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S.O.S. (il) manifesto

9 Luglio 2006


Soccorreteci-O-Sprofondiamo. Naviga in acque tumultuose il quotidiano comunista ?il manifesto?: giornale indipendente ed autogestito in cooperativa, con stipendi uguali per tutti. Dopo 35 anni di navigazione libera rischia la chiusura se entro la fine dell?anno non raccoglierà 4,5 milioni di euro. Il 22 giugno la redazione ha lanciato una sottoscrizione pubblica a livello nazionale per cercare di salvare la “barca”.

Il ?Fiume? di Stienta
L’Associazione culturale ?il fiume? di Stienta (Ro) aderisce all’ap-pello del quotidiano ?il manifesto? per la sottoscrizione di solidarietà tesa a permetterne la sopravvivenza: ?Riteniamo che questo giornale rappresenti, da trentacinque anni, una possibilità di informazione non allineata, libera e democratica, nel panorama della sinistra italiana, che deve continuare a far parte della nostra cultura?. La prima sottoscrizione pubblica si è tenuta domenica 2 luglio in piazza a Stienta.

IL NOSTRO REFERENDUM
Di Gabriele Polo e Mariuccia Ciotta: editoriale del 22 giugno

Da trentacinque anni il manifesto rappresenta un caso unico nel panorama editoriale italiano e non solo.Nessun padrone se non la cooperativa dei lavoratori che lo mettono ogni giorno in edicola, stipendi (bassi) uguali per tutti, un giornalismo politico indipen-dente e autogestito specchio delle trasformazioni che hanno segnato questi anni. Un bene comune, un vero e proprio «mostro» – nel senso letterale del termine – che ha l’ambizione di stare sul mercato violandone le leggi, un luogo aperto della sinistra. Anche la porta d’ingresso è sempre spalancata e chiunque può entrare, persino gli indesiderati, come è accaduto qualche anno fa. In questi trentacinque anni abbiamo vissuto perico-losamente (e spericolatamente): centinaia di migliaia di persone lo sanno bene, quelli che ci hanno letto, lavorato e chi ci ha usato per le proprie passioni. Le crisi finanziarie hanno scandito la nostra esistenza: le abbiamo sempre superate con il nostro lavoro e con l’aiuto del «nostro mondo». Ora siamo al punto che trentacinque anni possono precipitare in un pomeriggio d’estate. Perché la libertà costa, soprattutto a chi la pratica, e arriva il momento che quei costi si materializzano in scadenze non più rinviabili. Per evitare il precipizio abbiamo bisogno di aiuto, perché questa crisi è più grave delle altre emette a repentaglio la stessa esistenza del giornale. Non è un grido d’allarme, è una semplice notizia: nelle pagine interne ne illustriamo i termini. Perciò da oggi inizia un referendum sul futuro di questo giornale: le schede elettorali stanno nel portafoglio di tante e tanti. Perché questa è una crisi che non riguarda solo noi. Coinvolge i nostri lettori più affezionati, ma anche chi ci ha comprato una volta sola nella sua vita. Chiama in ballo tutta la sinistra (nell’accezione più ampia del termine, dai partiti ai sindacati all’associazionismo) ma anche il mondo dell’informazione cui questo giornale qualcosa ha pur dato (e continuerà a dare). Sono tutti questi i nostri «padroni», tutti quelli che – magari guardandoci da lontano – pensano che la democrazia abbia bisogno di un «mostruoso» antidoto contro i rischi di omologazione del pensiero. Saremo presuntuosi,ma crediamo che la nostra voce sia essenziale, che il nostro essere uno strumento di lavoro per la critica dell’esistente sia una cambiale che non dobbiamo pagare da soli. E che, perciò, la nostra sorte non riguardi solo chi lavora in via Tomacelli o chi continua a stare «dalla parte del torto», ma anche chi la pensa in modo opposto. Per questo la nostra crisi la mettiamo in piazza, per questo faremo «l’appello» dei sottoscrittori e ne racconteremo gli esiti. Da oggi entriamo in una fase di mobilitazione generale. Siamo convinti di farcela. Noi ci metteremo tutto il nostro lavoro di sempre e le nostre aperture al mondo. Ma abbiamo bisogno di tutti voi. Diteci se voi avete bisogno di noi. O se – come ha detto quel genio del Savoia – siamo solo una pessima carta e un terribile inchiostro.

LA CIFRA
Per non chiudere bottega ?il manifesto? deve raccogliere entro la fine dell?anno 4,5 milioni di euro; 1,5 milioni di euro entro settembre 2006.

CONTRIBUTI
Telefono Manifesto: 06-68719.888 dalle 10:30 alle 18,30

Versamento sul conto corrente postale 708016,
intestato a il manifesto coop. edit. arl ? Via Tomacelli, 146 ? 00186 Roma

Bonifico bancario c/c 000000535353
presso Banca Popolare Etica Ag. Roma intestato a:
Emergenza Manifesto ? ABI 05018 – CAB 03200 – Cin k

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Il manifesto, monocolo comunista
Anche ?il manifesto? sul versante dei diritti ha una visione mono-culare (piatta, a due dimensioni) che gli impedisce di acquistare prospettiva e profondità. Nella fisiologia della visione la percezione tridimensionale viene data dalla visione binoculare che permette di sovrapporre le immagini colte da due occhi leggermente sfalsati. Nel settore dei diritti la complementarietà visiva viene data dalla questione Rom che è la ?questione morale? del paese. Ma di questa ?questione? non si trova traccia ne ?il manifesto?.
Secondo l?ultimo monitoraggio dell?Unione Europea i Rom/Sinti sono, anche nel 2005, la minoranza più discriminata e sottoposta ad atti di violenza razziale d?Europa; Europa che il 22 aprile scorso ha ?condannato? di nuovo l?Italia come ?Paese dei campi?: unica nazione che ha istituzionalizzato zone di segregazione razziale per decine di migliaia di Rom/Sinti.
I ?campi nomadi? sono luoghi di esclusione dei diritti, presenti ormai da quarant?anni in Italia, ma non sono inseriti in nessuna campagna politica come quella recente contro i CPT (Centri di Permanenza Temporanea per immigrati) lanciata dalla sinistra.
Anche ?il manifesto?, come altri giornali di sinistra, ha sempre igno-rato e trascurato i Rom/Sinti e ci sarebbe bisogno, come per i minori, di una specie di ?carta di Treviso? che regolamenti l?informazione su questa questione. Una sorta di alfabetizzazione sul versante dei diritti da cui continuano ad essere escluse 150.000 persone, dopo cinque secoli di continua discriminazione: basti l?esempio dei soli dodici laureati e della speranza di vita alla nascita che, anche per i Rom/Sinti cittadini italiani, è di 20 anni inferiore alla media nazionale.
Anche ?il manifesto? non potrà allargare il panorama sui diritti, sulla giustizia e sulle minoranze se non mettendo in primo piano la questione Rom. Perché tutta la ?sinistra? resta fisiologica ad un sistema che continua a produrre esclusione sociale verso i Rom a partire da un pregiudizio profondamente radicato nelle coscienze. Da un recente sondaggio rivolto agli alunni di scuola elementare risulta che il ?babau?, l?uomo nero, resta sempre lo zingaro, seguito, dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, dagli islamici.

Continuiamo a lottare assieme a ?il manifesto? che sta da 35 anni dalla parte del torto… continuiamo a lottare assieme ai Rom/Sinti che stanno da 500 anni dalla parte del torto. (il direttore)

Immagine dal sito: Pirati della filibusta mediatica
www. clandestinamente.it

Riferimenti: Il manifesto, quotidiano comunista

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