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Archivio Gennaio 2007

Per il riconoscimento dei Rom/Sinti

30 Gennaio 2007 Commenti chiusi


Italia, 27 gennaio 2007. 19 sezioni Opera Nomadi hanno presentato alle competenti Prefetture una petizione indirizzata al Ministero dell?Interno per il riconoscimento dei Rom/Sinti: A- Integrazione del ?Giorno della memoria? a Rom/Sinti, disabili, omosessuali, testimoni di Geova; B- Riconoscimento dei Rom/Sinti come minoranza etnico-linguistica. Questa petizione è il grande significato politico della commemorazioni del ?Porrajmos? anno 2007: l?Opera Nomadi si fa nazione con una proposta politica che indica memoria di presente e traccia legami di appartenenza e di riconoscimento sociale nel territorio.

I DUE PUNTI DELLA PETIZIONE
A- INTEGRAZIONE LEGGE 211 GIORNO DELLA MEMORIA
Con l?inserimento nella stessa de: ?popolo dei Rom/Sinti, dei disabili, degli omosessuali, dei Testimoni di Geova?.

B- RICONOSCIMENTO dei Rom/Sinti come minoranza etno-linguistica in dettato alla legge 15 dicembre 1999, n. 482: ” Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche “.

LE SEZIONI CHE HANNO ADERITO ALL?INIZIATIVA
Vicenza ? Rovigo – Padova -Treviso – Ferrara – Modena – Pistoia ? Pisa – Firenze – Abruzzo ? Latina ? Frosinone ? Roma – Caserta ? Cosenza – Foggia – Bari – Reggio Calabria – Palermo e Rimini (gruppo referente).

RIMINI
Stamane alle ore 9,00 mi sono recata in Prefettura e ho consegnato personalmente la petizione per la 211 e la 482 al Capo di Gabinetto. Abbiamo avuto un interessante colloquio. Mi ha chiesto di metterlo al corrente di eventuali novità e si è messo a disposizione per qualsiasi aiuto. Gli ho fatto presente della possibilità di insediamenti Rom-rumeni anche in zona. In Prefettura non risultano, ma ci sono.
Rita Filippo, Referente Opera Nomadi Rimini

TREVISO
Alle ore 10 di sabato 27, io, Renzo e due amici del ?campo nomadi? di Tv siamo stati ricevuti dal Capo di Gabinetto dott. Campanaro, con il quale abbiamo avuto un breve colloquio. Il dott. Campanaro ci ha prospettato la possibilità che 1/2 rappresentanti dell ‘O.N. facciano parte del Consiglio territoriale per l?Immigrazione istituito presso la Prefettura di Treviso.
Domenico Trovato, Opera Nomadi Treviso

PISA
Sabato 27 gennaio ci siamo recati in delegazione in Prefettura per consegnare copia della richiesta di modifica della lg.211 e 482. Siamo stati accolti dalla dott.sa Piccolo, l’incontro si è protratto per circa mezz’ora durante la quale oltre ad illustrare le questioni relative al giorno della memoria, e alla richiesta di modifica che la dott.sa Piccolo si è impegnata ad inoltrare immediatamente al Ministero degli Interni, abbiamo illustrato la costituzione a Pisa dell’Associazione, le finalità e alcuni aspetti delle situazioni che stiamo seguendo a Pisa. Con noi c’era anche un socio sinto della nostra associazione.
Michela, Opera Nomadi Pisa.

REGGIO CALABRIA
Oggi 27 gennaio 2007 alle ore 10,00 una delegazione della Sezione Opera Nomadi di Reggio Calabria composta da 14 persone (volonta-rie del servizio civile e operatori), che hanno portato con sè la ban-diera Rom, ha consegnato al Capogabinetto della Prefettura di Reg-gio Calabria, D.ssa Nicolò, la petizione per l’integrazione delle leggi 211/2000 e 482/1999. La D.ssa Nicolò ha apprezzato l’iniziativa na-zionale e si è impegnata a comunicare al Prefetto la nostra richiesta.
Giacomo Marino, Opera Nomadi Reggio Calabria

LATINA
Sabato 27 Gennaio 2007, in occasione della Giornata della Memoria, una delegazione composta da Adele Bevacqua Cambon, referente locale dell?Opera Nomadi, Paolo Gruppuso Operatore del servizio ci-vile nazionale, e i rappresentanti della locale comunità di Rom Rume-ni, e della comunità di Sinti, si sono recati in prefettura dove sono stati ricevuti dal Prefetto alle ore 9.30. La delegazione ha presentato la petizione, promossa dall?Opera Nomadi Nazionale, per integrare la legge 211 sulla giornata della Memoria e per il riconoscimento dei Rom/Sinti come minoranza etno-linguistica in dettato alla legge 15 dicembre 1999. Abbiamo illustrato al Prefetto la situazione attuale della comunità dei rom e sinti presenti in città; lo stesso sembra aver apprezzato l?iniziativa nazionale.
Opera Nomadi gruppo di Latina

CONFERENZA-STAMPA E DISEGNO DI LEGGE 726
La conferenza-stampa per illustrare l?iniziativa nazionale dell?Opera Nomadi sarà fatta il 9 febbraio in occasione del IX Seminario Nazionale dell?Associazione. Il 9 febbraio alle ore 12 in Senato a Roma per presentare anche il disegno di legge n.726, sponsorizzato caldamente dall?Opera Nomadi dopo il precedente del senatore Livio Togni, per la modifica della legge 211 del ?Giorno della memoria?.

SENATO DELLA REPUBBLICA
???? XV LEGISLATURA ????

N. 726 DISEGNO DI LEGGE d?iniziativa dei senatori:
Valpiana, Sodano, Malabarba, Russo Spena, Maccanico, Donati, Soliani, Bellini, Alfonzi, Bonadonna, Capelli, Confalonieri, Emprin Gilardini, Giannini, Martone, Nardini, Palermo, Ripamonti, Silvestri, Tecce, Tibaldi, Turigliatto e Vano

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 30 GIUGNO 2006
????
Modifica alla legge 20 luglio 2000, n. 211,
recante l?istituzione del Giorno della memoria
????
Onorevoli Senatori. ? Il «Giorno della memoria», istituito con legge 20 luglio 2000, n. 211, si propone di ricordare gli orrendi crimini attuati dai nazisti, complice il governo fascista italiano. La deportazione di milioni di persone verso i campi di sterminio, la loro atroce sofferenza e l?orrenda morte a cui sono stati sottoposti non possono essere dimenticati. Il Giorno della memoria prevede infatti iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici.
Con questo disegno di legge intendiamo ricordare anche altri gruppi che hanno subìto le stesse deportazioni e lo sterminio, le vittime di discriminazioni etniche, sessuali, sociali e religiose: parliamo dei rom e sinti, degli omosessuali, dei disabili, dei testimoni di Geova. Per non dimenticare anche queste vittime del nazi-fascismo, riteniamo sia doveroso integrare la legge che istituisce il Giorno della memoria nominando le altre forme di discriminazione che non sono state esplicitamente inserite nel testo. Farne apposita menzione vuoi dire riconoscerli, farli vivere nella memoria e contribuire, anche in questo modo, al superamento delle forme di razzismo che ancora oggi vedono questi gruppi sociali vittime di discriminazioni di matrice razzista.

DISEGNO DI LEGGE
Art. 1.
1. Alla legge 20 luglio 2000, n. 211 sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all?articolo 1, dopo le parole: «cittadini ebrei» sono inserite le seguenti: «degli appartenenti al popolo dei rom-sinti, degli omosessuali, dei disabili, dei testimoni di Geova,»;
b) all?articolo 2, dopo le parole: «popolo ebraico» sono inserite le seguenti: «al popolo dei rom-sinti, agli omosessuali, ai disabili, ai testimoni di Geova».
2. Il titolo della legge 20 luglio 2000, n. 211 è sostituito dal seguente: «Istituzione del ?Giorno della memoria? in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni nei campi nazisti».

Riferimenti: Manifestazioni Porrajmos 2007

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Porrajmos e ?zingari? oggi

29 Gennaio 2007 Commenti chiusi


Il ?Porrajmos?, lo sterminio degli ?zingari? durante la seconda guerra mondiale, ha prodotto oltre 500 mila vittime. Ma tranne che in studi più recenti, questo genocidio è stato di fatto ignorato e rimosso, anche dalla legge dello Stato che istituisce il ?Giorno della memoria?. I pre-giudizi e le discriminazioni continuano con il ?patto di legalità e socialità? di Milano che afferma implicitamente che i Rom sarebbero “portatori di illegalità e asocialità”. Come nelle più buie epoche del passato quando i nazi-fascisti sterminavano gli ?zingari? perché ?criminali e asociali?. Una sorta di ?patto col diavolo? di Faustiana me-moria, per cambiare risonanza, dove il diavolo sono le Istituzioni (laiche e religiose) ed i Rom solo per sopravvivere in ?campi? di segregazione razziale, devono vendersi l?anima.

PORRAJMOS E ?ZINGARI? OGGI
Di Maurizio Pagani, vicepresidente Opera Nomadi Milano
26 gennaio 2007

IL ?PORRAJMOS?
Durante la seconda guerra mondiale oltre 500.000 zingari trovarono la morte nei lager nazisti di tutta Europa. Si trattò di una persecuzione “razziale”, assimilabile a quella ebraica, fondata su una presunta “asocialità biologica” degli zingari, la cui origine indo-europea, cioè ariana, era stata irrimediabilmente compromessa dalle contaminazioni con i popoli “slavi” e dalla presenza del gene del wandertrieb, l’istinto al nomadismo. La persecuzione degli zingari fu però ?anche? la conseguenza più o meno diretta dei pregiudizi che la società europea aveva maturato nei loro confronti, ricollegandosi a una storia secolare di incessanti discriminazioni.
Nella lingua zingara, il ?romanès?, vi è una parola per indicare la propria shoah: porrajmos, che significa letteralmente distruzione, divoramento.

LA PERSECUZIONE IN ITALIA
La scarsità delle fonti storiche disponibili fino ad oggi in Italia ha segnato il limite più evidente per documentare le responsabilità del fascismo circa le deportazioni e le stragi che subirono le comunità rom e sinte. Già i Rom stranieri presenti sul territorio italiano, insieme a saltimbanchi e girovaghi, vennero a trovarsi nel mirino della polizia fascista dal 1926, respinti oltre frontiera benchè provvisti di regolare passaporto. Ma saranno gli articoli degli scienziati Renato Semizzi e Guido Landra, consulenti di Mussolini ed estensori delle Leggi Razziali, a segnare tra il 1938 e il 1940 una svolta significativa del regime. L’ampia discrezionalità nell’applicazione estensiva di alcune norme anti – ebraiche e il ricorso a disposizioni prefettizie in materia d’ordine pubblico, consentirono infatti l’invio al confino e l’interna-mento nei campi di prigionia dei rom sul territorio nazionale o la deportazione verso i lager nazisti, segnando una continuità di sostanza con quanto di più cruento ed efferato avveniva nei territori dell’Europa Orientale. Nel 1938 ebbero dunque inizio nelle regioni del Nord Est rastrellamenti e deportazioni in massa di famiglie rom verso il meridione e le isole. In seguito alle prime disposizioni d’in-ternamento inviate dal Capo della Polizia di allora Arturo Bocchini ai Prefetti del Regno e al Questore di Roma con Circolare dell’11 settembre 1940, zingari stranieri e italiani furono arrestati e trasferiti nei campi provinciali allestiti dal Ministero dell’Interno a Bolzano, Berra, Boiano, Agnone, Tossicìa, Ferramonti, Vinchiaturo e nelle isole, tra cui la Sardegna, la Sicilia e le Tremiti.

IL PORRAJMOS: UN VUOTO STORICO
Tranne che in studi più recenti, “la memoria custodita nelle comunità Rom” è stata di fatto ignorata, tralasciando di raccogliere i racconti dei perseguitati e di incrociarli con i dati riscontrabili negli archivi statali, comunali, delle questure e dei giornali dell’epoca, rimuovendo e tacendo un vuoto storico carico di una forte responsabilità sociale. I piani di sterminio del popolo Rom vennero attuati non solo nei territori annessi dal dominio nazista ma anche dai governi collaborazionisti, in particolare in Romania e Jugoslavia, che furono, con la Polonia, tra i principali teatri di questa efferata persecuzione. Non solo i limiti della precisione statistica e lo stato di guerra generalizzato, ma la stessa struttura sociale dei gruppi rom e il loro prudente “mimetismo”, che rendeva parziale il censimento anagrafico dei nuclei familiari, la forte dispersione territoriale, le sommarie registrazioni degli internati e la distruzione dei documenti rendono arduo il compito di dire quanti furono gli zingari sterminati. Si sa però che interi gruppi sparirono da zone di antico insediamento, come l’Olanda, insieme alla quasi totalità della generazione degli anziani, depositari del sapere e delle tradizioni.

LE DISCRIMINAZIONI OGGI
In Italia, la legge dello Stato che istituisce la Giornata della Memoria, non estende il riconoscimento alla tragedia subita dagli zingari.
Quella “Rom” è una delle grandi questioni morali che riemerge nell’Europa di oggi. Una diaspora di popolazioni lacerate dalle nuove povertà e dai processi di modernizzazione, dalla perdita di protezioni sociali nelle proprie comunità di antico insediamento che danno impulso a nuove immigrazioni. L’Italia accoglie una minima parte dei Rom che emigrano, con un ritardo culturale grave a cui si associano politiche pubbliche logore o discriminanti. La politica dei campi nomadi, ad esempio, è una mera invenzione amministrativa, “tutta” italiana, che condanna le comunità romanì all’emarginazione e alla ghettizzazione per il ripetersi di politiche di esclusione e assimi-lazione, collocandole sostanzialmente al di fuori della società, dei legami sociali stabiliti, dei rapporti familiari e di vicinato.
In Italia, paese il cui tasso di “fastidio” verso i Rom non è certo minore alla media europea, i casi di violazione dei diritti privati ai danni dei Rom compiuti dalle Istituzioni per mano dei comuni o delle prefetture rischiano, come nel recente caso del comune di Opera alle porte di Milano, di “innescare” un’analoga violenza immotivata e razzista di una parte della popolazione o delle forze politiche che ne alimentano ad arte il malcontento.

IL PATTO COL “DIAVOLO”
L’immagine sociale che ne emerge diviene così, del tutto impro-priamente, quella centrata sulla devianza, il disturbo e la pericolosità sociale che vanno sanzionati e disciplinati con rigore. Dichiarare, come è stato fatto e scritto dalle Istituzioni milanesi e dalla Casa della Carità di Don Virginio Colmegna che le comunità rom dovranno da qui in avanti sottoscrivere un “patto di legalità e socialità”, unici tra i cittadini di questo Paese a cui viene richiesto, in cambio di interventi pubblici di “solidarietà”, è come affermare implicitamente che i Rom sarebbero “portatori di illegalità e asocialità”. Come nelle più buie epoche del passato. Le politiche “emergenziali” hanno dunque il fiato corto e scansano i più scomodi nodi strutturali, quali quello della condizione abitativa metropolitana, producendo nell’im-mediato solo nuovi ghetti sociali. Il rapporto tra la nostra società e quella rom andrebbe viceversa riportato nell’ambito di una dialettica sociale che riconosca e rispetti i valori culturali e umani delle specifiche identità. Senza riconoscimento e reale negoziazione non vi può essere una condizione di diritto e di eguaglianza ma, solo, la tentazione di percorrere scorciatoie “differenziali” che modificano il quadro giuridico e il “trattamento istituzionale” a cui si sottopone la parte più debole dei nostri concittadini.

No al patto di ?legalità?: Appello Nazionale
Romano Lil, 15 gennaio

Fotografia: schedatura bambina rom effettuata dai nazisti nel 1935

Riferimenti: Manifestazioni Porrajmos 2007

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27 gennaio: Giorno della memoria Rom

27 Gennaio 2007 1 commento


Buon lavoro a tutte le sezioni Opera Nomadi che estendono il ?Giorno della memoria? anche alle popolazioni Rom/Sinte. Per ri-cor-dare il Porrajmos, lo sterminio dimenticato, ma anche per attivarsi, con forme di resistenza civile e proposte politiche, perché altre e differenti forme di sterminio non abbiano a ripetersi. Per una memoria del presente, speranza di futuro. ?Il viaggio all?ingiù comincia dalla negazione dell?uguaglianza tra gli uomini e finisce fatalmente nella perdita di libertà e nel lager? là rimane una sola, e ultima facoltà: la facoltà di negare il nostro consenso?: Primo Levi.

Riferimenti: Al Ministro dell’Interno per i Rom/Sinti

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Invito alla lettura

25 Gennaio 2007 Commenti chiusi

Pochissime letture per l’intervista inedita del premio nobel per la letteraratura Dario Fo a difesa dei Rom. Quasi le stesse de “Milano: container al Triboniano”. Continua la mobilitazione per la petizione alle Prefetture perché se il 27 gennaio è il giorno della memoria, il 28 non diventi il giorno della dimenticanza.

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Morte "accidentale" del popolo rom

23 Gennaio 2007 Commenti chiusi

Milano, 23 gennaio. INTERVISTA A DARIO FO, milanese di 80 anni -premio Nobel per la letteratura, sulla "questione Rom" a partire dalla ristrutturazione dei "campi nomadi" con patto di "legalità", presidi sociali e delle forze dell‘ordine e richiesta di recinzioni: i Rom rinchiusi nei ghetti sono sottoposti a trattamento "differenziale" ed occorre trovare indignazione a smuovere le coscienze, anche se la sinistra tace.


Per una mobilitazione nazionale contro i "campi nomadi"
MORTE ACCIDENTALE DEL POPOLO ROM
Intervista a Dario Fo, di Roberto Costa, a partire da quella di Giuseppina Piano su "la Repubblica" – 4 gennaio

Prosegui la lettura…

Milano: container al Triboniano

23 Gennaio 2007 Commenti chiusi

Milano, 22 gennaio. Al ?campo Rom? del Triboniano arrivano i primi sei container a sostituire parte delle 50 abitazioni distrutte dall?incendio dell?ultimo dell?anno. Container chiavi in mano: la consegna è avvenuta presso il presidio sociale presenti il vicesindaco De Corato, l?assessore Moioli e don Virginio Colmegna. I capifamiglia hanno dovuto sottoscrivere il patto di ?legalità e socialità? che li impegna al rispetto delle basilari regole di ?convivenza civile? nella nuova area attrezzata.

ROM: COMUNE CONSEGNA 6 CONTAINER VIA TRIBONIANO
AGI newson, 22 gennaio
(AGI) – Milano, 22 gen. – Sono stati consegnati questo pomeriggio i primi 6 container messi a disposizione dell’Amministrazione comuna-le ai capi famiglia rom del campo nomadi di via Triboniano. La con-segna delle chiavi e’ avvenuta presso il presidio sociale che era stato allestito all’interno del campo subito dopo l’incendio di Capodanno. Erano presenti il vice Sindaco Riccardo De Corato, l’assessore ai Servizi sociali Mariolina Moioli e don Virginio Colmegna. Al momento di ricevere le chiavi, ai capi famiglia rom e’ stato chiesto di sottoscrivere il patto di socialita’ e legalita’ che li impegna al rispetto delle basilari regole di convivenza civile nella nuova area attrezzata. Assieme al patto, i capi famiglia hanno dovuto fornire l’esatta composizione del proprio nucleo famigliare in modo da identificare le persone che avranno diritto a risiedere nel campo. Come ulteriore impegno, ai rom e’ stato chiesto di intestare a proprio nome l’allacciamento all’energia elettrica e l’impegno a pagare i relativi consumi.
“Per la prima volta in Italia – ha dichiarato il vice Sindaco De Corato – ai rom e’ stato fatto mettere nero su bianco, con nome e cognome, la volonta’ di firmare un patto che prevede delle regole. Patto che sara’ fatto rispettare da istituzioni, Forze dell’ordine e operatori del volontariato cattolico”.
“Quello di oggi – ha detto l’assessore Moioli – e’ il primo passo verso la realizzazione di un importante progetto in cui l’Amministrazione ha creduto da subito.
Insieme al vice Sindaco De Corato abbiamo ribadito ai rom la provvisorieta’ di questa sistemazione. Con la consegna dei primi container abbiamo ricordato loro che l’Amministrazione non e’ venuta meno agli impegni presi; ci aspettiamo che anche da parte loro ci sia il medesimo interesse al rispetto dei patti’. La consegna delle strutture proseguira’ nella giornata di domani e si concludera’ entro la fine della settimana. (AGI)

Case popolari ai Rom: tutti contro il Ministro
Archivio Romano Lil, 23 gennaio
Milano 22 gennaio. Il Ministro Ferrero, per la Solidarietà Sociale, arrivato a Milano, ha spiegato che i ?campi nomadi? non sono più adatti e vanno ?superati? con politiche abitative e di costruzione: ci vogliono gli alloggi e di edilizia residenziale pubblica. Contraria la Regione ed anche il presidente della Provincia Penati (Ds). Favorevole la Caritas che reclama ?una legge quadro nazionale?.>>

Riferimenti: No al patto di ?legalità?: Appello Nazionale

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Il ?patto di legalità? è una deriva morale

19 Gennaio 2007 Commenti chiusi


Milano, 19 gennaio. Maurizio Pagani, vice-presidente della sezione Opera Nomadi, interviene sul patto di ?legalità e socialità?, presidiato dalle forze dell?ordine ed imposto dal comune di Milano nella ristrutturazione del ?campo nomadi? di via Triboniano: in questo clima di trattamento ?differenziale? sta passando l?idea che la questione Rom vada affrontata dal punto di vista dell?ordine pubblico.

IL ?PATTO DI LEGALITÀ? È UNA DERIVA MORALE
Intervista a Maurizio Pagani, vice-presidente di Opera Nomadi Milano

TRIBONIANO: CRISI POLITICA
Il ?campo? del Triboniano, attivo dal 2000, ha creato una crisi politica per l?impossibilità di gestire quell?insediamento, ma è solo la punta emergente della ?questione Rom? che come un iceberg resta per la maggior parte nascosta. Al Triboniano prendono visibilità le ?politiche pubbliche? verso alcuni Rom. Il resto dei Rom Romeni ha trovato domicilio in piccoli insediamenti urbani abusivi che spesso vengono sgomberati creando una catena di emergenze che vengono sottaciute ed ignorate.
Il Triboniano segnala una aggravante, un punto di svolta nel trattamento ?differenziale? a cui sono sottoposti i Rom. Da almeno tre anni all?interno del ?campo comunale? i servizi essenziali manca-vano o erano ridotti al minimo. L?ultimo incendio, del 31 dicembre, che ha distrutto cinquanta abitazioni (fra baracche e roulotte) è la fotocopia di quello avvenuto nove mesi prima, l’8 marzso 2006.
Dopo nove mesi, nonostante una perorazione alla Protezione Civile Nazionale, mancavano ancora i sistemi minimi di sicurezza, di prevenzione degli incendi ed interventi necessari di Protezione Civile. E così si è ripetuto un incendio di 50 abitazioni, per fortuna senza vittime umane.

IN QUESTO CLIMA DI TRATTAMENTO DIFFERENZIALE
In questo clima di trattamento ?differenziale? stanno passando due temi essenziali: il controllo di ordine pubblico dei ?campi? e che la ?questione Rom? va affrontata dal punto di vista della legalità.
1-Una forte idea di controllo dei ?campi? a partire dalla ristrut-turazione ed allargamento del Tirboniano che verrà diviso per quattro con incremento di residenti e si va a parlare di 700 persone. Quattro ?campi? come forma inedita di gestione degli insediamenti che prevede una sistematica presenza delle forze dell?ordine ed operatori sociali della Casa della carità. Questo progetto di trattare i ?campi nomadi? dal punto di vista dell?ordine pubblico, nasce da una intesa politica dell?estate scorsa fra Prefettura, Provincia, Comune e Casa della carità (terzo settore). Un tavolo interistituzionale per Rom nato alla fine della campagna elettorale e che ha preparato il terreno della ristrutturazione del Triboniano con una idea forte di controllo del territorio ed imposizione della legalità.
2- La ?questione Rom? considerata sotto l?aspetto di ordine pubblico. Questa idea era in qualche modo fatta propria anche dalla lista Ferrante, di centro-sinistra, nella campagna elettorale per le elezioni amministrative dello scorso giugno. Mi sono presentato come candidato con la lista Fo, che appoggiava il centro-sinistra ma in modo più sociale, proprio per sottrarre la ?questione Rom al tema della legalità e di ordine pubblico ed affrontarla, invece, dal punto di vista della cittadinanza attiva.

IL PATTO DI LEGALITA? E SOCIALITA?
C?è sicuramente una grande confusione e sottovalutazione di quello che significa questo ?patto?, che nasconde una grande debolezza politica invece di rendere visibile quello che si può fare con pro-grammi precisi di politiche sociali.
Il patto di ?legalità e socialità? è un piccolo obbrobrio giuridico che da un lato ripropone in modo ridondante degli obblighi di integrazione come l?obbligo scolastico, ma lungi dall?essere un regolamento di funzionamento interno, di gestione del ?campo?, definisce – dall?altro lato, un modo di trattare una parte dei cittadini. Ma la parte più stonata e che ferisce di più, in questo ?patto? di arroganza politico- culturale, è quella di don Colmegna, della Casa della carità, che si è fatto carico di stendere un decalogo da proporre alle istituzioni riu-scendo a convincerle. Un ?patto? che va a creare una forma di presi-dio e di controllo della legalità in situazioni di estrema marginalità, di disagio ed anche di miseria personale creati dalle stesse istituzioni, invece di concretizzare un impegno attivo dei Rom anche attraverso la creazione di servizi che migliorino l?abitabilità e la con-vivenza.
Questo ?patto? pone due grossi interrogativi:
1- rischia di introdurre una lettura ?differenziale? sul piano giuridico;
2- impone la questione da parte delle istituzioni senza nessuna alternativa, senza cercare un piano di confronto paritario fra i Rom ed il resto della società civile che bilancino questo rapporto.
Il ?patto? pone sullo stesso piano gli interventi di solidarietà e legalità. Ma la legalità si conquista e fa parte dell?integrazione. Qui c?è solo enfatizzazione istituzionale ed una forma di neo-arroganza culturale che proviene da un ambito esterno alle Comunità. Non si utilizzano mediatori culturali Rom, non si parla di investire nei soggetti rappresentativi di questa Comunità, non si parte dalla attribuzione di dignità ed identità culturale, non c?è nessun percorso con-diviso.

GHETTI, NO CAMPI NOMADI
Ma invece di percorsi con-divisi c?è assistenzialismo di 30 anni fa, con presenza autoritaria delle istituzioni che presidiano delle ?invenzioni? amministrative che sono dei veri e propri ed enormi ghetti urbani e come tutti i ghetti sono presidiati all?esterno dalla polizia e dall?esercito perché per il fatto solo di esistere producono una esplosione di violenza e di disagio. In questo caso parlerei di veri e propri ghetti invece che di ?campi nomadi?. I vecchi campi nomadi del territorio sono diventati nel tempo dei piccoli villaggi che hanno tentato di amalgamarsi con dignità nel tessuto urbano. Ed invece i nuovi ghetti sono delle discariche umane che non hanno nulla a che vedere con quelli di prima. Nella città di Milano l?emergenza Rom riguarda i Rom Romeni, 2000 persone circa su un totale di 4000. Sembra che la povertà metropolitana, i piccoli slum, le bidonville che si sono create attorno alla città siano un fatto strutturale, quasi una forma voluta di nuova architettura urbana.

SUPERARE I CAMPI NOMADI
Premesso ciò, per superare i campi nomadi c?è bisogno di una politica seria, innovativa, che dovrebbe partire dal Piano Regolatore Urbanistico, ed inserire 300-400 nuovi alloggi per queste comunità. A partire dalla ?delocazione? che vuol dire favorire la vicinanza abitativa di gruppi familiari parentali. Questa sarebbe una politica reale per quella parte di Rom che proviene già dalle abitazioni, quelli immigrati.
Viceversa in Provincia, la distribuzione nel territorio a macchia di leopardo di piccoli gruppi familiari, va affrontata con un ventaglio di proposte a partire dalla ristrutturazione di case dello Stato (can-toniere, Anas, scuole?), per arrivare alla Legge Urbanistica 2001 che prevede l?istituto della deroga per prassi di abusivismo edilizio, di autocostruzioni, di autoproduzioni abitative delle tante comunità. A partire dalla legalizzazione con apposite deroghe, si potrebbero anche finanziare con mutui agevolati (come si fa nel settore im-migrazione) queste ristrutturazioni.
Invece di partire da situazioni concordate e con-divise la questione campi viene continuamente imposta con la costruzione di piccoli cam-pi nomadi, o dei cosiddetti villaggi della solidarietà, ma sempre fortemente presidiati: campi nomadi di concentramento.
Quindi, in pratica, occorre partire da un rovesciamento delle pro-spettive istituzionali per affrontare il problema abitativo metropo-litano a partire dall?inserimento nelle case e negli appartamenti: molti Rom si sono perfettamente adattati in questi contesti abitativi. Gli stessi soldi spesi per ?inventare? nuovi campi si possono investire per una ridistribuzione abitativa concordata coi residenti.

IL PATTO COME DERIVA MORALE
Il patto di legalità è una deriva culturale un appiattimento che sviluppa dibattito fra una ?destra? che istiga alla violenza ed una destra che governa l?assistenzialismo ma con una sinistra di opposizione totalmente allo sbaraglio e tacita: per opportunismo ? perché non procura voti difendere la causa Rom, o per assoluta mancanza di idee, e questo non ci porta da nessuna parte.
Come Opera Nomadi stiamo contattando e cercando di mobilitare degli altri ?saggi? che, a differenza di quelli della Moratti (sindaco di Milano), si interroghino liberamente sul vero significato culturale e politico di questa operazione per riportarla su altri binari, al centro di un rapporto sociale basato sulla con-divisione ed il rispetto del-l?identità.

IL NOSTRO AUSPICIO
Il ?patto? è un problema serio che necessità di una risposta della società civile matura. A nessuno fa piacere uscire allo scoperto su questo tema scottante ed impopolare. La strada che stiamo per-correndo è quella di coinvolgere persone di cultura e di valore politico a prendere posizione per un vero sviluppo culturale della città. Per una Milano dei diritti di cittadinanza. Il nostro auspicio è che siano, che siamo, in tanti a rispondere a questo appello.

Maurizio Pagani

Opera Nomadi Milano
Ente Morale DPR n. 347 del 26.3.1970
Via Archimede n. 13 20129 Milano
Tel 0284891841 – 3393684212
E-mail: operanomadimilano@tiscalinet.it

________note a margine__________________________________

MILANO CAMPO
Milano, città di 1.400.000 abitanti è un Comune amministrato da una giunta di centro-destra ed una Provincia amministrata da una giunta di centro-sinistra, di una Regione amministrata dal centro-destra. A Milano sono presenti circa 4000 Rom: Italiani (Rom Abruzzesi, Harvati, Sinti Piemontesi) ?stranieri? (dalla ex-Jugoslavia) ed i Rom Romeni, di ultima migrazione, Comunitari dal primo gennaio 2007 che sono circa 2000. Nel territorio comunale sono presenti nove campi autorizzati: sei di Italiani, due di Rom Bosniaci ? Kosovari Macedoni, ed uno, di Rom Romeni, quello di via Triboniano ?attivo dal 2000, che ospita circa 600 persone ed è il più grande.

PATTO DI LEGALITA’
Il patto di ?legalità e socialità?, promosso da Comune-Prefettura-Provincia ed applicato da Casa della carità, di don Vinicio Colmegna, viene fatto firmare il 28 dicembre 2006 in comune di Milano ai capifamiglia e riguarda 70 cittadini Rom Romeni regolari che dopo lo sgombero di via Ripamonti, a Milano il 14 dicembre, si sono trovati in emergenza abitativa. Per poter alloggiare temporaneamente, da gennaio al 31 marzo, presso le tende della Protezione Civile ad Opera, comune ai confini di Milano, firmano un patto di nove articoli in cui si impegnano tra l?altro, pena l?espulsione con tutta la famiglia, a non ospitare in tenda nessun parente, a rispettare le leggi, a fare le pulizie, a mandare i bambini a scuola tutti i giorni.

Opera: i Rom firmano il patto di legalità
Archivio Romano Lil, 28 dicembre
Il patto di ?legalità e socialità? del Triboniano,
Archivio Romano Lil, 5 gennaio, nasce a seguito dell?incendio del 31 dicembre: 50 abitazioni bruciate (baracche e roulottes) esatta fotocopia numerica di quello precedente dell?8 marzo. Per l?alloggio nei nuovi container e la ristrutturazione del campo, Triboniano diviso quattro, i residenti debbono firmare il ?patto?, che sarà applicato e vigilato dal presidio socio-sanitario e da quello delle forze dell?ordine.

GLI INCENDI DEL TRIBONIANO
L?8 marzo 2006, un violento incendio distrugge cinquanta roulotte.
Milano ?campi?: dopo l?incendio l?espulsione
Archivio Romano Lil, 10 marzo
A questo incendio era seguita una lettera di perorazione e di critica alla Protezione Civile Nazionale.
Da Milano: lettera alla Protezione Civile Nazionale
Romano Lil, 12 marzo

MAURIZIO PAGANI
Nell’intervista Maurizio Pagani, vice-presidente dell?Opera Nomadi di Milano, parte dal ?patto di legalità? per affrontare la ?questione Rom?, trascurata e sottaciuta anche a ?sinistra?. Proprio per porre in primo piano la tematica il vice-presidente si era presentato candida-to alle elezioni amministrative di Milano, la scorsa primavera, nella li-sta Fo, che appoggiava in modo più radicale quella di centro-sinistra.
Maurizio Pagani in lista alle amministrative di Milano
Archivio Romano Lil, 6 maggio

DA DOVE PROVIENE IL PATTO DI LEGALITA?
Formigoni: un patto di legalità coi nomadi
Archivio Romano Lil, 23 settembre
Formigoni: più forze dell?ordine in Lombardia
Archivio Romano Lil, 22 settembre
Milano, 20 settembre. Il presidente della Regione, Formigoni, pro-pone al ministro dell?Interno Amato il potenziamento delle Forze dell?Ordine in Lombardia: spesa prevista di 63 milioni di euro in quattro anni. Nel progetto è inclusa anche l?estensione dell?espe-rienza pilota di Brescia: la presenza 24 ore su 24 di Polizia nel campo nomadi, che ha permesso di dare sicurezza ai cittadini della zona. Su questa tematica Formigoni illustra un protocollo d?intesa, un ?patto di legalità?, per i nomadi che per avere assicurati ?i loro diritti e le loro condizioni di vita? devono garantire ?il pieno rispetto della legalità e della convivenza civile?.>>>

In fotografia: Maurizio Pagani in un campo Rom di Milano

Riferimenti: No al patto di ?legalità?: Appello Nazionale

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Telecamere e recinzioni al ?campo? del Triboniano

18 Gennaio 2007 1 commento


… E POI NON NE RIMASE PIU? NESSUNO (in libertà). Prima il patto di legalità e socialità (dentro il campo), poi il presidio sociale con le associazioni del volontariato, poi il presidio delle forze dell?ordine 24 ore su 24 ed il controllo accurato di chi entra-esce e perché, poi la recinzione col filo spinato e le telecamere (per vedere chi scavalca recinto), poi l?asilo-nido dentro il campo, ed anche la scuola elementare (alla media non ci va nessuno), poi qualche reparto di assemblaggio di componenti elettroniche, poi qualche laboratorio di sartoria per le donne, poi i cani lupo addestrati al grido di ?zigeuner-zigeuner?, IN-FINE l’uscita, sotto controllo e sorveglianza dei cara-binieri, solo per motivi di gravissima necessità: ospedale e campo-santo. In attesa di presidio sanitario e mortuario 24 ore su 24.

TELECAMERE E RECINZIONI NEI CAMPI NOMADI
Noi residenti esclusi dal patto sui rom
ilGiornale.it, 17 gennaio
«Nel documento da sottoscrivere non c?è nemmeno l?ombra di una data, una scadenza certa entro cui i nomadi dovranno abbandonare i container e rimuovere le roulotte», fa notare Emilia Dragonetti, vice-presidente del Coordinamento comitati. Antonietta Spinella, altra at-tivista del Comitato, segnala «la necessità di controllare nel tempo il numero effettivo degli occupanti, destinato per forza ad aumentare. Prevedere, insomma, una recinzione come in via Barzaghi, delle te-lecamere di sicurezza sul muro di cinta del cimitero Maggiore, oltre a un ingresso unico. E nel patto – aggiunge – manca qualsiasi accenno al rispetto delle regole anche nelle zone circostanti l?accampamento».

I ?campi nomadi? condannati dal Consiglio d?Europa
Archivio Romano Lil, 28 maggio
In Europa l?Italia è conosciuta come il ?paese dei campi?. Il Consiglio d?Europa ha previsto strumenti per far valere i diritti fondamentali dei cittadini: a questo riguardo diverse ?raccomandazioni? sono state rivolte all?Italia. L?ultima è una severa condanna dei ?campi nomadi? del 24 aprile 2006: le politiche abitative italiane sono di esclusione e di apartheid sociale, bloccano l?integrazione dei Rom, e li condannano alla segregazione su base razziale. Inoltre le autorità italiane sotto-pongono rom e sinti a sgomberi forzati dalle loro dimore: spesso distruggono arbitrariamente i loro beni, adoperano un linguaggio denigratorio e offensivo e umiliano gli sfrattati in vari modi. In molti casi, le persone cacciate dalle loro residenze sono rese senza casa.

Riferimenti: No al patto di ?legalità?: Appello Nazionale

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No al "patto di legalità", Si ai diritti di cittadinanza

17 Gennaio 2007 Commenti chiusi
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No al patto di ?legalità?: Appello Nazionale

15 Gennaio 2007 1 commento

Il patto di "legalità e socialità" che fa firmare il comune di Milano ai Rom e Sinti (Italiani, Comunitari e Stranieri) per restare in tenda o in un container è un patto di discriminazione razziale, di segregazione etnica ed incita all’odio razziale. Una bozza di appello nazionale da discutere, con-dividere e firmare ed inviare al sindaco di Milano per ripristinare legalità e socialità violate. La proposta Romano Lil  è diventata successivamente un appello dell’Opera Nomadi di Milano.

Prosegui la lettura…

Il patto di "legalità e socialità" diventa nazionale?

14 Gennaio 2007 Commenti chiusi


Dopo il patto di Opera, che prevede anche di non ospitare un parente e non litigare ?pena l?espulsione di tutta la famiglia dalla tenda, la linea del patto di ?legalità e socialità? per i Rom Sinti viene istituzionalizzata al ?campo Triboniano? di Milano e si estende a livello nazionale. A Roma il prefetto Serra propone dei presidi fissi delle forze dell?ordine davanti ai ?campi nomadi?. Il ?patto?, modello Milano e Brescia, trova credito anche al tavolo ministeriale governativo sulla ?questione Rom?.

Il patto fa immediatamente pensare che tutti i Rom e Sinti siano cri-minali e asociali (come propugnato dai nazi-fascisti nel secolo scorso) e quindi, ancora prima di commettere un eventuale reato devono firmare di fare i buoni ed i bravi per risiedere non in villa ma in tenda o in un container o roulotte. Inoltre, per il solo fatto di violare una delle regole, che non sono da Codice Penale, come quella delle pulizie, sono espulsi con tutta la famiglia. Ma il problema non sono i residenti, sono i ?campi nomadi? che producono, per il solo fatto di esistere, criminalità e asocialità.

Il patto di ?legalità e socialità? che i Rom debbono firmare per risiedere nei ?campi nomadi? del territorio, viene sperimentato a Opera (1) lo scorso 28 dicembre (per il domicilio in tende della Protezione Civile) e ratificato a Milano, al ?campo Triboniano? (2), dopo che un incendio (3) aveva distrutto 50 abitazioni (baracche e roulotte) la notte del 31 dicembre scorso e rischia di diventare nazionale. Il ?patto? è stato patrocinato dalla Casa della carità (che fra poco potrebbe inserire il patto di legalità cristiana con l?obbligo del battesimo per tutti i bambini) ed il consenso dell?opposizione, Ulivo, Rifondazione Comunista e Verdi (3a). Verdi e Rifondazione che se dovessero firmare il patto dovrebbero essere esclusi da tutti i Consigli Comunali d?Italia per le manifestazioni non autorizzate in Val di Susa e del Mose a venezia e perché violano continuamente la legge coi picchetti davanti alle fabbriche – che impediscono, a chi vorrebbe, di entrare.

DA DOVE NASCE IL ?PATTO?
Il patto di ?legalità e socialità? nasce lo scorso settembre dal pre-sidente della Regione Lombardia Formigoni che propose al ministro dell?Interno Amato il potenziamento delle Forze dell?Ordine in Lombardia (4): spesa prevista di 63 milioni di euro in quattro anni. Nel progetto è inclusa anche l?estensione dell?esperienza pilota di Brescia: la presenza 24 ore su 24 di Polizia nel campo nomadi, che ha permesso di dare sicurezza ai cittadini della zona. Su questa tematica Formigoni illustra un protocollo d?intesa, un ?patto di legalità? (5), per i nomadi che per avere assicurati ?i loro diritti e le loro condizioni di vita? devono garantire ?il pieno rispetto della legalità e della convivenza civile?.

Famiglie dormono in auto davanti all?area, altri hanno allestito una tenda: martedì assegnati i posti
CAMPO TRIBONIANO, MILANO: DA TUTTA LOMBARDIA PER UN CONTAINER CON LUCE E GAS
De Corato: sarà un campo modello per tutta Italia.
Questa gente merita una struttura degna, finiamo in fretta. Ospiterà al massimo 500 persone.
la Repubblica ?Milano, 11 gennaio. Zita Dazzi
Intere famiglie dormono in macchina da giorni, in via Triboniano, davanti all´area del campo nomadi bruciata a San Silvestro. E appena vedono passare un vigile mettono le mani in posizione di supplica: «Anche noi vogliamo una casa». Altri hanno piazzato le tende da campeggio sull?aiuola spartitraffico. Tutti giurano di esser stati nel vecchio campo nomadi da sempre, ma ogni pomeriggio, da quando è ripartito il censimento dei rom, compaiono persone nuove. Ieri c?era una donna che aspetta due gemelli e dorme al freddo dalla sera dell?incendio. E una famiglia con un figlio disabile. Un´altra con un marito reduce da un´operazione. Ognuno con la sua disgrazia da sciorinare davanti al registro del Comune per chiedere ospitalità.
Così sono già 60 le famiglie non comprese nei vecchi elenchi che si sono presentate in via Barzaghi 16, dove un volontario della Casa della carità e un assistente sociale fanno la spunta delle persone che, da martedì, entreranno nel nuovo campo. Ma il vicesindaco Riccardo De Corato, che a sorpresa è arrivato, con l´assessore ai Servizi sociali Mariolina Moioli e don Virginio Colmegna, a fare un sopralluogo, mette subito in chiaro: «Il campo sarà per 500 persone al massimo. Vale il censimento fatto a ottobre dai vigili. Non si può risolvere tutti i casi disperati. Anzi, bisogna finire prima che arrivino qui tutti i rumeni d´Italia».
Ha fatto il giro della Lombardia la notizia che Milano sta creando un nuovo insediamento per famiglie rom. Acqua, luce, gas, servizi igienici e un contratto per pagare le spese correnti di ogni container. Grandi locali per le attività collettive, un presidio fisso di polizia e assistenti sociali. E infine un asilo interno per i bambini senza un posto nella scuola pubblica. I primi container sono arrivati, i tecnici stanno facendo gli allacciamenti. De Corato e la Moioli ieri hanno parlato personalmente con i rumeni. «Dovete comportarvi bene perché il primo che picchia, che ruba, che sporca, insomma, il primo che sgarra al regolamento, viene sbattuto fuori, come abbiamo fatto a Opera», incalza la Moioli rivolgendosi a Florian, uno dei più influenti capifamiglia.
Al comitato dei cittadini che aspettano l?assessore ed il vice-sindaco, al bar vicino al ?campo? De Corato spiega: «Signori, io capisco il vo-stro disagio, ma soluzioni alternative non ce ne sono. Reali-sticamente, altre aree per i rom non esistono. E dobbiamo solo ringraziare don Colmegna e le forze dell´ordine se forse, una volta per tutte, adesso riusciremo a fare un campo nomadi come si deve. Sarà un modello per tutta l´Italia».

PRESIDI FISSI INTORNO AI CAMPI NOMADI
ilTempo.it, 13 gennaio
Vertice sull?emergenza nomadi, ieri pomeriggio a Palazzo Valentini. All?ordine del giorno la proposta del prefetto Serra (6) di spostare i nomadi dalla Capitale redistribuendoli in tutte le altre province del Lazio. Presenti all?incontro, oltre ai vertici di Comune, Provincia e Regione, anche i prefetti delle altre città. Fra le prime iniziative assunte, quella di istituire un gruppo di lavoro che dovrà censire una popolazione rom, che aumenterebbe al ritmo di 500 persone al giorno, e individuare un elenco di aree dove far sorgere i nuovi insediamenti. A breve inoltre potrebbero arrivare dei presidi fissi delle forze dell?ordine davanti a una decina dei maggiori campi nomadi della città eterna. Fra un mese nuovo appuntamento.

IL GOVERNO VUOLE UN “PATTO” CON I NOMADI
Il tavolo interministeriale del governo (7) prepara un provvedimento di legge che ristabilisca regole di convivenza. Tra i primi obiettivi una ricognizione delle leggi regionali specifiche sul tema e il primo censimento delle presenze
Redattore Sociale, 12 gennaio
Roma – Il governo si prepara a lanciare un provvedimento di legge sui Rom, i Sinti e le altre comunità nomadi presenti in Italia. Su questo tema è infatti già a lavoro un tavolo interministeriale. Le pri-me riunioni ci sono state a novembre.
Il lavoro del tavolo interministeriale sarà dunque complesso, ma i partecipanti si sono dati due obiettivi minimi. I due obiettivi minimi e prioritari sono i seguenti: elaborare in tempi brevi un censimento di tutte le normative, le leggi, i regolamenti che sono stati promulgati sui nomadi a livello dei singoli enti locali. Il comitato interministeriale sta raccogliendo quindi tutte le leggi che a livello locale sono state varate in Italia negli ultimi anni. Il secondo obiettivo è più comples-so: produrre un censimento aggiornato e il più reale possibile sulle presenze, sia prima dell?entrata in Europa della Romania, sia dopo la novità dell?ingresso e quindi dei possibili nuovi arrivi da quel paese di gruppi di nomadi Rom…
Si tratta poi, terzo e più complesso obiettivo, di arrivare a una definizione di una legge nazionale (sarebbe una novità assoluta). Il modello che si intende seguire è quello che si sta sperimentando in alcune città italiane. In particolare il caso di Brescia viene consi-derato con molto interesse dai ministri, sottosegretari ed esperti che stanno lavorando al tavolo. Anche da Milano si traggono spunti, dopo il patto che il sindaco ha firmato con la comunità locale Rom. A Brescia c?è in corso una sperimentazione interessante proprio perché basata su un patto tra il Comune e la comunità nomade che risiede in un campo. Il patto consiste nella decisione ? da parte dei nomadi del campo ? di contribuire attraverso una tassa speciale alle spese per l?acqua, l?elettricità e in generale la gestione dell?area. In cambio del contributo fiscale, che si unisce ai finanziamenti comunali, la comunità ha la possibilità di fruire dei servizi.
L’articolo si trova anche su Affari Italiani ripreso da Redattore Sociale. La cifra dei 40mila nomadi riferita all’Opera Nomadi è inventata e ne è stata chiesta la rettifica.

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I CAMPI NOMADI SONO ILLEGALI
Il Consiglio d?Europa condanna i ?campi nomadi? come luoghi di ?segregazione razziale?(8). L?Opera Nomadi da anni condanna i ?campi nomadi? che per il solo fatto di esistere sono produttori di morte sociale: malattia, disagio e conflitti. L?Opera Nomadi chiede lo smantellamento dei ?campi?, lager istituzionali come i Centri di Per-manenza Temporanea, con una ridistribuzione abitativa concordata coi residenti: case, appartamenti, microaree attrezzate abitative.
Smembrare i “campi” grandi per piccoli “campi”, come il Triboniano diviso tre, imponendo un patto di ?legalità e socialità? a chi vuole rimanere vuol dire solo continuare una politica di segregazione razziale che produce morte. Una politica fisiologica ad un ?sistema? basato sull?ingiustizia e la discriminazione.
Con gli stessi soldi spesi per la ristrutturazione dei ?campi nomadi? si potrebbero trovare case dello Stato (e microaree attrezzate), anche da ristrutturare, e risolvere l?emergenza abitativa dei Rom e Sinti. E? solo questione di volontà politica e sociale.

PRE-GIUDIZI RAZZIALI
I Rom/Sinti sono da anni, secondo i monitoraggi del Consiglio d?Eu-ropa, le popolazioni più discriminate e sottoposte ad atti di violenza razziale d?Europa. Tutta la ?società? continentale è contaminata da pre-giudizi verso gli ?zingari? che durano da 500 anni. E qualsiasi politica di integrazione fallisce se non vengono rimossi: i Rom/Sinti sono considerati tutti criminali e asociali (è per questo motivo che sono stati annientati dal regime nazi-fascista durante la seconda guerra mondiale) e per questo continuano ad essere discriminati e rinchiusi nei ?campi nomadi?. Nei “campi nomadi” non sono rinchiusi rifugiati politici, immigrati, Ebrei, altri gruppi (come i testimoni di Geova, omosessuali, disabili), o altre minoranze etniche: ci sono quasi esclusivamente Rom e Sinti.
Sembra che la “società maggioritaria” abbia bisogno degli ?zingari? come capro espiatorio anche per deviare da altri problemi che sono sì emergenza: la corruzione politica, la mafia che ?governa? sei regioni del Sud, l?abusivismo e la speculazione edilizia, l?evasione fiscale, l?ingiustizia economica, il ?lavoro nero? che produce due morti al giorno nei cantieri?

ATTUARE PROGETTI DI INTEGRAZIONE SOCIALE
Ed allora occorre prima di tutto rimuovere i pre-giudizi che creano esclusione sociale, con un patto di “ri-conciliazione” (9), riconoscere i Rom/Sinti come minoranza etnica e poi avviare processi di integrazione sociale, facilitati, perché 500 anni di discriminazione hanno prodotto svantaggi sociali, che tengano conto della loro specificità: nell?habitat, nel lavoro, nella scuola?

___NOTE______________________________________________

1- Opera: i Rom firmano il patto di legalità
Archivio Romano Lil, 28 dicembre
Milano, 28 dicembre. Una delegazione dei 70 Rom, tutti regolari, sgomberati il 14 dicembre e senza preavviso dal ?campo? di via Ripamonti a Milano, si sono recati in Prefettura e dall?assessore Moioli a sottoscrivere il ?patto di legalità e socialità? in cambio di un alloggio temporaneo nell??accampamento? di Opera fino al 31 marzo prossimo. Accampamento di cui è stata rimandata l?installazione, prevista per il 28 dicembre, per il clima ?torrido? che si è creato fra i residenti ostili all?accoglienza ai Rom. Col ?patto? completo.>>>

2- Patto di socialità e di legalità per gli ?zingari? di Milano
Archivio Romano Lil, 5 gennaio
Milano 4 dicembre. Nei prossimi giorni ogni capofamiglia del ?campo nomadi? del Triboniano dovrà firmare un “Patto di socialità”, condizione per vedersi assegnato il container o la roulotte. “Ricalca lo stesso patto che hanno sottoscritto i nomadi ospitati in questi giorni a Opera – spiega l’assessore- e sta dando buon frutti”. Gli obblighi per i capifamiglia sono precisi. Devono tenere pulito e in ordine il container, partecipare alla buona tenuta del campo, mandare i figli a scuola oltre ad attenersi a quelle che l’assessore definisce ‘le norme della convivenza civile’, anzitutto “il rispetto del territorio intorno ai campi e dei residenti”, precisa Moioli. Oltre al ?presidio sociale?, impegnato a vigilare sul rispetto del patto, l’amministrazione comunale si impegna a fornire i servizi di luce, acqua e raccolta rifiuti.

3- Milano: incendio al “campo rom” del Triboniano
Archivio Romano Lil, 2 gennaio
Milano 2 gennaio. È di venti roulotte e trenta baracche distrutte il bilancio dell?incendio che nella sera di Capodanno ha devastato il ?campo? di via Triboniano, la baraccopoli di Rom Romeni montata da diecdi anni e che ospita seicento persone. All?origine del disastro una stufetta a gas che ha appiccato il fuoco e provocato anche l?esplosione di alcune bombole con i vigili del fuoco intervenuti immediatamente e impegnati fino a notte fonda per domare le fiamme. Il tutto, fortunatamente, senza danni alle persone che sono solamente state costrette a sfollare verso il dormitorio comunale di viale Ortles o a ricorrere all?ospitalità di amici e parenti. E? il secondo incendio grave del 2006.

3a- Il consenso dell’opposizione
La Repubblica-Milano, 3 gennaio
Però il piano trova consensi nel mondo politico: è un buon avvio. Lo dicono anche le opposizioni. Ulivo e Rifondazione, in una nota congiunta, chiedono un progetto per i rom che tra i punti comprenda anche «un piano di gestione per piccoli campi con presidi sociali e di sicurezza e un´assunzione di responsabilità da parte dei rom, delle loro comunità, dei loro capifamiglia che come avvenuto ad Opera s´impegnino in un patto di legalità e socialità», due punti presenti nelle decisioni prese ieri a palazzo Marino. Il verde Basilio Rizzo aggiunge: «Non bisogna essere caritatevoli, bisogna essere solidali. E puntare decisamente sul rispetto della legalità, aiutandola con interventi sociali. I principi mi pare siano gli stessi del piano, poi vedremo come sarà attuato».>>>

4- Formigoni: più forze dell?ordine in Lombardia
Archivio Romano Lil, 22 settembre
Milano, 20 settembre. Il presidente della Regione, Formigoni, propone al ministro dell?Interno Amato il potenziamento delle Forze dell?Ordine in Lombardia: spesa prevista di 63 milioni di euro in quattro anni. Nel progetto è inclusa anche l?estensione dell?e-sperienza pilota di Brescia: la presenza 24 ore su 24 di Polizia nel campo nomadi, che ha permesso di dare sicurezza ai cittadini della zona. Su questa tematica Formigoni illustra un protocollo d?intesa, un ?patto di legalità?, per i nomadi che per avere assicurati ?i loro diritti e le loro condizioni di vita? devono garantire ?il pieno rispetto della legalità e della convivenza civile?.>>>

5- Formigoni: un patto di legalità coi nomadi
Archivio Romano Lil, 23 settembre
Milano, 21 settembre. Il presidente della Regione Lombardia, For-migoni, propone un Protocollo d?intesa sui nomadi: ?Quello con i rom deve essere un vero e proprio patto per la legalità che li impegni a mandare i bimbi a scuola, inserirsi nel mercato del lavoro e se-gnalarsi alle autorità di pubblica sicurezza?. Chi non accetterà queste condizioni, non potrà soggiornare nei ?mini campi? che Regione, Comune e Provincia si preparano a allestire. «Le istituzioni producono insieme uno sforzo straordinario per assicurare i loro diritti e le loro condizioni di vita (sì, è scritto proprio così, Ndr), ma a questo deve corrispondere il pieno rispetto della legalità e della convivenza civile» sostiene Formigoni.>>>

6- Il prefetto Serra chiede l’apartheid per i Rom
Sucar drom, 6 maggio 2006
Dalle pagine del quotidiano Il Giornale il Prefetto di Roma, Achille Serra, chiede che il “campo nomadi” di Tor Fiscale sia spostato fuori dalla Capitale. Il Prefetto ha formulato questa richiesta anche durante l’incontro del comitato per l’ordine e la sicurezza tenutosi ieri a Palazzo Valentini. Queste le sue dichiarazioni. «Chiederò al sindaco Veltroni e al presidente della Regione Marrazzo di trovare un terreno fuori città dove poter ospitare i nomadi ?regolari? che attualmente vivono nel campo sosta di Tor Fiscale, sempre in uno spirito di accoglienza». Naturalmente condanniamo questa richiesta che promove la politica dell’apartheid contro le popolazioni sinte e rom e ci chiediamo con quale coraggio e “faccia tosta” il Prefetto Serra possa parlare di “spirito di accoglienza”.>>>

7- Aria fritta al Viminale 2
Archivio Romano Lil, 6 novembre.
Roma 31 ottobre. Si è tenuta al Viminale, sede del ministero del-l?Interno, la seconda riunione per affrontare i temi legati alla pre-senza di nomadi, sinti e camminati sul territorio nazionale. Al termine dell’incontro e’ stato istituito un gruppo di lavoro coordinato dal Prefetto Perla Stancari, Direttore Centrale per i Diritti Civili, la Citta-dinanza e le Minoranze e composto da un rappresentante per ogni Ministero e ente coinvolto. Una riunione fra rappresentanti mini-steriali senza la partecipazione delle associazioni pro Rom e Sinti.
La prima riunione è segnalata su Archivio Romano Lil, 21 ottobre.>>>

8- I ?campi nomadi? condannati dal Consiglio d?Europa
Archivio Romano Lil, 28 maggio
Negli ultimi anni il Governo italiano ha collezionato richiami e rac-comandazioni a proposito della «questione Rom» da parte di vari organismi europei fino alla recente e severa condanna dei ?campi nomadi? del 24 aprile scorso: le politiche abitative italiane sono di esclusione e di apartheid sociale, bloccano l?integrazione dei Rom, a li condannano alla segregazione su base razziale. Inoltre le autorità italiane sottopongono rom e sinti a sgomberi forzati dalle loro dimore: spesso distruggono arbitrariamente i loro beni, adoperano un linguaggio denigratorio e offensivo e umiliano gli sfrattati in vari modi. In molti casi, le persone cacciate dalle loro residenze sono rese senza casa.>>>

9- Ri-conciliazione trans-nazionale coi Rom/Sinti
Romano Lil, 1 dicembre
Qualsiasi progetto di integrazione sociale, rivolto ai Rom/Sinti, perde di efficacia se non è inserito in un contesto globale, ma, prima di tutto, se non viene affrontato e risolto il pre-giudizio plurisecolare che continua a perseguitare le popolazioni Rom e Sinte: da anni le più discriminate d?Europa secondo i monitoraggi del Consiglio d?Eu-ropa e le rilevazioni dell?ONU. Lo stesso presidente del Parlamento europeo Josep Borrell nel denunciare la serie di discriminazioni contro i rom nel mondo del lavoro, nella ricerca della casa e nel sistema scolastico, ha dichiarato: “Molto demoni continuano ad esistere e sono demoni che hanno a che fare con atteggiamenti che sono difficili da cambiare. Non bastano i decreti e le leggi”. I ?demoni?, quasi diventati archetipi culturali, vanno esorcizzati e ricondotti alla normalità con dei ?processi? reali.>>>

Campo nomadi”: immagine da www.repubblica.it

Riferimenti: La linea politica dell?Opera Nomadi

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Un giro-vago spaesare nello spazio telematico

13 Gennaio 2007 Commenti chiusi
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Allarme invasione Rom Romeni in Polesine

12 Gennaio 2007 Commenti chiusi


Rovigo, 12 gennaio. ?Allarme invasione Rom Romeni?, ?Esodo di Rom da Bologna?, ?Emergenza nomadi?, ?Potrebbero crearci problemi?, titolano i giornali locali (Carlino e Gazzettino) sull?arrivo di 32 Rom Romeni a Crespino, paese di 2200 persone a 12 km. dal capoluogo, avvenuto mercoledì 10 gennaio. Il Consiglio d?Europa, in apposite ?raccomandazioni?, ha gia ?invitato? più volte i mass media a prestare la debita attenzione ai Rom/Sinti ed a non farne solo casi da ?cronaca nera?. Da questo schermo telematico si è già invitata l?Associazione Nazionale Giornalisti a fare una specie di ?carta da Treviso? che regolamenti l?informazione, come per i minori, anche sulle tematiche rom. In Polesine i giornali creano prima allarme sociale e poi vanno a descrivere l?allarme che hanno fomentato.
Il Polesine conta 240.000 persone, 10.000 immigrati e 300 Rom/Sinti. Ogni anno arrivano un centinaio di immigrati senza creare nessuna emergenza ma l?arrivo di 32 persone (che poi risulteranno 18), su una casa regolarmente affittata, che vogliono lavorare ed integrarsi produce ?allarme? sociale. Nessun allarme sociale per i 40 Rom ammas-sati su una casa proprio di Crespino che per due anni hanno lavorato ?in nero? per le industrie del territorio.?
Nessun allarme sociale per le bottiglie incendiarie lanciate due anni fa contro le abitazioni di due famiglie rom. Anzi notizia com-pletamente ignorata finchè Rovigo Opera Nomadi non ne ha fatto una conferenza-stampa.

LA CRONACA
Mercoledì 10 gennaio arrivano a Crespino 18 Rom Romeni (non 32) provenienti dagli sgomberi di Bologna. Sono quattro nuclei familiari con 10 minorenni dei quali due sopra i quindici anni, sei in età sco-lare, due da scuola materna. Gli adulti, 4 maschi e 4 femmine, sono alla ricerca di lavoro (elettricista, idraulico, muratore, manovale) men-tre Micaela, di 16 anni, baderà ai bambini che non vanno a scuola.
Di religione cristiano-ortodossa i Rom sono arrivati in Italia due anni fa, fuggiti da Craiova, nel sud della Romania, dove negli ultimi dieci anni sono talmente peggiorate le condizioni di sopravvivenza che hanno costretto all?esodo almeno il 70% della popolazione rom. Questa Comunità, piuttosto che tornare in Patria, preferiva vivere negli insediamenti abusivi di Bologna fra baracche, topi e sgomberi fracassa-tutto: fa parte dell?insediamento di via Gobetti, che è stato sgomberato il 14 novembre scorso. Sono stati alloggiati (in 56 per-sone) in una vecchia scuola di Paderno, perdendo i minori l?accesso alla scuola per mancanza di mezzi di trasporto, e nei giorni scorsi hanno ricevuto l?ennesimo sgombero con destinazione Polesine.
Dal primo gennaio 2007 i Rom Romeni sono diventati Comunitari, hanno acquistato visibilità e diritti, anche quello di voto amministra-tivo, e non possono più essere espulsi dall?Italia. Ed anche le istituzioni in qualche modo ne prendono atto.
Il Comune di Bologna ha stanziato una cifra di 8000 euro per un progetto di integrazione della durata di due mesi per questa Co-munità. Dopo dovranno arrangiarsi da soli.
Li guida ed accompagna Sebastian Zlotea, rifugiato politico Romeno da dieci anni in Italia, e presidente della LEPDPCERP – Lega Per i Diritti delle Persone Comunitarie, Extracomunitarie e dei Rifugiati Politici, che spiega che la scelta del Polesine è stata effettuata per i costi di affitto molto più bassi di Bologna. La casa, di 400 metri quadrati, con 600 metri quadri di giardino interno, costa 600 euro al mese di affitto.
Il riscaldamento dovrebbe essere attivato in giornata ma i lavori di sistemazione e pulizia sono quasi completati. I quattro nuclei familiari si sono già distribuiti le stanze ed all?entrata, al piano terra, sono stati appesi dei fogli col piano di lavoro: i turni di pulizia ed i compiti di casa giorno per giorno. Micaela baderà ai bambini piccoli, gli adulti cercano tutti un lavoro.
Anche con l’aiuto dell’Opera Nomadi si stanno attivando incontri con associazioni ed enti preposti per reperire generi di prima accoglienza, per la tessera sanitaria, per l?ingresso a scuola ma, soprattutto, la ricerca-lavoro che permetterà alle famiglie di diventare autonome.

DAL SINDACO DI CRESPINO
Crespino, Ro, 12 gennaio ore 9.
Sebastian Zlotea si incontra col sindaco Luigi Ziviani, è presente Roberto Costa presidente di Rovigo Opera Nomadi. Sebastian spiega i motivi del trasloco da Bologna, fornisce i dati e le cifre della com-posizione della Comunità, le esperienze lavorative ?soprattutto nell?edilizia, e spiega i primi processi da avviare: la ricerca di lavoro e l?iscrizione scolastica.
Il sindaco si dimostra subito cordiale e disponibile, pur lamentando di non essere stato avvisato dell?arrivo dei Rom che, per Crespino, dove gli immigrati extracomunitari arrivano al 5%, non è automatico.
“Nessun problema – spiega – se la gente vorrà integrarsi rispettando le nostre regole. I 15 Romeni che risiedono in paese è come se fossero di Crespino”.
Roberto Costa chiede che vengano attivati i fondi regionali per pro-getti di integrazione scolastica dei Rom/Sinti, legge n.54 del 1989, che per l?anno 2006 sono di 100.000 euro.
Poi il sindaco, accompagnato da Zlotea e Costa, si reca a fare un sopralluogo nell’abitazione ed a conoscere le persone.

CONFERENZA STAMPA A RIFONDAZIONE
Rovigo 12 gennaio, ore 13, Corso del Popolo 183.
Rifondazione Comunista ritiene di fare chiarezza sull?arrivo dei Rom a Crespino che è stato coadiuvato dalla omonima sezione di Bologna. Matteo Masin pone l?accento sull?appartenenza etnica che è diven-tata emergenza ed allarme sui giornali locali. E sottolinea l’aspetto istituzionale della conferenza con la presenza di due capigruppo (di Rifondazione) del Comune e della Provincia.
Cristiano Pavarin indica un innalzamento di intolleranza, anche verso i Rom, che parte dall?invasione di scritte razziste di Forza Nuova nella città e da quelle contro la moschea islamica.
Per Samb Serigne i Rom sono ?il ventre molle? degli immigrati, anche nel settore immigrazione sono i più discriminati, come la scuola-ghetto per Rom di Villanova Marchesana: “Sono un immgrato e so cosa vuol dire discriminazione, nel caso dei Rom occorre ritrovare l’indignazione, e favorire l’integrazione ma il primo passo per l’integrazione è l’accoglienza”.
Carlo Lari, da Bologna, spiega che l?improvviso arrivo dei Rom non è stato dettato da mancanza di organizzazione: ?Dopo i fatti di Milano, con l?incendio delle tende di Opera destinate ai Rom, non abbiamo avvisato nessuno per non trovare ronde della Lega Nord?.
Sebastian Zlotea scherza che a Bologna, dopo due sindaci di centro-destra, Guazzaloca e Cofferati (che invece è di sinistra: ndr), aspettano un sindaco di sinistra. Spiega che la scelta del Polesine è legata soprattutto a motivi economici. Con stipendi di 1000 euro al mese a Bologna si paga solo l?affitto della casa.

ROVIGO OPERA NOMADI PROPONE
Rovigo Opera Nomadi si è subito attivata, per fare servizio di indirizzi – enti -persone – associazioni, ma anche per aiutare a procurare materiali, letti a castello, indumenti e piatti. Ed una sorta di mediazione culturale, anche con l’avvocato della proprietaria della casa, quando sono nate difficoltà legate all’allarme dei giornali. Ma dagli incontri col sindaco e nelle conferenze-stampa, emerge anche una precisa proposta politica: attivare progetti di integrazione.

I fatti di Crespino, e nazionali, confermano, come monitorato dal Consiglio d?Europa, che i Rom/Sinti sono le popolazioni più discri-minate e sottoposte ad atti di violenza razziale d?Europa. Verso queste minoranze occorre avviare dei processi di integrazione che prevedano anche una sensibilizzazione della società maggioritaria. A livello nazionale si chiede venga istituito un Piano Nazionale Rom e Sinti che coordini le buone politiche di integrazione, come ? per esempio, il PNA (Programma Nazionale Asilo) per poche migliaia di rifugiati. In quel caso lo Stato riconosceva ai richiedenti asilo una sorta di status di “svantaggio sociale” e quindi attivava progetti di integrazione (per la casa, lavoro, scuola) ed un sussidio giornaliero temporaneo. Nel PNA lo Stato attraverso le Prefetture ha attuato una politica di delocazione per la casa su tutto il territorio nazionale, inoltre ha creato una politica nazionale con un coordinamento costante di tutte le realtà per confrontare le buone prassi ma anche le difficoltà.
A livello locale il Polesine è una provincia che conta 240.000 persone, 10.000 immigrati e 300 Rom/Sinti. Se verso gli immigrati sono state attivate pratiche di facilitazione all?integrazione (13 sportelli infor-maimmigrati, mutui facilitati per l’acquisto della casa, corsi di lingua -per esempio), verso i 300 Rom/Sinti che incontrano grandi difficoltà sia nel lavoro, che nell?abitazione, che nella scuola (la scuola per soli Rom di Villanova Marchesana è un esempio di segregazione razziale) non sono stati attivati progetti.
L’integrazione dei Rom/Sinti in Polesine deve essere facilitata da progetti di integrazione sociale, nella scuola, nel lavoro, nell’habitat, nel riconoscimento di cultura e identità.
Da anni Rovigo Opera Nomadi, e rilancia in questa occasione, propone l?istituzione di un ?tavolo provinciale? per i Rom/Sinti che metta in rete le associazioni ed istituzioni preposte, come è stato fatto ?per esempio come il “tavolo provinciale” per poche decine di rifugiati. Per coordinare una politica complessiva.

Rovigo Opera Nomadi
via Cavalletto 2 45100 Rovigo
tel.0425-411101 E-mail: rovigooperanomnadi@hotmail.com

In fotografia: a casa dei Rom. Dietro, il Sindaco e Zlotea

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Porrajmos index

11 Gennaio 2007 Commenti chiusi


Porrajmos -annientamento, divoramento, indica lo sterminio degli “zingari” ad opera del regime nazi-fascista durante la seconda guerra mondiale. L‘indice degli articoli pubblicati sul Porrajmos per dare informazione e storia. Perché se il 27 gennaio è il “Giorno della memoria”, il 28 non diventi quello “della dimenticanza“. Dalla presentazione del basilare libro+CD “Il Porrajmos dimenticato“, il 24 gennaio 2004 a Milano, per arrivare agli appuntamenti delle manifestazioni promosse nel 2006, soprattutto dall‘Opera Nomadi. Con note critiche ma anche con spazio alle odierne discriminazioni -“Cronache dalla nostra era“, ed una appendice sulla Shoah. Perché il “Giorno della memoria” venga integrato ricordando anche la persecuzione e sterminio dei nazi-fascisti perpetuate ai danni delle minoranze Rom e Sinte, degli Omosessuali, dei Disabili e dei Testimoni di Geova.

IL SENSO DELLA MEMORIA: EBREI E ROM
C
‘è una scarsa considerazione verso i Rom, sterminati con logiche simili a quelle degli ebrei. Questo si deve soprattutto alla complessa situazione attuale dei Rom ma anche, in piccola parte, al loro meccanismo di ricordo per i morti che è del tutto particolare. Per i Rom infatti i morti vanno lasciati riposare in pace; non hanno quindi una cultura del ricordo scritto, della sua importanza e valenza storica. Per gli ebrei invece la memoria ha una estrema importanza, sia storica che sociale. Due popoli quindi molto diversi tra loro ma uguali nell’essere state vittime del nazismo, perseguitati e sterminati nei Lager.

IL PORRAJMOS (non) DIMENTICATO
Il “progetto Porrajmos“, lanciato dall’Opera Nomadi Nazionale il 24 gennaio 2004, è la più grande iniziativa di riconoscimento culturale verso le popolazioni Rom/Sinte che sia stata mai fatta in Italia: un progetto in piena linea Opera Nomadi curato da Giorgio Bezzecchi -Rom Harvato e Maurizio Pagani. Il libro è significativamente prodotto con il contributo dell’Ucei, Unione Comunità Ebraiche in Italia, a superare le separazioni fra Ebrei e Zingari instaurate anche nei campi di concentramento. Un esempio di come si possa lavorare in comunanza per progetti di valore internazionale. Dal 2004 il termine “Porrajmos”, divoramento-annientamen-to, è stato divulgato e riconosciuto a livello nazionale. Anche nel 2006 numerose sono state le iniziative per questo tassello di riconoscimento come minoranza etnico-linguistica.
                             
  
IL PORRAJMOS DIMENTICATO: PROGETTO OPERA NOMADI
Il Porrajmos dimenticato presentazione
Archivio Romano Lil, martedì 3 gennaio 2006
Un libro che ricostruisce il percorso degli zingari europei seguendo un’ottica interdisciplinare. Con allegato un DVD-Rom multimediale che raccoglie, oltre a un documentario sulla persecuzione in Italia (“Porrajmos, una persecuzione dimenticata”), interviste e testimonianze video rilasciate da sopravvissuti, e numerosi documenti storici e fotografici, offerti a insegnanti e studenti per preparare lezioni e avviare ricerche, tesi e dossier. Per cominciare a conoscere. Per non dimenticare. Prefazione ed introduzione dell’edizione 2005
Il Porrajmos dimenticato
Romano Lil, martedì 3 gennaio 2006
“Il Porrajmos dimenticato, le persecuzioni dei Rom e Sinti in Europa” è il titolo del libro edito dall’Opera Nomadi, con il contributo dell’Unione comunità Ebraiche Italiane. Il libro traccia la storia della persecuzione degli zingari a partire dal medioevo per arrivare all’età moderna, soffermandosi sul periodo nazi-fascista che ha portato alla “soluzione finale”. Con una proposta per integrare la “Giornata della memoria”.
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Tutti i colori del popolo rom

10 Gennaio 2007 1 commento


Alessandria, giovedì 11 gennaio, ore 19. L?Associazione Cultura e Sviluppo promuove una serata per chi vuole conoscere una cultura ricca e originale, ma altrettanto misconosciuta e reietta: ?A forza di essere vento. Lo sterminio nazista degli zingari. La cultura rom di fronte a pregiudizi e persecuzioni?. Con la partecipazione di Giorgio Bezzecchi, Rom Harvato, e Maurizio Pagani dell?Opera Nomadi, di Paolo Finzi, redattore della rivista “A”, Marco Revelli, docente di Scienza della politica, Naidan Jovanovic e Jovica Joviz del gruppo Crni Diamanti proporranno musiche della cultura rom.

LA PRESENTAZIONE
?Quanti, non si saprà mai. Diciamo cinquecentomila. Tanti furono, più o meno, i Rom e i Sinti, gli Zingari, o meglio gli Zigeuner – usando il termine spregiativo tedesco – che furono sterminati dai nazisti?. Con queste parole inizia la presentazione del dvd A forza di essere vento. Lo sterminio nazista degli Zingari, realizzato dall?editrice A e curato da Paolo Finzi. Il titolo richiama un verso della canzone, Khorakhané, del cantautore genovese.
Nel proporre al nostro pubblico questo importante documento, accogliendo e condividendo l?iniziativa del gruppo AlessandriAcolori, abbiamo ritenuto che fosse quanto mai opportuno sia rendere testimonianza di quei fatti tragici quasi sconosciuti (anche in prossimità del Giorno della memoria, che raramente include nelle commemorazioni la tragedia del popolo rom) sia rendere omaggio a un popolo che ancora oggi ci vive accanto ignoto e malvisto, vittima di pregiudizi, ignoranza e persecuzione.
Della cultura rom, straordinariamente ricca e originale, ma altrettan-to misconosciuta e reietta, discuteremo con carissimi amici, da sempre sensibili a questa tematica e impegnati a smontare radicati (e per noi ingiustificati) pregiudizi. Oltre alle riflessioni di Marco Revelli e Paolo Finzi, interverranno Giorgio Bezzecchi e Maurizio Pagani, rispettivamente Segretario Nazionale dell?Opera Nomadi e vice-presidente della sezione di Milano, Naidan Jovanovic e Jovica Joviz, musicisti del gruppo Crni Diamanti, che proporranno intensi momenti musicali.

A forza di essere vento. Lo sterminio nazista degli zingari
La cultura rom di fronte a pregiudizi e persecuzioni

GIOVEDÌ 11 GENNAIO 2007 , Piazza Fabrizio De André 76
Ore 19.00 – 22.30 (con pausa buffet alle ore 20.30)

Interverranno:
- Giorgio Bezzecchi, Rom Harvato, Segr. Nazionale dell’Opera Nomadi
- Paolo Finzi, redattore della rivista “A” e curatore del dvd ?A forza di essere vento?, che verrà presentato e commentato nel corso della serata
- Maurizio Pagani, vice-presidente dell?Opera Nomadi di Milano
- Marco Revelli, docente di Scienza della politica e saggista (Uni-versità del Piemonte Orientale), autore tra l?altro del volume ?Fuori luogo. Cronache da un campo rom? (Torino 1999)

Naidan Jovanovic e Jovica Jovitz del gruppo CRNI DIAMANTI proporranno musiche della cultura rom

Ambito tematico: la serata è promossa dal gruppo Alessandriacolori

Per informazioni:
Giorgio Barberis tel.: 0131-222474/225087
Alessia Spigariol tel.: 0131-222474/225087

APPROFONDIMENTO: I ?CAMPI? DEL TERRITORIO

ALESSANDRIA. Intorno ad Alessandria esistono alcuni campi nomadi. Quello di Tortona e tre ad Asti. Il campo tortonese sulla statale per Castelnuovo Scrivia è stato ufficialmente riconosciuto nel 2001, ma esiste sotto varie forme da quasi venti anni. Acqua, luce, servizi igienici. Non manca nulla. Il regolamento prevede una capienza di 90-100 persone, ma lì ce ne sono – dati dicembre 2005, però – 142. Sette famiglie intese in senso allargato tutte di etnia Sinti (italiani, per intenderci) provenienti dal vercellese, cuneese, Pavia o piacentino). Cento nomadi abitano l?area in modo permanente. Un campo fatto principalmente di roulotte e camper. Solo il 40% vive in prefabbricati definiti dai tecnici del comune “di discreta qualità”. Qualcuno lavora nel settore edile, la maggior parte campa di espedienti. Nessun giostraio.

ASTI. Due campi sono esclusivamente di sinti provenienti dal torinese e dal cuneese. Si tratta di 120 persone distribuite su due zone. In quello di via Guerra 27 qualche nomade è impiegato nei lavori socialmente utili (causa guai con la Giustizia), mentre altri vanno vengono a secondo della stagione. I Sinti giostrai sono sempre in giro per luna park.
Il terzo è poco più in là ed è abitato da 150 rom iugoslavi (Bosnia-Erzegovina). Sono stanziali da 15 anni.
I lavori sono di tipo saltuario, legati soprattutto al recupero di ferro vecchio e rame.

Fonte della notizia: GiornAl.it, 8 gennaio

Immagine: da “i musicanti” di Picasso

Riferimenti: Associazione Cultura e Sviluppo

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Il ministro Ferrero: chiudere i ghetti

8 Gennaio 2007 1 commento

?I campi oggi non sono altro che ghetti?, afferma il ministro per la Solidarietà Sociale Ferrero. ?La questione dei Rom non è di emergenza ma è sociale e si deve affrontare alla radice. Il rischio che si corre nel nostro paese è quello di vedere il rom come uno zingaro, come un capro espiatorio di altri problemi?. Per il Ministro la questione emergente e centrale riguarda il disagio abitativo e le formule urbanistiche sono tutte di superamento del concetto di ?ghetto? perché ?i campi oggi non sono che ghetti?. Trovando però delle alternative consone anche per rispettare la cultura rom. L’altra questione decisiva è quella dell’inserimento sociale, soprattutto scolastico ed educativo.
Proprio per valutare politiche comuni, sulla questione Rom, sono stati attivati due ?tavoli? tecnici interministeriali.

La parola d’ordine di Ferrero: «Il governo supererà i ghetti»
Il ministro per la Solidarietà sociale: è un problema sociale, non di ordine pubblico. Bisogna uscire dalla logica dell’emergenza e affron-tare il tema dell’inserimento, a partire dall’educazione dei bambini
il manifesto, 6 gennaio. Paolo Andruccioli

Roma. «Non dobbiamo farci prendere dalla logica dell’emergenza o dagli allarmismi. Si tratta di affrontare i problemi sociali che riguardano in fondo poche persone, tra i 100 e i 150 mila rom. Noi abbiamo avviato il lavoro prima di Natale». Il ministro per la So-lidarietà Sociale Paolo Ferrero ci tiene a precisare che il problema dei rom sta a cuore del governo, a prescindere dalle emergenze di questi giorni. Vediamo dunque come ci si sta muovendo.

Allora, Ferrero, che cosa pensa di fare il governo sulla questione dei rom?
Abbiamo avviato una discussione al ministero già da qualche tempo. L’ultima riunione del tavolo tecnico che abbiamo costruito sulla questione dei rom è stata quella del 13 dicembre scorso. Nel frattempo è stato avviato anche un altro tavolo tecnico presso il ministero degli Interni. E ora si tratta di metterli in contatto per elaborare politiche comuni. Anche con il ministero dell’Istruzione abbiamo già avviato un contatto operativo sulla questione specifica dell’inserimento scolastico dei bambini rom.

Su quali punti si è concentrata finora la discussione al vostro interno? Quali sono insomma i temi principali affrontati dal tavolo del ministero della Solidarietà sociale?
Abbiamo cercato di inquadrare il problema dei rom nel contesto più generale. Poi però la discussioni è stata approfondita e sono emersi tre temi principali. Prima di tutto ci sembra evidente che il disagio abitativo dei rom è la questione emergente e centrale. Si tratta di affrontarla per risolverla in modo strutturale e non come succede oggi con interventi estemporanei e spesso scoordinati. Noi pensiamo a varie forme di intervento per risolvere la questione abitativa o comunque per cercare di affrontarla in un modo civile sia per i rom sia per tutti i cittadini italiani. Pensiamo per esempio anche a possibili forme di autocostruzione, e comunque le formule urbanistiche su sui stiamo ragionando sono tutte all’insegna del superamento del concetto di «ghetto». I campi oggi non sono altro che ghetti. Dobbiamo però trovare delle alternative consone anche per rispettare la cultura rom. Non possiamo cioè passare dal campo come ghetto ai casermoni-alveare. Si tratta di trovare e almeno sperimentare soluzioni nuovi che siano anche più avanzate rispetto alla solita forbice «normalizzazione/emarginazione».

Quali altri problemi ci sono sul tappeto, oltre quello della casa?
L’altra questione decisiva, secondo il nostro modo di vedere, è quella dell’inserimento sociale, soprattutto scolastico ed educativo. Stiamo lavorando anche su questo e abbiamo avviato dei contatti con il ministro Fioroni per studiare le soluzioni migliori e avere prima di tutto il quadro esatto della situazione attuale a proposito dell’inserimento scolastico dei bambini rom e della dispersione. Io credo che si tratta comunque di problemi risolvibili perché riguardano in fondo un gruppo non esteso e in particolare alcune aree del paese. E’ evidente che il problema del nostro rapporto con i rom si deve affrontare dalla radice ed è anche chiaro che ci sono state in passato e anche in questi giorni decisioni sbagliate che sono state poi l’origine delle emergenze sociali che si sono determinate e dei drammi che hanno coinvolto di nuovo i rom. Il rischio continuo che si corre nel nostro paese è quello di vedere il rom come uno zingaro, come un capro espiatorio di altri problemi. Non è un caso che i drammatici fatti di cronaca si verificano sempre nelle zone più degradate o dove la gente «normale» sta peggio.

Riferimenti: Habitat per Rom e Sinti

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6 gennaio: Epifania

6 Gennaio 2007 Commenti chiusi
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?Campi nomadi? e tragedie annunciate: vergogna italiana

4 Gennaio 2007 Commenti chiusi


Napoli, 3 gennaio. Questa mattina all?alba due adolescenti, Nicolae e Cristina, sono morti nell?incendio della loro baracca, nel piccolo insediamento dei Rom Rumeni di Orta di Atella. L?Opera Nomadi Napoli ritiene che questa ennesima disgrazia annunciata sia da attribuire alle pericolosissime e malsane condizioni in cui vive la maggior parte dei Rom nei ?campi nomadi? in Italia. Il piccolo campo di Orta, come tutti gli altri delle province italiane, era costituito soprattutto di famiglie cariche di bambini, di persone bisognose, venute in Italia per darsi una prospettiva di vita diversa da quella offerta dai loro Paesi di provenienza.
Di fronte a questa ultima tragedia ed a queste emergenze, l?Opera Nomadi, esprimendo solidarietà alle famiglie delle vittime, chiede alle Prefetture interessate di predisporre centri d?accoglienza emer-genziali per superare la situazione drammatica dei campi nomadi, ed alla Regione l?approvazione in tempi rapidi della legge: Interventi a favore delle minoranze Rom, Sinti e Camminanti, e di provvedere di concerto con altri Enti Locali all? effettuazione di politiche sociali a medio e lungo termine.

Caserta: verso le 4 di mattina, a Orta di Atella
INCENDIO IN UN CAMPO NOMADI: MORTI 2 GIOVANI RUMENI
Caserta, 3 gennaio 2006 – Due giovanissimi sposi sono morti nel-l’incendio di una baracca a Orta di Atella, nel casertano: si tratta di una coppia di cittadini rumeni di etnia rom, Cristina Mihalache – 15 anni, e Nicolae Ihnunt Laurentiu -16 anni, che erano giunti nel cam-po rom da alcuni giorni per passare le feste con i parenti.
Si tratta di una piccola comunità di Rom Romeni (una cinquantina di persone) che vivono in venti baracche poste sotto i piloni dell?asse Nola-Villa Literno, in un ?fuori luogo?, tra rifiuti e campagna, lontano dai centri abitati distanti pochi chilometri.
Dagli accertamenti effettuati dai carabinieri di Aversa intervenuti sul luogo, è emerso che a provocare le fiamme all’interno della baracca in cui si trovavano i ragazzi sarebbe stata una sigaretta o una can-dela. Il materasso sul quale i giovani dormivano avrebbe quindi pre-so fuoco e gli adolescenti sarebbero morti nel sonno, intossicati dalle esalazioni. Le fiamme si sono propagate ad altre due baracche vicine, distruggendole completamente.

UNA MORTE ANNUNCIATA
Per il deputato di Rifondazione Comunista Francesco Caruso quella avvenuta nel “campo Rom” di Orta di Atella è stata una “morte an-nunciata”: “Fino a quando si lasciano intere comunità nel degrado e nell’abbandono più totale questa tragedie saranno, putroppo, all’or-dine del giorno. Delle morti di Orta di Atella siamo tutti responsabili perché non solo il razzismo ma anche l’indifferenza uccide”.

“CAMPI NOMADI” E TRAGEDIE ANNUNCIATE: UNA VERGOGNA TUTTA ITALIANA
Opera Nomadi Napoli, 3 gennaio 2007

Questa mattina all?alba è bruciato il piccolo insediamento dei Rom Rumeni di Orta di Atella e per due adolescenti, Nicolae e Cristina, non v?è stato scampo: morti bruciati nel loro letto.
L?Opera Nomadi ritiene che questa ennesima disgrazia annunciata sia da attribuire alle pericolosissime e malsane condizioni in cui vive la maggior parte dei Rom. Nei campi nomadi italiani, autorizzati e non, da decenni vivono centinaia di nuclei familiari abbandonati alle più aberranti condizioni di vita. Il piccolo campo di Orta, come tutti gli altri delle province italiane, era costituito soprattutto di famiglie ca-riche di bambini, di persone bisognose, venute in Italia per darsi una prospettiva di vita diversa da quella offerta dai loro Paesi di provenienza.
Viene da chiedersi cosa fanno le Istituzioni (Governo ed Enti locali) per queste famiglie. Per togliere i bambini dai cumuli d?immondizia e dai ratti e dar loro un luogo che possa dirsi casa. Per attuare politiche sociali per questi cittadini europei. A parte qualche minimo intervento locale, nulla è stato concretamente realizzato per garantire i diritti da sempre negati a queste persone.

Sarebbe ora che i nostri Governanti prendano atto che in Campania come in Italia si sta lentamente consumando, ormai da anni, una vera e propria emergenza umanitaria: l?abbandono ed il degrado totale del popolo Rom.
Di fronte a quest?ultima tragedia ed a queste emergenze, l?Opera Nomadi, esprimendo solidarietà alle famiglie delle vittime, chiede fermamente:
- alle Prefetture interessate di predisporre centri d?accoglienza e-mergenziali, anche utilizzando la Protezione Civile, per superare la situazione drammatica dei campi nomadi;
- alla Regione l?approvazione in tempi rapidi della legge: Interventi a favore delle minoranze Rom, Sinti e Camminanti, e di provvedere di concerto con altri Enti Locali all? effettuazione di politiche sociali a medio e lungo termine.

Esposito Vincenzo

Opera Nomadi Napoli
Via Sansevero 4, 80134 Napoli
Tel/fax: 081-455470 081-5443064
E-mail: operanomadinapoli@yahoo.it

Incendio campo nomadi: i politici si sfrenano con le dichiarazioni
Caserta sette, 3 gennaio
Se per i “normali” sgomberi a ruspe e demolizioni o per i “normali” incendi dei “campi nomadi”, per non dire dei buoni e numerosi progetti di integrazione sociale, le notizie sono eluse o riportate in pochissime righe, la cronaca si “scalda” per motivi umani.
“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”: occhi di giovani sposi.
Sulla morte dei due giovanissimi sposi le dichiarazioni del Gover-natore della Regione Campania, dell’Assessore Regionale alle Po-litiche Sociali, del Presidente del Consiglio Regionale, del Presidente della Provincia e del Sindaco di Caserta e, anzichenò, dell’Asso-ciazione Consumatori (tutti con le maiuscole).
Ma prima dell’incendio, dove erano?

In fotografia il luogo della tragedia, da Repubblica.it e Casertasette.it

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Rom Romeni in Italia

4 Gennaio 2007 1 commento


Non è prevista nessuna invasione di Rom Romeni in Italia. Con l?entrata della Romania nella Comunità Europea la politica delle espulsioni non potrà più essere perseguita: resta invece la priorità di una politica che adegui l?Italia alla Comunità Europea che condanna i ?campi nomadi? come ?luoghi di segregazione razziale?. In uno di questi lager, a Caserta ?il 3 gennaio, sono morti per un incendio due giovani rom romeni. Un ennesimo incendio ?colposo? dello Stato Italiano.

SE I ROM FOSSERO LA DISCRIMINANTE PER LA COMUNITA? EUROPEA
Dal primo gennaio 2007 la Romania e la Bulgaria entrano a fare par-te dell?Unione Europea: tutti gli stranieri di queste nazioni che sog-giornano negli Stati membri senza documenti potranno annullare la condizione di illegalità.
Se una delle discriminanti per l’entrata in Europa fosse il tratta-mento riservato alle popolazioni rom, Romania e Bulgaria sarebbero state ammesse nell’Unione? E l?Italia di Opera e dei ?campi nomadi??
Se la condizione e le politiche di integrazione verso i Rom, 10 milioni di individui che costituiscono la minoranza numericamente più sinificativa sul suolo del continente, fossero state e fossero la di-scriminante, quanti sarebbero o sarebbero stati gli stati ammessi?
Ed esisterebbe una Comunità Europea?

L?ITALIA DEI “CAMPI”
I ?campi nomadi? condannati dal Consiglio d?Europa
Negli ultimi anni il Governo italiano ha collezionato richiami e raccomandazioni a proposito della «questione Rom» da parte di vari organismi europei fino alla recente (24 aprile 2006) decisione del Comitato Europeo per i Diritti Sociali, secondo il quale l’Italia si-stematicamente viola, con politiche e prassi, il diritto di rom e sinti ad un alloggio adeguato. In pratica si parla di «stato di segregazione razziale». Non è una novità che i campi nomadi siano un’invenzione dell’Occidente e ne costituiscano una delle vergogne.

LIBERE DAI CPT
In Sicilia 14 Rumene e due Bulgare, hanno festeggiato la loro uscita dal Centro di Permanenza Temporanea di Ragusa, dove erano state trattenute perché prive di permesso di soggiorno.
L’ingresso dei due paesi nell’Ue ha sanato la loro posizione e le 16 donne, colpite nel mese di dicembre da decreto di espulsione e in attesa di rimpatrio, sono tornate libere e diventate delle vere ”cittadine europee”. Tredici di loro lavoravano in Sicilia come badanti; le altre tre dovranno raggiungere località di altre regioni.

Quello che la Romania non dice dei Rom
Romano Lil, 1 maggio
E? emergenza umanitaria per i Rom della Romania. E? quanto emerge da una relazione del parlamentare europeo Vittorio Agnoletto: ?Ai rom in Romania continuano ad essere negati i diritti civili fonda-mentali. Il governo non sta facendo nulla per favorirne l’inte-grazione. Basti pensare che il 25 per cento dei rom non possiede documento d’identità, e oltre il 45 per cento è senza certificato di nascita. I Rom vivono per lo più in pessime condizioni sanitarie. I bambini che riescono ad andare a scuola spesso seguono le lezioni in classi separate dagli altri allievi. I rom non hanno neppure accesso al mercato del lavoro: il 71 per cento, proprio perché Rom, ha subito episodi di razzismo nel tentativo di trovare un impiego. Non esiste neppure un censimento ufficiale: si stima che i rom in Romania siano 530mila, mentre diverse ONG ritengono che il numero reale sia compreso tra uno e due milioni?. La discrepanza fra le due cifre è dovuta al fatto che chi può nasconde la propria identità etnica per evitare discriminazioni. >>>

_________rassegna stampa___________rassegna_____________

Caserta: verso le 4 di mattina, a Orta di Atella
INCENDIO IN UN CAMPO NOMADI: MORTI 2 GIOVANI RUMENI
Caserta, 3 gennaio 2006 – Due giovanissimi sposi sono morti nel-l’incendio di una baracca a Orta di Atella, nel casertano: si tratta di una coppia di cittadini rumeni di etnia rom, Cristina Mihalache – 15 anni, e Nicolae Ihnunt Laurentiu -14 anni, che erano giunti nel cam-po rom da alcuni giorni per passare le feste con i parenti. Una piccola comunità di Rom Romeni che vivono in venti baracche poste sotto i piloni dell?asse Nola-Villa Literno, in un ?fuori luogo?, tra rifiuti e campagna, lontano dai centri abitati distanti pochi chilometri.
Dagli accertamenti effettuati dai carabinieri di Aversa intervenuti sul luogo, è emerso che a provocare le fiamme all’interno della baracca in cui si trovavano i ragazzi sarebbe stata una sigaretta o una can-dela. Il materasso sul quale i giovani dormivano avrebbe quindi pre-so fuoco e gli adolescenti sarebbero morti nel sonno, intossicati dalle esalazioni. Le fiamme si sono propagate ad altre due baracche vicine, distruggendole completamente.

Romania e Bulgaria in Europa, Pagani, Opera Nomadi:
I NOMADI IN ITALIA NON AUMENTERANNO
I numeri evidenziano che risiedono oggi in Italia tra i 100 e 120 mila nomadi, il 30% di origine romena
Redattore Sociale, 2 gennaio. (Dario Paladini, eps)
Milano – ?I nomadi in Italia non aumenteranno -rassicura Maurizio Pagani, presidente dell’associazione Opera Nomadi di Milano -.
L’entrata della Romania nell’Unione Europea non dovrebbe provocare un arrivo in massa dei rom nel nostro Paese: chi cercava fortuna in Italia non ha certo aspettato questa occasione”. A con-fermarlo sono i numeri. In Italia, secondo le stime dell?Opera Nomadi, risiedono oggi tra i 100 e 120 mila nomadi, il 30% di loro sarebbero di origine romena. Solo in Lombardia vivrebbero oltre 5 mila rom, più della metà a Milano e nell?hinterland.
“Per quelli che sono già in Italia -spiega Maurizio Pagani- non cambierà molto. Certo, non ci sarà più lo spauracchio dell’espul-sione, ma per quanto riguarda casa e lavoro non vi sarà nulla di nuovo: le politiche sociali sono sempre le stesse, e in colpevole ritardo”. Milano intanto si interroga sul futuro dei campi, soprattutto dopo l?incendio che ha coinvolto la baraccopoli di via Triboniano, uno degli insediamenti più grandi della città. “Si dice che i nomadi devono impegnarsi a rispettare le regole, ma occorre rispondere alle loro esigenze in modo serio – prosegue -. La cronaca di questi giorni ci fa capire che il problema dei rom viene affrontato ancora nell’ottica dell’emergenza: manca una politica della casa per gli immigrati e un vero processo di integrazione può avvenire solo se si fonda sul riconoscimento del diritto alla casa, ma anche al lavoro, alla scuola e sul rispetto delle regole.?.
Eppure a Milano i rom vivono, e lavorano. “La costruzione della Fiera o il cablaggio della città sono stati realizzati grazie anche alla loro manodopera nelle imprese edili – aggiunge Maurizio Pagani -. In molti casi si trattava però di lavoratori in nero e quando qualcuno di loro ha chiesto al proprio datore di lavoro di essere assunto in modo rego-lare per ottenere il permesso di soggiorno, si è visto chiedere migliaia di euro”.
Anche sull?emergenza abitativa Maurizio Pagani ha qualcosa da dire. “Non serve aprire nuovi campi nomadi ? commenta -. La nostra esperienza ci insegna che i rom lasciano volentieri le roulottte. Chi ce la fa, compra un terreno dove costruire una casa per tutta la famiglia, parenti compresi. Oppure, ristruttura un caseggiato?.

I ROM DI BOLOGNA: VOGLIAMO CASE E ASSEGNI FAMIGLIARI
E al Sindaco chiedono le centinaia di case popolari vuote che il Comune non ha i soldi per rimettere a posto: ”Le possiamo ri-strutturare noi, perché in tanti siamo muratori”
Redattore Sociale, 2 gennaio
Bologna – L’idea la lancia Costantino, portavoce dei rom di Villa Sa-lus, che a Bologna ha vissuto lo sgombero del Lungo Reno, l’esperienza del Ferrhotel occupato e tutti i problemi d’integrazione in città della sua comunità: “Ora che siamo cittadini europei i nostri diritti dovranno essere rispettati: quello che propongo al Comune di Bologna, da subito, è di darci da ristrutturare le centinaia di case popolari vuote che il Comune non ha i soldi per rimettere a posto, e poi di poterle abitare. Le possiamo ristrutturare noi, perché in tanti siamo muratori”.
La Comunità Rom di Bologna, con l’ingresso della Romania nel-l’Unione europea, non vuole più sentire parlare di campi nomadi: “Mi auguro che si riesca a mettere fine, ora, alle baracche e alle roulotte – prosegue Costantino -. Non ne vogliamo più sentire parlare. La criminalità si combatte prima di tutto favorendo delle condizioni di vita decenti, e il diritto a una casa ne è la base. Ma chi dice che i rom scelgono di vivere nelle roulotte? Voglio sottolineare che solo in Italia e in altri Paesi, come ad esempio la Germania e l’Austria, i rom vivono nelle baracche: in Romania hanno tutti una casa”.
Un punto fondamentale, questo, per combattere, in particolare, lo sfruttamento delle donne e dei bambini che avviene all’interno della comunità: “chi non rispetta la legge italiana – tiene a precisare Co-stantino -, e lo dico col cuore in mano, deve andare in prigione. I diritti si possono avere, e noi possiamo chiederli, solo se vengono rispettati i doveri. Bisogna però che la società favorisca la possibilità di rispettare i doveri”. In che modo? “Attraverso l’integrazione e la cultura ? prosegue -. Bisogna fermare innanzitutto l’accattonaggio delle donne e dei bambini, che sono costretti a farlo, sono sfruttati”. Vanno quindi favoriti l’inserimento scolastico dei bambini e dei ra-gazzi e combattuti i pregiudizi che esistono intorno ai rom: “spesso, se cerchi lavoro, e dici che sei rom ? sottolinea Costantino -, come a me è successo spesso, i datori te lo negano, così come avviene quando devi cercarti una casa”.
La Comunità rom chiede inoltre al Comune di poter accedere agli assegni familiari: “finora non potevamo averli ? conclude Costantino – perché i nostri figli non erano inseriti nei permessi di soggiorno, ma ora ne abbiamo diritto anche noi?. (en)

CONVERTIRE I SOLDI ATTUALMENTE INVESTITI NELLA REPRES-SIONE IN PROGETTI DI INTEGRAZIONE
I romeni a Bologna sono circa 5000; le priorità rimangono quelle abitative e lavorative.
Redattore Sociale, 2 gennaio
Bologna – Convertire i soldi destinati finora alla repressione in progetti di integrazione. E’ quello che propone Roberto Morgantini, responsabile del Centro immigrati della Cgil di Bologna, per risolvere i problemi dei rom in città. “Le priorità per i rom – spiega Morgantini – rimangono sempre quelle abitative e lavorative: va quindi combattuto il lavoro nero, che coinvolge chiaramente anche loro, e garantita una casa. Villa Salus è una struttura da chiudere, nata a Bologna dall’emergenza di uno sgombero (quello del Ferrhotel, occupato dopo il precedente sgombero delle baracche del Lungo Reno) e che ha portato negli anni una situazione difficile per chi vive lì”. Servono poi, secondo Morgantini, progetti per i bambini e i gio-vani: a partire dall’inserimento scolastico per arrivare a corsi di for-mazione per insegnare loro un mestiere. In che modo? “Basta molto poco – precisa -: convertire tutti i soldi investiti ora in repressione e sgomberi in progetti strutturati e concreti di integrazione”.
I romeni a Bologna sono circa cinquemila, si tratta infatti della comunità straniera più numerosa. Vivono principalmente in quartieri popolari, come San Donato, la Bolognina, Corticella. Poi ci sono i rom reduci dagli sgomberi del Ferrhotel e del Lungo Reno: di loro restano circa 40 persone in via del Piratino (che prima stavano al campo nomadi sul Lungo Reno), e circa 100 persone a Villa Salus, oltre ai rumeni che ancora risiedono nella ex scuola di via Paderno. (en)

FOGGIA: LIBERA CIRCOLAZIONE PER SEICENTO RUMENI
Il meridiano, 30 dicembre. Emiliano Moccia
Sono circa seicento i rumeni che vivono a Foggia che dal primo gennaio avranno libero accesso al mercato del lavoro e che po-tranno circolare liberamente in Italia senza bisogno di visto per motivi di studio, turismo e lavoro autonomo. Di questi, circa due-cento sono immigrati irregolari che lavorano per lo più nelle campagne o nei cantieri edili; gli altri, fanno parte della comunità rom rumena.
Per quanto riguarda i rom rumeni presenti nel capoluogo e zone limitrofe, il dato sulle circa quattrocento unità che diventeranno a pieno titolo cittadini europei è confermato dall?Opera Nomadi, l?associazione di volontariato impegnata nel percorso di integrazione dei rom. «In questi giorni, ? spiegano Antonio Vannella e Ines Maizzi ? insieme al dottor Antonio Scopelliti, abbiamo effettuato il vaccino a tutti i rom rumeni e abbiamo potuto anche realizzare un primo censimento della loro comunità». Il massiccio gruppo dei rom rumeni, però, a differenza di quello macedone che vive al Campo degli Ulivi di Borgo Arpinova, è sparso in diverse zone di Foggia: da via Sprecacenere a via del Mare, da via San Severo a Segezia.
I rom macedoni, invece, dovranno aspettare ancora un po? di tempo prima di poter entrare a far parte dell?UE. «Al campo di Arpinova ? continuano Vannella e Maizzi ? ci sono cento famiglie, per un totale di 430 persone. Di questi, 150 sono i bambini che frequentano le scuole della città anche grazie all?aiuto dei volontari e dei mediatori culturali».

PREOCCUPA LA QUESTIONE NOMADI E LA TRATTA DI PERSONE
Per la Caritas preoccupano la questione nomadi e la tratta di esseri umani che vede la Romania tra i principali paesi di partenza e di transito delle vittime
Redattore Sociale, 2 gennaio
Roma ? “L?ingresso della Romania e della Bulgaria è un evento che, per i risvolti economici, sociali e culturali deve essere salutato positivamente, come occasione funzionale alla crescita di tutta l?Europa?: è il commento della Caritas Italiana all?indomani dell?allar-gamento dell?Ue che ora conta 27 stati membri. I romeni in Italia erano 271mila alla fine del 2005, più un numero di minori notevolmente aumentato rispetto al 4% dell?ultimo censimento; se poi si considerano le domande presentate quest?anno attraverso i due decreti flussi e il numero non precisabile di cittadini romeni che non si sono avvalsi di queste opportunità, si va ben oltre le 400mila presenze. Anche i bulgari, tra quelli registrati come soggiornanti (17.470), i minori e le persone candidatesi per le quote, sono diverse decine di migliaia. ?Questa aumentata presenza costituisce un ulteriore arricchimento della comune casa europea, ma anche un?opportunità per l?Italia che in questi anni ha potuto contare sul loro prezioso lavoro. ? commenta l?organizzazione – Risulta positiva la possibilità di questi lavoratori di circolare liberamente e di continuare ad inserirsi nel mercato del lavoro come badanti, colf, operai edili, metalmeccanici e stagionali, senza essere più soggetti alla complicata procedura del decreto flussi e dello sportello unico?.
Sulla questione dei nomadi serve secondo la Caritas “un?attenta considerazione delle disposizioni a livello europeo, ricordando che l?applicazione delle leggi e la sicurezza sono valori condivisi anche dalla maggior parte degli immigrati”. Non ultima c?è la questione relativa alla tratta di esseri umani a fini di sfruttamento sessuale e lavorativo che vede la Romania tra i principali paesi di partenza e di transito delle vittime: “Chiediamo che a questo fenomeno venga dedicata sempre maggiore attenzione e che vi sia uno sforzo congiunto dei paesi interessati al fine di contrastare le relative attività criminose e per la promozione di percorsi di legalità”.

Fotografia di Mario Rebeschini: Rom in insediamenti di Bologna

Riferimenti: La 27esima stella: la Romania

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A Cosenza, i Rom in tenda nei canneti

2 Gennaio 2007 Commenti chiusi


Cosenza. Il 3 gennaio arriva l?onorevole Caruso, di Rifondazione Comunista, in appoggio al programma di integrazione sociale proposto dall?Opera Nomadi, ma rifiutato fin?ora dalle Istituzioni, per le poche decine di Rom Romeni insediati in tende nei canneti lungo il fiume. Habitat, Sportello Sociale Rom, Lavoro, Scolarizzazione per minori ed Alfabetizzazione per adulti, sono i punti del programma.

La Romania in Europa, a Cosenza i Rom Rumeni ancora nei Canneti
3 GENNAIO L?On.le CARUSO PER I ROM

ore 13: SOPRALLUOGO alla tendopoli fra i canneti del Fiume Crati in Località Macchiabella di Vagliolise (appuntamento per le Asso-ciazioni, le Istituzioni e gli Organi di Informazione alle ore 12e30 in via Giulia 3 a Cosenza);
ore 15: CASA delle CULTURE (Sala ?F.Gullo?).
Incontro pubblico con l?On.le Francesco Caruso e riproposizione del programma dell?Opera Nomadi, del PRC Cosenza e dell?Associazione Casbah . Sono stati invitati il Sindaco Perugini e le altre Istituzioni cosentine e regionali.

Il 2006 è finito ulteriormente male per i Rom Rumeni che ?vivono? fra i canneti del Fiume Crati, anche alla luce dei due ultimi rifiuti opposti da ?Stella Cometa? ed ?Oasi Francescana? ad ospitarli. Opera No-madi, Casbah e Circolo PRC di Cosenza si erano rivolti, il 30 dicem-bre, come ultimo approdo alle due Associazioni cattoliche perché accogliessero temporaneamente le ultime diecine di Rom Rumeni restati in città, fra cui tre bambini scolarizzati nelle scuola di via Giulia (Materna ed Elementari).

Ma sembra che i Rom Rumeni creino imbarazzo in tutti a Cosenza, a partire da quell?Amministrazione Comunale in cui tutte le Asso-ciazioni (e le altre Istituzioni, seppur non ufficialmente) lamentano la completa assenza di un referente che in questi mesi avrebbe dovuto coordinare un sistema di accoglienza e regole.
Il Comune di Grimaldi (ma anche altri) si sono offerti di accogliere gli sventurati Rom di Vagliolise, il chè significa una totale sconfitta di Istituzioni ed Associazioni cosentine. L?Opera Nomadi ringrazia vivamente l?Amministrazione comunale di Grimaldi per l?alta lezione di civiltà fornita e dà la disponibilità perché possa essere subito concordato un protocollo di regole fra Comunità Rom e Servizi Sociali di Grimaldi. Il 2 Gennaio le famiglie Rom visiteranno la struttura d?ac-coglienza di Grimaldi accompagnati dal Dirigente del PRC Francesco Saccomanno e dalle Volontarie del Servizio Civile dell?Opera Nomadi.

PIATTAFORMA DI INTEGRAZIONE SOCIALE
La piattaforma che verrà riproposta il 3 Gennaio alle Istituzioni ed ai MEDIA è la seguente :

HABITAT: sistemazione immediata delle famiglie in una struttura pubblica in disuso dotata comunque di tutti i servizi; contestuale ab-battimento della tendopoli fra i canneti di Macchiabella di Vagliolise perché non venga rioccupata dalle famiglie che rientreranno a Co-senza nelle prossime settimane con il più che probabile seguito di nuovi gruppi parentali; creazione, per questi ultimi, di una ULTERIORE struttura di accoglienza sul territorio del Comune di Cosenza con precise regole dove accogliere le rientranti, nonché le nuove, famiglie di Rom Rumeni;

SPORTELLO SOCIALE ROM: riapertura dello Sportello Comunale in Via Giulia 3 con il supporto delle due Volontarie del Servizio Civile Nazionale, del Servizio Sociale del Comune di Cosenza e con turni di Mediatori Rom Rumeni che indirizzino i nuovi arrivati verso tale Sportello;

LAVORO: concessione immediata di uno spazio comunale (vedi LungoFiume ristrutturato da anni e completamente inutilizzato) per l?apertura di un PIJATS ROMANO? cioè un Mercato ? il fine-settimana – dei Capifamiglia Rom per l?esposizione-vendita di artigianato e roba usata, sulla scia dell?autorizzazione concessa dal Comune di Roma per questi mercati;

SCOLARIZZAZIONE MINORI ed ALFABETIZZAZIONE ADULTI: sia il Comune di Grimaldi che quello di Cosenza devono concordare, anche tramite il CSA (Provveditorato agli Studi), regole rigide e precise per la continuazione della scolarizzazione dei minori già presenti e l?avviamento dei nuovi arrivati nonché l?alfabetizzazione serale di tutti gli adulti; ciò comporta la completa scomparsa di tutti i minori dalla questua agli incroci e di fronte ai Centri Commerciali .

Opera Nomadi
Sezione Cosenza e provincia via Giulia 3 ? 87100 COSENZA
telefoni 0984?418024 — 347 ? 0550491 fax 0984?418024

Fotografia da internet, senza specifica

Riferimenti: Natale in tenda sul fiume per i Rom Romeni

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Noi dell?Opera Nomadi: anno 2007

1 Gennaio 2007 Commenti chiusi


Baktalò nevo bers, felice anno nuovo, alle 33 sezioni ed ai 600 soci, dal Consiglio Nazionale dell?Opera Nomadi. E che sia un anno di lavoro, di con-divisione e di com-unità sotto la nostra bandiera che è l??Ente Morale?, nello spirito della Dichiarazione dei Diritti dell?Uomo. L?Opera Nomadi è un?associazione dove confluiscono, dal 1966, le anime belle del ?volontariato sociale? d?Italia, a tutela di Rom, Sinti e Camminanti.

OPERA NOMADI
L?Opera Nomadi a tutela di Rom, Sinti e Camminanti, nello spirito della dichiarazione dei ?diritti dell?uomo?, è stata fondata il 21 settembre 1966, riconosciuta Ente Morale con decreto del Presidente della Repubblica il 26-3-1970. Lo Statuto è stato aggiornato in data 22 marzo 1998: ?L’Ente, con Sede Nazionale in Roma, è un’orga-nizzazione democratica che ha il fine di salvaguardare e valorizzare con ogni possibile forma d’intervento, diretto o indiretto, il patrimonio sociale e culturale delle popolazioni Rom, Sinte e Camminanti, comunemente denominate zingare, nomadi e viaggianti, nonché di fornire concreti strumenti di sostegno a favore delle stesse popo-lazioni?. Nell?anno 2006 l?Opera Nomadi è formata da 33 sezioni (e quattro gruppi referenti), con oltre 600 soci, nel territorio nazionale.

IL CONSIGLIO NAZIONALE
Il Consiglio Nazionale è eletto dall?Assemblea Nazionale ogni tre anni, ma non “dirige”, im-plementa, presta servizi e suggerisce. E’ il luogo della con-divisione, del confronto e partecipazione attraverso il lavoro: at-traversato e intrecciato di quello spirito di comunanza-phralipè caratteristico e fondante dell?Associazione.
Il 2007 sarà anche l?anno del rinnovo del Consiglio e delle cariche direttive e quindi un invito a tutti i Soci a riunirsi ed a partecipare ai coordinamenti regionali, ai convegni, alle manifestazioni in solidarietà alle sezioni, per arrivare preparati a questo rinnovo ma anche per dare più vigore e potenza all?Associazione. Perché più forte e com-patta è l?Associazione, più aumenta il peso politico.
Democrazia è partecipazione, confronto e con-divisione, a partire da un lavoro comune, in com-unità. Perché l?intero, l?unità, è superiore alla somma delle parti in cui è suddiviso. E? il famoso ?effetto comunanza?. La com-unione accresce il valore e la qualità oltre la somma algebrica in direzione quantica.

LO SPIRITO DI SERVIZIO
L?associazione Opera Nomadi è composta da paladini della giustizia, perché ?la solidarietà verrà quando abbracceremo la giustizia con senso di umanità?, e ?opera? con spirito di servizio a tutela dei Rom, Sinti e Camminanti. Uno spirito (un’anima) non altruistico ma per-sonalistico perché nessuno di noi ?opera? per salvare gli altri ma solo per salva-guardare se stesso:
?E’ il mio senso di giustizia e di umanità che mi spinge a migliorare me stesso e l’ambiente che mi circonda. E’ questo spirito di servizio che pongo a disposizione del “sistema sociale” di cui faccio parte. Ogni menzogna, ogni guerra, ogni discriminazione sociale, creano disagio e oscurano anche una parte del mondo dove io vivo e cerco di crescere con la mia famiglia. L’inquinamento ambientale e sociale avvelena anche me: è il mio benessere personale che cerco di salva-guardare, prima di tutto, con la mia attività di Socio Opera Nomadi?.

CITAZIONI CON-DIVISE
?Per essere sempre più la rappresentazione di noi stessi ?Opera Nomadi,
e sempre meno il prodotto di una società discriminante
che non ci rappresenta?

(da Comuna Baires)

“Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri
allora vi dirò che io reclamo il diritto di dividere il mondo
in diseredati ed oppressi da un lato,
privilegiati ed oppressori dall’altro.
Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri”

(don Lorenzo Milani)

OPERA NOMADI: PERSONE
In fotografia: il Consiglio Nazionale dell?Opera Nomadi, giugno 2004.
In ordine sparso: Renata Paolucci, Massimo Converso, Kasim Cizmic, Enzo Esposito, Roberto Costa, Giorgio Bezzecchi, Maurizio Pagani, Angelo Simone. Mancano: Marco Nieli, Amedeo Curatoli, Virgilio Pavan, Bianca La Penna

Riferimenti: La linea politica dell?Opera Nomadi

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