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Archivio Agosto 2006

Vieni avanti, cretino

31 Agosto 2006 Commenti chiusi

?Grand hotel Salone: rom con piscina? titola ?il giornale.it?, famoso per la sua quotidiana opera di disinformazione razzista nei confronti delle popolazioni rom. Il titolo si riferisce ad una piscina installata nel ?campo nomadi? di via di Salone, uno dei più grandi d?Europa. ?Così come voi tutti – scrive un cybernauta della zona – ho sbagliato a fare il cittadino normale invece di fare il nomade ed entrare nella Zingaro’s Connection romana?.
Salone è il più grande ?campo nomadi attrezzato? d’Europa. Contiene 1250 persone, la metà sono minorenni, distribuite su 150 containers.

GRAND HOTEL SALONE: ROM CON PISCINA
Nel campo più grande d?Europa compare una struttura prefabbricata per le nuotate estive degli occupanti

il giornale.it, 29 agosto, di Redazione

Una piscina all’interno del campo nomadi di via di Salone. È la sconcertante scoperta fatta da un nostro cronista che documen-tiamo anche fotograficamente all’interno. La piscina, non in muratura ma prefabbricata, è comparsa da qualche tempo all’interno di quello che è l’insediamento rom più grande d’Europa. Che nei piani del Campidoglio dovrebbe essere una struttura modello, dotata di tutti i comfort. Ma che nei fatti non è molto diverso dagli altri campi romani: tanta buona volontà e tante utopie e la triste realtà fatta di sporcizia e criminalità. Sconcertati i residenti della zona, tra la Collatina e la Prenestina. Sul sito www.viapontedinona.it tante le prese di posizione contro quello che è considerato un affronto nei confronti degli abitanti di una periferia dove sono tante le cose che mancano, comprese strutture sportive. «Così come voi tutti – scrive un cybernauta della zona – ho sbagliato a fare il cittadino normale invece di fare il nomade ed entrare nella Zingaro’s Connection romana».

L’articolo

IL para-SITO DI QUARTIERE
Il sito ?via ponte di nona?ha iniziato la protesta, con una lettera al Prefetto, ed ha indetto mobilitazione per sabato 14 ottobre a Roma: http://www.viapontedinona.it/modules/news/article.php?storyid=601

NELLA SERIE:
- romano lil 7 agosto
- romano lil 1 agosto

Riferimenti: Blog assassino

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Il 10 settembre a Lampedusa

30 Agosto 2006 Commenti chiusi

Per la salvezza dei migranti. La Sicilia è diventata negli ultimi anni la frontiera Sud dell’Europa e Lampedusa è il suo avamposto. Il tentativo di mascherare l’inarrestabile fenomeno politico-sociale delle migrazioni come un problema di ordine pubblico da contrastare, con la militarizzazione delle frontiere e provvedimenti di polizia, ha prodotto soltanto l’istituzione di nuove forme di apartheid.

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“Ho abbracciato l’alba d’estate”

27 Agosto 2006 Commenti chiusi

“Una città in Rimbaud” nasce per dare testimonianza di una delle massime voci della poesia universale, simbolo di un’ansia di libertà. Una Rovigo in cartolina “vista” attraverso la figura di Arthur Rimbaud che esplora e definisce anche quella parte di città rimossa – come il cimitero degli ebrei, o misconosciuta – come il parco di via Curiel, per spingere lo sguardo oltre le mura, ai campi Rom ed al manicomio di Granzette.

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Ragazzo rom picchiato impunemente a Latina

25 Agosto 2006 Commenti chiusi


Un ragazzo rumeno di 17 anni è stato trascinato da circa dieci uomini in una villetta, chiuso il cancello e picchiato con spranghe, tubi di plastica, calci, pugni. Ma la storia non finisce con le percosse, ci si mette la polizia a complicare la situazione. E la famiglia, per paura di ritorsioni, visto che non ha il permesso di soggiorno, preferisce non fare denunce. Cronaca di un episodio che non è finito su nessun giornale perché non fa notizia. Nel referto di ?pronto soccorso? all’autorità giudiziaria si parla di “Aggressione e percosse da più per-sone sconosciute. Cause da accertare”. Ma le cause, è prevedibile, non saranno accertate.

Cosa dobbiamo fare per contrastare questa forma di intolleranza verso i Rom?
Di Stefania Krilic, assistente sociale del comune di Latina

Latina, giovedi 17 agosto. Verso le 15.00 sul lungomare è stato selvaggiamente picchiato un minore Rom (Florin Dila, rumeno, anno di nascita 1989) accusato di furto di una valigia che NON è STATA TROVATA. Il fatto mi è stato raccontato in pomeriggio da un mio u-tente che ha assistito alla scena ed era sconvolto perché il ragazzo è stato trascinato da circa dieci uomini in una villetta, chiuso il cancello e picchiato con spranghe, tubi di plastica calci pugni. C’era molto sangue, schizzi, e lui ha tentato di dire qualcosa, si vedeva che era un ragazzino, poteva avere 15-16 anni, ma non si fermavano. Ha sentito dire con disprezzo: ” E? uno zingaro di quelli di bainsizza”.
A Borgo Bainsizza, nel dimesso campo profughi Al-Karama, da gennaio 2006 si è insediata una comunità di circa 35 rom rumeni (ndr).

Ho avvertito subito Caudia Hornea della comunità dell’?Alkarama?, verso le 17.00, non sapeva nulla tutto era tranquillo: “Vedrai sarà di qualche altro insediamento, mi informo e ti faccio sapere”. Alle 18.30 lascio l’ufficio torno a casa. Alle 19.00 mi citofona Claudia sconvolta che la polizia ha chiamato la madre di Dila perché il ragazzo è fermo in questura. Ho chiamato la questura ed ho ricevuto conferma che il ragazzo era lui e che “qualcosa ha fatto se l’abbiamo fermato? Viene lei a prenderlo o vengono i parenti? E? già mezzora che li aspet-tiamo”. Mi sono qualificata come assistente sociale del comune ed ho chiesto come mai non mi avessero chiamato trattandosi di un minore: era una volante e loro non hanno conoscenza di prassi con i servizi sociali. Dico loro che la madre, che non parla italiano, sarebbe a breve arrivata con una connazionale per interprete, Claudia Hornea. Purtroppo nessuna delle due ha il soggiorno ma non c’è nessun altro in zona e sono molto preoccupate. Mi chiama la questura dopo dieci minuti. Il poliziotto urla con le donne e mi fa lezione su come non può essere restituito un minore a persone senza soggiorno. Confermo che trattasi della madre ma non c’è modo di farsi ascoltare: ” E? mezza giornata che perdo tempo con questo e i contribuenti italiani pagano?”. Il poliziotto è fuori di sè ed urla chiedo di parlare con le donne, la signora Dila piange al telefono, riesco a farmi passare Claudia le spiego di tranquillizzare la donna, le chiedo se hanno visto il ragazzo mi dice che è in un altra stanza e non le hanno lasciate passare, lei ha già chiamato il padre che manderà qualcuno subito con il soggiorno. Prego Claudia appena uscite con il ragazzo di andare in ospedale al pronto soccorso.

Non avendo più avuto notizie la mattina successiva chiamo Claudia. Dice che la madre preso il figlio ha avuto paura di andare in ospedale e sono tornati a casa. Durante la notte il ragazzo è stato male ed hanno dovuto chiamare l’autoambulanza che lo ha portato in ospe-dale. I dottori hanno detto che non è nulla, basta un pò di crema e di riposo. La prego di portarmi i fogli della dimissione ma ha paura, non vogliono denunciare nessuno. Il ragazzo è stato picchiato anche dai poliziotti, non parla è tutto dolorante. Insisto, mi promette di venire ma venerdì non si fa vedere. Ci incontriamo sabato e mi promette che lunedì mi darà i documenti: hanno paura non vogliono che la cosa sia risaputa l’importante che il ragazzo sia salvo e vivo.
Sono inorridita ed elenco alcune riflessioni:
1) il fatto è successo verso le 15.00 ma solo alle 19.00 la polizia ha chiamato i familiari;
2) perché non hanno chiamato i servizi se, per esempio, avevano difficoltà a rintracciare qualcuno?
3) nessuno ha sporto denuncia di furto, e mi sembra gravissimo, allora quali erano gli elementi per prendersela con il ragazzo?
4) le forze dell’ordine non dovevano denunciare i picchiatori?
Cosa dobbiamo fare per contrastare questa forma di intolleranza verso i Rom?

LA DIAGNOSI E L?ANAMNESI
22 agosto. Il ragazzo. non sta bene preferisce star sdraiato per sentire meno dolori. Finalmente Claudia è riuscita a farsi dare i ver-bali di pronto soccorso dalla madre del ragazzo. La diagnosi è: “Trauma regione cervicale e costale di destra”, ecchimosi regione cervicale con dolore alla pressione a livello delle prime vertebre cervicali, dolore alla pressione a livello delle ultime coste emitorace di destra. Hanno effettuato i raggi e prescritto collare cervicale e visita ortopedica e terapia medica domiciliare (antidolorifici e miotens).
Nell’anamnesi è scritto: “riferita aggressione e percosse”. Oltre il verbale di pronto soccorso i familiari hanno anche il referto di pronto soccorso all’autorità giudiziaria dove si parla di “Aggressione e percosse da più persone sconosciute. Cause da accertare”. La prognosi è di 8 giorni s.c. (salvo complicazioni).
Riferimenti: I Rom di Borgo Bainsizza a Latina

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?Progetto casa? per i Sinti di Casalmaggiore

23 Agosto 2006 Commenti chiusi


Casalmaggiore (Cr), 12 agosto. Nella Sala di Giunta del Comune è stato presentato ufficialmente il progetto di villaggio residenziale ?Sucar plaza? (bella piazza) per i Sinti originari del territorio comunale. Un progetto complessivo e articolato che interconnette i vari aspetti per favorire l?integrazione sociale: dall?habitat, al lavoro, alla scuola. Per riconoscere e valorizzare la minoranza sinta: ?nonché, di conseguenza, a valorizzare le persone che compongono le diverse famiglie, che da soggetti passivi diventano protagonisti di situazioni che producono anche immagini positive nella società, contribuendo a modificare lo stereotipo negativo dello ?zingaro??. Il progetto è stato presentato da Opera Nomadi di Mantova e Sucar drom: i lavori per la realizzazione del villaggio, che riguarda 70 persone, partiranno entro la fine dell’anno.
A seguire: alcune note sul ?progetto?, l?articolo di ?Sucar drom? e la di-fesa del progetto, significativa, da parte del sindaco di Casalmaggiore.

PROGETTO PER LA REALIZZAZIONE E IL POTENZIAMENTO DI VILLAGGI DI ACCOGLIENZA E DI SOLIDARIETA?
Il progetto di base prevede un finanziamento regionale di ? 207.000 (e complessivamente dovrebbe arrivare a 265.000) euro per la realizzazione del progetto denominato ?Sucar Plaza?. Il villaggio Sucar Plaza (bella piazza, in lingua sinta) sarà composto da tre spazi a base famigliare sui cui saranno realizzati tre abitazioni con quattro posti letto ciascuna (per un totale di dodici posti letto), destinate ai nuclei familiari sinti originari. Inoltre sarà realizzata la ristrut-turazione/costruzione di undici piazzole di sosta con servizi primari a rete per le restanti undici famiglie sinte, formate dai parenti delle famiglie originarie. La realizzazione delle tre abitazioni è strumento per iniziare un percorso di passaggio dall?abitare nella roulotte all?abitare in una casa.

NOTA LINGUISTICA
Un appunto linguistico, stonatura di fondo, va sul termine ?inclusione sociale? che ricorda la politica di Maria Teresa d?Austria del 1758:
?Parte 3.5 presentazione sintetica del progetto di inclusione sociale?:
a) Descrizione del tipo di intervento per l?inclusione sociale: Il progetto si pone l?obiettivo di riconoscere la comunità sinta casalasca come minoranza etnica linguistica, di valorizzare i percorsi di inclusione sociale già avviati e di produrre nuovi percorsi che sappiano vedere protagoniste le stesse famiglie sinte e la messa in rete di tutti i servizi presenti sul territorio.

I TRE OBIETTIVI DEL PROGETTO
Il primo obiettivo del progetto è quello di garantire alle famiglie sinte un habitat dignitoso e iniziare un percorso di passaggio dall?abitare nella roulotte all?abitare in una casa (?mengro kher?, la nostra casa in lingua sinta).
Il secondo obiettivo del progetto è il lavoro. Il progetto tende essenzialmente a far emergere le potenzialità insite nelle famiglie e ad indirizzarne l?espressione verso gli spazi esistenti (o ricavabili) nel mercato del lavoro. Esso mira quindi a scoprire le potenzialità, a valorizzare le conoscenze, le competenze, i saperi, le ricchezze e le aspettative delle famiglie presenti, nonché, di conseguenza, a valorizzare le persone che compongono le diverse famiglie, che da soggetti passivi diventano protagonisti di situazioni che producono anche immagini positive nella società, contribuendo a modificare lo stereotipo negativo dello ?zingaro?.
Il terzo obiettivo del progetto è il reinserimento sociale. Tale obiettivo, che acclude anche l?obiettivo lavoro, si fonda sul bisogno di attuare politiche d?interazione che sappiano incidere nei diversi ambiti del sociale: la scuola, i servizi, la sanità. La scuola provocata e arricchita dalla presenza dei minori Sinti, partendo dal lavoro svolto in questi anni da alcuni insegnanti, si adopererà per l?introduzione della pedagogia interculturale. Per i servizi socio – sanitari territoriali è indispensabile una specifica formazione agli operatori sulla cultura sinta e una formazione / informazione alle famiglie sinte sui servizi presenti sul territorio.

Casalmaggiore CR)
PRESENTAZIONE DEI PROGETTI SUCAR PLAZA E MENGRO KHER
Da ?Sucar drom? 12 agosto

Sabato 12 agosto a Casalmaggiore (CR) nella Sala di Giunta del Comune sono stati presentati ufficialmente i progetti ?sucar plaza? (bella piazza) e ?mengro kher? (la nostra casa). I progetti sono finanziati dalla Regione Lombardia (Deliberazione del Consiglio Regionale n.605, 8 ottobre 2002 / allegato B alla DGR n. 8/1552, 22 dicembre 2005), dal Piano di Zona di Casalmaggiore e dalla Provincia di Cremona.

Gli obiettivi dei progetti sono:
1) riconoscere la Comunità Sinta Casalasca come Minoranza Nazionale,
2) chiudere il “campo nomadi” e strutturare tre micro aree su base famigliare,
4) valorizzare i percorsi di interazione sociali già avviati,
5) produrre nuovi percorsi che sappiano vedere protagoniste le stesse famiglie sinte,
6) mettere in rete tutti i servizi presenti sul territorio.

Alla presentazione ufficiale alla stampa erano presenti: il Sindaco, Luciano Toscani; i tre Rappresentanti delle famiglie Sinte, Franco Riz-zi, Osvaldo La Croce e Valentino Broietti; l’Assessore ai Servizi So-ciali; il Segretario Comunale; il Dirigente dei Servizi Sociali, Graziano Ghezzi; il Presidente dell’Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Man-tova, Carlo Berini; l’Assistente Sociale; il Facilitatore Culturale, Elvis Gabrieli. Erano assenti il Facilitatore Culturale Darix Tonapan, il Presidente dell’Associazione Sucar Drom Bernardino Torsi e la Responsabile del Piano di Zona Katja Avanzini.

All’incontro oltre ad esprimere soddisfazione per il lavoro di progettazione svolto insieme si sono discusse le prime scadenze progettuali e le azioni da intraprendere all’inizio del mese di set-tembre 2006.

Per scaricare il progetto cliccare qui

Per altre informazioni scrivere a:
operanomadi@sucardrom.191.it

Casalmaggiore. Il sindaco difende la riqualificazione del “campo”
NOMADI, IL CLIMA È PESANTE
Il sindaco Toscani: «La risposta non sono i ?fogli di via?»
di Marco Bazzani, lapprovinciadicremona.it 20 agosto

Casalmaggiore 20 agosto. Il sindaco Toscani difende la riqualificazione del ?campo di via Del Porto? dalle critiche, soprattutto da parte di Lega Nord: «Dare ai Sinti una sistemazione abitativa, e non solo, più dignitosa, rimane a mio parere l?unica strada da percorrere per evitare che in futuro la situazione peggiori, anche sotto il profilo della criminalità. Su settanta nomadi del campo (oltre la metà sono minorenni, nati a Casalmaggiore), non tutti sono delinquenti, ricordiamolo. Fatto salvo il principio che chi ruba va messo e tenuto in galera, e a questo proposito non si capisce come la legge italiana consenta a chi è così recidivo di restare libero, credo che la risposta al problema non sia comunque l?emissione di fogli di via da Comuni e Province». La soluzione, a parere del sindaco di Casalmaggiore, è nel dare ai nomadi «delle occasioni diverse. Altrimenti, senza un lavoro, che prospettive hanno?». E cosa si fa nel concreto? «Stiamo cercando di formare una cooperativa di Sinti che possa recuperare ferro e metalli nelle aziende, dopo la convenzione per la piazzola ecologica. Abbiamo usato borse lavoro, abbiamo inserito i bambini nelle nostre scuole e adesso abbiamo già dei giovani Sinti alle superiori. Potreremo avanti un progetto di mediazione culturale. Certo, si tratta di un lavoro lungo, che non fornisce risultati immediati, ma che spero darà buoni frutti». Toscani è caustico. «Qualcuno ha proposte diverse? Dato che i nomadi esistono, cosa facciamo? Li mandiamo via ?rifilandoli? a qualche altro Comune? Un bel foglio di via e il ?problema? non c?è più? Oppure costruiamo un bel lager come facevano i nazisti? La verità, al di là delle provocazioni, è che quello dei nomadi è un fenomeno che riguarda tutto il territorio circostante, ma solo Casalmaggiore si sta facendo carico di governarlo, peraltro in un clima pesantissimo». Come dire, «è ora che qualcuno ci dia una mano».

In foto, da Sucar drom, la presentazione del progetto in comune, il 12 agosto. Da sinistra: Carlo Berini, Valentino Broietti, Osvaldo La Croce, Luciano Toscani, Graziano Ghezzi, l’Assistente Sociale e Franco Rizzi

Riferimenti: Casalmaggiore presentazione del progetto casa

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Minoranze linguistiche: il Consiglio d?Europa ammonisce l?Italia

20 Agosto 2006 Commenti chiusi


Bruxelles, 14 giugno. Il Comitato dei Ministri, nella Risoluzione ?sull’esecuzione della convenzione di struttura per la protezione delle minoranze nazionali dall’Italia?, raccomanda l?Italia a ?Intensificare le misure attuali per permettere a Rom e Sinti di usufruire di circostanze di vita sufficienti e di promuovere, in accordo con gli interessati, una strategia completa di integrazione a livello nazionale a partire dall?accesso all?alloggio, all?occupazione, alla formazione ed alla sanità?.

LA RISOLUZIONE ResCMN (2006)5

Il Consiglio d?Europa è stato istituito con lo scopo di promuovere la democrazia e proteggere i diritti umani e l’applicazione delle leggi in Europa, attualmente è composto da 49 paesi.
La Risoluzione ResCMN (2006)5, ?sull’esecuzione della convenzione di struttura per la protezione delle minoranze nazionali dall’Italia?, è stata adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d?Europa, il 14 giugno 2006.

Negli ?sviluppi positivi? sono segnalati ?gli sforzi importanti per assicurare la protezione generale delle minoranze linguistiche storiche riconosciute dalla legge 482/99 *(vedasi postilla).
Inoltre, un certo numero di misure lodevoli puntate sulla promozione della lingua e della cultura delle minoranze hanno continuato ad essere approntate al livello regionale. C?è stato anche uno sviluppo dei progetti educativi che promuovono le lingue di minoranza e delle culture?.

Nelle ?preoccupazioni? il Consiglio d’Europa sottolinea anche come manchino “progressi tangibili nell’integrazione dei Rom, gli zingari e i nomadi: la vasta discriminazione e le misere condizioni di vita in molti campi è fonte di criticità. E’ necessaria la definizione di una strategia di integrazione a livello locale e nazionale, con la consultazione diretta degli interessati, e lo sviluppo di garanzie legali per garantire agli individui una migliore conservazione e ulteriori sviluppi della loro identità e della loro cultura”.

A seguito delle specificazioni illustrate, il Consiglio adotta una serie di raccomandazioni all?Italia, fra le quali: l?aumento delle trasmissioni radiotelevisive in lingua di minoranza; consolidare la partecipazione dei rappresentanti di minoranza ed istituire il Congresso Permanente previsto delle minoranze, che dovrebbe includere anche i rappre-sentanti di Rom e Sinti; rendere più efficaci le misure legali di protezione verso la discriminazione delle minoranze; sviluppare l?opportunità di riconoscere la minoranza etnico-linguistica dei Rom/Sinti per permettere loro di conservare e sviluppare la loro identità; intensificare le misure attuali per permettere a Rom e Sinti di usufruire di circostanze di vita sufficienti e di promuovere, sempre in accordo con gli interessati, una strategia completa di integrazione a livello nazionale a partire dall?accesso all?alloggio, all?occupazione, alla formazione ed alla sanità?.

* Le minoranze riconosciute in Italia
La legge 15 dicembre 1999, n. 482 ?Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche? riconosce e tutela 12 minoranze etnico-linguistiche storiche (albanese, catalana, germaniche, greca, slovena, croata, francese, franco-provenzale, friulana, ladina, occitana e sarda), tenendo conto dei criteri: etnico, linguistico e storico nonché la localizzazione in un territorio definito.

Il documento completo in italiano

Immagine da Università della Calabria – Sportello linguistico provinciale
http://www.linguistica.unical.it/sportellolinguistico/
Riferimenti: Il "portale" del Consiglio d?Europa

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Stato di quiete temporanea °_°

19 Agosto 2006 Commenti chiusi


… Pausa di indeterminazione, “zona” di passaggio.
Riferimenti: L?intero – l?unità, colora di sé tutte le parti…

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Il ministro Amato dai Rom: visto dall?altra parte

17 Agosto 2006 Commenti chiusi


Roma, Ferragosto. La ?visita? del ministro Amato descritta dalla parte del ?campo rom?. Il ministro, inghiottito da una nube di cameraman, appare nei pressi della recinzione e indica alle telecamere i ragazzi accalcati dall?altra parte della rete. Quando si accosta all?entrata, si fa avanti Zvonko. ?Signor ministro, cosa deve fare uno come me? Sono nato a Roma 19 anni fa, sono andato a scuola a Roma, sono vissuto qui ma per lo Stato non esisto?.
Amato ammette che, vista dalla soglia di un campo rom, la questione cittadinanza è una ferita aperta, che nemmeno la nuova proposta di legge è in grado di sanare. Una ferita aperta che riguarda decine di migliaia di Rom che continueranno a restare ?invisibili?.

E AMATO DISSE: ?ZVONKO HAI RAGIONE?
Il ministro dell?Interno alle prese con la cittadinanza.
Ferragosto. Il titolare del Viminale visita un campo rom. E incontra i ragazzi nati in Italia che resterebbero ?invisibile? anche con il disegno di legge dell?Unione.
Di *Roberto Pignoni, ?il manifesto? 17 agosto

Roma a Ferragosto. Le strade si svuotano e la morsa quotidiana si allenta, lasciando filtrare il respiro delle cose. Vi sono luoghi e persone che diventano visibili solo quando, intorno, la città tace. A metà mattina è arrivata la nettezza urbana. Hanno pulito la strada sotto gli occhi di un manipolo di funzionari, in completo grigio e cravatta d?ordinanza. Un furgone della polizia si è piazzato di fronte all?ingresso del campo. A scaglioni, si sono aggiunti i vigili urbani,m i carabinieri, la guardia di finanza, i pompieri? Tirati a lucido e allineati accanto ai mezzi, lungo il marciapiede di via dei Gordiani.
Un labrador diafano sonnecchia nell?auto antidroga. Ha capito che non si tratta di un blitz, uno di quei rastrellamenti che scattano all?alba e si concludono con il cellulare carico di ragazzi trascinati in questura, ma di un rituale nuovo e inoffensivo, in linea con il clima dell?estate. A mezzogiorno la strada viene chiusa. Il convoglio è preceduto da due motociclisti; il primo autobus, carico di giornalisti, scatena l?applauso ironico dei Rom, assiepati all?ingresso del campo. Poi sopraggiunge il secondo e scarica mezzo Viminale, sull?asfalto di via dei Gordiani. Il ministro viene subito inghiottito da una nube di cameraman e guardie del corpo. Riappare un po? più in là, nei pressi della recinzione e indica alle telecamere i ragazzi accalcati dall?altra parte della rete. Due bambini, in disparte, si interrogano. ?Di che città hai detto che è, il ministro?? ?Di Terni, di Terni, è ministro di Terni??
Quando il ministro degli Interni si accosta all?entrata, si fa avanti Zvonko. ?Signor ministro, cosa deve fare uno come me? Sono nato a Roma 19 anni fa, sono andato a scuola a Roma, sono vissuto qui ma per lo Stato non esisto. La mia domanda di cittadinanza è stata respinta . Sono clandestino. Siamo in tanti, al campo, in queste condizioni. Che dobbiamo fare? Senza documenti non trovi lavoro, non puoi nemmeno prendere un diploma??. La conversazione fra il ministro e il clandestino si protrae per qualche minuto. Amato ammette che, vista dalla soglia di un campo rom la questione cittadinanza è una ferita aperta, che nemmeno la nuova proposta di legge è in grado di sanare. I giornalisti, presi in contropiede, entrano in fibrillazione. Come spiegare loro che Zvonko è il portavoce di migliaia di ?invisibili?, prigionieri di un avverbio?
?Ognuno ha il diritto a una nazionalità?, afferma la Dichiarazione universale dei diritti dell?uomo (art.15), e il patto internazionale sui diritti civili e politici, di rincalzo: ?Ogni bambino ha il diritto di acquisire una cittadinanza? (art.24).

Ma la legge italiana che dice? ?Lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data?, recita la legge attualmente in vigore. Il veleno sta tutto in quell?avverbio: ?legalmente?. Per lo Stato significa: residenza anagrafica formalmente registrata e regolare permesso di soggiorno per entrambi i genitori per tutti i primi 18 anni di vita. Pretese fuori dal mondo in un paese di clandestini e sanatorie, e i ragazzi sono tagliati fuori, nonostante il certificato di nascita, i censimenti del Comune, le vaccinazioni, i ricoveri in ospedale, i registri dell?A.S.L., i documenti scolastici e le testimonianze di insegnanti, parroci, dirigenti sportivi, vigili urbani, assistenti sociali e operatori, compagni di scuola e rispettivi genitori, provino che sono nati e cresciuti in Italia. Sottoposta a questo test decisivo, la ?società civile? si rivela un espediente retorico, anziché un fattore costitutivo dell?idea di legalità.

Sulle prime pagine dei giornali si è letto: rivoluzione nella cittadinanza, si introduce lo jus solis, i nati in Italia diventano cittadini. A un esame più attento si scopre che il disegno di legge del nuovo governo esige che almeno uno dei genitori sia presente regolarmente in Italia da cinque anni e ?in possesso del requisito reddituale per il rilascio del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo?. In poche parole, se sei nato in Italia diventi cittadino solo se almeno uno dei genitori ha già maturato i requisiti per essere, a sua volta, cittadino. Nell?articolato della legge si annida il principio di induzione matematica che riproduce l?esclusione, e buona parte dei ragazzi di via dei Gordiani rimarranno ?invisibili? ? un ?effetto collaterale? che Zvonko, con ingombrante dolcezza, ha fatto presente al ministro.
Amato lo ha ascoltato con attenzione-. Alla fine ha detto: ?Hai ragione?. Due parole semplici che non hanno trovato spazio nei telegiornali della sera.

* KaraulaMiR ? MigrazioniResistenze

Fotografia tratta da ?atinU?L?

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Il ministro Amato dai Rom: ?Garantire i diritti delle minoranze?

16 Agosto 2006 Commenti chiusi


Roma 15 agosto. ?Il nostro ordinamento deve affrontare il problema dello status giuridico della minoranza rom e delle altre minoranze nomadi che restano fuori dal nuovo provvedimento di legge legato alla cittadinanza agli extracomunitari?. A sostenerlo è il Ministro dell’Interno Giuliano Amato facendo visita, a Ferragosto, al ?campo rom? di via dei Gordiani a Roma. “L’Italia è uno dei pochi paesi europei dove non è riconosciuta la comunità Rom – ha notato il responsabile del Vicinale – eppure molte di queste persone sono pronte ad inserirsi, ma incontrano molte difficoltà a farlo sia nella scuola che nel lavoro. E’ nostro interesse che il loro inserimento possa, invece, avvenire”. E’ la prima “apertura” ufficiale del nuovo Governo sul riconoscimento di Rom e Sinti come minoranza etnica e linguistica nazionale. Che i Rom “stranieri” fossero esclusi dal nuovo provvedimento di legge sulla cittadinanza è stato ben evidenziato su queste pagine nell’articolo di Romano Lil del 4 agosto.

LA “VISITA” DEL MINISTRO
In effetti, a leggere bene i giornali (anche ?La stampa?), il Ministro non è entrato nel ?campo rom? ma ha parlato coi residenti attraverso i cancelli e si è recato poi ?in visita? dal parroco della adiacente chiesa di S.Maria della Misericordia, seguito da alcuni abitanti che lo hanno attorniato per esternargli le loro richieste.

AMATO DAI ROM: «GARANTIRE I DIRITTI DELLE MINORANZE»
?l?Unità online? 16 agosto

? L’ultima tappa del giro del ministro dell’Interno, nel giorno di Ferragosto, è avvenuta nel campo di nomadi di via dei Gordiani sulla Prenestina. Amato, accompagnato dai vertici delle forze dell’ordine ha preso contatto con la dura realtà della comunità Rom. Amato ha salutato i bambini stringendo mani attraverso i cancelli del campo che ospita circa duecento persone e a lui sono state rivolte richieste: «Ministro dacci la cittadinanza», e poi le storie dei singoli. Come quella di Zvonko, 19enne, nato in Italia ma «apolide di fatto», che ha posto il problema del diritto alla cittadinanza per chi è nato nel nostro Paese e il cui mancato riconoscimento nega la possibilità di un lavoro e di altri diritti. Amato ha ascoltato la testimonianza del giovane e si è poi intrattenuto con il parroco di Santa Maria della Misericordia, una chiesa che in qualche modo è un punto di frontiera tra il campo e il resto del quartiere.

«Bisogna riconoscere la comunità Rom e c’è molto che si deve fare nel rispetto delle leggi. Molte di queste persone – ha detto Amato nella sua visita – sono pronte a inserirsi, ma incontrano molte difficoltà». «È nostro interesse che il loro inserimento possa avvenire – ha proseguito il titolare del Viminale – ci sono tantissimi bambini. A Roma abbiamo diverse migliaia di Rom e credo che ci siano 4.000 bambini. Vorrei che questi bambini venissero seguiti come i nostri». Il riconoscimento dei diritti della comunità Rom «è un tema europeo». «Noi ci troveremo ad attivare la disciplina europea, una disciplina standard, ovvero le linee essenziali per riconoscere tutte le minoranze».

«Ce ne sono tante di situazioni come queste», commenta Amato parlando sempre fuori al campo nomadi. «Ci vuole la buona volontà come queste persone della Comunità di S. Egidio (che svolge attività umanitarie nel campo, ndr) e di qualcun altro per gettare acqua su questo fuoco». Il campo di via dei Gordiani, affermano alcuni operatori, è tra i meno invivibili ma i problemi di integrazione e di coesistenza con la gente del quartiere non sono pochi. Don Paolo, il parroco della Chiesa di S. Maria della Misericordia questi problemi li conosce bene e li rappresenta al titolare del Viminale. Ma la storia dei nomadi e della loro difficoltà integrazione è diversa, poiché – ammette lo stesso ministro – «le leggi che si applicano alle minoranze a loro non si applicano». «Il meglio delle nostre forze di polizia viene fuori qui», afferma il responsabile del Viminale. «Nelle nostre forze di polizia c’è una cultura dei diritti e non solo dell’ordine. C’è una capacità di trattare con queste persone aiutandole a vivere oltre che a mettere le manette a quelli che se lo meritano».

?l?Unità online? 16 agosto

http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=58881

VIMINALE: AMATO, RICONOSCERE DIRITTI MINORANZE ROM
MF (Milano Finanza) online

16 agosto. Il nostro ordinamento deve affrontare il problema dello status giuridico della minoranza rom e delle altre minoranze nomadi che, comunque, restano fuori dal provvedimento di legge legato alla cittadinanza agli extracomunitari. A sostenerlo è il Ministro dell’Interno Giuliano Amato. “L’Italia è uno dei pochi paesi dove non è riconosciuta la comunità Rom – ha notato il respon-sabile del Viminale facendo visita a Ferragosto al campo nomadi di via dei Gordiani a Roma – eppure molte di queste persone sono pronte ad inserirsi, ma incontrano molte difficoltà a farlo sia nella scuola che nel lavoro. E’ nostro interesse che il loro inserimento possa, invece, avvenire”.
Particolarmente grave, ha poi sottolineato il ministro, il problema dei bambini. “Nella sola Roma ce ne sono ormai 4 mila e vorrei che questi venissero seguiti come i nostri. E’ difficile, a volte, dirlo agli italiani che li vedono solo come la fonte degli scippi, ma dobbiamo intervenire perché non si può sostenere certo che questi bambini siano naturalmente inclini a forme di criminalità”.

Milano Finanza online

http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=170665&chkAgenzie=TMFI

FERRAGOSTO: I ROM AD AMATO, NOI CITTADINI INVISIBILI
(AGI)- Apolidi, per forza e non per scelta

Roma 16 agosto. Uomini e donne nati in Italia, ma non in possesso dei requisiti per ottenere la cittadinanza. E, quindi, senza le carte in regola per accedere all’istruzione, al lavoro e prestazioni sanitarie.
E’ una realtà amara, per certi versi paradossale, quella che un gruppo di abitanti del campo nomadi di via Gordiani 325 – periferia sud della capitale, stretta tra Casilino e Prenestino – spiega nel giorno di ferragosto ad un ospite d’eccezione, decisamente inatteso, il ministro dell’Interno, Giuliano Amato. Venuto a toccare con mano i problemi di una minoranza che, “a differenza di altre, territoriali e linguistiche – sottolinea – l’Italia non riconosce, come invece l’Europa prevede di fare”.
La protesta dei Rom ha i capelli neri e la faccia imbronciata di Zvonko, 19 anni, nessun documento in tasca, “nemmeno la patente per il motorino”, sussurra, intimidito dalle telecamere e dai bloc notes dei cronisti al seguito delle delegazione. Per lui parla Roberto Pignoni, di Karaula Mir, un gruppo impegnato tra Italia e Slovenia nella tutela dei diritti umani fondamentali.
“Zvonko – denuncia – non ha diritto alla cittadinanza perché non puo’ dimostrare di risiedere da anni in Italia e perche’ solo la mamma ha il permesso di soggiorno. E nemmeno il nuovo disegno di legge varato dal Consiglio dei ministri sanera’ la sua situazione, perche’ ad un periodo minimo di residenza bisognera’ accoppiare il reddito di uno dei genitori.
Faremo ricorso, e’ vero, arriveremo sino a Strasburgo, ma nel frat-tempo la sorellina down di Zvonko non ha un centesimo di sussi-dio: dove sta scritto che le colpe dei padri devono ricadere sui figli?”.
“Nelle condizioni di Zvonko – continua Pignoni – ci sono almeno un’ottantina dei 400 ospiti del campo, e decine di migliaia di rom in tutta Italia: cittadini invisibili, di cui nessuno si occupa”.

AGI (Agenzia Giornalistica Iitalia) online

http://www.agi.it/news.pl?doc=200608161039-1010-RT1-CRO-0-NF50&page=0&id=agionline.paesiarabi

Fotografia tratta da ?l?Unità?

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Lo sguardo miope di OsservAzione

15 Agosto 2006 2 commenti

Più volte su queste pagine abbiamo dato notizia dettagliata di attività di OsservAzione, centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti (in minuscolo nel testo), nata ufficialmente nel 2005 ma con sguardo ancora miope se non riesce ad ?osservare? anche il lavoro di Opera Nomadi nata nel 1965: 28 sezioni ed oltre 500 soci in tutta Italia. Più volte ci si lamenta che i ?media? non prestano la dovuta attenzione ai Rom/Sinti, lo segnala anche il III rapporto ECRI del Consiglio d?Europa sull?Italia, auspicando una maggiore attenzione a questo proposito, e quando i ?media? sono gestiti dalle associazioni a difesa dei Rom/Sinti il pateracchio continua. Sul sito di Osser-vazione alla voce ?links? sono presenti anche siti e web-log basati su un solo articolo di giornale ma manca l?Opera Nomadi con Romano Lil e Archivio Romano Lil. Una ?s-vista? di Osservazione?

?Se puoi vedere guarda, se puoi guardare osserva?
(dal ?Libro dei Consigli?)

Riferimenti: I volti di bambini rubati di Sucar Drom

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Sposi da Rovigo per Israele

12 Agosto 2006 Commenti chiusi


Rovigo 12 agosto. Matrimonio di un arabo-israeliano con una italiana. ?Davanti a me pubblico ufficiale del comune di Rovigo sono convenuti?: David Khatib arabo-israeliano (ma lui si fa chiamare Dahud, palestinese) e Elisa Bassani, italiana, per celebrare il rito del matrimonio. I due sposi resteranno in Italia fino alla prossima manifestazione per la pace, del 26 agosto ad Assisi, e poi partiranno per Qalansawa, città araba nel nord di Israele, a 15 km. dalla Cisgiordania, dove gestiscono un circolo culturale che organizza corsi per giovani arabi dai 5 ai 14 anni.

ELISA E DAHUD
Rovigo 11 agosto. Si sposano a Rovigo e poi andranno a vivere e lavorare in Israele, un paese tormentato da anni di tensioni e violenze per la ?questione palestinese? e per la guerra portata poco più di un mese fa da Israele al Libano.
Elisa Bassani, 32enne di Rovigo e David Khatib, 34enne arabo-israeliano, si sono conosciuti all’università di Padova nel 1999 dove lui si è laureato in psicologia, lei in sociologia. Sono fidanzati dal 2002. David ed Elisa vivono in Israele già da alcuni anni ma hanno scelto di sposarsi a Rovigo perché in Israele non esiste il matri-monio civile. ?Ci sposiamo in Italia ? spiega Elisa – e poi la nostra unione verrà riconosciuta ufficialmente dallo stato israeliano. Non vogliamo che la religione entri nella nostra unione, ognuno resterà delle proprie convinzioni?. Ma per fare questo hanno dovuto affrontare delle difficoltà burocratiche risolte dall?avvocato Enrica Zanato: ?In Israele non hanno documenti come quelli italiani che notificano lo stato civile e quello di famiglia?.
?Ci sposeremo domani a Rovigo con rito civile ? spiega Elisa – poi il 2 di settembre partiremo per Qalansawa, città araba nel nord di Israele, situata a est di Natanya, a 15 km. dalla Cisgiordania. Là gestiamo un circolo culturale che organizza corsi per giovani arabi dai 5 ai 14 anni. Giovani ?arabo israeliani? perché non si può usare il termine palestinese. Ai giovani arabi offriamo corsi di scrittura araba, di inglese, di teatro. La nostra è una scelta di vita?.
David Khatib è figlio di una coppia mista: il padre musulmano, la madre ebrea. David è scritto nel suo passaporto, ma lui si pre-senta col nome arabo di Dahud: ?Da giovane ero indeciso e combattuto fra le mie due identità ? confessa – ma poi ho deciso, ho scelto di essere arabo e palestinese. Anche se le condizioni degli arabi israeliani sono particolari. Israele ? continua Dahud – vuole cancellare la memoria del popolo palestinese nelle nuove generazioni arabe, ha abolito la parola ?palestina dalle scuole sul territorio israeliano. Ci dobbiamo confrontare ogni giorno con l’arroganza degli israeliani. Non giudico Hezbollah terrorista, è presente nel parlamento libanese e rivendica un territorio che spetta al Libano?.
David ed Elisa affermano di non avere paura anche se l’atmosfera di tensione si respira nell’aria. La città di Qalansawa è abitata da arabi, israeliani a tutti gli effetti – ma discriminati per quel che riguarda i diritti, e non viene presa di mira da Hezbollah. Ma c?è sempre il rischio, perché alcune bombe sono già cadute a pochi chilometri di distanza.

IL RITO CIVILE DEL MATRIMONIO
Rovigo 12 agosto. Presso la sala apposita del Museo dei grandi fiumi si sono sposati David Khatib, arabo israeliano di 34 anni, e Elisa Bassani italiana di 32 anni. Testimoni i genitori della sposa.
?Spero che questo gesto d?amore sia un simbolo? dice Giovanna Pineda, assessore alla Pace del comune di Rovigo, in apertura del rito civile. ?Dietro questo matrimonio c?è un grande regalo d?amore ? continua subito dopo Roberto Tommasi del Forum polesano per la pace -, dietro c?è una storia intensa, intessuta con la nostra storia, di pacifisti attivi da anni, in un solco che si chiama fiume della pace?. Poi il professore legge poesie beneauguranti sul tema della pace (difficili da rintracciare perché nella letteratura si trovano più facilmente poesie sulla guerra), di Bertolt Brecht e Fabrizio de Andrè per concludere con Mahmud Darwish. ??e alla fine si chie-devano se c?era la Palestina, là? laggiù nella terra, o nella poesia?.
?Oggi sabato 12 agosto, alle ore dieci e minuti trenta, davanti a me pubblico ufficiale del comune di Rovigo sono convenuti David Khatib ed Elisa Bassani??, officia l?assessore, che, dopo avere elencato gli articoli del Codice Civile (143-144-147) di doveri verso il coniuge, verso la famiglia e i figli, a cui devono sottostare gli sposi, prosegue con la frase del giuramento: “Vuoi tu sposare…”.
La commozione attraversa la sala, oltre 60 i partecipanti, e lievita e perdura fino alla firma del patto civile, allo scambio degli anelli ed al bacio finale ? di cui viene chiesto il bis.

AD ASSISI IL 26 AGOSTO
I due sposi parteciperanno come testimoni alla prossima ma-nifestazione per la pace nazionale indetta dalla Tavola per la pace ad Assisi il 26 agosto: ?Orizzonti di pace non se ne vedono ? confessa tristemente Dahud – perché purtroppo procede l?ar-roganza e la forza?.
Riferimenti: No alla guerra: 26 agosto ad Assisi

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Nessuno tocchi le famiglie Rom di Fano

10 Agosto 2006 1 commento


Comunicato Opera Nomadi Marche e Anolf di Pesaro: ?Ad ogni stagione ritornano le polemiche, insieme ai tentativi di allontanamento della comunità rom dal territorio di Fano. La soluzione del problema non può essere l?allontanamento forzato. Le famiglie non saprebbero dove andare: a Fano hanno i loro affetti e al cimitero hanno ormai i loro morti. Non è un problema di ordine pubblico è un problema sociale. La strada che vediamo praticabile è quella di un impegno congiunto tra le istituzioni, le associazioni e la comunità Rom. Torniamo a dire che le risposte devono essere il lavoro e le politiche di integrazione. 42 Rom residenti da anni a Fano, cittadina di 60.000 abitanti, non possono essere un problema?.

COMUNE SGOMBERA ROM DA ALLOGGIO ABUSIVO
L?ultima contesa nasce da uno sgombero effettuato dal comune di Fano: riguarda una famiglia di Rom che da una casa parrocchiale è stata trasferita in tenda. Lo sgombero è avvenuto dopo il decesso del capofamiglia per una sospetta contaminazione da ?tbc?.

Il Resto del Carlino, di Pesaro, 22 luglio
Fano, 22 luglio – Il Comune di Fano ha fatto sgomberare un gruppo di 14 Rom alloggiato abusivamente da quasi quattro anni nella casa parrocchiale di Madonna Ponte. L’ordinanza è stata emessa dopo un sopralluogo del personale della Zona n. 3 dell’ Asur, che aveva riscontrato condizioni igienico-sanitarie precarie nell’alloggio. I Rom verranno sistemati in un campo dotato di tende e servizi in località Ingualchiera, realizzato dalla Protezione civile su richiesta del Comune.

?NESSUNO TOCCHI LE FAMIGLIE ROM DI FANO?
Anolf di Pesaro e Opera nomadi delle Marche difendono la comunità finita di recente al centro di aspre polemiche

FANO ? Comunità Rom a Fano: si tratta di un problema irrisolto, che a distanza di anni ancora fa discutere. Ad ogni stagione ritornano le polemiche, insieme ai tentativi di allontanamento di questa comunità dal territorio di Fano. L?Anolf di Pesaro, lo spor-tello di informazione per immigrati legato alla Cisl, e l?Opera nomadi delle Marche, prendono una posizione netta: ?nessuno tocchi le famiglie Rom? e spiegano, per vincere le diffidenze dei cittadini, chi sono, cosa fanno e come vivono i Rom di Fano, finiti ancora una volta al centro di polemiche, soprattutto dopo il decesso di un membro della comunità per una sospetta contaminazione da tbc.
?Permangono molti dubbi su quella morte ? è la posizione dell?Anolf e dell?Opera nomadi ? le cause, infatti, potrebbero anche derivare da una patologia non contagiosa. E comunque siano andate le cose, l?uomo era un lavoratore e un padre di famiglia. Manteneva i suoi sette figli facendo le pulizie. E in tutto a Fano ci sono 4 fami-glie Rom, unite da reti parentali: si tratta di una comunità molto coesa e affiatata. In tutto si tratta di 42 persone tra bambini, adolescenti e adulti e l?età massima è di 50 anni. La prima famiglia è composta di 14 persone: risiedono al campo nomadi. Si tratta dell?intera famiglia di Dulio, sgomberata dopo la morte del capo-famiglia (madre e sette figli, di cui 2 sposati con due figli ciascuno). La seconda famiglia è composta di 5 persone. Madre e tre figli e nipotina. Il terzo nucleo familiare è di 8 persone. Marito, moglie e 6 figli. La quarta famiglia è composta di 9 persone. Marito, moglie, 5 figli e nipotina. E la quinta da 7 persone. Marito, moglie e 5 figli che vivono in un furgone?.
Tutto qui: molti bambini, ragazzi (che vanno a scuola quasi tutti, tra scuola dell?obbligo e professionale), donne e mariti che lavorano che non costituiscono affatto un pericolo per la città. ?Ma nel destino dei Rom c?è una condizione ben peggiore di quella degli immigrati clandestini che giungono nel nostro paese e che hanno maggiore considerazione da parte della legge italiana e speranze di regolarizzazione ? continua l?Anolf e l?Opera Nomadi -. I rom, al contrario, vengono scacciati, minacciati di essere separati dai loro figli. Costretti a vivere in condizioni materiali e sanitarie insostenibili. Pochi sanno che la maggior parte di loro sono nati in Italia, pur non avendo cittadinanza. La soluzione del problema non può essere l?allontanamento forzato. Le famiglie non saprebbero dove andare. A Fano hanno i loro affetti e al cimitero hanno ormai i loro morti. La strada che vediamo praticabile è quella di un impegno congiunto tra le istituzioni, le associazioni e la comunità Rom. Non è un problema di ordine pubblico è un problema sociale. Torniamo a dire che le risposte devono essere il lavoro e le politiche di integrazione. Noi siamo disposti a lavorare insieme all?Am-ministrazione di Fano e alle organizzazioni sociali e imprenditoriali. Per questo abbiamo molto apprezzato la disponibilità, più volte manifestata dal Prefetto di Pesaro e Urbino a favorire il dialogo e la collaborazione per un progetto di inserimento consapevole delle famiglie rom nella nostra comunità provinciale?.

Pesaro, 8 agosto 2006
Opera Nomadi, sezione Marche

LA CHIUSURA E? POLITICA
?Sulla questione Rom non è cambiato molto con la nuova Giunta di centro-destra rispetto a quella precedente di centro-sinistra ? spiega Gianluigi Storti dell?Opera Nomadi Marche -. Si adotta la solita strategia di fare pressione sull?opinione pubblica per cercare di allontanare i Rom dalla città.
Da qualche anno a Fano c?è un?aspra contesa sulla comunità Rom: il “grande problema” di 42 Rom italiani su una popolazione di 60.000 persone. Assieme al presidente di sezione dell?asso–ciazione, Arif Tahiri, siamo stati ricevuti, ed abbiamo riscontrato disponibilità, anche dal Prefetto, lavoriamo in sinergia con la Caritas e la diocesi ma c?è una grande chiusura della politica?.

EDUCAZIONE CIVICA
Assessorato servizi sociali e politiche della solidarietà di Fano:
“A tale settore sono attribuite le funzioni connesse alla promozione della solidarietà e del benessere sociale ed alla prevenzione e rimozione dei disagi sociali e personali. Competono a tale settore le attività finalizzate ai minori ed adolescenti, ai disabili ed ai portatori di handicap nonché ai tossicodipendenti; competono altresì le politiche per l?inserimento degli immigrati nonché le attività di integrazione sociale finalizzate ad adulti ed anziani anche attraverso la promozione di soggiorni estivi, attività di animazione, centri residenziali o di aggregazione. Il settore è altresì competente relativamente alle politiche per la famiglia e le politiche per la casa”.

Nella foto, tratta dal sito del comune di Fano: Fabio Uguccioni assessore servizi sociali e politiche della solidarietà

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Treviso: case ai Sinti del ?campo?

9 Agosto 2006 Commenti chiusi

Lo sgombero del ?campo sinti? di via Da Milano, sospeso dal questore il 13 luglio scorso per le carenze del Comune, è riuscito perfettamente il primo d’agosto. Dodici famiglie di sinti hanno liberato l’area e, scortate da polizia e vigili urbani, si sono trasferite negli appartamenti loro assegnati: in via Sicilia, a Monigo e in via Bindoni. Soprattutto in quest’ultimo luogo sono state accolte con una certa preoccupazione.
Il progetto di emergenza abitativa per le famiglie di sinti di via Da Milano era stato approvato il 25 luglio dalla Commissione sociale con l?astensione del centro-sinistra: dodici alloggi per quindici nuclei familiari che dovranno sottoscrivere un “patto sociale” in cui si impegnano a rispettare una serie di regole di convivenza.

Rassegna stampa di articoli sull?argomento tratta da ?il gazzettino?.

LA POLIZIA E I VIGILI URBANI ARRIVANO
Serena Masetto, ?il gazzettino? di Treviso 2 agosto

La polizia e i vigili urbani arrivano in via Da Milano alle 8 in punto. Sono molti meno di quindici giorni fa: nell’aria non c’è tensione e bastano cinquanta agenti a compiere le ultime operazioni di sgombero. I sinti alle 7.30 avevano già caricato i loro effetti personali su alcuni furgoni, lasciando nel campo i vecchi camper, alcuni dei quali hanno più di 50 anni.
Sotto la pioggia battente le unità mobili di vigili fungono da tavolo dove si firmano i contratti di locazione per gli immobili dati ai sinti dal Comune. Quasi tutti in via Bindoni: ben 9 famiglie vi sono ospitate, in 7 case per lo più nuove o ben ristrutturate. Altri due nuclei andranno in via Sicilia, un altro sulla Feltrina a Monigo.
Le prime ad essere scortate dai vigili alle nuove abitazioni sono le famiglie di via Sicilia, che ricevono un’accoglienza fredda.
«Speriamo bene – commenta Cecilia Boni – in quartiere tutti sono arrabbiati. Io sono stata derubata due volte dagli zingari». Ma loro sono più tranquilli: «Ringraziamo Comune e questore – dice uno dei sinti – Abbiamo due bambini, cosa volete che facciamo di male? E’ brutto essere stati mandati via dal campo con la polizia: non siamo delinquenti».
Sono le 10 quando i primi nuclei di sinti entrano in via Bindoni. Là lo schieramento di forze è ben più sostanzioso. E non a torto. L’accoglienza che i Rom riservano ai nuovi arrivati non è certo da stretta di mano. Uno di loro impugna un bastone, un altro sbotta: «Adesso tiro fuori il fucile». «A me basta che ci lascino in pace – commenta Tommaso Levakovic – e che sopportino le nostre feste e i nostri amici. Per il resto vogliamo la pace e la garantiamo anche a loro». «Neanche se veniva Berlusconi c’era tanta polizia!», urlano due ragazzine rom. Intanto i tecnici dell’Ater aprono i catenacci delle case: sette, che ospiterranno ben nove nuclei di sinti. Che presto però prenderanno possesso, sempre con contratto biennale e un patto sociale sottoscritto col Comune, anche di un altro appartamento il cui proprietario, dopo 43 anni di residenza, si è trasferito. I sinti ora sono soddisfatti: «Era ora, dopo trent’anni – dice una giovane mamma -. I residenti non si preoccupino: non succederà nulla. Ma in queste nuove case non abbiamo mobili e solo domani verranno per i contratti di luce e gas. Intanto cosa facciamo?». In via Da Milano, intanto, alle 11.30 di ieri, sono stati messi i sigilli.

L’articolo:http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=3021821&Luogo=Treviso&Data=2006-08-02&Pagina=2&Hilights=la+polizia+e+i+vigili+urbani+arrivano

Il disappunto dei residenti che temono una convivenza difficile con i nuovi vicini
FANTON È RIUSCITO A CREARE UN GHETTO E COSÌ LA NO-STRA ABITAZIONE VALE LA METÀ?
Il gazzettino? di Treviso, 2 agosto (S.M.)

«Hanno voluto creare una situazione incendiaria. Ora se per caso succede qualcosa, chi ha sbagliato se ne assumerà le respon-sabilità». Delusi e amareggiati, Lauro Michielutti e Federica Cap-pellazzo, con Mauro dei Giudici anime del comitato di via Bindoni, hanno osservato ieri mattina l’ingresso dei sinti nella loro via.
«Ci avevano detto che ci mandavano due famiglie, poi sette. Oggi ce ne troviamo nove. E tutte a contatto con i Rom. Dio solo sa cosa può succedere». «Fanton aveva espresso la volontà di far diventare un ghetto questa via – continuano – e c’è riuscito be-nissimo, per preservare le case Ater nella sua strada: 20, e vuote. Da parte nostra, non faremo null’altro rispetto a quanto già fatto. Se dev’essere una convivenza forzata, non vogliamo inizi male. Questo però non vuol dire che l’accettiamo o che siamo d’accordo, ma solo che ne prendiamo atto».
Ora tra i residenti c’è chi vuole andarsene: «In tanti ci abbiamo pensato – dice la signora Rita – Qualche mese fa ci hanno valutato la nostra proprietà 350mila euro, ora vale quasi la metà, in una strada che si è riempita di nomadi. Certo, quella gente non poteva continuare nelle roulotte, ma perchè tutti qua?».
Da parte loro, i sinti assicurano che tutto rimarrà nella norma: «Dopo anni finalmente abbiamo una casa: l’abbiamo richiesta più volte – dice Gianfranco Dalla Santacasa, 61 anni, in via Da Milano dal 1989 con i due figli e la moglie – Lavoriamo tutti, non abbiamo commesso reati. I problemi in via Bindoni li ha montati la stampa: noi quei Rom li conosciamo, le tensioni tra etnie non esistono. Ad alcuni di noi le regole del Comune creano problemi ma le accettiamo: una famiglia delle nostre aveva appena comperato un nuovo camper da 50mila euro, e ora deve rivenderlo alla metà perchè non si può portarlo nella nuova casa».

L?articolo

http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=3021820&Luogo=Treviso&Data=2006-8-2&Pagina=2

Fanton (Ater): «Gli abitanti si lamentano? Se vendono le loro case ci guadagnano
IN VIA BINDONI DEVONO STARE ZITTI
?Il gazzettino? di Treviso 4 agosto. Marco Gasparin

Quelli di via Bindoni si lamentano perché con l’arrivo degli zingari il valore delle loro case è dimezzato? Farebbero meglio a stare zitti». Pierantonio Fanton, consigliere leghista e dell’Ater, autore del piano per lo sgombero del campo nomadi di via Da Milano, attacca i residenti di via Bindoni, dove sono state alloggiate nove famiglie di zingari .
«Ho letto sulGazzettino di una signora che si lamentava che la sua casa valeva 350mila euro e adesso ne vale la metà – spiega Fanton -. Adesso vi dico quanto hanno pagato all’Ater le loro case i residenti di via Bindoni. Niente nomi, solo numeri. Uno ha speso 21mila euro nel 1996, uno 33mila euro nel 1997, uno 13mila euro nel 1998, uno nel 1988 14mila euro. Addirittura nel 1987 uno ha comprato casa con due milioni e 205mila lire. Una è stata venduta all’asta per 36mila 300 euro nel 2004». La maggior parte di chi oggi si lamenta, commenta il consigliere, abita in case popolari che l’Ater ha venduto a prezzi bassissimi.
«Se poi qualcuno le abbia rivendute e ci abbia speculato sopra è con questo che se la devono prendere i proprietari. Questi signori che si lamentano devono rendersi conto innanzitutto che le case della loro via sono state costruite con i fondi sociali e quindi destinate all’uso sociale. Che non mi vengano a dire che ci rimet-tono soldi, anzi: se da 350 mila euro adesso vendessero la casa a 175mila, ponendo che l’abbiano pagata 25mila euro e messa a posto con 50mila, avrebbero un guadagno di 100mila euro. Non devono far le vittime».

L?articolo:http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=3024328&Luogo=Treviso&Data=2006-08-04&Pagina=2&Hilights=zingari

ALTRI ARTICOLI
Campo nomadi: la situazione è politica, non di ordine pubblico. Archivio Romano Lil 13 luglio.
L?Opera Nomadi blocca lo sgombero del campo dei Sinti. Romano Lil 13 luglio.
Il ?campo nomadi? è una questione morale. Romano Lil 18 luglio.

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Campo di Castel Firmiano: feria d?agosto

8 Agosto 2006 Commenti chiusi


Bolzano. Slitta di altri due mesi l?emergenza sgombero per le venti famiglie di Rom residenti dal 1997 nel ?campo-discarica? di Castel Firmiano, dove negli ultimi due anni sono nati sei bambini su otto, con gravi patologie che potrebbero essere correlate al ?campo?, e un adulto è morto di tumore. L?ingegner Martin Weiss, incaricato dal comune di valutare lo stato della discarica e verificare se ci sono dei rischi per la salute, ha chiesto una proroga di due mesi. ?Via all?operazione sgombero dei Rom? aveva dichiarato l?assessore ai servizi sociali in data 26 maggio: ma la commissione tecnica che dovrebbe trovare alloggio alle venti famiglie è ancora in alto mare.

L?EMERGENZA? E? IN FERIE
L?aggiornamento sul ?campo? di Castel Firmiano, ci viene dato da Matteo Faifer, direttore dell?ufficio pianificazione sociale del comune, referente ed a nome dell?assessore Patrizia Trincanato.
?Il dottor Martin Weiss ha chiesto due mesi di proroga, che gli sono stati concessi, per consegnare il rapporto di verifica sulla situazione idrologica e ambientale del ?campo?: le risposte si avranno quindi alla fine di agosto. Per quanto riguarda lo sgombero con redistribuzione alloggiativa, stiamo andando avanti a piccoli tasselli ? dichiara il dirigente ? ma la situazione è complessa. Di corsie preferenziali nelle graduatorie per l?assegnazione di alloggi popolari non se ne parla. Per le altre soluzioni la situazione è complessa?.

_storia____la storia____LA STORIA____la storia_____la storia____

IL ?CAMPO? DI CASTEL FIRMIANO
20 nuclei familiari di Rom sono stati sistemati, provvisoriamente nel 1997, nel ?campo? di Castel Firmiano, installato dalla Provincia sopra una discarica, per un?emergenza dovuta all?incendio che aveva distrutto le baracche dell?area Ex Vives, in zona industriale di Bolzano, in cui risiedevano
L?ospitalità ?provvisoria? si trascina fino ad oggi ma lo scorso mese di maggio è emersa una emergenza sanitaria: un alto numero di patologie neonatali che potrebbero essere collegate ad inquinanti (pesticidi ed anticrittogamici) conferiti nella discarica soggiacente. I Rom, provenienti soprattutto dalla Macedonia, sono in tutto 106 persone, il 50% bambini. Sono giunti in Alto Adige agli inizi degli anni novanta per cercare lavoro. Sono impiegati soprattutto nel settore delle pulizie (le donne) e nei magazzini di frutta della zona o nell?industria, gli uomini. La maggioranza dei residenti al campo ha una occupazione stabile ormai da anni (il 70%) ed i bambini vanno tutti a scuola. Tutti sono in regola, anzi la metà ha la ?carta di soggiorno? a validità decennale. Il termine immigrati sarebbe più pertinente perché quando si dice Rom subito vengono classificati pregiudizialmente come ?zingari?.

PATOLOGIE NEONATALI
Al ?campo? di Castel Firmiano sei bambini rom, su otto nati negli ultimi due anni, presentano gravi patologie (malformazioni) dalla nascita. La causa, molto probabilmente è di natura ambientale: il campo rom, così come del resto il villaggio alla Collina Pasquali, è stato costruito su una discarica di rifiuti altamente tossici (pesticidi e anticrittogamici). La Collina Pasquali, per via di queste gravi problematiche sanitarie è stata sgomberata.

“I ROM SARANNO TRASFERITI NELLE CASE”
Di Antonella Mattioli, ?Alto Adige? 17 maggio
Toccherà all?ingegner Martin Weiss verificare la situazione idrologica ed ambientale del «corpo rifiuti» alla vecchia discarica di Castel Firmiano, dove c?è il campo rom. Si tratta di capire se ci sono state delle modifiche tali da causare problemi di salute a chi vive lì. Ma indipendentemente dai risultati la giunta comunale ha già deciso: i 106 rom che abitano sopra una montagna di rifiuti verranno trasferiti. A dare un?accelerata all?operazione la denuncia shock degli operatori che seguono le famiglie che vivono al campo. Lassù ci sono troppi bambini malati.

VIA ALL?OPERAZIONE SGOMBERO DEI ROM
Di Antonella Mattioli, Alto Adige 26 maggio
Comune, Provincia, Ipes, Assb, tutti d?accordo: il campo rom, costruito nel 1997 sulla discarica di Castel Firmiano, deve essere smantellato al più presto?«Per il momento – spiega l?assessore Patrizia Trincanato – non pensiamo a graduatorie ad hoc per i rom. Questo richiederebbe troppo tempo, mentre invece vogliamo accelerare al massimo. Sono certa che non esiste una relazione tra la collocazione del campo rom e le patologie di cui soffrono alcuni bambini che vivono lì (i medici dell?Asl interpellati l?hanno esclusa, ndr), ma è chiaro a tutti che è comunque una sistemazione inadeguata sia dal punto di vista sanitario che per quanto riguarda l?aspetto sociale. Si cercherà quindi di risolvere il problema, utilizzando innanzitutto le normative in vigore». Da oggi la commissione tecnica si metterà al lavoro e comincerà ad analizzare caso per caso. «Si verificheranno – spiega l?assessore Trincanato – un po? tutte le possibilità: a cominciare dall?assegnazione di un alloggio Ipes o comunale non solo a Bolzano ma anche eventualmente nei centri limitrofi, dove qualcuno già lavora da anni. Per i casi in cui invece la «scalata» alla graduatoria Ipes fosse di fatto impossibile, ci potrebbe essere la possibilità di andare sul mercato privato usufruendo del sussidio casa o di altre opportunità che dovranno essere valutate singolarmente assieme agli interessati». Tutto questo in attesa dei risultati della perizia che il Comune ha affidato all?ingegner Martin Weiss, per conoscere lo stato attuale della discarica e verificare se, nel corso degli anni, sono avvenute delle modifiche tali da mettere a rischio la salute di chi abita nel campo sulla discarica. Se così fosse, scatterebbe inevitabilmente un piano d?emergenza.

Fotografia: al ?campo? di Castel Firmiano
Riferimenti: Via all?operazione sgombero dei Rom

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Vieni avanti, cretino

7 Agosto 2006 Commenti chiusi


Sul disegno di legge sulla cittadinanza da segnalare le dichiarazioni del senatore Lega Nord Calderoli: ?Si arriva ad un vero e proprio golpe proponendo di dare cittadinanza e voto ai bingo-bongo? Scoppierà la guerra in Senato quando arriverà questa proposta di legge, perciò ad agosto mi eserciterò al tiro al piattello perché a settembre, quando si aprirà la stagione di caccia, useremo l?alzo zero?.

BARRICATE DELLA LEGA NORD
La Lega Nord prepara le barricate per fermare il provvedimento presentato dal ministro degli Interni, Giuliano Amato, e approvato senza indugi nella seduta del 4 agosto dal Consiglio dei Ministri, che semplifica l?iter per acquisire la cittadinanza italiana, dimezzando i tempi da 10 anni a 5 e introducendo il cosiddetto ?ius soli? ovvero la possibilità di acquisire la cittadinanza per chi nasce sul nostro territorio anche se da genitori stranieri senza dover attendere il compimento del diciottesimo anno di età.

CALDEROLI: ?Scoppierà la guerra al Senato?
Sabato 5 agosto, a proposito del disegno di legge sulla cittadinanza Roberto Calderoli, senatore della Lega Nord afferma: ?Scoppierà la guerra in Senato quando arriverà questa proposta di legge, perciò ad agosto mi eserciterò al tiro al piattello perché a settembre, quando si aprirà la stagione di caccia, useremo l?alzo zero contro una legge che vuol mettere il Paese e il nostro futuro nelle mani degli ultimi arrivati e garantire una maggioranza di voti ad una coalizione che oggi maggioranza, nel Paese, non lo è più?.

CALDEROLI: ?E’ un golpe cittadinanza e voto ai bingo-bongo?
“Siamo stati troppo buoni finora, in 80 giorni abbiamo dovuto subire più immigrati per tutti, più tasse per tutti e più delinquenti in circolazione per tutti e ora si arriva ad un vero e proprio golpe proponendo di dare cittadinanza e voto ai bingo-bongo per far recuperare alla sinistra, dagli ultimi arrivati, i voti che dagli italiani non gli arriveranno mai più”.

CALDEROLI: ?Un golpe mascherato?
Il vice-presidente del Senato della Repubblica Italiana e coordinatore della Lega aggiunge che “questo è un golpe masche-rato, un attentato alla democrazia e quando c’è in gioco la democrazia la Lega Nord torna a giocare e a giocare pesante. Non solo quella legge verrà fatta a pezzi in Parlamento, al Senato ? conclude Calderoli – ma scenderemo in piazza e sarà la piazza a far pentire amaramente chi, per i propri giochi di potere, vuol sven-dere la nostra identità, la nostra storia e il nostro popolo?.

Articolo completo su ?La Padania ondine? 5 agosto 2006:

http://www.lapadania.com/PadaniaOnLine/Articolo.aspx?pDesc=63572,1,1

Immagine tratta da: http://www.liblab.it/

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Cittadinanza per immigrati dopo 5 anni

4 Agosto 2006 Commenti chiusi


Roma, 4 agosto. Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Disegno di legge riguardante modifiche alla legge sulla cittadinanza. Saranno necessari agli stranieri 5 anni di residenza, e non più 10, per ottenere la cittadinanza italiana. Inoltre si prevede diritto di cittadinanza anche per chi è nato in Italia da genitori stranieri di cui almeno uno residente legalmente da almeno 5 anni (in possesso di regolare permesso di soggiorno) nel paese.

IL DISEGNO DI LEGGE
Il Disegno di legge è stato presentato dal Ministro dell’Interno Giuliano Amato e va a modificare la legge n. 91 del 1992, sulla cittadinanza; ora passa alle Camere per essere tramutato in leg-ge: tempo previsto un anno e mezzo.
Secondo l?articolo 4 può richiedere la cittadinanza ?Lo straniero che risiede legalmente nel territorio della Repubblica? da almeno cin-que anni; prima erano dieci, il tempo più lungo d?Europa.
La vera innovazione del disegno di legge riguarda l?accesso alla cittadinanza per i bambini che nascono da genitori stranieri, sono circa 50.000 all?anno: diventeranno automaticamente italiani se almeno uno dei due genitori è presente ?regolarmente? in Italia, ?senza interruzioni?, da almeno 5 anni.
Ma sarà cittadino italiano anche il minore che vive da cinque anni in Italia, anche se non vi è nato, se ha ?frequentato un ciclo scolasti-co o un corso di formazione professionale o ha svolto regolare attività lavorativa per almeno un anno”; purché uno dei due ge-nitori risieda ?regolarmente? nel territorio italiano da almeno cin-que anni. Per i minori è prevista la possibilità di rinunciare alla cittadinanza al compimento del 18esimo anno perché la citta-dinanza è un diritto, non un obbligo.
Un?altra novità del disegno di legge è l?introduzione del ?test?. Secondo l?articolo 5 l’acquisizione della cittadinanza italiana sarà “sottoposta alla verifica della reale integrazione dello straniero nel territorio dello Stato”.
Il taglio arrivo sui matrimoni: chi sposa un cittadino italiano potrà chiedere la cittadinanza dopo due anni di residenza nel territorio della Repubblica, mentre i tempi attuali sono di sei mesi.

UNA DEROGA PER I ROM
Nel 2005 le richieste di cittadinanza sono state 10.200. Secondo le stime della Caritas/Migrantes saranno 900mila gli stranieri che potranno beneficiare della legge sulla cittadinanza: su tre milioni di immigrati regolari, infatti, circa il 30% risiede stabilmente in Italia da almeno cinque anni.
Da questa consistente cifra restano però esclusi i circa 70.000 Rom ?stranieri? che difficilmente, anche se domiciliati in Italia da 20-30 anni, potranno dimostrare 5 anni di soggiorno regolare (con re-sidenza certificata e lavoro in regola) per avere accesso alla cittadinanza, per loro e per i propri figli. Ed allora è necessario un atto di giustizia per estendere questa legge anche ai cittadini Rom che hanno un approccio diverso, alla residenza ed al lavoro, dei cittadini migranti “sui generis”. Serve una deroga, una facilitazione, perché i circa 50.000 Rom dei ?campi nomadi? -per esempio, anche se lavorano, non potranno mai certificare nessuna residenza regolare. Serve una deroga perché almeno 25.000 bambini Rom -per esempio, provenienti dai Balcani e dalla Romania, non sono iscritti nel sistema scolastico obbligatorio ed anche se vivono in Italia da più di cinque anni non potranno chiedere la cittadinanza per avere “frequentato un ciclo scolastico”.

ALFABETIZZAZIONE SUI ROM/SINTI
In attesa della conversione del disegno di legge sulla cittadinanza resta urgente una sorta di alfabetizzazione parlamentare sui Rom e Sinti perché continuano ad essere esclusi, per un motivo o per l?altro, da quelle poche leggi che sono portatrici, in teoria, di giustizia sociale.

Bandiera dal sito prefettura di Chieti: www.prefetturachieti.it/
Riferimenti: Cittadinanza che vieni, cittadinanza che vai?

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?Sotto la stessa luna? al Festival di Locarno

3 Agosto 2006 Commenti chiusi


?Sotto la stessa luna? del regista Carlo Luglio, partecipa alla 59esima edizione del festival di Locarno (Svizzera) che si tiene dal 2 al 12 agosto: la cruda realtà attraverso un?importante denuncia sulla vita degli immigrati Rom a Napoli e delle condizioni, fisiche e morali, precarie in cui vivono. La vita quotidiana di due giovani Rom nella periferia di Scampia a Napoli, si incrocia con quelle di un ex capozona napoletano in via di pentimento e con il gruppo del giovane boss emergente del clan vincente.

Tra i 170 film in concorso alla 59esima edizione del festival di Locarno, nella sezione “Cineasti del presente”, compare anche ?Sotto la stessa luna? del regista napoletano Carlo Luglio, al suo secondo lungometraggio dopo ?Capo Nord?. La luna è quella di Secondigliano, periferia a nord di Napoli dove è stato girato il film. Sei mesi di riprese con gli attori, tutti non professionisti e per la maggior parte abitanti del ?campo nomadi?. Due dei protagonisti, Oliver e Samantha, forse non potranno arrivare a Locarno per problemi di permessi di soggiorno. È successo anche durante le riprese, il padre di Pavel, che vive da 25 anni a Napoli, è stato trovato senza documenti e portato nel Cpt (Centro di Permanenza Temporanea) di Crotone.

SOTTO LA STESSA LUNA DROM
Promosso dall?associazione culturale ?Figli del Bronx?, con il contributo del comune di Napoli, il film ha girato per diverse realtà socioculturali di Napoli (campi rom, centri sociali, facoltà uni-versitarie?) nel periodo febbraio-aprile. La proiezione ed il dibattito, con regista e attori del film, per mettere a fuoco le questioni più delicate che relegano le periferie della città di Napoli, e non solo quelle, a dei territori di disagio e desolazione maggiore rispetto ad altre periferie italiane. Degli incontri interculturali per aprire nuove visioni e nuove sensibilità rispetto al fenomeno Rom e a quello della devianza sociale e della legalità.

Il regista Carlo Luglio parla di «Sotto la stessa luna», in concorso tra i Cineasti del presente nella rassegna svizzera
VITE NOMADI ALL?OMBRA DEL CEMENTO
Storia di camorra e di vite a perdere nella polvere di un campo rom
Ilaria Urbani, ?il manifesto? 15 luglio pag.15

Tra i film in concorso alla 59esima edizione del festival di Locarno, nella sezione Cineasti del presente, spunta anche Sotto la stessa luna del regista napoletano Carlo Luglio.
Musa ispiratrice del lungometraggio è la luna, di Secondigliano, periferia a nord di Napoli, teatro della faida di camorra che registrò tra la fine del 2004 e l’iniziò dell’anno scorso più 56 morti. La terribile conta partirebbe proprio da due ragazzi rom, Goran e Mirko Rodosaivic uccisi, perché scomodi, da una camorra che li obbligava a logiche perverse e alleanze incondizionate.
In quei giorni il regista, classe ’67, arrivava a Secondigliano con le macchine da presa e l’urgenza di raccontare l’esodo cui i clan del luogo costringevano i rom della baraccopoli del Campo Vecchio. Sei mesi di riprese sul campo, all’ombra delle palazzine popolari della 167, con gli attori, tutti non professionisti e per la maggior parte abitanti della baraccopoli, che hanno preso parte anche alla sce-neggiatura. È di loro che Carlo Luglio ci ha voluto iniziare a parlare.

Il cast è nato sul posto come la sceneggiatura, un incontro tra linguaggi, napoletano e romanech, che immagino abbia dato molti spunti alla narrazione…
La sceneggiatura è stata scritta nel corso delle riprese , e gli abitanti del campo hanno dato un grande contributo. Mi facevo guidare da loro, mentre loro ci chiedevano soltanto i consigli per stare davanti alla macchina da presa. Purtroppo due dei protagonisti, Oliver e Samantha, forse non potranno raggiungerci a Locarno per problemi di permessi di soggiorno. È successo anche durante le riprese, il padre di Pavel, che vive da 25 anni a Napoli, è stato trovato senza documenti e portato nel Cpt di Crotone.

La tua urgenza di raccontare la vita dei rom arriva ora sulla scena internazionale…
Mi inorgoglisce, perché si parla sempre poco delle comunità nomadi. O quando se ne parla non le si lasciano raccontare da sé, le si vuole a tutti costi interpretare. C’è un’umanità genuina e verace che forse possiamo immaginare simile a quella dell’Italia del dopoguerra, con un attaccamento alla tradizione arcaico, viscerale, tramandato da secoli. Un universo cui bisognerebbe iniziare a guardare come risorsa, non più come problema da risolvere.

Come è nato il progetto e quanto è stato difficile realizzarlo?
Subito dopo l’omicidio di Goran e Mirko sono andato sul campo ho girato una mezz’ora di montato con i produttori Luca Liguori e Dario Cortucci, . Poi Gaetano Di Vaio dell’associazione «Figli del Bronx» lo ha voluto coprodurre e ne abbiamo fatto un lungo-metraggio. Anche l’assessorato alla Pace della provincia di Napoli si è interessato al progetto, ma il budget comunque non ha superato i 50 mila euro.

Quali sono i tuoi modelli cinematografici?
Dopo Fellini e Truffaut, sicuramente c’è John Cassavetes. Ma mentre giravo Sotto la stessa luna a guidarmi è stata la lezione del maestro Vittorio De Seta.

Immagine dal sito ?Gif animate?
http://www.mrwebmaster.it/gif/gif_animate/
Riferimenti: Sotto la stessa luna drom

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Vieni avanti, cretino!

2 Agosto 2006 1 commento

Rubrica speciale di alfabetizzazione giornalistica sulle tematiche Rom/Sinti. Anche l’ultimo rapporto del Consiglio Europeo, III rapporto ECRI, auspica una migliore attenzione dei ?media? su queste tematiche. In attesa di una specie di ?carta da Treviso? che, come per i minori, regolamenti l’informazione a tutela dei Rom/Sinti, si apre questa rubrica con un articolo tratto da ?il Resto del Carlino?.

Il Resto del Carlino, 1 agosto, direttore Giancarlo Mazzuca.

NOMADE Forza posto di blocco, ucciso
Trent’anni fa ammazzò un carabiniere.

SALUZZO (Cuneo) ? L’auto con i tre nomadi non si è fermata all’alt dei carabinieri e ne è nato un inseguimento al termine del quale un colpo ? pare del tutto accidentale ? è partito dalla pistola di uno dei militari e ha ucciso uno dei tre, Giuseppe Laforè. Proprio Laforè trent’anni fa aveva ucciso un brigadiere dopo una rapina: aveva scontato 15 anni.

Note a margine: il ?nomade? è un sinto piemontese conosciuto da tutti col nome di Valter. Il colpo accidentale, dopo l’inseguimento, lo ha ?centrato? alla testa uccidendolo sul colpo. La morte di Laforè sembra un atto di giustizia perchè trent’anni prima aveva ucciso un carabiniere. La pena di 15 anni di carcere non lo aveva salvato. Resta da vedere se l’uccisore, il carabiniere accidentale, sconterà almeno cinque anni di pena e se, magari fra trent’anni, verrà a sua volta ucciso da un sinto.

MEMORIA
2 febbraio 2005 Roma. Fabio Halilovic è stato ucciso per errore da un militare dei carabinieri perché, in macchina con tre amici, non si era fermato ad un posto di blocco.
Riferimenti: Carabiniere spara, nomade ucciso

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