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Utopia Opera Nomadi (LP-0)

L’Opera Nomadi a tutela di Rom, Sinti e Camminanti, nello spirito della dichiarazione dei “diritti dell’uomo”, è stata fondata a Roma il 21 settembre 1966, riconosciuta Ente Morale con decreto del Presidente della Repubblica il 26-3-1970. Lo Statuto è stato aggiornato in data 22 marzo 1998: “L’Ente, con Sede Nazionale in Roma, è un’organizzazione democratica che ha il fine di salvaguardare e valorizzare con ogni possibile forma d’intervento, diretto o indiretto, il patrimonio sociale e culturale delle popolazioni Rom, Sinte e Camminanti, comunemente denominate zingare, nomadi e viaggianti, nonché di fornire concreti strumenti di sostegno a favore delle stesse popolazioni”.
Nell’anno 2006 l’Opera Nomadi è formata da 32 sezioni (e quattro gruppi rereferenti), con oltre 600 soci, nel territorio nazionale.

(Premessa propedeutica)
La linea politica dell’Opera Nomadi 0

IL DROM
Un “viaggio” nell’arcipelago dell’avventura alla ricerca delle isole: misteriose, incantate, del tesoro. Che, forse, confluiscono e si sovrappongono in una medesima configurazione:
“Lasciamoci rapire dall’Utopia Opera Nomadi”.

NOI OPERA NOMADI
“Noi Opera Nomadi, Ente Morale, assistiamo e tuteliamo i Rom e Sinti, li tiriamo fuori dai guai quando possiamo; offriamo, per quanto ci è permesso, aiuto e dolcezza a queste vittime della storia, cercando in questo modo di con-serbare il senso di com-passione che alita il mondo. Ma il nostro compito basilare è proteggere e conservare quella Storia come patrimonio culturale dell’umanità.
Con la U maiuscola: Umanità”.

TERRESTRI: RAZZA DI DEFICENTI
Forse il genere umano si è arreso ad Auschwitz-Birkenau ed il nostro tentativo di preservare l’umanità (come Opera Nomadi) si ridurrà a riempire una piccola boccetta di cristallo da consegnare come memoria agli alieni di altri pianeti. “Razza di deficienti” vengono etichettati i terrestri (per il disastro ambientale ed umano in cui avevano ridotto il pianeta) quando tentano di entrare nella “confederazione galattica dei mondi” in un racconto dello scrittore di fantascienza Isaac Asimov.

INTRECCIO D’UTOPIA
Opera Nomadi è strettamente intrecciata di utopia, quella che fa alzare lo sguardo e abbracciare l’orizzonte. Quella che produce quel movimento che deriva da “ex-movere”, emozione. Quella che serve a migliorare l’esistente ed a produrre fatti concreti.

________le isole nella testa_________le isole nel cuore__________

L’ISOLA COME MA(D)RE
“L’isola nativa rappresenta una felice reclusione originaria e, insieme, la tentazione delle terre ignote. L’isola, dunque, è il punto di una scelta: e a tale scelta finale, attraverso le varie prove necessarie si prepara l’eroe-ragazzo Arturo. E’ una scelta rischiosa, perché non si dà uscita dall’isola senza la traversata del mare materno: come dire il passaggio dalla preistoria infantile verso la storia e la coscienza”.
(L’isola di Arturo”, di Elsa Morante, 1957)

L’ISOLA CHE NON C’E’
Ogni ragazzo resta così impressionato la prima volta che è trattato con slealtà. Egli è convinto di avere diritto alla vostra lealtà. Nessuno dimentica la prima slealtà.
(Da “Peter Pan”, di James Barrie)

IL LUOGO DELL’ADOLESCENZA
L’”isola misteriosa” è il territorio dell’adolescenza, dove la vita cerca di spiritualità e di comunanza. E nella ricerca si definisce e rileva la cartografia della propria identità. Sta a noi adulti fare in modo che questa ricerca definisca una mappa la più accurata ed estesa possibile ad orientare la crescita. E che non resti, invece, una piccola zona dai contorni imprecisi, un buco di memoria. Se non si esplora e de-scrive questo territorio, si corre il rischio di diventare vecchi senza essere diventati adulti.
(Note sull’”Isola misteriosa” di Jules Verne, di Spartaco Ferrarese)

L’ISOLA DEL TESORO
Alcune riflessioni su un romanzo d’audacia che è anche un racconto di iniziazione. “La mappa non è il territorio”: quella che abbiamo nella testa ha zone deformate, allargate o rimpicciolite, dall’emozione. La casa natale, o un territorio avverso, possono diventare più grandi o più piccoli e la mappa mentale non si sovrappone più al territorio reale perché c’è stata una ri-definizione emotiva.
(Pensieri da “L’isola del tesoro” di Robert Louis Stevenson, 1883)

L’ISOLA DI UTOPIA
Dal greco ou-topia, eu-topia: nessun luogo, buon luogo. “L’utopia” è il titolo del libro pubblicato nel 1516 da Thomas More: una isola immaginaria dove le persone vivono in armonia, in una società ideale. Utopia è una Repubblica basata sulla totale com-unione dei beni. (L’utopia di Thomas More, 1516)

L’ISOLA FUORI DAL TEMPO
Quell’isola (Ogigia, l’isola di Calipso), tante volte ricalcata, risognata e ripresa dalla letteratura dei secoli successivi, è estranea a ogni realtà, è fuori dal mondo, si colloca in un altro spazio. (Claudio Magris: Itaca e oltre)

L’ISOLA NON TROVATA
… però quell’ isola non c’era e mai nessuno l’ha trovata:
svanì di prua dalla galea come un’ idea,
come una splendida utopia, è andata via e non tornerà mai più…
(Francesco Guccini)

LA MAPPA CON UTOPIA
Una carta del mondo che non contiene il Paese dell’Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché non contempla il solo Paese al quale l’Umanità approda di continuo. E quando vi getta l’àncora, la vedetta scorge un Paese migliore e l’Umanità di nuovo fa vela. (Oscar Wilde)

UTOPIE CHE HANNO UN LUOGO PRECISO E REALE
“Credo tuttavia che ci siano –e questo in ogni società- delle utopie che hanno un luogo preciso e reale, un luogo che si può localizzare su una carta; utopie che hanno un tempo determinato, un tempo che si può fissare e misurare secondo il calendario”.
(Utopie eterotopie, Michel Foucault)

TRE METRI PIU’ IN LA’
L’utopia, come l’orizzonte, sta sempre tre metri più in là e serve ad aprire il cammino. (Edoardo Galeano)

Immagine: antica illustrazione per l’utopia di Tommaso Moro

 

RIFERIMENTI
La linea politica dell’Opera Nomadi
28 novembre 2006

 

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  1. overath
    7 Ottobre 2006 a 1:55 | #1

    Utopia è un luogo del cuore (…dell’anima?) da dove vado verso ciò che non vedo.
    E mentre vado, vivo.

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