I Rom, i Sinti e le Metropoli: conclusioni dal Seminario
Roma 11 febbraio. Le conclusioni del IX Seminario Nazionale Opera Nomadi con oltre cento partecipanti ed un concorso musicale diventato "nazionale": l'Università sulle tematiche Rom/Sinti che indica una "linea politica", pro-positiva e con-divisa, che si fa corpo sociale coi diretti interessati. Seminari di studio e di orientamento dove l'in-formazione si "scalda" e diventa comunicazione intrecciandosi di relazioni personali, di corpi, sudori ed anima. Ma quando l'Opera Nomadi indica la strada, "u baro drom", spesso i supponenti e gli esperti guardano le falangi del dito e non la strada. Diritti e riconoscimento culturale, referente di gruppo Maurizio Pagani. Ci sono degli stereotipi verso i Rom/Sinti che producono e persistono la discriminazione verso una popolazione che, in fondo, è formata da una molto esigua minoranza sul territorio nazionale: il 3/1000 della popolazione e la metà "italiani". Una minoranza che in tutti i settori presenta difficoltà di integrazione, perché procura una sorta di "fasti-dio": nel riconoscimento culturale, nel lavoro, nell'habitat dove vivono una sicurezza abitativa oltre l'emergenza, nella scolarizzazione dove servono più risorse e progetti. Occorre costruire una serena convi-venza a partire da uguali diritti e pari opportunità. Alcuni requisiti essenziali per questa condizione sono: il riconoscimento di mino-ranza etnico linguistica, il "Giorno della memoria rom", lo sviluppo di progetti per l'integrazione sul lavoro (mercatini, sartoria, musica, formazione professionale), la formazione di operatori rom al servizio della loro comunità. I Mediatori culturali, referente di gruppo Giorgio Bezzecchi, mediatore Rom del comune di Milano. Giorgio, che è anche Segretario Nazionale dell'Opera Nomadi, porta la sua esperienza di mediatore culturale operante nel comune di Milano. La mediazione interculturale è importante in tutti i settori per favorire l'integrazione sociale. A partire dalla scuola dove è indispensabile per valorizzare e supportare una certa difficoltà dei Rom e Sinti, caratteristica della loro cultura di tipo "orale", che si presenta soprattutto nell'area linguistica e logico-matematica. I mediatori culturali a costruire ponti fra le due culture e che abbiano esperienza vissuta e appartenenza etnica alla Comunità. Occorre quindi creare e formare queste figure professionali con corsi appositi, soprattutto investendo nella specificità femminile. La scolarizzazione (possibile), referente di gruppo Renata Paolucci. Da anni sollecitiamo un censimento qualitativo attendibile, perchè i dati della scuola non lo sono. Senza i numeri e le qualità non è possibile approntare nessuna politica specifica. Comunque, la percentuale di dispersione scolastica è in aumento, anche a causa dei Rom Romeni e Bulgari. La scolarizzazione va facilitata con progetti mirati e mediatori culturali, , a partire da quelli Rom/Sinti, che attivino e lievitino processi di autostima. I progetti vanno sviluppati a 360° sennò l'integrazione scolastica non funziona. E' evidente, per esempio, che l'habitat e l'accesso alla sanità, influiscono sull'integrazione scolastica. C'è un "protocollo d'intesa" Opera Nomadi - Ministero Pubblica Istruzione, firmato nel giugno 2005, che è una buona base di partenza ma va applicato con l'investimento di risorse adeguate. Habitat, la cultura dell'abitare, referente Roberto Costa. Ogni progetto di integrazione sociale perde di efficacia se prima non viene terminata la guerra che la Società Europea porta ai Rom/Sinti da 500 anni e che non si è conclusa con lo sterminio dei nazi-fascisti se anche negli ultimi anni i Rom/Sinti sono le popolazioni più di-scriminate del continente secondo i monitoraggi del Consiglio d'Europa. Chiudere la guerra, attuare una ri-conciliazione nazionale per ri-durre i pre-giudizi ed applicare facilitazioni in tutte le aree dell'in-tegrazione sociale, come il protocollo d'intesa per la scolarizzazione. Nello specifico dell'"habitat" le facilitazioni sociali sono l'assegnazione di punti nelle graduatorie per appartamenti di edilizia popolare, le facilitazioni all'affitto, una "sanatoria" per le "campine" nei terreni di proprietà (edificabili o agricoli), l'assegnazione di case cantoniere ed edifici dimessi ristrutturati dai residenti, la realizzazione di microaree abitative stabili (con pre-fabbricati di buona qualità) per le famiglie allargate di Sinti. Per quanto riguarda i "campi nomadi" ne è inderogabile lo smantellamento con redistribuzione abitativa concordata coi residenti nelle situazioni già descritte e si rende necessario un intervento della Protezione Civile per abbattere immediatamente le "favelas" e gli insediamenti abusivi dei Rom Romeni da destinare a piccoli villaggi di casette pre-fabbricate. La Sanità, referente di gruppo Salvatore Geraci (Responsabile Nazionale dell'Area Sanità - CARITAS). Per motivi professionali il dottor Geraci non ha potuto presenziare alle conclusioni ma la relazione sarà pubblicata nei prossimi giorni. Il Lavoro, referente Aleramo Virgili (Responsabile Sportello Lavoro per Rom e Sinti del comune di Roma). Il "lavoro" per l'integrazione possibile dei Rom/Sinti dovrebbe essere messo al primo posto. L'anno prossimo propongo il Seminario Nazionale su questo tema specifico che venga studiato e documentato nell'interconnessione con tutte le altre aree tematiche: il lavoro e l'habitat, il lavoro ed i diritti, il lavoro e la scuola, il lavoro e la sanità. Per quest'anno la proposta del nostro gruppo è che venga estesa a livello nazionale l'esperienza dello sportello di avviamento al lavoro per i Rom/Sinti istituita dal comune di Roma e che venga utilizzato anche il Servizio Civile Volontari dell'Opera Nomadi per estendere la proposta dei "mercatini romanì" in altre città dove sono presenti le sezioni dell'associazione. Il "lavoro" come asse portante delle poli-tiche di integrazione, perché aiuta ad ottenere il permesso di soggiorno ed a regolarizzare anche i bambini, perché riduce e previene la devianza nei "campi nomadi" (tossicodipendenza, prostituzione, furto di rame...), perché, in prima istanza, costa di meno ed è più efficace attuare strumenti di prevenzione che non di repressione e di controllo. Ed in più occorre creare una "bottega virtuale" nazionale ed internazionale sul tema lavoro, sviluppando e rilanciando il nostro piccolo sito "romlavoro". Segue l'intervento di un dirigente inviato dall'assessore alle Politiche Sociali del comune di Milano, Mariolina Moioli. Egli sottolinea come l'amministrazione milanese abbia voluto affron-tare, dopo anni, la condizione dei 5000 Rom presenti nel territorio in 21 aree non autorizzate, 69 edifici occupati, 21 baraccopoli fra cui 15 di Rom, 11 aree autorizzate. 5000 persone che vivono in condizione degradata e degradante e per affrontare questa situazione il Comune, la Provincia e la Prefettura, hanno approntato un patto di "legalità e socialità" per cominciare a "regolarizzare" i residenti dei "campi nomadi" a partire da quello dei Rom Romeni di via Triboniano che sarà diviso per tre con due aree a container ed una a roulotte. Questo "patto", che non è una legge, né un regolamento ma un accordo fra due soggetti, permette di attivare la cittadinanza di presenza, dei Rom, che necessita di un servizio adeguato. Un silenzio imbarazzato, soprattutto da parte dei delegati milanesi (Vìntila -residente del Triboniano, Pagani e Bezzecchi), accompagna l'intervento del dirigente ma l'ospitalità dell'Opera Nomadi, che non gli ha fatto firmare nessun documento preventivo, è cortesia. Da segnalare anche l'intervento di un musicista dei Druso Rom, Khorakhané Siftarjia di Palermo, che ha ricevuto la regolarizzazione per motivi umanitari dal Prefetto della sua città ed ha chiesto ai convenuti: "Perchè non vengono regolarizzati in questo modo anche i miei amici e fratelli che rischiano l'espulsione anche se sono nati in Italia?" Raffaella Milano, assessore Politiche Sociali del comune di Roma. Col nuovo Governo si sono aperti spiragli da perseguire con fiducia per affrontare la questione dei Rom/Sinti, che è resa più difficile anche da una serie di pre-giudizi. Non dobbiamo nascondere la testa nella sabbia ma tirare fuori tutte le nostre risorse e mettere in comune i progetti che funzionano a partire da quelli del comune di Roma. Una delle prime priorità dovrebbe riguardare la re-golarizzazione dei Rom, per farli diventare "visibili", anche a livello istituzionale. Dobbiamo lavorare e progettare iniziative per i Rom, nostri concittadini. In fotografia: Pagani, Bezzecchi, Paolucci, Converso
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