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Archivio Giugno 2006

Brindisi, divieto di sosta: sgomberate 16 famiglie

28 Giugno 2006 Commenti chiusi


Brindisi. Cacciate dal territorio comunale 16 famiglie, in tutto 57 persone, che da alcuni giorni sostavano in un piazzale della zona industriale: si tratterebbe di Camminanti (Sinti italiani) residenti in Sicilia, che si spostano in tutta Italia, dalla primavera all?autunno, a esercitare l’attività ambulante di arrotini. Il comunicato della Questura di Brindisi che ha effettuato i controlli di tutte le persone presenti e provveduto allo sgombero.

BUON C0MPLEANNO BAMBINA!
L?operazione è stata condotta con partecipazione di personale della Squadra Mobile, della Digos, della Divisione Polizia Anticrimine dell?Ufficio Immigrazione, dell?Ufficio Minori della Questura e dei Vigili Urbani (mancavano solo l?Unità Cinofila e la Squadra Anti-terrorismo) e riguarda 16 nuclei familiari, 57 persone che da alcuni giorni sostavano in un piazzale della zona industriale.
Gli sgomberati hanno riferito di esercitare l?attività lavorativa am-bulante di ?arrotino? nei mesi estivi: farebbero quindi parte della minoranza dei Camminanti (Sinti italiani), residenti in Sicilia, che svolgono dalla primavera all’autunno, in tutta l’Italia, l’attività di arrotini. Allo sgombero sono stati notificati 17 ?fogli di via obbligatori? con divieto di ritorno in questo capoluogo per 3 anni.
Fra gli sgomberati una bambina, nata giusto un anno fa all?ospedale Perrino di Brindisi.

IL CONSIGLIO D?EUROPA
Il Consiglio d?Europa ha rivolto diverse ?raccomandazioni? all?Italia per far valere i diritti dei cittadini Rom e Sinti. L?ultima è una severa condanna dei ?campi nomadi? del 24 aprile 2006: ?le politiche abitative italiane sono di esclusione e di apartheid sociale, bloccano l?integrazione dei Rom, e li condannano alla segregazione su base razziale. Inoltre le autorità italiane sottopongono rom e sinti a sgomberi forzati dalle loro dimore: spesso distruggono arbitrariamente i loro beni, adoperano un linguaggio denigratorio e offensivo e umiliano gli sfrattati in vari modi. In molti casi, le persone cacciate dalle loro residenze sono rese senza casa?.

Si riporta l?articolo della Questura che copre un vuoto di informazione, perché casi di questo tipo non vengono neanche più messi in ?cronaca? dai quotidiani di informazione.

Brindisi 27 maggio. Comunicato stampa della Questura di Brindisi pubblicato su ?Brundisium.net?.

Controlli della Questura al campo nomadi della zona industriale
Nelle prime ore della mattinata odierna sono stati predisposti specifici servizi finalizzati alla identificazione e controllo degli occupanti un campo nomadi, composto da nr.16 ?roulottes?, accampatisi nei giorni scorsi nella zona industriale, nei pressi del piazzale antistante la Centrale Edipower.
I servizi sono stati diretti dal Sig. Vice Questore Aggiunto dr.ssa Stefania Occhioni ed hanno visto la partecipazione di personale della Squadra Mobile, della Digos, della Divisione Polizia Anticrimine dell?Ufficio Immigrazione, dell?Ufficio Minori della Questura e dei Vigili Urbani.
Sono state controllate 16 roulottes e 18 autovetture nonché identificati 57 soggetti di cui 19 uomini, 17 donne e 21 minori, divisi in 16 nuclei familiari. I predetti, di nazionalità italiana, provenienti dalla Sicilia, hanno riferito di esercitare l?attività lavorativa ambulante di ?arrotino? nei mesi estivi. Dai controlli effettuati molti di loro avevano precedenti penali per reati contro il patrimonio, quali rapina e furto, e accattonaggio con l?uso di figli minorenni.
Detti servizi si concludevano con l?abbandono del luogo per altra destinazione dei cittadini nomadi e con l?adozione di 17 provve-dimenti di rimpatrio con foglio di via obbligatorio ad altrettanti soggetti, con divieto di ritorno in questo capoluogo per 3 anni.
Unico episodio che ha suscitato preoccupazione è stato allor-quando il personale operante si è accorto che una bambina di pochi mesi era febbricitante e bisognevole di consulenza medica.
I genitori hanno riferito che sin dalla sera prima i valori della febbre erano stati particolarmente elevati da non giustificare una normale stato influenzale.
Prontamente soccorsa è stata accompagnata presso il locale nosocomio dove, immediatamente visitata e curata, veniva fortunatamente dimessa. Dai documenti è emerso che oggi la bimba festeggia il suo primo compleanno qui a Brindisi dove è nata un anno fa proprio all?Ospedale Perrino.

Brundisium.net è un sito di servizio, una testata giornalistica volta alla divulgazione ed alla promozione culturale e del territorio della provincia di Brindisi. http://www.brundisium.net/

Fotografia tratta da Sucar Drom
Riferimenti: Rom e Sinti: Cittadinanze imperfette

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?Stiriamo in romanès?

26 Giugno 2006 Commenti chiusi


Roma. Martedì 27 giugno ore 10, sala ?Aniene? della Regione Lazio, in via Cristoforo Colombo n. 212, si tiene la conferenza stampa, organizzata da Sovvenzione Globale Lazio, Regione Lazio, Opera Nomadi, per la presentazione del progetto ? Stiriamo in romanés?. Il progetto consiste nella creazione di un laboratorio di stireria e piccole riparazioni sartoriali, dove verranno coinvolte 20 donne rom provenienti da tutte le comunità presenti sul territorio cittadino.

Martedì 27 giugno ore 10, sala ?Aniene? della Regione Lazio
in via Cristoforo Colombo n. 212
CONFERENZA STAMPA per la presentazione del progetto
?STIRIAMO IN ROMANES?

Programma:

- Aldo Ponzo ? ricercatore, moderatore:
presentazione del progetto.
- Anna Luisa Longo ? responsabile del progetto: la figura femmi-nile all?interno della società e comunità rom: perché la stireria.
- Simona Hornea ? corsista: aspettative, illusioni, delusioni.
- Massimo Converso ? presidente Nazionale Opera Nomadi:
prospettive e strategie per l?inserimento lavorativo dei rom.
- Anselmo Caporossi ? direttore SG Lazio:
lo spirito di Sovvenzione Globale.
- Silvia Costa ? assessora alla Formazione Regione Lazio:
la formazione nell?inserimento lavorativo delle donne rom.
- Raffaela Milano ? assessora Politiche Sociali Comune di Roma:
un futuro per l?impresa femminile rom a Roma.
- Umberto Cerri ? presidente A.L.E.S.S. – Don Milani: la formazione come leva strategica per l?ocupazione delle fasce deboli.
- Adriana Spera ? consigliera comunale: una città demografica deve garantire le pari opportunità.
- Gloria Malaspina ? assessora alla Formazione Provincia di Roma: la presenza della Provincia nella formazione delle fasce deboli.

Conclusioni:
Massimo Converso

Stiriamo in Romanès
L?Opera Nomadi ? sezione del Lazio ha proposto un progetto di avviamento al lavoro che vede coinvolte circa 20 donne rom provenienti da quasi tutte le comunità del territorio cittadino. E? questa il primo aspetto di innovazione di questa proposta, che per la prima volta vede riuniti i diversi gruppi che insistono nell?area cittadina. Altro aspetto importante è il coinvolgimento delle donne, la creazione cioè di un?impresa no ? profit al femminile, che vedrà le partecipanti direttamente coinvolte nella gestione operativa e amministrativa della cooperativa che si andrà a formare.
Il progetto consiste nella creazione di un laboratorio di stireria e piccole riparazioni sartoriali, ove chiunque potrà portare il bucato da stirare, ed eventualmente usufruire di qualche piccola riparazione sartoriale. In pratica si tratta di un servizio reso dalle donne alle donne, nell?ambito di un rapporto collaborativo e pari-tario. Ma non solo: anche altri soggetti come alberghi, ristoranti e le strutture di accoglienza (case di riposo e di accoglienza, ecc.) si potranno avvalere di questa iniziativa. In tal senso l?Assessora Milano ha dimostrato il suo interesse. Le finalità di questo progetto si possono riassumere nei sottoindicati punti:
- a promuovere il raggiungimento dell’autodeterminazione eco-nomica, con conseguente affrancamento dalla dipendenza dall’as-sistenzialismo;
- a valorizzare il ruolo della donna all’interno della società rom;
- a sostenere e, nel contempo, valorizzare la presenza della co-munità rom nel territorio;
- a fornire alla cittadinanza una immagine diversa della donna rom, spesso percepita come dedita unicamente all’accattonaggio;
- a potenziare le capacità di intervento degli operatori dell’Asso-ciazione a fronte della complessità dell’intervento progettuale che si intende proporre: complessità dettata, soprattutto, dal contesto nel quale si intende operare.
Il progetto si articolerà nelle seguenti fasi:
? Corso di formazione per le partecipanti;
? Avviamento dell?attività;
? Creazione dell?impresa.
L?intero progetto, della durata complessiva di 9 mesi, avrà termine il 31 ottobre 2006.

Per ulteriori informazioni:
Opera Nomadi Lazio
tel. 06/44700166, 06/44704749
fax.06/49388168
Riferimenti: Il progetto ?stireria e sartoria rom?

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Costituzione della Repubblica Italiana

25 Giugno 2006 1 commento


Art.6. La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

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Rom da trent’anni in attesa di cittadinanza

23 Giugno 2006 Commenti chiusi


Cittadinanza per immigrati, e Rom. Il disegno di legge per cambiare la legge sulla cittadinanza è di attualità. Romano Prodi l’aveva promesso come ?priorità? del suo programma. L?obiettivo è di trovare un equilibrio accettabile tra ?ius sanguinis” e “ius soli?, diritto di sangue e di suolo, cercando di risolvere prima di tutto il problema dei bambini che nascono in Italia da due genitori stranieri. ?Dopo 35 anni in Italia? dice il vice-presidente dell?Opera Nomadi Kasim Cizimic, ?spero ci sia questa opportunità per regolarizzare i figli ed i nipoti?.

Fra le diverse proposte di modifica della legge sulla cittadinanza da segnalare quella presentata il 28 aprile 2006 dall’Unione, primo firmatario Ermete Realacci. Un testo che potrebbe aprire uno spiraglio alla regolarizzazione, prima di tutti, ai 30.000 Rom ?Jugoslavi? presenti da decenni in territorio italiano.
?Se approvata questa proposta salverebbe dalla clandestinità pri-ma, dalla devianza poi e infine dal carcere molti fratelli Rom im-migrati?, spiega Aleramo Virgili dello ?Sportello di segretariato so-ciale per l?avviamento al lavoro di Rom e Sinti? di Roma.
L?iniziativa, che nella scorsa legislatura fu presentata con le firme di parlamentari dell’Udc e della Margherita, è stata promossa dalla Comunità di Sant’Egidio e, in sintesi, propone che i bambini nati in Italia da genitori residenti nel nostro paese in modo regolare da almeno due anni diventano automaticamente cittadini italiani, che un minore nato all’estero può diventare italiano se dimostra di vivere in Italia da almeno sei anni e di aver frequentato una scuola, che gli adulti possono acquisire la cittadinanza dopo sei anni di lavoro ?regolare?. La proposta di legge è ora assegnata alla commissione Affari Costituzionali della Camera.

CALIBRARE LA LEGGE?
Anche questa proposta di legge pare comunque fatta per immigrati tipici che trovano lavoro e residenza regolari e contiene il solito ?buco di memoria?, di tutte le politiche sull?immigrazione, per quanto riguarda la questione Rom. Restano infatti tagliati fuori gran parte dei Rom ?Jugoslavi? che dimorano anche da 30 anni in Italia e gran parte dei circa 50.000 Rom rumeni per i quali la regolarizzazione del lavoro è quasi impossibile vista la condizione di irregolarità. Per quanto riguarda i minori resta lo stesso scoglio sia perché i genitori difficilmente possono mettersi in regola, sia perché, in queste condizioni, è difficile completare un corso di studi. E per tutti i Rom immigrati ?relegati? nei ?campi nomadi? (quale residenza legale?) è anche difficile dimostrare di conoscere la lingua e la cultura italiana.

? ANCHE AI ROM IMMIGRATI
L?Opera Nomadi richiede da anni il Riconoscimento di Minoranza Etnica e Linguistica per i Rom/Sinti perché la società italiana do-vrebbe riconoscere ed accettare usi e costumi diversi di queste popolazioni come l?approccio al lavoro che passa soprattutto attraverso i mestieri tradizionali (il commercio, i musicisti di strada, il recupero rottami) che non sono regolarizzabili attualmente.
Per quanto riguarda le proposte di legge per l?estensione del diritto di cittadinanza sembra dunque che i Rom ne siano esclusi e per questo motivo c?è bisogno di proporre un ?tavolo politico? che ?calibri? ed allarghi le proposte anche ai Rom immigtrati che dimorano in Italia. Per permettergli lo stesso, magari con discrezionalità differenti, l?accesso alla cittadinanza anche senza lavoro regolare.

LA LEGGE ATTUALE
La normativa vigente è la legge n.91 del 5 febbraio 1992.
I bambini che nascono in Italia, frequentano le scuole e crescono insieme ai bambini italiani, non possono diventare cittadini fino al compimento del diciottesimo anno d’età, e perdono definitivamente questo diritto se non lo esercitano nei successivi dodici mesi. Ma devono dimostrare la residenza legale senza interruzioni dalla nascita. Il bambino di una coppia di stranieri arrivato in Italia da piccolo, viene trattato come un qualsiasi immigrato che si deve ?naturalizzare. Arrivato a diciotto anni, dovrà quindi dimostrare di risiedere ?legalmente? e ?continuativamente? da almeno dieci anni in Italia. Dieci anni di residenza legale e continuativa (che vuol dire che se si perde il permesso di soggiorno si ricomincia a contare dal successivo) è il tempo richiesto per ottenere la cittadinanza, che comunque è sempre sottoposta a un giudizio discrezionale del ministero dell’Interno: è concessa, non garantita. Inoltre il decreto attuativo può arrivare dopo due anni. Quindi ci vogliono dieci più due anni per ottenere la concessione della cittadinanza, il tempo più lungo d?Europa: la Germania richiede otto anni, la Francia e il Regno Unito cinque. Con queste difficoltà le concessioni sono un migliaio all?anno: nel 2002 sono state appena 511 (762 i rigetti) a fronte di 2,3 milioni di immigrati
Diritto di sangue e non di suolo
Quella italiana è una delle normative più restrittive dell’intera Ue, soprattutto perché è rigidamente ancorata al criterio dello ?ius sanguinis?, tipico dei paesi di emigrazione, che riconosce la cittadinanza anche ai ?figli della patria? nati fuori dal territorio. La cittadinanza si trasmette per ?comunanza di sangue?: per questo possono diventare cittadini molto più facilmente coloro che sposano un italiano piuttosto che chi vive e lavora in Italia. Per questo si riconosce più facilmente il diritto di voto a un italiano all’estero, sia pur di seconda generazione, che a un immigrato. Altri Paesi, di immigrazione, invece, in genere adottano l’opposto criterio dello? ius soli?: il conferimento della cittadinanza si ricollega al rapporto della persona con il territorio, a partire da chi ci nasce.

LA PROPOSTA REALACCI
Il primo dei due articoli del PDL è rivolto alle seconde generazioni e prevede l?acquisto automatico della cittadinanza italiana per bambini nati in Italia figli di genitori stranieri regolarmente presenti da almeno due anni. Lo stesso diritto è esteso anche ai minori stranieri che, pur non essendo nati in Italia, hanno trascorso qui continuativamente almeno sei anni, frequentando un ciclo sco-lastico o di formazione professionale o svolgendo attività lavorativa. Ma dovranno anche dimostrare anche un’adeguata conoscenza della lingua e della cultura italiana.
Il secondo articolo riduce da dieci a sei anni il periodo di permanenza regolare in Italia necessari per chiedere la natu-ralizzazione. Il cittadino straniero che presenta domanda dovrà dimostrare inoltre di avere un reddito sufficiente al proprio sostentamento e anche in questo caso di conoscere in maniera adeguata la lingua e la cultura italiana

Fotografia: Rom al “campo”, del maestro Tano D’Amico
Riferimenti: Il PDL dell?Ulivo sulla cittadinanza

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Progetto Studenti Rom

22 Giugno 2006 Commenti chiusi


Cosenza. Sabato 24 giugno, ore 9.30-13.30, presso la scuola Nilde Jotti di via Giulia 3, si tiene il Convegno conclusivo del II° anno di attività del progetto ?studenti Rom? che ha interessato cinque scuole del capoluogo e della Sibaritide per prevenire l?evasione e dispersione scolastica dei minori Rom presenti nel Cosentino, che è allarmante. Il Convegno è organizzato dagli Assessorati Pubblica Istruzione Regione Calabria e Provincia di Cosenza, MIUR Direzione Regionale Calabria e CSA Cosenza.
L?istruzione paritaria dei minori è l?imprenscindibile strumento per l?integrazione nella società del Cosentino per le diverse Comunità Rom. Ma dai dati dell?Opera Nomadi la dispersione scolastica è ancora in aumento. Anche rispetto all?anno precedente si è registrato un aumento negativo, e della dispersione e del ritardo scolastico. L?Opera Nomadi invita le istituzioni a prestare più ?attenzione? al ?progetto studenti rom ? perché ?la devianza Rom costituisce la più grossa emergenza sociale del territorio pro-vinciale cosentino, considerato che tocca il 90% degli oltre 2500 Rom Calabresi e Rumeni che risiedono su tale zona della Calabria?.

PROGETTO STUDENTI ROM
Assessorati Pubblica Istruzione Regione Calabria e Provincia di Cosenza – MIUR Direzione Regionale Calabria e CSA Cosenza

Sabato 24 GIUGNO 2006 ore 9.30-13.30
Sala Convegni Scuola Nilde Jotti Via Giulia 3 – Cosenza
CONVEGNO conclusivo II° anno di attività

Introduzione : Massimo Converso Presidente Opera Nomadi
Relazioni Tecniche:
* Cristina Caravia (Coordinatrice Progetto Studenti Rom)
* Giuseppina Introcaso Dirigente Serv.Sociale Minori Ministero di Giustizia CS
* Cristina De Cicco (Assessorato P.I. Provincia CS)
* Maria Rosaria Mossuto (Dirigente Dipartimento Scuola Comune di Cosenza)

Interventi :
- Silvana Stampo (Assessorato Politiche Sociali Regione Calabria)
- On.le Damiano Guagliardi (Capogruppo alla Regione Calabria)
?Linee-guida per la proposta di Legge Regionale per le Comunità Rom in Calabria?

Conclusioni :
- Rosa Amendola (CSA ? MIUR Cosenza),
- Francesco Fusca (Ispettore Direzione Regionale MIUR)

Si esibiranno gli Studenti della Scuola di Tarantella Romanì
(L.16 Uff. Beni Culturali Regione Calabria)
PARTECIPERANNO i DIRIGENTI SCOLASTICI delle 5 SCUOLE del Progetto: Marcello Greco, Maria Lucente, Giuseppe Montone, Saverio Nigro

Opera Nomadi Cosenza e provincia
via Giulia 3 ? 87100 COSENZA
Tel.+fax 0984-418024
opera.nomadics@virgilio.it
Riferimenti: Seconda fase ?Progetto studenti Rom?

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IV Conferenza Nazionale Rom/Sinti su habitat e lavoro

20 Giugno 2006 Commenti chiusi


Padova 19 giugno. Si è tenuta, alle ore 15-19,30, la IV Conferenza Nazionale dei Rom e Sinti organizzata da Opera Nomadi di Padova con il patrocinio del Comune: “Le microaree per i Sinti e i Rom e l?inserimento lavorativo: alternative possibili ai campi?ghetto e all?emarginazione sociale”. Un?occasione di confronto, alla presenza di qualificate figure istituzionali, per fare il punto sulla questione habitat e lavoro rispetto ai Rom/Sinti.

?Focus point?
A partire dalla storia, che è conoscenza, servono politiche sociali supportate da nuovi strumenti legislativi, per favorire l?integrazione. E quindi abolire definitivamente i ?campi nomadi?, di segregazione razziale, per attivare politiche sull?abitazione e sul lavoro tenendo conto della specificità dei Rom/Sinti, che passa prima di tutto dal riconoscimento come Minoranza Etnica e Linguistica, coi Rom/Sinti portatori di identità e protagonisti attivi delle politiche che li riguardano. A lato, ma strettamente inter-secata, la questione attuale dei Rom rumeni, e dei Rom ?Jugoslavi? storici, che va affrontata ?in primis? dal punto di vista della regola-rizzazione per poi interconnettersi alla situazione generale.
Il suggerimento che esce dalla IV conferenza è un invito alla co-struzione di ponti (come ?patto sociale?) di comunicazione e di relazione: prima di tutto fra Rom/Sinti ?italiani? e ?stranieri?, nell?ottica della comunanza (il duende della “phralipè”), ma anche con le comunità italiane per superare un isolamento culturale storico che sembra essersi radicato.
Prossimo appuntamento, per i costruttori di ponti, a luglio, alla Commissione Affari Sociali del Parlamento.

LA SALA, LE PERSONE
La Conferenza si tiene alla sala ?Fornace Carotta?, in via Siracusa n° 61, e vede la partecipazione di Daniela Ruffini e Claudio Sinigaglia, assessori del comune di Padova, di Massimo Converso, presidente nazionale dell?Opera Nomadi, Renata Paolucci, Marta Cimento e Virgilio Pavan, dell?Opera Nomadi locale, di Memè Gabrielli di Bolzano, di Yuri Del Bar e Carlo Berini di Mantova, di Roberto Berardi dell?UNAR (Ufficio Nazionale Anti Discriminazione Razziale), di Stefano Galieni, del dipartimento immigrazione di Rifondazione Comunista e Tiziana Valpiana, deputata al Parla-mento ed attenta alle questioni sociali ed ai minori. In sala assistono alcune famiglie di residenti dei due ?campi sosta? patavini, una folta delegazione di Sinti da Mantova, un gruppo di Rom ?Jugoslavi? e ?Rumeni? da Roma, delegati Opera Nomadi da Schio, Rovigo, Piove di Sacco, operatori di Padova ed alcuni ?inte-ressati? fra cui don Albino Bizzotto dei ?Beati costruttori di Pace?.

RUFFINI: PROMUOVERE NUOVE OPPORTUNITA?
Dopo i saluti iniziali la presidente Opera Nomadi di Padova Renata Paolucci passa la parola a Daniela Ruffini, ?che ci ha molto aiutato nell?assegnazione di case?, assessore alla casa ed alle politiche abitative. ?Oltre ai problemi locali occorre promuovere pari opportunità?, spiega l’assessore ?e riflettere sulla situazione generale del Paese. Servono nuovi strumenti, anche a livello legislativo, da mettere a disposizione degli Enti Locali. Per progetti che stiamo già portando avanti. Sono d?accordo per lo smantellamento dei ?campi nomadi? ed in questo senso moltissime sono le esperienze delle microaree, una strada utile contro l’emarginazione e la ghettizzazione, come vanno sostenute le famiglie che scelgono di entrare nelle case. Dobbiamo offrire opportunità a tutti i cittadini, con l?aiuto degli stessi destinatari e dell?Opera Nomadi?.

CONVERSO: LA STORIA E L?ATTUALITA?
Massimo Converso, presidente nazionale dell?opera Nomadi parte dalla storia per arrivare all’attualità “emergente” dei nostri giorni.
In Italia Rom e Sinti sono circa 150mila. Di questi 70mila sono italiani, per lo più stanziali, 30mila rom provengono dalla ex Jugoslavia e 50mila arrivano dai Balcani con un aumento impressionante: sono mediamente diecimila ogni anno i rom che raggiungono l’Italia dalla Romania. Questa immigrazione di massa, destinata a crescere, aggrava la situazione di Rom e Sinti italiani già presenti: le condizioni di vita diventano sempre più difficili, la realtà dei campi nomadi è segnata dal degrado, le condizioni lavorative sono assolutamente precarie.
?Gli anni ?60, del secolo scorso, sono stati gli anni della perdita dei mestieri tradizionali dei Rom/Sinti: nel commercio, nell?artigianato, nelle attività tradizionali. C?erano, per fare un esempio, 1.300.000 equini in Italia con i Rom addetti al loro commercio. Al Sud i mediatori ?gagi? imparavano un po? di ?romanès? per ?trattare? i cavalli. Oggi, per continuare l?esempio, ci sono solo 100.000 equini in Italia. Dalla crisi delle attività economiche ne deriva quella sociale ed abitativa. Anche la crisi delle giostre, per i Sinti, nonostante la legge 337 del 1968, legge Corona, abbia tentato di porvi rimedio ma non è stata mai applicata.
A questa crisi l?Opera Nomadi sta rispondendo con i mediatori culturali, le cooperative sociali, il ripristino, dove possibile, dei mestieri tradizionali ma anche individuando percorsi facilitati di accesso al lavoro con l?aiuto delle Regioni e delle pubbliche ammi-nistrazioni. Purtroppo è avvilente la mancanza di coordinamento fra gli Enti Locali per mettere ?in rete? le esperienze sia positive che negative. Come le grandi aggregazioni abitative che producono devianza. E? fallimentare in questo senso l?esperienza di Cosenza dove i Rom sono stati inseriti in palazzine a quattro piani, in numero troppo elevato, ma è aumentata la dispersione scolastica e la devianza. Ma l?emergenza attuale è quella dei Rom rumeni che da 5.000 sono diventati 50.000 negli ultimi cinque anni. Una migrazione di Rom che non si verificava in numero così cospicuo, da quarant?anni, basti pensare che i ?rumeni? sono arrivati anche in Australia. Questa emergenza ha messo in secondo piano ed aggravato le condizioni dei Rom/Sinti italiani. Tant?è che la maggioranza dei Parlamentari, ad esempio, pensa che i Rom siano solo quelli ?stranieri? ed ignora che ci siano quelli ?italiani?. E nei prossimi anni arriveranno, con l?apertura delle frontiere, altri 100.000 Rom da Romania e Bulgaria. A questa situazione noi, Opera Nomadi, abbiamo richiesto un intervento Governativo urgente che tracci una linea politica per affrontare in modo serio soprattutto la questione del lavoro, quella delle microaree e di una politica di accoglienza civile verso i Rom di Romania e Bulgaria?.

PAVAN: I CAMPI CREANO SOLO PROBLEMI
Virgilio Pavan, referente del ?campo? di via Tassinari e Consigliere nazionale dell?Opera Nomadi, spiega che i ?campi nomadi? creano solo problemi e ?non bisogna dimenticare queste famiglie?. Per Pavan non è più possibile vivere facendo il giostraio, soprattutto per le tasse, ed allora i giovani cercano nuovi mestieri, ma vengono lasciati a casa se i datori vengono a sapere che vivono in un ?campo?. ?Ecco perché è importante vivere nelle case?, conclude Virgilio chiedendo all?assessore Sinigaglia il tempo di realizzazione del concordato ?Villaggio Speranza?.

GABRIELLI: LE MICROAREE ABITATIVE
Memè Gabrielli, vice-presidente sinto dell?Opera Nomadi di Bolzano, legge un documento programmatico sulle microaree abitative di Radames Gabrielli dell?associazione Nevo Drom. I ?campi nomadi? vanno eliminati a favore di microaree con casette prefabbricate. La microarea è una area per una sola famiglia ?allargata?, con spazio privato e servizi adeguati. Uno spazio a dimensione familiare dove non occorre chiedere il permesso, come col regolamento del ?campo?, per andare via una settimana o per ricevere un ospite. La microarea rispetta gli usi e tradizioni dei Sinti e Rom e si risolvono tanti problemi anche riducendo le spese, perché non c?è bisogno di pagare una cooperativa per gestirla come col ?campo?.

DEL BAR: ROM E SINTI IN PRIMA PERSONA
?Ringrazio dell?invito perché i Rom e Sinti devono essere sempre protagonisti, come qui? esordisce il sinto Yuri Del Bar consigliere comunale di Mantova. ?Gli Ebrei e Sinti sono stati gli unici popoli sottoposti a guerra razziale dal regime nazi-fascista nel secolo scorso. Gli Ebrei hanno ora uno Stato, i Sinti no e continuano a vivere nei ?campi nomadi? di discriminazione. Allora 500.000 vittime non sono servite e niente. L?Italia è conosciuta come il Paese dei ?campi?: nati per sosta temporanea sono diventati stabili. E per i residenti non c?è mai stata una politica sociale, come la cassa-integrazione per gli operai. Oggi bisogna risolvere questo problema dei ?campi?, ma prima bisogna togliere le discriminazioni sennò non serve e niente e non è possibile lavorare in pace?.

BERINI: RICONOSCIMENTO DEI ROM/SINTI COME MINORANZA ETNICA E LINGUISTICA
?Il nostro primo obiettivo? spiega Carlo Berini, presidente Opera Nomadi di Mantova, ?è quello della partecipazione diretta dei Rom/Sinti nelle politiche che li riguardano e soprattutto dei soldi della comunità investiti nel settore. Questo potrebbe essere un obiettivo anche a Padova affiancato all?elezione di un Sinto in Consiglio comunale?.
?Il secondo obiettivo è quello di uscire dalla visione folcloristica che hanno i ?gagi? rispetto ai Rom/Sinti, che sono portatori di una pro-pria cultura ed identità: ci sono 29 minoranze Sinti e Rom in Italia. E tutti i metodi di inclusione sociale ?modello sottoproletariato?, come i corsi per panettiere o per saldatore, sono falliti perché non tengono conto di questo . Bisogna invece potenziare le attività tradizionali e sostenere lo spettacolo viaggiante. Purtroppo la legge n.347 del 1968 è stata disattesa ed i finanziamenti, invece che alle giostre, sono finiti solo ai grossi circhi ed ai grossi parchi?.
?Sull?habitat bisogna uscire dalla politica dei ?campi nomadi? per praticare la politica delle microaree incentivando l?acquisto di terreni da parte di Sinti e Rom. Purtroppo il Testo Unico 380 per l?edilizia, del giugno 2001, entrato in vigore nel 2005, per cercare di arginare l?abusivismo edilizio e proteggere il paesaggio (si pensi alle ville e capanni costruiti sulle coste) ha posto il dito anche sulle roulotte che posizionata su una spiaggia o su un terreno agricolo sono diventate abusi edilizi. Questa regolamentazione ha discriminato ancora di più i Rom e Sinti che cercavano, o erano riusciti, di uscire dai ?campi nomadi? comprando terreni agricoli. Una legge discriminatoria perché all?interno di essa si poteva trovare la maniera di ?sanare? le situazioni esistenti prima del 31 dicembre 2004, di messa in pratica. Riguardo all?habitat, la proposta che facciamo è che ogni Comune destini l?1 per mille del territorio come terreno destinato alle microaree?.
?Ma prima di tutto il nostro impegno va per il Riconoscimento di Minoranza Etnica e Linguistica, come Spagna, Svezia, Austria, per costruire un soggetto europeo. Questo riconoscimento permette-rebbe di uscire dalla politica dell?emergenza puntando sulla metodologia, riconosciuta, della mediazione culturale. Tutte le attività sui Rom/Sinti devono essere gestite da loro, almeno in quota del 60 %?.

MICROAREE PER I SINTI DEL ?CAMPO S. LAZZARO?
Renata Paolucci, a nome di alcune famiglie presenti, chiede al vice-sindaco Sinigaglia le sue intenzioni per le microaree per i residenti del ?campo S. Lazzaro?. A nome della signora Tapparello e di altri Sinti, chiede inoltre se è possibile fare una deroga al testo Unico 380, legge urbanistica 2001, che vieta di mettere roulotte ma anche capanni in aree agricole. Se è possibile abolire quella legge che impedisce ai Sinti di vivere in microaree agricole.

PARUSSATI: “BASTA CAMPO S. LAZZARO”
Marika Parussati va di persona al tavolo dei relatori: ?Siamo sempre lì coi topi, fate qualcosa per noi!?

SINIGAGLIA: CONDIVISIONE POLITICHE SOCIALI
Claudio Sinigaglia, assessore alle Politiche Sociali e vice-sindaco del comune di Padova, inizia facendo i complimenti al Sinto De Bar che porta una rappresentanza diretta in Consiglio comunale di Mantova. Poi amplia il suo intervento al settore immigrazione: ?Tutte le città devono fare i conti con grosse modificazioni nel tessuto sociale portate soprattutto dai flussi migratori?, spiega. ? A Padova, negli ultimi anni, si è passati dal 3% all?8-9%. Le politiche sociali si sono comunque estese a nuove tematiche come i minori vittime di ?tratta?, le nuove povertà, gli immigrati?.
Il vice-sindaco dichiara di approvare la politica del comune di Mantova, per una metodologia e condivisione delle politiche sociali. Infatti il ?Villaggio Speranza? è stato condiviso con le 11 famiglie sinte del ?campo di via Tassinari?. Sono previsti 300.000 euro per costruire l?insediamento fatto di casette per singoli nuclei familiari in rispetto della loro cultura.
In conclusione risponde alle domande dei residenti nei due ?campi? di Padova: ?Per quanto riguarda il ?Villaggio speranza? dirò che i tempi burocratici sono sempre più lunghi delle aspet-tative. Comunque i lavori partiranno a luglio-settembre. Mentre per S. Lazzaro abbiamo cercato di portare il ?campo? a situazioni di normalità. I Rom della Serbia hanno trovato alloggio nelle case, restano poche famiglie storiche di ?italiani? per le quali cerchiamo di reperire delle microaree. Ma c?è un problema di tipo urbanistico che ci impedisce interventi su aree agricole contigue al ?campo?. Per i prossimi due anni faremo interventi sulle microaree anche con ?sanatorie? per famiglie che hanno acquistato dei terreni agricoli. Non posso oggi dare pubblicamente una risposta positiva. Ci vorranno due anni?.

CIZMIC: PRENDERE VOCE
?Noi non abbiamo voce?, dice Kasim Cizmic, vice-presidente dell?Opera Nomadi Nazionale. ?Ho fatto 600 kilometri per partecipare a questo convegno. Siamo analfabeti ma abbiamo il cuore. Siamo in pochi ma dobbiamo metterci assieme ed essere uniti per rivendicare i nostri diritti, che non abbiamo anche se vivo da 35 anni in Italia?.

IORDACHE: CON DISCREZIONE
Decebal Iordache portavoce della Comunità Rom Rumena di Roma, originaria di Craiova (30.000 Rom su 300mila abitanti), anche sollecitato ha preferito non intervenire per non distogliere l?attenzione di una Conferenza che riguardava più i Sinti italiani.

CIMENTO: IL LAVORO
Marta Cimento, operatrice dell?Opera Nomadi di Padova traccia le prospettive lavorative. Il lavoro è un?emergenza che va anche oltre alla situazione habitat. Per la costruzione delle casette del ?Villaggio Speranza? si spera di impiegare manodopera dei Sinti mentre al ?campo S. Lazzaro? si sta tentando di aprire un?attività di assemblaggio nella sala comune. Si stanno seguendo inseri-menti lavorativi singoli ma occorre costruire una ?rete? con le realtà e le cooperative sociali che si occupano di lavoro.

GALIENI: COM-UNIONE FRA ?ITALIANI? E ?STRANIERI?
Per Stefano Galieni, del dipartimento immigrazione di Rifon-dazione Comunista, bisogna costruire dei ponti, dei momenti di comunicazione reali, fra Rom/Sinti ?italiani? e ?stranieri?. Bisogna mettere in relazione le diverse realtà, che sono separate e confu-se dall?opinione pubblica. Ci sarà un convegno sull?immigrazione dove sarà inserita anche la ?questione? dei Rumeni.

COSTA: CAMPI NOMADI COME CPT
Roberto Costa, direttore di Romano Lil (sé scrivente) afferma che la ?sinistra? è guercia: ha una visione monoculare sul versante dei diritti che le impedisce di acquistare prospettiva e profondità. Quella profondità che viene solo dalla visione binoculare. I Rom/Sinti sono la minoranza più discriminata d?Europa secondo l?ultimo monitoraggio dell?Unione; l?Europa ha condannato l?Italia ?paese dei campi?, luoghi di segregazione razziale, il 22 aprile scorso. I ?campi nomadi?, sono luoghi di segregazione e di esclusione dei diritti come i CPT (Centri di Permanenza Temporanea per immigrati) ma da anni è in atto una ?campagna politica? solo contro contro i CPT . La ?sinistra? ed i ?movimenti? sui diritti, che hanno sempre trascurato i Rom/Sinti, non potranno acquisire una visione complessiva sui diritti e sulle minoranze se non mettendo la questione Rom al primo posto.

VALPIANA: AIUTIAMOCI A MODIFICARE LE LEGGI
?A chi siede in Parlamento tocca ascoltare per fare le leggi ma anche per cambiare la cultura quando è opprimente?, spiega Tiziana Valpiana, deputato al Parlamento. ?Abbiamo la fortuna di vivere in un mondo sempre più interculturale ed è più utile considerare la diversità come ricchezza e non come problema. Per esperienza personale credo sia sempre più importante favorire ed aumentare il dialogo fra comunità Rom/Sinte e quelle italiane. Comunque, alla base di tutto resta la regolarizzazione degli ?stranieri?. E per questo serve un cambiamento culturale. C?è bisogno anche del vostro aiuto, di Rom e Sinti, per cambiare la cultura, ditelo sempre che non volete i ?campi nomadi?.Per fortuna abbiamo un Ministro della Solidarietà Sociale, Ferrero, attento a queste tematiche. E credo che sia possibile indicare la via e fare un percorso assieme. Io credo che i CPT siano illegali come i ?campi?. Aiutiamoci a cercare di modificare leggi che ci pongono in condizioni drammatiche, dal punto di vista dei diritti, rispetto al resto d?Europa?.

BERARDI: AZIONE CIVILE CONTRO LE DISCRIMINAZIONI
Roberto Berardi dell?UNAR, Ufficio Nazionale Anti discriminazioni Razziali, del ministero Pari Opportunità.
?Ci siamo subito resi conto, accostandoci alla realtà dei Rom e dei Sinti, grazie anche al prezioso supporto dell’Opera Nomadi, che questa popolazione é senza dubbio la più discriminata nel nostro Paese e ad essa é necessario rivolgere una consistente parte della nostra attività. Per quanto riguarda i casi di discriminazione segnalati al Contact Center dell’UNAR, riguardanti i Rom e i Sinti, si tratta essenzialmente di segnalazioni relative all’alloggio, alle condizioni malsane degli insediamenti, al diritto all’istruzione. Segnalazioni che provengono dalle associazioni che tutelano i diritti di questa popolazione e mai dal singolo, che per motivi diversi, forse anche legati alla propria cultura ed all’atteggiamento delle Istituzioni nei suoi confronti, preferisce non denunciare l’episodio, la prevaricazione. Ritengo quindi che l’Opera Nomadi e le altre associazioni dovrebbero seguire, per i casi più eclatanti, la via dell’azione civile contro la discriminazione, prevista dal D.Lgs. 215/2003, facendo valere la c.d. discriminazione collettiva, che si ha qualora non siano individuabili in modo diretto ed immediato le persone lese dalla discriminazione, caso che si attaglia perfet-tamente alla situazione dei Rom e dei Sinti, come intero popolo discriminato. Questo dell’azione giurisdizionale potrebbe essere lo strumento utile a scardinare l’attuale sistema che sembra ignorare i diritti e le legittime istanze del popolo Rom e Sinti?.

LE CONCLUSIONI: I FATTI
Il presidente Converso ricorda l?importante appuntamento del mese di luglio quando l?Opera Nomadi sarà ricevuta in audizione alla Commissione Affari Sociali del Parlamento, poi Renata Paolucci conclude sperando che le proposte emerse dal convegno vengano finalmente messe in pratica: ?E? da anni che facciamo proposte che sono tante volte condivise. Ci aspettiamo i fatti?.

P.S. POSTILLA: ARRIVA LA BANDA
Alle 19,00, in ritardo sulla tabella di marcia per la cerimonia matrimoniale che aveva interessato uno dei musicisti a Rimini, arrivano tre Sinti Taich, parenti del grande Django (il chitarrista Django Reinhardt -1910-1953, è stato il musicista sinto più famoso del Novecento), a fare ragionare il cuore visto che la testa magari era già piena. Giungono con la ?banda?: una trentina di tifosi provenienti dalle periferie padovane dove vivono da tempo in terreni di proprietà. Kimili e Manali alla chitarra, Loris alla voce, improvvisano un concerto che spazia dal jazz alla musica folcloristica e popolare, con garbo, perizia ed intelligenza: una musica, che dalle corde di chitarra e gola, si propaga nello spazio e risuona nel corpo attraverso l?anima. Suonano a memoria ed a orecchio perché non sanno leggere il pentagramma: in quanto a leggere hanno imparato coi corsi ?150 ore? gestiti proprio dall?Opera Nomadi di Padova. Anche da qui, inizia il ?patto sociale?.

In fotografia, da sinistra: Stefano Galieni, Marika Parussati, Claudio Sinigaglia, Massimo Converso, Roberto Berardi
Riferimenti: Il ?sussidiario? Rom/Sinti su habitat e lavoro

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La ?scuola itinerante?, fra fiere e sagre

18 Giugno 2006 Commenti chiusi


?Seguendo fiere e sagre? per alunni/e itineranti? è il progetto dell? Istituto Comprensivo di Piazzola sul Brenta (Pd), in collaborazione con l?Opera Nomadi, per favorire la partecipazione alle attività scolastiche di alunni figli di giostrai e attrazionisti itineranti. Nell?anno 2005-6, a partire da Piazzola, ha coinvolto 30 alunni che hanno frequentato 38 istituti, soprattutto del Veneto, ma con un arco che va da Romans d?Isonzo (Gorizia) a Ravenna.
Un progetto di mediazione culturale a distanza fra famiglie e scuola, ma anche con visite ai campi sosta per roulotte nelle situazioni più ostiche, per: prevenire il disagio giovanile e contrastare il feno-meno dell?emarginazione attraverso lo sviluppo della individualità del bambino e dell?adolescente; promuovere l?inserimento nella realtà sociale che di volta in volta è in relazione con la vita degli alunni e famiglie; migliorare il rapporto Scuola ? Famiglia
Una intervista ad una ?referente? e la relazione finale del progetto.

DA PIAZZOLA SUL BRENTA AL RESTO D’ITALIA
A colloquio con Elisa Marini

Nell?anno 2005-2006 il progetto sperimentale, ma sperimentato però per il terzo anno consecutivo, ha coinvolto alunni della scuola primaria: dalla prima elementare alla terza media. E? stato condotto dalle referenti Elisa Marini e Paola Sarzo (?funzione strumentale intercultura? dell?Istituto Comprensivo Scolastico di Piazzola sul Brenta, Padova) -con contributo della Regione, che si sono avvalse della collaborazione dell?Opera Nomadi di Padova.
?Quest?anno si è deciso di partire seguendo 30 ragazzi in obbligo scolastico di famiglie di giostrai ed attrazionisti presenti alla fiera di novembre a Piazzola sul Brenta, Padova?, spiega l?insegnante Marini. ?Il nostro è un lavoro di mediazione culturale fra famiglie e colleghi, per mettere in rete le difficoltà, ma anche le risorse. Ci mettiamo in contatto con la scuola prossima di accoglienza dell?alunno, se ci sono dei problemi ci spostiamo di persona?.
Per facilitare un collegamento fra le varie realtà scolastiche, ogni alunno/a ha potuto usufruire del registro ?Curriculum? elaborato dal gruppo di studio sui Rom/Sinti, attivo da oltre dieci anni presso il CSA di Padova. Inoltre, per facilitare un percorso di apprendimento unitario, perché in ogni scuola ci sono testi diversi, è stato redatto un ?sussidiario? semplificato di storia, geografia e scienze per le classi 3, 4, e 5 della scuola primaria. Il lavoro ha ottenuto ottimi risultati con tutti e trenta i ragazzi.
?Abbiamo rilevato molta disponibilità sia da parte delle famiglie che dei colleghi insegnanti?, conclude Elisa, ?e continueremo l?anno prossimo anche a prescindere dai finanziamenti regionali?.

?SEGUENDO FIERE E SAGRE ??
La relazione finale del progetto ?Seguendo fiere e sagre ?? stilata dalle referenti Insegn. Elisa Marini e Paola Sarzo, in data 5 giugno 2006

Il progetto, avviato per l?a.s. ?05/?06, ha coinvolto alunni/e itineranti in obbligo scolastico iscritti presso l?ICS di Piazzola nel novembre ?05 in occasione della Fiera.
Confermando quanto agito l?anno precedente, per l?intero ciclo della scuola dell?obbligo sono stati programmati e proposti alle singole scuole frequentate in itinere obiettivi e contenuti minimi da intendersi in modo del tutto indicativo, nel pieno rispetto delle singole programmazioni.
In particolare, per la scuola primaria, sono stati programmati obiettivi e contenuti minimi relativi soprattutto all?apprendimento della lingua italiana e alla matematica, lasciando alle singole realtà scolastiche la scelta degli argomenti propri delle altre discipline; nel lavoro di programmazione sono stati considerati obiettivi, abilità e contenuti previsti dalle indicazioni ministeriali della legge Moratti.
Per la scuola secondaria di primo grado, la programmazione per alunni/e itineranti ha coinvolto la globalità delle materie, consi-derando comunque la difficile realtà itinerante dell?utenza stessa.
Per facilitare un collegamento fra le varie realtà scolastiche, ogni alunno/a ha potuto usufruire del registro ?Curriculum? ed. Schola, la cui compilazione è affidata ai soli docenti.
Per facilitare un percorso di apprendimento unitario e accogliendo quanto rilevato dal questionario finale redatto dagli insegnanti coinvolti nel progetto lo scorso anno scolastico, sono stati redatti fascicoli semplificati relativi ai contenuti essenziali di storia, geografia e scienze per le classi 3, 4, e 5 della scuola primaria.
Per la stesura dei fascicoli sono stati rispettati i seguenti criteri:
- osservanza delle indicazioni Ministeriali per una scelta completa dei contenuti, evitando tagli arbitrari, lasciando alla libertà di inse-gnamento la facoltà di trattare un argomento tralasciandone altri,
- semplificazione, ma non banalizzazione dei concetti,
- utilizzo di un linguaggio chiaro e discorsivo per facilitare un approccio alla lettura anche in assenza della guida costante dell?insegnante.
I fascicoli sono stati richiesti da alcune scuole e utilizzati anche per altri alunni/e in difficoltà di apprendimento.

Gli alunni/e coinvolti nel progetto sono stati 30 iscritti alle scuole primaria e secondaria di 1°; fra questi:
- 5 alunni hanno usufruito semplicemente del registro adottato ?Curricolo? ed. Schola, per difficoltà di contatti con la famiglia,
- 3 alunni sono stati seguiti nel loro percorso fin verso la metà del secondo quadrimestre,
- 19 alunni sono stati seguiti fino alla fine dell?anno scolastico scuola per scuola.
- Per un?alunna, in particolare, è stata ottenuta diagnosi diffe-renziata che, assieme ad un passaggio di notizie il più possibile continuo fra le singole scuole, ha permesso interventi di sostegno maggiormente efficaci.

Le scuole contattate sono state 38, in un arco che va da Romans d?Isonzo (Gorizia) a Ravenna (ICS ?Montanari?). Per alcune scuole, i contatti si sono limitati ad uno scambio di informazioni, visto il brevissimo periodo di permanenza degli alunni; con altre realtà, invece, la collaborazione si è estesa sul piano burocratico (infor-mazioni e passaggio di documenti) e sul piano didattico (scambio di informazioni sul rendimento e/o sui percorsi di sostegno).
Con le famiglie sono stati tenuti continui contatti telefonici (anche a sostegno di specifiche azioni educativo ? didattiche) e, in alcuni casi, sono stati effettuati incontri personali (visita ai campi roulotte di Sandrigo, Grantorto, San Giorgio delle Pertiche e Gazzo P.no).
Dai dati finora raccolti, in colloqui con le famiglie (che per lo più hanno collaborato), fra i docenti stessi e con alcuni alunni, gli esiti del progetto risultano positivi.

E? stato, infine, realizzata una prima raccolta di materiale educativo-didattico (fiabe per bambini scritte da un?anziana autrice Sinti itinerante, illustrate da bambini/e) quale documentazione dell?azione specifica di incontro fra realtà nomade e sedentaria, valorizzando le diversità intese come ricchezze reciproche.

Il progetto è stato riproposto a livello di Rete e prevede, per l?a.s. ?06/?07, oltre ad un approfondimento ed ampliamento del lavoro di raccolta e documentazione della realtà del mondo nomade per un incontro possibile con la realtà del mondo sedentario, la stesura di percorsi facilitati da proporre ai ragazzi/e della scuola secondaria di 1° per le materie di storia, geografia e scienze.

INFORMAZIONI: Opera Nomadi Padova
via Marcanova 2 35100 Padova
Tel. 049/655805 E-mail: operanomadipadova@yahoo.it

Nella fotografia: alunni sinti, famiglia Palpon
Riferimenti: Il progetto "Seguendo fiere e sagre…"

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Comunita’ Rom italiana chiede lavoro e diritti

17 Giugno 2006 Commenti chiusi

Presentata piattaforma di proposte a governo Prodi.
Riferimenti: Il comunicato Ansa

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Zagor, dell?Opera Nomadi

15 Giugno 2006 2 commenti

"O Za-gor-te-nay", in dialetto algonkino -simile al sinto polesano, vuol dire "lo spirito con la scure". Il 15 giugno Zagor, l’invincibile giustiziere di Darkwood, compie 45 anni. Uno Zagor che, nell‘Europa dei nostri giorni, potrebbe far parte dell‘Opera Nomadi: i "trappers" del duemila. La comunanza degli indiani d‘America, coi Rom/Sinti, che sono i veri Indiani d’Europa, non è casuale: infatti, come i Rom, alcune tribù indiane, come i Lakota, si autodefiniscano "popolo degli uomini" e gli Inuit del Canada "la gente". Zagor, per continuare con le comunanze, è un "frontierman" che si erge a tutela e difesa degli Indiani d‘America, mediatore culturale, ante-litteram, fra le popolazioni indiane e la società dei "bianchi".

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Un "tavolo politico" sui Rom rumeni

14 Giugno 2006 Commenti chiusi


Roma 10 giugno. Indetta dall?Opera Nomadi Nazionale, presso la sede CE.S.V. alle ore 16, si è tenuta una riunione di lavoro, sull??emergenza Rom rumeni?, alla presenza del deputato Massimiliano Smeriglio della Comm.ne Affari Sociali della Camera dei Deputati: una emergenza umanitaria che investe, secondo stime approssimate, 50.000 persone di cui almeno 20.000 bambini. Venti capofamiglia Rom hanno partecipato alla riunione assieme ai dirigenti nazionali dell?Opera Nomadi, portando un contributo diretto e vissuto in prima persona.
Alla fine è stato stilato ed approvato un programma di intervento per l?integrazione sociale dei Rom Rumeni in Italia che, arricchito del contributo di tutte le sezioni, sarà presentato alla Commissione Affari Sociali del Parlamento nel mese di luglio.
A seguire il comunicato dell’Opera Nomadi, una scheda infor-mativa sulla provenienza e le motivazioni dell’immigrazione e le richieste delle Comunità di Rom rumeni in Italia.

Comunicato Opera Nomadi Nazionale, 12 giugno
“Tavolo politico” sui Rom rumeni

Su sollecitazione dell?Opera Nomadi di Napoli che vive in primo piano l?emergenza Rom rumeni, presso la sede CE.S.V. in via dei Mille a Roma, si è tenuta sabato 10 giugno alle ore 16, una riunione di lavoro, alla presenza del deputato Massimiliano Smeriglio della Comm.ne Affari Sociali della Camera dei Deputati
?Quella dei Rom rumeni non è una questione solo di Napoli? afferma il presidente Opera Nomadi Massimo Converso ?ma riguarda tutto il territorio nazionale, una emergenza umanitaria che investe, secondo stime approssimate, 50.000 persone di cui almeno 20.000 bambini?.
Oltre al deputato ed al Presidente, alla riunione erano presenti: Kasim Cizmic e Renata Paolucci, vice-presidenti dell?Opera Nomadi, Bianca La Penna, responsabile diritti del Consiglio Nazionale, Marco Nieli dell?Opera Nomadi di Napoli, Rita Filippo, Segretaria Opera Nomadi di Bari venti capifamiglia Rom Rumeni (fra cui sei Romnià) ed il Sinto Eftavagarija Gabriele Henig.
Una riunione intensissima dove si cercato di tracciare un quadro generale sulla ?questione?, a partire dalla situazione storico-sociale della Romania da cui provengono i Rom.
Alla fine è stato stilato un programma di intervento per l?integrazione sociale dei Rom Rumeni in Italia che verrà arricchito del contributo di tutte le sezioni per essere presentato alla Commissione Affari Sociali del Parlamento.
Infatti, si è deciso di richiedere, entro il mese di luglio, un?audizione in Comm.ne Affari Sociali del Parlamento alla presenza del Ministro Ferrero, della Sottosegretaria Lucidi (Interni), del Sottosegretario Manconi (Giustizia) e De Luca (Lavoro), Linguiti (S.Segr. Pari Opportunità) e del Direttore Generale, Rossi, del Ministero della P.I., perché entro la data del 15 Dicembre (Assemblea Nazionale Rom e Sinti a Roma) il Governo possa deliberare sul programma sopradetto.

SCHEDA INFORMATIVA sulla:
Provenienza e le motivazioni dell?immigrazione
delle Comunità di Rom Rumeni in Italia

La Romania è suddivisa in tre grandi Regioni:
TRANSILVANIA nel nord-ovest
MOLDAVIA nel nord-est
OLTENIA nel sud danubiano

Le città da cui proviene la gran parte dei circa 50.000 Rom Rumeni oggi in Italia sono:
nel sud ? Oltenia: CRAIOVA, TURNU SEVERIN, CALARASI, VILCEA, PI-TESTI, DRAGASANI, SLATINA, COSTANZA, BRAILA, BRASOV ;
nel nord- est – in Moldavia: ROMAN e BACAU;
nel nord-ovest – in Transilvania: BAIA A MARE, TIMISOARA, CLUJ e ARAD.

I più gravi motivi alla base della forte emigrazione di centinaia di migliaia dei circa 700.000 Rom Rumeni verso l?Occidente sono ascrivibili a:
1) Nessuna politica di ammortizzatori sociali ;
2) Nessuna assistenza medica gratuita per i disoccupati;
3) Rinascita delle organizzazioni xenofobe e neonaziste;
4) Politica di bassi salari praticata dalla nuova imprenditoria stra-niera, fra cui quella del nord-est italiano;

e più di recente due gravi motivi di ulteriore impoverimento:

5) La pesante alluvione verificatasi proprio nella regione ? quella danubiana ? a maggiore presenza di Comunità Rom ;
6) Il decreto del Governo Rumeno sull?influenza aviaria che ha colpito un settore che consentiva ai Rom un minimo di auto-sufficienza.

Inoltre, il 25 per cento dei Rom di Romania non possiede documento d’identità, e oltre il 45 per cento è senza certificato di nascita. Per altre notizie: “Quello che la Romania non dice dei Rom” pubblicato su Romano Lil in data 1 maggio e “I Rom di Romania: rapporti di ordinaria discriminazione” pubblicato su Archivio Romano Lil in data 1 maggio.

LE RICHIESTE DELLE COMUNITA? DI ROM RUMENI IN ITALIA
a cui si associano i Rom ?jugoslavi? da 30 anni nel nostro Paese
e su cui possono convergere molte delle esigenze dei Rom/Sinti cittadini italiani ed ugualmente dimenticati da una politica sociale complessiva del Governo Italiano

PREMESSA
In Italia insistono almeno 50.000 Rom Rumeni che da anni vivono in condizione di irregolarità amministrativa e perciò senza diritto alcuno: di sanità, di abitazione decente, di lavoro riconosciuto e con conseguente oggettiva difficoltà alla scolarizzazione. Anzi, questa mancata regolarizzazione sviluppa devianza sociale e criminalità. C?è una prima generazione di Rom Rumeni cresciuta analfabeta. Certo la legge consente l?accesso alla scuola ed alla sanità a tutti ma chi usufruisce della scuola e della sanità prende visibilità con rischio immediato di espulsione.
Quindi la premessa a qualsiasi politica verso questi cittadini, che a gennaio 2007 ?ma la data sarà posticipata, diventeranno cittadini europei e quindi portatori di diritti, è quella di anticipare questa ?regolarizzazione? con decreto di ?protezione umanitaria? che dia subito, in tempi celeri, visibilità ai loro diritti e doveri. Solo a partire da questa premessa è possibile cominciare a fare progetti di integrazione sociale. Solo a partire da questo ?patto sociale? dello Stato Italiano verso la Comunità Rom Rumena.

A) CENSIMENTO QUALITATIVO ? quantitativo dei Rom Rumeni presenti in Italia. Nessuna politica si può fare se non si conoscono i numeri, le difficoltà, le risorse. Il censimento dovrebbe fornire dati per sviluppare progetti ma anche incrementare processi di autorappresentazione. Nel censimento vanno perciò utilizzati mediatori culturali.

B) AMMORTIZZATORI SOCIALI: per favorire l?integrazione di queste minoranze ?svantaggiate? vanno utilizzati ?ammortizzatori sociali? come per i Lavoratori Socialmente Utili e l?inserimento nelle cooperative sociali dei Rom rumeni come soggetti svantaggiati per favorirne l?accesso al lavoro.

1) BUTI?-LAVORO: licenze di commercio e mercati specializzati della tradizione romanì (piccolo antiquariato, roba usata e artigianato).
1A) Inserimento guidato e incentivato nell?edilizia dove erano specializzati in Romania tanto da essere chiamati CARAMIZARI (cioè produttori di mattoni); raccoglitori stagionali in agricoltura come in epoca Ceasescu; ed in misura minore formazione professionale ed inserimento lavoratori come riparatori meccanici di mezzi pesanti;
2A) Creazione degli albi comunali per musicisti di strada. Iscrizione che consenta almeno regolarizzazione per lavoro.
Questi progetti servono a ?regolarizzare? i Capifamiglia ROM in questa prima fase, e, in caso di regolarizzazione avvenuta, a potenziare ed incrementare e rendere visibili le attività indicate.

2) SCUOLA – Lo Stato deve investire fondi speciali per coprire i costi della scolarizzazione relativi al Protocollo d?Intesa Miur-O.N., rispetto al quale le Direzioni Scolastiche Regionali lamentano l?assoluta mancanza di sostegno economico.

3) CASA- I Rom/Sinti non desiderano alloggi collettivi e di-sprezzano i ?campi?. I Rom sia Rumeni che Jugoslavi vengono da una politica della casa mononucleare; in Italia urge una politica di affitti agevolati con canone sociale (già sperimentata ampiamente nel centro-nord d?Italia), e di piccoli villaggi autocostruiti o autoristrutturati come quelli dei Rom Rumeni di Latina e di tante bellissime microaree dei SINTI italiani nel Centro-Nord.
E? necessario ?agevolare?, ove possibile per gli EE.LL. con dispo-nibilità adeguata, l?accesso alle case di edilizia pubblica anche con possibilità di 2-3 appartamenti contigui destinati a famiglie allargate.

4) ROM JUGOSLAVI – Naturalmente si chiede di accordare la futura politica d?accoglienza italiana con la tendenza europea. Concessione immediata (a breve termine) della cittadinanza ai figli dei Rom nati nel nostro Paese; a medio termine cambiare la legge nazionale sulla cittadinanza (dallo ?ius sanguinis? allo ?ius soli?); ?carta di soggiorno?, come per gli immigrati regolari, per tutti i Rom presenti da 5 anni in territorio italiano anche se non in regola col lavoro (una bassa percentuale lo è già).

Opera Nomadi Nazionale
Via di Porta Labicana, 59 ?00185 Roma
tel. 06/44704749 fax 06/49388168

Nell’immagine: le zone di provenienza dei Rom rumeni
Riferimenti: Il comunicato Ansa

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Per l?abrogazione dei CPT e dei ?campi nomadi?

13 Giugno 2006 Commenti chiusi


Al Ministro Ferrero: ?Lei sa meglio di noi come i Cpt non servano a nulla e vanno perciò abrogati?. Al Ministro Ferrero: ?Lei sa meglio di noi come i ?campi nomadi? non servano a nulla e vanno perciò abrogati?. Una lettera fronte-retro al ministro della Solidarietà Sociale per l?abrogazione sia dei Centri di permanenza temporanea per immigrati che dei Campi di permanenza temporanea per Rom/Sinti. Che sono i ?campi nomadi? istituiti 35 anni fa per fare fronte all?emergenza e diventati stabili ?campi? di segregazione razziale.

Negli ultimi giorni la ?campagna contro i CPT? è diventata più visibile. Oggi, 13 giugno: Il sottosegretario agli Interni Lucidi espone le linee per “la revisione e la modifica strutturale dei Centri di accoglienza temporanea”. Ecco allora una riflessione allargata dai CPT (Centri Permanenza temporanea) ai Campi Nomadi (Campi di Permanenza razziale Temporanea).

Signor ministro, tenga duro
Alessandro Dal Lago, sabato 3 giugno 2006

Al ministro Ferrero.
Signor ministro, mi rendo perfettamente conto che la sua posizione nel governo non è facile. Quello che Lei ha detto sulla regolarizzazione dei migranti ha scatenato le prevedibile reazione della Casa della libertà, anche se, oggettivamente, sotto il governo Berlusconi, gli irregolari sono aumentati. D’altra parte, sappiamo benissimo che la Bossi-Fini non aveva affatto l’obiettivo di sbarrare la strada ai clandestini, ma di tenerli in una condizione di subordinazione e di paura. Come potrebbero andare avanti i cantieri, la raccolta di frutta e verdura, tante fabbrichette del nord est in crisi, gli stessi anziani bisognosi di assistenza senza queste straniere e stranieri sottopagati, ma timorosi del primo controllo per la strada?
Sappiamo anche che prima o poi i nodi verranno al pettine nel governo? Figuriamoci che cosa succederà quando lei insisterà con le regolarizzazioni. L’accuseranno, anche nella maggioranza, di spalancare la porta ai clandestini. Lo chiamano effetto chiamata. Le diranno: ma non è un modo per incentivare le orde di stranieri che premono dal Maghreb e dall’Africa subsahariana?
Beh, tenga duro.
Con tutte le difficoltà che le si prospettano, ci si mettono anche i nomadi irlandesi a fare cagnara a Cremona. Roba da matti. E, in ultimo, la rivolta con evasione nel Cpt di Torino di sabato 3 giugno. Diciotto clandestini, per lo più nordafricani, a piede libero per le vie della città, ammesso che non siano già sciamati per mezza val Padana. Se la Lega fosse al governo, Caldaroli avrebbe già proposto di organizzare ronde e gruppi di vigilantes, come alla frontiera tra Usa e Messico. Magari le proporrà lo stesso.
Lei sa meglio di me come le rivolte ci sono dal 1998. Qualcuno c’è anche morto. L’anno scorso a Lampedusa hanno dovuto mandare persino i rinforzi. Ma sappiamo benissimo che finché ci saranno i Cpt le rivolte continueranno. È logico. Perché gente che non ha commesso reati dovrebbe essere contenta di farsi rinchiudere, due mesi per volta, in vere e proprie prigioni gestite da associazioni di dubbia moralità e sorvegliate dalle forze dell’ordine? Come disse qualche anno fa a un giornalista un marocchino dopo che l’avevano riacchiappato: mon ami, c’est la liberté. Non è un buon argomento questo, nell’epoca in cui molti, persino nel governo di cui lei fa parte, si dichiarano liberali?
Lei sa meglio di noi come i Cpt non servano a nulla. La corte dei conti ha dimostrato in modo inoppugnabile che l’Italia spende milioni di euro in Cpt per espellere poche migliaia di stranieri. A parte l’immoralità e l’illegalità dei Cpt, il risparmio di denaro non sarebbe un buon argomento, nel momento in cui ci invitano a stringere la cinghia, per farla finita con queste pseudogalere?
Per questo, la invitiamo a tenere duro e a proporre l’abrogazione dei Cpt. Guardi che ci sono moltissimi cattolici che la pensano come noi, anzi come lei, su questo punto. Una volta tanto diritti umani, fede cristiana e buona amministrazione stanno dalla stessa parte. Accidenti, non sprechiamo l’occasione.
Tenga duro, signor ministro.

Per l?abrogazione dei ?campi nomadi? sul territorio italiano
Cittadino Opera Nomadi 13 giugno 2006

Al Ministro Ferrero.
Signor ministro, Lei sa meglio di noi come i ?campi nomadi? non servano a nulla. Da ?campi di permanenza temporanei?, proprio come i famigerati CPT, sono diventati, nel corso di 35 anni, vere e proprie pseudogalere stabili, luoghi di segregazione razziale per delle popolazioni, i Rom e Sinti, che anche secondo l?ultimo monitoraggio dell?Unione, continuano ad essere i più discriminati e sottoposti ad atti di violenza razziale in Europa.
Il Consiglio d?Europa ha rivolto diverse ?raccomandazioni? all?Italia per far valere i diritti dei cittadini Rom e Sinti. L?ultima è una severa condanna dei ?campi nomadi? del 24 aprile 2006: ?le politiche abitative italiane sono di esclusione e di apartheid sociale, bloc-cano l?integrazione dei Rom, e li condannano alla segregazione su base razziale. Inoltre le autorità italiane sottopongono rom e sinti a sgomberi forzati dalle loro dimore: spesso distruggono arbitrariamente i loro beni, adoperano un linguaggio denigratorio e offensivo e umiliano gli sfrattati in vari modi. In molti casi, le persone cacciate dalle loro residenze sono rese senza casa?.
Per questo La invito, come ministro della Solidarietà Sociale, a proporre l?abrogazione dei ?campi nomadi? perché sono luoghi di segregazione sociale?.

LA SINISTRA MONCA E GUERCIA
In un documento del 3 agosto 2005 l?Opera Nomadi invitava la politica di sinistra, dei movimenti, dei migranti, della pace, a abbinare alla ?campagna? in atto contro i CPT quella contro ?i campi nomadi?: differenze – a parte la detenzione coatta, poche. Una proposta politica, da parte di una associazione di volontariato sociale, alle associazioni sui diritti. Una proposta che è stata completamente ignorata perché la ?questione rom? è ostica anche a sinistra.
Continuo a ritenere che il movimento della giustizia e della pace se non inserisce la ?questione Rom? nel suo programma seguita ad essere monco ed orbo di una parte, quella sinistra, che fa muovere il mondo (notoriamente levogiro). E questa ?attenzione? la poneva anche il Consigliere Nazionale Opera Nomadi Maurizio Pagani alla lista ?Città per tutti? alle recenti elezioni amministrative di Milano: per tutti sì ma un po? meno per gli ?zingari?.
Sussumere la questione Rom per acquistare corpo ed allargare lo sguardo all?orizzonte. Perché sui diritti i Rom/Sinti continuano ad essere le popolazioni più discriminate e sottoposte ad atti di razzismo in tutta Europa, secondo l?ultimo monitoraggio dell?Unione, ed un movimento sui diritti civili che trascura questa questione si mette in un’ottica parziale e non globale sulla società. (il direttore)

NOTE A MARGINE – NOTE A MARGINE – NOTE A MARGINE – NOTE A

IL PAESE DEI ?CAMPI?
In tutta Europa l?Italia è conosciuta come ?il paese dei campi?, l?unica nazione che perpetua una politica di segregazione etnica con l?internamento di intere famiglie nei cosiddetti ?campi nomadi?. Nati negli anni settanta del secolo scorso, da contenitori di umanità per l?emergenza si sono trasformati in campi di con-centramento Istituzionali: nuovi ?zigeuner lager? dove non c?è bisogno di ?soluzione finale? perché i Rom e Sinti vi muoiono lentamente di diritti negati, di esclusione continua e determinata dall?accesso al lavoro, alla casa, alle cure sanitarie, di perdita dei pochi diritti di cittadinanza? di induzione alla devianza ed alla criminalità. La disoccupazione dei 150.000 Rom e Sinti d?Italia arriva al 60%, la dispersione scolastica al 75% (solo dodici laureati), la speranza di vita alla nascita è inferiore ai 60 anni, rispetto ai 75 degli italiani. I gruppi ?differenziati? dal regime nazi-fascista (Ebrei, omosessuali, testimoni di Geova, handicappati) sono stati tutti riabilitati ad eccezione degli ?zingari? che sono ancora considerati ?asociali?, ladri, delinquenti: perciò sottoposti a ?trattamento differenziale? poiché la società italiana ritiene che non facciano parte della ?comune umanità?. Anche perché, in epoca di presunta globalizzazione, i residenti dei campi nomadi non sono allacciati alla rete idrica, alla rete elettrica, ma neanche alla rete Internet che pare diventata il simbolo della connessione.
(da un comunicato Opera Nomadi del 3 agosto 2005 ripreso su Archivio Romano Lil 2 gennaio 2006)

CAMPI NOMADI COME CPT
I Centri di Permanenza Temporanea per immigrati irregolari sono stati istituiti dalla Legge 40 Turco-Na-politano del Governo di centro-sinistra e ratificati dalla Bossi-Fini di quello attuale, di centro-destra. Sette anni di esperienza dimostrano che oltre ad essere illegittimi, in quanto sanciscono la detenzione ammini-strativa, non sono umanizzabili e favoriscono gli ?affari? della privatizzazione dell?assistenza. Sono nuovi lager per immigrati, uomini e donne che non hanno commesso nessun reato ma sono preventivamente giudicati colpevoli: di aver varcati dei confini per non morire di fame, di lavorare in nero per sopravvivere, di non essere stati regolarizzati dai datori di lavoro, di essere incinte col permesso di soggiorno scaduto. Centri di ?detenzione? dove sono negati diritti fondamentali: alla libertà personale, alla difesa, alla salute ed all?asilo. Una ?campagna? nazionale, per la condanna politica e morale verso i 13 CPT come espressione delle politiche discriminatorie e razziste dello Stato Italiano, ha visto schierarsi 13 Governatori di altrettante Regioni italiane contro di essi. A questa mobilitazione civile occorre abbinare la denuncia dei “campi nomadi” come luoghi di annientamento psico-fisico delle persone: Campi Nomadi come Cpt. Allargare la protesta e l?orizzonte politico : no ai CPT, no ai Campi Nomadi.
(da un comunicato Opera Nomadi del 3 agosto 2005 ripreso su Archivio Romano Lil 2 Gennaio 2006)

IL COMITATO EUROPEO PER I DIRITTI SOCIALI:
“L?Italia viola sistematicamente, con politiche e prassi, il diritto di Rom e Sinti all’alloggio”

24 Aprile 2006, Roma, Strasburgo, Budapest.
In una decisione resa pubblica oggi, il Comitato Europeo per i Diritti Sociali ha deciso che l?Italia sistematicamente viola, con politiche e prassi, il diritto di rom e sinti ad un alloggio adeguato. La decisione è basata su un Reclamo Collettivo presentato contro l?Italia dallo European Roma Rights Centre (ERRC), in collaborazione con alcune organizzazioni italiane, secondo la modalità prevista dalla Carta Sociale Europea Revisionata.
Le politiche abitative per rom e sinti puntano a separare questi gruppi dal resto della società italiana e a tenerli artificialmente esclusi. Bloccano qualsiasi possibilità di integrazione e condannano i rom a subire il peso della segregazione su base razziale. In numerosi insediamenti di rom e sinti si riscontrano condizioni abitative estremamente inadeguate, che sono una minaccia per la salute e per la stessa vita dei residenti nei campi.
Inoltre, le autorità italiane sistematicamente e con regolarità sottopongono rom e sinti a sgomberi forzati dalle loro dimore. Durante gli sgomberi, le autorità spesso distruggono arbi-trariamente i beni di rom e sinti, adoperano un linguaggio denigratorio e offensivo e umiliano gli sfrattati in vari modi. In molti casi, le persone cacciate dalle loro residenze come risultato delle azioni della polizia e delle autorità locali sono rese senza casa. In alcune circostanze, nel corso di tali sgomberi, i rom stranieri sono stati espulsi collettivamente dall?Italia. Molti rom e sinti in Italia vivono sotto la continua minaccia di sgomberi forzati.
Il Reclamo Collettivo dell?ERRC paventava presunte violazioni dell?articolo 31 della Carta Sociale Europea, indipendentemente o letto congiuntamente al principio di non discriminazione previsto dall?articolo E.
(Archivio Romano Lil 28 MAGGIO 2006)

Nella foto emblema: centro detenzione immigrati Torino
Riferimenti: Per l?abrogazione di ?campi nomadi? e CPT

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Al di sotto della superfice della realtà…

12 Giugno 2006 Commenti chiusi

… giace la definitiva, totale, indeterminazione quantica.
Riferimenti: Il duende del drom

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La ?festa? di fine anno alla scuola-ghetto

10 Giugno 2006 10 commenti

Villanova Marchesana, Rovigo, 10 giugno. A fine anno scolastico le istituzioni, con sindaco e dirigente scolastico, fanno “la festa” agli alunni Rom della scuola ghetto del paese. Si descrivono, in questa cronaca, tutti i colori di una festa conclamata che, di fatto, ha però una sola tinta: quella dell’etnia rom “separata” ed isolata dalla comunità italiana con il sostegno della legge 285 per il benessere dei minori. E l’anno prossimo chiederanno anche i contributi regionali per continuare a “farli stare meglio”.

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?SASTRI?: una cooperativa di lavoro per i detenuti Rom/Sinti

7 Giugno 2006 Commenti chiusi


Rovigo 7 giugno. Alle ore 12, in conferenza stampa presso la casa Circondariale di Rovigo, è stata presentata ufficialmente la cooperativa sociale ?Sastri? per facilitare l?inserimento lavorativo dei detenuti Rom e Sinti. Una iniziativa fortemente voluta da Rovigo Opera Nomadi in linea con la ?politica nazionale? dell?associazione che vede il ?lavoro? come ponte per l?integrazione sociale. Un progetto pilota e innovativo, sul sentiero tracciato dalla storica cooperativa ?Phralipé” -fraternità, di Roma, perché ?Sastri? è una cooperativa sociale rivolta a soggetti svantaggiati, so-prattutto Rom/Sinti condannati ed ammessi alle ?misure alter-native? al carcere. Detenuti per i quali sarebbe pressoché impos-sibile trovare un impiego (che permette anche la libertà vigilata) visto che anche senza precedenti penali è difficilissimo trovarlo. Lavoro nell?ottica anche di un recupero delle attività tradizionali dei Rom/Sinti. Sastri – ?ferro?, si occuperà quindi del recupero materiali ferrosi ed ingombranti, della pulizia ambientale, valorizzazione del territorio, servizi di accompagnamento ed altro ancora. Presidente della cooperativa è Luca Silvestrone, dirigente di Assimpresa Veneto, vice-presidente Giovanni Rampogna dell’Ada (Associazione Difesa Anziani) di Pordenone, nel Consiglio d’amministrazione figurano Bruno de Sero -vice sindaco di Villadose, e tre di Rovigo Opera Nomadi: Francesco Verza, Roberto Costa e Lucrezia Broidic (Sinta Taich).

COOPERATIVE SOCIALI
Le cooperative sociali sono cooperative fondate con lo scopo di sostenere la promozione umana e l’integrazione sociale e lavorativa dei cittadini appartenenti alle cosiddette categorie svantaggiate e deboli. Si considerano persone svantaggiate gli invalidi fisici, psichici e sensoriali, gli ex degenti di istituti psi-chiatrici, i soggetti in trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli alcolisti, i minori in età lavorativa in situazioni di difficoltà fa-miliare, i condannati ammessi alle misure alternative alla deten-zione previste dagli articoli di legge. Le cooperative sono disci-plinate dalla legge n.381 dell?8 novembre 1991 che le suddivide in due tipologie: di tipo A, quando l?inserimento lavorativo delle persone svantaggiate avviene attraverso la gestione dei servizi socio sanitari ed educativi, di tipo B, quando l?attività lavorativa è di tipo agricolo, industriale commerciale.

LA CONFERENZA STAMPA
Rovigo 7 giugno. Conferenza-stampa, presso la Casa Circondariale di Rovigo, per la presentazione della cooperativa sociale ?Sastri? che si occupa di reperire occasioni di lavoro per soggetti svantaggiati (detenuti in regime di semilibertà) tramite iniziative private e con la collaborazione degli Enti Pubblici.

?La cooperativa sociale Sastri? spiega il Direttore del carcere Fabrizio Cacciabue, ? è uno sviluppo del progetto ?Profondo zingaro ?risorse dell?identità?, nato a fine 2005 per avviare uno scambio fra cultura ?nomade? e quella maggioritaria, per fare conoscere la cultura dei Rom/Sinti ma anche per avviare processi effettivi di integrazione con cooperative di lavoro per rimuovere le cause che hanno prodotto la carcerazione. L?Istituto, come un rullo compressore, mette tutti allo stesso livello. Si trattava di capire le esigenze di ciascun individuo della Casa, la cultura come costi-tuzione di identità, per dare visibilità alle diverse Comunità. In questa ottica, rispetto a quella Rom, nasce ?Profondo zingaro ?le risorse dell?identità?. Sono stati avviati dei laboratori che produ-cono momenti e progetti di incontro con i ?nomadi? e le loro predisposizioni. Gli ?zingari? partono dall?India dove erano una casta specializzata in lavori artigianali, abili artigiani della lavo-razione dei metalli. Ora questa attività, come altre, è stata schiacciata dallo sviluppo industriale e la propensione al metallo, ed all?indipendenza del lavoro, si è ridotta alla raccolta di ferro e rottami. Abbiamo cercato di favorire l?incontro fra una cultura di questo tipo ed energie manageriali per permettere un inserimento lavorativo e ci siamo rivolti ad opera Nomadi per avviare questa attività. Perché le risorse dell?identità devono essere risorse per tutta l?umanità!? (Profondo zingaro: Romano Lil 9 gennaio)

?Come Assimpresa Veneto abbiamo appoggiato questa iniziativa? afferma Luca Silvestrone, presidente della cooperativa, ?perché è una iniziativa che merita attenzione. Ci rivolgiamo alle istituzioni per lavorare in sinergia perché il problema è il dopo-carcere. Con l?ASM (Azienda Servizi Municipalizzati) stiamo avviando un proto-collo d?intesa per pulizia cassonetti e recupero rifiuti ingombranti. Altre attività sono la conoscenza e valorizzazione del territorio, il portierato, la pulizia ambientale? mestieri semplici. Oltre all?ASM abbiamo rilevato grande disponibilità anche da parte del Comune e della Regione: cerchiamo di essere un anello di raccordo per mettere assieme sinergie fra Rom e Istituzioni. E? stato un onore non da poco, per me, presiedere questa cooperativa, perchè ritengo sia un progetto pilota da esportare da Rovigo al territorio nazionale?.

?Noi ci crediamo perché l?Istituto Penitenziario ci crede ? dichiara Giovanni Rampogna, vice-presidente della cooperativa Sastri e da anni collaboratore volontario col Direttore del Carcere (da quando egli dirigeva quello di Pordenone). ?La Costituzione della Repubblica Italiana, nata dalla Resistenza, agli articoli 1-5-27-32 specifica che la rieducazione del detenuto non deve passare attraverso miserabili elemosine ma deve essere fatta attraverso il lavoro e la contrattazione. I detenuti non devono essere visti come una piaga sociale ma come elementi di rilancio e portatori di risorse per la società. Voglio sottolineare che la riabilitazione dei detenuti non parte dai politici o da qualche ?campanile? ma viene dalla direzione della Casa Circondariale, sempre attenta a queste tematiche?.

Poche parole di Francesco Verza, di Rovigo Opera Nomadi, ?E? importante tutelare una delle minoranze più svantaggiate, sia sul lavoro che sulla scolarizzazione?, poi interviene il sindaco di Rovigo, Paolo Avezzù di Forza Italia, a sottolineare che la coope-rativa Sastri è in sintonia con le iniziative che da anni il comune sta facendo sul lavoro e sulla rieducazione: ?Semaforo verde del comune per queste iniziative? ?afferma. Per Antonio Saccardin, assessore ai Servizi Sociali, questi progetti sono importanti perché spesso i detenuti ?escono e dopo rientrano?. Tra i convenuti anche l?assessore ai Servizi Sociali della Provincia, Tiziana Virgili ?Margherita e l?assessore regionale Renzo Marangon ?Forza Italia.

Rovigo Opera Nomadi
Tel. 0425-411101 E-mail: rovigooperanomadi@hotmail.com

Nella foto: brindisi beneagurante alla cooperativa Sastri
Giovanni Rampogna, Luca Silvestrone, Fabrizio Cacciabue, Lucrezia Broidic, Roberto Hudorovic, Bruno de Sero, Francesco Verza. Dietro la macchina fotografica l’analcolico Roberto Costa.
Riferimenti: PIJATS ROMANÒ: dell?Opera Nomadi

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Milano: campi nomadi e ?comunità ghetto?

6 Giugno 2006 Commenti chiusi


Un documento dell?Opera Nomadi di Milano per stimolare il dibattito e le proposte che riguarderanno nei prossimi anni i concittadini e le Istituzioni della città a partire dalle persone che da decenni convivono separatamente nei propri agglomerati e in molte ?ghetto comunità?, altrimenti chiamate “campi nomadi?. I numeri ed una analisi sociale della ?questione Rom? perché ?Ignorare non è utile? ed ?oscura la conoscenza dei fenomeni e la ricerca di soluzioni adeguate?. Il documento termina indicando alcune prio-rità come il coinvolgimento attivo dell?ente locale, il risanamento e la riqualificazione dei campi nomadi, il sostegno ai percorsi di sco-larizzazione e all?inserimento lavorativo come fattori determinanti di sviluppo e autonomia. Proposte inserite in una sola sfida: ?Quella di riconoscersi come concittadini della medesima città?.

Campi nomadi e ghetto comunity: “alcuni aspetti riguardanti le comunità rom e sinte di Milano”

Ci sono modi e sensibilità diverse nel cercare di definire le Co-munità Romanì, o per dirla in un altro modo i gruppi detti ?zingari?. Vi è ad esempio una visione di impronta neo caritatevole che sottolinea l?inderogabilità di interventi emergenziali, ponendo l?accento sui concetti di integrazione e anomia e indicando i Rom prevalentemente come ?fasce marginali? che andrebbero re-cuperate socialmente. Da uno stesso versante propositivo, ugualmente interessato a una ricerca pragmatica di soluzioni concrete ai problemi, si ipotizza una visione più propensa a considerare la relazione tra rom e società come il risultato di processi negoziabili, non avulsi dal tempo e dallo spazio in cui tutti noi viviamo, ma che anzi storicamente vengono da essi determinati rendendoli possibili o efficaci.
Con questa seconda modalità descrittiva, cerchiamo qui di sti-molare il dibattito e le proposte che riguarderanno nei prossimi mesi e anni i concittadini e le Istituzioni di Milano (cioè i servizi comunali, la maggioranza dei milanesi delle periferie e la piccola minoranza rom), a partire dalle persone che da decenni convivono separatamente nei propri agglomerati e in molte ?ghetto comunità?, altrimenti chiamate campi nomadi.

Uno sguardo attento e ravvicinato alla cronaca urbana meno recente ci mostra come, a partire proprio dai Quartieri delle periferie, fin dalla fine degli anni ?90 in assenza di uno sviluppo che contemplasse e riorganizzasse la presenza dei nuclei rom, molte aree residuali siano diventate un terreno di sperimentazione per differenti forme di abitazione autorganizzata.
La cronaca e il racconto di questi casi sui fenomeni di abusivismo edilizio, sono il prodotto di uno stato di necessità, ma sollevano alcune questioni: chi governa le trasformazioni? Che dialogo esiste tra le comunità rom milanesi e l?amministrazione pubblica? Esiste una reale alternativa alle occupazioni o all?uso improprio di terreni agricoli? Dobbiamo attenderci per il futuro solo soluzioni legate all?emergenza, accompagnate da sgomberi periodici, o richiedere politiche abitative, lavorative e di integrazione culturale di più lunga durata? Ci domandiamo cioè se e quali strategie e dispositivi di riattivazione degli spazi urbani residuali, ?normalmente? abitati dai Rom, verranno agite per il carattere di innesco delle trasformazioni territoriali, in una visione culturale meno legata alle ideologie identitarie dei singoli e delle comunità, e più aperta ai cambiamenti riscontrabili nella stessa modernità europea.

Da tempo abbiamo imparato che Rom e Sinti costituiscono un insieme eterogeneo di gruppi linguistici e parentali, oltre 15 a Milano, per circa la metà di cittadinanza italiana, residenti in quasi tutte le zone del decentramento cittadino. I numeri complessivi sono anch?essi relativamente noti: c.ca 4.000 in città, pre-sumibilmente 6/7.000 in tutta la Provincia. Meno conosciuta dai più sono l?anomalia del diverso grado di inserimento territoriale, le forme tipiche o indotte di insediamento di piccoli gruppi familiari che hanno tralasciato quasi del tutto i tratti del ?nomadismo?, i livelli di conflittualità locali, i cambiamenti positivi e negativi in atto.
Una considerazione su tutte è l?assenza o l?approssimazione di alcuni importanti dati di conoscenza, anche frutto di una sostanziale incapacità o non volontà invasa nel recente passato, di coordinare politiche attive sul territorio da parte dell?ente locale.
?Ignorare? non è utile e costituisce altresì col trascorrere del tempo un alibi relativo. Oscurando la conoscenza dei fenomeni e la ricerca di soluzioni adeguate, si sono lasciate in solitudine intere comunità di quartiere e pezzi di istituzioni, come la scuola, ad affrontare con pochi mezzi istanze e problematiche sociali sempre più complesse.

Un esempio è il forte e costante incremento dei minori rom iscritti nella scuola materna e dell?obbligo. A fronte di oltre 500 iscrizioni registrate a Milano nell?a.s. 2005 – 2006, che salgono a quasi 900 in tutta la Provincia, con una previsione di crescita minima di ulteriori 100 unità per ogni anno scolastico, non si conosce in città (ma nemmeno fuori) l?area potenziale dell?evasione e della dispersione scolastica, poiché sono del tutto assenti i dati generali e i dati disaggregati per fasce d?età.
Inoltre, se l?incremento cittadino è percepito soprattutto come una diretta conseguenza dell?arrivo di nuovi gruppi rom provenienti dalla Romania, meno scontata appare la possibilità di coniugare l?aumento della richiesta con la capacità di reale accoglienza e distribuzione dei bambini rom nelle scuole del territorio.
Tale condizione ha ovvi effetti sull?organizzazione scolastica, così come sulle effettive modalità di inserimento dei minori rom, rischiando tra l?altro di trasformare le scuole ?polo? in scuole ?ghetto?, con un andamento a tratti altalenante della frequenza scolastica e un esito fomativo finale più basso e insoddisfacente dei bambini Rom rispetto ai loro coetanei.
A grandi linee possiamo indicare una sorta di spartiacque della condizione abitativa e sociale raggiunta tra i gruppi rom e sinti, relativamente stabile per il 30 – 40 %, poco stabile o molto in-stabile per la parte maggioritaria, ma comunque determinata da fattori esterni e non da caratteristiche o decisioni interne.
Le dinamiche del territorio influiscono quindi, com?è ovvio, in modo determinante sulle possibilità di reale integrazione, mentre alcuni tratti involutivi delle politiche locali esasperano i meccanismi di controllo sociale operati dalle stesse comunità rom.

Cosa possiamo fare allora a partire proprio dalle piccola realtà di quartiere, volgendo lo sguardo a quanto di analogo e ugualmente utile è opportuno che si faccia nel complesso della città?

Proviamo a indicare alcune priorità:
- Il coinvolgimento attivo dell?ente locale per la ricerca di una fattiva sinergia con i bisogni espressi dal territorio e dai gruppi rom e sinti stanziali
- Il risanamento e la riqualificazione dei campi nomadi, come possibile estensione ?ideale? del contesto urbano dell?intera città
- Il sostegno ai percorsi di scolarizzazione e all?inserimento lavorativo come fattori determinanti di sviluppo e autonomia
- La ripresa di un confronto tra i cittadini e le comunità rom e sinte sui temi della partecipazione, legalità, opportunità.

LA SFIDA E’ QUELLA DI RICONOSCERSI COME CONCITTADINI DEL-LA MEDESIMA CITTA’

5 giugno 2006
Il Vicepresidente: Maurizio Pagani

Opera Nomadi sezione di Milano
Via Archimede n. 13 20129 Milano
Tel 0284891841 3393684212
operanomadimilano@tiscalinet.it

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IV conferenza nazionale dei Rom/Sinti: habitat e lavoro

5 Giugno 2006 Commenti chiusi


Padova, 19 giugno 2006. Conferenza nazionale dei Rom/Sinti su habitat e lavoro, organizzata da Opera Nomadi con il patrocinio del Comune di Padova: Le microaree per i Sinti e i Rom e l?inserimento lavorativo: alternative possibili ai campi?ghetto e all?emarginazione sociale. ?E? opportuno ritrovarci a fare il punto sulla questione habitat e lavoro rispetto ai Rom/Sinti ? spiega Renata Paolucci presidente Opera Nomadi di Padova, – perché anche se la linea politica è chiara da anni, resta la difficoltà operativa a coinvolgere e convincere le istituzioni preposte. D?altronde sono anni che ci battiamo per il superamento dei ?campi? ed abbiamo rinnovato l?ultima convenzione di gestione solo su impegno scritto dell?assessore al loro smantellamento?.

Opera Nomadi con il patrocinio del Comune di Padova presenta

IV CONFERENZA NAZIONALE DEI ROM E SINTI SU HABITAT E LAVORO: Padova, 19 giugno 2006
Sala ?Fornace Carotta?, via Siracusa n° 61, ore 15.00 ? 19.30

?Le microaree per i Sinti e i Rom e l?inserimento lavorativo: alternative possibili ai campi?ghetto e all?emarginazione sociale; mancata applicazione e rilancio della Legge sullo Spettacolo Viaggiante 337/1968?

1) Saluto dell?Amministrazione Comunale di Padova.
2) Relazione introduttiva del Presidente Nazionale Massimo Con-verso e del Consigliere Nazionale Virgilio Pavan (Sinto veneto).
3) Proiezioni di filmati e foto su insediamenti Rom/Sinti e microaree in Italia (Calabria, Roma XI° Municipio, Bolzano, Padova).
4) Esposizione di progetti riguardanti l?habitat attuati in colla-borazione con le Istituzioni.
5) Esposizione di progetti su inserimenti lavorativi e dati sulla Legge 337/1968.
6) Interventi degli Enti Locali.
7) Dibattito con Interventi e testimonianze di famiglie sinte e rom attualmente residenti presso le Comunità Rom e in microaree familiari.

Conclusioni di Tiziana Valpiana (Deputato al Parlamento)

Mostra Fotografica realizzata dall?arch. Paolo Robazza ?Primo premio European Fotografic Competition, Bruxelles 2005?

Fotografia: Sinti lombardi. Ernesto Rossi, 1996
Riferimenti: Padova Opera Nomadi

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La parabola della ri-conciliazione coi Rom

3 Giugno 2006 Commenti chiusi


8 aprile 2007: giornata internazionale del popolo Rom. In un sobborgo di Timisoara, Romania – Comunità Europea, arriva in processione il Pope coi fedeli: entra in una baracca del ?campo? e si inginocchia al letto dove riposa il rom più anziano della comunità. ?Sono venuto a chiedere perdono per il male fatto alla tua gente? dice il Pope, “per tutti i Rom che la mia Chiesa ha mantenuto in schiavitù fino al 1856. Alla fine della lunga litania, col sottofondo dei fedeli che pregano fuori della baracca, il vecchio Rom, all?as-sorto Pope rimasto genuflesso, trova modo di dire: ?ti ringrazio Signore della tua perorazione e ti assolvo, per quanto è in mio potere, anche a nome della mia comunità. Però, per penitenza ?”

LA CHIESA ORTODOSSA in Romania, assieme ad altri poteri, impose e perpetuò la schiavitù dei Rom per usarli nei propri possedimenti terrieri. L?asservimento dei Rom era iniziato col loro arrivo nella regione, nel 1382, e fu perpetuato dalla Chiesa, dai Principi e dai Signori, che li obbligarono a fermarsi per sfruttarli come schiavi: per coltivare le loro terre ma anche per lavori da fabbri, muratori e fabbricanti di laterizi. Gli schiavi d?Europa furono ?liberati? da un editto del 20 febbraio 1856 : “E’ finita la schiavitù. Tutti i Rom che si trovino in questa situazione da oggi sono liberi e cittadini dello stato”

LA PARABOLA DELLA RI-CONCILIAZIONE
8 aprile 2007, giornata internazionale del popolo Rom, in un misero sobborgo di Timisoara, situato lungo il corso del fiume Bega, Romania, Comunità Europea. Dalla periferia della città arriva in processione il Pope coi fedeli, portano stendardi e cantano liturgie. Il pope ortodosso rumeno entra in una baracca del ?campo? e si inginocchia al letto, un misero giaciglio, dove riposa ?malato e quasi cieco, il rom più anziano della comunità. ?Sono venuto a chiedere perdono per il male fatto alla tua gente? dice il Pope, e comincia ad elencare i nomi trovati negli archivi della sua Chiesa, dei Rom che sono stati mantenuti, e sono morti, in schiavitù fino al 1856. Alla fine della lunga litania, col sottofondo dei fedeli che pregano fuori della baracca, il vecchio Rom, all?assorto Pope rimasto genuflesso, trova modo di dire: ?Ti ringrazio, Signore, della tua perorazione e ti assolvo, per quanto è in mio potere, anche a nome della mia comunità. Però, per penitenza, vorrei che alcune delle terre che abbiamo coltivato per secoli e secoli fossero date ai nostri figli più bisognosi e, se non chiedo troppo, che anche alcune delle costruzioni che abbiamo edificato per voi, e per secoli, vengano assegnate a quelli più poveri dei nostri fratelli Rom. Per il resto va col tuo Dio. E lasciatemi morire in pace?.

NOTA BENE
Questa parabola nasce a commento di un articolo pubblicato venerdì 19 maggio su Romano Lil: ?La questione Rom/Sinti d?Eu-ropa: basta guerra!?. In quell?articolo si traccia l?ipotesi della ne-cessità di una ri-conciliazione trans-nazionale con le popolazioni Rom/Sinte come base essenziale per ogni progetto di integrazione sociale.
Riferimenti: Rom/Sinti d?Europa: basta guerra!

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L’Opera Nomadi spiega ai ?Capigruppo? cosa non va nei ?campi?

1 Giugno 2006 Commenti chiusi


Voghera. Più coinvolgimento delle famiglie interessate al trasferimento nella nuova area e modifiche al progetto per adattare il ?campo? alle esigenze di chi lo abiterà. Sono questi i principali temi discussi martedì sera, 30 maggio, nel corso di una conferenza stampa organizzata dall?Opera Nomadi di Milano al ?campo Sinti? di Voghera a cui sono stati invitati i capigruppo del Comune. A rispondere all?invito sono stati il capogruppo dei DS, di Rifondazione Comunista e dell’Udc.

Alla conferenza stampa, assieme ai rappresentanti dei Sinti, hanno partecipato: il vice-presidente dell?Opera Nomadi di Milano Maurizio Pagani, i consiglieri comunali di Voghera Giannino Gatti (DS), il capogruppo di Rifondazione comunista Sergio Vitellini, Maurizio Anello, capogruppo dell’Udc, Marcella Barbieri di Insieme, Piero Montecucco della comunità del Carmine e Giorgio Bezzecchi segretario nazionale dell’Opera Nomadi.

Un articolo ben illustrato su ?Voghera News?, l?oltrepo pavese sempre in prima pagina, del 31 maggio.

CAMPO NOMADI:
L’Opera Nomadi spiega ai ?Capigruppo? ciò che Non Va

VOGHERA. Più coinvolgimento delle famiglie interessate nel progetto di trasferimento nella nuova area in costruzione a fianco della tangenziale; aspetti organizzativi; e modifiche al progetto per adattare il campo alle esigenze di chi lo abiterà. Sono questi i principali temi discussi ieri sera nel corso di una conferenza stampa approntata nell’accampamento degli zingari Sinti residenti a Voghera all’interno dell’ex Caserma di cavalleria. Ad organizzare l’incontro è stata l’Opera nomadi di Milano che, per l’occasione, ha invitato a partecipare i capigruppo di palazzo Gounela. A rispon-dere all’appello sono stati i consiglieri Giannino Gatti (DS), il capogruppo di Rifondazione comunista Sergio Vitellini e Maurizio Anello, capogruppo dell’Udc. Tutti insieme si sono ritrovati seduti fra le roulotte di via Marsala, in compagnia delle famiglie Sinte, dei volontari dell’associazione Insieme e dei responsabili dell’Opera Nomadi.

Il quadro della situazione lo ha fatto Maurizio Pagani, vice presidente dell’organizzazione. Pagani è partito dalla questione del mancato coinvolgimento di coloro che dovranno traslocare. ?Le famiglie per le quali si sta costruendo la nuova area ? ha detto – non hanno mai avuto voce in capitolo su quanto si sta verificando. Il progetto è stato realizzato dal Comune senza sentire e tenere conto delle loro necessità?.
Pagani ha stigmatizzato il privilegio dato dal Comune alla soluzione del ?campo nomadi? anzichè all’inserimento nel tessuto sociale cittadino. ?La legge 77 del 1989 ? ha spiegato il vice presidente dell’Opera Nomadi ? dice espressamente che gli insediamenti devono favorire l’inserimento degli Zingari nel contesto urbano e sociale della città in cui risiedono. La soluzione adottata a Voghera va nel senso opposto a questo norma?. Subito dopo però Pagani ha evidenziato i punti critici di un progetto che, se gestito in modo idoneo e con un maggiore coinvolgimento dei Sinti, potrebbe essere accettato più di buon grado dai medesimi.
?Sono diverse le cose che non ci convincono ? ha precisato Mau-rizio Pagani -. C’è la questione della sicurezza: l’area sorge infatti a ridosso di una tangenziale e di una linea ferroviaria, fonti di sicuro pericolo soprattutto per i molti bambini del campo. Poi c’è la questione della disposizione delle roulotte, che è incompatibile con le tradizioni degli Zingari e che porterà a dei conflitti interni. I nomadi ? ha precisato il responsabile dell’O.N. – sono soliti disporre le abitazioni in cerchio, in modo da creare una corte. Qui invece le stesse saranno messe una accanto all’altra. Sarebbe bastato – ha commentato Pagani ? interpellare gli interessati per evitare un aspetto non banale per queste persone?.
Il vice presidente dell’Opera Nomadi ha quindi proseguito con gli altri ?nei? del nuovo campo. Come la necessità di un collegamento certo con un pullman per i ragazzi in età scolare. La mancanza di fognatura. La non previsione di piazzole per l’ampliamento fa-miliare dell’attuale comunità. Ma soprattutto ha proseguito po-nendo l’accento sulla questione del riscaldamento invernale. ?Nel campo il gas non arriva ? ha spiegato Pagani -. Questo significa che il riscaldamento avverrà solo tramite elettricità: un aspetto che metterebbe economicamente in ginocchio qualsiasi famiglia e che colpisce maggiormente delle famiglie svantaggiate come quelle dei Sinti. Il rischio – ha detto ancora Pagani ?, come già accade altrove, è che a metà inverno il campo rimanga al freddo?. Da qui le richieste. ?Maggiore dialogo del Comune con i Sinti. Variazione in corso d’opera del progetto per la disposizione delle roulotte. Rassicurazioni sul servizio pullman. E una tariffazione dell’elettricità a forfait e non a consumo?. La parola è quindi passata ai capigruppo presenti.

?Il problema principale ? ha detto Giannino Gatti ? è trovare un interlocutore sensibile a queste tematiche all’interno del Comune. Per ciò che riguarda il collegamento in pullman alle scuole ? ha proseguito – non dovrebbe esserci alcun problema: l’istruzione è un diritto sancito dalla Costituzione?. Più perplesso il diessino è sembrato circa le modifiche al progetto. ?Le varianti in corso d’opera sono ardue da ottenere. Si può però chiedere un successivo ampliamento in caso di matrimonio dei membri della comunità. Come mi sembra pure fattibile trovare un compromesso per la tariffazione dell’elettricità?.
Gatti si è poi soffermato sul nuovo Regolamento che dovrebbe stabilire le norme di comportamento degli abitanti del campo e che fra le altre cose prevede l’allontanamento della famiglia in cui uno dei componenti per più volte dovesse contravvenire all’obbligo di non ospitare membri esterni al gruppo destinatario dell’area. ?Quel documento ? ha detto Gatti ? non ha nessun valore perchè non è una delibera. Non è quindi vincolante. Inoltre la responsabilità di ogni violazione del regolamento è personale. Quindi non credo che tutto un nucleo familiare potrà essere penalizzato?.

A ?doppio registro? l’intervento di Maurizio Anello. Il capogruppo dell’Udc come prima cosa ha difeso la scelta della Giunta. ?Il fatto che il campo sia fuori dalla città ? ha detto – non significa nulla. Ci sono altri vogheresi che vivono nella zona di Campoferro e non hanno problemi di emarginazione. Quanto poi alla mancanza delle fognature, il campo avrà i pozzi perdenti come ce li hanno tutti quelli che risiedono in zona. Per il pullman c’è una fermata a poca distanza dalla rotonda?. Oltre a questo Anello s’è detto però disponibile a venir incontro alle esigenze della comunità degli Zingari Sinti di Voghera e a portare la questione all’attenzione del proprio partito.

Infine Sergio Vitellini, che ha lanciato una proposta per cominciare a parlare in modo concreto di questi problemi. ?La cosa migliore ? ha detto il segretario di Rifondazione comunista ? è convocare nel più breve tempo possibile la commissione Servizi Sociali del comune. Alcuni dei punti evidenziati questa sera devono essere assolutamente accolti e risolti?. La proposta è stata accettata dagli intervenuti (fra cui Marcella Barbieri di Insieme; Piero Montecucco della comunità del Carmine; e Giorgio Bezzecchi segretario nazionale dell’Opera Nomadi) che si sono dati appuntamento ad una nuova riunione.

Fotografia ?voghera news?: Pagani al centro e Anello alla sua destra
Riferimenti: Voghera News: "campi nomadi"

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