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Archivio Dicembre 2006

In carcere a sostegno dei Rom/Sinti

29 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Padova, 24 dicembre. L?Opera Nomadi di Padova partecipa al Piano Cittadino sul Carcere finalizzato al coordinamento dei programmi di intervento, sia all?interno degli Istituti di Pena – per migliorare la vita carceraria, sia all?esterno – per favorire l?integrazione nel territorio. La sezione aderisce con progetti di scolarizzazione e formazione al lavoro per offrire opportunità di inserimento sociale e professionale ai Rom e Sinti detenuti e alle loro famiglie.

Molte e diverse sono le problematiche che riguardano i Rom e i Sinti sottoposti a pena detentiva: la difficoltà di riferimenti alloggiativi nel territorio impedisce, molte volte il beneficio di regimi alternativi o complementari alla carcerazione; altro nodo cruciale è la recidività, che è sicuramente uno degli aspetti più critici del sistema penale ed uno dei principali indicatori del fallimento delle azioni di reinse-rimento. Quindi, il ruolo del territorio, della comunità locale e le politiche di integrazione e dell?accoglienza risultano determinanti.

OPERA NOMADI DI PADOVA IN CARCERE CON I ROM E I SINTI
Dal web-log Rom e Sinti a Padova

L?Opera Nomadi di Padova è stata individuata dal Comune di Padova Assessorato Servizi Sociali, per partecipare al Piano Cittadino sul Carcere finalizzato all?elaborazione e al coordinamento dei pro-grammi di intervento sia all?interno degli Istituti di Pena di Padova per migliorare la vita carceraria e offrire opportunità di scola-rizzazione e formazione al lavoro, sia all?esterno per offrire oppor-tunità di inserimento sociale e professionale alle persone detenute ed ex-detenute. L?Opera Nomadi partecipa quindi ai progetti, finanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e dal Comune di Padova, intervenendo all?interno degli stessi istituti di pena con corsi di alfabetizzazione e scolarizzazione, con progetti mirati, attraverso la mediazione culturale, al reinserimento sociale e lavorativo e al sostegno ai Rom e Sinti detenuti e alle loro famiglie. Al Piano partecipano numerose associazioni: da coloro che seguono problemi di alcolismo, agli Istituti di formazione professionale alle cooperative sociali di inserimento lavorativo, ai centri sportivi, ai laboratori teatrali e musicali.
Da tempo l?Amministrazione Comunale di Padova e le realtà del privato sociale sostengono molteplici iniziative che si inseriscono nel percorso rieducativi e di inserimento sociale dei detenuti ed ex detenuti.
La realtà del carcere a Padova continua infatti ad essere destinataria di proposte e progetti espressi da numerosi soggetti che si occupano della formazione culturale, sociale e lavorativa dei detenuti, che si prodigano a sensibilizzare l?opinione pubblica sulle tematiche della giustizia, della legalità e della reclusione e che collaborano al reinserimento sociale di chi viene ammesso alle misure alternative o è libero per fine pena.
Molte e diverse sono le problematiche che riguardano i Rom e i Sinti: la difficoltà di riferimenti alloggiativi nel territorio impedisce, molte volte il beneficio di regimi alternativi o complementari alla carce-razione; altro nodo cruciale è la recidività, che è sicuramente uno degli aspetti più critici del sistema penale ed uno dei principali indicatori del fallimento delle azioni di reinserimento. Quindi, il ruolo del territorio, della comunità locale e le politiche di integrazione e dell?accoglienza risultano determinanti.
I continui mutamenti della situazione e le veloci trasformazioni della popolazione carceraria impongono una costante ridefinizione dei bisogni e delle risposte per tendere efficacemente alla funzione rieducativa della pena, quindi diventa fondamentale la figura del mediatore culturale.
Importanti sono i rapporti con il C.S.S.A e indirizzare il suo intervento, questo ufficio (dell?Amministrazione Penitenziaria istituito per legge) che dovrebbe: 1) contribuire a realizzare percorsi di trattamento, ria-bilitazione e reinserimento sociale nei confronti di persone con-dannate e che si trovano in stato di libertà, in misura alternativa o in detenzione; 2) per i condannati o in attesa di esecuzione della pena offrire informazioni sulle misure alternative alla detenzione, analizzando la situazione socio-familiare finalizzata all?udienza del Tribunale di sorveglianza; 3) svolgere interventi di sostegno ed assistenza alle famiglie del detenuto e curare la preparazione ed il sostengo per la dimissione dal carcere.
Ci siamo resi conto anche durante la trasmissione di Telenuovo, ?Rosso e Nero? di qualche settimana fa, dell?ignoranza che circonda i Rom e i Sinti: lo stesso Assessore Regionale Veneto che ha par-tecipato alla trasmissione è riuscito a dire che i Rom e i Sinti vanno considerati come gli altri immigrati stranieri, che problemi ci sono?!!

Riferimenti: Opera Nomadi Padova in carcere con Rom e Sinti

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Natale in tenda sul fiume per i Rom Romeni

27 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Cosenza, 24 dicembre. Una delegazione dei Rom Rumeni, che ?vivono? da mesi fra le canne, il fango ed i topi sul fiume Crati, sempre a rischio di finire annegati alla prima piena, accompagnata dall?Opera Nomadi è stata accolta nella sede del PRC dai militanti, dal Segretario cittadino e da volontari tecnici. Nella riunione è stato ridiscusso il programma di emergenza prima e di soluzioni permanenti a medio termine, già presentato invano alle Istituzioni Consentine ed è stata rilanciata l?urgenza di un tavolo istituzionale.

E? dal 12 ottobre che l?Opera Nomadi ha invitato l?Amministrazione Comunale di Cosenza ad approntare con urgenza 6 roulottes, che consentano di affrontare dignitosamente i rigori della stagione fredda, alle famiglie di Rom Romeni che vivono da mesi accampati in tende sulla riva del fiume Crati: le famiglie Rostas e Lacatus, provenienti dalla poverissima città di Dej in Romania, che stanno tentando un percorso di integrazione nella città con i figli che seguono regolarmente la scuola. Sei roulottes per le sei famiglie rimaste perché altre sei se ne sono andate prese dalla disperazione.
E? dall?8 dicembre che l?Opera Nomadi ha chiesto, invano, all?Ammi-nistrazione Comunale di incontrare ?gli ultimi degli ultimi? (cioè i Rom Rumeni) proprio alla vigilia di Natale per dar loro un primo segnale di voler affrontare il problema.
Il 24 dicembre le famiglie Rom, la squadra volontaria di Architetti-Avvocati-Medici, si sono ritrovate accanto ai militanti nella sede del Partito di Rifondazione Comunista per ridiscutere quel programma di integrazione sociale, a partire dalla risoluzione dell’emergenza, già presentato invano alle Istituzioni Cosentine.
La prossima riunione è per il 27 dicembre, in attesa dell?onorevole Francesco Caruso per primi di gennaio

ASSENTI LE ISTITUZIONI COSENTINE
al NATALE dei ROM RUMENI fra i CANNETI del Fiume Crati
Opera Nomadi Cosenza, 24 dicembre

8 DICEMBRE
l?8 Dicembre scorso l?Opera Nomadi aveva chiesto all?Amministrazione Comunale di incontrare ?gli ultimi degli ultimi? (cioè i Rom Rumeni) proprio alla vigilia di Natale per dar loro un primo segnale di voler affrontare il problema. Pian piano i vari gradi dell?Amministrazione hanno declinato con imbarazzo l?invito.

24 DICEMBRE
Una delegazione dei Rom Rumeni (che ?vivono? da mesi fra le canne, il fango ed i topi sul fiume Crati, sempre a rischio di finire annegati alla prima piena) di VaglioLise è stata accolta il 24 Dicembre dai militanti del PRC nella sede del Circolo di Via Adua, alla presenza del Segretario cittadino Giuliano Ricca e dei due legali cosentini, Rodolfo Ambrosio e Marcello Nardi, che da ieri hanno assunto la consulenza e la tutela legale della Comunità dei Rom Rumeni di Cosenza su delega formale dell?Opera Nomadi.
I due legali fanno parte di una squadra di tecnici che l?Opera Nomadi sta organizzando, dopo aver invano tentato di coinvolgere gli Enti Locali cosentini, per affrontare la complessa problematica delle Co-munità di Rom Rumeni nel Cosentino, all?imminente vigilia dell?in-gresso della Romania nell?UE che renderà inespellibili gli sventurati Rom Rumeni della Città costretti a vivere sul fiume Crati fra canneti, topi ed un?umidità di livelli inumani nonché a completo rischio rispetto alle possibilissime piene del corso d?acqua.
Dopo i due legali, sono già stati interpellati gli Architetti Leucino Cavuoto (LegAmbiente) ed Eugenio Anselmo perché individuino spazi abitativi possibili nel patrimonio pubblico, fermo restando che la Città di Cosenza non può attendere la piena del Crati per allestire almeno una tendopoli o un piccolo insediamento di roulottes della Protezione Civile; i pochi Rom rimasti a Cosenza (un gruppo, infatti, deluso dalla mancata accoglienza dell?Ente Locale questa notte riparte verso la povertà estrema della Città di Dej in Transilvania; in qs giorni gli stessi hanno rifiutato per la prima volta la presenza di giornalisti scesi al canneto per l?ennesimo servizio di informazione) sono disposti addirittura a rimontare le loro povere tende nel cortile di una qualsiasi delle strutture sociali di proprietà pubblica a Cosenza pur di allontanarsi dal freddo insopportabile, dai topi, dal rischio mortale della piena prossima ventura.
L?Opera Nomadi ha chiamato nella squadra di professionisti in solidarietà con la Comunità Rom anche Medici come Francesco Scarnati ed Ippolito Spagnuolo.
L?Istituzione che invece ha compiuto fino in fondo il proprio dovere è la scuola con l?impegno immediato sia della Dirigente Scolastica Maria Lucente che dello stesso Provveditore Antonio Santagada.
Il 24 dicembre le famiglie Rom, la squadra volontaria di Architetti-Avvocati-Medici, si sono ritrovate accanto ai militanti nella sede del Partito di Rifondazione Comunista per ridiscutere quel programma di emergenza prima e di soluzioni permanenti a medio termine, già presentato invano alle Istituzioni Cosentine.
L?obiettivo è quello di riaprire il tavolo di trattative invano tentato dal Presidente della II^ Circoscrizione Cipparrone e di supportare con ul-teriori proposte il vuoto di programma istituzionale, nella convinzione che proprio il Sindaco non rifiuterà questa straordinaria offerta di collaborazione.
Salvatore Perugini è persona sensibile e senza pregiudizi e la mancanza d?intervento rispetto agli ultimi degli ultimi deriva dall?im-preparazione complessiva allo specifico problema mostrata dall?Am-ministrazione, ed all?incapacità di qualche Assessore ad ascoltare quanti avevano più esperienza sul campo sia a Cosenza che nel resto del Paese.

INVITO PER IL 27 DICEMBRE
Invito per il 27 Dicembre 2006 in Via Adua 8/g alle ore 16 presso la sede cosentina del PRC. Partecipano i Capifamiglia Rom Rumeni con le loro famiglie. E? prevista la partecipazione dell?Assessore Pro-vinciale Ferdinando Aiello e di realtà sociali di militanti impegnati sull?immigrazione a Cosenza e provincia.
Per i primi di Gennaio è atteso a Cosenza l?On.le Francesco Caruso che visiterà l?infame tendopoli sul fiume Crati e terrà poi un incontro pubblico in sostegno al programma che il suo Partito e le Associazioni cosentine hanno presentato, invano, alle Istituzioni.

TESTO DELLE RICHIESTE INOLTRATE dall?Opera Nomadi
al Comune di Cosenza con lettera del 12 ottobre
Con la presente l?Opera Nomadi invita l?Amministrazione Comunale di Cosenza perché avanzi alla Protezione Civile richiesta di inviare CON GRANDE URGENZA n.° 6 roulottes, che consentano di affrontare dignitosamente i rigori della stagione fredda, atteso che la Comunità allo stato attuale vive in una piccola tendopoli.
Come a voi noto, le famiglie Rostas e Lacatus provenienti dalla poverissima città di Dej in Romania, stanno tentando un percorso di integrazione nella nostra città che ha finora trovato ostacolo soltanto nell?atteggiamento irrazionale ed antistorico della Questura (infatti la Romania dall?1/1/07 farà parte della Comunità Europea) e molta concreta solidarietà da parte delle Istituzioni della nostra Città, votata da sempre all?accoglienza unita ad un sistema di regole che i nostri fratelli Rom stanno dimostrando di voler rispettare.
Per discutere di tutta la materia, l?Opera Nomadi invita le SS.VV. a partecipare alla riunione operativa (a cui saranno presenti anche i Capifamiglia Rom Rumeni) che si terrà nella sede di Via Giulia 3 SABATO 14 Ottobre p.v. alle ore 10. Il Presidente Cipparrone ha già confermato la presenza e domani venerdì incontrerà i Capifamiglia per acquisire elementi tali da consentire all?intera Amministrazione Comunale di mediare con la Questura e consentire ai 5 bambini Rom di proseguire nella frequenza scolastica, interrotta per tre giorni soltanto dal suddetto intervento irrazionale della Questura.
L?incontro sarà occasione per affrontare anche l?altra grave emergenza costituita dall?evasione scolastica dei Rom Cosentini.
In caso di impegni pregressi delle SS.VV. l?Opera Nomadi raccomanda che possa essere delegato un Consigliere Comunale rappresentativo dell?Amministrazione Comunale.

Il Presidente Massimo Converso

Opera Nomadi, Sezione Cosenza e provincia
Via Giulia 3 ? 87100 Cosenza
tel. + fax : 0984 ? 418024 ? 347-0550491
E-mail: operanomadics@virgilio.it

Riferimenti: Al Grande Capo della città di Cosenza

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Natale 2006: da Opera Nomadi Lazio

25 Dicembre 2006 5 commenti


Cerchiamo di non dimenticare che ancora si nasce nelle baracche?

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Opera: il ?gioco delle parti? (in causa)

24 Dicembre 2006 Commenti chiusi

Milano, 24 dicembre. Sindaco, presidente di Provincia e Prefetto contro l?incendio di Opera. Continua il ?gioco delle parti? (in causa) dove tutti i pezzi fanno però parte di una politica complessiva che produce discriminazione e tragedie. Perché ci sono precise responsabilità di chi, dopo un anno e mezzo di insediamento, ha permesso improvvisamente lo sgombero dei 70 Rom Romeni, e tutti regolari, da via Ripamonti a Milano lo scorso 14 dicembre, creando un?emergenza abitativa e sociale che si è tentato semplicemente di arginare con le tende della Protezione Civile a Opera.
Per cambiare metafora, è come tentare di contenere una cascata senza verificare chi ha aperto la diga e se è possibile chiuderla.
In Italia, come in Europa, per andare all’origine della questione più volte espressa su questo schermo telematico, manca una politica di accettazione verso i Rom/Sinti a partire dalla rimozione dei pregiudizi, quasi archetipici, verso di loro.

_________rassegna stampa____________rassegna____________

Sindaco, Provincia e Prefetto contro l?incendio di Opera
Di Redazione, Il Giornale.it, 24 dicembre
Fianco a fianco il sindaco di Milano Letizia Moratti e Filippo Penati, presidente della Provincia. Compatti insieme al prefetto Gian Valerio Lombardi per condannare l?incendio che ha ridotto in polvere le tende del campo rom a Opera. Penati rassicura gli abitanti della città definendo questa soluzione «provvisoria» e garantendo che i nomadi rispetteranno le regole della convivenza civile. Posizione condivisa in toto dal Comune che ritiene prioritaria la certezza di sicurezza e legalità in una situazione di soccorso a persone bisognose che vivono in città. A una sola voce la condanna contro i responsabili materiali del rogo che alimentano la tensione e le proteste degli abitanti della zona.
Il vicesindaco Riccardo De Corato sottolinea quanto sia delicata la situazione non solo di Opera ma di tutto il territorio milanese dove sono ottanta i campi rom illegali. Definendo l?incendio un «campa-nello d?allarme», De Corato, invita quindi a non sottovalutarne la portata e chiede più uomini al governo. Per raggiungere l?integrazione viene proposta la soluzione di tanti piccoli campi di accoglienza spalmati su tutto il territorio lombardo.

La rabbia della gente: «Bel regalo»
Di Redazione, Il Giornale.it, 24 dicembre
Il livello di allarme dei cittadini di Opera è ancora alto. «Il campo nomadi è all?inizio del paese, non è un bello spettacolo per chi entra», commenta un signore a cui fa eco una giovane coppia che ha appena comprato casa vicino alla zona dove dovrebbe sorgere il campo: «Se dovessero venire gli zingari, la nostra casa si sva-luterebbe. E dovremmo vivere in una zona che diventerebbe a rischio». Gli abitanti non ci stanno, chiedono a gran voce le dimissioni del sindaco, si sentono presi in giro, anche perché il provvedimento è stato approvato prima di Natale. ?Ma che bel regalo ci vuol fare il sindaco – commentano in un bar – pensava che a causa del Natale, non ci saremmo accorti delle sue bravate??.>>>

Rogo al campo rom, patto contro l?intolleranza
Di Gianandrea Zagato, Il Giornale.it, 24 dicembre
La Milano della solidarietà respinge l?intolleranza. Tutti uniti, compatti contro quel rogo che ha mandato in fumo le tende del campo rom in quel di Opera. «Atto di un manipolo di esagitati, di facinorosi che strumentalizzano le inquietudini di una comunità» è il leit motiv del Comune di Milano e della Provincia di Milano che ieri hanno voluto incontrare i cittadini di Opera.
Presenza di Letizia Moratti e Filippo Penati con l?obiettivo di «rassicurare» la comunità di Opera, che gli ospiti rom «rispetteranno le regole della convivenza civile» e che «sarà garantita la sicurezza pure all?esterno del campo». Certezze messe nero su bianco, ricorda il prefetto Gian Valerio Lombardi, in quel protocollo che il comune di Opera ha sottoscritto, «testimonianza di una collaborazione che è estremamente importante». E, avverte Lombardi, si va avanti: «L?accordo provvisorio con il comune di Opera sarà rispettato finché non sarà pronta la sistemazione definitiva».
Sì, quella prevista sino al 31 marzo 2007 è una soluzione «transitoria» e, spiega il presidente della Provincia, è un «passaggio fondamentale» per le Istituzioni ambrosiane che «vogliono costruire un modello sicuro che garantisca sicurezza ai cittadini, rispetto per chi vive nei campi e per chi vive nella legalità»: passaggio che, continua Penati, prevede «due presidi sociali: quello della Caritas per l?assistenza ai bambini e quello di sicurezza che tuteli sia i nomadi che i cittadini».
Linea sottoscritta dal Comune di Milano che definisce «prioritaria» la collaborazione tra istituzioni per «aiutare e sostenere sempre le persone bisognose che vivono sul nostro territorio, al di là degli schieramenti politici»: «L?accordo siglato in Prefettura dalle istituzioni dà risposte concrete ai problemi sociali dell?immigrazione, coniugando concretamente legalità e solidarietà». Virgolettato del sindaco Moratti, che il sindaco di Opera, Alessandro Ramazzotti, completa: «Per quei settanta bisognosi in regola con i permessi di soggiorno.

COME UN ?GIOCO DELLA PARTI?
Romano Lil, 17 dicembre
Milano, 17 dicembre. Comunicato dell’Opera Nomadi, sezione di Milano, sullo sgombero di giovedì 14: ?Come in un ?gioco delle parti?, i rappresentanti di Prefettura, Provincia, Comune e Casa della Carità che fino a ieri sedevano insieme al tavolo interistituzionale per disegnare le nuove politiche di accoglienza rivolte ai rom, si dicono ?sorpresi? o del blitz improvviso o delle conseguenze che ha provocato, riposizionandosi attorno alle proprie sensibilità e al diverso modo di considerare l?insieme della problematica. In buona sostanza un ?incidente di percorso?, che naturalmente non bisogna ripetere, ma che lascia le cose così come sono, anche per il futuro?.
Nel prossimo futuro è in preparazione un Piano di Intervento Comunale che prevede un ?Patto di socialità e legalità? da parte delle comunità rom e sinte, in cambio di una adeguata “assistenza e ospitalità”. Un progetto per assicurare vivibilità e sostegno, seguito da vicino da associazioni del volontariato e forze dell?ordine, che coniughino sicurezza con solidarietà.>>>

Riferimenti: A Opera bruciano le tende dei Rom

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Bologna ricorda i Sinti uccisi dalla ?Uno bianca?

23 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Bologna 23 dicembre 1990-2006. Area dismessa di via Gobetti, ore 11. La società civile, 40 persone, si trova in una antivigilia laica di Natale a ri-cor-dare i Sinti assassinati dalla ?Uno bianca? ma nello stesso tempo a dare testimonianza attiva sui Diritti Umani che vengono violati soprattutto nei riguardi delle popolazioni Rom e Sinte. Fra i presenti un Consigliere Comunale e Regionale, tre sezioni Opera Nomadi (Bologna, Ferrara, Rovigo), il Segretario della Federazione PRC di Bologna e rappresentanti di associazioni di e per immigrati.

IL CAMPO
Il ?campo sosta nomadi? è stato chiuso dopo alcuni mesi dall?assalto armato, nel 1991. L?area dismessa si trova su una laterale interna di via Gobetti. Nello spiazzo desolato, in fondo rispetto all?entrata, davanti ai residui di una costruzione, è stato eretto, nel 1994, un cippo alto un metro e mezzo con la lapide-ricordo, ma in essa diverse parole sono state divorate dal tempo. L?area è adiacente alla ex fornace ristrutturata, uno spazio residuale lontano dalle case del quartiere e per questo adatto agli insediamenti abusivi degli ultimi anni, soprattutto di Rom Romeni. Per terra si vedono ancora tracce delle ultime ruspe spacca-tutto. La zona è il quartiere Navile, più in là il Lungoreno, altro territorio di stanziamenti Rom.

L?ULTIMO SGOMBERO
Sgombero Rom dal campo di via Gobetti
Romano Lil, 19 novembre
Bologna 16 novembre. Stamani all’alba almeno 80 agenti, fra Polizia, Carabinieri e vigili urbani, hanno sgomberato un ?campo rom? alla periferia di Bologna, trasferendo in Questura ed in Caserma dei Carabinieri, 123 persone, fra cui 35 bambini e 60 donne di cui 14 donne incinte, e abbattendo tutti gli insediamenti abusivi. Il sindaco ha ordinato la “rimozione” della baraccopoli di via Bignardi e dell?area che costeggia il Navile, abitata da Rom da Romania e Bulgaria, per fare fronte ad ?una situazione di notevole rischio igienico-sanitario per le persone occupanti e per quelle che vivono e lavorano nelle aree circostanti”. Al “Marconi”, un aereo pronto a partire coi Rom espulsi, che sarebbero circa ottanta.>>>

GLI INTERVENTI
Una quarantina i presenti in una manifestazione pre-natalizia che è anche relazione e scambio fra attivisti sui Diritti Umani. Viene deposto un mazzo di fiori sul cippo poi, in maniera poco ufficiale, si susseguono alcuni interventi.

Valerio Monteventi, Consigliere Comunale, promotore dell?iniziativa.
Siamo qui per dare memoria. Eravamo, nel 1990, ai primi anni dei flussi migratori, quando è successo questo assassinio. Da tre anni a questa parte le istituzioni hanno unificato tutte le vittime della ?Uno bianca? in una sola manifestazione. Ma noi abbiamo voluto ri-prendere questo ricordo di differenze. Allora qui c?era un ?campo? per Sinti, ora è diventato “accampamento” per i Rom Rumeni che lavorano nei cantieri edili di questa città. Una città dove il confronto con i problemi dell?immigrazione avviene a suon di sgomberi e di ruspe che demoliscono baracche.
Oggi la situazione è tragica. Una novità negli sgomberi è che ogni volta è pronto, e puntuale, un aereo per deportazioni di massa in Romania. Questo è successo, per esempio, negli ultimi sgomberi di via Malfetta, con 40 persone deportate, e prima ancora con quelli di via Gobetti, da qui. In altre situazioni non vengono legittimate queste espulsioni di massa, che per la Costituzione Europea sono illegali, ma a Bologna sì: nessuna abitazione per gli sgomberati che restano, espulsioni e CTP per gli altri.
Questa caratterizzazione degli sgomberi di Bologna fa scuola ed è diventata preoccupante perché si è estesa a Napoli, Milano, Roma ed è diventata linea nazionale anche se la Romania, fra dieci giorni entrerà nella Comunità Europea.
Pensare di affrontare una situazione sociale con la forza produce solo ulteriore disagio e sofferenza. E c?è il rischio della ?normaliz-zazione? di questa pratica che produce dolore e avversità soprattut-to a donne e bambini. E? la linea politica comunale della accoglienza-disincentivazione, applicata oggi sui Rom ma pronta per essere estesa ad altri soggetti, come i tossicodipendenti ma anche ii troppi studenti dell?università fuorisede.
Non preoccupiamoci perché siamo in pochi, perché i Rom sono vittime ?diverse? e verso di loro ci sono ancora fortissimi pregiudizi. Cer-chiamo di tenere aperto un discorso sui ?diversi?, di fare cambiare linea politica, perché una città ?aperta? si misura sulle situazioni più difficili. In queste situazioni dove c?è meno libertà e meno demo-crazia. Lottiamo per riportare la democrazia a Bologna.

Per Roberto Costa, presidente di Rovigo Opera Nomadi, la ?que-stione Rom? è la questione morale del Paese e dell?Europa: anche nel 2005 i Rom/Sinti sono le popolazioni più discriminate e sottoposte ad atti di violenza razziale dell?Unione Europea. Le associazioni e chi si occupa della tutela dei Diritti Umani, nello spirito della Dichia-razione dei Diritti dell?Uomo, dovrebbero mettere al primo posto que-sta ?questione?. Ma anche a ?sinistra? occorre una sorta di alfabe-tizzazione, per ridurre i pregiudizi verso i Rom/Sinti. La campagna politica lanciata tre anni dall?Opera Nomadi per abolire sia i Campi Nomadi che i CPT, luoghi di esclusione e segregazione razziale, non ha fatto molti proseliti. Occorre rilanciare la lotta sui Diritti, a partire dagli ultimi, perché lì c?è la ?misura? della nostra società, lì possiamo crescere, assieme con le nostre specificità.

?Da 30 anni lavoriamo a Bologna per il rispetto dei diritti umani, ma che sia effettivo ? interviene Antonia Dattilo, presidente della sezio-ne di Bologna dell’Opera Nomadi. Gli sgomberi dei Rom sono inutili e sono inumane le condizioni in cui vivono. Noi, come Opera Nomadi locale, ci siamo, lo abbiamo detto più volte ed abbiamo dato la nostra disponibilità totale alle istituzioni come mediatori attivi, ma non ci considerano. Siamo qui, oggi, per ribadire il nostro impegno, perché i Diritti Umani siano rispettati a partire dal diritto di scuola dei bambini che è negato perché non hanno libri, magari distrutti dalle ruspe comunali, e quando li hanno vivono sotto una tenda di nylon. Cerchiamjo di stare vicino soprattutto ai bambini ed alle donne. Ma siamo tornati indietro nel tempo, dal 1979, c?è una regressione molto forte, nei ?campi? manca solo la recinzione di filo spinato?.

Gianluigi Borghi, Consigliere Regionale Verdi.
Penso che già oggi, anche se pochi, ci siamo come Istituzioni. I Rom/Sinti sono la ?chiave? per essere accoglienza, perché nei loro confronti c?è più sovente l?esclusione. L?accoglienza e la con-divisione vera si misurano anche, e soprattutto, con queste Comunità. Ma per fare questo è necessaria una sostanziale revisione della legislazione nazionale che permetta di attuare una ?relazione? diversa. Non rassegniamoci, proviamo a rendere più solide le nostre reti di associazioni per influire nella politica. Perché la possibilità vera e reale delle politiche sociali si verifica nell?inclusione di Rom e Sinti.

?Secondo noi è molto grave la discriminazione verso le popolazioni Rom e Sinte – spiega Sebastian Zlotea, della LEga Per i Diritti delle Persone Comunitarie, Extracomunitarie e dei Rifugiati Politici di Bo-logna. ? Il nostro compito è di sostenere anche queste ultime fami-glie sgomberate, perché il Comune non si sta muovendo per niente su un percorso di integrazione. Non c?è alcuna volontà politica, del Comune, di fare accoglienza. Lo sgombero dei Rom di via Malvezza, del 14 dicembre scorso, ed il trasferimento di alcune famiglie a Paderno, alla lontana periferia di Bologna, difficile da raggiungere, attua una vera e propria violazione dei diritti dei bambini che sono impediti a continuare la scuola. Occorre passare ed attuare denunce non formali perché la violazione sui Diritti Umani è praticata ormai da anni a Bologna?.

In fotografia: Valerio Monteventi durante la perorazione per le vittime

Riferimenti: A Bologna per ricordare

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A Bologna: sabato 23 dicembre ore 11

22 Dicembre 2006 Commenti chiusi

Presidio/manifestazione, con le bandiere, in via Gobetti, quartiere Navile, davanti al cippo che ricorda Rodolfo Bellinati e Patrizia Della Sentina: ?Cari amici di Romano Lil, idealmente con voi per la commemorazione dei Sinti assassinati dai criminali della “Uno bianca”. A tutta la redazione i miei personali auguri di buon Natale. Giovanni Carbone, Ufficio Stampa DS, Regione Campania.

Riferimenti: A Bologna per ricordare

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A Bologna per ricordare i Sinti uccisi dalla ?Uno bianca?

20 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Bologna 23 dicembre 2006, ore 11. Manifestazione/presidio in via Gobetti, davanti al cippo che ricorda l?assassinio di Rodolfo Bellinati e Patrizia Della Sentina, Sinti Emiliani, assassinati il 23 dicembre 1990 dai criminali della ?Uno bianca?. Manifestazione per ricordare che le persecuzioni verso i Rom/Sinti continuano a suon di sgomberi, deportazioni, incendi, anche nella Bologna della ?legalità? dell?anno 2006: una città che si vorrebbe ?normalizzata? a spese e sulla discriminazione di immigrati e Rom.
Un presidio ?civile? per riprendere memoria e ri-cor-dare, perché la perdita di memoria produce violenza: di-menticare vuol dire fuori di mente, fuori di testa

L?ASSALTO AL ?CAMPO NOMADI?
A Bologna, il 23 dicembre del 1990, due Sinti Emiliani vengono uccisi e due Rom rimangono ferite in un assalto a colpi di arma da fuoco da parte della banda della ?Uno bianca? contro il ?campo sosta nomadi? in via Gobetti. I morti furono Rodolfo Bellinati, 27 anni e Patrizia Della Santina di 34 anni. A restare ferite in maniera grave furono anche una bambina e una Romnì Jugoslava.
Al campo di via Gobetti vivevano in roulotte circa 250 persone: Sinti Emiliani e Rom di provenienza slava.

LA BANDA DELLA FIAT UNO BIANCA
Bologna, novembre 1994. Arrestati i criminali che a bordo di una Fiat Uno bianca avevano terrorizzato la città e la regione, lasciando un’impressionante scia di sangue: nel periodo compreso tra la metà del 1987 e l’autunno del 1994 vennero uccise 24 persone e ferite oltre 100 a Bologna, nella Romagna e nelle Marche. Gli imprendibili assassini erano che poliziotti, rappresentanti delle forze dell’ordine che invece di proteggere la gente avevano scelto la strada del crimine e della de-strabilizzazione politica: rapinando banche, uffici postali e supermercati, sparando a testimoni, ad agenti delle forze dell?ordine o a chi, come unica colpa, era nomade o extracomunitario.

Nella notte tra il 21 e il 22 novembre ’94 le Forze dell?Ordine arre-stano Roberto Savi, assistente di polizia in servizio alla centrale operativa della Questura di Bologna. Nei giorni seguenti, uno a uno, vengono bloccati gli altri componenti della banda: il 24 novembre e il 26 novembre, Fabio e Alberto Savi, fratelli di Roberto, rispetti-vamente, camionista e poliziotto al Commissariato di Rimini; il 25 Pietro Gugliotta, agente in servizio alla centrale operativa della Que-stura; e la notte tra il 28 e il 29 Marino Occhipinti, vicesovrintenden-te della sezione narcotici della Squadra mobile, e Luca Vallicelli, agente scelto alla scuola della Polstrada di Cesena.

L?attività della banda era iniziata il 19 giugno ’87 con un assalto a un casello autostradale, seguito da altre cinque rapine a caselli auto-stradali. Il 19 febbraio ’88 la banda uccide una guardia giurata a Casalecchio di Reno. Seguono altre rapine sanguinose, spesso compiute per portar via un bottino modesto, compreso un assalto con esplosivo a un ufficio postale del capoluogo emiliano. Il 20 aprile ’88 uccidono a Castel Maggiore, nell’ hinterland, due carabinieri in servizio di perlustrazione, Cataldo Stasi e Umberto Erriu. Il 6 ottobre 1990 uccidono Primo Zecchi perché stava prendendo il numero di tar-ga della Uno in fuga. Il 23 dicembre 2000, assaltano sparando il ?campo nomadi? di via Gobetti, a Bologna: uccidono due Sinti, Rodolfo Bellinati e Patrizia Della Sentina e feriscono una bambina ed una donna Rom. Il giorno dopo l’attentato, in questura, una delle donne del campo, chiamata a testimoniare, riconosce nel poliziotto Fabio Savi l’autore dell’agguato. Nessuno le dà ascolto. Il 4 gennaio ’91 al quartiere Pilastro di Bologna, gli assassini della ?Uno bianca? uccidono altri tre carabinieri, Andrea Moneta, Mauro Mitilini e Otello Stefanini. L’ultima impresa è del 21 ottobre ’94 con due feriti (uno grave) alla BNA di Bologna.

Sabato 23 dicembre alle ore 11
MANIFESTAZIONE/ PRESIDIO
Nell’anniversario dell’assassinio dell’Uno Bianca,
davanti al cippo di via Gobetti (quartiere Navile)

C’era una volta un maledetto re che voleva far scomparire tutti i Rom perché avevano un’aria diversa dalla sua e da quella dei suoi parenti, perché parlavano in modo che lui non capiva, e questo lo faceva arrabbiare. Tuttavia, sterminare degli innocenti all’epoca moderna non è una bella cosa. Così il re decise di fare dei Rom dei criminali. Sterminare i criminali è tutt’altra cosa?

Se esiste un?identità europea, un popolo senza altra patria che non sia il Continente, questo è il popolo rom, la minoranza più numerosa, gli ?indiani?, dell?Unione Europea. Il lungo viaggio dei Rom ha inizio nel V secolo in India ma entra in un labirinto di discriminazione nell?Europa del XV secolo: cinquecento anni di persecuzioni che non hanno trovato epilogo nel ?Porrajmos? nazi-fascista, ma che continuano nella nostra era.

Tra le carte di Norimberga, un solo paragrafo è dedicato al genocidio di Rom e Sinti, eppure gli zingari furono, assieme agli Ebrei, le cavie designate della follia nazista. Il ?Porrajamos? è il termine che in lingua “romanì” descrive l’annientamento, il divoramento di queste popolazioni: infatti dal 1940 al 1945 nei campi di sterminio e nell?Europa nazi-fascista vennero uccisi 500 mila zingari.

A Bologna, il 23 dicembre del 1990, due Sinti furono uccisi e altri due rimasero feriti in un assalto a colpi di arma da fuoco contro il ?campo sosta? di via Gobetti. I morti furono Rodolfo Bellinati, 27 anni e Patrizia Della Santina di 34 anni. A restare ferite in maniera grave furono anche una bambina e una donna jugoslava.
Al ?campo? di Via Gobetti vivevano in roulotte circa 250 persone: Sinti Emiliani e Rom di provenienza slava. L’attentato non colpì solo gli zingari, ma era rivolto anche contro chi, in città, aveva aperto la discussione sulle possibili soluzioni abitative e di accoglienza per gli immigrati che facevano parte della prima consistente ondata di migrazione nei nostri territori. Quell?attentato seguì la logica di colpire i più deboli fra i deboli, ma “avvisava” anche chi tentava di affrontare le nuove questioni sociali della città.

Anche nel 2005, secondo il rapporto dell?Unione Europea, i Rom sono la popolazione più discriminata e più sottoposta ad atti di violenza razziale d?Europa.

Oggi nella Bologna delle “legalità” e delle ordinanze anti-manife-stazioni si soffre ancora per abbandono e per freddo, oggi in una città che si vorrebbe “normalizzata” si continua con la logiche dello sgombero che producono altre sofferenze ed emergenze:
- 15 Novembre 2006: sgombero del campo di via Gobetti.
- 17 novembre 2006: incendio al campo di via Scandellara.
- 7 dicembre 2006: espulsione dal campo nomadi comunale di via della Volta di due famiglie serbe.
- 14 dicembre 2006: sgombero di 50 Rom dal casale di via Malvezza.
- 15 dicembre 2006: arrivano le lettere di sfratto a 5 famiglie serbe presenti nel campo profughi del Trebbo.

Alcuni sgomberi sono stati firmati dal Sindaco, altri dalla Procura della Repubblica, altri ancora dal Direttore dei Servizi Sociali del Comune, ma la trama è quasi sempre la stessa: le deportazione di massa (alla vigilia dell?acquisizione, da parte degli immigrati rumeni, della cittadinanza europea), il foglio di via, il CPT, il carcere per chi non ha ottemperato ad un precedente decreto di espulsione.
Gli sgomberi creano situazioni di emergenza umanitaria e non risolvono alcun problema. Non si possono mettere per strada centinaia di persone, private di tutto ciò che possedevano, senza alcun luogo dove dormire, senza la possibilità di sfamarsi e provvedere alle proprie esigenze indispensabili, e disinteressarsene completamente.
Solo grazie all’intervento di volontari e associazioni il disastro sociale causato dagli sgomberi non si è trasformato in tragedia. Ma il volontariato non può essere la scialuppa di salvataggio quando le politiche “disincentivanti” dell’amministrazione comunale sono fatte a scapito della salute, della dignità e dei diritti di centinaia di persone.
Continuare a mentire, continuare a sostenere che i servizi sociali funzionano e che le persone sono state tutelate nei loro diritti inviolabili, serve solo a rendere più evidente a tutti che “il re è nudo”.

Ma dopo Bologna, anche a Milano e a Roma le Polizie Municipali e quelle di Stato si sono travestite da Babbi Natale, ma, invece delle renne, sono arrivati con le benne a demolire furgoni e roulotte, sotto gli occhi disperati di poverissime famiglie, donne e bambini, che hanno visto distruggere senza pietà le loro dimore coi pochi averi.
A dimostrare che le responsabilità di questa “nuova tragedia umanitaria” non sono imputabili solo alla Giunta Cofferati. Vengono confermate delle direttive politiche dell’attuale governo nazionale che, fino ad ora sta rendendo operativi tutti gli aspetti più odiosi di una legge come la Bossi-Fini che, anche per il Commissario Onu per i Diritti Umani è ?ispirata dalla filosofia di scontro di civiltà? e ?incita alla discriminazione e alla criminalizzazione degli immigrati?.
Non sono ancora visibili tracce concrete verso l?abrogazione di questa legge ignobile, ma anche le “modifiche migliorative” sembrano scomparse. E non stiamo parlando della chiusura dei CPT (che ormai vedremo nell’anno del mai), ma di provvedimenti che contrastino i processi di clandestinizzazione che la normativa in vigore produce.

Per tutte queste ragioni, proponiamo alle ?reti di movimento?, alle associazioni di volontariato, alle associazioni pro Rom/Sinti del territorio nazionale, alle forze politiche della sinistra radicale, alle organizzazioni sindacali di partecipare:

SABATO 23 DICEMBRE ALLE ORE 11
nell’anniversario dell’assassinio dell’Uno Bianca,
davanti al cippo di via Gobetti (quartiere Navile)
alla manifestazione/presidio

- in solidarietà alle popolazioni rom, contro la violazione dei diritti e della dignità dei migranti;
- contro la politica degli sgomberi che spostano i problemi e li aggravano nella loro dimensione umana e sociale;
- per l’immediato allestimento di strutture adeguate a fronteggiare le emergenze ma anche a superarle, attraverso politiche non più repres-sive ma di integrazione e con lo stanziamento dei fondi necessari.

OGGI CHE LA MEMORIA POTREBBE PERDERSI, RIPRENDIAMOLA PER TORNARE A RAGIONARE E LOTTARE.

Si chiedono adesioni ed eventuale sottoscrizione dell’appello:
segreteria di Valerio Monteventi, comune di Bologna, tel. 051-203871

Elenco delle prime adesioni :
Opera Nomadi Nazionale; Associazione ABNA’AL ARD (figli della terra); PRC Federazione di Bologna; Tiziano Loreti (Segretario della Federazione PRC di Bologna); gruppo consiliare Comune di Bologna SOCIETA’ CIVILE – IL CANTIERE; Roberto Sconciaforni (capogruppo gruppo consiliare Comune di Bologna PRC); Nazzarena Zorzella per ASGI; Opera Nomadi sezioni di: Modena, Ferrara, Reggio Emilia, Pisa e Marche; Coordinamento Regionale Veneto Opera Nomadi?

In fotografia: la lapide in via Gobetti a Bologna

Riferimenti: Bologna ricorda i Sinti uccisi dalla ?Uno bianca?

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Fano, i Servizi Sociali sequestrano bambino rom

19 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Fano, Pesaro, 7-16 dicembre. Appello Opera Nomadi, Locale e Nazionale, per la restituzione del dodicenne rom sequestrato, dal 13 settembre, dall?Assessorato Servizi Sociali alla propria famiglia ed impedito a ricevere la visita della madre. Restituzione perché già dalle settimane successive al ?rapimento? la famiglia ha trovato domicilio in un?abitazione idonea per madre, bambino e quattro fratelli.

LA STORIA
Nella città di Fano, provincia di Pesaro-Urbino, è insediata sin dal 1990, una comunità Rom, composta da 4 nuclei familiari per un totale di circa 30 persone, tutte legate da rapporti parentali. Da tempo è in atto un processo di integrazione e di inserimento nella comunità di Fano, aiutato dall?impegno della Chiesa locale e di diverse asso-ciazioni di volontariato. Ma nonostante questo impegno l?Ammini-strazione Comunale di Fano ha adottato un comportamento duro e spesso intimidatorio nei confronti della comunità rom. L?Assessorato ai Servizi Sociali non ha mai smesso di esercitare le proprie pressioni e intimidazioni per allontanare la Comunità Rom dal territorio arrivando alla chiusura del ?campo di accoglienza? e sgombero da una abitazione. Successivamente l?Assessorato ha fatto intervenire il Tribunale dei Minori di Ancona per sottrarre alla madre Nadija il figlio dodicenne Roberto con la motivazione che la madre non era in grado di garantire al minore condizioni di vita idonee.
Il bambino che frequentava regolarmente la classe 5 elementare, è stato prelevato da scuola dai Vigili Urbani nella mattinata del 13 Settembre 2006 all?insaputa della madre che, infatti si è recata, come ogni giorno, ad attendere, questa volta vanamente, il figlio, che è stato condotto in una comunità di accoglienza non meglio precisata. Da quella data è stato impedito in ogni modo alla madre di vedere il proprio figlio, anche il giorno del suo dodicesimo compleanno.
Nelle settimane successive all?allontanamento del bambino dalla madre, è stato possibile reperire un?abitazione idonea ad accogliere madre, bambino e quattro fratelli.
Facciamo perciò appello alle SS.LL. perché intervengano presso le competenti Autorità perché sia concesso, come ad ogni essere umano, alla madre naturale di riportare in famiglia il proprio figlio per vivere dignitosamente insieme ai fratelli nella casa adeguatamente e appositamente allestita.

La petizione
MINORE ROM DI FANO SOTTRATTO ALLA FAMIGLIA DALLE ISTITUZIONI

RICHIESTA di INTERVENTO URGENTE
Al SottoSegretario di Stato Ministero Giustizia Senatore MANCONI
Alla SottoSegretaria di Stato Ministero Interno On.le LUCIDI
Alla SottoSegr.ia di Stato Ministero Solidarietà Sociale On.le De Luca
Alla SottoSegr.ia di Stato Ministero Pari Opportunità On.le LINGUITI

Premesso che nella città di Fano, provincia di Pesaro-Urbino, è insediata sin dal 1990, una comunità Rom, proveniente dai Paesi della ex Jugoslavia (Kosovo, Repubblica Autonoma Serba, Repubblica Croata, regione di Slavonia-Vukovar) composta da 4 nuclei familiari per un totale di circa 30 persone, tutte legate da rapporti parentali;
Premesso che è da tempo in atto un processo di integrazione e di inserimento nella comunità di Fano, aiutato dall?impegno della Chiesa Locale, dell?Opera Nomadi delle Marche, dell?Anolf e delle Associazioni di volontariato;
Premesso che nonostante questo impegno congiunto l?Ammini-strazione Comunale di Fano ha adottato un comportamento duro e spesso intimidatorio (comprese la minaccia di togliere i figli minori alle madri) nei confronti della comunità rom, sino alla chiusura forzata del campo di accoglienza in via Ingualchiera.

Ciononostante
chiesa locale e associazioni sono riusciti a realizzare un piano graduale di inserimento in abitazioni.

Tuttavia
l?Assessorato ai Servizi Sociali non ha mai smesso di esercitare le proprie pressioni e intimidazioni per allontanare la comunità rom dal territorio fanese, sino a far intervenire l?Azienda Sanitaria Locale per sgomberare l?abitazione ove in via temporanea, in attesa di un?abi-tazione adeguata, risiedevano una mamma con 7 figli.
Ma l?azione dell?Assessorato non si è placata. Anzi è proseguita sino ad esprimere il massimo di ostilità ed avversione, giungendo a far intervenire il tribunale dei minori di Ancona per sottrarre alla madre Nadija … il figlio dodicenne Roberto …, con la motivazione che la ma-dre non era in grado di garantire al minore condizioni di vita idonee;
Il bambino che frequentava regolarmente la classe 5 elementare, come dimostra la certificazione rilasciata dal Dirigente Scolastico, è stato prelevato da scuola dai vigili urbani nella mattinata del giorno 13 Settembre 2006 all?insaputa della madre che infatti si è recata, come ogni giorno, ad attendere, questa volta vanamente, il figlio all?uscita di scuola.
Si è poi appreso, dalle scarne notizie trapelate dall?Assessorato ai Servizi Sociali, che il bambino era stato condotto in una comunità di accoglienza non meglio precisata.
Da quella data è stato impedito in ogni modo alla madre di vedere il proprio figlio, anche il giorno del suo dodicesimo compleanno.
Sopruso gravissimo poiché il bambino non si era mai allontanato dalla propria famiglia.

Premesso ancora che
nelle settimane successive all?allontanamento del bambino dalla madre, con l?aiuto della Chiesa locale, dell?Opera Nomadi delle Marche, dell?Anolf e delle Associazioni di volontariato è stato possibile reperire un?abitazione idonea ad accogliere madre, bambino e quat-tro fratelli di cui due assunti nelle aziende locali a tempo indeterminato;

facciamo appello alle SS.LL.
perché intervengano presso le competenti Autorità perché sia concesso, come ad ogni essere umano, alla madre naturale di riportare in famiglia il proprio figlio per vivere dignitosamente insieme ai fratelli nella casa adeguatamente e appositamente allestita.

Fano (Pesaro), 7 Dicembre 2006
Il Presidente, Arif Tahiri
Il Segretario, GianLuigi Storti

Opera Nomadi Marche
Sezione di Fano (Pesaro-Urbino)
Via Porta Rimini 11 61100 Pesaro
Tel. 0721-380510 Fax 0721-30212
E-mail operanomadi.marche@libero.it

OPERA NOMADI AL COMMISSARIO DIRITTI UMANI ONU
Roma, 16 Dicembre 2006

Il Consiglio Nazionale dell?Opera Nomadi, riunitosi in data 16 di-cembre 2006 in Roma Via di Porta Labicana 59, alla presenza del Presidente della Sezione Marche, Arif Tahiri, ritiene una grave viola-zione dei Diritti dell?Uomo quanto perpetrato dal Comune di Fano (Pesaro) ? con carattere continuativo da parte dell?Ente Locale in questione, ai limiti della persecuzione razziale ed ideologica nei confronti della Minoranza Rom di FANO ? e dal Tribunale dei Minori competente.
L?Opera Nomadi invierà tale denuncia al Commissario per i Diritti Umani dell?ONU in Ginevra, ma è certa che i Sotto-Segretari in indi-rizzo interverranno perché il minore Rom sopradetto venga imme-diatamente restituito alla sua legittima famiglia affinché riprenda la frequenza scolastica e la sua normale vita quotidiana all?interno del suo nucleo familiare che ha ampiamente dimostrato di saper badare alla educazione ed alla formazione del bambino.

Il Presidente Nazionale, Dr Massimo Converso
La Vicepresidente Nazionale, Prof.ssa Renata Paolucci

Opera Nomadi, Consiglio Nazionale
Ente Morale (D. P. R. 26/3/1970 n. 347)
Viale di Porta Labicana, 59 ?00185 Roma
Tel.: 06/44704749- fax 06/49388168
E-mail: operanomadinazionale@virgilio.it

_____memoria_______________memoria_____________________

?Mamma, li vigili del tribunale dei minori!?
Romano Lil, 21 settembre
Fano, 21 settembre. Anolf Pesaro e Opera Nomadi Marche si rivolgono anche al Prefetto contro la sottrazione di un minore rom alla propria famiglia, per inserirlo in un istituto, decisa da parte del tribunale dei minori di Ancona. Il fatto è avvenuto martedì scorso alla scuola elementare ?Corridoni? dove il bimbo di 12 anni è stato por-tato via dai vigili, di fronte agli occhi attoniti dei compagni di classe. In questa ?rappresaglia? scolastica si ravvisano gravi violazioni della dignità del bambino da parte del sedicente Tribunale dei Minori (con le maiuscole) e dei Vigili di Fano.
Quello dei ?nomadi? a Fano è un problema che, soprattutto negli ultimi mesi, ha fatto molto discutere e l?Anolf di Pesaro e l?Opera Nomadi Marche continuano a criticare le scelte operate dall?am-ministrazione comunale, dopo aver cercato un costruttivo confronto sempre rifiutato: ?Le continue minacce fatte dal Comune di allon-tanamento e di sottrazione dei figli, dimostrano l?assoluta incapacità di comprendere le esigenze della comunità e un esercizio distorto e autoritario del potere?.>>>

Nessuno tocchi le famiglie Rom di Fano
Romano Lil, 10 agosto
Comunicato Opera Nomadi Marche e Anolf di Pesaro: ?Ad ogni stagione ritornano le polemiche, insieme ai tentativi di allon-tanamento della comunità rom dal territorio di Fano. La soluzione del problema non può essere l?allontanamento forzato. Le famiglie non saprebbero dove andare: a Fano hanno i loro affetti e al cimitero hanno ormai i loro morti. Non è un problema di ordine pubblico è un problema sociale. La strada che vediamo praticabile è quella di un impegno congiunto tra le istituzioni, le associazioni e la comunità Rom. Torniamo a dire che le risposte devono essere il lavoro e le politiche di integrazione. 42 Rom residenti da anni a Fano, cittadina di 60.000 abitanti, non possono essere un problema?.>>>

Nella “cartolina” da Fano: l’assessore ai Servizi Sociali Uguccioni ed il Sindaco Aguzzi

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Sgomberi da Milano: il gioco delle parti

17 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Milano, 17 dicembre. Comunicato dell’Opera Nomadi, sezione di Milano, sullo sgombero di giovedì 14: ?Come in un ?gioco delle parti?, i rappresentanti di Prefettura, Provincia, Comune e Casa della Carità che fino a ieri sedevano insieme al tavolo interistituzionale per disegnare le nuove politiche di accoglienza rivolte ai rom, si dicono ?sorpresi? o del blitz improvviso o delle conseguenze che ha provocato, riposizionandosi attorno alle proprie sensibilità e al diverso modo di considerare l?insieme della problematica. In buona sostanza un ?incidente di percorso?, che naturalmente non bisogna ripetere, ma che lascia le cose così come sono, anche per il futuro?.
Nel prossimo futuro è in preparazione un Piano di Intervento Comunale che prevede un ?Patto di socialità e legalità? da parte delle comunità rom e sinte, in cambio di una adeguata “assistenza e ospitalità”.
Un progetto per assicurare vivibilità e sostegno, seguito da vicino da associazioni del volontariato e forze dell?ordine, che coniughino sicurezza con solidarietà.

Comunicato Opera Nomadi Milano
IL GIOCO DELLA PARTI

Lo sgombero di giovedì 14 Dicembre di una piccola comunità di rom rumeni in via Ripamonti a Milano, riaccende le polemiche sulla presunta ?emergenza nomadi? in città.
Come in un ?gioco delle parti?, i rappresentanti di Prefettura, Pro-vincia, Comune e Casa della Carità che fino a ieri sedevano insieme al tavolo interistituzionale per disegnare le nuove politiche di accoglienza rivolte ai rom, si dicono ?sorpresi? o del blitz improvviso o delle conseguenze che ha provocato, riposizionandosi attorno alle proprie sensibilità e al diverso modo di considerare l?insieme della problematica.
In buona sostanza un ?incidente di percorso?, che naturalmente non bisogna ripetere, ma che lascia le cose così come sono, anche per il futuro.
Ma in cosa consistono le iniziative che ?bollono in pentola??
Da mesi, è in preparazione un Piano di Intervento Comunale che si fonda sulla sottoscrizione di un ?Patto di socialità e legalità? da parte delle comunità rom e sinte, in cambio di una adeguata assistenza e ospitalità.
Le linee fondamentali del piano prevedono: la creazione di piccoli campi che non superino le 100 ? 150 presenze; il censimento per chi abbia titolo a rimanere in Italia; aiuti umanitari affidati a gruppi di volontariato; la realizzazione di una graduatoria dei regolari che saranno poi sistemati nei campi.
Campi che saranno gestiti attraverso un Regolamento che fissa alcuni impegni essenziali, come l?obbligo di mandare i figli a scuola, inserirsi nel mondo del lavoro, garantire la pulizia del territorio contro il degrado, ?denunciare? le situazioni di illegalità ecc.
Un percorso ?ben chiaro? che assicuri vivibilità e sostegno, seguito da vicino da associazioni del volontariato e forze dell?ordine, che coniughino sicurezza con solidarietà.
Com?è ovvio, alcune di queste enunciazioni sono genericamente condivisibili o quantomeno non esclusivamente riferibili ai rom in quanto tali, ma ai comportamenti civili che dovrebbero tenere tutti i cittadini e le stesse Istituzioni.
Altri aspetti, la maggior parte, andrebbero analizzati con più attenzione, perché ripropongono un?idea stantìa di assimilazione, controllo e assistenzialismo, nel più completo immobilismo culturale.
L?idea di costruire ?campi nomadi? (o villaggi della solidarietà) di 100 ? 150 persone è, ad esempio, ormai ampiamente superata nella società, per la consapevolezza degli insufficienti benefici che ne derivano e per il significato di separazione sociale che li accom-pagnano, ma è anche respinta dalla maggioranza delle stesse comunità rom e sinte che appena possono ne rifuggono.
Non si possono poi ignorare le modalità di partecipazione e condivisione del progetto che i proponenti dichiarano essere la pre-messa per ogni intervento.
Di sicuro queste non riguardano i diretti interessati, cioè i rom, del tutto ignari di quanto sopra, ma nemmeno l?arcipelago di piccole o grandi associazioni che da anni se ne occupano sul territorio, ugualmente escluse anche se citate per convenienza, che se vorranno continuare ad operare in questo settore erogando servizi, dovranno sottostare alla medesima logica politica subalterna e ricattatoria.
Un?ultima considerazione riguarda la presunta offerta di luoghi di ospitalità: non ve ne sono, né di nuovi né all?orizzonte, nemmeno nell?area provinciale, dove il rinnovamento politico dell?ammi-nistrazione aveva creato molte aspettative.

Opera Nomadi Milano
Ente Morale DPR n. 347 del 26.3.1970
Via Archimede n. 13 20129 Milano
Tel 0284891841 – 3393684212
E-mail: operanomadimilano@tiscalinet.it

Riferimenti: Gli sgomberi dei Rom per Natale

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Villanova: ?apartheid? scolastico per Rom

15 Dicembre 2006 Commenti chiusi

Villanova Marchesana (Ro), 15 dicembre. "Vogliamo che la scuola per soli bambini rom diventi un laboratorio nazionale, qualcosa di utile da proporre in altre situazioni", è quanto dichiara il sindaco Pizzi in una riunione sulla scuola elementare del piccolo paese polesano. Una scuola "appartata" per alunni rom perché i pochi italiani sono stati iscritti nei paesi vicini con la scusa che la presenza straniera rallentava l‘apprendimento. Al secondo anno di attività l"apartheid" scolastico di Villanova viene proposto come laboratorio pedagogico per il 2000: come una nuova "lacio drom".

LE CLASSI SPECIALI per "zingari" (Lacio drom) e handicappati furono istituite dallo Stato Italiano nel 1965 per favorire l‘approccio scolastico a queste minoranze. Nel 1982 furono soppresse perché le finalità erano cambiate e le parole d‘ordine della scuola divennero INTEGRAZIONE E INTERCULTURA: i ragazzi "diversi" vennero integrati con gli altri pensando questa integrazione come vera e propria risorsa educativa anche per i ragazzi "normali".

LA SCUOLA. PROPOSTE PER UNA PEDAGOGIA INTERCULTURALE
Villanova Marchesana (Ro), 11 settembre 2006. Per il secondo anno consecutivo 19 alunni rom sono ghettizzati in una scuola elementare, divisi in due pluriclassi di I-II-III e IV-V, perché gli italiani iscrivono i figli nei paesi vicini. Il sindaco: "Non chiudiamo, preferiamo aiutare l’integrazione". Villanova è un piccolo paese di 1200 abitanti in una zona rurale a 20 km. da Rovigo.
Per il secondo anno consecutivo un comitato promotore, guidato da Opera Nomadi
-in tutto dieci persone, ha tentato di opporsi a questa scuola-ghetto del duemila, unica in Italia, con varie attività, confe-renze-stampa, convegni, presidi didattici e proposte di superamento.
L’Opera Nomadi ha elaborato un progetto per favorire l’inserimento sociale e l’integrazione scolastica degli alunni rom di Villanova che ha presentato al Prefetto di Rovigo ed al sindaco di Villanova Marchesana: in esso si ipotizza la suddivisione degli alunni in quattro gruppi che, con insegnante allegata, verrebbero destinati nelle scuole elementari dei paesi vicini che fanno parte dello stesso Istituto Comprensivo. Quattro gruppi mirati che possono essere inseriti senza troppe difficoltà nelle classi adatte: per creare classi miste e non differenziate. Con supporto di mediatori culturali ed attività di animazione pomeridiana. I soldi di risparmio che derivano dalla chiusura della scuola verrebbero utilizzati per il pulmino che accompagna i ragazzi nei paesi vicini e per le attività di integrazione.

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Gli sgomberi dei Rom per Natale

15 Dicembre 2006 1 commento


?Natale con i tuoi?, è l?invito che nel rigido inverno arriva ai Rom Romeni dalle sazie città di Bologna e Milano. I Babbo Natale della Polizia arrivano con furgoni e ruspe, sgomberano cascine e demoliscono baracche, deportano i Rom in caserma: i regolari in Italia ed agli irregolari un biglietto aereo per il ritorno in Romania. Si tratterebbe dell’operazione “Natale sicuro e panettoni in Patria” promossa dal Ministero dell’Interno come segno di accoglienza in previsione dell’imminente ingresso della Romania nella Comunità Europea (di nome e con le maiuscole).

BOLOGNA SGOMBERA 50 ROM ROMENI
Pronto un aereo per riportarne buona parte in Romania

Bologna, 14 dicembre. Alle 5.30 di questa mattina Carabinieri e Po-lizia hanno sgomberato una cinquantina di rom romeni che si erano rifugiati nella casa colonica di via Malvezza a Bologna. I Rom erano giunti nel casolare di via Malvezza in parte in seguito allo sgombero della struttura Galilei il 4 agosto scorso, e in parte dallo sgombero di un mese fa della comunità rom romena di via Gobetti (123 persone sgomberate tra cui 35 bambini), ordinato sempre dalla giunta Cofferati.
Nel casolare si sono ritrovate 56 persone a vivere in condizioni mal-sane e di estrema precarietà, date dall?assenza dell?acqua corrente, di servizi igienici e del riscaldamento, dalla presenza di ratti, e dall?assenza di ogni minimo arredo. Molte persone -quasi tutte donne, gravide e con figli, tra cui 5 neonati- si sono sistemate nella “stalla” del casolare, dove dormivano per terra, senza materassi, con una temperatura notturna molto rigida. Il resto delle persone si sono accampate nelle stanze dell?abitazione, riscaldate con fumosi bracieri di latta o con ciocchi di legna.
All’arrivo delle Forze dell’Ordine le 56 persone, coi tanti bambini piccoli, donne incinte e persone malate, sono state caricate su due pullman della polizia e portate nella caserma dei Carabinieri di viale Panzacchi per accertamenti che, probabilmente, si concluderanno con l?espulsione di una buona parte di questi futuri cittadini dell?Unione Europea.
Ma, tenendo conto della composizione del gruppo di rom fermati, è evidente che non potranno essere tutti espulsi. Dieci persone, tra cui sei bambini, sono infatti già state dichiarate non espellibili e sono state rilasciate, pur non avendo una casa dove dormire.
“La maggior parte delle persone sono donne e bambini – sottolinea il consigliere comunale del Prc Valerio Monteventi -; sono stati caricati su due pullman e portati chissà dove (forse è già pronto un aereo per rispedirli in Romania). Quello che è certo è che nessuno dei servizi sociali del Comune era presente al momento dello sgombero per assistere i bambini e le donne incinta e, neppure ora, in caserma si è fatto vivo qualcuno.
”Si e’ trattato di una vera e propria deportazione”, continua il consigliere comunale indipendente, eletto nelle liste del Prc, che parla di una ”situazione vergognosa: a Bologna e’ in corso un processo di regressione e d’imbarbarimento, di perdita di ragioni fondamentali come solidarieta’, comprensione, umanita”’.
”Dunque, con una rapidita’ quasi stupefacente, – prosegue Monte-venti – le Istituzioni di questa citta’ hanno voluto rispondere alle associazioni di volontariato che nelle scorse settimane avevano prestato soccorso ai rom non con interventi sociali ma, come al solito, con la violenza degli sgomberi”
Bologna, Polizia sgombera 50 rom da casolare in via Malvezza
IGN- Emilia Romagna, 14 dicembre
Bologna ? Ancora un altro sgombero contro cittadini romeni
MP Bologna, 14 dicembre

Lega Nord: ”Grazie a Pini e forze dell’ordine per sgombero rom”
romagnaoggi.it, 14 dicembre
Bologna, 14 dic. – (Adnkronos) – ”Vogliamo ringraziare le forze dell’ordine per lo sgombero dei 50 rom avvenuto stamattina in via Malvezza a Bologna, ma anche l’onorevole del Carroccio Gianluca Pini che lunedi’ scorso ha fatto un sopralluogo nella zona e ha de-nunciato la situazione. Questa operazione dimostra che se c’e’ la volonta’ e la determinazione i problemi si possono risolvere”.

MILANO SGOMBERA 100 ROM ROMENI
Si tratta di Rom regolari fra cui almeno 30 bambini

Milano, 14 dicembre 2006 – Su richiesta del costruttore Ligresti (pro-prietario dell’area), la polizia sgombera senza preavviso il campo nomadi di via Ripamonti, estrema periferia a sud della città: le ruspe demoliscono le baracche dell?insediamento abitato da un anno e mezzo. Secondo quanto si apprende dagli operatori della Casa della Carità, presenti sul posto, si tratta di cento rom romeni tutti regolari.
Un centinaio di persone che aspetta ora per strada, di fronte a quello che resta delle loro case. Ci sono uomini, donne mentre una trentina di bambini sono stati subito accompagnati alla Casa della Carità. Spaventati. ?Un?azione improvvisa, nessuno sapeva nulla ? dice don Virginio Colmegna, davanti alla baraccopoli -. Questa operazione sarebbe rimasta anonima se non fossimo intervenuti?. Nomadi sì, ma tutti in possesso di regolare permesso di soggiorno. Solo 18 persone sono state portati in Questura per accertamenti.
Provincia e Comune non sanno niente. La decisione è stata presa in via Fatebenefratelli, su richiesta del proprietario dell?area. ?Queste persone occupavano quel terreno ormai da un anno e mezzo ? prosegue il sacerdote – e si è deciso di procedere solo ora, alla vigilia di Natale. Lo dico senza polemiche, ma Milano rischia di trasformarsi in una polveriera, se non si procede agli sgomberi con un piano ben organizzato?.
Milano, via Ripamonti: sgomberato campo nomadi romeni
Quotidiano.net, 14 dicembre
Altre fonti: Redattore Sociale

“Il gioco delle parti”: Comunicato dell’Opera Nomadi di Milano
Romano Lil, 17 dicembre.
Milano, 17 dicembre. Comunicato dell’Opera Nomadi, sezione di Milano, sullo sgombero di giovedì 14: ?Come in un ?gioco delle parti?, i rappresentanti di Prefettura, Provincia, Comune e Casa della Carità che fino a ieri sedevano insieme al tavolo interistituzionale per disegnare le nuove politiche di accoglienza rivolte ai rom, si dicono ?sorpresi? o del blitz improvviso o delle conseguenze che ha provocato. Si tratterebbe, in buona sostanza, di un ?incidente di percorso?, che naturalmente non bisogna ripetere, ma che lascia le cose così come sono, anche per il futuro?.>>>

Riferimenti: Gli sgomberi dei Rom per Natale, da Roma

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Gioventù bruciata: l’adolescenza rubata ai Rom

14 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Scandiano, Reggio Emilia: due nomadi di appena 8 e 11 anni, sono stati bloccati dalle forze dell’ordine dopo aver messo a segno un furto in una abitazione. Forlì: quattro nomadi, fra cui due minorenni, picchiano due 16enni per appena 10 euro. Napoli: due nomadi minorenni arrestate per tentato furto. Crema: un ragazzo e una ragazza minorenni, sono stati sorpresi ieri pomeriggio a rubare in un appartamento di via IV Novembre. Save the children: i minori romeni e rom nel nostro paese costituiscono un gruppo marginalizzato a più alto rischio di sfruttamento e abuso.

Scandiano: due nomadi minorenni bloccati dopo furto
Modena 2000, 12 dicembre
Scandiano, Reggio Emilia. Due nomadi di appena 8 e 11 anni, sono stati bloccati dalle forze dell’ordine dopo aver messo a segno un furto in una abitazione. I due si erano introdotti in un’abitazione di Viano dopo avere rotto il vetro di una finestra con un sasso, ma una vicina se ne è accorta e ha dato l’allarme.
I carabinieri della tenenza di Scandiano e la polizia municipale di Viano, li hanno raggiunti mentre si allontanavano con un navigatore satellitare, un orologio, 4 maglie ed un accendino, per un valore complessivo di circa 2.500 euro.
I baby ladri sono stati accompagnati in un centro di accoglienza dei minori del capoluogo reggiano.

Forlì – Due 16enni pestati da nomadi per appena 10 euro
romagnaoggi.it 11 dicembre
FORLI‘ – Fermavano giovani minorenni, indifesi e intimoriti, tentando di estorcere loro un po‘ di denaro per divertirsi il sabato sera. Quattro nomadi sono finiti in manette a seguito di una operazione condotta dai carabinieri di Forlì sulla scia di alcune segnalazioni giunte dalla zona di via Quarantola. Si tratta di Daigoro Seferovic (21 anni), Diomante Halilovic (19 anni) e di due 17enne le cui iniziali sono A.S. e G.H. legati da stretti vincoli di parentela con gli altri due.
Durante l
‘intervento i militari dell’Arma hanno accertato che nella serata di sabato due noma-di hanno aggredito e fatto cadere dalle proprie biciclette due 16enni che transitavano in via Quarantola. Una volta immobilizzati, li hanno intimati di consegnare tutto quanto avevano addosso. In realtà si trattava di pochi spiccioli, appena 10 euro, ma agli slavi non bastava.
L
‘arrivo di altri due nomadi ha fatto degenerare la situazione. I due 16enni sono stati aggrediti e addirittura presi per il collo, tanto che la prognosi del pronto soccorso è stata di sette giorni per trauma cervicale. Tra i quattro nomadi che hanno compiuto il taccheggio e il pestaggio, due erano minorenni e sono stati trasferiti al Centro di prima accoglienza minorile a Bologna. I due adulti, invece, si trovano al momento in carcere a Forlì.

Napoli: 2 Nomadi Minorenni Arrestate Per Tentato Furto
ADN Kronos – Gio 7 Dic
Napoli, 7 dic – Due nomadi, entrambe minorenni, sono state arrestate dai carabinieri a Napoli, per tentato furto. Le due indagate sono state bloccate, mentre, armate di un ‘piede di porco’ stavano tentando di scardinare la porta d’ingresso di una abitazione al quarto piano, del corso Vittorio Emanuele. Le due minori sono state condotte al Centro di prima accoglienza a Nisida.

Due giovani zingari sorpresi a rubare in un appartamento
Crem@On line 19 novembre
Crema
- Un ragazzo e una ragazza minorenni, sono stati sorpresi ieri pomeriggio a rubare in un appartamento di via IV Novembre.
Attorno alle 17, alcuni passanti hanno infatti notato due persone in-tente a
"scalare" il muro di una casa all’inizio della via. Immedia-tamente è partita la telefonata al commissariato, che ha inviato sul posto una pattuglia e un poliziotto di quartiere: gli agenti, all‘interno di un appartamento al primo piano, hanno così trovato i due giovani zingari, che hanno dichiarato di avere 13 anni. La ragazza, inoltre, ha dichiarato di essere incinta.
La perquisizione dei due, ha portato al recupero di un orologio d
‘oro, già sottratto dall‘abitazione che stavano "visitando", e alcuni lunghi cacciaviti che avevano utilizzato per penetrare nell‘appartamento dalla finestra. Da successivi esami è risultato che il ragazzo ha circa 16 anni e la ragazza è veramente incinta.
Per entrambi, quindi, non è stato possibile l
‘arresto. Sono però stati denunciati a piede libero per furto aggravato in concorso fra loro e per porto di oggetti atti ad offendere, e riaccompagnati all‘accampamento nomadi fuori provincia, da cui risultavano provenire.

 

BAMBINI ROM AD ALTO RISCHIO DI SFRUTTAMENTO SESSUALE
Abusi sessuali, operazione Fiori nel Fango della Polizia:
in aumento lo sfruttamento dei minori rumeni rom.
Save the Children 6 novembre

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Modena dichiara guerra a… i "campi nomadi"

13 Dicembre 2006 Commenti chiusi
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I ROM/SINTI E LE METROPOLI: rinviato

12 Dicembre 2006 2 commenti


Rinviato IX Seminario Nazionale Opera Nomadi, “I Rom/Sinti e le Metropoli”, del 15-16 dicembre a Roma. Causa sciopero trasporti che, venerdì 15, bloccherà tutta la metropoli. Il Seminario, con lo stesso programma, è spostato al 10-11 febbraio 2007.
Riferimenti: I ROM/SINTI E LE METROPOLI

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Il vescovo di Vicenza su Rom e Sinti

11 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Vicenza, 23 novembre. ?Sì, penso a voi, fratelli e sorelle Rom e Sinti che abitate già da decenni vicini a noi e per i quali è come se fosse sempre il primo giorno del vostro arrivo: la precarietà, il rifiuto, la paura, fanno di voi dei perenni esiliati, dei costretti fuggitivi senza tregua?. É quanto scrive Mons. Cesare Nosiglia, Vescovo di Vicenza, nella lettera pastorale consegnata da pochi giorni alla diocesi e dedicata ai nomadi. ?Non posso pensare alla Chiesa di Vicenza a me affidata – scrive il presule – e non tenere abbracciata con gli occhi del cuore e della fede ogni realtà, ogni comunità cristiana, ogni angolo abitato, ogni persona. E lo sguardo si ferma lì, dove la vita è dura non solo per le fatiche ordinarie, ma perché non c?è ancora uno spazio per stare, per mangiare, per lavorare, per dormire. Sì, penso a voi, fratelli e sorelle Rom e Sinti che abitate già da decenni vicini a noi e per i quali è come se fosse sempre il primo giorno del vostro arrivo: la precarietà, il rifiuto, la paura, fanno di voi dei perenni esiliati, dei costretti fuggitivi senza tregua?.

“Ho presente – scrive ancora il vescovo di Vicenza – la laboriosità del popolo vicentino, la sua instancabilità, le tante fatiche sopportate per raggiungere situazioni di benessere per le proprie famiglie, per i figli dei figli. E so che la solidarietà, l?ospitalità non devono e non possono mettere a repentaglio ciò che ognuno si è procurato con il sacrificio e il lavoro. Ma è tempo di aprire spiragli di vita anche per chi, più svantaggiato per cause diverse, chiede di abitare tra noi, chiede di abitare con noi. Troppe sono ancora le provocazioni che ci impediscono di dormire sonni tranquilli, ma le provocazioni della storia possono essere occasioni per approfondire la nostra fede, per convertire il nostro cuore a Dio, allenandoci a proclamare con le labbra ciò che il cuore vive nella carità”.
“Possiamo tollerare che questi fratelli Rom e Sinti – continua mons. Nosiglia – non abbiano condizioni minime per vivere, terra, acqua, di-mora, e sentirci a posto come cristiani?”. L?invito è quindi quello di aprire “percorsi di convivenza e di corresponsabilità che ci consen-tano di sentirci ugualmente coinvolti nel trovare risposte adeguate e durature”, in una visione della carità come semina, di un “osare la prossimità da chi sente come una spina nel fianco che altri fratelli e sorelle siano ai margini senza possibilità di riscatto”.

“Figli dello stesso Padre. Frammenti di umanità dentro e fuori la città”
Una lettera pastorale del Vescovo di Vicenza su Rom e Sinti
Vicenza, Migranti-press, 23 novembre

Immagine: il vescovo Nosiglia dal sito della diocesi di Vicenza

Riferimenti: I Sinti dall?assessore Servizi Sociali di Vicenza

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I ROM/SINTI E LE METROPOLI

10 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Roma 15-16 dicembre. IX Seminario Nazionale Opera Nomadi. Appuntamento annuale con la più grande e competente organizzazione nazionale pro Rom/Sinti, per studiare, approfondire e ?sentire? tutte le tematiche connesse, in un seminario attraversato e intrecciato da quello spirito di comunanza-phralipè caratteristico e fondante dell?Associazione. Due giorni al ?rendez-vous? dove confluiscono le anime belle del ?volontariato sociale? d?Italia, con un pensiero comune: la libertà verrà quando abbracceremo la giustizia con spirito di umanità.

IX° Seminario Nazionale Opera Nomadi, 15 e 16 dicembre 2006
“I ROM/SINTI E LE METROPOLI”

PROGRAMMA:

15 dicembre
- Gruppi di lavoro (ore 09:30-19:30)
- II° Concorso Musicisti di Strada Rom/Sinti (ore 21.30-24:00)
(presso Sala Teatro Municipio 3 Comune di Roma, via dei Sabelli 119)

16 dicembre
Conclusioni (ore 09:30-13:00)
(presso Sala ?Fregosi? Provincia di Roma, via IV Novembre 119/a)

Organizzazione dei 5 Gruppi di lavoro

GRUPPO DI LAVORO N. I “HABITAT”: “La cultura dell’Abitare”
presso l?Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Roma
in viale Manzoni 16 (Quartiere San Giovanni)

Conduttore di gruppo: Massimo Converso (Presidente Nazionale Opera Nomadi)

GRUPPO DI LAVORO N. 2 ?SCUOLA?
presso Ministero Pubblica Istruzione
via Ippolito Nievo 35 (Quartiere Trastevere)

Conduttori di Gruppo: Dr. Matteo Tallo (Dirigente MPI), Prof.ssa Rena-ta Paolucci (Responsabile Settore SCUOLA Opera Nomadi Nazionale) Prof. Marco Nieli ( Pres. O.N. Napoli), Ins. Anna Biondani (O.N. Sicilia), Prof.ssa Antonia Dattilo (CSA ? MPI Bologna)

GRUPPO DI LAVORO N. 3 “LAVORO”
presso Assessorato al Lavoro del Comune di Roma
Lungotevere de’ Cenci 5, II piano (Quartiere Ebraico?Centro Storico)

Conduttore di Gruppo: Aleramo Virgili (Responsabile Sportello Lavoro Rom/Sinti Comune di Roma)

GRUPPO Dl LAVORO N. 4 “DIRITTI/MEDIATORI”
presso Comune di Roma
via delle Vergini (Centro storico)

Conduttori di Gruppo:
- Rag. Giorgio Bezzecchi (Mediatore Rom comune di Milano)
- Prof.ssa Bianca Mori La Penna (Responsabile Settore DIRITTI Opera Nomadi Nazionale)

GRUPPO DI LAVORO N. 5 “SANITA?”
presso Caritas Diocesana
via Marsala (Quartiere Esquilino- Stazione Termini)

Conduttore di Gruppo: Dr. Salvatore Geraci (Responsabile Nazionale Area Sanità ? CARITAS)

INFORMAZIONI
Per qualsiasi informazione ed iscrizione ai diversi gruppi rivolgersi alla
Segreteria Tecnica Nazionale
Tel. 06/44704749 Fax. 06/49388168
operanomadinazionale@virgilio.it

Fotografia: da immagine del maestro Tano D’Amico

Riferimenti: I ROM/SINTI E LE METROPOLI: rinviato

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Modena dichiara guerra a… i "campi nomadi"

9 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Modena, 8 dicembre. Blitz all?alba nei ?campi nomadi? di Modena. Ai controlli hanno preso parte agenti della Squadra Volante, della Squadra Mobile e del Posto integrato di Polizia, oltre a uomini del Reparto prevenzione e crimine di Emilia-Romagna e del Reparto Mobile di Padova, militari dell’Arma dei Carabinieri, agenti della Polizia municipale di Modena e unità cinofile della Guardia di Finanza.
Assenti giustificati le unità Antiterrorismo attualmente impiegate in Afghanistan e Libano. Modena medaglia d?oro per la Resistenza al nazi-fascismo, ora organizza fiera Resistenza persecutoria agli stessi ?zingari? sopravvissuti allo sterminio dei nazi-fascisti. Una città di 180 mila abitanti, al 5° posto come tenore di vita ed al 3° posto come reddito pro capite (50,7 milioni annui) dal recentissimo sondaggio del Sole 24 ore sulla qualità della vita nelle province d?Italia, non riesce a dare accoglienza?civile? ed avviare processi di riconoscimento interculturale con 381 Sinti del territorio?

Blitz nei campi nomadi: molte irregolarità
Il Nuovo Giornale di Modena, venerdì 8 dicembre

Anche un elicottero del reparto volo della Polizia di Stato di Bologna ha partecipato stamattina a un’ampia operazione di controllo, rivolta in particolare ai campi nomadi di Modena: l’operazione – spiega la Polizia – e’ stata attuata anche come azione preventiva per furti e reati contro il patrimonio, nell’approssimarsi delle festivita’ natalizie.

Ai controlli, scattata alle prime luci dell’alba, hanno preso parte agenti della Squadra Volante, della Squadra Mobile e del Posto integrato di Polizia, oltre a uomini del Reparto prevenzione e crimine Emilia-Romagna e del Reparto Mobile di Padova, militari dell’Arma dei Carabinieri, agenti della Polizia municipale di Modena e unità cinofile della Guardia di Finanza.

Sono state controllate oltre 150 persone, in circa 70 unità abitative, oltre alle loro autovetture: e’ stata prestata particolare attenzione alla situazione dei bimbi e dei ragazzi che alloggiano nei campi, soprattutto per quel che riguarda la loro scolarizzazione e il rispetto del loro sviluppo. I controlli hanno permesso di individuare alcune gravi situazioni di natura igienico-sanitaria, e varie inottemperanze alle norme di sicurezza degli impianti. E’ stato anche verificato che alcune roulotte non sono piu’ mobili da molto tempo: per questo verranno adottati provvedimenti amministrativi. L’elicottero, nel frattempo, ha svolto un rilevamento fotografico degli insediamenti nomadi.

_______________IL CONTESTO______________IL CON_________

Leoni (FI) a quanto ammontano utenze non pagate campo nomadi?
Modena 2000, 11 dicembre

“All’interno del campo nomadi di via Baccelliera, a Modena, molte famiglie non pagherebbero da tempo le bollette per la fornitura di gas, elettricità e acqua”. È quanto evidenzia Andrea Leoni, di Forza Italia, in un’interrogazione presentata in Regione.
Il consigliere di Forza Italia ritiene “assolutamente grave ed inac-cettabile, da parte delle istituzioni locali, la legittimazione di tali com-portamenti irregolari” e chiede pertanto alla Giunta: se sia a cono-scenza dei fatti citati (e, in caso affermativo, quale giudizio ne dia); se confermi il mancato pagamento, da parte dei nomadi, delle bol-lette di utenze; quali provvedimenti siano previsti nei confronti dei nomadi che non hanno pagato la fornitura di acqua, energia elettrica e gas.

Andrea Leoni (FI) sulle Case popolari a Modena
I Rom privilegiati negli alloggi popolari
Modena 2000, 12 dicembre

?Dopo avere sperperato milioni di Euro pubblici per realizzare le nuo-ve aree destinate ai nomadi, dopo avere pagato agli zingari, con i soldi dei modenesi, le bollette di luce, acqua e gas, la giunta Pighi privilegia gli zingari anche nell?accesso alle case popolari.
Il nuovo provvedimento voluto e approvato dalla sinistra, e che ab-biamo duramente contestato, è una vergogna sociale. E? la ciliegina sulla torta della folle e dannosa politica di questa giunta di sinistra che, in nome di una finta integrazione, discrimina i modenesi onesti, che lavorano e che da anni pagano le tasse, ad esclusivo favore di nomadi ed extracomunitari.
… Una discriminazione inaccettabile che la Giunta Pighi mette nero su bianco nel regolamento che ai fini dell?accesso alla case popolari, riconosce ben 20 punti a nuclei famigliari sinti e rom. La sinistra mo-denese e non solo, in preda al proprio delirio ideologico, sta smantellando le basi della nostra società, disconoscendone i diritti ed i valori che la fondano. Un disegno politico irresponsabile che Forza Italia continuerà a combattere con tutte le proprie forze?.

_________Note a margine_________________________________

MODENA MEDAGLIA D?ORO ALLA RESISTENZA
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
?Alle violenze dei nazifascisti, durante la seconda guerra mondiale, infatti la cittadinanza risponde organizzando, sia in città che in provincia, il movimento della resistenza che varrà poi a Modena la medaglia d’oro al Valore Militare della Resistenza. Negli anni del dopoguerra Modena conosce col boom economico un periodo di benessere senza precedenti che la spingerà, proprio per salva-guardarlo con ogni mezzo, nei primi anni del 2000, ad iniziare una guerra senza quartiere agli stessi ?nomadi? del territorio, soprav-vissuti ai rastrellamenti, persecuzioni e sterminio dei nazi-fascisti?

Fotografia: Carabinieri controllano le roulotte di due famiglie sinte

Riferimenti: Il Veneto dichiara guerra a… i "campi nomadi"

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L?Opera Nomadi a Carpi

7 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Carpi, 5 dicembre ore 16, sala Consiliare. ?Comunanza? Sinti e ?phralipè? Opera Nomadi, da sei città d?Italia: a rivendicare un alternativa abitativa ?civile? alla chiusura del ?campo sosta comunale per nomadi?, abitato da circa trent?anni da Sinti Emiliani; a perorare la causa di una giovane sposa, che col bambino è impedita di abitare nella casa (roulotte) del marito. Tutti assieme in audizione, dalla III commissione del comune di Carpi, medaglia d?oro al valor civile: mancano il sindaco e l?assessore competente e sono presenti pochi consiglieri ma l??educazione civica? arriva dai trenta Sinti emiliani che per la prima volta vengono nella sala della ?democrazia? a portare le loro istanze. Oggi il sindaco, come ?primo? cittadino di Carpi -e assessore ai diritti umani, è Erika Guerini, Sinta, cittadina di Carpi e d?Italia.

AL CAMPO SOSTA DI CARPI
Il ?campo sosta comunale per nomadi? di Carpi si trova in via in via Nuova Ponente. Attivo da trent?anni accoglie circa 60 Sinti Emiliani suddivisi in 14 famiglie.
Un ?campo nomadi?, di quelli condannati dalla ?risoluzione? del ?Comitato Europeo per i Diritti Umani?, del 24 aprile 2006: “Le politiche abitative per rom e sinti puntano a separare questi gruppi dal resto della società italiana e a tenerli artificialmente esclusi. Bloccano qualsiasi possibilità di integrazione e condannano i rom e sinti a subire il peso della segregazione su base razziale. In nume-rosi ‘campi nomadi’ si riscontrano condizioni abitative estremamente inadeguate, che sono una minaccia per la salute e per la stessa vita dei residenti nei campi”.
All?interno del ?campo? si sono creati due gruppi che, pur nella ri-strettezza fisica, sono separati e neanche la prossima chiusura, paventata dal comune, li ha unificati. Una parte è schierata con Erika Guerini, presidente della sezione dell?Opera Nomadi, che fa gli onori di casa, gli altri restano chiusi nelle roulotte anche di fronte all?assembramento degli ospiti da tutto il Nord Italia.
Arriva ?Memè? Gabrielli, Sinto Taich Estrekarija e vice-presidente dell?Opera Nomadi di Bolzano, da Padova il Sinto e Consigliere Na-zionale Virgilio Pavan, assieme a Paolucci e Piccin, da Rovigo il Consigliere Nazionale Costa, la sezione di Vicenza col presidente Turati e i soci Bernardoni e Innocenti, un gruppo di Sinti da Reggio E-milia col presidente Giuseppe Ferri, da Roma il presidente Converso.

“Erika e le altre” al “campo nomadi” di Carpi

AUDIZIONE ALLA III COMMISSIONE
Carpi è amministrata da una giunta di centro-sinistra con Rifon-dazione all?opposizione. La III Commissione Consiliare (Servizi Socia-li) si riunisce nella Sala Consiglio alle ore 16, su proposta del gruppo consiliare PRC, con l?ordine del giorno: “Illustrazione di esperienze sulle micro-aree residenziali per Sinti”. L?audizione, che ha solo carat-tere informativo, diventa un vero e proprio convegno sulle microaree residenziali. Presenzia il presidente Cavazzuti di fronte a soli sette consiglieri (su 30), fra cui la presidente del Consiglio, assenti anche il Sindaco e Assessore ai Servizi Sociali. Sono i quaranta Sinti e “Bian-chi” Opera Nomadi, rinforzati dall’arrivo di due soci della sezione di Ferrara, che gremiscono il settore pubblico e alcuni scranni consiliari.
L?introduzione ed il coordinamento dell?audizione vengono affidati al Presidente Converso.

?Ha il significato di un riconoscimento storico questo incontro coi Sinti nella sala della democrazia di Carpi?, esordisce il Presidente. ?Una minoranza che ha portato lo spettacolo viaggiante in Italia, coi circhi di Togni, Orfei e Medrano e con le giostre. Ma se per i circhi ci sono finanziamenti pubblici per le giostre no. Una crisi verticale ha colpito i Sinti giostrai: su 30 mila 20 mila hanno abbandonato un mestiere che facevano da 500 anni?. Tanti ?campi sosta temporanei? diventati permanenti nascono da questa crisi. Per la chiusura del ?campo sosta comunale? il presidente Converso propone la ridistribuzione abitativa in due microaree residenziali ben distinte che possono anche essere dotate di pre-fabbricati della Protezione Civile che ne ha migliaida di abbandonati.

Virgilio Pavan, il ?bianco?, descrive la situazione del ?campo sosta? di Padova che sta per essere smantellato, dopo 25 anni, con la costruzione del ?Villaggio Speranza?: una proposta Opera Nomadi che prevede la costruzione del villaggio residenziale per le 11 fa-miglie ad opera degli stessi residenti, dopo apposito corso di formazione professionale in edilizia. Così che alla fine, con la casa, i Sinti possano anche costituire una cooperativa di lavoro. ?Con le giostre non si viveva più e per questo ci siamo fermati in questi campi-lager? conclude Pavan. ?Eliminiamoli, deve finire questa tra-gedia in tutta Italia?.
A supportare l?intervento di Pavan viene proiettato un filmato video sui due ?campi sosta? di Padova debitamente commentato e spe-cificato dalla presidente di sezione Paolucci.

?Memè? Gabrielli suddivide il suo intervento in due parti: sulla discriminazione razziale e sulle microaree. ?Per la società dei gagè noi non siamo esseri umani, come diceva Adolf Hitler che ci ha fatti uccidere per quello?, esordisce. ?I pochi Sinti e Rom sopravvissuti continuano ad essere discriminati, continuano ad essere cacciati anche dalle loro proprietà. Siamo ancora oggetto di rifiuto per la società. Lo sapete benissimo che non siamo pericolosi, siamo cittadini italiani da generazioni e siamo l?unico popolo al mondo che non ha mai rivendicato un territorio con la forza?. Nella seconda parte Memè aderisce alla proposta di due microaree attrezzate per i Sinti di Carpi: con casette, no container, servizi di buona qualità, anche pagando un affitto in base al reddito familiare. Perché le microaree per famiglia allargata, progettate con la collaborazione essenziale dei residenti, ?rispettano le nostre tradizioni?.

A seguire viene proiettato un documentario fotografico sull?habitat a Latina con proposte sia per i Sinti italiani, che per i Rom stranieri

Nereo Turati porta l?adesione di Vicenza: ?Siamo venuti in quattro, coi Sinti del campo comunale di viale Cricoli, soprattutto ad ascoltare. A Vicenza dobbiamo fare ancora molti passi per arrivare ad un momento di scambio come questo in Comune. Nel vicentino i Sinti sono forzatamente nomadi e quando riescono a fermarsi lo fanno in aree illegali. Come a Vicenza dove ci sono due ?campi comunali? abu-sivi da 38 anni: per sanità, igiene, impianti, attrezzature antincendio ed assistenza. Quindi, quando si parla di ?allarme sociale?, dovrebbe essere riferito non agli ?zingari? ma a questi campi comunali. Allora legalità sì ma a partire dalla regolarizzazione prioritaria di queste situazioni di habitat?.

Giuseppe Ferri, relaziona sui ?campi sosta? di Reggio Emilia dove vivono 800 Sinti in 3 campi stanziali, ed in uno per giostrai attivo nel periodo ottobre-aprile: uno è stato ristrutturato, l?altro è in fase di restauro ed il terzo in degrado incredibile. ?Per quanto riguarda i Rom?, spiega Ferri ?sono tutti clandestini ed abbiamo incaricato uno di noi a seguire specificatamente la questione. Ma è fondamentale creare una rete istituzionale con Comuni e Province?.

Il Presidente Converso chiama la giovane Giada Quirini, mamma di un bambino di quattro mesi, al tavolo dei relatori e spiega il suo problema umano. Il comune le ha negato il permesso di abitare nella roulotte del marito Gianluca, sposato di fronte alla comunità, al ?campo sosta? di via Nuova Ponente.

Dopo la panoramica nazionale arriva il momento della specificità locale con Erika Guerini, referente del campo sosta di Carpi. Ella formalizza la richiesta al comune perché vengano attrezzate due microaree residenziali per i due gruppi di Sinti. ?Vogliamo avere un posto un po? più dignitoso? spiega, ?come una microarea attrezzata, per aprirci una nostra strada, per avere una bella presenza anche quando andiamo a cercare un lavoro. Perché spesso guardano dove abitiamo e non ci danno più il lavoro che prima era disponibile. Non è vita se una persona deve magari rubare un portafoglio per un pezzo di pane. Vogliamo avere una possibilità anche noi e chiediamo un aiuto perché da soli non ce la facciamo. Al ?campo? la vita è dura, il boiler non funziona, il bambino si ammala e salta la scuola, ci sono altre difficoltà e disagi. Noi da soli non ce la faremo mai a venirne fuori. Abbiamo anche trovato diverse ditte che ci danno del lavoro da fare a casa ma non possiamo farlo in roulotte coi bambini. Chiediamo che nella microarea attrezzata venga anche installato un container comune per poterci lavorare. Rimaniamo nelle vostre mani?.
Da Erika parte l?invito delle famiglie Sinti a ricevere, la vigilia di natale le famiglie dei Consiglieri Comunali perché si rendano conto di persona della vivibilità del “campo”.

Dopo alcuni interventi dei Consiglieri e delucidazioni dei soci Opera Nomadi, la conclusione dell?audizione la porta Massimo Valentini, consigliere di Rifondazione Comunista promotore della richiesta di incontro: ?Ringrazio tutti i partecipanti per questa giornata che ha cominciato ad incrinare questo muro di separazione ed esclusione ed a iniziare un percorso di comunicazione che vuol dire SCAMBIO. Dobbiamo andare avanti assieme ai Sinti, su scuola, lavoro, habitat, non solo per incrinare ma per abbattere il muro?.

______________note a margine_________note a______________

L?ALTRA MEDAGLIA
Il 25 aprile scorso Carpi è stata insignita della medaglia d?oro al valor civile in segno di riconoscimento per l?impegno civile della popo-lazione a favore dei prigionieri politici e razziali detenuti nel ?campo? di Fossoli, il più grande e importante campo di smistamento in di-rezione dei lager nazisti attivo durante la seconda guerra mondiale. La Legge n. 211 del 20 luglio 2000 istituisce, il 27 gennaio, il “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del po-polo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti.
Il 27 gennaio 2007, in occasione del ?Giorno della memoria? Carpi sarà la città italiana fulcro delle iniziative nazionali su questo tema. Ma per il 2006 Carpi è anche candidata, ed in buona posizione, alla medaglia d?ottone al dis-valor civile per il mancato impegno civile della popolazione a favore dei prigionieri razziali Sinti segregati da decenni nel campo sosta comunale per nomadi della città.

MEMORIA DI PASSATO
Anche Primo Levi partì da Fossoli ?campo? per il lager di Auschwitz. Il 25 gennaio 2007 seicento studenti faranno lo stesso percorso in treno, proprio in occasione della Giornata della Memoria. Il treno come contenitore viaggiante carico di proposte didattiche?luogo di riflessione, occasione di incontro fra generazioni per arricchire? una umanità insomma non dissimile da? Il terzo viaggio del treno, che parte sempre dalla stazione di Carpi?memoria, e partecipazione?fiaccolata a Birkenau. Per non dimenticare?perché non si ripetano più queste tragedie…

MEMORIA DI FUTURO (ma dove siamo capitati?)
Nel ?campo? di Fossoli e nei lager venivano imprigionati, in attesa di sterminio, anche i Rom e Sinti, che, come ad Auschwitz, venivano addirittura “separati” dalle altre vittime negli ?zigeuner lager? (campi zingari): file diverse anche per le camere a gas. Il regime nazi-fascista si accanì contro due popoli, Ebrei e Rom: i 500.000 Rom/Sinti assassinati rappresentano il 60-70% della popolazione dell?epoca.
Allora, i treni della memoria, e le fiaccolate, dovrebbero essere fatte anche in direzione via Nuova Ponente, a pochi km. dalla stazione do-ve, ancora oggi, esiste un ?campo nomadi? di concentramento per Sinti emiliani, cittadini italiani. Nel lager di Carpi 2006 (Carpi “cam-po”), attivo da trent?anni, i Sinti non restano imprigionati in attesa di assassinio nelle camere a gas ma sono segregati e condannati a morire, lentamente, di ?morte civile?: speranze di vita alla nascita di 20 anni inferiori a quelle dei bianchi emiliani, disoccupazione al 70% (vagli a dire che vivi in un campo nomadi al datore di lavoro!), scolarizzazione abbondantemente negata (e quando funziona la metà dei ragazzi è ?certificata?), malattie in abbondanza, disagio e devianza prodotti, e fisiologici, dal ?campo nomadi?.
Sei sezioni Opera Nomadi e Sinti da varie parti d?Italia, ed il Pre-sidente da Roma, riuniti in un’aula Consiliare non a fare progetti di intercultura e di integrazione ma a dare semplicemente informazioni perché la III Commissione non ha potere politico e l?incontro po-trebbe essere così sintetizzato: ?Per piacere, per carità umana, non chiudete dopo 30 anni il ?campo nomadi? comunale, mandandoci alla deriva in tutta Italia, dateci la possibilità di una alternativa, un posto dove andare alla chiusura. Fra poco è Natale, per pietà, date il per-messo a Giada di vivere, col figlio di quattro mesi, assieme al marito, dateci una mano!? Si tratta del cosiddetto “manghél istituzionale”.
A Carpi, 5 dicembre, si è tenuta una lezione di educazione civica ad una piccola quota di ?società civile?, ma dopo cinquecento anni di discriminazioni e segregazioni dei Rom/Sinti ci si aspettava qualcosa di più, sul fronte del riconoscimento dei diritti e non della pietà.

Nella fotografia: Sinti in sala consiliare di Carpi

Riferimenti: Ferrara: finanziamento regionale per il "campo"

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Assolto dal reato di non ottemperata espulsione

6 Dicembre 2006 Commenti chiusi

Rovigo, 6 dicembre. E? stata depositata oggi, presso il Tribunale di Rovigo, la sentenza di assoluzione per il Rom (nato in Macedonia), arrestato e processato per direttissima il 20 ottobre scorso, per non avere ottemperato ad un decreto di espulsione. ?Il Giudice di Rovigo, visti gli artt. 444 e 530 c.p.p., ASSOLVE L?imputato dal reato a lui ascritto perché il fatto non sussiste?. Le motivazioni sono la ?Nullità del provvedimento amministrativo? e, soprattutto, ?Il giustificato motivo per l?apolidia di fatto e per tutela dell?unità familiare.

I MOTIVI DELLA DECISIONE
Ritiene il giudicante che l?imputato debba essere assolto sotto diversi profili.
A) NULLITA? DEL PROVVEDIMENTO AMMINISTRATIVO
1- premessa : la disapplicazione dell?atto amministrativo
2 – i requisiti di legittimita? del decreto dell?ordine del questore
3 – l?illegittimità del decreto del questore

B) L?ESISTENZA DEL GIUSTIFICATO MOTIVO PER APOLIDIA DI FATTO E PER TUTELA DELL?UNITA? FAMILIARE
1 ? premessa: il giustificato motivo
2 – la mancanza di passaporto o altro documento di viaggio
3- la tutela dell?unità familiare e del superiore interesse del minore
Marko Radulovic è sposato con il rito rom con Marinkovic Marija, anch?essa rom ma con cittadinanza serba; essi hanno tre figli, uno che porta il cognome del padre e due con il cognome della madre; tutto il nucleo familiare convive in Bagnolo Po.
?La condizione alternativa posta ai figli dell?imputato è infatti presto descritta: a fronte dell?espulsione del padre, essi dovrebbero con la madre seguirlo nel paese di origine (ma quale? La Macedonia non li accetterebbe) o rimanere senza la figura paterna.
?Ora, la privazione del genitore conseguente alla sua espulsione, costituirebbe di per sé un grave un grave danno per la crescita psicofisica dei minori, in quanto non solo li priverebbe di un legame affettivo determinante nel percorso evolutivo di un soggetto minore, ma farebbe altresì venir meno il necessario sostentamento economico e il costante riferimento educativo: solo il padre lavora, come ha dichiarato ai carabinieri in sede di spontanee dichiarazioni.
?Nel caso di allontanamento al seguito del padre invece la famiglia si troverebbe in una situazione particolarmente precaria, non avendo in Macedonia casa, lavoro e prospettive per il futuro vivendo da tempo in Italia; vi sarebbe l?interruzione del processo di scolarizzazione dei minori, faticosamente avviato e che costituisce l?unica prospettiva di integrazione; senza parlare della complessiva situazione di vita dei bambini che parlano la lingua italiana, e non conoscono o conoscono poco quelle dei paesi di origine dei genitori, e in Italia hanno la famiglia dei nonni, la scuola, gli amici e tutti i punti di riferimenti tanto che il definitivo allontanamento dal nostro paese comporterebbe loro sicuramente un grave pregiudizio psicologico.
? La tutela dell?unità familiare e la prevalenza del superiore interesse del fanciullo, ai sensi dell?art. 28 comma 3 T.U. D. L.vo n. 286/1998, ripetutamente sono stati ritenuti dalla giurisprudenza prevalenti sull?interesse dello Stato all?espulsione o al rispetto delle forme previste per l?ingresso dal T.U…
…ciò costituisce giustificato motivo della mancata ottemperanza all?ordine del questore di lasciare l?Italia entro cinque giorni; l?imputato va quindi assolto.

LA SENTENZA
La sentenza del 20 ottobre scorso che è stata depositata oggi.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
L?imputato RADULOVIC MARKO è stato tratto in arresto, con le generalità di ZIVKOVIC RIKI, il 19.10.2006 per rispondere del reato di cui all’art. 14.5 ter D.Lgs. 286/98 e succ. mod., perché in violazione dell’ordine impartito dal Questore di Rovigo in data 8.9.2006 ai sensi dell’art. 14.5 bis della medesima legge, di allontanarsi entro 5 giorni, si tratteneva nel territorio dello Stato italiano senza giustificato motivo.
Il P.M. ha chiesto la convalida dell’arresto ed il contestuale giudizio per direttissima, ai sensi dell’art. 14.5 quinquies legge cit.; l?arresto veniva convalidato e l?imputato veniva liberato, non essendo richiesta una misura coercitiva. Veniva concesso nulla osta all?espulsione.
Si procedeva quindi con il rito direttissimo (per il solo reato di cui all?art. 14 comma 5 ter, dato che non vi era il consenso per procedere per le false generalità) che su richiesta del difensore veniva trasformato in rito abbreviato, all?esito del quale le parti concludevano come in atti.
FATTO
Va fatta una premessa in ordine alle generalità dell?imputato. Egli ha dichiarato di chiamarsi RADULOVIC MARKO, nato a Conian in Macedonia il 15.5.1981 e ha dimostrato con la documentazione prodotta e con le informazioni date in udienza che questo è il suo nominativo corretto. Le generalità con cui è stato arrestato (ZIVKOVIC RIKI nato a Pristina il 8.8.1976) corrispondono a quelle di una patente autentica rilasciatagli in Germania allorquando egli, in fuga dalla guerra nella ex Jugoslavia, aveva trovato ivi rifugio politico e aveva dato quelle generalità. Del reato di false generalità peraltro non si discute in questo processo, in quanto non vi è stato consenso a procedere con direttissima: conta il fatto che questo sia il nome dell?imputato.
I fatti del processo riguardanti la violazione dell?art. 14 comma 5 ter T.U. D. L.vo n. 286/1998 sono pacifici: il prefetto di Rovigo in data 8.9.2006 decretava l?espulsione dell?imputato, con le generalità di ZIVKOVIC RIKI, dal territorio nazionale mediante accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica; in pari data il decreto di espulsione veniva notificato all?imputato dall?Ufficio stranieri della Questura con la traduzione nelle lingue veicolari; l?imputato peraltro comprende benissimo l?italiano vivendo nel nostro paese sin dall?età di due anni.
A questo punto il questore di Rovigo accertava che non era possibile dare immediata esecuzione all?espulsione mediante accompagnamento alla frontiera, ?per mancanza di passaporto o altro valido documento di viaggio? e ?poiché è necessario procedere ad accertamenti supplementari in ordine alla sua nazionalità?; il decreto del questore proseguiva affermando ?che non è stato possibile disporre il trattenimento dello straniero presso un C.P.T.? senza ulteriore motivazione, e ordinava a RADULOVIC MARKO, sempre con le generalità di ZIVKOVIC RIKI, di lasciare il territorio dello stato entro 5 giorni dall?intimazione, emessa sempre il 8.9.2006. Anche tale intimazione veniva notificata in lingua italiana e nelle lingue veicolari.
Pochi giorni dopo, il 19.10.2006, invece l?imputato veniva trovato in provincia di Rovigo, precisamente a Bagnolo Po, e dichiarato in arresto.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Ritiene il giudicante che l?imputato debba essere assolto sotto diversi profili.

A) NULLITA? DEL PROVVEDIMENTO AMMINISTRATIVO
Il procedimento amministrativo che ha preceduto la contestazione in flagranza del reato appare infatti viziato e va quindi disapplicato dal giudice penale secondo i principi generali in sede di accertamento della sussistenza sia dell?elemento oggettivo che dell?elemento soggettivo della contravvenzione di cui all?art. 14 comma 5 ter D. L.gs. 286/1998.
1- premessa : la disapplicazione dell?atto amministrativo
Il reato contestato presuppone:
- un decreto di espulsione emanato dal prefetto, all?esito del procedimento amministrativo descritto nell?art. 13 T.U. come riformato dalla l. 189/2002;
- l?emanazione di un decreto del questore (sul presupposto di quello del Prefetto) al termine di un procedimento amministrativo, che è quello descritto nell?art. 14 T.U;
- l?inottemperanza all?intimazione, in assenza di giustificato motivo, da parte dello straniero.
Secondo i principi generali, non vi è dubbio che il giudice penale possa e debba disapplicare gli atti amministrativi (il decreto di espulsione e l?ordine del questore, in questo caso) viziati secondo i tradizionali canoni ? violazione di legge, carenza di potere, eccesso di potere (Cass. n. 29543 del 20.7.2001).
In materia di legislazione sugli stranieri, l?illegittimità del decreto di espulsione o dell?intimazione questorile, come elemento che consente la disapplicazione dell?atto (o che esclude la colpevolezza), è stata affermata più volte dalla giurisprudenza di merito (cfr. Tribunale Trieste 20.2.2003, Tribunale Torino 9.11.2002?) e dalla giurisprudenza di legittimità con la sentenza della Cass. penale sez. I; 9.12.2004 n. 47677, nella quale si afferma che ?in presenza di norme penali che sanzionano l?inottemperanza ad un ordine della pubblica amministrazione il giudice penale deve verificare la legittimità del provvedimento amministrativo presupposto del reato?? e con riferimento al caso di specie, che ?l?art. 14 comma 5 bis ? lungi dall?escludere la necessità di una motivazione, enuncia specificamente le situazioni (impossibilità di eseguire immediatamente l?espulsione e di trattenere lo straniero in Centro di permanenza temporanea) che legittimano l?ordine di lasciare il territorio dello Stato, indicando specificamente l?oggetto di tale motivazione (in questo senso Cass. sez. I, 28 gennaio ? 15 marzo 2003, riv. N. 227550). Né può condividersi l?opinione che esclude l?obbligo di motivazione considerando il provvedimento del questore un atto vincolato??.
Nel caso in esame, quindi, qualora l?ordine del questore ex art. 14 comma 5 bis risulti (per difetti propri o dell?atto presupposto) illegittimo, venendo meno una parte costitutiva dell?elemento oggettivo della fattispecie, ne deriverà l?insussistenza del fatto.
2 – i requisiti di legittimita? del decreto dell?ordine del questore
L?intimazione di cui all?art. 14 comma 5 bis, con la quale ?il questore ordina allo straniero di lasciare il territorio dello stato entro cinque giorni, deve:
- essere emessa solo in presenza dei presupposti di fatto previsti dalla legge, e cioè quando, congiuntamente:
a): ?non è possibile eseguire con immediatezza l?espulsione mediante accompagnamento alla frontiera? (art. 14 comma 1);
b): ?non sia stato possibile trattenere lo straniero presso un centro di permanenza temporaneo, ovvero siano scaduti i termini di permanenza? (art. 14 comma 5 bis).
- deve avere tutti i requisiti formali di legittimità già indicati per il decreto di espulsione (motivazione, indicazioni sulle modalità di impugnazione, traduzione) cui va aggiunta ?l?indicazione delle conseguenze penali della sua trasgressione? (art. 13.5 T.U. d. lgs. n. 286/98).
Si deve ora esaminare, alla luce dei principi sopra esposti, quanto accertato nel presente processo.
3 – l?illegittimità del decreto del questore
Il decreto del questore in data 8.9.2006 risulta illegittimo per vizi propri.
Come si è ricordato prima, l?intimazione di cui all?art. 14 comma 5 bis, che è contestato all?imputato di aver trasgredito, può essere emessa solo quando vi siano entrambi i presupposti legittimanti, di cui il questore deve dare conto e motivazione; mentre nel decreto del questore di Rovigo non si fa cenno dei motivi per i quali non è stato possibile trattenere l?imputato in un C.P.T.. passando immediatamente all?intimazione a lasciare il territorio dello Stato. E neppure nel fascicolo del dibattimento sono presenti altri atti del procedimento amministrativo che possano essere utilizzati al proposito.
Ora, ritiene questo Giudice che l?obbligo di motivazione non possa considerarsi assolto da una motivazione quale quella sopra indicata, trattandosi di motivazione che ? in quanto priva di qualsivoglia riferimento alle circostanze di fatto che hanno dato luogo all?adozione del provvedimento ? è meramente apparente e non consente né un?adeguata difesa da parte del destinatario, né alcun successivo controllo da parte dell?autorità giurisdizionale (cfr., tra le più recenti, Cass., sez. I pen., 28139/06; id., 15249/06; id., 20009/06; id. 9538/06; id. 15259/06, secondo cui la motivazione dell?ordine de quo non può consistere in clausole meramente ripetitive della formula normativa ma deve indicare ? pena la mera apparenza della motivazione ? le ragioni che abbiano reso impossibile l?esecuzione dell?accompagnamento immediato dello straniero alla frontiera ovvero il suo inserimento presso un CPT).

Per i motivi sopra riportati, quindi in presenza di vizi di illegittimità dell?ordine del questore, che ne comportano la disapplicazione da parte del giudice penale, l?imputato va assolto perché il fatto non sussiste.

B) L?ESISTENZA DEL GIUSTIFICATO MOTIVO PER APOLIDIA DI FATTO E PER TUTELA DELL?UNITA? FAMILIARE

Sussiste poi anche un ulteriore motivo di assoluzione dell?imputato che, secondo l?accusa, doveva allontanarsi dal territorio dello Stato, a seguito dell?intimazione ritualmente notificatagli. Occorre dunque valutare se sussistano elementi dai quali si possa ritenere la sussistenza del giustificato motivo che funge da esimente nel reato in esame.
1 ? premessa: il giustificato motivo
Sull?interpretazione da dare alla clausola negativa, a carattere elastico, «senza giustificato motivo», che figura nella descrizione dell?ipotesi criminosa, la Corte Costituzionale nella sentenza n. 5/04 ha infatti affermato testualmente:
?? la clausola in questione, se pure non può essere ritenuta evocativa delle sole cause di giustificazione in senso tecnico ? ha tuttavia riguardo a situazioni ostative di particolare pregnanza, che incidano sulla stessa possibilità, soggettiva od oggettiva, di adempiere all?intimazione, escludendola ovvero rendendola difficoltosa o pericolosa??
Nell?indicare gli ?agganci? capaci di ?riempire di più precisi contenuti la clausola considerata? la Corte in primo luogo afferma che i ?motivi che a mente dell?art. 14, comma 1, del d.lgs. n. 286 del 1998 legittimano la pubblica amministrazione a non procedere ? all?accompagnamento coattivo dello straniero alla frontiera ? necessità di soccorso; difficoltà nell?ottenimento dei documenti per il viaggio; indisponibilità di vettore o di altro mezzi di trasporto idoneo? – non possono non costituire sicuri indici di riconoscimento di situazioni nelle quali può ravvisarsi, per lo straniero, la sussistenza di «giustificati motivi» per non ottemperare all?ordine del questore. E ciò in specie (ad impossibilia nemo tenetur) quando l?inadempienza dipenda dalla condizione di assoluta impossidenza dello straniero, che non gli consenta di recarsi nel termine alla frontiera (in particolare aerea o marittima) e di acquistare il biglietto di viaggio ovvero dipenda dal mancato rilascio, da parte della competente autorità diplomatica o consolare, dei documenti necessari, pure sollecitamente e diligentemente richiesti?.
Conseguentemente, osserva la Corte, ?la formula «senza giustificato motivo» riduce notevolmente, in fatto, l?ambito applicativo della norma incriminatrice. Nel sistema della legge, in effetti ? l?ordine di allontanamento viene emesso, in surroga dell?accompagnamento, proprio nei casi in cui il destinatario versa in una situazione di rilevante difficoltà ad adempierlo.?
Nel caso di specie, detti condivisibilissimi principi e osservazioni sembrano applicarsi perfettamente alla situazione dell?imputato che al momento dell?arresto non aveva documenti validi per l?espatrio e doveva rimanere in Italia per tutelare la propria famiglia.
Tale situazione è stata oggetto di prova nel processo.
Anche qui preliminarmente va fatto richiamo ad altro principio affermato dalla Corte, che contesta l?assunto per cui la clausola in parola implicherebbe un?inversione dell?onere della prova in danno dell?imputato: ?S?intende, infatti, che, come in tutti gli altri casi in cui compare la formula «senza giustificato motivo» ? fermo restando il potere-dovere del giudice di rilevare direttamente, quando possibile, l?esistenza di ragioni legittimanti l?inosservanza del precetto penale ? lo straniero avrà, dal canto suo, un semplice onere di allegazione dei motivi non conosciuti né conoscibili dal giudicante. Nell?un caso e nell?altro ? ossia tanto nel caso di rilievo ex officio che in quello di allegazione da parte dell?imputato ? le situazioni integrative del «giustificato motivo» si tradurranno, quindi, in altrettanti temi di prova per le parti e per i poteri officiosi del giudice.?
Ora, si possono esaminare gli elementi accertati nel processo in relazione ai due motivi che giustificavano la sua permanenza.

2 – la mancanza di passaporto o altro documento di viaggio
In primo luogo, si rileva che l?imputato non è in possesso di documenti d?identità del suo paese di origine. I motivi sono stati dallo stesso spiegati in udienza: egli, di etnia rom, è nato in Macedonia nel 1981, quando la Repubblica faceva parte della Yugoslavia. Nel 1983 la sua famiglia lasciò la Macedonia ed egli non vi ha più fatto ritorno; dopo la guerra e la nascita della repubblica indipendente, le Autorità di quel paese non hanno riconosciuto la sua appartenenza (casi similari si sono avuti, specialmente per gli zingari, in tutte le neonate repubbliche balcaniche). A seguito del rifuto recentemente ricevuto, egli quindi deve e intende fare domanda giudiziale per accertamento dello stato di apolidia.
Ora, è vero che la disciplina dell?apolidia contenuta nella Legge 1 febbraio 1962, n. 306 (di ratifica ed esecuzione della Convenzione relativa allo status degli apolidi, adottata a New York il 28 settembre 1954) prevede che l?accertamento dello status di apolide avvenga con sentenza del Tribunale, a seguito di prova della perdita della cittadinanza (cfr. Corte d’appello Perugia, sentenza n. 8 del20.4.2004, in Dir., imm. e citt. 2/2005, p. 121); ma per escludere la sussistenza del reato di cui all?art. 14 co. 5 ter non è indispensabile tale accertamento giudiziale ma è sufficiente che l?imputato alleghi il suo stato di apolidia di fatto come giustificato motivo per il mancato possesso di documenti.
E? vero infatti che alla luce della giurisprudenza della Suprema Corte (Cass. S.U. sent. 29.10/27.11.2003 n. 45801) anche lo straniero irregolare deve possedere i documenti identificativi. Tuttavia la Corte individua come criterio per l?incriminazione ex art. 6 T.U. D. L.vo n. 286/1998 a seguito della mancata esibizione del documento la esigibilità del comportamento ? cioè la possibilità di procurarsi uno dei documenti indicati dalla norma. . Si legge infatti nella parte motiva della sentenza citata che ?il reato in questione si concretizza ove non sussista giustificato motivo che legittimi la mancata esibizione del documento richiesto (?). La ?esibizione? di un documento presuppone che lo stesso esista nel mondo fenomenico o che, quantomeno, possa esistere per la previa attivazione in tal senso del soggetto interessato ed abilitato a farlo?
Nel caso di specie il passaporto macedone attualmente non esiste; e ciò, nonostante l?attivazione del RADULOVIC, perché quello Stato non ne riconosce la di lui appartenenza. Lo stesso questore dichiara di non poter provvedere all?accompagnamento coattivo dell?imputato ?per mancanza di passaporto o altro valido documento di viaggio?. Ciò vale anche per RADULOVIC MARKO, che essendo di fatto apolide non ne è in possesso e non è in grado di procurarselo: ciò indubbiamente costituisce giustificato motivo per trattenersi in Italia .
3- la tutela dell?unità familiare e del superiore interesse del minore
MARKO RADULOVIC è sposato con il rito rom con Marinkovic Marija, anch?essa rom ma con cittadinanza serba; essi hanno tre figli, uno che porta il cognome del padre e due con il cognome della madre; tutto il nucleo familiare convive in Bagnolo Po con i genitori della Marinkovic che sono cittadini italiani.
Pacificamente il matrimonio rom non è riconosciuto come matrimonio civile dallo Stato italiano, ed è vero che né la moglie né i bambini hanno la cittadinanza italiana, per cui non può essere inibita l?espulsione del marito e padre ex art. 19 lett. c) T.U. D. L.vo n. 286/1998; è però vero che la moglie è regolarmente residente in Italia con permesso di soggiorno e comunque non potrebbe essere espulsa, né lo potrebbero i bambini, sempre ai sensi dell?art. 19 lett. c), data la parentela con i genitori di lei cittadini italiani.
Ritiene il giudice quindi che nel caso di RADULOVIC MARKO si versi nella situazione prevista dal terzo comma dell?art. 31 T.U. D. L.vo n. 286/1998 (rubricato ?Disposizioni a favore dei minori?) per il quale «il tribunale per i minorenni, per gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico e tenuto conto dell’età e delle condizioni di salute del minore che si trova nei territorio italiano, può autorizzare l’ingresso o la permanenza del familiare, per un periodo di tempo determinato, anche in deroga alle altre disposizioni del presente testo unico?. La condizione alternativa posta ai figli dell?imputato è infatti presto descritta: a fronte dell?espulsione del padre, essi dovrebbero con la madre seguirlo nel paese di origine (ma quale? La Macedonia non li accetterebbe) o rimanere senza la figura paterna.
Ora, la privazione del genitore conseguente alla sua espulsione, costituirebbe di per sé un grave un grave danno per la crescita psicofisica dei minori, in quanto non solo li priverebbe di un legame affettivo determinante nel percorso evolutivo di un soggetto minore, ma farebbe altresì venir meno il necessario sostentamento economico e il costante riferimento educativo: solo il padre lavora, come ha dichiarato ai carabinieri in sede di spontanee dichiarazioni.
Nel caso di allontanamento al seguito del padre invece la famiglia si troverebbe in una situazione particolarmente precaria, non avendo in Macedonia casa, lavoro e prospettive per il futuro vivendo da tempo in Italia; vi sarebbe l?interruzione del processo di scolarizzazione dei minori, faticosamente avviato e che costituisce l?unica prospettiva di integrazione; senza parlare della complessiva situazione di vita dei bambini che parlano la lingua italiana, e non conoscono o conoscono poco quelle dei paesi di origine dei genitori, e in Italia hanno la famiglia dei nonni, la scuola, gli amici e tutti i punti di riferimenti tanto che il definitivo allontanamento dal nostro paese comporterebbe loro sicuramente un grave pregiudizio psicologico.
Anche in questo caso, la legge prevede che l?autorizzazione in deroga deve essere rilasciata dal Tribunale per i minorenni ma nel caso in esame è sufficiente che l?imputato alleghi la sua condizione di fatto che gli permetterebbe di ottenerla, come giustificato motivo per il mancato allontanamento dall?Italia. Non vi è dubbio infatti che la situazione allegata da RADULOVIC permetterebbe il rilascio dell?autorizzazione. Secondo la prevalente giurisprudenza dei Tribunali per i minorenni, rientra nello spirito e nella lettera dell’art. 31 il potere di autorizzare l’ingresso o la permanenza dei familiari nel nostro paese, in deroga alle altre disposizioni del T.U., non solo in casi eccezionali ma per prestare le cure genitoriali indispensabili ai figli o per evitare il grave pregiudizio psicologico che rinverrebbe al minore in caso di sradicamento dal nostro paese.
Come chiarito dalla recente pronuncia della Cassazione – Sezioni unite civili – sentenza 28 settembre-16 ottobre 2006, n. 22216, ?la presenza dei gravi motivi deve essere puntualmente dedotta dal ricorrente e accertata dal tribunale per i minorenni come emergenza attuale solo nell’ipotesi di richiesta di autorizzazione all’ingresso del familiare nel territorio nazionale in deroga alla disciplina generale dell’immigrazione; ciò non vale sempre, invece, nell’ipotesi in cui – come nella specie – venga richiesta l’autorizzazione alla permanenza del familiare che diversamente dovrebbe essere espulso, poiché la situazione eccezionale nella quale vanno ravvisati i gravi motivi può essere attuale, ma può anche essere dedotta quale conseguenza dell’allontanamento improvviso del familiare sin allora presente e cioè di una situazione futura ed eventuale rimessa dall’accertamento del giudice minorile.?
La tutela dell?unità familiare e la prevalenza del superiore interesse del fanciullo, ai sensi dell?art. 28 comma 3 T.U. D. L.vo n. 286/1998, ripetutamente sono stati ritenuti dalla giurisprudenza prevalenti sull?interesse dello Stato all?espulsione o al rispetto delle forme previste per l?ingresso dal T.U. (cfr. Corte di cassazione n. 2358/2005; Corte d’appello di Bologna, decreto 11.11.2004, in Dir., imm. e citt., n. 2/2006 p. 146; Tribunale di Bologna, decreto 13.2.2004, in Dir., imm. e citt. 1/2005, p. 151; Tribunale Lucca, decreto 14.5.2005, in Dir., imm. e citt. 2/2005, p. 158?); nella situazione di fatto che consentirebbe, ex art. 31 co.3, il rilascio dell?autorizzazione alla permanenza in deroga alle altre disposizioni del T.U. D. L.vo n. 286/1998, ciò costituisce giustificato motivo della mancata ottemperanza all?ordine del questore di lasciare l?Italia entro cinque giorni; l?imputato va quindi assolto.

PER QUESTI MOTIVI
Visti gli artt. 444 e 530 c.p.p.
ASSOLVE
L?imputato dal reato a lui ascritto perché il fatto non sussiste.
Termine di giorni 60 per il deposito della sentenza.
Rovigo, 20.10.2006
il Giudice
Lorenzo Miazzi

Riferimenti: Non si può espellere chi ha moglie e figli

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Quella che per il bruco è la fine del mondo…

5 Dicembre 2006 1 commento


…per il mondo è la nascita di una magnifica farfalla.                                                                         Riferimenti: Il battito delle ali di una farfalla a Granzette…

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Aria fritta a Rifondazione

4 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Roma 4 dicembre. Il gruppo parlamentare di Rifondazione Comunista promuove una giornata di alfabetizzazzazione sui Rom e Sinti ma l?alfabetizzazione dovrebbe anche riguardare la democrazia di base e l?attivismo impegnato, perché l?operazione sa tanto di parata in costume. La domanda a seminari di questo tipo è sempre la stessa: ?Chi e con quali competenze e rappresentatività parla sui Rom/Sinti?. Perché se bastano i ricercatori universitari a dire che i Rom/Sinti sono discriminati, lo si sa da cinquecento anni, e gli scaffali sono pieni di libri e di ?risoluzioni? e ?monitoraggi ? dell?Unione europea, ma se in-vece la ?questione è morale? allora servono progetti politici di cam-biamento e di applicazione di percorsi di giustizia sociale e queste linee le possono dare solo gli attivisti sul ?campo?, quelli che, anche da 40 anni, portano avanti -con spirito di servizio, questa causa.

NESSUN CONVEGNO SENZA L?OPERA NOMADI
Nessun Convegno o Seminario Nazionale, o Tavolo di lavoro, sui Rom/Sinti può avere valore e rappresentatività senza la competenza e specificità, dell?Opera Nomadi, la più grande organizzazione na-zionale a tutela dei Rom/Sinti, dal 1966. Apartitica e aconfessionale, come i Rom/Sinti, e per questo spesso esclusa e discriminata, pro-prio come i Rom/Sinti, anche dai Tavoli Partitocratici e Confessionali.
Perché se le varie “Risoluzioni” e “Monitoraggi” dell’Unione Europea decretano annualmente la segregazione e la discriminazione verso i Rom/Sinti, l’Opera Nomadi non si limita alla denuncia ma tenta, in tutti i modi possibili di contrastare ed alleviare questa discrimi-nazione, anche proponendo leggi specifiche.
E? come se ad un Seminario sul ?lavoro nero? si invitassero solo giornalisti e ricercatori universitari escludendo le associazioni sindacali attive, quotidianamente, a contrastare ed a proporre politiche di superamento del fenomeno.

Il Convegno
QUALI POLITICHE PUBBLICHE PER E CON I ROM
Iniziativa Seminariale
Lunedì 4 Dicembre 2006, Sala del Cenacolo, Vicolo Valdina 3/a Roma

I Gruppi Parlamentari alla Camera e al Senato di Rifondazione Comunista organizzano una giornata seminariale sulle tematiche dei Rom/Sinti rivolta agli eletti della stessa Rifondazione Comunista.

Ore 10.00 – 17.00
- Introduzione
Piero Colacicchi
- La partecipazione politica di rom e sinti in Italia
Nando Sigona
- Problemi e prospettive future dei rom emigrati in Italia
Demir Mustafa
- I bambini rom tra famiglia, campi e scuola, e la questione delle pari opportunità educative
Leonardo Piasere
- Programmi e politiche dell?UE per migliorare la situazione delle comunità rom: l?impegno delle autorità nazionali, regionali e locali
Eva Rizzin
- Stato di diritto e identità rom in Europa: modelli ed esperienze di intervento legislativo
Alessandro Simoni
- Analisi critica del progetto di legge n. 804
?Disposizioni per il riconoscimento e la tutela delle popolazioni
rom e sinti e per la salvaguardia della loro identità culturale?
Piero Colacicchi
**** Si ricorda che per l?ingresso in Sala è necessaria la giacca.

I RELATORI DEL CONVEGNO
Oltre a Piasere e Mustafà, gli altri relatori del seminario fanno parte di Osservazione, nata in Italia nel 2005 per la promozione dei diritti dei rom e sinti (in minuscolo) ma già attiva e partecipe, da sola, a manifestazioni di ?sinistra?, come all?ultimo meeting nazionale antirazzista dell?Arci, ed a ricerche finanziate dalla Comunità Europea.

DICE DI SE?
Osservazione – centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti è un’associazione di promozione sociale – onlus che nasce ufficialmente nel 2005, ma con una lunga storia alle spalle
E? un’associazione di promozione sociale (ONLUS) impegnata nella lotta contro l’anti-ziganismo e le violazioni dei diritti umani e per la promozione dei diritti di rom e sinti in Italia.

LETTERA APERTA A GALIENI, RUSSO-SPENA, LINGUITI

A Stefano Galieni – Dipartimento per l?Immigrazione, Giovanni Russo Spena ? Senatore, Donatella Linguiti – Sotto Segretaria Ministero Pari Opportunità, del partito di Rifondazione Comunista, che ho cono-sciuto a Parigi, Dogubeyazit, Padova, come attivista politico in attività a tutela di Migranti, Kurdi, Rom/Sinti.

Egregi signori, anche dall?ultimo rapporto dell?Unione Europea i Rom/Sinti sono fra le minoranze più discriminate e sottoposte ad atti di violenza razziale, d?Europa. E? la ?questione morale? di una società consumistica, corporativa e partitocratica, che per sopravvivere discrimina minoranze, immigrati e ?diversi?. Il 20% per cento delle persone – l?Occidente, si dice spesso, usa-consuma-e-spreca l?82?% delle risorse del pianeta. Le duecento famiglie più ricche hanno un reddito pari a quello di due miliardi di persone più povere. Quanto più l?ineguaglianza sale tanto più la ricaduta si verifica verso le mino-ranze che si trovano ancora più escluse e discriminate e fra queste i Rom/Sinti al primo posto. Il problema va superato con pratiche di ridistribuzione sociale, di democrazia partecipativa, di giustizia, di corresponsabilitià, e non di solidarietà. E la questione Rom/Sinti, al di là delle specificità, va affrontata in questa direzione. Quanto più la nostra società diventa ?democratica?, tanto più produrrà integra-zione, pari opportunità, uguaglianza e ?benessere?, e non consu-mismo, per tutti.
Per ritornare alla ?questione Rom/Sinti?, vi ricordo che l?Opera No-madi è la più storica, dal 1966, più grande (31 sezioni in tutta Italia) e competente associazione a tutela dei Rom/Sinti di tutta Italia. Apartitica e aconfessionale, come i Rom/Sinti, e per questo spesso discriminata ed esclusa dalle politiche e dai ?tavoli? partitici e confessionali sulla questione. Da anni Opera Nomadi collabora, in tante città, con Rifondazione Comunista, sempre attenta sulla que-stione diritti e minoranze: a Verona, Napoli, Padova, Mantova, Tren-to, Rovigo, Roma, per fare alcuni esempi. Nella passata legislatura, col senatore Livio Togni si era presentato anche un disegno di legge per l?estensione del ?Giorno della memoria? anche ai Rom/Sinti, oltre all’attivazione di un “protocollo d’intesa” Opera Nomadi – MIUR, per favorire la sco-larizzazione dei Rom/Sinti.
Ora capita che col cambio di Governo si apra uno spiraglio per politiche governative anche sui Rom/Sinti, come per gli immigrati. Il nostro timore è che quando cominciano ad esserci le risorse (bu-siness) cominci anche la ?spartizione partitocratrica? che ci lascereb-be esclusi. E questo produrrebbe anche progetti più assistenzialistici, fisiologici quindi al “sistema” di discriminazione, e meno di parte-cipazione e di coinvolgimento nella direzione del superamento dell?e-sclusione sociale.
Come Opera Nomadi rivolgo perciò un pressante appello a Rifon-dazione Comunista perché sia attivata una politica di partecipazione effettiva di chi lavora con competenza e professionalità sulle tematiche Rom/Sinti. Perché vengano praticati percorsi di democrazia diretta a partire dalle competenze, dalla rappresentatività e dalla professionalità: allora non avremo più timore di essere esclusi.
Ricordo a Russo Spena che, al Forum Sociale Europeo di Parigi (come a Genova e Firenze ed alle manifestazioni per i “migranti” a Roma), si era lì come attivisti politici e portatori di speranze di uguaglianza e non come ricercatori universitari. Ricordo a Linguiti della nostra “mis-sione” a Dogubeyazit, non a fare ricerche ma a portare contributo diretto alle popolazioni kurde, e soprattutto alle donne.
Ricordo che Stefano Galieni, lo scorso giugno, ad un convegno a Padova dell?Opera Nomadi, disse: ?Se abitassi a Mantova sarei onorato di farmi rappresentare da Yuri Del Bar?. Visto che abita a Roma potrebbe essere onorato di farsi rappresentare da Yuri Dal Bar anche ai seminari Parlamentari di Rifondazione.

Rovigo, 4 dicembre 2006

Il direttore di Romano Lil, Roberto Costa

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CITTADINANZE IMPERFETTE
Rapporto sulla discriminazione razziale di Rom e Sinti
A cura di OsservAzione, edizioni Spartaco 2006
?Nelle politiche pubbliche i rom e i sinti sono assenti, senza voce. Quello che si vede, con poche importanti eccezioni, nella migliore delle ipotesi, sono simulacri di partecipazione, laddove le decisioni vengono prese da altri referenti in altre sedi. Nella peggiore, invece, rom e sinti sono meri oggetti, nuda vita, da utilizzare come spau-racchi per mobilitare elettorati benpensanti e spesso razzisti?.
Anche nelle politiche di ?ricerca? sui Rom/Sinti, pagate dalla Comunità Europea, essi sono metodicamente esclusi a favore di ricercatori che continuano ad escluderli per continuare a ricercare sulla loro assenza.
E? importante che ci siano persone sensibili che scrivono libri sulla disperata condizione dei Rom/Sinti d?Italia e ne facciano conferenze in ogni dove. Ma sarebbe anche importante che a queste conferenze vengano invitati rappresentanti attivi, e mediatori culturali Rom/Sinti, che lavorano quotidianamente sulle tematiche proposte e che portino anche la ?visione? e la testimonianza delle popolazioni Rom/Sinte.

IL PORRAJMOS DIMENTICATO (una pratica positiva)
Una delle iniziative più significative degli ultimi anni, che vede le Associazioni ed i Rom/Sinti attivi in prima persona nella promozione culturale è il ?Porrajmos dimenticato?, libro e CD, presentato dall?O-pera Nomadi il 27 gennaio 2004 a Milano col lavoro fondamentale dei due Consiglieri Nazionali dell?Associazione, Maurizio Pagani e Giorgio Bezzecchi (Rom Harvato). Da lì il Porrajmos, sterminio dei Rom/Sinti ad opera del regime nazi-fascista, da dimenticato ha cominciato ad essere conosciuto e ricordato, in maniera corretta, in tutta Italia.

Il Porrajmos dimenticato
Le persecuzioni di Rom e Sinti in Europa
Edizione Opera Nomadi, 27 gennaio 2004
Con il contributo dell’Unione comunita Ebraiche Italiane
Fondo Legge 249/2000
a cura di: Giorgio Bezzecchi, Maurizio Pagani, Erika Rossi, Francesco Scarpelli, Tommaso Vitale, con la collaborazione di Michele Sasso

Un libro che ricostruisce il percorso degli zingari europei seguendo un’ottica interdisciplinare. Con allegato un CD-Rom. Un documentario sulla persecuzione in Italia (?Porrajmos, una persecuzione dimen-ticata?), con interviste e testimonianze video rilasciate da soprav-vissuti, e numerosi documenti storici e fotografici, offerti a insegnanti e studenti per preparare lezioni e avviare ricerche, tesi e dossier. Per cominciare a conoscere. Per non dimenticare.

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Morti giovani sposi in incendio di “campo nomadi”

3 Dicembre 2006 Commenti chiusi

Roma, 2 dicembre. Lijuba Mikic, di 17 anni e Sasha Traikovic di 16, due giovani sposi Rom Rudara, sono morti tra le fiamme all‘interno del container dove abitavano, nell‘incendio avvenuto poco prima dell’alba nel "campo nomadi" di via dei Gordiani, in zona Casilino, a Roma. La Procura ha aperto un‘inchiesta per chiarire le cause dell‘incendio che sarebbero dovute ad un corto-circuito o ad una stufetta difettosa. Il rogo ha distrutto almeno sette container e le fiamme avrebbero provocato il ferimento di altre sette persone. Il drammatico episodio va inserito in una pratica di accoglienza abitativa per i Rom: finché l‘unica soluzione saranno i "campi", le tragedie non finiranno.

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Ri-conciliazione trans-nazionale coi Rom/Sinti (LP-2)

1 Dicembre 2006 Commenti chiusi