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La “deumanizzazione” di rom, drogati e omosessuali

23 Luglio 2006

La de-umanizzazione si riscontra a livello cerebrale. Persone appartenenti a gruppi sociali “fuori” (“out-groups”) sono considerate anche “fuori” dall’umanità e percepite non più come soggetti, in grado di suscitare pietà, ma come oggetti deplorevoli. Di questi gruppi sociali “de-umanizzati” fanno parte: rom, drogati, omosessuali. Secondo una recente ricerca di Harris e Fiske, della University of Princeton, la de-umanizzazione è accompagnata da pensieri consci che attribuiscono a certi gruppi sociali: l’incapacità di esperire complesse emozioni umane, di produrre cultura intragruppo o di agire in accordo con le norme della società, i valori e le regole morali. Da qui la de-classificazione ad oggetti repellenti. Si tratta, secondo gli autori, di un atteggiamento sociale collettivo di “estrema discriminazione che rivela il peggior tipo di pregiudizio: l’esclusione del gruppo in questione dal novero dell’umanità”. Gli studi documentano che se a livello cerebrale la percezione di soggetti umani attiva la corteccia prefrontale mediale, la percezione di soggetti deumanizzati attiva, invece, lo stesso pattern corticale registrato per gli oggetti disgustosi.

IL CERVELLO SOCIALE Questo processo psicosociale, di ridurre le persone ad oggetti deplorevoli, si riscontra da 500 anni verso le popolazioni Rom/Sinte con una discriminazione confluita, ma non esaurita, nello sterminio (“Porrajmos”) nazi-fascista della seconda guerra mondiale del secolo scorso. Un processo che si è profondamente radicato anche nel “cervello sociale”. Restano inalterate, anche ai nostri giorni, le responsabilità di una “società” maggioritaria, e dominante, che ha “portato” al disgusto e alla “dispercezione” delle vittime, di chi ha consentito e promosso la riconduzione collettiva di un intero popolo a “cosa” sgradevole. In attesa di una “riumanizzazione” collettiva che ripristini la funzione umana del cervello sociale.

I risultati della ricerca di Harris e Fiske si trovano anche nel sito “Psicocafé”, conversazioni di psicologia contemporanea, nell’articolo pubblicato in data 4 luglio: L’olocausto e la dispercezione della vittima

DEUMANIZZAZIONE DEI GRUPPI SOCIALI “INFERIORI”
Lasana Harris e Susan Fiske della Princeton University, in un articolo dal titolo “Dehumanizing the Lowest of the Low: Neuro-imaging responses to Extreme Outgroups”, in uscita su “Psychological Science”, suggeriscono l’ipotesi della “deumanizzazione” di gruppi sociali “inferiori”. Hanno fatto osservare al gruppo sperimentale diverse fotografie a colori raffiguranti alcuni gruppi sociali (atleti olimpici, business men, poveri, drogati) e altre raffiguranti oggetti (uno space shuttle, una macchina sportiva, un cimitero e una toilette intasata) che hanno elicitato rispettivamente le emozioni dell’orgoglio, dell’invidia, della pietà e del disgusto. Queste quattro emozioni sono state scelte perchè associate al posizionamento stereotipico dei gruppi sociali su due dimensioni: la competenza e la gradevolezza, secondo lo Stereotype Content Model (SCM). In pochissime parole, secondo lo SCM, un gruppo sociale può essere considerato (a livello di stereotipo) competente e gradevole (es. business man, atleti) a cui si associa un sentimento d’orgoglio; poco competente, ma gradevole (es. casalinghe, persone anziane, disabili) a cui si associano sentimenti di pietà e compassione; competente, ma non gradevole (es. donne in carriera, asiatici, ebrei) a cui si associa un mix di risentimento, ammirazione e invidia; nè competente nè gradevole (es. rom, drogati, omosessuali) a cui si associa una sensazione di disgusto. Sono state dunque scelte delle immagini che, sia sul versante umano che sul versante degli oggetti, potessero elicitare queste emozioni. Nel frattempo una risonanza magnetica funzionale registrava l’attività elettrica della corteccia prefrontale mediale (MPFC) dei soggetti. La MPFC si attiva soltanto quando una persona pensa a sè stessa o ad un altro essere umano. I risultati hanno mostrato che quando veniva visionata un’immagine che rappresentava un gruppo sociale che generava disgusto, non si registrava nessuna attività della corteccia prefrontale mediale. In altre parole il cervello dei soggetti processava le persone raffigurate come se si trattasse di esseri non umani, di oggetti. Lo stesso pattern corticale registrato per la toilette intasata per intenderci Secondo gli autori dello studio questa deumanizzazione, rilevabile a livello cerebrale, è accompagnata da pensieri consci che attri-buiscono a certi gruppi sociali: l’incapacità di esperire complesse emozioni umane, di produrre cultura intragruppo o di agire in accordo con le norme della società, i valori e le regole morali. Un atteggiamento di “estrema discriminazione che rivela il peggior tipo di pregiudizio: l’esclusione del gruppo in questione dal novero dell’umanità”.
RIFERIMENTI: Scienze daily: prejudice in the brain

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