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Archivio Luglio 2006

La strage degli innocenti: libanesi

31 Luglio 2006 Nessun commento

Cana, Libano, 30 luglio. E‘ stata una strage, un massacro: 60 morti e tra questi  37 bambini tra i due e i sette anni (quindici erano disabili mentali). 100 persone si erano rifugiate nelle cantine di un edificio che è stato raso al suolo dagli F16 israeliani. E‘ la strage più feroce di una guerra che non ormai non ha più regole. Cana, a sette chilometri dal confine sud del Libano, è la città dove Gesù Cristo fece il suo primo miracolo trasformando l‘acqua in vino per una festa di matrimonio.

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La foto curiosa…

29 Luglio 2006 Nessun commento
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Le donne vestivano gonne fiorite

26 Luglio 2006 Nessun commento


?Le donne vestivano gonne fiorite?, scritto e diretto da Carlo Chiaromonte, è stato presentato in prima assoluta lo scorso 28 giugno a Roma presso la Casa del Cinema a Villa Borghese. Il film-documentario ha per protagoniste sette donne che vivono nei campi nomadi romani: quattro adulte e tre ragazze, che tra richiami alla tradizione e desideri di cambiamento raccontano le difficoltà della loro vita e i loro sogni di un futuro migliore.
Il documentario è stato realizzato nell?inverno 2004/2005 all?interno di alcuni ?campi nomadi? romani (ex Foro boario, Arco di travertino, Via Cesare Lombroso, Via dei Gordiani
Il film è stato prodotto da Digital Desk e ARCI con contributi della Presidenza del Consiglio Provinciale di Roma, la Commissione delle Elette e l?Assessorato alle Politiche Sociali del comune di Roma, la Presidenza del Municipio Roma XI, l?azienda Farmacap.

Attraverso l?Associazione culturale Filmarci, di recente costituzione, viene garantita la promozione e diffusione del documentario nell?ambito del circuito nazionale dell?UCCA ? Unione dei Circoli Cinematografici Arci.

Le donne vestivano gonne fiorite

?Sono nato sotto una tenda
in una notte d’estate
in un accampamento zingaro
ai margini della città.
I grilli mi cantavano la ninna nanna
la luna mi fasciava di raggi d’oro
e le donne vestivano gonne fiorite?.
Olimpio Cari ?Mauso? Poeta sinto

La scheda
LE DONNE VESTIVANO GONNE FIORITE
Un documentario a più voci (e volti) sulla vita delle donne nelle comunità zingare

La visione generalizzata che le cosiddette ?persone normali? hanno del mondo zingaro è di un tutt?uno indistinto, misterioso e impenetrabile, che incute sentimenti di diffidenza e di paura. Finchè la cultura maggioritaria leggerà la realtà dei Rom sulla base di questa visione distorta e parziale non farà che perpetuare ste-reotipi secolari e si negherà la possibilità di comprendere la fase di profonda trasformazione che la società zingara sta attraversando.
Protagoniste del documentario sono sette donne rom che vivono nei ?campi nomadi? romani: un?anziana che ricorda ancora il giro-vagare delle carovane dei Kalderasha artigiani ramai, tre romnià bosniache giunte in Italia tanti anni fa e alle quali la vita ha riser-vato destini diversi lungo la difficile strada verso l?integrazione, e poi tre giovani ragazze, ciascuna a suo modo desiderosa di in-dipendenza e alla ricerca tanto di un suo posto nella società quan-to della sua identità all?interno della comunità di appartenenza.
Le testimonianze delle adulte e delle ragazze, come i una sorta di ?controcanto? tra i richiami della tradizione e i desideri di cam-biamento, fanno emergere numerosi particolari della loro vita sociale e personale, raccontano della durezza della vita nei campi e dei sogni per un futuro migliore, componendo un quadro variegato di cosa può significare essere donna ed essere zingara oggi, all?inizio del XXI secolo, in una grande città come Roma.
Il documentario è stato realizzato nell?inverno 2004/2005 all?interno di alcuni ?campi nomadi? romani (ex Foro boario, Arco di travertino, Via Cesare Lombroso, Via dei Gordiani).
L?operazione produttiva nasce dall?incontro tra l?esperienza della Digital Desk, giovane società specializzata nella realizzazione di prodotti audiovisivi in digitale, e il lavoro sociale di ARCI Solidarietà Lazio all?interno delle comunità rom della città di Roma.

Durata: 52?
Formato di ripresa: miniDv

L?autore
Carlo Chiaramonte nasce a L’Aquila nel 1965. Nel 1990 si laurea in storia e critica del cinema presso l’Università ?La Sapienza? di Roma con una tesi dal titolo ?Gnoseologia, Etica, Estetica in Michelangelo Antonioni?. È autore di recensioni e saggi critici pubblicati sulla rivista ?Cinema nuovo? e di numerosi soggetti e sceneggiature cinematografici. Nel 1991, mentre scrive una sceneggiatura per un film sulla storia di un bambino rom, inizia ad occuparsi di volontariato sociale all’interno di alcuni campi nomadi di Roma e da allora la sua vita professionale procede paral-lelamente nel settore cinematografico e nel sociale, all’interno di ARCI Solidarietà Lazio. ?Le donne vestivano gonne fiorite? segna il suo esordio nella regia documentaria.
Attualmente è impegnato nel montaggio del suo secondo documentario, ?Il centro del mondo?, girato a Sarajevo a dieci anni di distanza dalla fine della guerra, ispirato all?omonimo libro del narratore e drammaturgo bosniaco Dzevad Karahasan.

Le donne vestivano gonne fiorite

http://www.arci.it/news.php?id=7223

Informazioni, presentazioni, proiezioni:
ARCI Nuova Associazione
Via dei Monti di Pietralata, 16 – 00157 Roma – Tel. 06-416091
Film-Arci tel, 06-4515292

Nella fotografia la locandina del film
Riferimenti: Il mondo visto attraverso occhi di donne rom

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La “deumanizzazione” di rom, drogati e omosessuali

23 Luglio 2006 Nessun commento

La de-umanizzazione si riscontra a livello cerebrale. Persone appartenenti a gruppi sociali “fuori” (“out-groups”) sono considerate anche “fuori” dall’umanità e percepite non più come soggetti, in grado di suscitare pietà, ma come oggetti deplorevoli. Di questi gruppi sociali “de-umanizzati” fanno parte: rom, drogati, omosessuali. Secondo una recente ricerca di Harris e Fiske, della University of Princeton, la de-umanizzazione è accompagnata da pensieri consci che attribuiscono a certi gruppi sociali: l’incapacità di esperire complesse emozioni umane, di produrre cultura intragruppo o di agire in accordo con le norme della società, i valori e le regole morali. Da qui la de-classificazione ad oggetti repellenti. Si tratta, secondo gli autori, di un atteggiamento sociale collettivo di “estrema discriminazione che rivela il peggior tipo di pregiudizio: l’esclusione del gruppo in questione dal novero dell’umanità”. Gli studi documentano che se a livello cerebrale la percezione di soggetti umani attiva la corteccia prefrontale mediale, la percezione di soggetti deumanizzati attiva, invece, lo stesso pattern corticale registrato per gli oggetti disgustosi.

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III rapporto ECRI sul razzismo in Italia: la bibbia

21 Luglio 2006 Nessun commento


Strasburgo 16 maggio. Presentato il terzo rapporto dell
‘ECRI (Europea Commissione contro il Razzismo e l‘Intolleranza): un monitoraggio completo sul razzismo e l‘intolleranza registrato in Italia a fine 2005. Da una verifica con quello precedente, stilato il 22 aprile 2002, il rapporto constata che a livello generale la situazione, dal punto di vista dei diritti umani, continua ad essere tragica, e "raccomanda" ulteriori misure per migliorarla.

Per quanto riguarda la questione dell‘emarginazione e della discriminazione cui sono esposte le popolazioni Rom e Sinti in Italia, l‘ECRI "aveva formulato delle raccomandazioni alle autorità italiane affinché fosse migliorata la situazione di questa parte della popolazione (in possesso o meno della nazionalità italiana) in settori essenziali, quali l‘alloggio, il rilascio dei documenti di identità, l‘istruzione, l‘occupazione, la sanità, l’amministrazione della giustizia e i rapporti con le forze di polizia". L’ECRI deve tuttavia constatare con rammarico che: "In generale la situazione rimane immutata rispetto a quella descritta nel secondo rapporto dell‘ECRI, e si rileva che circa un terzo dei Rom e dei Sinti, sia cittadini, che non cittadini, è praticamente segregato dal resto della società e vive in campi nomadi, in molti casi senza avere accesso ai servizi più basilari".

LA BIBBIA del CONSIGLIO D‘EUROPA
Se fossero applicate le
"raccomandazioni" del Consiglio d’Europa all’Italia, sulla situazione dei Rom/Sinti, potrebbe chiudere l‘attività anche l’Opera Nomadi.
Già nel secondo rapporto del 2002, l
‘ECRI "raccomanda" il riconoscimento come minoranza etnica e linguistica di questa popola-zione italiana, di eliminare i "campi nomadi", di adottare provvedimenti immediati per affrontare la questione della mancanza di passaporto e di permesso di soggiorno dei Rom e Sinti, di favorire la cittadinanza, di attuare politiche per garantire l‘alloggio e l’istruzione scolastica, ed in tutti i casi di favorire una politica nazionale organica che coordini e metta in "rete" le politiche regionali esistenti.
Un rapporto esaustivo in tutti i settori delle minoranze svantaggiate nei diritti civili: immigrati, richiedenti asilo, comunità islamiche, comunità rom, vittime della tratta.
Per quanto riguarda i
"media" l‘ECRI "incoraggia le autorità italiane a rendere partecipi i media della necessità di garantire che quanto riferiscono non contribuisca a creare un‘atmosfera di ostilità e di rifiuto nei confronti dei membri di qualsiasi minoranza".

ECRI, commissione europea
La Commissione europea contro il razzismo e l‘intolleranza (ECRI), istituita dal Consiglio d‘Europa, è un organo indipendente di monitoraggio per la tutela dei diritti dell‘uomo, specializzato nelle questioni relative al razzismo e all‘intolleranza. E’ composta da membri indipendenti e imparziali, designati per la loro autorità morale e la loro riconosciuta esperienza nel campo della lotta contro il razzismo, la xenofobia, l‘antisemitismo e l’intolleranza. Uno dei cardini del programma di lavoro dell‘ECRI è costituito dal suo approccio "paese per paese”, mediante il quale effettua un’analisi approfondita della situazione relativa al razzismo e all‘intolleranza in ciascuno degli Stati membri del Consiglio d‘Europa e formula suggerimenti e proposte su come affrontare i problemi individuati.
Il terzo rapporto. Tale lavoro di monitoraggio prevede l
‘elaborazione di rapporti suddivisi in cicli di 4/5 anni che analizzano ogni anno la situazione di 10 paesi. I rapporti relativi al secondo ciclo sono stati completati alla fine del 2002. I rapporti del terzo ciclo si concentrano sull‘"attuazione". Passano cioè in rassegna l‘attuazione delle precedenti raccomandazioni dell‘ECRI contenute nei rapporti precedenti e ne esaminano gli esiti e l‘efficacia.

III RAPPORTO ECRI SULL‘ITALIA
Il III rapporto ECRI sull
‘Italia esce in data 16 maggio, a quattro anni di distanza dal secondo (stilato il 23 aprile 2002), e fa una verifica con la situazione precedente (sul settore razzismo e anti-discriminazione) e le raccomandazioni suggerite per migliorarla.

Dopo l‘introduzione ed una sintesi generale, il rapporto si sud-divide in due capitoli. Il primo tratta del "Seguito al secondo rapporto ECRI sull’Italia": – Strumenti legali internazionali, – Disposizioni costituzio-nali, – Disposizioni in materia di diritto penale, – Disposizioni in materia di diritto civile e amministrativo, – Amministrazione della giustizia, – Organi specializzati e altre istituzioni, – Educazione e sensibilizzazione, – Accoglienza e situazione giuridica dei non citta-dini, – Accesso ai servizi pubblici, – Occupazione, – Incidenti a sfondo razzista, – Gruppi vulnerabili (immigrati, richiedenti asilo, comunità Rom, comunità musulmane, vittime della tratta), – Antisemitismo, – Media, – Comportamento di funzionari delle forze dell‘ordine, – Monitoraggio della situazione.
Per ogni paragrafo viene descritta la situazione del secondo rap-porto e le
"raccomandazioni", gli inviti, per migliorare le questioni trattate. Nella maggior parte dei casi le "raccomandazioni" sono state ignorate e ne vengono esortate delle altre. Per esempio, al paragrafo "Disposizioni costituzionali - legislazione sulla cittadinanza", viene riportato:
4.
"Nel suo secondo rapporto, l‘ECRI aveva affermato la necessità che la legislazione italiana sulla cittadinanza facilitasse mag-giormente l‘acquisizione della cittadinanza italiana per i bambini nati e cresciuti in Italia e i residenti di lungo periodo. Da allora sono state presentate delle proposte di legge miranti essenzialmente a estendere l‘applicazione del principio dello "ius soli" e a ridurre il periodo di residenza richiesto per presentare una domanda di cittadinanza. Da notare, tuttavia, che nessuna di tali proposte è stata adottata a tutt‘oggi".

Il secondo capitolo, "Questioni specifiche", tratta di: – Uso di discor-si razzisti e xenofobi in politica, – Situazione delle popolazioni Rom e Sinti, – Immigrati e richiedenti asilo. Anche qui la situazione generale, dal punto di vista dei diritti umani e delle raccomandazioni precedenti, non è migliorata. Si riportano integralmente le parti riguardanti i discorsi razzisti e la situazione delle popolazioni rom e sinti.

- USO DI DISCORSI RAZZISTI O XENOFOBI IN POLITICA
Dal III rapporto ECRI sull‘Italia, 16 maggio 2006: cap. II parte uno

86. Nel suo secondo rapporto, l‘ECRI aveva espresso preoccupazione per l‘uso diffuso in Italia di discorsi a sfondo razzista e xenofobo da parte di esponenti di certi partiti politici. Aveva osservato che alcuni membri della Lega Nord erano stati particolarmente inclini a ricorrere a questo tipo di discorso, pur non essendo gli unici, poiché era stato rilevato che anche degli esponenti di altri partiti avevano talvolta utilizzato discorsi xenofobi o sotto altri punti di vista intolleranti. L‘ECRI nota con rammarico che, da allora, alcuni membri della Lega Nord hanno intensificato l‘uso di discorsi razzisti e xenofobi in ambito politico. Pur rilevando che si sono espressi in tal senso soprattutto dei rappresentanti eletti locali di questo partito, anche certi importanti leader politici a livello nazionale hanno rilasciato dichiarazioni razziste e xenofobe. Tali discorsi hanno continuato a prendere di mira essenzialmente gli immigrati extra-comunitari, ma anche altri membri di gruppi minoritari, ad esempio i Rom e i Sinti. Inoltre, dall‘ultimo rapporto dell‘ECRI, sono aumentati i discorsi politici a sfondo razzista e xenofobo nei confronti dei musulmani. In certi casi, questo tipo di discorso consiste in generalizzazioni su questi gruppi minoritari o in affermazioni che intendono attribuire loro caratteristiche umilianti o degradanti, anche sotto forma di propaganda tendente a rendere responsabili i non cittadini, Rom, Sinti, musulmani e altri gruppi minoritari, del deterioramento delle condizioni della sicurezza pubblica in Italia. I discorsi razzisti e xenofobi hanno persino presentato i membri di tali gruppi come una minaccia per la salute pubblica e per la preservazione dell‘identità nazionale o locale, giungendo in certi casi a costituire un incitamento alla discriminazione, alla violenza o all‘odio nei loro confronti.

87. Nel suo secondo rapporto, ECRI aveva raccomandato alle autorità italiane di garantire che fossero pienamente applicate le vigenti disposizioni in materia di diritto penale contro l‘incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. L‘ECRI nota che nel dicembre del 2004, Il tribunale di prima istanza di Verona ha giudicato colpevoli di incitamento all‘odio razziale sei esponenti locali della Lega Nord, in relazione a una campagna organizzata per cacciare un gruppo di Sinti da un campo temporaneo sul territorio locale. Le sei persone furono condannate a sei mesi di prigione, e al pagamento di 45 000 Euro per danni morali, con divieto di partecipare a qualsiasi attività di propaganda elettorale per tre anni e di presentarsi alle elezioni nazionali e locali.

88. Nel suo secondo rapporto, l‘ECRI oltre a raccomandare alle autorità italiane di garantire un‘effettiva applicazione delle vigenti disposizioni legislative in materia di diritto penale contro l‘incitamento all‘odio razziale, aveva chiesto loro di adottare delle disposizioni giuridiche riguardanti specificamente l‘uso dei discorsi razzisti e xenofobi da parte di esponenti di partiti politici. Nota che non sono state adottate tali disposizioni dopo la pubblicazione del suo secondo rapporto.

89. Nel suo secondo rapporto, l‘ECRI si era dichiarata inquieta per il fatto che l’influenza esercitata sul clima politico generale dalla Lega Nord, appartenente alla coalizione di governo, potesse favorire l‘adozione di linee politiche e di pratiche non sempre rispettose dei diritti umani e del principio dell‘uguaglianza di trattamento, che l’ECRI ha per missione di tutelare. Come illustrato in altre parti di questo rapporto, l‘ECRI ritiene che, da allora, tali preoccupazioni si siano fatte più pressanti.

RACCOMANDAZIONI:

90. L‘ECRI ribadisce la sua raccomandazione ai partiti politici di resistere alla tentazione di presentare le questioni riguardanti gli extracomunitari e i membri di altri gruppi minoritari sotto una luce negativa, e di porre in risalto, invece, il contributo positivo fornito dalle varie minoranze alla società, all‘economia e alla cultura italiana, I partiti politici dovrebbero adottare una posizione ferma contro ogni forma di razzismo, di discriminazione e di xenofo-bia. LECRI ribadisce la sua raccomandazione di promuovere in Parlamento un dibattito annuale sul tema del razzismo e dell‘intolleranza cui sono esposti i membri dei gruppi minoritari.

91. L‘ECRI raccomanda vivamente alle autorità italiane di adottare dei provvedimenti per combattere l‘uso di discorsi razzisti e xenofobi in politica. A tal fine, ricorda in questo contesto particolare le proprie raccomandazioni formulate più sopra sulla necessità di garantire un‘effettiva applicazione della legislazione esistente contro l‘incitamento alla discriminazione razziale e alla violenza (37). L‘ECRI sollecita inoltre le autorità italiane ad adottare delle disposizioni giuridiche ad hoc riguardanti specificamente l‘uso dei discorsi razzisti e xenofobi da parte di esponenti di partiti politici, includendo, per esempio, delle disposizioni legali finalizzate a permettere la soppressione dei finanziamenti pubblici per quei partiti politici i cui membri sono responsabili di atti di razzismo o di discriminazione. Al riguardo, l‘ECRI attira l‘attenzione delle autorità italiane sulle disposizioni contenute nella sua Raccomandazione di politica generale n. 7 (38).

SITUAZIONE DELLE POPOLAZIONI ROM E SINTI
Dal III rapporto ECRI sull‘Italia, 16 maggio 2006: cap. II parte due

In mancanza di dati disponibili la cifra dei Rom/Sinti in Italia è di 120.000-150.000 persone. Circa il 60% è di nazionalità italiana, la maggior parte del restante 40% è costituita da Rom provenienti dai Balcani e in numero crescente dalla Romania.

92. Nel suo secondo rapporto, l‘ECRI aveva ampiamente trattato la questione dell‘emarginazione, degli svantaggi e della discriminazione cui erano esposte le popolazioni Rom e Sinti in Italia. Aveva formulato delle raccomandazioni alle autorità italiane affinché fosse migliorata la situazione di questa parte della popolazione italiana in settori essenziali, quali l‘alloggio, il rilascio dei documenti di identità, l’istruzione, l‘occupazione, la sanità, l’amministrazione della giustizia e i rapporti con le forze di polizia. L‘ECRI deve tuttavia constatare con rammarico che sono stati compiuti da allora ben pochi progressi sull‘insieme dei settori che erano stati posti in luce nel precedente rapporto.

93. Nel suo secondo rapporto, l‘ECRI aveva raccomandato che venisse elaborata a livello nazionale una politica globale per mi-gliorare in vari settori la situazione delle popolazioni Rom e Sinti, in possesso o meno della nazionalità italiana e per combattere la discriminazione nei loro confronti. L‘ECRI nota che non ci sono state evoluzioni in merito all‘elaborazione di tale politica e che non si riscontra a livello nazionale un significativo coordinamento con le attività promosse dalle regioni in tali settori, né un sostegno a loro favore. Le organizzazioni della società civile hanno invero sempre sottolineato con grande fermezza che la situazione di svantaggio, di emarginazione e di discriminazione di cui soffrono i Rom e Sinti è tale che, se manca un coordinamento e una guida a livello nazionale, non potrà essere affrontata in modo valido.

94. Nel suo secondo rapporto, l‘ECRI aveva raccomandato di estendere ai Rom e Sinti la legislazione in vigore relativa al diritto delle minoranze linguistiche storiche. Le autorità italiane hanno ribadito che l‘estensione di tale tutela viene impedita dal fatto che e Rom e i Sinti non sono ricollegabili a nessuna parte specifica del territorio italiano. Hanno tuttavia comunicato che stanno prendendo in esame l‘elaborazione di una legislazione - di cui ECRI non conosce i dettagli – destinata a favorire l‘insediamento sul territorio italiano delle popolazioni Rom e Sinti non sedentarie e che l‘inclusione dei Rom e Sinti di nazionalità italiana nella legislazione generale relativa alla tutela delle minoranze linguistiche storiche potrebbe essere attuata in seguito.

95. Nel suo secondo rapporto, l‘ECRI aveva fatto notare la tendenza delle autorità italiane ad affrontare tutte le questioni riguardanti i Rom ed i Sinti partendo dal presupposto che i membri di tale gruppi siano dei nomadi. L‘ECRI aveva ritenuto particolarmente urgente mutare tale approccio, che aveva causato, in particolare, la relegazione forzata di molti Rom e Sinti in campi nomadi. Le organizzazioni della società civile hanno comunicato all‘ECRI che i Rom e i Sinti sono ancora considerati delle popolazioni nomadi nelle politiche ufficiali, segnatamente a livello nazionale. L‘ECRI constata ciononostante che sono stati compiuti dei progressi in alcune regioni, dove le autorità locali, in collaborazione con le comunità interessate, hanno cominciato ad eliminare parzialmente i campi, come suggerito dal secondo rapporto dell‘ECRI. In generale, però, la situazione rimane immutata rispetto a quella descritta nel secondo rapporto dell‘ECRI, e si rileva che circa un terzo dei Rom e dei Sinti, sia cittadini, che non cittadini, è praticamente segregato dal resto della società e vive in campi nomadi, in molti casi senza avere accesso ai servizi più basilari.

96. Nel suo secondo rapporto, l‘ECRI aveva sollecitato le autorità italiane a risolvere la questione dell‘assenza dei documenti per i Rom e i Sinti, ivi compreso il passaporto italiano e i permessi di residenza. L‘ECRI ha continuato a ricevere segnalazioni secondo le quali molti Rom/Sinti nati in Italia, o che hanno vissuto in Italia per la maggior parte della loro vita e i loro figli, non hanno la cittadinanza italiana. In molti casi, tali persone dispongono unicamente di un permesso di soggiorno di breve durata, e in alcuni casi non hanno alcun permesso di soggiorno. L‘ECRI è stata informata che vivono attualmente in Italia alcune centinaia di bambini apolidi.

97. Nel suo secondo rapporto l‘ECRI aveva raccomandato alle autorità italiane di intensificare gli sforzi per garantire che tutti gli allievi Rom e Sinti godano pienamente del diritto all‘istruzione obbligatoria. Le autorità italiane annunciano che oltre 13.000 bambini Rom e Sinti sono iscritti a scuola, per quanto non tutti frequentino regolarmente le lezioni. Le organizzazioni della società civile comunicano tuttavia che almeno 20.000 bambini Rom, praticamente tutti non cittadini, e provenienti dai Balcani e dalla Romania, non sono iscritti nel sistema scolastico obbligatorio. L‘ECRI è al corrente della firma di un Protocollo tra il Ministero della pubblica istruzione e Opera Nomadi, un‘organizzazione del volontariato, al fine di risolvere questo problema. Apprezza il fatto che le autorità italiane rifiutino di relegare i bambini Rom in classi separate, ma ha anche ricevuto delle informazioni secondo le quali, a seguito della decisione dei genitori di bambini non Rom di togliere i loro figli dalle classi frequentate dai bambini Rom, ci sono ora delle classi in certe scuole in cui si trovano unicamente dei bambini Rom. Nel suo secondo rapporto l‘ECRI aveva raccomandato alle autorità italiane di prendere dei provvedimenti atti ad agevolare la frequenza scolastica di allievi Rom e Sinti a livello dell‘istruzione superiore. Le è stato però indicato che, in certi casi, l‘assenza del permesso di soggiorno ha impedito a dei ragazzi Rom di continuare gli studi come avrebbero voluto.

RACCOMANDAZIONI:

98. L‘ECRI sollecita le autorità italiane ad istituire una politica globale a livello nazionale per risolvere la situazione di emarginazione, svantaggi e discriminazione delle popolazioni Rom e Sinti. A tal fine invita le autorità italiane a stabilire un meccanismo di effettivo coordinamento a livello nazionale, a cui partecipino le autorità nazionali e locali, dei rappresentanti dei Rom e dei Sinti, delle organizzazioni della società civile e altri partner pertinenti.

99. L‘ECRI raccomanda alle autorità italiane di trovare adeguati mezzi giuridici per tutelare i Rom e i Sinti, corrispondenti a quelli attuati per le minoranze linguistiche storiche e di coordinare le politiche regionali esistenti e gli sforzi per superare l‘ostacolo della loro non appartenenza a un territorio specifico.

100. L‘ECRI riafferma che le autorità italiane non dovrebbero basare le loro politiche relative ai Rom e i Sinti sul presupposto che i membri di tali gruppi preferiscono vivere come nomadi. Raccomanda viva-mente alle autorità italiane di affrontare la questione dell‘alloggio delle popolazioni Rom e Sinti in stretta collaborazione con le comunità stesse, e raccomanda che l‘obiettivo sul lungo periodo delle politiche abitative dovrebbe essere quello dell‘eliminazione dei campi nomadi.

101. L‘ECRI invita le autorità italiane ad adottare provvedimenti immediati per affrontare la questione della mancanza di passaporto e di permesso di soggiorno dei Rom e dei Sinti.

102. L‘ECRI invita le autorità italiane a garantire che tutti i bambini rom e Sinti siano iscritti a scuola e ad intensificare gli sforzi, in collaborazione con le comunità interessate, per facilitare la frequenza scolastica regolare da parte di tali bambini. L‘ECRI ribadisce l‘invito alle autorità italiane, perché agevolino la presenza di allievi Rom e Sinti a livello dell‘istruzione secondaria e superiore.

103. L‘ECRI ribadisce che solo una politica organica relativa ai vari settori nei quali i Rom e i Sinti sono esposti a svantaggi e di-scriminazioni potrà riuscire a migliorare la loro situazione in modo duraturo. Raccomanda quindi alle autorità italiane di prendere inizia-tive urgenti, oltre a quelle relative ai settori indicati preceden-temente, per migliorare la situazione dei Rom e dei Sinti in altri campi, tra cui l‘occupazione, la sanità, i rapporti con la polizia, l‘amministrazione della giustizia e i pregiudizi generali all’interno della società.

______note_______

RACCOMANDAZIONI SENZA FINE
A distanza di quattro anni dal precedente rapporto l
‘ECRI rimarca che non sono state accolte le "raccomandazioni" suggerite per mi-gliorare la grave situazione di svantaggio sociale e discriminazione subita dalle popolazioni Rom/Sinte e suggerisce nuove "raccomanda-zioni" per migliorare una situazione che non è cambiata, anzi è peggiorata anche per mancanza di interventi: sono nate "classi speciali" (anche scuole), per esempio, e ci sono almeno 20.000 bambini Rom che evadono l‘obbligo scolastico. Fra quattro anni si constateranno le "raccomandazioni" inevase e si suggeriranno altre "raccomandazioni": in un ciclo senza fine…

ALTRO ARTICOLO SUL RAPPORTO
Razzismo: la Lega condannata dal Consiglio d’Europa
Archivio Romano Lil, 20 luglio -2006

Strasburgo 16 maggio. E
‘ stato reso pubblico il terzo rapporto sull’Italia dell’ECRI (Europea Commissione contro il Razzismo e l‘Intolleranza). Nel rapporto è criticata la "Bossi-Fini" che espone gli immigrati al rischio di violazione dei diritti ma anche l‘intensificazione di discorsi razzisti di alcuni membri della Lega Nord verso immigrati extracomunitari e rom e sinti. A questo riguardo l‘ECRI chiede all’Italia di rendere effettiva la legislazione penale contro l’incitamento all’odio razziale.

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Seminario internazionale: ?Integrazione e Anti-Discriminazione?

19 Luglio 2006 Nessun commento


Venezia 20 luglio. La Regione Veneto prima discrimina e poi ci organizza i convegni.
Gentili Signori, la Regione del Veneto, in collaborazione con la rete europea ESN ? European Social Network ? ha il piacere di invitarVi al seminario europeo “Integration and Anti-Discrimination”, che si terrà il 20 luglio a Venezia, presso l?isola di S. Servolo. Sarà questa un?occasione molto importante per riunire insieme rappresentanti dei Servizi Sociali provenienti da tutta Europa per scambiare esempi di buone pratiche ed esperienze nella lotta contro l?esclusione sociale.

Da notare, nel programma allegato, che non sono presenti realtà della Regione Veneto a proporre processi di integrazione sociale o a segnalare episodi di discriminazione razziale: in quasi ogni città del Veneto c’è una associazione anti-razzista per immigrati, una associazione per disabili o una sezione dell’Opera Nomadi a tutela dei Rom/Sinti che sono le popolazioni più discriminate d’Europa. E La Regione Veneto forse applica il concetto omeopatico del ?similia similibus curantur?. A seguire il programma del convegno e la “let-tera aperta” del direttore che non vi può partecipare.

Il programma del convegno

ANTI-DISCRIMINATION AND INTEGRATION
Seminario europeo
Venezia, Isola di San Servolo 20 luglio 2006

10:00 Saluti di benvenuto e inaugurazione a cura di:
Cristina De Luca, Sottosegretario per il Ministero della Solidarieta? Sociale
Antonio De Poli Assessore alle Politiche Sociali ? Regione Veneto
Claudio Beltrame Direttore Servizi Sociali ? Regione del Veneto
Lars-Göran Jansson, Presidente ESN
John Halloran, Segretario Generale ESN

10.20 Programma di Azione Comunitaria, Piani di Azione Nazionale (NAP) e Governo Locale.
Walter Zampieri, Commissione Europea

10:40 La strategia dell? ESN e l?esperienza nella preparazione dei NAP
John Halloran, Direttore Generale, ESN

11:00 La preparazione del III Piano di Azione Nazionale per l?Inclusione Sociale
Isabella Menichini, Divisione II – Politiche per la famiglia, gli anziani, l’inclusione e la coesione sociale, Ministero del Welfare

11:30 Coffee Break

11:40 ANTIDISCRIMINAZIONE E INTEGRAZIONE: BUONE PRATICHE DALL?EUROPA

1. Integrazione dei cittadini extracomunitari in Olanda,
a cura di Jan Klienbannink, consulente StimulanSZ – Arjen Dekker, Policy Officer del Dipartimento di Assistenza sociale, Città dell?Aja

2. Implementazione a livello locale del Piano Nazionale Sve-dese per l’accessibilita’ ai disabili
a cura di Birger Nord, Direttore dei Servizi Sociali, Comune di Solna, Svezia

3. Progetti di integrazione sociale in Romania a livello regionale
a cura di Ioan Nasleu, Presidente della Commissione Socio Sa-nitaria, Contea di Timis, Romania

4. Progetti di integrazione promossi dalle autorità locali
a cura di Ernesto Ghidoni, Direttore Servizi Sociali, Comune di Mantova

5. La realta? delle associazioni e Cooperative italiane che lavo-rano con i nomadi
a cura di Anna Alonzo, Opera Nomadi, Sezione Sicilia

12:40 Tavola rotonda: come combattere l?esclusione e promuo-ere l?integrazione e l?anti-discriminazione?
Walter Zampieri, Claudio Beltrame, John Halloran e Isabella Menichini

13:00 Chiusura dei Lavori

A seguire: Buffet

LETTERA APERTA ALL?ASSESSORE DE POLI

Signor Assessore Regionale De Poli,
La ringrazio per l?invito ma, per impedimenti di lavoro, non parte-ciperò al seminario internazionale ?Integrazione e antidiscrimi-nazione?, ma le voglio segnalare alcune situazioni di discrimi-nazione, che potranno esserLe utili a ben inquadrare il problema nella Regione Veneto:

- Mancati interventi a tutela dei Rom/Sinti. La Legge regionale n.54, 22 dicembre 1989, ?Interventi a tutela della cultura dei Rom e dei Sinti?, per l?anno 2005 è stata finanziata per una somma di 15.000 euro, a fronte, per esempio, dei 900.000 euro stanziati per la ?valorizzazione dell?identità veneta?. In attesa di conoscere la cifra stanziata per l?anno 2006 rendo noto che la Regione Pie-monte per l?anno 2006 ha deliberato un finanziamento di 800.000 euro per favorire l?integrazione delle popolazioni Rom/Sinte. La regione Campania sta varando una legge profondamente inno-vativa su queste tematiche che può essere ripresa.

- E la Consulta Regionale per i Rom/Sinti che non viene convocata da anni?

- Comuni razzisti e usuali discrimazioni. Su Romano Lil ci siamo più volte occupati di situazioni di razzismo e discriminazione sociale verso i Rom/Sinti: a partire da Verona, allo sgombero prean-nunciato di un ?campo? di Vicenza senza soluzioni alternative, ai cartelli razzisti di Piovene Rocchette, all?ultimo sgombero di Treviso bloccato dalla Questura di Stato, per arrivare alla prima scuola-ghetto d?Italia – per soli alunni rom, aperta in provincia di Rovigo. L?Opera Nomadi di Rovigo ha fatto anche diverse segnalazioni, tutte inevase, al ?tutore dei minori? della Regione Veneto, dott. Lucio Strumendo: a partire dalla scolarizzazione mancata di ra-gazzi rom, residenti da 13 anni in Polesine, che a 18 anni non hanno neanche la licenza elementare, per arrivare ad una famiglia di Sinti residenti da anni senza servizi igienici e con un figlio gravemente handicappato.

- Per quanto riguarda i diritti e le politiche di buone prassi per l?integrazione dei Rom/Sinti, la situazione nel Veneto è disastrosa – nella scuola, nel lavoro, nell’habitat, salvo pochi esempi propositivi, come a Padova, che ci riserviamo di documentare, in caso di invito, per il seminario dell?anno prossimo.

– Discriminazioni verso gli immigrati: il caso dei permessi di soggiorno. La quota di immigrati nella Regione Veneto raggiunge il 5% ed anche verso di loro le politiche di integrazione sono poche e le discriminazioni evidenti. Un caso di rilievo è il rinnovo del permesso di soggiorno previsto, per legge, in 20 giorni. Ma a Rovi-go i ritardi sono anche di dieci mesi e provocano la sospensione dei pochi diritti acquisiti per centinaia di immigrati regolari alla consegna dei documenti ma che diventano irregolari in attesa della risposta. Così capita che per questi ritardi, un immigrato in Italia da 22 anni non possa andare in ferie in Algeria, non possa iscrivere i bambini all?asilo, non possa fare un contratto di lavoro, non possa prendere in affitto una casa.

- ?Badanti?. Nel settore ?badanti? la Regione Veneto – in collaborazione col Ministero del Lavoro (agenzia Italia Lavoro) ed il Patriarcato di Venezia, ha promosso l?apertura presso tutte le sedi Caritas delle province del Veneto di ?sportelli badanti?. Le as-sunzioni delle operatrici di sportello passano attraverso le par-rocchie e non attraverso gli Uffici del Lavoro, impedendo l?accesso democratico al lavoro previsto dalla Costituzione Italiana.

- Trasparenza su Italia Lavoro. E? un?agenzia privata che gestisce da anni, col finanziamento della Regione, progetti per favorire l?integrazione degli immigrati. Anche qui la gestione dei soldi e le assunzioni sono private e non verificabili. Si parla di milioni di euro per favorire l?integrazione degli immigrati ma non per favorire l?integrazione al lavoro dei figli dei ?notabili!

Rovigo 19 luglio 2006

Distinti saluti: Roberto Costa, direttore di Romano Lil
Riferimenti: III rapporto ECRI sul razzismo in Italia

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Il ?campo nomadi? è una questione morale

18 Luglio 2006 Nessun commento


Treviso 17 luglio. Renzo Comin, presidente dell?Opera Nomadi di Treviso, fa chiarezza sul ?campo nomadi? di via Francesco da Milano: ?Da problema di ordine pubblico è destinato a divenire una vera e propria questione morale per la città di Treviso. Il campo è stato trattato per anni come una faccenda di ordine pubblico verso un gruppo dall’identità poco nota, l’?altro?, il cittadino di serie B, il diverso, tenuto in isolamento da stereotipi e pregiudizi da un cordone immunitario immaginario. Mai una risposta agli appelli dell’Opera Nomadi, mai un intervento del sindaco per presentare un progetto alternativo sull’habitat agli stessi abitanti del campo, per parlare in assemblea come è tradizione fare per la comunità, per affrontare insieme i problemi come fanno i cittadini con amministratori responsabili, con civiltà e rispetto delle diverse posizioni e gli uni degli altri?.
Il comunicato dell’Opera Nomadi, una lezione di educazione civica impartita dalla Questura all?Amministrazione comunale e un articolo, ?Via da Milano il giorno dopo?, ripreso da ?il gazzettino?.

IL ?CAMPO NOMADI?: DA ORDINE PUBBLICO A QUESTIONE MORALE DI TREVISO
Tv, 16 luglio. Il Campo Nomadi di Via Francesco da Milano, da problema di ordine pubblico a questione morale per la Città di Treviso.
Di Renzo Comin, presidente Opera Nomadi di Treviso

Il problema del Campo Nomadi è esploso come questione morale per la Città di Treviso: da anni l?Opera Nomadi di Treviso, Ente Mo-rale, associazione apartitica e aconfessionale, affronta i problemi della formazione, del lavoro, della salute, dell?habitat in un silenzio istituzionale assordante.
Il Campo Nomadi per anni è stato trattato come problema di ordine pubblico: da una parte un gruppo dall?identità poco nota, ?l?altro?, ?il cittadino di serie B?, ?il diverso?, tenuto in isolamento da stereotipi e pregiudizi, da un cordone immunitario immaginario, ?el singano? che è meglio ?negare?, che conduce una esistenza dai rischi sociali elevatissimi, che vive in condizioni di vita al limite della sopportabilità in un ?campo? senza servizi igienici, non in un campo in regola o in una microarea o in una casa di civile abi-tazione, così come sarebbe previsto dalla legge regionale 54/89 in materia, ma in un ?non-luogo?, al quale non è riconosciuto nem-meno il diritto di sosta. Il giorno del tentato sgombero l?am-ministrazione ha fatto togliere perfino la corrente elettrica.
E dall?altra? Mai una risposta agli appelli dell?Opera Nomadi, mai una risposta alle recenti proposte dei partiti dell?opposizione in Consiglio Comunale, mai un intervento del Sindaco per presentare un progetto alternativo sull?habitat agli stessi abitanti del campo, per parlare in assemblea come è tradizione fare per la comunità, per affrontare insieme i problemi come fanno i cittadini con am-ministratori responsabili, con civiltà e rispetto per le diverse posi-zioni e gli uni degli altri. Ma al contrario multe salate comminate per occupazione di suolo pubblico o per divieto di sosta, stato di perenne allarme, minacce continue di sgombero che mettono a rischio la stabilità del posto di lavoro, rendono precaria la scuola per i bambini e i ragazzi, ben 29 i minori di 14 anni, mettono in pericolo il riconoscimento reciproco su cui si fonda un processo di integrazione che dovrebbe essere inevitabile, visto che i Sinti sono cittadini trevigiani a tutti gli effetti.
E? stato necessario l?intervento dei partiti di opposizione con proposte concrete in recenti riunioni del Consiglio Comunale, del Prefetto e del Questore in occasione del tentativo di sgombero per denunciare l?assoluta mancanza di una politica sociale a favore di questa minoranza. E? in questo vuoto che si impone la questione etica, ovvero la pratica del dialogo sociale in cui si inscrivono si scrivono o riscrivono i valori e le regole dei singoli e dei gruppi, in cui la moralità dell?azione è identificata con l?attenzione all?altro, ai suoi problemi, ai suoi bisogni. I veri assenti per ora sono i rappresentanti dell?attuale Amministrazione Comunale.
Da problema di ordine pubblico il ?campo Da Milano? è diventato un problema politico e di giustizia sociale. In realtà la questione del campo è la questione morale di Treviso.

EDUCAZIONE CIVICA
Lo sgombero del ?campo Da Milano? tentato dalla polizia municipale mercoledì 12 luglio è stato bloccato grazie all?intervento del Questore di Treviso che ha contingentato l?area perché non c?erano progetti alternativi validi: lo sgombero improvvisato avreb-be creato problemi di ?ordine pubblico?. Si tratta di un invito rivolto alla Giunta comunale a preparare progetti alloggiativi per non buttare allo sbaraglio 16 famiglie di cittadini trevigiani. In questa occasione la ?società civile?, Questura e Polizia di Stato, ha dato una lezione morale alla Polizia Municipale ed alla giunta del comu-ne di Treviso. Il Questore Filippo Lapi in una intervista al Tg3, di lunedì sera, in risposta alle polemiche innescate dall?Ammini-strazione comunale nei recenti giorni, ha dichiarato: ?L?assessore aveva detto che le case sarebbero state pronte per il venerdì successivo. Che mi si mostri dove sono queste case ed io chiederò scusa e permetterò lo sgombero?.

VIA DA MILANO IL GIORNO DOPO
Sospiro di sollievo dei nomadi:
«Le parole del dottor Lapi ci hanno restituito fiducia»

Sopralluoghi continui dei vigili al campo

Di Anna Girotto
Il Gazzettino, venerdì, 14 Luglio 2006
Controlli costanti e ronde nella zona. È questa la tattica messa in atto dalla polizia municipale dopo il fallimento dello sgombero del campo nomadi. Il primo sopralluogo in via Da Milano è stato compiuto dal comandante dei vigili municipali in persona: Danilo Salmaso è arrivato a Fiera già ieri mattina, ha parlato con gli abitanti delle roulotte e infine ha controllato che tutto fosse a posto, perfettamente uguale a quando lo sgombero è stato in-terrotto. Il pomeriggio si è ripetuta la scena, ma questa volta si è mossa una pattuglia della polizia locale che ha nuovamente contato il numero delle roulotte per scoprire l’eventuale annes-sione di nuovi mezzi. Mercoledì, infatti, quando lo sgombero era stato interrotto su disposizione del questore, le forze dell’ordine avevano eseguito un censimento di roulotte e persone, vietando l’aggiunta di qualsiasi elemento alla situazione fotografata.

“Adesso si sta discutendo anche per i mezzi rimasti fuori – spiega Chiara Casarin, volontaria nel campo nomadi – perché fa testo il conteggio che è stato fatto ieri sera (mercoledì, ndr), ma per fortuna le persone rimaste fuori dal campo hanno luoghi alternativi dove andare”. In totale si sono allontanati quattro nuclei familiari su 24. Adesso, per i venti rimasti, la situazione sembra migliorare: passata – almeno per il momento – la paura dello sfratto, le famiglie di Sinti rimaste a Fiera, infatti, si dicono rincuorate dalle parole del questore Filippo Lapi. “Adesso siamo abbastanza tranquilli – con-tinua Chiara Casarin -, la prossima settimana si lavorerà sulla disponibilità delle case e per il weekend ci aspetta un po’ di tregua. Naturalmente l’ansia fra le famiglie rimaste c’è ancora, ma l’appoggio del dottor Lapi per noi significa tanto. E se i vigili torneranno a trovarci, come ha già fatto Salmaso, noi ci limiteremo a fare resistenza passiva”.

Nel frattempo lo sgombero prima annunciato, poi nascosto, infine annullato con polemica finale tra Questura e Comune suscita le perplessità di chi in via Da Milano ci abita, convivendo fianco a fianco con i nomadi da oltre vent’anni. Ma i vicini di casa del gruppo di roulotte sotto sfratto preferiscono parlare poco: “Non c’è nulla da dire. Lo sgombero? Non ci interessa, ormai siamo abituati ad averli qui”, ha dichiarato uno dei residenti ieri pomeriggio. “Non serviva così tanta polizia. Se è vero che dovevano portarli in albergo, allora è meglio che se ne stiano qui. Che senso ha andare a spendere soldi per una situazione transitoria non si sa rispetto a cosa!”, ha aggiunto un altro degli abitanti di via Da Milano. “Mercoledì la situazione era irreale – ha commentato invece una signora – sono uscita per andare a lavorare come ogni giorno e mi sono imbattuta in un centinaio di uomini in divisa. Pensavo fosse successo qualcosa di grave e poi era tutto delimitato dai nastri. Non credo fosse necessario attrezzarsi in quel modo”.

Altri articoli su questo schermo:
- Campo nomadi: la situazione è politica, non di ordine pubblico.
Archivio Romano Lil 13 luglio
- L?Opera Nomadi blocca lo sgombero del ?campo? dei Sinti.
Romano Lil 13 luglio

Opera Nomadi Treviso
Tel. 0422-320543 E-mail: renzo.comin@tele2.it
Riferimenti: Gentilini: nemico di immigrati e "zingari"

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"Grazie", commissario Europeo Frattini!

17 Luglio 2006 Nessun commento

I ?ringraziamenti? dell?Associazione Comunità Straniere in Italia al commissario Frattini: ?Vogliamo ringraziarla in nome degli Africani per la buona riuscita della Conferenza Euro- Africana sulle Migrazioni tenutasi a Rabat, Marocco, il 10-11 luglio 2006. Lei è ringraziata perché, di fatto e ufficialmente, finanzia solo i? campi di concentramento ? sulle coste africane umiliando la povera gente. Grazie al Suo Ufficio, i bambini africani avranno più latte Nestlè, più cibo, più carni surgelati. L?aids, la meningite, la malaria spariranno, di colpo grazie ai medicinali ?regalati? dalle case farmaceutiche di Milano, Bologna, Roma, Ginevra etc.
Che bellezza! I debiti, li rimettiamo allo Zio Paperone?.

Rabat, Marocco, 12 luglio
Si è conclusa la prima conferenza euroafricana sulle migrazioni
Cinzia Gubbini, il manifesto 12 luglio

Detassamento delle rimesse dei migranti, un maggior accesso dei giovani africani nelle università di entrambi i continenti, la crea-zione di un osservatorio euroafricano sulle migrazioni e un maggior coordinamento nel controllo delle frontiere. Sono questi alcuni degli elementi del «piano d’azione» approvato ieri a Rabat, in conclusione della prima conferenza euroafricana sulle migra-zioni. All’incontro, organizzato da Spagna Francia e Marocco, hanno partecipato tutti gli stati dell’Ue e ventotto paesi dell’Africa nordoccidentale. Teoricamente, la conferenza dovrebbe avviare una nuova fase politica nella gestione del fenomeno migratorio: da una parte l’Europa riconosce che occorre aprire canali legali di immigrazione. Dall’altra l’Africa si impegna a collaborare sul fronte della lotta all’immigrazione clandestina. Sullo sfondo, la necessità di rilanciare la cooperazione tra Europa e Africa per combattere le cause che spingono la gente a partire verso l’Eldorado europeo.

L?articolo: http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/12-Luglio-2006/art40.html

Conferenza Euro-Africana sulle Migrazioni
Comunicato stampa ACSI

Grazie, Commissario Europeo Frattini.
Vogliamo ringraziarla in nome degli Africani per la buona riuscita della Conferenza Euro- Africana sulle Migrazioni.
La riunione di Rabat ha dato ? come scontato e premeditato ? ossigeno al Governo Zapatero come sostegno e ringraziamento per i massacri di Ceuta e Melilia.
Lei è ringraziata perché, di fatto e ufficialmente, finanzia solo i? campi di concentramento ? sulle coste africane umiliando la povera gente. Grazie al Suo Ufficio, i bambini africani avranno più latte Nestlè (!), più cibo, più carni surgelati. L?aids, la meningite, la malaria spariranno, di colpo grazie ai medicinali ?regalati? dalle case farmaceutiche di Milano, Bologna, Roma, Ginevra etc. Che bellezza! I debiti, li rimettiamo allo Zio Paperone.
L?economia africana avrà più sostegno poliziesco da parte del buon Sarkozy ed i suoi sostenitori Bossi, Hayder, Berlusconi e compagnia bella! Tutti amici Suoi, Commissario Frattini.
Adesso, incerchiati da tanta assistenza, inchiodati ?fermati dalla nuova linea Maginot, gli africani dovranno stare zitti, buoni per non disturbare la ?Fortezza Europa?!
E ringraziare sentitamente la Commissione Europea! ?Quello che è tuo, è mio, quello che è mio, è mio!?, avrebbe avuto voglia di dire La Fontaine.

Grazie, Commissario Frattini. Missione compiuta.
Grazie, Presidente Barroso, ?difensore dei diritti umani e della solidarietà!

IL presidente Acsi: Habib Sghaier.
Foggia, 15 luglio 2006.

ACSI: Associazione Comunita? Straniere in Italia
Via Federico Spera, 95 ? 71100 FOGGIA (Italy)
Tel.(39) 3497239108 – Fax: 0881714130.
CF-P.IVA 01740400716 E.mail: acsi.h@libero.it

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L?Italia nel pallone

15 Luglio 2006 Nessun commento


L?Italia degli ultimi giorni è ?nel pallone?: gonfia di apprensioni emotive pronte ad esplodere in un boato di ribellione. I bar, le piazze, i confessionali, i palazzi di giustizia, le sale di Montecitorio, sono pervasi di discussioni accanite, accese, ?accalorate?: prima sulle ipotesi ed ora sulla sentenza che ha cercato di dirimere il caso ?calciopoli?: una speculazione affaristica che ha colpito per anni la passione di milioni di persone. ?Calciopoli? ha svelato che nel mondo del calcio dominavano gli interessi ed i profitti di una grande società, la Juventus, che con mezzi illeciti è riuscita ad aggiudicarsi anche gli ultimi due scudetti ed a manipolare in modo canagliesco e truffaldino, assieme ad altre società comprimarie, il campionato italiano. Lo sport ridotto a compra-vendita illegale in nome del profitto.

L?oppio dei popoli
?Il calcio è l?oppio dei popoli?, si potrebbe dire parafrasando da Karl Marx: a narcotizzare e distogliere le coscienze dalla realtà. Lo scioglimento del ghiaccio dei poli (quelli terrestri), le 30 milioni di persone che muoiono ogni anno di fame nel mondo e soprattutto l’innalzamento di guerra che negli ultimi giorni Israele ha rivolto a Palestina e a Libano, sono stati messi in secondo piano di fronte alle impellenze urgenti del mondo miliardario del calcio.
Orgogliosi di essere italiani
?Orgogliosi di essere italiani? sventolava Gigi Buffon (un nome, un programma), scendendo dall?autobus a Roma per i festeggiamenti del titolo conquistato. Che lo striscione fosse firmato da una croce celtica (a richiamo nazi-fascista) non è stato notato quasi da nessuno, ad un campione di calcio si perdona di tutto. Giusto rilievo – di condanna – è stato dato, invece, alle scritte naziste che sono state fatte sui muri del ghetto di Roma a ?celebrare? la vittoria italiana ai mondiali di calcio.
Pallone da spiaggia?
L?Italia è nel pallone? ma è auspicabile che si ?sgonfi? quanto prima e lo sostituisca, il periodo è quello giusto, con uno da spiaggia: per passare il tempo, giocare in modo sereno e stare in compagnia. C?è bisogno di un po? di relax a stemperare il ?bollore? che ha surriscaldato l?ambiente calcistico. Perché questa potrebbe essere ?l?ultima spiaggia? per cercare di salvare il calcio dal mondo degli affari (loschi) e riportarlo al ruolo di sport pulito.

RIFORMISMO IN CAMPO
Editoriale da ?il manifesto?, 15 luglio
di Gabriele Polo

Col fiato sospeso per ore, per strada o incollati a Tv, radio e internet. In attesa di sapere e pronti a esplodere in protesta. Non per ciò che accade in Medio Oriente, tra Beirut e Haifa: le fughe di civili sotto le bombe, i razzi katiusha, le esplosioni; per non parlare della quotidiana macelleria di Gaza. No, tutto questo frega poco, consuete guerre di poveracci che riempiono i giornali, non l’attenzione – e le azioni – dell’Italia popolare e politica. Ciò che ha fatto fibrillare il paese è il calcio, meglio calciopoli, meglio ancora la sorte di Juve, Fiorentina, Lazio, Milan: una sentenza attesa da giorni e ieri rimasta in sospeso per ore, tra un collegamento televisivo e l?altro, tra continui rinvii all?ora x. A far dea sfondo gli oxfordiani invii all?inferno del tifoso avversario, sul tipo ?devi morire ? (proprio come in una guerra).
Cosa troppo seria il calcio, talmente seria e colma di passioni popolari, di identità suppletive, da far passare in secondo piano tutto il resto. Una carica di interesse che deve aver spaventato i giudici sportivi alle prese con il dilemma del secolo: condannare o meno il gotha del calcio italiano? E se sì, con quale graduazione di pene? E con quali conseguenze per la coesione sociale di un Paese ancora stretto attorno alla sua recentissima vittoria mondiale, ai suoi eroi di luglio? Così, mentre quelli ? i giudici ? riflettevano, la pressione del mondo politico cresceva, in vuote dirette tv che cianciavano sul niente, dividendo il potere (non solo del pallone) tra innocentisti e giustizialisti, preparando già una soluzione di compromesso, per dire che il calcio ? almeno lui ? sa darsi buona giustizia, ma molto ?ragionevolmente?.
E così è andata. I giudici sportivi hanno raccolto le indicazioni dell?accusa, però emendandole con un consistente sconto di pena rispetto alle richieste, sia per i club che per i dirigenti e arbitri coinvolti. Non è stata la rivoluzione su cui ? al di là del tifo sportivo ? molti contavano per annunciare una svolta di stile nell?italico costume. Perché non rischiando nessuno l?orrore del carcere si poteva sperare nella condanna inflessibile della speculazione af-faristica che ha colpito per anni la passione di milioni di persone: si sarebbero colpiti gli imbrogli di interesse con una modalità inedita per la nostra storia. Invece ha prevalso una soluzione riformista, in linea con lo stile di Prodi e Fassino; opportunistica, nella speranza di scampare ai pericoli di un?estate di piazze bollenti.
Ma c?è da dubitare anche della forza del riformismo nostrano. C?è da star sicuri che nei pochi giorni che ci separano dalla sentenza d?appello, le pressioni ? di palazzo e di piazza ? saranno fortissime. Per ottenere ulteriori sconti puntando sull?argomento secondo cui ?la lezione è stata impartita, il bimbo con le mani nella marmellata ha imparato la lesione, ora serve un po? di comprensione?. In nome degli interessi nazionali, di quelli materiali, dei meriti acquisiti in Germania e della pace sociale. Lo spettacolo non sarà edificante. E ci attendono altri giorni di fremente attesa, di dibattiti demenziali in tv, di ululati e mugugni. Per arrivare alla soluzione finale che stemperi i furori e prepari ? dopo un po? di purgatorio ? la futura stagione del calcio-merce. Ai danni dello sport e del povero riformismo.

Immagine tratta da: www.birdfoundation.org/agg.asp
Riferimenti: Con la Palestina nel cuore

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L?Opera Nomadi blocca lo sgombero del ?campo? dei Sinti

13 Luglio 2006 Nessun commento


Treviso, mercoledì 12 luglio. L?Opera Nomadi, assieme a forze politiche di sinistra ha impedito lo sgombero del ?campo? dove risiedono da trent?anni sedici nuclei familiari di Sinti veneti. L?operazione, annunciata da mesi, è scattata stamattina all?alba ma la Polizia municipale ha trovato una mobilitazione ?civile? e ha dovuto soprassedere per l?intervento del Questore che ha contingentato l’area fino a quando non sarà predisposto un progetto abitativo a favore delle famiglie sinte.
La cronaca, con il comunicato del gruppo consiliare Ds.

PRIMA DEGLI SGOMBERI I PROGETTI
?Il gazzettino?, martedì 13 giugno.
(M.G). Il capogruppo dei Ds, Brunetta, ieri sera -in Consiglio co-munale di Treviso, si è opposto fermamente alle voci che danno per imminente lo sgombero dei Sinti dal ?campo? di via Da Milano: ?Dichiaro con fermezza che non ci possono essere sgomberi senza un progetto?. Il capogruppo si è diffuso in un accorato intervento sulla situazione del ?campo nomadi? su cui da qualche tempo soffiano venti di sgombero. Alla seduta ha assistito anche un piccolo gruppo di Sinti residenti al ?campo?.
«È per me motivo di disagio e profonda perplessità il continuo sentir parlare di un imminente sgombero del cosiddetto campo no-madi, dove ci sono cittadini lasciati per oltre 20 anni in condizioni disumane, cittadini che si dicono fieri di essere veneti prima che italiani – ha continuato -. Occorre un progetto abitativo, non si può ricorrere, come è già avvenuto in altri casi, alla sola permanenza in albergo di qualche giorno, seguita dalla forzata promiscuità degli sgomberati in alloggi già sovraffollati di parenti e amici».
Questo non solo per motivi di carattere morale, ha continuato il consigliere, ma anche di ordine pubblico. Brunetta ha avanzato alcuni suggerimenti: «Occorre considerare i diversi tipi di abitanti dell’attuale comunità, secondo mestieri e attitudini. Questo per consentire la realizzazione di microaree di sosta su terreno agricolo da convertire con variante di piano dotate dei servizi necessari, a favore delle poche famiglie di giostrai». Per gli altri l’assegnazione di alloggi comunali, «per la durata prevista dalla norma in attesa dell’accesso alla graduatoria per l’assegnazione delle case popolari. Questo soprattutto per le famiglie più giovani con bambini, i componenti delle quali spesso già lavorano, o agli anziani oppure ad altri che lo chiedano ». Gli alloggi non possono essere tutti nello stesso luogo. «È ovvio, altrimenti si creerebbero ghetti e frizioni con i residenti. Gli alloggi dovrebbero essere distribuiti sul territorio, anche d’intesa con gli altri comuni?.

SGOMBERO ANNUNCIATO?
Mercoledì 12 luglio. L?Amministrazione Comunale aveva cercato di tenere segreta l?operazione ma dopo varie indiscrezioni e smen-tite dei giorni scorsi lo sfratto del ?campo? di via Da Milano era stato annunciato sui quotidiani locali di oggi. Inizialmente doveva avvenire di primo pomeriggio ma poi si era parlato di un?ora meno appariscente, compresa tra le 6 e le 6,30. Dell?operazione erano stati delegati gli agenti della Polizia Municipale incaricati di comunicare ai Sinti di liberare l’area di via Da Milano dove risiedono da trenta anni. Si tratta di 23 nuclei familiari dei quali 16 residenti a Treviso: circa settanta persone, tra cui una trentina di minori.
Quanto alle modalità dell’operazione, pare che una parte delle famiglie residenti a Treviso, pochi nuclei ?da tre a sette, possa es-sere sistemate nelle case popolari Ater gestite dal comune in via Bindoni. Ma la notizia ha sollevato le proteste dei membri del Comitato di via Bindoni: ?Mandandoci i nomadi ? hanno dichiarato – faranno un ghetto non solo di via Bindoni, ma di tutta Santa Bona?. Lo sgombero è stato fortemente voluto dal vice-sindaco leghista Graziano Gentilini divenuto famoso da sindaco, nella passata legislatura, per le sue ?sparate? discriminatorie verso tutti gli immigrati: “Travestiamoli da leprotti, così i nostri cacciatori po-tranno esercitarsi…”, aveva esortato Gentilini per fare sgomberare gli immigrati dai parchi di Treviso.

SGOMBERO BLOCCATO!
Mercoledì 12 luglio. L’Opera Nomadi di Treviso, è riuscita stamattina ad impedire lo sgombero delle sedici famiglie sinte residenti al ?campo? di via Francesco da Milano grazie al coinvolgimento delle forze politiche di centro-sinistra e della società civile trevigiana.
Questa mattina Renzo Comin, presidente Opera Nomadi di Treviso, per precauzione si è presentato al ?campo? alle 5,30 ed assieme ai capigruppo dell?opposizione in Consiglio comunale (Rifondazione, Verdi, Margherita, Ds), a don Kischner, a qualche attivista Caritas, al presidente della cooperativa servire Stefano Rossi, a Chiara casarin ed a tutti i Sinti trevigiani, ha atteso la Polizia Municipale e i funzionari del comune di Treviso.
La Polizia Municipale, assistita dalle Forze dell’Ordine, è arrivata alle 6,30 ed ha tentato di effettuare lo sgombero preannunciato, togliendo anche la corrente elettrica ai residenti, ma, dopo ore e ore di trattative, l?intervento del Questore, allertato dall?Opera No-madi e dai mobilitati in ?campo’, ha scongiurato l?esodo forzato. Alle ore 15 il Questore di Treviso Filippo Lapi ha ufficialmente impedito lo sgombero dell’Amministrazione Comunale ed ha “contingentato” l’area fino a quando non sarà predisposto un progetto abitativo a favore delle sedici famiglie sinte. ?Stiamo parlando di persone re-golarmente residenti in quell’area, cittadini italiani a tutti gli effetti, ? ha precisato il Questore – che per motivi di igiene e salubrità pubblica avrebbero dovuto lasciare la zona, ma purtroppo sono venute meno le condizioni alternative: occorreva intervenire con un pacchetto di proposte serie e precise?.
Renzo Comin, insieme ai Sinti, si è dichiarato soddisfatto per l’intervento del Questore e per la solidarietà della società civile trevigiana, ed ha dichiarato: ?Ora assieme alle famiglie sinte dovremo incalzare la commissione comunale per l?assegnazione degli alloggi, anche se è gestita dalla Lega.?

Treviso, 12 luglio 2006
SGOMBERO BLOCCATO IN ATTESA DI PROGETTI
Comunicato del gruppo consiliare DS

Oggi avrebbe dovuto aver luogo lo sgombero del campo nomadi di via Francesco da Milano. Nella mattinata, nonostante le ripetute richieste dell?opposizione, dell?Opera Nomadi e della Caritas, si era palesata l?insussistenza di ogni piano atto a garantire le minime condizioni di vita per quanti avrebbero dovuto essere sgomberati. In tali situazione si è aperto un dialogo con le forze dell?ordine intervenute per procedere allo sgombero e con alcuni funzionari comunali che cercavano di rimediare all?assordante silenzio e alla mancanza di progettualità di Sindaco e Assessori. I quali, ripetutamente sollecitati, non hanno sentito il dovere di intervenire per chiarire un fantomatico progetto per il dopo sgombero di cui nessuno, tanto meno gli interessati, aveva mai avuto sentore.
Nel primo pomeriggio interveniva lodevolmente il Questore che, per motivi di ordine pubblico, evitava lo sgombero forzoso assumen-dosi la responsabilità di mantenere il campo aperto per i soli in quel momento residenti. Ciò in attesa che i Servizi Sociali del Comune provvedano a dare a ciascuno una qualche soluzione sul dove andare dopo l?uscita dal campo, vista anche l?assoluta mancanza di piazzole di sosta per carovane in ambito comunale.
Ernesto Brunetta, per il gruppo DS al Consiglio Comunale

Nella fotografia: ?campo lungargine s.Lazzaro? di Padova, 2004

Riferimenti: Intervista a Renzo Comin, dell’Opera Nomadi

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Essere e non: storia di donne rom

11 Luglio 2006 Nessun commento


Napoli. Mercoledì 12 luglio, ore 20,30 al cinema Filangeri, è in programma ?Essere e non: due donne, una storia: testimonianze dal popolo rom?. Un confronto-dibattito, promosso dal Teatro Stabile d?Innovazione-Galleria Toledo in collaborazione con il Comitato Cittadino per i Diritti del Popolo Rom, per aprire confronti e riflessioni su percorsi d? inserimento e d? accoglienza per le minoranze rom, contro disagi e discriminazioni. Alla serata, moderata da Enzo Esposito dell?Opera Nomadi, parteciperanno esponenti del mondo politico e culturale cittadino.
A seguire la proiezione di ?Essere e non?, film cortometraggio di Laura Angiulli (18?), con Miriana Jovanovic e Graziana Ahmetovic.

Mercoledì 12 luglio, ore 20.30, Cinema Filangieri, via Filangeri 43

ESSERE E NON
due donne, una storia: testimonianze dal popolo Rom

Mercoledì 12 luglio, ore 20.30, al Cinema Filangieri di Napoli, è in programma ?ESSERE E NON due donne, una storia?. Un incontro-dibattito dedicato al popolo Rom, con testimonianze, interventi e proposte per favorire una maggiore conoscenza di realtà disagiate a noi vicine.
L?evento – promosso dal Teatro Stabile d?Innovazione Galleria Toledo in collaborazione con il Comitato Cittadino per i Diritti del Popolo Rom – aprirà confronti e riflessioni su possibili percorsi d? inserimento e soluzioni d? accoglienza per tali minoranze, contro disagi e discriminazioni.
Alla serata, moderata da Enzo Esposito dell?Opera Nomadi, parteciperanno esponenti del mondo politico e culturale cittadino, tra cui :
- Rosa D?Amelio
Ass. Politiche Sociali Regione Campania
- Luisa Bossa
Pres. Commissione Politiche Sociali e Cultura Regione Campania
- Nicola Oddati
Ass. Cultura, Lavoro e formazione professionale Comune di Napoli
- Giulio Riccio
Ass. Politiche Sociali Comune di Napoli
- Isadora D?Aimmo
Ass. alla Pace Provincia di Napoli
- Antonella Cammardella
Consigliere Regionale Partito Rifondazione Comunista

A seguire la proiezione di ?Essere e non?, film cortometraggio di Laura Angiulli (18?), con Miriana Jovanovic, Graziana Ahmetovic ed Elena Coccia che parteciperanno al dibattito. (Ingresso libero).

Informazioni: Teatro Stabile d?Innovazione
via Concezione a Montecalvario 34 Tel. 081-425037
Ufficio stampa: Daniela Lombardi
Tel. 081- 5646162 cell. 3294915227

Nella fotografia: Denisa e Ferida Salkanovic

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S.O.S. (il) manifesto

9 Luglio 2006 Nessun commento


Soccorreteci-O-Sprofondiamo. Naviga in acque tumultuose il quotidiano comunista ?il manifesto?: giornale indipendente ed autogestito in cooperativa, con stipendi uguali per tutti. Dopo 35 anni di navigazione libera rischia la chiusura se entro la fine dell?anno non raccoglierà 4,5 milioni di euro. Il 22 giugno la redazione ha lanciato una sottoscrizione pubblica a livello nazionale per cercare di salvare la “barca”.

Il ?Fiume? di Stienta
L’Associazione culturale ?il fiume? di Stienta (Ro) aderisce all’ap-pello del quotidiano ?il manifesto? per la sottoscrizione di solidarietà tesa a permetterne la sopravvivenza: ?Riteniamo che questo giornale rappresenti, da trentacinque anni, una possibilità di informazione non allineata, libera e democratica, nel panorama della sinistra italiana, che deve continuare a far parte della nostra cultura?. La prima sottoscrizione pubblica si è tenuta domenica 2 luglio in piazza a Stienta.

IL NOSTRO REFERENDUM
Di Gabriele Polo e Mariuccia Ciotta: editoriale del 22 giugno

Da trentacinque anni il manifesto rappresenta un caso unico nel panorama editoriale italiano e non solo.Nessun padrone se non la cooperativa dei lavoratori che lo mettono ogni giorno in edicola, stipendi (bassi) uguali per tutti, un giornalismo politico indipen-dente e autogestito specchio delle trasformazioni che hanno segnato questi anni. Un bene comune, un vero e proprio «mostro» – nel senso letterale del termine – che ha l’ambizione di stare sul mercato violandone le leggi, un luogo aperto della sinistra. Anche la porta d’ingresso è sempre spalancata e chiunque può entrare, persino gli indesiderati, come è accaduto qualche anno fa. In questi trentacinque anni abbiamo vissuto perico-losamente (e spericolatamente): centinaia di migliaia di persone lo sanno bene, quelli che ci hanno letto, lavorato e chi ci ha usato per le proprie passioni. Le crisi finanziarie hanno scandito la nostra esistenza: le abbiamo sempre superate con il nostro lavoro e con l’aiuto del «nostro mondo». Ora siamo al punto che trentacinque anni possono precipitare in un pomeriggio d’estate. Perché la libertà costa, soprattutto a chi la pratica, e arriva il momento che quei costi si materializzano in scadenze non più rinviabili. Per evitare il precipizio abbiamo bisogno di aiuto, perché questa crisi è più grave delle altre emette a repentaglio la stessa esistenza del giornale. Non è un grido d’allarme, è una semplice notizia: nelle pagine interne ne illustriamo i termini. Perciò da oggi inizia un referendum sul futuro di questo giornale: le schede elettorali stanno nel portafoglio di tante e tanti. Perché questa è una crisi che non riguarda solo noi. Coinvolge i nostri lettori più affezionati, ma anche chi ci ha comprato una volta sola nella sua vita. Chiama in ballo tutta la sinistra (nell’accezione più ampia del termine, dai partiti ai sindacati all’associazionismo) ma anche il mondo dell’informazione cui questo giornale qualcosa ha pur dato (e continuerà a dare). Sono tutti questi i nostri «padroni», tutti quelli che – magari guardandoci da lontano – pensano che la democrazia abbia bisogno di un «mostruoso» antidoto contro i rischi di omologazione del pensiero. Saremo presuntuosi,ma crediamo che la nostra voce sia essenziale, che il nostro essere uno strumento di lavoro per la critica dell’esistente sia una cambiale che non dobbiamo pagare da soli. E che, perciò, la nostra sorte non riguardi solo chi lavora in via Tomacelli o chi continua a stare «dalla parte del torto», ma anche chi la pensa in modo opposto. Per questo la nostra crisi la mettiamo in piazza, per questo faremo «l’appello» dei sottoscrittori e ne racconteremo gli esiti. Da oggi entriamo in una fase di mobilitazione generale. Siamo convinti di farcela. Noi ci metteremo tutto il nostro lavoro di sempre e le nostre aperture al mondo. Ma abbiamo bisogno di tutti voi. Diteci se voi avete bisogno di noi. O se – come ha detto quel genio del Savoia – siamo solo una pessima carta e un terribile inchiostro.

LA CIFRA
Per non chiudere bottega ?il manifesto? deve raccogliere entro la fine dell?anno 4,5 milioni di euro; 1,5 milioni di euro entro settembre 2006.

CONTRIBUTI
Telefono Manifesto: 06-68719.888 dalle 10:30 alle 18,30

Versamento sul conto corrente postale 708016,
intestato a il manifesto coop. edit. arl ? Via Tomacelli, 146 ? 00186 Roma

Bonifico bancario c/c 000000535353
presso Banca Popolare Etica Ag. Roma intestato a:
Emergenza Manifesto ? ABI 05018 – CAB 03200 – Cin k

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Il manifesto, monocolo comunista
Anche ?il manifesto? sul versante dei diritti ha una visione mono-culare (piatta, a due dimensioni) che gli impedisce di acquistare prospettiva e profondità. Nella fisiologia della visione la percezione tridimensionale viene data dalla visione binoculare che permette di sovrapporre le immagini colte da due occhi leggermente sfalsati. Nel settore dei diritti la complementarietà visiva viene data dalla questione Rom che è la ?questione morale? del paese. Ma di questa ?questione? non si trova traccia ne ?il manifesto?.
Secondo l?ultimo monitoraggio dell?Unione Europea i Rom/Sinti sono, anche nel 2005, la minoranza più discriminata e sottoposta ad atti di violenza razziale d?Europa; Europa che il 22 aprile scorso ha ?condannato? di nuovo l?Italia come ?Paese dei campi?: unica nazione che ha istituzionalizzato zone di segregazione razziale per decine di migliaia di Rom/Sinti.
I ?campi nomadi? sono luoghi di esclusione dei diritti, presenti ormai da quarant?anni in Italia, ma non sono inseriti in nessuna campagna politica come quella recente contro i CPT (Centri di Permanenza Temporanea per immigrati) lanciata dalla sinistra.
Anche ?il manifesto?, come altri giornali di sinistra, ha sempre igno-rato e trascurato i Rom/Sinti e ci sarebbe bisogno, come per i minori, di una specie di ?carta di Treviso? che regolamenti l?informazione su questa questione. Una sorta di alfabetizzazione sul versante dei diritti da cui continuano ad essere escluse 150.000 persone, dopo cinque secoli di continua discriminazione: basti l?esempio dei soli dodici laureati e della speranza di vita alla nascita che, anche per i Rom/Sinti cittadini italiani, è di 20 anni inferiore alla media nazionale.
Anche ?il manifesto? non potrà allargare il panorama sui diritti, sulla giustizia e sulle minoranze se non mettendo in primo piano la questione Rom. Perché tutta la ?sinistra? resta fisiologica ad un sistema che continua a produrre esclusione sociale verso i Rom a partire da un pregiudizio profondamente radicato nelle coscienze. Da un recente sondaggio rivolto agli alunni di scuola elementare risulta che il ?babau?, l?uomo nero, resta sempre lo zingaro, seguito, dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, dagli islamici.

Continuiamo a lottare assieme a ?il manifesto? che sta da 35 anni dalla parte del torto… continuiamo a lottare assieme ai Rom/Sinti che stanno da 500 anni dalla parte del torto. (il direttore)

Immagine dal sito: Pirati della filibusta mediatica
www. clandestinamente.it

Riferimenti: Il manifesto, quotidiano comunista

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Repubblica Ceca: sterilizzazione forzata di donne Rom

7 Luglio 2006 Nessun commento


Nella nuova Europa a 25, a est di Bruxelles, la pratica della sterilizzazione delle donne rom è ancora in vigore. E oggi la Repubblica Ceca deve fronteggiare la grave accusa di razzismo verso la numerosa popolazione rom (2,5%), condivisa anche da altri vicini dell’est. In Slovacchia (dove quasi il 10% della popolazione è di origine rom) la sterilizzazione è pratica regolare negli ospedali, anche se i governi hanno finora negato il problema. Un articolo di Lucia Squaglia, da ?Lettera 22?, di martedì 27 giugno.

Quella che si credeva una pratica caduta in disuso è, invece, un?operazione ancora diffusa nell?Europa dell?est. Già nel 2004 88 donne di etnia rom di Ostrava si sono appellate al Mediatore ceco per i Diritti umani. Che a dicembre 2005, a conclusione della prima inchiesta ufficiale indipendente sul tema, ha dato loro ragione. Nel rapporto finale il mediatore Motejl “raccomanda” alle istituzioni di mettere fine alle discriminazioni sanitarie verso la comunità rom, di varare campagne informative sulla sterilizzazione e di risarcire le vittime. Ma a sei mesi dal rapporto quasi nulla è cambiato.
Se nella Repubblica Ceca la questione comincia ad emergere, in Slovacchia (dove quasi il 10% della popolazione è di origine rom) la sterilizzazione è pratica regolare negli ospedali. Amnesty Inter-national ed il Consiglio d?Europa hanno più volte condannato questa e altre gravi discriminazioni verso i rom nell?Est: dall?Un-gheria alla Bulgaria alla Romania. Nella zona di Bratislava, capitale della Slovacchia, la discriminazione verso i rom conosce ancora scuole separate, povertà allarmante, disoccupazione altissima, difficile accesso ai servizi sociali.
Lo scorso anno il Parlamento Europeo ha dichiarato il periodo 2005-2015 come Decade dell?inclusione rom. Ma il pregiudizio in Europa resta ancora forte e con l?allargamento a Est i Rom sono diventati la più grande minoranza europea (9 milioni).

Repubblica Ceca, sterilizzazione forzata per le donne rom
Nella nuova Europa a 25, a est di Bruxelles, la barbara pratica della sterilizzazione delle donne rom (che si credeva caduta in disuso dopo il comunismo) è ancora in vigore. E oggi il paese deve fronteggiare la grave accusa di razzismo verso la numerosa popolazione rom, condivisa anche da altri vicini dell’est. Che però negano ogni colpa.

Da ?Lettera 22? Lucia Squaglia, martedì 27 giugno.
?A pochi minuti dal parto mi hanno detto che avrei dovuto fare il cesareo, e mi hanno fatto firmare un foglio senza spiegarmi cosa fosse. Non sapevo cosa c?era scritto, ero in stato confusionale ma ho pensato che dei dottori ci si può fidare?. Poche ore dopo aver dato alla luce il suo secondo figlio, la diciannovenne Helena Ferencikova ha scoperto che quel foglio misterioso aveva permesso ai medici di sterilizzarla. Succede oggi in Europa, nella Repubblica Ceca da poco entrata a far parte dell?Unione. Quella che si credeva una pratica barbara caduta in disuso è un?operazione diffusa più di quanto si creda a Est di Bruxelles.
I medici hanno detto a Elena che la sterilizzazione era necessaria perché altri parti avrebbero potuto ucciderla. Ma lei e altre 87 donne di etnia rom di Ostrava sono convinte che il motivo stia nel loro essere rom, e nel 2004 si sono appellate al Mediatore ceco per i Diritti umani. Che a dicembre 2005, a conclusione della prima inchiesta ufficiale indipendente sul tema, ha dato loro ragione: in tutti i casi la sterilizzazione era stata praticata senza il consenso informato, e talvolta indotta con l?intimidazione. Nel rapporto finale del mediatore Motejl si leggono alcune raccomandazioni alle istituzioni: mettere fine alle discriminazioni sanitarie verso la comunità rom, varare campagne informative sulla sterilizzazione e risarcire le vittime. Ma a sei mesi dal rapporto, denuncia l?European Roma Rights Center (ERRC) di Budapest, quasi nulla è cambiato. Il ministero della sanità ha ammesso alcuni ?errori commessi da singoli?, ma ha sostanzialmente difeso la condotta di medici e ospedali rifiutando qualsiasi risarcimento.
Mentre a Praga ancora si cerca di formare un governo dopo il pareggio elettorale tra destre e sinistre, la Repubblica Ceca deve affrontare l’accusa di razzismo verso la sua numerosa popolazione rom (circa 250.000 persone su 10 milioni di abitanti), aumentato col rialzare la testa del nazionalismo in tutto l?Est. Qui, in epoca comunista, la sterilizzazione era una pratica semiufficiale mirata a limitare la popolazione rom, considerata un peso per lo stato. Una politica condannata come ?genocidio? nel 1979 dal movimento ceco per la difesa dei diritti umani Charta 77, ma proseguita silen-ziosamente anche dopo la ?rivoluzione di ?velluto? dell?89. Oggi i medici cechi insistono nel difendere la pratica motivandola su basi scientifiche; ma sia Amnesty International che il consiglio d?Europa hanno più volte condannato questa e altre gravi discriminazioni verso i rom nell?Est, dall?Ungheria alla Bulgaria alla Romania.
Se Praga comincia ad affrontare la questione, in Slovacchia (dove quasi il 10% della popolazione è di origine rom) la sterilizzazione è pratica regolare negli ospedali, e i governi hanno finora negato il problema. Un?inchiesta conclusa lo scorso anno ha rifiutato la definizione di ?genocidio? in connessione alle accuse di steri-lizzazione sessuale delle donne rom nel paese, anche se le vittime avevano solo chiesto di punire i responsabili. Dalle parti di Bratislava (capitale della Slovacchia dove nel 1995 il ministro della sanità arrivò a dire pubblicamente che occorreva fare di tutto perché le nascite ?bianche? fossero superiori a quelle rom, e dove due anni fa i rom sono in scesi in strada contro i tagli al welfare del governo di destra e hanno avuto in risposta la dura repressione della polizia), la discriminazione verso i rom conosce ancora scuole separate, povertà allarmante, disoccupazione altissima, difficile accesso ai servizi sociali.
Lo scorso anno i governi dell?Europa centrale, orientale e sudorientale hanno dichiarato il periodo 2005-2015 come Decade dell?inclusione rom. Ma il pregiudizio in Europa resta forte, proprio ora che con l?allargamento a Est i rom sono diventati la più grande minoranza europea (9 milioni).

Lettera 22, Associazione indipendente di giornalisti
http://www.lettera22.it/showart.php?id=5201&rubrica=65
Riferimenti: Il Parlamento Europeo contro il razzismo

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Convegno sui minori stranieri non accompagnati

5 Luglio 2006 Nessun commento

Roma 4 luglio. Si è tenuta oggi la terza giornata di formazione e informazione promossa dal Coordinamento romano minori stranieri. L´incontro, che si è svolto presso la sede dell´Assessorato alle politiche sociali e della salute, è stato soprattutto un´occasione per riunire operatori e studiosi intorno a un tema che riguarda molte delle grandi città: la tutela dei minori rom. Nel Convegno è stata messa in primo piano la conoscenza della storia e della cultura delle popolazioni rom che devono avere gli operatori sociali per avvicinarsi ai bambini rom e la flessibilità che devono possedere per intervenire in una complessità di situazioni, come all?interno dei ?campi?, dove esistono casi molto pesanti e gravi violazioni dei diritti dei bambini, spesso costretti non soltanto a mendicare o rubare, ma perfino a prostituirsi. In situazioni di tale disagio l´operatore deve avere il coraggio di assumersi anche la responsabilità di allontanare il bambino dalla propria famiglia ferma restando la priorità di ricongiungere i figli con i propri genitori, tutte le volte che questo risulti possibile.
Ma la questione forse più spinosa legata alla presenza dei minori rom in Italia è quella relativa ai documenti in quanto incontrano gravi difficoltà ad essere messi in regola. Fino ai 14 anni dovrebbero essere inseriti nel permesso di soggiorno dei genitori che ne sono in maggior parte sprovvisti. Dopo i 14 anni hanno diritto ad un permesso di soggiorno personale solo se in possesso di passaporto, difficile da ottenere perché il Paese di provenienza magari è scomparso dalla carta geografica. Anche per la cittadinanza la situazione è molto ardua: al 18° anno di età i Rom devono dimostrare di risiedere in Italia con permesso di soggiorno e residenza regolari e continuativi. Ma il permesso di soggiorno è rilasciato solo per motivi di lavoro ed i genitori difficilmente riescono ad ottenerlo per 18 anni di seguito.

Redattore Sociale 04/07/2006
UN BAMBINO ROM HA ALLE SPALLE UNA STORIA DI SECOLI
Riflessioni storiche, giuridiche e operative su un popolo partito dall’India nel 1000 dopo Cristo, che oggi ha raggiunto quasi tutti i Paesi del mondo. A Roma un incontro di formazione e informazione

ROMA – Una migrazione che è partita dall´India tra la fine del 900 e l´inizio del 1000 e che, nel corso dei secoli, ha raggiunto quasi tutti i Paesi del mondo: è la storia del popolo rom, cui oggi è stata dedicata la terza giornata di formazione e informazione promossa dal Coordinamento romano minori stranieri. L´incontro, che si è svolto presso la sede dell´Assessorato alle politiche sociali e della salute, è stato soprattutto un´occasione per riunire operatori e studiosi intorno a un tema che interpella con forza molte delle nostre grandi città: la tutela dei minori rom. “Quando abbiamo a che fare con un bambino rom, dobbiamo sapere che questo ha alle sue spalle una storia di secoli, dei tratti culturali profondi, delle modalità relazionali, familiari ed educative caratteristiche”, ha affermato lo storico Carlo Chiaramonte, precisando che “quello dei rom è un popolo vero e proprio con un´identità linguistica, culturale e storica”. La storia dei rom inizia con la loro partenza dall´India, introno al 1000 dopo Cristo, “per ragioni non chiarissime, ma forse legate a pressioni e conflitti nella zona settentrionale dell´India, in cui erano stanziati. Il primo affaccio in Europa risale al 1200-1300: qui le piste migratorie si sono divise, dando luogo a differenziazioni interne. Il gruppo dei sinti è andato verso Nord (Russia, Gran Bretagna, Austria, Germania), mentre altri si sono diretti verso i Balcani e da qui hanno raggiunto, via mare, anche l´Italia del Sud: sono i rom abruzzesi, molisani, calabresi eccetera. Alla fine degli anni ´60 si ebbe una migrazione consistente dall´area della ex-jugoslava verso l´Italia: gruppi di famiglie che, nel giro di una ventina d´anni, si sono stabiliti nei campi, suddivisi in due sottocategorie: i bosniaci islamici e i serbo-croati cristiani cattolici oppure ortodossi. Di tutta questa storia e di tutte queste differenziazioni deve tener conto l´operatore sociale, quando si avvicina a una bambini rom”, ha concluso Chiaramonte.

A testimoniare la complessità di questo lavoro con le comunità rom è Monica Lanzillotto, che a Roma coordina il Centro per il contrasto alla mendicità infantile. “Caratteristica fondamentale e vitale dei rom è la grande flessibilità: la stessa che dobbiamo esercitare continuamente noi operatori sociali, quando lavoriamo con loro. Dobbiamo tuttavia essere consapevoli che, all´interno dei gruppi e dei campi, esistono casi molto pesanti e gravi violazioni dei diritti dei bambini, spesso costretti non soltanto a mendicare o rubare, ma perfino a prostituirsi. Di fronte a queste situazioni, l´operatore deve avere il coraggio di assumersi la responsabilità di decisioni anche difficili e spesso criticate, come quella di allontanare il bambino dalla propria famiglia. Ciò non toglie che l´obiettivo principale del nostro centro è ricongiungere i figli con i propri genitori, tutte le volte che questo risulta possibile”.

Un´altra questione spinosa legata alla presenza dei minori rom in Italia è quella relativa ai documenti. “I primi gruppi giunti negli anni ´60 dalla ex-Jugoslavia provenivano da Paesi che di fatto non esistono più”, ha riferito Paolo Ciani, della Comunità di San-t´Egidio. “I figli e i nipoti di quelle famiglie, pur essendo nati qui in Italia, incontrano gravi difficoltà burocratiche, soprattutto per due ragioni. Innanzitutto per la nostra legge sulla cittadinanza, che applica il principio dello ius sanguinis, per cui questi bambini conservano la cittadinanza dei genitori”: laddove questa cittadinanza non esista, anche i bambini sono destinati ad essere privi di nazionalità. “Inoltre ? ha proseguito Ciani ? mentre prima della legge del ´92 i figli nati in Italia al compimento del 18° anno potevano chiedere la cittadinanza italiana, ora possono farlo solo se regolarmente residenti nel nostro Paese: secondo l´inter-pretazione restrittiva che ne è stata data, ´regolarmente resi-dente´ significa ´in possesso del permesso di soggiorno fin dalla nascita´: una condizione difficile da realizzare, visto che in molti casi i loro genitori, appena giunti in Italia negli anni ´80, non avevano bisogno di procurarsi un permesso di soggiorno”. Un´altra questione critica riguarda poi il permesso di soggiorno dei minori: “in base alla legge, i bambini restano sul permesso dei genitori fino al 14° anno di età ? ha detto ancora Ciani – Successivamente hanno diritto a un proprio permesso di soggiorno personale, che viene rilasciato solo in presenza di passaporto: un passaporto che però spesso è difficile ottenere, soprattutto per coloro che provengono da Paesi oggi scomparsi dalla carta geografica: può accadere così che il permesso del genitore non sia rinnovato, dando in questo modo luogo a una nuova situazione di irregolarità oppure che il permesso del genitore sia rinnovato, ma senza il nome del figlio, il quale di fatto è condannato a scomparire”. Sono questioni spinose, sulle quali “speriamo che il Governo possa intervenire efficacemente”, ha concluso Ciani. (cl)

Redattore sociale

http://www.redattoresociale.it/

Coordinamento Romano Minori Stranieri
Il Coordinamento Romano Minori Stranieri nasce in modo del tutto spontaneo nel gennaio del 2002 e si caratterizza come rete di collegamento tra le realtà attive nel campo della promozione e della tutela dei minori. Il principale scopo del Coordinamento è il perseguimento del supremo interesse del minore, attraverso la promozione di attività di formazione ed informazione, il costante confronto con le istituzioni competenti ed il più ampio coin-volgimento degli enti operanti nel settore.
Promotori: Acisel – Casa dei Diritti Sociali – FOCUS – Caritas dioce-sana di Roma – Congregatio SS.mi Sacramenti – Cooperativa Par-sec Servizi – Cooperativa La Provvidenza – IPAB Asilo della Patria – IPAB Sacra Famiglia – Save the Children Italia

Coordinamento romano minori stranieri
http://www.minoristranieri.roma.it/pages/menu.htm
Riferimenti: Minori stranieri non accompagnati in Italia

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Campania: proposta di legge a tutela minoranze Rom

3 Luglio 2006 Nessun commento


La Regione Campania, che non ha una normativa a tutela delle minoranze Rom, Sinte e Camminanti, sopperisce a questa mancanza con due proposte di legge che saranno confrontate ed integrate dalle associazioni del territorio in un percorso di democrazia partecipativa che mette in primo piano i soggetti interessati. Le proposte di legge sono state presentate il 19 giugno, presso la sede del Consiglio Regionale della Campania, da Luisa Bossa (Ds), presidente della Commissione regionale Istruzione, Cultura e Politiche sociali e da Antonella Cammardella (Prc) componente della Commissione. ?Ci siamo recati in visita presso un campo nomade della Campania ? ha spiegato Bossa ? e siamo stati profondamente colpiti dalle condizioni di vita di estremo degrado in cui sono costrette queste popolazioni. La Regione Campania è una delle poche in Italia che non ha una legge che disciplina l?accoglienza delle popolazioni nomadi, una lacuna che con questa proposta di legge tentiamo di colmare al fine di garantire a queste popolazioni una condizione dignitosa?.
Le proposte, iscritte a registro col numero 168 (Bossa) e col numero 171 (Cammardella), saranno portate in VI Commissione entro la settimana prossima. Il percorso legislativo prevede l?audizione ufficiale di tutte le associazioni e soggetti interessati fino ad elaborare un testo unico di sintesi.

La proposta di una legge regionale specifica per il popolo rom, sinti e camminante nasce dall’esigenza sempre più avvertita di uno strumento condiviso di pianificazione degli interventi per l’accoglienza e l’integrazione nella società campana di questa minoranza da sempre oppressa e perseguitata per motivi razziali e ancora non riconosciuta giuridicamente dallo stato italiano.
E? opportuno segnalare che a livello europeo è in vigore la Convenzione Europea di Stabilimento, stipulata a Parigi nel dicembre 1955 e ratificata in Italia con legge 23 febbraio 1961 n.277, che prevede la concessione del soggiorno illimitato e della cittadinanza per le persone che dimostrino di essere sul territorio per molti anni, di essere radicate e di non avere legami in atto con altri paesi.
Il Parlamento Europeo ed il Consiglio d?Europa individuano precise tipologie di interventi a favore delle popolazioni rom e sinti al fine di salvaguardarne l?identità etnica e culturale e facilitarne l?inserimento nella comunità regionale di riferimento: a partire dalla Risoluzione 125 del 1981, in particolare con la Convenzione quadro sulle minoranze nazionali del 1995, la raccomandazione n. 1557 del 2002 e la risoluzione del 28 aprile 2005.
Ma la minoranza Rom continua a non essere riconosciuta dallo stato italiano. Nel corso della XIV legislatura sono stati depositati cinque progetti di legge per il riconoscimento e la tutela delle popolazioni Rom e Sinti, tuttavia al momento, per queste minoranze manca una specifica legge di tutela. Pertanto l?unica normativa di riferimento risulta essere quella riguardante gli stranieri non comunitari.
C?è un debito di memoria e di attenzione verso il genocidio di questo popolo che neppure il processo di Norimberga contro i crimini nazisti ha concorso a ridurre, perché nella sentenza di quello storico processo, un solo piccolo e superficiale capitolo è dedicato allo sterminio di sinti e rom. In realtà, la persecuzione nazista di questo popolo in Europa registra più di un precedente storico. Basta ricordare che nel 1498 la Dieta di Augusta stabilì l?impunità per chiunque arrecasse danni a sinti e rom, ?Wer zigeuner schadight, frewelt nicht? (chi danneggia gli zingari non commette reato), o che nel 1558 la Serenissima Repubblica di Venezia stabilì che chi consegnava alle autorità uno zingaro riceveva 10 ducati e che gli eventuali uccisori di zingari ?non abbiano a incorrere in alcuna pena?. Il dopoguerra se ha segnato la fine delle persecuzioni, non ha certo posto fine alle discriminazioni nei confronti di sinti e rom. Infatti, fino al 1961 non si è prodotto il riconoscimento dei risarcimenti per le persecuzioni razziali patite ed ancora nel 1994 il Parlamento Europeo invitava il Governo Tedesco ad avviare azioni risarcitorie nei loro confronti.
Oggi gli zingari sono stati riconosciuti dall?ONU, dove hanno un loro rappresentante, ed i loro diritti sono anche sanciti dalle risoluzioni nr. 463 del 1969 e nr. 12 del 1975 del Consiglio d?Europa di Strasburgo. Appare opportuno segnalare che una sezione del rapporto del Commissario Europeo per i diritti Umani del giugno 2005 è dedicata alla comunità Rom in Italia. In essa si fa riferimento alla legge ?sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche? del 1999 adottata in attuazione dell?art.6 della Costituzione ed al fatto che i Rom ?sono stati esclusi dai vantaggi di tale legge, per il fatto che questo gruppo non è legato ad un territorio determinato?.
Una comunità composta da circa 120.000 persone, concentrate essenzialmente nel centro e nel sud del paese. Alcune stime individuano tra i 60.000 ed i 90.000 Rom italiani e tra i 45.000 ed i 70.000 i Rom stranieri (nati al di fuori dell?Italia o in Italia da genitori non italiani ed originari prevalentemente dei Balcani).
Alla luce di quanto premesso, la presente iniziativa legislativa si propone, nell?ambito della competenza regionale, di stabilire norme certe per la salvaguardia della identità dei popoli nomadi,
di favorire la comunicazione tra culture diverse, garantire il diritto al nomadismo, alla sosta ed alla stanzialità agevolando la fruizione e l?accesso ai servizi socio- sanitari, educativi e culturali.
Le difficilissime condizioni socio-abitative dei Rom oggi in Campania e in Italia, dovute alla ghettizzazione, alla marginalizzazione sociale e alla discriminazione sono da ascrivere senza dubbio anche alla mancanza di una seria politica di accoglienza, che potrebbe contribuire a prevenire la devianza sociale e l’isolamento e anzi a favorire l’integrazione abitativa, lavorativa, scolastica, socio-sanitaria e culturale.

_________Regione Campania_________ VIII LEGISLATURA___

Proposta di Legge Regionale n.168
?INTERVENTI A TUTELA DELLE MINORANZE NOMADI?

Ad iniziativa del Consigliere Luisa Bossa, Ds.
Registro Generale n. 168

Premessa
Nel quadro della normativa europea, numerosi e reiterati sono i provvedimenti sia espressamente riferiti alla popolazione Rom e Sinti che riguardanti indirettamente tale minoranza, specie in materia di discriminazione.

Consiglio d?Europa ? raccomandazioni e risoluzioni ?
- Risoluzione 125 del 1981, ?sul ruolo e la responsabilità delle collettività locali e regionali di fronte ai problemi culturali e sociali delle popolazioni di origine nomade?;
- Risoluzione 249 del 1993, ?gli zingari in Europa: ruolo e responsabilità delle autorità locali e regionali?;

Assemblea Consultiva del Consiglio d?Europa ?
- Raccomandazione 563 del 1969, relativa alla ?situazione degli zingari e altri nomadi in tutta
Europa?, che invita a fornire non solo terreni attrezzati per i nomadi, ma anche insediamenti stabili per chi li richiedesse.

Comitato dei Ministri del Consiglio d?Europa ?
– Convenzione quadro per la protezione delle minoranze del 1994, entrata in vigore in Italia il 1° marzo 1998.

Assemblea parlamentare del Consiglio d?Europa ?
- Raccomandazione 1203 del 1993, sulla tutela delle minoranze nomadi in Europa, che riconosce come la loro lingua, musica e artigianato siano parte del quadro delle diversità culturali che compongono l?Europa.

Consiglio dell?Unione Europea ?
- Direttiva 2000/43 del 29 giugno,?che attua il principio della parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall?origine etnica?;
- Direttiva 2000/78 del 27 novembre, ?che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni del lavoro?;
- Decisione 2000/750 del 2000, ?che istituisce un programma d?azione comunitario per combattere le discriminazioni?.

E? opportuno segnalare che a livello europeo è in vigore la Convenzione Europea di Stabilimento, stipulata a Parigi nel dicembre 1955 e ratificata in Italia con legge 23 febbraio 1961 n.277, che prevede la concessione del soggiorno illimitato e della cittadinanza per le persone che dimostrino di essere sul territorio per molti anni, di essere radicate e di non avere legami in atto con altri paesi.

In Italia, nessuno dei numerosi progetti di legge presentati al Parlamento dal 1948 è mai stato approvato. Nel corso della XIV legislatura sono stati depositati cinque progetti di legge per il riconoscimento e la tutela delle popolazioni Rom e Sinti, tuttavia al momento, per queste minoranze manca una specifica legge di tutela. Pertanto l?unica normativa di riferimento risulta essere quella riguardante gli stranieri non comunitari.
Sul versante legislativo regionale, invece, si registra un significativo sforzo di ottemperanza alle numerose sollecitazioni contenute nella normativa comunitaria in tema di tutela delle minoranze Rom e Sinti.

Risultano essere, infatti, undici le Regioni che, a far data dagli anni ottanta, hanno adottato una legge relativa alle popolazioni nomadi. Esse sono: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto; cui deve aggiungersi la Provincia Autonoma di Trento.
Le normative citate individuano precise tipologie di interventi a favore delle popolazioni rom e sinti al fine di salvaguardarne l?identità etnica e culturale e facilitarne l?inserimento nella comunità regionale di riferimento.
Gli zingari, come osservato dal prof. G Castaldi dell?università Orientale di Napoli, ?costituiscono uno dei rari gruppi etnici che, proprio per le sue caratteristiche culturali, non ha mai reclamato la sovranità su un territorio, né ha mai fatto o minacciato di fare, collettivamente ricorso alla forza per difendere la propria causa?.
Porrajimos è termine Rom che possiamo tradurre come: divoramento. Forse pochi sanno che questa parola è l?equivalente dell?ebraico shoà.
La storiografia dello sterminio calcola che siano stati circa 500.000 gli zingari ?divorati? dalla follia nazista ed usati come cavie per orribili sperimentazioni parascientifiche e pratiche di sterilizzazione forzata.
C?è un debito di memoria e di attenzione verso il genocidio di questo popolo che neppure il processo di Norimberga contro i crimini nazisti ha concorso a ridurre, se è vero che nella sentenza di quello storico processo, un solo piccolo e superficiale capitolo è dedicato allo sterminio di sinti e rom. In realtà, la persecuzione nazista di questo popolo in Europa registra più di un precedente storico.
Basta ricordare che nel 1498 la Dieta di Augusta stabilì l?impunità per chiunque arrecasse danni a sinti e rom,?Wer zigeuner schadight, frewelt nicht?(chi danneggia gli zingari non commette reato), o che nel 1558 la Serenissima Repubblica di Venezia stabilì che chi consegnava alle autorità uno zingaro riceveva 10 ducati e che gli eventuali uccisori di zingari ?non abbiano a incorrere in alcuna pena?.
Il dopoguerra se ha segnato la fine delle persecuzioni, non ha certo posto fine alle discriminazioni nei confronti di sinti e rom.
Infatti, fino al 1961 non si è prodotto il riconoscimento dei risarcimenti per le persecuzioni razziali patite ed ancora nel 1994 il Parlamento Europeo invitava il Governo Tedesco ad avviare azioni risarcitorie nei loro confronti.
Fino al 1970, nella civilissima Svizzera bambini zingari sono stati sistematicamente sottratti alle loro famiglie ed istituzionalizzati o dati in adozione.
Oggi gli zingari sono stati riconosciuti dall?ONU, dove hanno un loro rappresentante, ed i loro diritti sono anche sanciti dalle risoluzioni nr. 463 del 1969 e nr. 12 del 1975 del Consiglio d?Europa di Strasburgo.
Appare opportuno segnalare che una sezione del rapporto del Commissario Europeo per i diritti Umani del giugno 2005 è dedicata alla comunità Rom in Italia.
In essa si fa riferimento alla legge ?sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche? del 1999 adottata in attuazione dell?art.6 della Costituzione ed al fatto che i Rom ? sono stati esclusi dai vantaggi di tale legge, per il fatto che questo gruppo non è legato ad un territorio determinato?.
La relazione sottolinea che non esiste ?uno status specifico per loro, nella legislazione italiana? e stigmatizza l?assenza di una politica globale che tenga conto dei problemi di questa comunità.
Una comunità composta da circa 120.000 persone, concentrate essenzialmente nel centro e nel sud del paese. Alcune stime individuano tra i 60.000 ed i 90.000 Rom italiani e tra i 45.000 ed i 70.000 Stranieri ( nati al di fuori dell?Italia o in Italia da genitori non italiani ed originari prevalentemente dei Balcani).
Il Commissario Europeo, sulla scorta di tali elementi mette a nudo il pregiudizio corrente che equipara zingari a stranieri, mentre grossa parte di tale comunità risulta essere italiana.
Tra i Rom Italiani, circa 40.000 sono sedentarizzati, mentre la parte restante ha una vita nomade. E? appena il caso di segnalare che un ricorso collettivo relativo all?accesso all?allogio per i Rom in Italia, è stato recentemente dichiarato ricevibile dal Comitato Europeo dei diritti sociali (Caso nr.27/2004, dichiarato ricevibile il 6.12.2004).

Alla luce di quanto premesso, la presente iniziativa legislativa si propone, nell?ambito della competenza regionale, di stabilire norme certe per la salvaguardia della identità dei popoli nomadi,
di favorire la comunicazione tra culture diverse, garantire il diritto al nomadismo, alla sosta ed alla stanzialità agevolando la fruizione e l?accesso ai servizi socio- sanitari, educativi e culturali.
La conclusione di questa breve relazione introduttiva è preferibile affidarla alle parole dello scrittore tedesco, premio nobel per la letteratura, Gunther Grass:
?Quando Heinrich Boll fu sepolto c?era un?orchestrina di zingari che conduceva i portatori della sua bara. Era stato un suo desiderio. Lasciate che un milione di Rom e Sinti vivano tra noi. Ne abbiamo bisogno. Potrebbero aiutarci a scompigliare un po? del nostro ordine rigido. Potrebbero insegnarci quanto prive di significato siano le frontiere; incuranti dei confini i Rom e i Sinti sono di casa in tutta Europa. Sono ciò che noi proclamiamo di voler essere:cittadini d?Europa.
Forse ci servono proprio coloro che temiamo tanto?.

——-ARTICOLI DI LEGGE——-

Articolo 1
Tutela delle minoranze nomadi

1. La Regione Campania, con la presente legge, nell?ambito delle attività di tutela delle minoranze etniche, detta norme finalizzate alla salvaguardia dell?identità etnica e culturale delle minoranze nomadi al fine di agevolare la loro progressiva integrazione nella comunità regionale.
2. La Regione Campania riconosce parimenti alle minoranze nomadi sia il diritto al nomadismo che alla stanzialità, proponendosi di rispettare e garantire le libere scelte derivanti da queste due possibili opzioni.
3. Ai fini della presente legge il termine nomade si intende comprensivo di tutti i gruppi Rom e Sinti comunemente denominati ?zingari?.

Articolo 2
Destinatari degli interventi

1. Per assicurare alle minoranze nomadi l?esercizio del diritto al nomadismo ed alla stanzialità all?interno del proprio territorio, la Regione eroga finanziamenti finalizzati all?attuazione della presente legge.
2. Destinatari di detti finanziamenti sono i comuni singoli o associati, gli organismi di gestione permanente di interventi e servizi sociali da essi individuati, le comunità montane, in relazione agli interventi da realizzare nei territori di competenza, gli enti, le associazioni, gli organismi pubblici e privati operanti con il pieno coinvolgimento delle comunità nomadi, per l?attuazione di progetti di formazione professionale, culturale, educativa, attuazione del diritto allo studio e valorizzazione di attività lavorative tipiche di carattere artigianale.

Articolo 3
Aree attrezzate per la residenza

1. I comuni singoli o associati e le comunità montane provvedono alla realizzazione di aree di sosta attrezzate per le famiglie nomadi che già risiedono o intendono stabilirsi nel proprio territorio.
2. Le aree attrezzate per la residenza, non inferiori a 2000 metri quadri, comprendono un numero massimo di sedici piazzole di superficie utile minima per nucleo familiare di 120 metri quadri. Dette aree sono dotate delle seguenti attrezzature base:
a) due blocchi di servizi igienici, docce, fontane e lavatoi, collegati alla rete fognaria e idrica;
b) illuminazione collegata alla rete pubblica;
c) predisposizione per allacciamento elettrico ad uso privato per abitazioni mobili;
d) struttura coperta polivalente;
e) contenitori per i rifiuti solidi urbani, idoneamente collocati per il prelievo operato dal servizio pubblico;
f) area giochi attrezzata per i bambini.
3. L?ubicazione delle aree attrezzate è prevista evitando emarginazione dal contesto urbano e tale da facilitare l?accesso ai servizi pubblici e la partecipazione dei residenti alla vita sociale.
4. Le aree attrezzate e la capacità ricettiva residenziale sono definite nel piano regolatore generale comunale.
5. I comuni, sul cui territorio sono già presenti aree di sosta attrezzate per le minoranze nomadi, possono presentare domanda alla Regione per accedere ai contributi previsti dalla presente legge e finalizzati all?adeguamento delle stesse agli standard individuati dal presente articolo;
6. Le aree attrezzate per la residenza possono essere ricomprese nei piani di zona per l?edilizia economica popolare ai sensi della legge 18 aprile 1962, n.167. In tal caso i finanziamenti previsti dalla presente legge possono essere ricompresi, fatte salve le finalità della loro specifica destinazione, nel piano finanziario del programma di edilizia economica popolare convenzionata o sovvenzionata. In tale eventualità, la capacità insediativa residenziale di dette aree è ricompresa nella determinazione del fabbisogno insediativo del comune.

Articolo 4
Regolamentazione per il funzionamento delle aree attrezzate

1. Il coordinamento, la gestione e la manutenzione di dette aree, sono attuati in base a specifici regolamenti comunali, redatti con il coinvolgimento degli utenti e delle loro associazioni di rappresentanza. Tali regolamenti altresì prevedono forme di autogestione delle aree attrezzate, le modalità di registrazione dei nomadi che intendono fissare la propria dimora in esse e le modalità del concorso degli utenti alle spese di funzionamento e di consumo energetico.
2. I contributi versati per le spese di funzionamento sono utilizzati per la gestione e manutenzione ordinaria delle aree medesime.
3. L?azienda sanitaria lodale – ASL -, competente per territorio, garantisce regolare assistenza sanitaria nonché attiva idonee misure di medicina preventiva ed interventi di educazione igienico sanitaria.
4. Le indicazioni ed i regolamenti affissi all?interno delle aree sono redatti anche in lingua romanes e/o nelle lingue parlate dai gruppi presenti.

Articolo 5
Abitazioni stabili

1. Al fine di favorire l?accesso alla casa da parte di famiglie nomadi che intendono scegliere la vita sedentaria, i comuni singoli o associati e le comunità montane adottano le idonee iniziative in tema di edilizia sovvenzionata e di assegnazione di alloggi di edilizia popolare in base alla legislazione vigente ed alle misure e interventi previsti dal Fondo sociale europeo, come previsto dal Fondo di ristabilimento del Consiglio d?Europa.
2. La Giunta regionale, entro 120 giorni dall?entrata in vigore della presente legge definisce, con propria delibera, le modalità con cui rendere effettivo l?accesso alla casa dei nomadi che optano per la stanzialità.

Articolo 6
Aree di transito

1. Le aree di transito sono realizzate dai comuni capoluogo di provincia e dai comuni interessati. Esse sono costituite da un massimo di 10 piazzole, dotate di servizi tecnologici essenziali e classificate come?zona per attrezzature speciali ad uso pubblico?.
2. La permanenza nell?area di transito non può di norma superare le quarantotto ore fatti salvi i casi di ricovero ospedaliero di un membro della famiglia o accertate ragioni di forza maggiore.
3. Le modalità di funzionamento di queste aree sono stabilite dagli specifici regolamenti comunali.

Articolo 7
Formazione professionale e diritto allo studio

1. I comuni singoli e associati e le comunità montane, autonomamente e in attuazione della programmazione regionale, favoriscono, per il tramite dei propri servizi sociali, l?accesso e la frequenza dei bambini nomadi al sistema scolastico ed agevolano l?istruzione permanente degli adulti.
2. Gli stessi enti locali e gli enti gestori di attività regionali di formazione promuovono iniziative di formazione, aventi per contenuto sia forme di lavoro e di artigianato tipiche delle minoranze nomadi che nuove attività in linea con le attitudini delle stesse.

Articolo 8
Interscambio culturale

1. La Regione al fine di preservare il patrimonio culturale delle minoranze nomadi, promuove e
sostiene, nell?ambito della propria programmazione di settore, azioni e progetti tesi a:
a) conservarne la lingua, la storia i costumi e le tradizioni;
b) sostenere l?artigianato ed il commercio di prodotti tipici delle culture nomadi;
c) salvaguardare e far conoscere le loro manifestazioni tra-dizionali.

Articolo 9
Comitato regionale per la tutela delle popolazioni nomadi

1. E? istituito il comitato consultivo regionale per le attività a sostegno delle minoranze nomadi. Esso risulta così composto:
a) tre membri designati dall?associazione nazionale comuni italiani -ANCI – individuati tra i comuni della Regione in cui la con-centrazione di minoranze nomadi assume particolare rilevanza;
b) due membri designati dall?unione delle province d?Italia ? UPI – , in rappresentanza delle Province della Regione;
c) cinque membri designati dalle sezioni provinciali dell?opera nomadi, dei quali tre nomadi.
2. Il comitato è presieduto dall?assessore alle politiche sociali, cui compete l?onere della relazione annuale al Consiglio sullo stato di attuazione della presente legge.
3. Il comitato esprime pareri consultivi e di orientamento sugli atti amministrativi rilevantii, adottati in attuazione della presente legge, in particolare, sul piano triennale per la localizzazione delle aree assegnate alle minoranze nomadi della Campania.

Articolo 10
Piano triennale

1. La Giunta regionale sulla base delle istanze presentate dai comuni singoli o associati, propone al Consiglio il piano triennale per la localizzazione delle aree assegnate alle minoranze nomadi, propedeutico alla erogazione dei contributi.
2. Detti contributi, secondo i criteri stabiliti dal piano, sono concessi:
a) per l?acquisto delle aree nell?ordine del 60 per cento della spesa ritenuta ammissibile;
b) per l?infrastrutturazione delle stesse fino al 50 per cento della spesa ritenuta ammissibile;
c) per la gestione fino al 30 per cento della spesa ritenuta ammissibile.

Articolo 11
Norma finanziaria

1. Agli oneri derivanti dall?applicazione della presente legge si fa fronte con l?istituzione di apposito capitolo di bilancio denominato: ?Interventi a sostegno delle minoranze nomadi?.

Articolo 12
Dichiarazione d?urgenza

1. La presente legge è dichiarata urgente, ai sensi e per gli effetti degli articoli 43 e 45 dello Statuto regionale, ed entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania.

_________Regione Campania_________ VIII LEGISLATURA___

Proposta di Legge Regionale n.171
?INTERVENTI A FAVORE DEI POPOLI ROM, SINTI E CAMMI-NANTI?

ad iniziativa dei Consiglieri regionali del PRC:
Antonella Cammardella, Vito Nocera, Gerardo Rosania.
Registro Generale n. 171

Premessa
La proposta di una legge regionale specifica per il popolo rom, sinti e camminante nasce dall’esigenza sempre più avvertita da più parti di uno strumento condiviso di pianificazione degli interventi per l’accoglienza e l’integrazione nella società campana di questa minoranza da sempre oppressa e perseguitata per motivi razziali e ancora non riconosciuta giuridicamente dallo stato italiano, contrariamente a quanto espresso e raccomandato dal Parlamento Europeo e dal Consiglio d’Europa (in particolare, la Convenzione quadro sulle minoranze nazionali del 1995, la raccomandazione n. 1557 del 2002 e la risoluzione del 28 aprile 2005). Le difficilissime condizioni socio-abitative dei Rom oggi in Campania e in Italia, dovute alla ghettizzazione, alla margi-nalizzazione sociale e alla discriminazione sono da ascrivere senza dubbio anche alla mancanza di una seria politica di accoglienza, che potrebbe contribuire a prevenire la devianza sociale e l’isolamento e anzi a favorire l’inclusione e l’integrazione abitativa, lavorativa, scolastica, socio-sanitaria e culturale. Gli interventi messi in campo attualmente dalle istituzioni, unicamente affidati a logiche di tipo estemporaneo e per lo più legate a situazioni emergenziali, non producono infatti ricadute positive di tipo strutturale, ma spesso comportano, invece, un consistente dispendio di risorse. La presente legge contribuirebbe appunto a evitare questo tipo di inconveniente, attraverso una programmazione concordata, a livello istituzionale e di società civile, degli interventi.

Art. 1
(Finalità e definizione)

1. La presente legge detta norme per la salvaguardia e lo sviluppo dell’identità e della cultura dei popoli rom, sinti e camminanti al fine di favorirne la relazione e la libera inclusione sociale, di garantire il diritto al nomadismo, al libero esercizio del culto, alla sosta e alla stanzialità all’interno del territorio regionale, nonché di garantire l’accesso e la fruizione dei servizi socio-sanitari, scolastici educativi e culturali.

2. La Regione promuove, nell’ambito della programmazione regionale, idonee iniziative di orientamento, di formazione professionale e di aiuto all’occupazione, nonché azioni sul piano educativo e culturale volte alla conservazione e alla tutela sia della lingua che delle tradizione dei popoli rom, sinti e camminanti. Promuove altresì ogni azione utile svolta da parte di soggetti, enti pubblici e privati e formazioni sociali, di assistenza e di volontariato finalizzata alla garanzia e al raggiungimento degli obiettivi di cui al co. 1 del presente articolo.

3. Ai fini della presente legge per popoli rom sono intesi tutti i gruppi comunemente denominati “nomadi” e comprendenti i rom propriamente detti, i sinti e i camminanti, sia italiani che stranieri.

Art. 2
(interventi per la residenza e l’inserimento abitativo)

1. Gli interventi per la residenza e l’inserimento abitativo previsti dalla presente legge sono: a) aree attrezzate per la residenza con i requisiti indicati negli artt. 3 e 4; b) interventi di recupero abitativo di edifici pubblici e privati previsti dall’art. 5; c) l’utilizzo degli alloggi sociali come previsti dalla Legge 6 marzo 1998 n. 40 “Disciplina dell’Immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”; d) il sostegno e la messa a norma e/o la manutenzione straordinaria di strutture abitative autonomamente reperite o realizzate da gruppi rom, sinti e camminanti; e) la realizzazione di spazi di servizio per attività lavorative di carattere artigianale.

2. Gli interventi di cui al comma 1 sono predisposti nel rispetto della struttura sociale e degli stili di vita dei gruppi, attraverso forme di partecipazione e coinvolgimento delle famiglie interessate.

Art. 3
(Aree attrezzate per la residenza)

1. Le aree attrezzate per la residenza sono destinate ad accogliere le famiglie rom, sinti e camminanti che preferibilmente già risiedono sul territorio comunale. Le aree attrezzate sono destinate essenzialmente ad accogliere famiglie allargate o più nuclei familiari legati da vincoli di parentela, di affinità o di mutualità.

2. Le aree attrezzate per la residenza sono dimensionate e localizzate secondo i seguenti criteri: a) rispondenza ad una capacità ricettiva preferibilmente non superiore alle cento persone; b) collocazione delle aree attrezzate, preferibilmente su terreni di proprietà comunale o di altri enti pubblici, al fine di contenere i costi e accelerare la realizzazione delle opere; c) la localizzazione deve garantire l’inserimento in contesti di vita attiva dotati degli elementi essenziali per rendere l’esistenza quotidiana degli abitanti organizzata e interrelata con il tessuto sociale circostante, con l’organizzazione dei servizi socio-sanitari di zona e con la rete degli istituti scolastici.

3. Le aree attrezzate per la residenza, in ragione delle famiglie destinatarie, del loro stile di vita, delle risorse disponibili, del contesto urbano, possono essere composte da strutture abitative integrate in uno spazio comune o da attrezzature fisse di servizio a roulotte, case mobili e strutture prefabbricate.

4. Le aree attrezzate sono realizzate su progetto secondo le indicazioni ed i requisiti previsti dall’art. 4.

5. Le aree attrezzate per la residenza sono individuate nel piano urbanistico comunale e possono essere classificate, a seconda del prevalente carattere, come residenziali B oppure C, ovvero come zona F, ai sensi del d.m. 2 aprile 1968, n.1444. I criteri per l’individuazione e la progettazione delle aree attrezzate vanno disciplinati con apposito regolamento comunale.

6. Le aree attrezzate per la residenza possono essere ricomprese nei piani di zona per l’edilizia economica popolare di cui alla legge 18 aprile 1962, n.167 “Disposizioni per favorire l’acquisizione di aree fabbricabili per l’edilizia economica e popolare”. In tal caso i finanziamenti previsti dalla presente legge possono essere ricompresi, fatte salve le finalità della loro specifica destinazione, nel piano finanziario del programma di edilizia economica convenzionata o sovvenzionata. In questa eventualità, la popolazione da accogliere in dette aree é ricompresa nella determinazione del fabbisogno insediativo residenziale comunale.

7. Eventuali aree confiscate alla criminalità organizzata possono essere destinate alla creazione di aree attrezzate per i popoli rom, sinti e camminanti, previa concertazione con gli Uffici tecnici della Regione e degli Enti locali predisposti e secondo la vigente normativa regionale e nazionale.

Art. 4
(Requisiti delle aree attrezzate per la residenza)

1. Le caratteristiche tecniche dei singoli interventi, fermi restando i requisiti di igienicità e salubrità, sono di volta in volta fissati dal Comune e recepite nel progetto di insediamento, predisposto in base ad una attenta analisi socio-abitativa del gruppo destinatario e con la sua attiva partecipazione ed in base a criteri di integrazione urbana e ambientale. Va tenuto conto dei criteri di compatibilità culturale, ambientale e sociale tra i vari gruppi e sottogruppi della comunità di riferimento (Rom slavi o rumeni, gruppi musulmani, ortodossi o di altra identità).

2. In rapporto alle diverse situazioni, l’area attrezzata per la residenza può consistere: a) nella realizzazione di un nucleo essenziale minimo di servizi consistente in un blocco di cucina-soggiorno e servizi igienici per ciascuna famiglia con parcheggio e terreno di pertinenza, di supporto ad abitazioni mobili; b) nella realizzazione di un’unità abitativa minima, camera, cucina-soggiorno, servizi igienici, spazio di pertinenza, integrata in uno spazio comune, aggregate ad altre o autonoma.

3. E’ prevedibile in progetto l’ulteriore sviluppo del nucleo di servizi o l’ampliamento dell’unità abitativa, anche con risorse proprie dei gruppi familiari e attraverso procedure di partecipazione in fase di progettazione, costruzione facilitata o di autocostruzione guidata.

4. Nell’organizzazione e progettazione delle aree è promossa la partecipazione dei gruppi rom, sinti o camminanti destinatari degli interventi e degli enti e delle associazioni che li rappresentano.

5. Per le aree attrezzate e le unità abitative o di servizio ai sensi della presente legge al fine di decongestionare gli insediamenti esistenti e di superare le condizioni di grave precarietà abitativa esistenti possono essere applicati i criteri di cui all’art. 40 del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” in materia di alloggio sociale e sue successive integrazioni e modificazioni.

Art. 5
(Il recupero abitativo di edifici pubblici e privati)

1. Il recupero ad uso abitativo riguarda il patrimonio edilizio pubblico e privato e prevede: a) forme di recupero leggero a costi adeguati ai benefici raggiunti; b) vincolo di utilizzo sociale dell’immobile per un tempo adeguato all’investimento effettuato.

2. Le caratteristiche tecniche delle abitazioni recuperate ai sensi del presente articolo sono fissate secondo quanto previsto dall’art 4, co. 2.

3. Eventuali edifici confiscati alla criminalità organizzata possono essere destinati alla creazione di centri di accoglienza per i popoli rom, sinti e camminanti, previa concertazione con gli Uffici tecnici della Regione e degli Enti locali predisposti e secondo la vigente normativa regionale e nazionale.

Art. 6
(Requisiti delle aree attrezzate a sosta breve)

1. Nei Comuni interessati dalla sosta temporanea di famiglie rom, sinti e camminanti e indicati dagli atti della programmazione regionale, devono essere predisposte aree per la sosta breve.

2. L’area attrezzata per la sosta breve deve essere fornita di impianto di fornitura di energia elettrica, di erogazione idrica, di lavatoi e vasche, di smaltimento rifiuti ed essere possibilmente ombreggiata.

3. Le caratteristiche tecniche e urbanistiche delle aree attrezzate per la sosta breve sono determinate ai sensi del co.2 con deliberazione della Giunta Regionale.

4. La regolamentazione delle modalità e dei tempi della sosta nelle suddette aree sono definite dal Comune che provvede anche al funzionamento e alla manutenzione costante delle stesse.

Art. 7
(Organizzazione e gestione delle aree residenziali)

1. I Comuni con proprio regolamento disciplinano: a) le condizioni per l’ammissione e per la permanenza nell’area; b) le modalità di utilizzo dell’area; c) le modalità di utilizzo dei servizi presenti.

2. Il regolamento di cui al co.1 individua altresì le tipologie delle attività lavorative che possono essere svolte nelle aree e le modalità per la loro autorizzazione. Il regolamento disciplina ogni altro aspetto concernente le regole di convivenza e prevede la costituzione di un comitato per la gestione dell’area medesima con la presenza dei rappresentanti dei gruppi rom, sinti e camminanti presenti o di associazioni o enti che li rappresentino.

3. I Comuni, tramite personale socio-sanitario nel cui territorio è ubicata l’area residenziale o di sosta, provvedono ad un censimento socio-sanitario dal quale risultino tutte le informazioni utili ad attuare gli adempimenti igienico-sanitari di obbligo, a promuovere le prestazioni di natura sanitaria, a consentire l’inserimento sociale e scolastico dei minori e l’inserimento sociale e lavorativo degli adulti.

Art. 8
(Attività formative e lavorative)

1. I Comuni e le Comunità Montane autonomamente e in attuazione della programmazione regionale attuano idonee iniziative metodologicamente adeguate all’utenza dei rom, dei sinti e dei camminanti per favorire il loro inserimento nelle attività di orientamento al lavoro, formazione professionale e di aiuto all’occupazione.

Art. 9
(Assistenza sanitaria)

1. Ai componenti dei gruppi rom, sinti e camminanti le prestazioni sanitarie sono fornite dalla ASL competente per territorio e quelle assistenziali dal Comune nel cui territorio essi hanno abituale dimora.

2. L’ASL provvede a rilasciare il documento per l’assistenza sanitaria seconda la normativa statale e regionale vigente.

3. Ai rom, sinti e camminanti non iscritti al servizio sanitario nazionale si applicano, ove ricorrano, le disposizioni di cui all’art. 43, co. 4, del DPR 31 agosto 1999, n. 394.

Art. 10
(Scolarizzazione e istruzione)

1. Allo scopo di promuovere l’assolvimento dell’obbligo scolastico secondo le vigenti norme da parte dei rom, sinti e camminanti in età scolare: a) i servizi sociali competenti per territorio provvedono a verificare che l’obbligo scolastico sia regolarmente assolto e si adoperano, in collaborazione con i servizi sanitari del distretto socio-sanitario e con l’istituzione scolastica, per rimuovere gli ostacoli che impediscono una normale frequenza dei minori a scuola; b) i Comuni accertano tramite i propri operatori, gli operatori distrettuali delle ASL, ed eventualmente anche tramite la collaborazione di volontari singoli o delle associazioni di volontariato, il reale inserimento dei rom, sinti e camminanti in età scolare nelle classi, in collaborazione con le competenti autorità scolastiche e possono attivare progetti integrati di sostegno anche comprensivi di azioni mirate all’integrazione e al successo scolastico, funzionali alla scolarizzazione e promozione linguistica.

Art. 11
(Educazione permanente e interscambio culturale)

1. Al fine di preservare il patrimonio culturale dei popoli rom, sinti e camminanti possono essere attivati nell’ambito delle politiche sociali progetti finalizzati a: a) conservare, promuovere e divulgare la lingua, la storia, i costumi dei popoli rom, sinti e camminanti, anche attraverso l’istituzione di corsi in lingua “romanés”, la riorganizzazione dei curricola e delle attività scolastiche in un’ottica interculturale, iniziative culturali e artistiche in ambito sia scolastico, che extra-scolastico; b) salvaguardare, promuovere e divulgare le manifestazioni tradizionali, come le feste, i concerti, le fiere; c) promuovere opportune progettualità di mediazione linguistico – culturale, che possano favorire l’interscambio, la comprensione reciproca e la partecipazione tra la comunità ospite e quella ospitata, a vari livelli.

2. Al fine di promuovere adeguatamente la cultura e i mestieri tradizionali dei popoli rom, sinti e camminanti e anche di creare occasioni di inserimento lavorativo, i Comuni individuano, di concerto con le comunità, le associazioni e gli enti che le rappresentano, aree pubbliche da destinare alla creazione di mercati per la commercializzazione di prodotti artigianali e/o riciclati e di altro tipo.

Art. 12
(Contributi ai Comuni)

1. I Comuni entro il 31 gennaio di ogni anno presentano al Presidente della Giunta Regionale le domande per la realizzazione delle aree attrezzate alla sosta breve, delle aree residenziali e/o del recupero abitativo di edifici.

2. Alle domande devono essere allegati: i progetti delle aree attrezzate alla sosta breve, delle aree residenziali e/o del recupero abitativo di edifici le relative relazioni tecniche e i preventivi di spesa.

3. I Comuni, entro sessanta giorni dall’approvazione del Piano di cui al successivo art. 13, devono presentare il progetto esecutivo delle opere.

Art. 13
(Piano annuale)

1. L’Assessore Regionale competente istituisce un’apposita Consulta per i nuovi insediamenti rom, sinti e camminanti, con compiti consultivi e di proposta, con rappresentanti delle province e della Regione, delle comunità, delle associazioni e degli enti che le rappresentano.

2. La Giunta regionale, con apposita deliberazione, sulla base delle domande presentate dai Comuni, approva il Piano annuale di Accoglienza per i popoli rom, sinti e camminanti, entro sessanta giorni dal termine indicato dal primo comma del precedente art. 12, ai fini della ripartizione dei contributi per la realizzazione e la gestione delle aree attrezzate alla sosta breve, delle aree residenziali e del recupero abitativo di edifici, previo parere della competente commissione consiliare, da rilasciarsi entro e non oltre il termine di trenta giorni dalla richiesta, salvo interruzione per eventuale richiesta, formulata a maggioranza dalla Commissione competente, di acquisire il parere della Commissione, che, in questo caso, è tenuta a rilasciare il parere nel termine di quindici giorni dalla richiesta. Scaduto tale termine potrà prescindersi dall’acquisizione del parere, che qualora rilasciato, dovrà essere tenuto in massima considerazione da parte della Giunta.

3. L’erogazione dei contributi è disposta: a) per l’acquisto delle aree fino al 40% della spesa ritenuta ammissibile; b) per la realizzazione di aree attrezzate alla sosta breve, aree residenziali e recupero abitativo di edifici fino al 40% della spesa ritenuta ammissibile; c) per la gestione, secondo i criteri stabiliti dal Piano, fino al 40% della spesa ritenuta ammissibile.

Art. 14
(Norma finanziaria)

1. Agli oneri di spesa derivanti dall’applicazione della restante legge si fa fronte con l’istituzione di apposito capitolo di bilancio denominato “Interventi a favore dei popoli rom, sinti e camminanti”.

Art. 15
(Norma finale)

1. La presente legge è dichiarata urgente ed entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania.
Riferimenti: Proposte di integrazione alla legge sui Rom

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La situazione delle donne Rom nell?Unione Europea

1 Luglio 2006 Nessun commento


Bruxelles, 1 giugno. Il Parlamento Europeo, viste le numerose direttive volte a migliorare la condizione delle donne Rom, considerando che la discriminazione nei loro confronti continua ad essere allarmante, invita-esorta gli Stati membri ad adottare misure volte sia alla riduzione delle discriminazioni, che al loro inserimento sociale. Per garantire, con progetti adeguati, il miglioramento della vita in materia di istruzione, di alloggi, di occupazione, di cure sanitarie.
Invita i governi a garantire che la parità di trattamento e le pari opportunità verso le donne rom siano parte integrante delle politiche in materia di occupazione e integrazione sociale.
Il Parlamento Europeo invita la Commissione ad appoggiare, mediante i suoi numerosi meccanismi finanziari, le attività desti-nate alle donne Rom ed a riesaminare le norme per l’attribuzione di tutti tipi di finanziamento al fine di garantire disposizioni particolari volte ad includere le donne Rom: esorta gli Stati membri ad adottare prassi analoghe a livello di istituzioni nazionali, regionali e locali.Raccomanda alla Commissione di avviare procedimenti giudiziari, di applicare multe dissuasive nei confronti di quegli Stati membri che non abbiano ancora trasposto le direttive antidiscriminazione nella propria legislazione interna.

In particolare, si segnala la parte tre del documento, agli articoli:
1, 2, 6, 7, 11, 12, 14, 16, 17, 18, 20.

LA SITUAZIONE DELLE DONNE ROM NELL?UNIONE EUROPEA
Testo approvato dal Parlamento Europeo:
Giovedì 1 giugno 2006 – Bruxelles

Il Parlamento europeo,

VISTE LE RACCOMANDAZIONI E DIRETTIVE SULLA CONDI-ZIONE DELLE DONNE ROM

- visto il fatto che l’Unione europea istituzioni hanno, a più riprese, espresso timori, o addirittura allarme, per quanto riguarda la situazione dei Rom in generale, e delle donne Rom in particolare, in documenti e azioni tra cui:
a-la risoluzione del 28 aprile 2005 sulla situazione dei Rom nell’Unione europea(1) ,
b-la relazione “Rompere le barriere – Le donne Rom e l’accesso all’assistenza sanitaria” dell’Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia,
c-l’importante ed inquietante relazione della Commissione sulla situazione dei Rom in una Unione europea allargata, compreso l’accento posto da tale relazione sugli aspetti di genere della situazione dei Rom in Europa,
d-le attività finanziate dalla Commissione, come lo studio del programma Dafne sulla situazione delle donne Rom nelle prigioni spagnole

- visto il fatto che un determinato numero di organi del Consiglio d’Europa ha espresso il proprio disappunto a fronte della situazione dei Rom e delle donne Rom in Europa, esortando i responsabili politici ed i legislatori a porre rimedio alla inaccettabile situazione dei Rom, e segnatamente delle donne Rom, in Europa, in vari documenti tra cui:
a-la raccomandazione 1203/1993 dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa relativa agli zingari in Europa che rileva, segnatamente, l’importanza dell’istruzione delle donne Rom,
b-la raccomandazione di politica generale n. 3 (1998) commissione europea del Consiglio d’Europa contro il razzismo e l’intolleranza sulla lotta al razzismo e all’intolleranza nei confronti dei Rom/zingari, in cui si sottolinea la doppia discriminazione cui sono soggette le donne Rom,
c-la relazione, recentemente pubblicata da Alvaro Gil-Robles, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, sulla situazione in materia di diritti umani di Rom, Sinti e Caminanti in Europa (2006),

? vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che costituisce un Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (COM(2005)0081),

? visto il piano d’azione dell’OSCE, volto a migliorare la situazione dei Rom e dei Sinti nello spazio OSCE(2) , in cui si sottolinea il principio di tenere pienamente conto degli interessi delle donne Rom in tutte le questioni e di garantire la partecipazione delle donne Rom a tutti gli aspetti della vita, nonché il principio della cooperazione da “Rom a Rom”,

? vista la dichiarazione di Pechino per i diritti della donna, il cui articolo 32 prevede che gli stati debbano intensificare gli sforzi affinché tutte le donne e le ragazze che sono confrontate a molteplici ostacoli sulla via dell’emancipazione e del progresso possano godere di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali(3) ,

? vista la raccomandazione generale XXVII sulla discriminazione nei confronti dei Rom adottata durante la 57a sessione del Comitato delle Nazioni Unite sull’eliminazione della discriminazione razziale (2000),

? vista la documentazione raccolta del Centro europeo per i diritti dei Rom con l’aiuto di organizzazioni partner e presentata al Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione contro le donne (CEDAW) in relazione agli Stati membri, ai paesi in via di adesione e ai paesi candidati all’adesione e viste le raccomandazioni formulate dal CEDAW per quanto riguarda la situazione delle donne Rom e la necessità di adottare misure urgenti per porre rimedio ai molteplici problemi registrati dalle donne Rom in Europa,

? vista la direttiva 2000/43/CE del Consiglio del 29 giugno 2000 che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica(4) ,

? vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio del 27 novembre 2000 che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(5) ,
? visto l’articolo 45 del suo regolamento,

? vista la relazione della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere (A6?0148/2006),

CONSIDERANDO CHE LA DISCRIMINAZIONE DELLE DONNE ROM E? ALLARMANTE

A. considerando che, nell’Unione europea, la protezione dei diritti dell’uomo è particolarmente importante e che le donne Rom sono, attualmente, tra i gruppi e gli individui più minacciati negli Stati membri, nei paesi in via di adesione e nei paesi candidati,
B. considerando che vi sono indicazioni del fatto che, per effetto delle tradizioni patriarcali, molte donne, comprese le donne e le ragazze Rom, non godono del pieno rispetto della libertà di scelta relativamente alla maggior parte delle decisioni fondamentali della loro vita e che, pertanto, sono ostacolate nell’esercizio dei loro diritti umani fondamentali,
C. considerando che i legislatori e i responsabili politici dell’Unione europea hanno approvato una abbondante legislazione ed elaborato numerose azioni destinate a lottare contro il duplice svantaggio della discriminazione basata sulla razza e di quella basata sul genere, nonché i loro effetti combinati,
D. considerando che i responsabili politici ed i legislatori europei non sono ancora riusciti a garantire una piena ed efficace uguaglianza delle donne Rom, nonché una loro equa integrazione, con piena dignità, nelle società europee,
E. considerando che le donne Rom sono vittime di livelli estremi di discriminazione, compresa la discriminazione multipla e composta, alimentata da stereotipi molto diffusi conosciuti con il nome di antizingarismo,
F. considerando che, secondo alcune ricerche, in talune regioni geografiche, le donne Rom avrebbero una speranza di vita inferiore a quella delle altre donne,
G. considerando l’esistenza di una ampia documentazione che attesta la specifica esclusione delle donne Rom dalle cure sanitarie e il fatto che spesso esse vi abbiano accesso solo in casi di estrema urgenza e/o di parto,
H. considerando che, in questi ultimi anni, le donne Rom sono state vittime di gravi abusi dei diritti umani in Europa e, in particolare, di attacchi alla loro integrità fisica, comprese sterilizzazioni forzate; considerando che taluni Stati membri hanno posto rimedio a tali abusi, ma che altri devono ancora farlo,
I. considerando che lo scarto tra il livello di istruzione delle donne Rom e quello delle altre donne è inaccettabile(6) ; considerando che un gran numero di ragazze Rom non completa il ciclo di istruzione primaria(7) ,
J. considerando che la segregazione razziale in ambiente scolastico e l’atteggiamento prevenuto di taluni insegnanti ed amministratori contribuisce allo scarso livello di aspettative da parte dei genitori Rom per quanto riguarda, segnatamente, le proprie figlie,
K. considerando che il tasso di disoccupazione delle donne Rom adulte è, in numerosi luoghi, molte volte superiore rispetto a quello del resto della popolazione adulta femminile,
L. considerando che, in Europa, una significativa percentuale di donne Rom vive attualmente in alloggi pericolosi per la loro salute e che, in numerosi luoghi, esse vivono sotto la costante minaccia di una espulsione forzata,
M. considerando che le donne Rom sono spesso tra le vittime della tratta di esseri umani in Europa,
N. considerando che l’Amministrazione civile temporanea delle Nazioni Unite in Kosovo (UNMIK) è stata recentemente condotta dinanzi alla Corte europea per i diritti dell’uomo in merito a violenze estreme perpetrate ai danni di varie persone, comprese donne e ragazze Rom(8) ,

ESORTA, RACCOMANDA, INVITA

1. accoglie con favore la proposta di creare un istituto dell’Unione europea per le pari opportunità e raccomanda all’istituto di concentrarsi intensamente sulla situazione delle donne che subiscono molteplici discriminazioni, comprese le donne Rom;
2. esorta i poteri pubblici dell’Unione ad effettuare rapide indagini in merito alle accuse di gravi abusi dei diritti dell’uomo nei confronti delle donne Rom, a punire rapidamente i colpevoli e a fornire un adeguato indennizzo alle vittime e, in tale contesto, invita gli Stati membri a inserire le misure intese a fornire una migliore protezione per la salute riproduttiva e sessuale delle donne, a prevenire e vietare la sterilizzazione forzata e a promuovere la pianificazione familiare, le soluzioni alternative ai matrimoni in giovane età e l’educazione sessuale tra le loro priorità principali, a prendere misure proattive per debellare la segregazione razziale nei reparti maternità, a garantire l’elaborazione di programmi destinati a fornire servizi alle vittime Rom di atti di violenza domestica, ad essere particolarmente vigilanti per quanto riguarda il traffico di donne Rom ed invita la Commissione ad appoggiare le iniziative governative e della società civile destinate a lottare contro tali problemi, garantendo, al contempo, i diritti umani fondamentali delle vittime;
3. invita gli Stati membri ad adottare una serie di misure volte a garantire che le donne Rom partecipino alla preparazione, pianificazione e attuazione di tali processi;
4. invita gli Stati membri ad adottare delle norme minime nel quadro del metodo aperto di coordinamento, al fine di elaborare una serie di misure volte a garantire che le donne e le ragazze abbiano accesso, a condizioni di parità, ad una istruzione di qualità per tutti, anche approvando leggi positive che esigano la fine della segregazione nelle scuole e definiscano i dettagli di progetti destinati a porre fine all’istruzione distinta e di seconda classe destinata ai bambini Rom;
5. insiste sul fatto che i bambini Rom devono imparare a leggere e scrivere e che ciò deve costituire una priorità per le scuole in cui tali bambini vengono educati;
6. invita gli Stati membri a migliorare le condizioni abitative dei Rom prevedendo il riconoscimento, da parte della legislazione nazionale, del diritto ad un alloggio decente, ovviando all’attuale mancanza di protezione accordata ai singoli dalla legislazione nazionale nei confronti degli sfratti, adottando, in consultazione con i rappresentanti delle comunità in questione, progetti generali per finanziare il miglioramento delle condizioni di vita e di alloggio nei quartieri con una considerevole popolazione Rom, ordinando ai poteri locali di garantire rapidamente l’approvvigionamento in acqua potabile ed elettricità, lo smaltimento dei rifiuti, i trasporti pubblici e le strade;
7. invita gli Stati membri a promuovere gli alloggi socialmente misti;
8. invita gli Stati membri a mettere a disposizione campi per i Rom nomadi affinché essi possano disporre di un livello di confort e di igiene soddisfacente;
9. chiede un adeguato trasferimento in alloggi più sicuri so-prattutto per le profughe Rom nella zona ad alta contaminazione da piombo della regione di Mitrovica nel Kosovo; richiama l’attenzione sull’ubicazione temporanea, recentemente ristrut-turata, del campo francese Osterode della KFOR, che costituisce una soluzione provvisoria; chiede al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri di fornire sufficienti risorse finanziarie per il trasferimento nella sede originaria; sottolinea la necessità di garantire il rispetto dei diritti dell’uomo portando avanti, nel contempo, il processo di stabilizzazione e di associazione;
10. invita gli Stati membri a garantire l’accesso di tutte le donne Rom alle cure sanitarie di base, di urgenza e preventive, ad elaborare ed applicare iniziative volte a garantire che anche le comunità più escluse dispongano di pieno accesso ai sistemi sanitari e che il personale sanitario usufruisca di una formazione anti pregiudizio;
11. invita i governi a garantire che la parità di trattamento e le pari opportunità siano parte integrante delle politiche in materia di occupazione e integrazione sociale, ad affrontare il problema dei tassi di disoccupazione molto elevati tra le donne Rom e, in particolare, a lottare contro i grandi ostacoli determinati della discriminazione diretta in fase di assunzione;
12. chiede l’adozione del principio di “obbligo positivo”, in virtù del quale gli enti statali e non statali sono tenuti per legge a garantire una rappresentanza di donne Rom proporzionata alla loro presenza in seno alla popolazione locale;
13. esorta i governi ad esaminare gli ostacoli all’attività indipendente delle donne Rom, a definire programmi destinati a permettere una registrazione agevole, rapida e poco onerosa delle donne Rom imprenditrici e che esercitano un’attività indipendente, a favorire l’accesso al credito, compreso il microcredito, per il finanziamento di imprese da parte di donne Rom ed invita la Commissione a sostenere tali attività attraverso adeguati meccanismi di finanziamento;
14. raccomanda agli Stati membri e alla Commissione di promuo-vere modelli d’imprenditorialità sociale, appositamente rivolti alle donne Rom;
15. invita la Commissione e il Parlamento, nell’ambito dei vari fondi, a considerare come obiettivo orizzontale il potenziamento delle capacità e l’emancipazione delle donne Rom e delle loro organizzazioni in materia di istruzione, occupazione, esercizio del potere e partecipazione politica;
16. invita la Commissione ad appoggiare, mediante i suoi numerosi meccanismi finanziari, le attività destinate in particolare alle donne Rom ed a riesaminare le norme per l’attribuzione di tutti tipi di finanziamento al fine di garantire disposizioni particolari volte ad includere le donne Rom: esorta gli Stati membri ad adottare prassi analoghe a livello di istituzioni nazionali, regionali e locali;
17. raccomanda alla Commissione di avviare procedimenti giudiziari, di applicare multe dissuasive nei confronti di quegli Stati membri che non abbiano ancora trasposto le direttive antidiscriminazione(9) nella propria legislazione interna e che non le abbiano ancora pienamente applicate per quanto riguarda le donne Rom e di monitorare l’esecuzione di tutte le sentenze emesse dalla Corte di giustizia delle Comunità europee nelle cause di scorretto adempimento;
18. invita le istituzioni dell’UE a considerare la situazione delle donne Rom nei paesi candidati un criterio chiave per valutare il livello di preparazione di detti paesi all’ingresso nell’Unione europea, compresa la situazione delle donne Rom nei paesi candidati non tradizionalmente o immediatamente associati alle questioni dei Rom;
19. raccomanda agli Stati membri di avvalersi quanto più possibile di processi politici come il metodo aperto di coordinamento, al fine di elaborare e di attuare iniziative volte a garantire una effettiva parità alle donne Rom;
20. esorta le istituzioni dell’Unione a prendere l’iniziativa di incitare i governi a raccogliere e a pubblicare dati, ripartiti per genere e per origine etnica, sulla situazione degli uomini e delle donne Rom, al fine di misurare i progressi realizzati in materia di istruzione, di alloggi, di occupazione, di cure sanitarie e in altri settori; ritiene che l’Unione europea dovrebbe incitare i governi alla sensi-bilizzazione delle proprie amministrazioni statali e della propria opinione pubblica rispetto al fatto che i dati etnici possono essere raccolti senza minacciare l’identificazione personale, nonché ad utilizzare ogni metodo esistente, sicuro e innovativo;
21. rammenta che l’approccio orizzontale consente ogni anno di sostenere con successo l’organizzazione del forum annuale per le donne Rom che vivono nell’Unione europea;
22. invita l’Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia ad avviare una serie di studi sul ruolo dei media nel promuovere l’antinomadismo e in particolare sulla promozione di stereotipi negativi sulle donne Rom;
23. chiede con urgenza la stretta consultazione delle donne Rom nell’elaborazione di qualsiasi programma e progetto adottato dalle istituzioni dell’Unione europea e/o dagli Stati membri che possa riguardarle e l’adozione di un’azione positiva a loro favore;
24. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, dei paesi in via di adesione e dei paesi candidati.

(1) GU C 45 E del 23.2.2006, pag. 129.
(2) OSCE, Piano d’azione volto a migliorare la situazione dei Rom e dei Sinti nello spazio OSCE , PC.DEC/566, 2003.
(3) Quarta conferenza mondiale sulle donne, Dichiarazione e piattaforma di azione di Pechino , 1995.
(4) GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22.
(5) GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.
(6) In Romania, il 3% delle donne Rom ha apparentemente completato il ciclo scolastico secondario, a fronte del 63% delle donne in generale (Open Society Institute, Ricerca su determinati programmi in materia di istruzione destinata ai Rom nell’Europa centrale ed orientale, 2002).
(7) Relazione “Evitare la dipendenza – i Rom nell’Europa centrale ed orientale” , UNDP, Bratislava, 2002.
(8) Cfr. comunicato stampa del Centro europeo per i diritti dei Rom, “Victims of Kosovo poisoning bring lawsuit at European Court of human rights” , 20 febbraio 2006, www.errc.org.
(9) Comprese le direttive approvate a seguito della modifica dell’articolo 13 del TCE introdotta dal trattato di Amsterdam, nonché le direttive collegate che specificano il campo di applicazione e l’entità del divieto di discriminazione contro le donne a norma del diritto UE.

Nella fotografia: manutenzione pista ciclabile da parte delle romnià kanjarke di Tor di Quinto – Roma in collaborazione Cooperativa Phralipé Roma Multiserizi
Riferimenti: La Risoluzione del Parlamento Europeo

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