiddetta ?società civile? e la stampa, sono state le tre scimmiette complici, orbe e sorde e mute, dei vincitori di questa guerra. Che non si capisce perché sui ?campi nomadi? di Vicenza, luoghi di segregazione razziale per gli “indiani” d’Europa -in attesa di Wonded Knee, stiano tutti zitti ed orbi e sordi da anni, mentre sull’ampliamento della base americana -fort Apache, eroici difensori dei diritti civili, e partitici e giornalisti d’assalto, si muovono da tutta Italia.

__________rassegna stampa______________________________

DOPO OLTRE UN MESE DI BATTAGLIA
A Opera vincono i cittadini: i rom se ne vanno
Smantellato il campo nomadi. Il Carroccio: «La gente non si è piegata di fronte a una decisione assurda»
La Padania Online, 12 febbraio, di Fabio Brochetti
Il campo nomadi di Opera è da ieri solo un ricordo: tutti i rom che occupavano la tendopoli dal 21 dicembre scorso se ne sono andati. Qualcuno andrà in strutture messe a disposizione dalla Provincia di Milano sul territorio dell?area metropolitana, altri invece rientreranno in Romania. Da ieri quindi il campo è disabitato e domani sarà smantellato definitivamente.
Gli operesi possono ringraziare ancora una volta la Lega Nord ed il suo rappresentante consiliare Ettore Fusco che dal 21 dicembre, con un presidio continuativo in prossimità del campo nomadi allestito dalla giunta, ha saputo quotidianamente tenere alta la tensione sulla situazione di illegalità che si stava perpetrando ai danni dei cittadini.
La situazione, fin dal 21 dicembre era stata tesa, un incendio spontaneo di cittadini imbufaliti contrari al campo nomadi, aveva distrutto le tende allestite per il campo, il giorno dopo, i soliti insulti da parte dei benpensanti verso i cittadini di opera del comitato contrario al campo e ai militanti leghisti presenti al presidio. Per oltre un mese, è stato scritto e detto di tutto, le accuse di xenofobia e razzismo piovute addosso ai leghisti erano all?ordine del giorno. Ma la forza e la determinazione ha prevalso, numerosi sono stati gli interventi di solidarietà e partecipazione da parte degli esponenti del movimento che più volte, si sono recati a Opera, all?aperto e al freddo per stare in mezzo alla gente.
? Domani la tendopoli sarà definitivamente cancellata e le famiglie ancora in procinto di sistemarsi, saranno ospitate presso il ?Villaggio solidale? allestito al Ceas . Per Borghezio, si è trattato di una vittoria schiacciante: «È un grande risultato della gente, che grazie al nostro appoggio, non ha mai mollato e non si è piegata di fronte alla decisione demenziale che è stata presa da chi amministra Opera che così facendo ha tradito la fiducia dei propri cittadini. Questo risultato – prosegue Borghezio -, ci fa capire che chi l?ha dura la vince, i nostri patrioti padani, si sono battuti con determinazione e hanno vinto».
? Il consigliere Fusco, accoglie la notizia con un sospiro di sollievo: «È una vittoria sull?arroganza dell?amministrazione operese che ha offerto un area in modo superficiale, col rischio che il campo divenisse, come tutti gli altri campi provvisori, un altro Triboniano. Adesso non resta che prendere atto di questa vittoria e demandare alle prossime settimane la ricerca delle responsabilità politiche sull?operazione che ha avuto, come risvolto positivo, la capacità di unire un?intero paese per quasi due mesi in difesa del proprio territorio».

I Rom lasciano Opera per il parco Lambro
Il Giornale.it domenica 11 febbraio
(…) smantellato, già ieri le famiglie romene se ne sono andate. La decisione di sgomberare l?area, ha spiegato il Comune di Opera, è venuta dopo la lettera indirizzata alle istituzioni dai 71 rom che vivevano nella tendopoli dallo scorso dicembre, che esprimevano «disagio e preoccupazione per le continue tensioni e pressioni a cui, loro malgrado, sono sottoposti». Pertanto, Comune di Milano e Opera, la Provincia, Casa della carità e Ceas hanno deciso di dare «un?accelerata al piano di uscita dall?emergenza»… Domani la tendopoli sarà dismessa e le famiglie ancora in procinto di sistemarsi saranno ospitate presso il «villaggio solidale» di don Colmegna al parco Lambro. «Non so se hanno vinto quelli che ogni giorno presidiavano il campo rom – ha affermato don Virginio Colmegna, direttore della Casa della carità -: so solo che hanno vinto l?onestà e l?intelligenza di questo gruppo di rom che ha scelto di stare insieme e non essere usato come strumento di una battaglia». La soluzione «ha solo anticipato i tempi, previsti per il 31 marzo, data entro la quale i nomadi avrebbero dovuto comunque lasciare Opera». Deluso il sindaco di Opera, Alessandro Ramazzotti (Ds), che parla di «una comunità frastornata, divisa e ferita. Sembra che Opera non sia più quella di prima. Ci attende uno sforzo paziente, tenace che, col tempo, potrà dare i suoi frutti solo se lo faremo tutti insieme, lavorando per ripristinare alla nostra città il volto che si merita, per tornare a essere fra i Comuni considerati più vivibili del sud Milano e, facendo tesoro dell?esperienza, per essere un po? meglio di quelli che siamo e soprattutto di quelli che pensavamo di essere prima della sera dell?incendio nell?area». Il presidente della Provincia Filippo Penati anticipa invece che «al Governo chiederemo maggiori garanzie per la tutela della legalità».

Addio dei rom al campo di Opera
Vincono i contestatori, la tendopoli chiude in anticipo. Lettera aperta dei romeni “Stanchi e offesi, i nostri figli sono impauriti”
la Repubblica 11 febbraio, Zita Dazzi
Le tende resteranno fino a domani mattina, ma già da ieri notte le 30 famiglie rom ospitate dalla fine di dicembre sono andate via da Opera. Dopo un mese e mezzo di manifestazioni e proteste, i 77 nomadi ieri mattina hanno per l´ultima volta superato il cordone di polizia che li ha difesi nelle settimane passate dalle minacce e dagli insulti di un gruppo di cittadini del posto, contrari fin dall´inizio all´insediamento degli zingari deciso dalla prefettura d´accordo col Comune di Opera. D´accordo con il Comune e la Provincia di Milano, don Virginio Colmegna ha deciso di ospitare il gruppo di romeni al Ceas, una sua comunità di recupero per tossicodipendenti e pazienti psichici, che sta dentro al parco Lambro.
Nel centro – dove già abitano e lavorano da due anni altri 70 rom sgomberati da via Capo Rizzuto – sono arrivate ieri le prime roulotte e i camper messi a disposizione da Mariolina Moioli e Francesca Corso, gli assessori di Palazzo Marino e Palazzo Isimbardi che hanno seguito la questione dall´inizio. «È una soluzione temporanea scelta perché le famiglie rom umanamente non ce la facevano più a sopportare l´ostilità e la violenza con cui sono stati accolti dal gruppetto di manifestanti che assediava la tendopoli», dice don Colmegna, dopo aver portato nella sua Casa della carità i romeni in fuga da Opera. I nomadi hanno spiegato in una lettera aperta la loro scelta: «Ci sentiamo offesi, i nostri bambini hanno paura, siamo stanchi. Non potevamo nemmeno uscire dalle tende per gli insulti e le minacce. Ringraziamo il sindaco Ramazzotti, il parroco don Renato, quei cittadini che ci hanno mostrato solidarietà».
È l´atto finale di una vicenda che dura dalla metà del dicembre scorso, quando fu sgomberato un insediamento abusivo in via Ripamonti. Appena fu annunciata la realizzazione della tendopoli a Opera, cominciò la protesta. Al termine di un corteo notturno, furono incendiate tutte le tende montate dalla protezione civile per affrontare quella che il sindaco di Opera Alessandro Ramazzotti aveva definito «emergenza umanitaria».
Il prefetto Gian Valerio Lombardi aveva preso l´impegno di trovare una sistemazione alternativa ai 77 rom entro la fine di marzo. «Ma siccome ad oggi è ancora tutto fermo – dice Colmegna – portiamo le famiglie al sicuro».

Don Colmegna: abbiamo cercato il dialogo, ma il clima è peggiorato
“Stufi di tensioni e insulti ma la nostra non è una fuga”
la Repubblica 11 febbraio, Zita Dazzi
«Ce ne andiamo da Opera perché siamo stufi di subire l´ostilità, la violenza e l´arroganza di chi presidia il campo e ogni giorno, più volte al giorno, copre di insulti noi volontari e i rom che vivono nelle tende?.
Che fa, don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità, si arrende di fronte alla protesta di alcune decine di cittadini di Opera?
«La nostra non è una fuga davanti alla Lega e ai cittadini del presidio. Semplicemente, ci sottraiamo all´intolleranza di chi se la prende con persone deboli, donne, bambini, gente senza tetto che chiedeva solo ospitalità».
Così il presidio ha raggiunto il suo obiettivo. La tendopoli viene smontata prima del 31 marzo, la data prevista dal prefetto.
«I rom sono lì da oltre un mese e il clima continua a peggiorare. Il campo è circondato dalla polizia, si deve entrare e uscire sotto scorta per evitare aggressioni. Ci sono state manifestazioni con-tinue, lancio di petardi, cartelli insultanti, volantini razzisti, annunci di nuove manifestazioni. Le famiglie hanno paura».
Al presidio dicevano che i rom sono tutti ladri.
«Stiamo parlando di 70 persone, gente civile che ha accettato di dormire in tenda, nonostante il freddo, con 37 bambini, fra cui molti neonati. Hanno sopportato per un mese e mezzo violenze verbali e psicologiche inaccettabili. Adesso umanamente non ce la fanno più, hanno paura per i loro figli. Si tratta di una soluzione temporanea, ma al parco Lambro troveranno un altro clima, potranno muoversi senza la scorta della polizia, potranno progettare il loro futuro».

Il leghista Fusco, leader della protesta: delusi da sindaco e Chiesa
“Tutta la città era con noi per questo abbiamo vinto”
Saremmo rimasti qui a oltranza, per difendere la legalità
la Repubblica 11 febbraio, Oriana Liso
È naturale che siamo tutti soddisfatti per questa vittoria. E quando dico tutti, intendo tutti i cittadini di Opera». A sera Ettore Fusco, consigliere comunale della Lega e front man della protesta contro il campo nomadi, tira – e non metaforicamente – un sospiro di sollievo.
Signor Fusco, come ha accolto la decisione di don Colmegna?
«Ci avevano prospettato tre mesi di battaglia, siamo stati impegnati col presidio per un mese e mezzo: ci è andata bene. Ma, intendiamoci: noi avremmo continuato a oltranza».
In questo periodo non ha mai avuto dubbi sulla bontà della vostra causa?
«Ne hanno dette di tutti i colori su di noi. Che siamo razzisti, xenofobi, fascisti. La verità è che abbiamo fatto una battaglia per la legalità, per farla rispettare da tutti, istituzioni e nomadi».
Non era una garanzia la presenza di una personalità autorevole come don Colmegna?
«In questa storia la prima istituzione in cui abbiamo smesso di credere è stata proprio la Chiesa. O meglio, alcuni suoi uomini: don Colmegna, ma anche il nostro parroco e i volontari del campo. Dopo loro, viene l´amministrazione comunale e il nostro sindaco. La sua arroganza è inaccettabile. Contro questo abbiamo combattuto e contro il business che qualcuno ha creato, non contro i nomadi».
I bambini del campo avevano problemi a raggiungere la scuola.
«Falsità belle e buone. Sono loro, i nomadi, che utilizzavano i bambini per attività che non credo fossero lecite. E poi in questo periodo, nella zona, sono aumentati i furti e nel centro commerciale sono stati arrestati alcuni nomadi».
Fusco, ma lei che cosa intende con “noi”? Noi del comitato o noi di Opera?
«Quello che dice il sindaco, che la comunità operese è spaccata, è una balla. Quelli che hanno manifestato a favore del campo nomadi non sono di qui, arrivavano da Milano. La cittadinanza è sempre stata dalla nostra parte».

I fantasmi dell’Opera
il manifesto 13 febbraio, di Luca Fazio
Opera fa schifo. Ma facciamo schifo tutti quanti. In un paese dove è scandaloso e un tantino terrorista manifestare contro una base americana, l’unica comunità di cittadini con le mani libere, libere anche di pianificare un pogrom incendiario alle porte di Milano, è composta da un gruppo violento di impuniti razzisti e fascisti che ha interpretato il sentire comune del popolo (come si diceva una volta) e delle istituzioni tutte. Di destra, e di sinistra. Onore ai vincitori. Sabato, gli zingari che abitavano regolarmente il campo provvisorio di Opera hanno deciso di andarsene. Sono scappati per liberarsi da un assedio vergognoso che è stato incoraggiato anche da chi non ha mosso un dito, o si è limitato a balbettare che la sicurezza è un problema che riguarda anche la sinistra. Appunto. Dove sono i magistrati che oggi registrano pure i fischi di chi dissente? E la polizia? Qualcuno si è forse accorto che alcuni onesti cittadini, per due mesi, hanno insultato e sputato a 37 bambini scortati dalla polizia per andare a scuola? Ai bravi operesi che occupavano il suolo pubblico, istigando all’odio razziale, è stato concesso anche di montare gabinetti igienici e un bar. Le istituzioni, sappiamo dove sono. A Milano c’è un prefetto incapace che blatera di bullismo e poi mobilita le forze dell’ordine giusto per strizzare l’occhiolino ai razzisti che andavano sgomberati. Hanno perso tutti. Il comune di Milano e la Provincia di centrosinistra si sono comportate come nullità, sono state umiliate dagli operesi incattiviti e sono state salvate dal solito intervento di un prete. Il ministro degli Interni si è allarmato? Il presidente della Repubblica, almeno il giorno della Memoria, se n’è ricordato? E anche se degli assenti non è educato parlar male, la sinistra, in tutte le sue disarticolazioni e con qualche lodevole ma ininfluente eccezione, non ha fatto altro che guardarsi allo specchio per scoprire che, in fondo, siamo razzisti anche noi. Gli operesi che sputano ai bambini hanno alle spalle un’intera comunità in difesa del proprio territorio. Come in Val di Susa? O a Vicenza? Assolutamente no, ma in ogni caso i no-rom sono gli unici che vincono nell’in-differenza generale. Il governo ha ben altri presìdi da sgomberare.

___________note a margine__________________________not__

PROFUGHI DI GUERRA
I Rom di Opera sono profughi da una guerra di discriminazione razziale iniziata nel 1492, che non è finita con lo sterminio subito dai nazi-fascisti durante la seconda guerra mondiale se anche negli ultimi anni le popolazioni Rom e Sinte continuano ad essere le più discriminate e sottoposte ad atti di violenza razziale del continente, secondo i monitoraggi del Consiglio d?Europa.
I Rom ?immigrati? in Italia, a partire dagli anni ottanta del secolo scorso, sono profughi della guerra di Jugoslavia, e Kosovo, da cui sono scappati anche se non hanno partecipato in nessuno schieramento delle fazioni in conflitto. Dalla Romania sono scappati per una guerra di tipo soprattutto economico a partire dalla fine degli anni novanta.

MINCULPOP (la stampa di ?regime?)
Il Ministero di Cultura Popolare controllava minuziosamente la stampa durante il periodo fascista.
Un Minculpo di regime, che attraversa tutte le testate giornalistiche, si è verificato anche sulla questione Rom di Opera dove l?in-forma-zione è stata monopolizzata da giornali complici dell?intolleranza ? la Padania, Il Giornale, senza un bilanciamento, per pari opportunità da parte dei giornali di altra linea politica. Sul caso del campo Rom del Triboniano (Mi), che segue appresso e si intreccia coi fatti di Opera, il quotidiano.net (la Nazione, il Giorno, il Resto del Carlino) ha indetto un sondaggio pilotato sull?eventuale recinzione del ?campo?: 1-si, 2-no, 3- a metà. Per bilanciare questa posizione Romano Lil, con la pratica di ?manghél? Opera Nomadi, ha offerto gratis a tutti i giornali di sinistra una intervista inedita sui Rom di Milano a Dario Fo, premio nobel per la letteratura. Silenzio stampa reiterato su questa pro-posta come su quelle che settimanalmente si invia alle redazioni nazionali: a partire dalle prese di posizione dell?Opera Nomadi di Milano, associazione politica proprio sui Rom/Sinti, per arrivare alla petizione nazionale contro il ?patto? di ?legalità e socialità?.
Si è più volte scritto che la stampa è ?sinistra? e orba sulla ?questione rom?, analfabeta ma supponente. Tant?è che più volte si è proposta da questo schermo telematico, in osservanza alle ?raccomandazioni? del Consiglio d?Europa, la costituzione di una specie di ?carta di Treviso? che, come per i minori, tuteli e garantisca l?in-formazione sulle tematiche Rom e Sinte.

Fotografia, Rom da Opera: www.mi-lorenteggio.com e da il Giornale.it

Riferimenti: Opera: index

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I Rom, i Sinti e le Metropoli: conclusioni dal Seminario

11 Febbraio 2007 Commenti chiusi

Roma 11 febbraio. Le conclusioni del IX Seminario Nazionale Opera Nomadi con oltre cento partecipanti ed un concorso musicale diventato "nazionale": l‘Università sulle tematiche Rom/Sinti che indica una "linea politica", pro-positiva e con-divisa, che si fa corpo sociale coi diretti interessati. Seminari di studio e di orientamento dove l‘in-formazione si "scalda" e diventa comunicazione intrecciandosi di relazioni personali, di corpi, sudori ed anima. Ma quando l‘Opera Nomadi indica la strada, "u baro drom", spesso i supponenti e gli esperti guardano le falangi del dito e non la strada.

"ZINGARI" COME IL CALCIO
Come di calcio, di "zingari" si disserta e discute nei bar di tutta Italia, da Mantova a Pescara a Verona. Come nel calcio dove l‘ignoranza produce supponenza (nei bar si compilano anche le "formazioni" della Nazionale), così sulle tematiche Rom/Sinti, si formano "intellighenzie romanì" da salotto, studiosi ed esperti di rassegna stampa, ideologi di corporazioni sinte, che non si mescolano mai sul campo, dove c’è da studiare e da sudare a proprie spese per rincorrere la palla della conoscenza, senza contributi di partiti o amministrazioni amiche. Uno di questi "campi" di studio e di lavoro è stato il IX Seminario Nazionale dove hanno "relazionato" con grande compe-tenza, e si sono passati la "palla", referenti autorevoli attivi da anni nell‘Opera Nomadi, fondata nel 1966 come associazione politica, di tutela di Rom/Sinti e Camminanti.

METODO OPERA NOMADI
Il "metodo" di lavoro dell‘Associazione Opera Nomadi è di confronto e discussione con i Rom/Sinti, diretti protagonisti di pratiche di giustizia sociale. Vedere un musicista 18enne di Palermo, Rom "straniero", relazionare con un Sinto "italiano" di Bolzano e partecipare alle conclusioni sui "diritti" dà il senso di quanto Opera Nomadi si sia fatta corpo sociale e politico sulle tematiche Rom/Sinti.

IL CORPO E L’ANIMA DELL’OPERA NOMADI
E quando si parla di "corpo sociale" si intende la complessità interconnessa, il "sistema", che è formata da anima e corpo: testa, cuore, polmoni, fegato, mani, stomaco, piedi, intestino…

IL PRINCIPIO DI INDETERMINAZIONE DI HEISENBERG
Sembra che il cervello ragioni, connettendo sinapsi, in modo non elettromagnetico ma quantico risonando comunque di sé l‘ambiente circostante. E così lo stesso ragionamento sulle "microaree" fatto in un ufficio con addetti ai lavori è diverso e porta a conclusioni differenti nel caldo umidiccio e casinante di una serata musicale coi Rom/Sinti che cantano esclusivamente "romanès". Il brusìo di fondo può stratificarsi a voce narrante ed in tutti i casi "colora" di sé anche la fredda documentazione tecnica.
Secondo il
"principio di indeterminazione" di Heisenberg l‘osservazione non è mai neutra ma modifica l’osservato. L’atto è sempre ridondante nell‘ambiente e la relazione su un foglio di carta produce "relazione" sociale, per dirla in maniera "sistemica" e "quantica": uno più uno biancoenero, nel metodo Opera Nomadi, fa due a colori. La relazione matematica resta uguale ma la somma è colorata ed è quindi maggiore dei singoli addendi.

LE CONCLUSIONI DEL IX SEMINARIO NAZIONALE
Domenica 11 febbraio, Sala Teatro Municipio 3, via dei Sabelli 119.
A seguire, nei prossimi giorni, gli atti, divisi per le cinque aree tematiche, del IX Seminario Nazionale. E, comunque, le conclusioni sono nella realizzazione stessa del Seminario, nella partecipazione

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I ROM/SINTI E LE METROPOLI

9 Febbraio 2007 Commenti chiusi


Roma 10-11 febbraio. IX Seminario Nazionale Opera Nomadi. Appuntamento annuale con la più grande e competente organizzazione nazionale pro Rom/Sinti, per studiare, approfondire e "sentire" tutte le tematiche connesse, in un seminario attraversato e intrecciato da quello spirito di comunanza-phralipè caratteristico e fondante dell‘Associazione. Due giorni al "rendez-vous" dove confluiscono le anime belle del "volontariato sociale" d’Italia, con un pensiero comune: la libertà verrà quando abbracceremo la giustizia con spirito di umanità.

METODO OPERA NOMADI
Musica e documenti di lavoro, dati statistici e poesia, tavoli di lavoro e da pranzo, "relazioni" , "ciacole" e comunicazioni ufficiali, si intrecciano ed interconnettono nel metodo Opera Nomadi. Un metodo che si è fatto "sistema", dove l’intero colora di sé tutte le parti ed è maggiore della loro somma.

IX° Seminario Nazionale Opera Nomadi, 10-11 febbraio 2007
__________"I ROM/SINTI E LE METROPOLI"__________

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L?Opera Nomadi propone un ?patto sociale? al ministro Ferrero

7 Febbraio 2007 Commenti chiusi


7 febbraio. L?Opera Nomadi, come risposta al ?patto di legalità? delle istituzioni milanesi lancia un ?patto sociale? tra Istituzioni e Rom/Sinti. Un ?patto? per uscire dalle nebbie dell?intolleranza e del pre-giudizio ed affrontare la ?questione Rom? che è prima di tutto morale e sociale. Basta la volontà politica a promuovere progetti di integrazione a 360°, a favore di una popolazione di circa 150 mila persone che rappresenta lo 0,3% della popolazione italiana. Rom e Sinti che dopo 500 anni, e dopo lo sterminio nazi-fascista, continuano ad essere le minoranze più discriminate e sottoposte ad atti di violenza razziale d?Europa. Ed allora occorre rimuovere i pre-giudizi che stanno alla base dell’esclusione sociale e cominciare a costruire ponti, a partire da un ?patto sociale?, di giustizia e pari opportunità, in dettato alla Costituzione Italiana.

ARTICOLO 3 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E? compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l?eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l?effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all?organizzazione politica, eco-nomica e sociale del Paese.

Per un ?patto sociale? fra Istituzioni e Rom/Sinti
LETTERA APERTA DELL?OPERA NOMADI AL MINISTERO DELLA SOLIDARIETÀ SOCIALE

Poiché all?incontro del 25 gennaio presso il Ministero della Solidarietà Sociale, abbiamo preferito far intervenire i Rom/Sinti e poi, non c?era più tempo per effettuare il nostro intervento, riportiamo di seguito alcuni punti che vorremmo focalizzare. Si è parlato di Racco-mandazioni, di Carta dei Diritti, di Ratifiche e mancate Ratifiche, di minoranza linguistica o etnico linguistica, di apolidia, di partecipa-zione, tutte questioni sacrosante e importanti per la tutela dei diritti dei Rom e dei Sinti e che riguardano le legislazione.

L?OPERA NOMADI A TUTELA DI ROM E SINTI
L?Opera Nomadi è nata nel 1966 a tutela dei Rom/Sinti e Camminanti, nello spirito della Dichiarazione dei Diritti Umani ed è stata rico-nosciuta Ente Morale nel 1970. E? attiva in 32 città d?Italia con progetti di integrazione e di tutela dei diritti dei Rom/Sinti.
A partire da Padova:
- dove l?Amministrazione Comunale ha sottoscritto formalmente nel luglio 2005 una dichiarazione per lo smantellamento delle aree nomadi comunali ed inserimento delle famiglie nelle abitazioni e nelle microaree a famiglia allargata (come il progetto del Villaggio della Speranza con l?autocostruzione);
- dove la frequenza dei bambini a scuola è del 100 % (e tutti riescono ad ottenere la licenza di III^ media), grazie al Progetto di inserimento scolastico e alla continua mediazione scuola-famiglia (come da Protocollo d?Intesa Nazionale sottoscritto dall?Opera Nomadi con il Ministero dell?Istruzione il 22 giugno 2005);
- dove sono stati attivati corsi per l?ottenimento della licenza di scuola media anche per chi l?aveva abbandonata nel passato e si fa anche alfabetizzazione agli adulti;
- dove sono state costituite cooperative per la raccolta di materiali ferrosi e vengono effettuati inserimenti nelle cooperative di pulizie.
Passando per tutta una serie di esperienze positive in tante altre città d?Italia, arrivando a ROMA:
- dove sono stati istituiti quattro mercatini ?romanò? gestiti dalle famiglie Rom;
- dove, esistono cooperative di lavoro: dalla raccolta del ferro al giardinaggio, alle cooperative di donne Rom;
- dove esiste uno sportello di consulenza legale;
- dove esistono progetti di scolarizzazione;
- dove esiste uno sportello di avviamento al lavoro per Rom e Sinti.

POSSIAMO DIRE che per noi dell?Opera Nomadi, che lavoriamo quotidianamente all?interno dei ?campi nomadi?, nella scuola e nella ricerca di lavoro, nei progetti di integrazione sociale, la soluzione dei problemi di base che riguardano i Rom e i Sinti dipende esclusi-vamente dall?assunzione di una forte volontà politica da parte di Amministratori locali in questa direzione, quella volontà politica espressa appunto dal Ministero della Solidarietà Sociale nella persona del Ministro Ferrero.

UN PATTO SOCIALE CON I ROM/SINTI
Da qui lanciamo, dunque, come risposta al ?patto di legalità? di Milano, il nostro ?patto sociale? tra amministrazioni locali (Regioni, Province, Comuni) e i Rom e i Sinti per:
1)- Il riconoscimento di minoranza etnica e linguistica.
2)- Il superamento dei campi nomadi, che si trasformano in sacche di emarginazione e in veri e propri lager.
3)- La ricerca di soluzioni per l?inserimento nelle abitazioni per chi ne fa richiesta o individuare microaree per famiglia allargata sempre per chi ne fa richiesta.
4)- Che ogni comune, con l?intervento di mediatori culturali Rom/Sinti e non, si dichiari disponibile a provvedere ad accogliere una o più famiglie Rom/Sinte a seconda del numero di abitanti presenti nel territorio, evitando così il peregrinare continuo di famiglie alla ricerca o di un posto stabile o per svernare.
5)- L?attivazione di progetti di inserimento scolastico con l?impiego di mediatori culturali Rom/Sinti e non, per stabilire un?efficace rapporto scuola/famiglia e favorire l?attuazione di una didattica interculturale.
6)- L?attivazione di percorsi di formazione al lavoro e percorsi di inserimento lavorativo, tenendo conto delle esigenze e delle attitudini dei Rom/Sinti presenti nel territorio.

Questo ?patto? permette l?assunzione dei diritti e dei doveri di cittadinanza attiva da parte dei Rom e dei Sinti uscendo dalla logica assistenziale negativa degli anni passati.
Interventi dunque a 360 ° a favore di una popolazione di circa 150 mila persone che rappresenta lo 0,3 % della popolazione italiana.

7 febbraio 2007
Per l?Opera Nomadi Nazionale
Renata Paolucci

Segreteria Tecnica Nazionale
Tel. 06/44704749 Fax. 06/49388168
operanomadinazionale@virgilio.it

Riferimenti: La linea politica dell?Opera Nomadi

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Firma anche tu contro il ?patto di legalità e socialità?

5 Febbraio 2007 Commenti chiusi

Milano, 5 febbraio. L’Opera Nomadi meneghina lancia un appello da firmare contro il "patto di legalità e socialità". Un patto promosso dalle Istituzioni milanesi, e avvallato da una parte del volontariato di area cattolica, che impone ai Rom di sottoscrivere un trattamento "differenziale" in cambio di servizi. C’è una legge per tutti ma per queste donne e per questi uomini c’è una "legge" in più.

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Schedati i nomadi di Triboniano

3 Febbraio 2007 Commenti chiusi


Milano 2 febbraio. Sono stati consegnati i primi tesserini identificativi delle 180 persone che abitano al ?blocco 1? della ristrutturazione del ?campo Rom” Triboniano, diviso per tre. Firma del patto di ?legalità e socialità?, presidio sociale e delle forze dell?ordine 24 ore su 24, tesserino identificativo, espulsioni per chi trasgredisce le regole, le Istituzioni milanesi, lanciano un progetto pilota all?attenzione nazionale: ?L?Italia intera ci guarda?.

______note dall’articolo a seguire___________________________

DENUNCIATO ALLA QUESTURA PER OSPITALITA? A PARENTE
Il vicesindaco Riccardo de Corato e l?assessore alle Politiche sociali Mariolina Moioli hanno incontrato di nuovo la «comunità» di Tribo-niano per mettere in chiaro, per l?ultima volta, quelle regole del cam-po che l?amministrazione, Don Virginio Colmegna e i volontari della Casa della carità stanno cercando di far rispettare. «Non si possono ospitare persone nel campo, senza avvertire la polizia, che presidia il campo 24 ore al giorno, o i volontari, alcuni dei quali passano la not-te in Triboniano, o noi» ribadisce De Corato. Qualche giorno fa, infat-ti, una famiglia rom aveva ospitato in segreto due parenti. La cosa è stata denunciata alla questura e le persone sono state allontanate. Quasi a riproporre le leggi speciali antiterrorismo degli anni ottanta.

LA VIOLENZA DI DON COLMEGNA
«È prevista l?espulsione immediata per chi usa la violenza, manda i bambini a chiedere l?elemosina o usa qualsiasi tipo di coercizione. Sarò il primo a venire a prendervi e a buttarvi fuori», minaccia Don Colmegna. I rom applaudono, sorridono e ringraziano.

ASSIMILAZIONE TIPO MARIA TERESA D?AUSTRIA
Non solo, per le donne sono previsti anche una serie di incontri con i volontari della Casa della carità, mediatori culturali e un antropologo che insegnerà loro a prendersi cura di sé e dei bambini. Cura di sé che si traduce anche in pulizia del campo: «Solo voi potete sfatare il mito della sporcizia – esorta il vicesindaco -, fate vedere che avendo lavandini, docce, bagni, tutto funziona… De Corato fa un ultimo sopralluogo al campo 1, le donne stanno spazzando davanti alle loro «case», aprono la porta per dimostrare che sono pulite, mentre gli uomini ringraziano.
1758- Maria Teresa d?Austria vara la legge di assimilazione: tutti i bambini zingari vengono sottratti alle famiglie per essere educati a carico dello Stato.

Schedati i nomadi di Triboniano: da lunedì si entrerà col «badge»
di Marta Bravi – il Giornale.it, 3 febbraio

Continua il lavoro di regolarizzazione e sistemazione dei rom di via Triboniano. Sistemato il campo 1, che ospita 170 persone ora tocca al numero 2. Intanto ieri sono stati consegnati i primi tesserini iden-tificativi (130), con foto, nome e cognome, numero di campo e di con-tainer, delle 178 persone che abitano nel campo 1. Da mercoledì in-vece altri 80 rom dovrebbero entrare nei 15 container già sistemati, cui manca solo l?allacciamento. Poi si passerà al campo 3, che ospi-terà una cinquantina di roulotte. Le strade interne verranno asfalta-te, l?area dove sorgeva in origine il campo sarà sgomberata e bonifi-cata. Di topi, baracche e roulotte vecchie rimarrà solo il ricordo. Al lo-ro posto un prato verde, zona franca che separerà romeni e milanesi.

Ieri il vicesindaco Riccardo de Corato e l?assessore alle Politiche sociali Mariolina Moioli hanno incontrato di nuovo la «comunità» di Triboniano per mettere in chiaro, per l?ultima volta, quelle regole del campo che l?amministrazione, Don Virginio Colmegna e i volontari della Casa della carità stanno cercando di far rispettare. «Non si possono ospitare persone nel campo, senza avvertire la polizia, che presidia il campo 24 ore al giorno, o i volontari, alcuni dei quali pas-sano la notte in Triboniano, o noi» ribadisce De Corato. Qualche giorno fa, infatti, una famiglia rom aveva ospitato in segreto due parenti. La cosa è stata denunciata alla questura e le persone sono state allontanate. «Se dovete ospitare delle persone – spiega il vicesindaco – potete farlo per qualche giorno, ma ci dovete avvertire. Il Comune è responsabile del campo e delle persone che ci sono dentro. E voi lo siete nei confronti dei vostri amici rom, che aspettano di essere sistemati come voi». «È prevista l?espulsione immediata per chi usa la violenza, manda i bambini a chiedere l?elemosina o usa qualsiasi tipo di coercizione. Sarò il primo a venire a prendervi e a buttarvi fuori», minaccia Don Colmegna. I rom applaudono, sorridono e ringraziano.

«Per la prima volta – commenta Mariolina Moioli – le donne mi hanno sorriso e mi hanno chiesto di aiutarle a trovare un lavoro». «Vi aiuteremo a cercare un lavoro – dice poi rivolgendosi a loro – ma serve anche che chi l?ha trovato ci dica esattamente cosa fa. Così come verifichiamo che tutti i bambini vadano a scuola». Non solo, per le donne sono previsti anche una serie di incontri con i volontari della Casa della carità, mediatori culturali e un antropologo che insegnerà loro a prendersi cura di sé e dei bambini.
Cura di sé che si traduce anche in pulizia del campo: «Solo voi potete sfatare il mito della sporcizia – esorta il vicesindaco -, fate vedere che avendo lavandini, docce, bagni, tutto funziona. L?Italia intera ci guarda. Diamoci insieme una mano». La conclusione dei discorsi sono i fatti: De Corato fa un ultimo sopralluogo al campo 1, le donne stanno spazzando davanti alle loro «case», aprono la porta per dimostrare che sono pulite, mentre gli uomini ringraziano.

Riferimenti: No al patto di ?legalità?: Appello Nazionale

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I ROM/SINTI E LE METROPOLI

1 Febbraio 2007 Commenti chiusi


Roma 10-11 febbraio. IX Seminario Nazionale Opera Nomadi. Appuntamento annuale con la più grande e competente organizzazione nazionale pro Rom/Sinti, per studiare, approfondire e "sentire" tutte le tematiche connesse, in un seminario attraversato e intrecciato da quello spirito di comunanza-phralipè caratteristico e fondante dell’Associazione. Due giorni al "rendez-vous" dove confluiscono le anime belle del "volontariato sociale" d’Italia, con un pensiero comune: la libertà verrà quando abbracceremo la giustizia con spirito di umanità.

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